“Perdi la madre” è un lavoro di Sadiya Hartman, storica afroamericana che torna nei
luoghi d’origine dei suoi antenati ma non ha nessun rapporto con loro.
“Uno di questi paesi è immaginario” di Melville.
Immigrazione:
Scrittura che la signora per un problema di acculturazione non può essere genitore e
perde la responsabilità sul figlio dato in adozione. Il problema è la sua personalità
irritabile e ha una religiosità che non si adatta alla religiosità dell’ambiente italiano
(non è musulmana). Lei non si è potuta più ricongiungere con il figlio.
Questo è un caso di bambina nigeriana che cresce in un ambiente italiano.
La bambina verrà coinvolta nel rito della comunione senza conoscere l’opinione della
madre che non è cattolica. Questo viene deciso dai servizi sociali. La madre non viene
invitata. Le vengono fatte trecce all’africana per un legame con il suo paese d’origine
-> controsenso se poi la madre non può partecipare al rito della comunione. La madre
originaria si sente un’estranea e l’affidataria è come se volesse prendere il suo posto di
madre originaria.
La bambina non aveva idea che la madre non avesse potuto partecipare al rito ma
credeva fosse stata una sua scelta.
Altro esempio di una ragazza che è arrivata dalla Nigeria a 5 anni e dopo aver effettuato
un viaggio in Nigeria, ora che era più grande, ha capito molte cose sulla sua mamma
originaria. Lei qui in Italia si sente parte di una famiglia.
Il tema della figura paterna africana -> giudizi di un giudice fondati sul nulla -> il
giudizio sul fatto che il bambino dovesse essere con il padre africano o il padre
affidatario è affidato a un giudice che nomina Malinowsky, un antropologo che ha
operato in un altro continente e non in Africa. Questo perito ancor prima di conoscere
il padre aveva già deciso di dare il bambino in adozione. Il padre era un padre molto
attento ma viene ritenuto non adatto a tenere il bambino perché mostra delle lacune
culturali dell’ambiente in cui vive ora.
Ascoltare registrazione del 10 aprile se si vuole aggiungere collegamento del video su
teams sulla migrazione:
Artista algerina in cui coinvolge la propria madre e la prima figlia; prima c’è un dialogo
tra madre e figlia, poi di nuovo madre e figlia e poi nonna e nipote. Si affronta il tema
della lingua nella colonia e nella migrazione. C’è l’arabo, il francese coloniale e la
lingua della migrazione cioè l’inglese. Momento finale in cui nonna e nipote non si
capiscono più -> sguardo smarrito della nipote quando ascolta la nonna parlare in
arabo.
Sadiya Hartman:
Lavorare sugli archivi trasforma la persona che vi lavora. Il lavoro di Hartman da
storica sugli archivi ha generato un malessere che poi l’ha portato a ricercare negli
archivi le tracce di qualcosa che si è perso.
Tratta nel suo libro “Perdi la madre” la tratta atlantica; una tratta atlantica a ritroso
perché va in Ghana per alcuni mesi per cercare chi erano quei soggetti trasformati in
schiavi, persone che non sono più nulla e vuole comprendere perché tantissimi africani
ritornano in questi paesi per comprendere e ritornare sulle tracce dei luoghi da cui gli
schiavi sono partiti. Per gli africani che incontrerà lei non ha nessuna origine in quel
paese; verrà trattata come bianca, come un’americana. È un’esperienza personale del
ritorno in Ghana e c’è un tentativo di ricostruire la storia della tratta atlantica da parte
di chi però non ha mai vissuto la tratta atlantica ma vive in quei paesi da cui sono partiti
gli schiavi tantissimi anni fa.
È una scrittura su qualcosa che si è perso.
Il lavoro della Hartman inizia ad avere spazio e ad essere letto nelle università.
Sara Kaplan -> melanconia della tratta atlantica.