Subido por Francesco Profeti

IL MISTERO DI BELICENA prima parte (ITALIANO)

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IL MISTERO DI BELICENA VILLCA
LIBRO PRIMO
"La sparizione di Tafí del Valle"
LIBRO SECONDO
La lettera di Belicena Villca
LIBRO TERZO
"Alla ricerca dello zio Kurt"
LIBRO QUARTO
"La storia di Kurt Von Subermann"
LIBRO QUINTO
"epilogo... o prologo"
IPER-RIEPILOGO
Prima edizione argentina Cordoba 2003
Versione italiana
LIBRO DE EDICIÓN ARGENTINA
Queda hecho el depósito que marca la ley 11.723
Impreso en Argentina – Printed in Argentina
ISBN: 987-43-5850-5
LIBRO PRIMO
"La scomparsa di Tafí del Valle"
Capitolo I
Conobbi Belicena Villca quando si trovava internata nell'ospedale neuropsichiatrico “Dr.
Javier Patrón Isla” della città di Salta, con una diagnosi di demenza senile irreversibile.
Essendo medico del padiglione B, di malati incurabili, ho dovuto prestare attenzione alla
suddetta inferma per un lungo anno durante il quale ho applicato tutte le risorse che la
scienza psichiatrica e la mia estesa esperienza nella professione mi offrivano per provare,
vanamente, il suo recupero. Come si vedrà più avanti, la sua storia la scrisseessa stessa
durante la sua permanenza in quella triste reclusione. Dedicò a questo fine tutto il tempo
disponibile, che era molto, infatti la direzione medica l'aveva autorizzata a scrivere "visto
che tale attività mostrava evidenti risultati terapeutici sull'animo della paziente". Tuttavia,
nessuno sapeva a cosa si riferissero i suoi scritti e se essi rivelassero alcuna coerenza
logica, informazione che sarebbe stato utile avere per confermare o correggere la diagnosi
avversa. Due motivi impedivano di conoscere il contenuto dei suoi manoscritti: il primo, e
principale, consisteva nel fatto che la malata scriveva in quechua santiagueño, una
lingua che solo si parla nella sua regione natale; in segreto, apparentemente, Belicena
Villca tradusse i manoscritti allo spagnolo castigliano pochi giorni prima di morire; il
secondo motivo era che diventava gelosamente violentaquando voleva evitare la lettura
dei testi da parte di estranei, cosa che aveva portato, un giorno, a un violento incidente
con un'infermiera che aveva osato poggiare gli occhi su una delle sue pagine.Dunque,
poiché quello che interessava era mantenerla tranquilla e la scrittura contribuiva a
intrattenerla in questo stato, si decise per non contraddire i suoi desideri maniaci e le si
permise di occultare i manoscritti in una cartella, dalla quale non si separava in nessun
momento. Tuttavia, parte della sua storia mi è stata raccontata da Belicena stessa durante
tutta la durata della sua convalescenza, sia mediante i lunghi monologhi ai quali
frequentemente la conduceva la psicoanalisi, nei giorni in cui certa stabilità mentale
permetteva questa terapia, o, involontariamente, quando il trattamento di narcosi la
sommergeva in un pesante sopore durante il quale, tuttavia, non diminuiva mai l'attività
orale. Naturalmente, non si poteva dare credito alle sue dichiarazioni, non solo per la sua
condizione di malata mentale, se non per il tenore delle stesse, che erano incredibili e
allucinanti: non potrebbe mai essere descritta, con maggiore esattezza, la sua storia, se
non come la storia propria di un pazzo.
La situazione di alienata di Belicena Villca sicuramente farà dubitare i lettori sull'esattezza
dei fatti narrati. È comprensibile, infatti solamente un anno fa io stesso avrei fatto tutto il
possibile per impedire la divulgazione di un materiale che la prudenza e l'etica
professionale, consigliano di mantenere nei riservati ambiti dellaStoria Clinica e del
Bagaglio Personale. Ma ecco che la morte improvvisa di Belicena Villca è venuta a
sconvolgere questo punto di vista razionale e mi ha portato a pensare che la storia
registra il passaggio di venerabili figure per le celle di celebri manicomi. RicordaiNietzche,
Ezra, Pound, Antonin Artaud, il giocatore di scacchi Morphy, il matematico Cantor, e molti
altri. Ragionai che quei famosi personaggi presentavano quadri di schizofrenia acuta,
come il mio paziente, cosa che significa che la coscienza si trova frammentata anche se
non dissolta e possono, eventualmente, prodursi stati di lucidità temporale dove la
condotta è più o meno normale. Mi dissi che se Cantor elaborò la geniale teoria dei
Numeri Transfinitie seNietzche durante i suoi dieci anni di internato poteva citare Omero,
Empedocle e qualsiasi altro classico, a memoria e in greco antico, era possibile in una
misura infinitamente minore, che la vicenda di Belicena Villca fosse in parte vera. Chiaro,
questo sillogismo apparentemente incosciente sorprenderà il lettore; però tutto questo lo
pensai di fretta, molto di fretta: perché Belicena Villca era stata assassinata.
Capitolo II
Quello sgradevole avvenimento, perturbò il funzionamento impeccabile dell'ospedale
precipitando tutti in uno stato di malessere e angoscia indescrivibili. Particolarmente
colpitofu il nostro direttore, l'eminente dottor Cortez, il quale temeva che lo scandalo
arrivasse a macchiare il nome dell'illustre eroe locale che porta l'ospedale, fatto che,
secondo la sua chiara logica, influirebbe negli assegni che la potente famiglia del defunto
faceva arrivare mensilmente. Non stancherò il lettore con tanti dettagli su questo caso,
commentato abbondantemente dalla stampa.Chi desidera farlo può consultare il
quotidiano l'Eraldo di Salta, nelle edizioni della settimana che va dal 7 al 15 gennaio del
1980, dove troverà tutta l'informazione.Solo ricorderò qui l'essenziale, giacché lo sviluppo
di questo caso reale, richiede la considerazionedelle strane circostanze nelle quali è
avvenuto il crimine e il mistero che lo circondò... e che ancora persiste; infatti la polizia non
riuscì a far luce sul caso.Inoltre validi funzionari manifestano dubbi sul fatto che un giorno
sarà possibile risolverlo. Due elementi tanto assurdi quantoirrazionali intervennero in
maniera definitiva nell'esito fatale, impedendo ogni possibilità di realizzare congetture
coerenti; il primo fu un fatto indiscutibilmente verificato: il crimine fu realizzato in una cella
per malati con psicosi, ermeticamente chiusa con una porta pesante di acciaio, fra le
00:00 e le 02.00 della notte del 6 gennaio, senza che nessuno, assolutamente nessuno,
fosse entrato durante questo lasso di tempo. Questo fu verificato con successo grazie a
un avvenimento fortuito.
Era la notte del 5 gennaio, come dire, la notte in cui si festeggia l'arrivo dei Re Magi (la
Befana in Italia), parte del personale era andato a distribuire regali all'ospedale dei
bambini e al orfanotrofio di San Francesco di Assisi. Tra di loro si trovava il nostro esimio
direttore il dottor Cortez, il quale alle 11:00 era già tornato, ancora con addosso il vestito di
Babbo Natale e disposto a effettuare la visita di controllo che, da moltissimi anni, realizza
in tutti i padiglioni per raccogliere le relazioni finali. Bene, proprio il dottor Cortez vide per
l'ultima volta viva Belicena Villca alle 23,50, quando, a causa di una crisi isterica nella sua
seconda fase, generò un disordine generale del padiglione B: correva disperatamente nel
ridotto spazio della sua cella, con gli occhi fissi ed esorbitanti, mentre gridava
“Pachachutquiy”, “Pachachutquiy”, parole in questo momento per me incomprensibili,
sebbene riconoscemmo che si trattava del dialetto quechua. Dall'altra parte, quell'attacco
era un sintomo anormale in lei.
Il dottor Cortez ordinò un'immediata dose di Valium,sommergendo la sfortunata Belicena
Villca in un sopore dal quale sarebbe uscita solo un istante per vedere la Morte da Vicino,
come suggeriva l'espressione di tremendo orrore sul suo volto teso, quando fu trovata, già
morta, tre ore più tardi. E qui sorge il mistero; il primo elemento che sconvolse e sorprese
gli esperti poliziotti: dopo aver atteso la paziente, ossia alle 00:00, tutti si ritirarono dalla
cella, essendo stata chiusa dal dottor Cortez, il quale inavvertitamente mise la chiave in
una delle tasche del suo vestito di babbo Natale, scordandosi poi di depositarla nella
bacheca generale delle chiavi. Alle 03.00 della mattina quando l'infermiera,durante la
ronda abituale, notò la mancanza della chiave, nessuno seppe dare spiegazioni. Dedusse
che era stata portata via dal dottor Cortez e, poichéiduplicati si trovavano nell'ufficio dello
stesso dottore, non le rimase altra possibilità che chiamarlo a casa sua. Non fu necessario
farlo, infatti l'operatrice del centralino interno la informò che il dottore si trovava ancora
nell'ospedale, anche se era sul punto di uscire. Avvisato di questo errore, decise di andare
al padiglione e di consegnare la chiave per realizzare una breve ispezione oculare. Cioè,
durante queste tre ore, la chiave, l'unico mezzo per aprire la porta blindata della cella, era
rimasta in possesso del dottor Cortez. Il direttore dell'ospedale era un uomo di
riconosciuta rettitudine, le cui virtù morali erano sempre state esaltate come esempio
degno di emulazione, e di cui, infine, nessuno oserebbe dubitare, neanche l'esperto
poliziotto Maidana che aveva in carico l'investigazione del caso.
Finalmente, il dottor Cortez aprì la porta della cella accompagnato da me e l'infermiera
García esattamente alle 3:05. Un odore penetrante e dolce fu la prima cosa che ci chiamò
l'attenzione. Era una fragranza comeunincensodi sandalo o un profumo simile edera
talmente fuori luogo lì, che ci guardammo perplessi. Questo fu solo un istante, quello che
avvenne dopo concentrò tutta la nostra attenzione.
Belicena Villca giaceva nel suo letto, morta senza dubbio già da un tempo, con il collo
tumefatto a causa dello strangolamento al quale era stata sottoposta. L'arma omicida, una
corda color avorio, era ancora arrotolata sulla sua testa anche se ormai sciolta. E i due
estremi cadevano soavemente sul petto verso un lato del letto.
Era uno spettacolo talmente orribile che l'esperta infermiera García lanciò un grido di
spavento e barcollò indietro, dovetti sostenerla per le spalle, anche se le mie gambe non
si erano del tutto stabili. E non c'era da meravigliarsi; la defunta aveva le mani chiuse sulle
coperte a entrambi i lati del corpo, posizione in cui si trovava nel momento della morte e
che la rigiditàdel cadavere conservò, fatto che indicava che non si era difesa dal suo
misterioso assassino. Questo dovette infonderle tanto terrore che, anche vedendo che le
passavano il lacciointorno al collo e poi sentendo che lo stesso si stringeva e le chiudeva
la respirazione, riuscì solo ad afferrarsi disperatamente alle coperte. Tale deduzione si
affermava al contemplare il gesto del volto: gli occhi molto grandi ed esorbitanti; la bocca
semiaperta, permetteva di vedere la lingua gonfia, che sembrava frantumarsi in una parola
inconclusa, qualcosa che chissà mai più sarebbe stato pronunciato, chissà la misteriosa
pachachutquiy.
Esporrò adesso il secondo elemento assurdo e irrazionale che, a intervenire con il peso
contundente del fatto concreto, eliminò qualunque speranza di ottenere una pronta e
semplice soluzione. Mi spiegherò meglio. Il fatto incomprensibile che la porta fosse chiusa
con chiave mentre si commetteva il crimine, primo elemento, potrebbe essere ignorato
fissando le ipotesi logiche, anche se improbabili, che l'assassino possedesse un'altra
chiave o che esistesse una cospirazione da parte dei membri del corpo medico etc. In
definitiva tali ipotesi le formulava la polizia e quello che essi pretendevano era togliere al
caso ogni allusione al mistero o al sovrannaturale. Però la corda color avorio, secondo
elemento, costituiva un oggetto troppo tangibile per essere ignorato.
Il secondo elemento fu l'evidenza che qualcosa di sinistro e irrazionale si era installato
irresistibilmente fra noi. Si trattava di una corda di 1 m di lunghezza; costruita,
apparentemente, con capelli umani, intrecciati e tinti. Però l'insolito era rappresentato dalle
due medaglie d'oro, una in ogni estremo, arrotolate in due piccoli coni d'oro. Le medaglie
costituivano la cosa più assurda dell'insieme: esattamente uguali nelle loro forme di Stella
di David, non lo erano, tuttavia, le loro incisioni e inscrizioni. Una di esse aveva cesellato
un rilievo con un quadrifoglio scolpito nell'esagono centrale; l'altra mostrava un frutto che,
indubbiamente, corrispondeva al melograno.
Io le trovai simili a quelle che vidi in certi documenti massonici in un'esposizione del
Rotary Club; però la familiarità terminò quando cercai nella memoria e ragionai che l'unico
punto di somiglianza fra queste e quelle era la Stella di David la quale, come tutti sanno, è
formata da due triangoli equilateri incrociati. È un simbolo usato da millenni dal popolo
ebreo per identificarsi, tale come può essere comprovato oggi vedendolosulla bandiera
dello Stato di Israele.
Le parti posteriori della medaglia avevano delle iscrizioni. In più, queste, lontano da
chiarire qualcosa, aumentavano la nostra confusione infatti erano scritte in due differenti
lingue. Una frase, incisa orizzontalmente nel centro, era scritta in caratteri ebrei, anche se
tali segni non erano gli stessi in ogni medaglia. Intorno a queste parole c'era una
trascrizione in lettere latine questa volta identica in entrambe le medaglie. In questo
momento nessuno poteva chiarire a che lingua appartenessero: “ada aes sidhe draoi
mac hwch”. Le parole ebree, dal canto loro, dicevano; nel melograno ‫בונח‬, e nel
quadrifoglio ‫וחבח‬.
Come si comprenderà, questa curiosa corda ingioiellata da tutta la sensazione di essere
qualcosa per uso cerimoniale o religioso, attributo che l'ufficiale Maidana captò
d'immediato infatti a esaminarla non poté evitare un gesto di ripugnanza e
un'esclamazione:
–Puuhh questo è qualcosa di ebreo!
Capitolo III
Io so che molta gente potente del nostro paese considera che ogni corretto ufficiale di
polizia deve professare imprescindibilmente di "ideologia nazionalista"; e so anche che
detta indefinibile ideologia si oppone ai grandi internazionalisti tali come il marxismo, la
massoneria, il sionismo, le corporazioni multinazionali, etc., fino alla politica internazionale
delle potenze imperialiste. Nell'ideologia nazionalista è credenza corrente che tutte queste
vaste organizzazioni convergano in una cupola di potere, situata in qualche luogo del
mondo, vero governo segreto che chiamano "Sinarchia Internazionale".
La Sinarchia avrebbe sviluppato una strategia la cui esecuzione dovrebbe condurre alla
formazione di un Governo Mondiale che governerebbe su tutte le Nazioni della Terra. Le
differenze e contraddizioni che si avvertono fra le grandi organizzazioni menzionate
sarebbero di ordine tattico e puramente esteriori; nei vertici di potere tutte coinciderebbero
e gli sforzi generali sarebbero incamminati a compiere la Strategia sinarchica.
Nell'ideologia nazionalista è dogma, da più di un secolo, che La Sinarchia è stata fondata
dagli ebrei con la pretesa di assicurarsi il dominio del Mondo e dare così compimento alle
profezie emanate dalla Bibbia e ai comandamenti della Talmud. Per questo i nazionalisti
che sostengono queste idee solitamente odiano ardentemente gli ebrei.
Non mi sorprese, quindi, l'esclamazione anti semita dell'ufficiale Maidana; però,
comprendendo che si trattava di un'impressione affrettata, trattai di fargli comprendere che
attribuire un'origine ebrea alla corda omicida, solo perché le medaglie avevano la forma
della stella di David, era quantomeno avventuroso: in effetti, tale simbolo era usato anche
da altre religioni o sette come la Massoneria, la Teosofia, i Rosacroce, le Chiese Cristiane,
ecc...In più, gli dissi, c'erano il melograno e il quadrifoglio che costituivano una
combinazione strana; e le iscrizioni indecifrabili? E la corda fatta di capelli tinti? No. Non
sarebbe stato tanto facile qualificare l'insieme delle cose.
Anche se sembra incredibile, qualcosa mancava nella cella di Belicena Villca: la cartella
con tutti i suoi scritti. La polizia, al rendersi conto del suo contenuto e considerandolo
come assolutamente carente di valore, scartò immediatamente un possibile furto e si
rifiutò categoricamente di vincolarlo al movente del crimine: piuttosto, cercò di persuaderci
che la cartella avrebbe potuto finire nell'inceneritore dell'ospedale, sia per caso, sia come
rappresaglia di qualche infermiera infastidita per l'eccessiva gelosia con la quale la malata
la proteggeva.
Capitolo IV
Quello che si sapeva nell'ospedale su Belicena Villca. Arrivò nel dicembre dell'1978 in
un'ambulanza dell'esercito. Due robustiufficiali la accompagnarono fino all'ufficio del
direttore e consegnarono allo stesso: una lettera del comandante del 230° reggimento
della cavalleria con base a Salta, colonnello Mario Pérez, insieme a una busta contenente
una documentazione e una cartella medica. Nella lettera, ci informò in seguito il dottor
Cortez, il colonnello sollecitava l'ingresso nell'ospedale di Belicena Villca "essa soffriva di
una malattia mentale adeguatamente comprovata dai medici militari che firmavano gli
studi aggiunti". La donna, oriunda della Provincia di Tucumán, aveva un unico figlio sparito
durante la grande repressione del 1977. Ignorando l'ubicazione di quest'ultimo,
apparentemente avendo la certezza che le autorità le negavano informazioni, cominciò a
muoversi risolutamente per le varie Province del Nord argentino e uscì anche dal paese,
viaggiando all'interno della Bolivia e del Perù. Questa condotta risultò sospettosa per i
servizi di intelligenza, i quali la sottoposero a un'intensa vigilanza e finalmente la
arrestarono.
Fu durante i duri interrogatori che si considerò la possibilità che Belicena Villca fosse
mentalmente squilibrata, in modo che, dopo la consulta dei medici militari, si era disposto il
suo trasferimento all'Ospedale Neuropsichiatrico Dr. Javier Patrón lsla. In quanto al figlio,
l'esercito non conosceva la sua ubicazione né se militava in qualche organizzazione
sovversiva; la sua scomparsa giustamente allertò le autorità in quanto si pensò che era
passato alla clandestinità. Quest'idea si confermò al conoscere la sorprendente attività
della madre, motivo che alla fine causò il suo arresto. L'informazione precedente la
somministrava il colonnello in modo da non dare credito a eventuali storie o reclami che
potesse presentare l'inferma.
Secondo il Dottor Cortez il tono della lettera non ammetteva repliche; era un ordine
internare Belicena Villca. Nel suo criterio bisognava considerare due possibilità: o la
donna era uscita di senno durante "l'interrogatorio" o la storia che presentava l'esercito era
reale. Quello che doveva scartarsi a priori era una terza ipotesi: che sapesse qualcosa
sulla sovversione... In questo caso sarebbe stata condannata all’esecuzione. Correvano
tempi difficili in quel momento; l'Argentina occupata militarmente nel 1976, stava
sopportando una depressione tremenda che cominciò con lo sterminio dei famosi guerrieri
nihilisti (guerrilleros nihilistas), tale la definizione ufficiale e si concluse con un bagno di
sangue degno di Caligola, dove caddero, oltre ai miseri guerriglieri, gente di ogni genere. I
morti e gli scomparsi si contavano a migliaia e, in un'atmosfera veramente pericolosa, non
era un bene per la salute discutere le direttive militari.
-Già verranno tempi migliori- ci diceva il Dottor Cortez - Ricordate che i militari si
governano con le leggi della Strategia. - E con la sua abituale erudizione, citava
Machiavelli, genio della Strategia, che nella sua opera "Il Principe" dice: "...
All'impossessarsi di uno Stato un usurpatore deve riflettere sui crimini che gli è obbligato a
commettere, ed eseguirli tutti in una volta, in modo da non doverli ripetere ogni giorno e, al
non avere questa necessità, possa conquistare gli uomini a forza di benefici". "Perché le
offese devonoessereinferte tutte insieme, in modo che, durando meno, feriscano meno;
mentre i benefici devono essere proporzionati poco a poco, al fine di essere assaporati
meglio".
Questa era, per il dottor Cortez, la filosofia del Governo.
Ricordo come se fosse oggi quando accompagnai Belicena Villca al padiglione B, il suo
fare colto e la sua semplice eccellenza. Senza essere realmente alta lo sembrava dovuto
al suo corpo minuto però eretto; i capelli lisci e neri, di morbidi filamenti, le cadevano fino
ai fianchi. Gli occhi, leggermente a mandorla, erano verdi e il naso, un po' prominente
dava un effetto di fermezza al volto, incorniciato in un ovale quasi perfetto. La sua bocca,
proporzionata, era di labbra carnose; le sopracciglia: folte e dritte sopra agli occhi. Tutto in
lei emanava un'aria vitale e per niente segnalava un'età di quarantasette anni e,
nonostante i rigori passati avessero lasciato un'impronta scarnita, si indovinava che
durante la sua gioventù era stata una donna di straordinaria bellezza.
Gli studi realizzati nell'ospedale, confermarono che Belicena soffriva di qualche tipo di
schizofrenia, per cui il dottor Cortez, non tanto sensibile a considerazioni estetiche, decise
di mantenere la diagnosi dei medici militari "demenza senile irreversibile" anche se tale
valutazione fosse stata totalmente ingiusta.
Mentre camminavo per i corridoi del padiglione B ricevetti la prima delle incontentabili
sorprese che mi avrebbe dato la relazione con Belicena Villca e la sua strana storia.
Leggendo il mio nome sulla tessera di plastica appesa al taschino della mia giacca, disse:
Dottor “Arturo Siegnagel”. Voi avete un nome magico: "orso dall'artiglio vittorioso". Lo
sapevate?
- Sospetto di sì, risposi, mentre traducevo mentalmente: Arturo, dal greco Arctos, significa
"orso", Sieg vuol dire "Vittoria" in tedesco; e nagel, "artiglio" nella stessa lingua. - Quello
che mi sorprende, aggiunsi, è che lo sappiatevoi. Comprende il greco e il tedesco?-Oh non è necessario dottore. Io vedo con il sangue. So.- Mi disse con un sorriso
innocente.
Si che è malata! Pensai scioccamente, credendo che alludeva alla teoria della
reincarnazione come fanno gli spiritisti, clienti permanenti dei nostri padiglioni. Allora non
potevo immaginare neanche lontanamente che un giorno avrei fatto sforzi inusitati per
ricordare ognuna delle sue parole per analizzarle con grande rispetto.
Capitolo V
Non deve sorprendere che la polizia archiviò il caso al poco tempo di aver cominciato le
investigazioni, poiché, dietro ogni passo che dava, invece di chiarirsi, tutto diventava più
confuso, essendo ingiustificabile il depositare tanto sforzo in un crimine che, sembrava, a
nessuno interessava risolvere. In primo luogo, perché Belicena Villca non aveva familiari
conosciuti che reclamassero giustizia; però, principalmente, per il mistero che circondava il
fatto: come entrò l'assassino nella cella ermeticamente chiusa? Perché usò una preziosa
corda ingioiellata per uccidere un'alienata indifesa? E, la cosa più incomprensibile: quale
poteva essere il movente del crimine, il motivo che rendesse intellegibili gli avvenimenti
successi?
Non c'era risposta per questi e altri interrogativi che sorgevano e, con il passare del tempo
senza che si avanzasse di un solo palmo, il caso fu prudentemente chiuso dalla polizia.
Dopo due mesi nessuno parlava del crimine nell'ospedale neuropsichiatrico e sono pochi
quelli che alcuni mesi più tardi ricordavano la sfortunata Belicena Villca.
La routine giornaliera, il lavoro faticoso, i problemi quotidiani e inevitabili, tutto contribuisce
a che l'uomo mondano, sommerso nel divenire del suo Destino, diventi impermeabile al
dolore altrui o a quei fenomeni che non affettano permanentemente la sua realtà concreta.
Io non sono l'eccezione alla regola e, riferito a tutto quello lìraccontato, sicuramente avrei
dimenticato l'orribile crimine sotto la pressione degli obblighi della carriera medica, le
attenzioni del consultorio o le lezioni di antropologia americana che seguo come corso
terziario della postlaurea.
Dico "avrei dimenticato" perché la storia di Belicena Villca invase all'improvviso il mio
mondo frastornandolo completamente; conducendomi fino al bordo dell'abisso demenziale
nel quale lei soccombette.
Come dissi, la polizia si disinteressò molto presto del crimine, dopo le dichiarazioni di
rigore prestate nei giorni seguenti, non ci disturbarono più e la vita tornò al suo ritmo
abituale. Il cadavere di Belicena Villca fu sottoposto ad autopsia, la quale solo servì per
confermare quello che già sospettavamo: la morte fu occasionata da strangolamento con
la corda bianca.Siccome non aveva parenti conosciuti, fu inviato un telegramma al suo
unico visitante, un indio chahuanco che viveva, sembrava, nella Provincia di Tucumán;
però al trascorrere un certo tempo senza che questi si presentasse, si procedette alla
sepoltura dei resti in un cimitero locale.
In quei giorni, alla metà di Gennaio, in piena estate del Nord, la mia unica preoccupazione
consisteva nel pianificare le vacanze annuali che cominciavano il giorno venti e si
estendevano fino alla fine di febbraio. Senza dubbio avrei avuto tempo per realizzare
alcune escursioni e preparare gli esami da presentare a Marzo.
Giustamente, in una visita che feci alla Facoltà di Antropologia di Salta per iscrivermi a un
esame finale, incrociai il professor Pablo Ramirez, Dottore di prestigio in Filologia che
conoscevo per aver assistito a uno dei suoi corsi di lingue amerindie. Al vederlo, mi venne
in mente, immediatamente, di consultarlo:
- Buongiorno Dott. Ramirez. Se non vi disturba perdere solo un momento mi piacerebbe
chiedervi una cosa...
- Buongiorno Dott. Arturo Siegnagel - rispose mentre inclinava cortesemente la testa
calva, - Dica pure. - Vede Dott. Ramirez, qualche giorno fa è morta una paziente nell'ospedale
neuropsichiatrico dove sono medico e, prima di morire, pronunciò una parola “quechua”,
qualcosa come "pachachutquiy”; io traduco pacha = mondo, chutquiy = smembrare:
ossia smembrare il mondo. Siccome questo non ha senso, mi piacerebbe che voi mi
diceste se esiste qualche altro significato per questa parola. Cercavo di non dare informazioni sulla strana morte. Il professor Ramirez ascoltò la mia
traduzione con visibile disappunto.
- Di che parte era nativa la sua paziente? - Della Provincia di Tucumán; sembra che sempre abbia abitato nelle valli calchaquí,
anche quando ultimamente aveva viaggiato al Nord, incluso in Perù e in Bolivia. Però di
questi viaggi conosco molto poco infatti non ha mai accettato di commentarli.
- Bene. - disse il dottor Ramirez con impazienza, - come voi sapete il Quechua ha molti
dialetti; però, d'accordo all'affiliazione che mi avete dato, vi suggerisco di considerare
quello seguente: sebbene pacha è il "Mondo", o la "Terra", come in pachamama = Madre
Terra, in quechua santiagueño pacha vuol dire anche "Tempo". In questo dialetto,
“chutquiy” è il verbo transitivo "dislocare", per cui la vostra parola significa "dislocare il
tempo"; o "dislocazione del tempo", in un senso più attuale.
Devo confessare una sensazione di allarme mi invase mentre ascoltavo il vecchio
professore, qualcosa di interiore, un istinto segreto, mi diceva gridando che se esisteva
una spiegazione per l'assassinio di Belicena Villca, questa si trovava oltre la
comprensione normale, in un ambito in cui sicuramente governavano leggi ignorate dagli
uomini. Che era questa dislocazione del tempo se non un concetto oscuro, evasivo, che si
resiste alla ragione però che conserva un legame evidente con l'omicidio? Come si
capisce, se non accettando l'intervento dell'incomprensibile, il fatto che qualcuno o
qualcosa possa entrare in una cella chiusa a chiave, perpetrare un assassinio e
andarsene tranquillamente, lasciando dietro di sé la corda mortale, ossia, la prova della
presenza inspiegabile? Sì, c'era in tutto questo come una negligenza calcolata, come se
l'assassino volesse dare una minima dimostrazione del suo immenso e terribile potere in
un’ostentazione di demenziale orgoglio.
Visibilmente turbato, salutai il professor Ramirez e tornai sui miei passi, mentre una
certezza si affermava, ogni momento di più, nel mio cervello: Belicena Villca sapeva che
un pericolo mortale le tendeva un agguato quando gridava pachachutquiy,
pachachutquiy.
Capitolo VI
Escudos de Provincias Argentinas.
La vicenda mi intrigava e, anche se avevo dubbi che si fosse andati avanti in qualcosa,
decisi di reperire tutta l'informazione possibile sul crimine. Quando discutemmo con
l'ufficiale Maidana sulla probabile affiliazione della corda ingioiellata, rimasi d'accordo di
fornirgli alcune pubblicazioni massoniche per confermare la somiglianza, solo esteriore,
delle medaglie, con alcuni gioielli destinati a rituali di distinti gradi della detta
organizzazione. Quella volta non pensavo di compiere detta promessa, che feci in un
disperato tentativo per convincere la polizia del carattere rituale dell'assassinio, e vedendo
che questi evadevano il problema e cercavano una soluzione razionale che, a mio
giudizio, non esisteva.
Adesso pensavo di avvalermi della promessa come scusa, per ottenere informazioni.
Cercai i tre enormi volumi del Dizionario della Franc-Massoneria nella biblioteca
dell'Università e mi diressi al Comando di Polizia. A Salta questa occupa un antico edificio
coloniale vicino al Cabildo, di fronte alla piazza principale, fiorita e provinciale. Parcheggiai
l'auto vicino a un parchimetro a vari isolati dalla mia destinazione e camminai per la Calle
Belgrano in direzione del centro.
All'arrivare alla chiesa del Sagrado Corazón, con il suo edificio vecchio di 300 anni,
pensavo alla gioventù dell'America Bianca di fronte alla millenaria Europa; nonostante qui
non si sia costruito niente più antico di 400 anni, ci intimoriscono le cose secolari, che
sentiamo antiche e remote.
Mi mancava solo di attraversarel'isolato dell'arco con le sue vecchie arcate centenarie,
sotto le quali si può prendere un caffè e leggere un giornale o semplicemente contemplare
le alte montagne lontane che circondano la valle di Lerma.
Attraversai i vari corridoi dall'aspetto ombroso, fino a incontrare una porta coronata da una
lastra la cui citazione appena permetteva leggere "Ufficio Generale di Investigazione", più
in basso un altro cartello, di plastica, annunciava "Sub Commissario Maidana" "Bussare
prima di entrare".
Le cose andarono meglio di quello che mi fossi aspettato. Mentre l'ufficiale Maidana, con
selvaggia allegria, esaminava i dizionari, nelle mie mani scivolavano febbrilmente i pochi
fogli del caso designato: "Belicena Villca, omicidio intenzionale".
Così, accompagnato dagli insulti che il poliziotto nazionalista lanciava quando qualcosa di
quello che leggeva causava la sua furia, potei verificare quello che desideravo.
Erano state praticate varie analisi alla corda omicida, che era rimasta distrutta in parte
durante le prove. Una delle medaglie era stata "fusa" e il materiale sottomesso ad analisi
di spettroscopia molecolare, citando le pagine della "relazione finale" e rimettendosi al
"rapporto principale aggiunto, per qualsiasi discussione sulla interpretazione dello stesso."
La conclusione era che, in relazioneai minerali eai metalli che si trovarono nella lega
dell’oro, questo avrebbe avuto come sicura origine un paese dell'Europa: la Spagna. Con
più precisione si menzionava la zona del Rio Tinto, nella provincia di Huelva.
- Cavaliere Kadosch!: Che cavolo vuol dire questo dottore?- Interruppe bruscamente la
mia lettura l'ufficiale Maidana, che leggeva "Rituale del grado 30".
- È una parola ebrea che significa " molto santo". Il titolo sarebbe "cavaliere molto Santo" dissi.
L'ufficiale aveva gli occhi iniettati di sangue.
- Sergente Quiroga! - gridò - Venga a vedere quello che fanno i massoni. -
Il sergente arrivò correndo. Era un creolo robusto come un quebracho, però di evidente
poco intelletto, che aggiunse ossequiosamente la sua voce al concerto di maledizioni che
eseguiva l'ufficiale.
Continuai a leggere il caso. Un pezzo della corda di pelo fu inviato al Laboratorio di Analisi
Patologico della Facoltà di Medicina. Il rapporto emesso dall'università, indicava che il pelo
era composto da capello umano, possibilmente di una donna; la sostanza usata per la
tinta era semplicemente calce, alla quale era stato aggiunto qualche tipo di estratto
vegetale acido per diminuirne l'alcalinità.
Però la cosa più curiosa era che l'Università poteva certificare la razza alla quale
apparteneva la donna alla quale erano stati tagliati i capelli fatali; la sezione ovale delle
fibre pelose studiate, non dava luogo a dubbi: razza bianca. Le altre razze hanno un
capello con la sezione rotonda, secondo gli specialisti.
Questo era quasi tutto. C'erano le nostre dichiarazioni e il rapporto forense. Anche il
rapporto dell'esercito, con la stessa storia già conosciuta, dove velatamente si suggeriva
di non scavare molto.
Seguivano documenti burocratici senza importanza, sulla sepoltura e altri aspetti delle
investigazioni; però sul crimine in se stesso, non si era avanzato molto.
Riassumendo:
A - Impronte digitali: non erano presenti altre impronte a parte quelle della defunta e del
personale dell'ospedale.
B - Altra chiave: non risultava.
C - Perizia della porta: indicò che i cardini erano intatti, come la serratura. Non erano
presenti segni di forzatura con piede di porco o sbarre di nessun genere.
D - Perito forense: morte per strangolamento.
E - Perizia dell'arma omicida: corda fatta di capelli umani, tinta con fatta con calce.
Medaglie d'oro spagnolo di significato sconosciuto.
Nessuna parola sulla scomparsa della cartella e, apparentemente non si era considerato
utile investigare le iscrizioni registrate nei gioielli.
- Gli ebrei! - Gridava l'ufficiale, che leggeva l'articolo "Gesuita" dove c'era un quadro
intitolato "La Compagnia di Gesù vista dalla Massoneria" nel quale si vede, tra
innumerevoli simboli di tutti i tipi, il generale superiore dell'ordine gesuita seduto su una
montagna di teschi, da dove incombe anche la croce di Cristo.
Come un buon nazionalista cattolico si sentiva risentito, offeso personalmente, per la
"perfidia" della Giudeo-Massoneria. Non credei conveniente chiarirgli che la Compagnia di
Gesù creò, nel secolo XIX, il "Rito Massone dell’Arco Reale", il quale fu finalmente
aggiunto al "Grande Oriente Inglese" del "Rito Scozzese Antico e Accettato", con il quale
entrambe le organizzazioni stabilirono punti di contatto permanenti. Disgraziatamente la
prova si presenta alla vista il giorno d'oggi, al considerare il marxismo aristocratico che
sostengono i pensatori gesuiti. Sarebbe ridicolo ammettere l'esistenza di una Sinarchia
Internazionale e credere che la Chiesa Romana, organizzazione temporale, sia esente dal
suo controllo. Però sarebbe stato inutile; l'ufficiale non avrebbe accettato questo
ragionamento.
Caricai i pesanti volumi e salutai il subcommissario Maidana.
- Arrivederci ufficiale; se ha bisogno di me non deve fare altro che chiamare l’ospedale. - Addio dottore. La ringrazio per la collaborazione che mi ha offerto. -
Capitolo VII
Era venerdì e potevo riposare il fine settimana nella vecchia casa padronale di Cerrillos,
un paese bellissimo che si trova a 18 km da Salta, sulla stessa strada che conduce a
Cafayate, nel cuore delle valli calchaquí, e, piùinlà, a Santa Maria di Catamarca. Lì
vivevano i miei genitori, già anziani e una sorella vedova con due bambini.
La prospettiva di vederli e passare alcuni giorni con loro sempre mi riempiva di allegria;
cosicché non deve impressionare nessuno se qualche ora più tardi, mentre guidavo
l'automobile per una strada bordata di vigne, non pensassi più all'orribile crimine.
Tuttavia, era scritto che la pace sarebbe stata breve: in meno di un'ora la mia vita si
ridusse in brandelli e un futuro di Medico, Antropologo, Cattedratico, vale a dire un
professionista completo, scomparve come probabile destino per me. Nella casa dei miei
genitori mi aspettava la lettera di Belicena Villca e l'inizio della pazzia. Se solo non l'avessi
letta! Quanto dolore, morte e conflitti causai ai miei cari per aver letto quella lettera e, cosa
ancora più nefasta, aver creduto in quello che diceva! Con sicurezza, niente sarebbe
successo nel non ricevere quella lettera!
Quanto mi sarei pentito tre mesi dopo averle dato credito, in quello stesso luogo! Il
lunedì seguente cominciavano le mie vacanze, e al ritornare in ospedale, a marzo, tutto
sarebbe stato dimenticato. Non dovevo leggerla: questa fu la mia ultima opportunità di
continuare a esserenormale, come dire, comodamente e mediocremente normale, amato
da tutti, rispettato da tutti, e, naturalmente, dal Buon Creatore! Sì, non è una bestemmia: il
buon Dio creatore doveva essere orgoglioso di me: non interferivo per niente con i suoi
grandiosi piani e contribuivo nella misura possibile al Bene comune. Che altro si poteva
pretendere da un umile Medico Psichiatra di Salta? Ma ho paura che adesso che ho perso
tutto, ho perso anche il favore del Creatore. Bisognerà leggere la lettera di Belicena Villca
e conoscere il resto della storia per dissentire o essere d’accordo con me.
Come ho detto, non avrei dovuto leggerla e tutto sarebbe continuato uguale. Però si sa
che nella vita di certe persone esistono come trappole montate con attenzione: basta
toccare una molla per innescare meccanismi irreversibili.
Capitolo VIII
Canuto, il cane pastore, si avvicinò correndo per festeggiare il mio arrivo, mentre facevo
manovra con l'automobile e chiudevo il cancello. Mi mancavano ancora da percorrere altri
duecento metri fino alla casa; feci salire Canuto sul sedile anteriore e accelerai. così da
sempre; con una mano guidavo e con l'altra accarezzavo il vecchio cane durante questi
duecento metri, che appartenevano solo a lui.
Vidi avvicinarsi le figure de miei genitori, seduti sotto i Lapachos centenari (Lapacho =
albero verdeggiante con splendidi fiori) e sentii le risate dei miei amati nipoti. Era la
famiglia, una delle cose più belle che può concepire uno scapolo incallito come Me.
- Buongiorno a tutti - scherzavo in italiano mentre scaricavo la valigia e cercavo i famosi
dolci per i bambini. - Come vanno le vigne Papà ???? - Meglio che mai Arturo! C'è certa uva che è la gloria di Bacco! Però - a che ci serve tutta
questa abbondanza se quest'anno non avremo la vendemmia? - ¡Oh Mein Gott! Questo
governo porterà tutti alla rovina!
Buono papà, calma, non ti devi avvelenare il sangue. Guarda, ha portato un regalo.
Gli allungai la cassetta di Angelito Vargas e, mentre la mettevo nel mangiacassette
portatile, assaggiai il Mate che curava mia sorella e faceva circolare silenziosamente di
mano in mano.
- Tieni figlio mio, cinque giorni fa è arrivata una raccomandata per te. L'abbiamo ritirata per
poi fartela arrivare, però nessuno di noi veniva a Salta così è rimasta qui. Ci devi dare il
tuo indirizzo della città; qualche volta può arrivare qualcosa di urgente qui e tu non ci
sarai..., - Mamma continuava a sgridarmi mentre la voce di Angelito Vargas cantava il
tango "a pane e acqua". Però io già non ascoltavo niente. Assorto nel mittente della
pacchetto, dove chiaramente si leggeva Belicena Villca, il mio cuore sembrava essersi
fermato.
Il pacchetto conteneva la cartella e dentro una busta con un'estesa lettera, talmente
lungache, si direbbe, Belicena Villca impiegò tutto il suo tempo libero, per molti mesi, per
scriverla.Qui di seguito la trascrivo senza togliere né aggiungere né una virgola, desidero
che il lettore condivida in tutta la sua estensione, il mistero che si apriva davanti a me nel
leggere quella incredibile missiva. La busta mostrava una leggenda, scritta a mano
confine calligrafia:
Dott. Arturo Siegnagel
PRESENTE
Ruppi la busta febbrilmente e cominciai a leggere:
LIBRO SECONDO
"La lettera di Belicena Villca"
Dott. Arturo Siegnagel:
Innanzitutto desidero ringraziarvi per quanto avete fatto per me durante questo lungo anno
in cui sono stata sua paziente. So che molte volte la vostra bontà vi ha portato a
sorpassare i limiti della pura responsabilità professionale e mi avete dedicato più tempo e
attenzione di quello che senza dubbio meritava la mia condizione di alienata: lo devo
veramente ammettere, dottore, in più, come comprenderete al leggere questa carta, il mio
recupero era praticamente impossibile. In ogni modo, la dea Pyrena saprà ricompensare
giustamente i vostri sforzi.
Sicuramente, quando questa lettera arriverà nelle vostre mani, io sarò morta: Loro non
perdonano e Noi non chiediamo clemenza. Questa possibilità non mi preoccupa, giacché
la Morte è, nel nostro caso, solo un'illusione, però capisco che per voi l'assenza sarà reale
e per questo ho deciso di scrivervi. Sono cosciente che non mi credereteapriori ed è così
che ho preso il rischio di inviare la presente al suo domicilio di Cerrillos. Si domanderà
come ho fatto: corrompendo un'infermiera, che ha ottenuto l'indirizzo registrato nel
fascicolo amministrativo e ha effettuato l'invio della corrispondenza. Vi chiedo di
dimenticare questa mancanza di disciplina e di non indagare l'identità dell'infermiera
poiché, se muoio, cosa probabile, la paura le farà chiudere la bocca, e, dall'altra parte,
tenete presente che lei stava solo compiendo la mia ultima volontà. Adesso andrò al sodo,
dottore: desidero chiedervi un ultimo favore; anzi, per essere giusta con voi, prima esporrò
gli antecedenti di certi fatti. Pensochevoi mi aiuterete, perché una Volontà, più potente di
noi, vi ha messo sulla mia strada: chissà voi cercherete una risposta senza saperlo, chissà
che in questa lettera non ci sia questa risposta.
Se questo è vero, a meno che voivi siate già reso cosciente del Grande Inganno, allora
leggete attentamente quello che segue perché troverete alcune chiavi per orientarsi nel
Cammino di Ritorno all'Origine. Ho scritto pensando avoi e sono stata chiara fin dove ho
potuto, però sospetto che mi comprenderà perché voi portate visibilmente plasmato il
Segno dell'Origine.
Comincerò con l'informarvi che sono l'ultimo discendente di un antico lignaggio portatore
di un Segreto Mortale, un Segreto che fu nascosto dalla mia famiglia durante secoli e che
corse il pericolo di perdersi per sempre quando ci fu la scomparsa di mio figlio, Noyo
Villca. Adesso non importa che i Golen mi uccidano perché l'obiettivo della mia Strategia è
compiuto: sono riuscita a distrarli dietro i miei passi mentre Noyo portava a termine la
missione. In verità, egli non fu sequestrato,ma viaggiava in direzione della Caverna di
Parsifal, nella provincia di Cordoba, per trasportare fino a lì la Spada Saggia della Casa di
Tharsis. Io partii repentinamente, in direzione opposta, con la consegna di coprire la
missione di Noyo deviando su di me la persecuzione dei Golen.LaSaggezzaIperborea mi
aiutò, anche se niente potrebbe fare infine contro il potere delle loro diaboliche droghe,
una delle quali mi fu somministrata abilmente in uno dei viaggi che feci alla provincia di
Jujuy. Dopo questo evento avvenne la cattura da parte dell'esercito e la storia che voi
conoscete. Però tutto questo lo capirete con maggior chiarezza quando vi rivelerò, come
mia eredità postuma, il Segreto familiare.
Il segreto, in sintesi, consiste in questo: la famiglia ha mantenuto occulto, mentre
scorrevano 14 generazioni americane, lo Strumento di un antico Mistero forse il più antico
Mistero della Razza Bianca. Tale Strumento permette agli Iniziati Iperborei di conoscere
l'Origine extraterrestre dello Spirito umano e acquisire la Saggezza sufficiente per ritornare
all'Origine, abbandonando definitivamente il demenziale Universo della Materia e
dell’Energia, delle Forme Create.
Come giunse in nostro potere questo Strumento? In principio portato in America da un mio
antenato Lito di Tharsis, che sbarcò in Colonia Coro nel 1534 e, pochi anni dopo, fondò il
ramo tucumano della Stirpe. Però questo non risponde alla domanda in verità, per
avvicinarsi alla risposta diretta, bisognerebbe tornare indietro di migliaia di anni, fino
all'epoca dei Re del mio popolo, dei quali Lito di Tharsis era uno degli ultimi discendenti.
Quel popolo, che abitava la penisola iberica fin da tempi immemorabili, lo chiamerò, per
semplificare, "Iberico" da qui in avanti, senza che questo significhi aderire a nessuna
moderna teoria antropologica o razziale: la verità è che poco si sa attualmente degli iberici
perché tutto quello che a essi si riferisce, specialmente ai loro costumi e credenze, è stato
sistematicamente distrutto o nascosto dai nostri nemici. Dunque, nell'Epoca in cui
conviene cominciare a narrare questa storia, gli iberici si trovavano divisi in due bandi
irreconciliabili, che si combattevano a morte mediante uno stato di guerra permanente e i
motivi di questa ostilità non erano minori: si basavano nella pratica di due culti
essenzialmente contrapposti, nell'adorazione di Dei Nemici. Perlomeno questo era quello
che vedevano i membri dei popoli che combattevano attualmente. Tuttavia le cause erano
più profonde e i membri della nobiltà governante, i Re e i comandanti, le conoscevano con
sufficiente chiarezza.Secondo quello che si sussurrava nelle stanze più riservate delle
corti, visto che si trattava di un segreto gelosamente custodito, era successo nei giorni
successivi allo sprofondamento di Atlantide quando, procedenti dal mare occidentale,
arrivarono ai continenti europeo e africano gruppi di sopravvissuti appartenenti a due
Razze differenti: alcuni erano bianchi, somiglianti ai membri del mio popolo, gli altri
avevano una pelle più scura anche se non erano completamente neri come gli africani.
Questi gruppi, non molto numerosi, possedevano conoscenze incredibili, incomprensibili
per i popoli continentali e poteri terribili, poteri che fino ad allora solo si concepivano come
attributi degli Dei. Così, costò poco dominare i popoli che si trovavano sul loro cammino. E
dico si "trovavano sul loro cammino" perché gli atlanti non si fermavano mai
definitivamente in nessun luogo, ma avanzavano costantemente in direzione Est. Però
tale marcia era molto lenta perché entrambi i gruppi dovevano risolvere un compito molto
difficile, che richiedeva un grande sforzo e molto tempo, e, per risolvere il quale, serviva
l'appoggio dei popoli nativi. In realtà, solo uno effettuava il compito più duro, infatti, dopo
aver studiato ordinatamente il terreno, si dedicava a modificarlo in certi luoghi speciali
mediante enormi costruzioni megalitiche: Menhir, Dolmen, Cromlechs, pozzi, montagne
artificiali, caverne, ecc. Quel gruppo di "costruttori" era quello di Razza bianca e aveva
preceduto nel suo avanzare il gruppo scuro. Quest'ultimo, in cambio, sembrava stare
perseguendo il gruppo bianco infatti il loro muoversi era ancora più lento e il loro compito
consisteva nel distruggere o alterare, mediante l'incisione di certi simboli, le costruzioni del
gruppo bianco. Come dicevo, questi gruppi non si fermavano mai definitivamente in un
solo luogo ma, dopo aver concluso il loro compito, continuavano a muoversi in direzione
Est. I popoli nativi ancora legati a primitivi concetti solari, non potevano ritornare mai più ai
loro antichi costumi: il contatto con gli Atlanti li trasformava culturalmente; il ricordo
dell'arrivo degli uomini semi divini provenienti dal mare occidentale non sarebbe stato
dimenticato per millenni e dico questo per sollevare il caso improbabile in cui alcun popolo
continentale fosse potuto rimanere indifferente dopo la loro partenza: realmente questo
non poteva succedere perché la partenza degli Atlanti non fu mai brusca ma pianificata
con attenzione, solo realizzata quando si aveva la sicurezza che, giustamente, i popoli
nativi si sarebbero incaricati di compiere una "missione" che fosse di gradimento degli Dei.
Per questo avevano lavorato pazientemente sulle menti duttili di certi membri delle caste
governanti, convincendoli nella convenienza di convertirsi nei loro rappresentanti di fronte
al popolo. Un'offerta tale sarebbe difficilmente rifiutata da chi detiene una minima
vocazione per il potere, infatti significa che, per il popolo, il potere degli Dei è stato
trasferito ad alcuni uomini privilegiati, ad alcuni dei loro speciali rappresentanti: quando il
popolo ha visto una volta il potere, e ne registra la memoria, la sua assenza posteriore
passa inavvertita se lì si trovano i rappresentanti del potere. Ed è noto che i reggenti del
potere finiscono per essere i successori del Potere. Alla partenza degli Atlanti, perciò,
sempre rimanevano i loro rappresentanti, incaricati di compiere e far compiere la missione
che "piaceva agli dei".
In che cosa consisteva quella missione, trattandosi del compromesso contratto con due
gruppi tanto differenti quanto quello degli atlanti bianchi e scuri, non poteva riferirsi se non
a due missioni essenzialmente opposte. Non descriverò qui gli obiettivi specifici di tali
missioni perché sarebbe assurdo e incomprensibile per voi. Dirò, in cambio, qualcosa sulle
forme generali con cui le missioni furono imposte ai popoli nativi. Non è difficile distinguere
queste forme e, neanche, intuire i loro significati, se si osservano i fatti con l'aiuto della
seguente coppia di principi. In primo luogo, bisogna avvertire che i gruppi di Atlanti
sbarcati nei continenti dopo lo sprofondamento di Atlantide non erano semplici
sopravvissuti di una catastrofe naturale, qualcosa come dei semplici naufraghi, ma uomini
procedenti da una guerra spaventosa e totale: lo sprofondamento di Atlantide è, per il
rigore della verità, solo una conseguenza, il finale di una tappa di sviluppo di un conflitto,
di una Guerra Essenziale che cominciò molto tempo prima, nell'Origine extraterrestre dello
Spirito umano e che ancora non si è conclusa. Quegli uomini, allora, agivano governati
dalle leggi della guerra non effettuavano nessun movimento che contraddicesse i principi
della tattica, che ponesse in pericolo la Strategia della Guerra Essenziale.
La guerra essenziale è uno scontro di Dei, un conflitto che cominciò inCielo e poi si estese
alla Terra, coinvolgendo gli uomini al suo passaggio: nel teatro delle operazioni di
Atlantide solo si liberò una battaglia della Guerra Essenziale; e nel quadro delle forze
affrontate, i gruppi di Atlanti che ho menzionato, il bianco e l'oscuro, erano intervenuti
come pianificatori o strateghi del loro rispettivo bando. Cioè, che essi non erano stati né
comandanti né combattenti diretti nella Battaglia di Atlantide: nella guerra moderna le loro
funzioni sarebbero le proprie degli "analisti dello stato maggiore"...; Salvo che quegli
"analisti" non disponevano di computer elettronici elementari programmati con giochi di
guerra come i moderni, ma uno strumento incomparabilmente più perfetto e temibile: il
cervello umano specializzato fino all'estremo delle sue possibilità. In riepilogo, quando si
produce lo sbarco continentale, una fase della guerra essenziale è terminata: i comandanti
si sono ritirati ai loro posti di comando e i combattenti diretti, che sono sopravvissuti allo
sterminio comune, soffrono diversi tipi di sorte: alcuni cercano di raggrupparsi e avanzare
in direzione dell'avanguardia che già non esiste, altri credono di essere stati abbandonati
sul fronte della battaglia, altri scappano in disordine, altri finiscono per perdersi o
dimenticano la Guerra Essenziale. Riassumendo, e impiegando adesso il linguaggio con
cui gli Atlanti bianchi parlavano ai popoli continentali, "gli Dei avevano smesso di
manifestarsi agli uomini perché gli uomini avevano fallito ancora una volta: non risolsero
qui il conflitto, piantato a livello umano, lasciando che il problema tornasse al Cielo e
affrontasse nuovamente gli Dei. Tuttavia gli Dei si erano scontrati per colpa dell'uomo,
alcuni Dei volevano che lo Spirito dell'uomo ritornasse alla sua Origine, al di là delle
stelle, mentre altri pretendevano di mantenerlo prigioniero nel Mondo della Materia".
Gli Atlanti bianchi stavano con gli Dei che volevano liberare l'uomo dal Grande Inganno
della Materia e affermavano che si era lottato recentemente per raggiungere questo
obiettivo. Però l'uomo fu debole,defraudò gli Dei Liberatori e permise che la Strategia
nemica ammorbidisse la sua volontà e lo mantenesse soggetto alla materia impedendo
così che la strategia degli Dei Liberatori ottenesse di strapparlo dalla Terra.
Quindi la battaglia di Atlantide si concluse e gli Dei si ritirarono nelle loro dimore, lasciando
l'uomo prigioniero della terra perché non fu capace di comprendere la sua miserabile
situazione né dispose delle forze sufficienti per vincere nella lotta per la sua libertà
spirituale. Però essi non abbandonarono l'uomo; semplicemente, la Guerra ormai non si
combatteva più sulla terra: un giorno, se l'uomo avesse reclamato volontariamente il suo
posto in Cielo, gli Dei Liberatori sarebbero tornati con tutto il loro potere e una nuova
opportunità di offrire Battaglia sarebbe stata sfruttata; sarebbe questa volta la Battaglia
Finale, l'ultima opportunità prima che gli Dei ritornino definitivamente all'Origine, al di là
delle stelle; nel frattempo, i combattenti diretti per la libertà dello Spirito che si riorientino
nel teatro della guerra, quelli che ricordino la Battaglia di Atlantide, quelli che si sveglino
dal Grande Inganno, o i cercatori dell'Origine, dovrebbero liberare sulla terra un durissimo
combattimento contro le Forze Demoniache della Materia, cioè, contro forze nemiche
spaventosamente superiori... e vincerle con una volontà eroica: solo così sarebbero
ammessi nel "Quartier Generale degli Dei".
In sintesi, secondo gli Atlanti bianchi, "una fase della Guerra Essenziale era finita", gli Dei
si ritirarono alle loro dimore, i combattenti erano dispersi; però gli Dei sarebbero tornati: lo
provava la presenza Atlantein quel luogo, costruendo e preparando la terra per la
Battaglia Finale. In Atlantide, gli Atlanti scuri furono i Sacerdoti che propiziavano il culto
agli Dei Traditori dello Spirito dell'uomo; gli Atlanti bianchi, al contrario, appartenevano a
una Casta di Costruttori Guerrieri o Guerrieri Saggi, che combattevano dalla parte degli
Dei Liberatori dello Spirito dell'uomo, insieme alla casta Nobile e Guerriera degli uomini
rossi e gialli che nutrivano le file dei "combattenti diretti". Per questo gli Atlanti scuri
tentavano di distruggere le loro opere: perché adoravano le Potenze della Materia e
ubbidivano all'intenzione con la quale gli Dei Traditori incatenarono lo Spirito alla natura
animale dell'uomo".
Gli Atlanti bianchi provenivano dalla razza che la moderna antropologia denomina di
"Cromagnon". 30.000 anni prima, gli Dei Liberatori, che allora governavano Atlantide,
avevano raccomandato a questa razza una missione di principio, un incarico il cui
compimento avrebbe dimostrato il loro valore e avrebbe aperto loro le porte della
Saggezza: dovevano espandersi per tutto il mondo e sterminare l'uomo animale, l'ominide
primitivo della terra che solo possedeva corpo e anima, al quale però mancava lo spirito
eterno, cioè,la razza che l'antropologia ha battezzato come "Neanderthal", oggi estinta.
Gli uomini Cromagnon compirono con tanta efficacia questo compito, che furono
ricompensati dagli Dei Liberatori con l'autorizzazione di raggrupparsi e abitare in
Atlantide.Lì acquisirono in seguito il Magistero della Pietra e furono conosciuti come
Guardiani della Saggezza Litica e Uomini di Pietra. Così, quando dico che "appartenevano
a una casta di Costruttori Guerrieri", bisogna comprenderlo come "Costruttori in Pietra",
"Guerrieri Saggi nella Saggezza Litica". E questo chiarimento è importante perché nella
loro scienza solo si lavora con la pietra, vale a dire, tanto gli strumenti, come i materiali
della loro scienza, consistevano in pietra pura, con esclusione esplicita dei metalli. "I
metalli, avrebbero spiegato poi gli iberici, rappresentavano le potenze della materia e
dovevano essere evitati con attenzione o manipolati con molta cautela". Al trasmettere
l'idea che l'essenza del metallo era demoniaca, gli Atlanti bianchi cercavano
evidentemente di infondere un tabù nei popoli alleati; tabù che, perlomeno nel caso del
ferro, si mantenne durante varie migliaia di anni. Inversamente gli Atlanti scuri, senza
dubbio per la loro particolare relazione con le Potenze della Materia, stimolavano i popoli
che gli erano dipendenti a praticare la metallurgia e la gioielleria, senza restrizioni verso
nessun metallo.
Questo è il secondo principio che bisogna tener presente, dottor Arturo Siegnagel: gli
Atlanti bianchi raccomandarono agli iberici che li avevano appoggiati nelle costruzioni
megalitiche, una missione che si può riassumere nella seguente forma: proteggere le
costruzioni megalitiche e lottare a morte contro gli alleati degli Atlanti scuri. Questi
ultimi, nel frattempo, proposero agli Iberici che li appoggiavano, una missione che
potrebbe formularsi così: "distruggere le costruzioni megalitiche; se questo non fosse
possibile, modificare le forme delle pietre fino a neutralizzare la funzione delle
costruzioni; se questo non fosse possibile, incidere nella pietra i segni archetipici
della materia corrispondente con la funzione di neutralizzarle; se esso non fosse
possibile, deformare almeno il significato bellico della costruzione convertendola in
monumento funerario; ecc."; e: "combattere a morte gli alleati degli Atlanti bianchi".
Come ho detto prima, in seguito all'imposizione di queste missioni gli Atlanti continuavano
il loro lento avanzamento verso l'Est; i bianchi sempre seguiti a prudente distanza dagli
scuri. È per questo che agli scuri ci vollero migliaia di anni per raggiungere Egitto, dove si
accamparono e iniziarono una civiltà che durò altrettante migliaia di anni e nella quale
officiarono nuovamente come sacerdoti delle Potenze della Materia. Gli Atlanti bianchi,
intanto continuarono ad andare sempre in direzione Est, attraversando l'Europa e Asia per
una larga striscia che confinava al Nord con le regioni artiche, e scomparendo
misteriosamente alla fine della preistoria: tuttavia, dietro al loro passaggio, bellicosi popoli
bianchi si sollevarono incessantemente, fornendo il meglio delle loro tradizioni guerriere e
spirituali alla Storia di Occidente. In più, dove si dirigevano gli Atlanti bianchi? Alla città di
K'Taagar o Agartha, un luogo che, conforme alle rivelazioni fatte al mio popolo, era il
rifugio di alcuni degli Dei Liberatori, quelli che ancora rimanevano sulla terra aspettando
l'arrivo degli ultimi combattenti. Quella ignota città era stata costruita sulla terra milioni di
anni prima, nei giorni in cui gli Dei Liberatori arrivarono da Venus (Venere) e si fermarono
su un continente che chiamarono Iperborea in ricordo alla Patria dello Spirito. In verità, gli
Dei Liberatori affermavano provenire da "Iperborea", un Mondo Increato, cioè, Increato dal
Dio creatore, esistente "al di là dell'Origine": l'Origine la chiamavano Thule e, secondo
loro, Iperborea significava "Patria dello Spirito". Esisteva, così, un'Iperborea originale e
un'Iperborea terrestre; e un centro isotropico Thule, sede del Gral, che rifletteva l'Origine e
che era tanto irraggiungibile quanto quest'ultimo. Tutta la Saggezza spirituale di Atlantide
era un'eredità di Iperborea e per questo gli Atlanti bianchi chiamavano se stessi "Iniziati
Iperborei". La mitica città di Catigara o Katigara, che figura, in tutte le mappe anteriori alla
scoperta dell'America, "vicino alla Cina", non è altro che K'Taagar, la dimora degli Dei
Liberatori, nella quale solo si permette di entrare agli Iniziati Iperborei o Guerrieri Saggi,
vale a dire, agli Iniziati del Mistero del Sangue Puro.
Finalmente, gli Atlanti partirono dalla penisola iberica. Come si assicurarono che le
missioni imposte ai popoli nativi sarebbero state compiute in loro assenza? Mediante la
celebrazione di un Patto con alcuni membri del popolo che avrebbero rappresentato il
Potere degli Dei, un Patto che al non essere compiuto avrebbe messo a rischio qualcosa
in più che la morte della vita: i collaboratori degli Atlanti scuri mettevano in gioco
l'immortalità dell'anima, intanto che i seguaci degli Atlanti bianchi rispondevano con
l'eternità dello spirito. Però entrambe le missioni, così come ho detto, erano
essenzialmente differenti e anche gli accordi sui quali si fondavano, naturalmente, lo
erano: quello degli Atlanti bianchi fu un Patto di Sangue, mentre quello degli Atlanti scuri
consistette in un Patto Culturale.
Sicuramente, dottor Siegnagel, questa lettera sarà molto lunga e dovrò scriverla durante
vari giorni. Domani continuerò dal punto in sospeso del racconto e farò una breve
parentesi per esaminare i due patti: è necessario, infatti,perchéda lì sorgeranno le chiavi
che le permetteranno di interpretare la mia storia personale.
Secondo Giorno
Comincerò dal Patto di Sangue. Lo stesso nome significa che gli Atlanti bianchi
mescolarono il loro sangue con i rappresentanti dei popoli nativi, che erano anch'essi di
Razza bianca, generando le prime dinastie di ReGuerrieri di Origine Divina: lo erano,
come avrebbero affermato in seguito, perché discendevano dagli Atlanti bianchi, i quali a
loro volta sostenevano di essere Figli degli Dei per cui i Re Guerrieri dovevano preservare
questa eredità Divina appoggiandosi a un’Aristocrazia di Sangue e dello Spirito,
proteggendo la loro purezza razziale: è quello che avrebbero fatto fedelmente durante
millenni... Fino a che la Strategia nemica operando attraverso le Culture straniere riuscì ad
accerchiarli o farli uscire di senno e li portò a rompere il Patto di Sangue. E
quellamancanza nell'impegno con i Figli degli Dei fu, come voi vedrete in seguito dottor,
causa di grandi mali.
Senza dubbio, il Patto di Sangue comprendeva qualcosa in più dell'eredità genetica. In
primo luogo c'era la promessa della Saggezza: gli Atlanti bianchi avevano assicurato ai
loro discendenti e futuri rappresentanti, che la lealtà alla missione sarebbe stata
ricompensata dagli Dei Liberatori con la Più Alta Saggezza, quella che permetteva allo
Spirito di ritornare all'Origine, al di là delle stelle. Vale a dire, che anche i Re Guerrieri e i
membri dell'Aristocrazia di Sangue, si sarebbero convertiti in Guerrieri Saggi, in Uomini di
Pietra, come gli Atlanti Bianchi,solamente compiendo la missione e rispettando il Patto di
Sangue; al contrario, dimenticarsi della missione o il tradimento del Patto di Sangue
avrebbero portato gravi conseguenze: non si trattava di un "castigo degli Dei" né di
qualcosa di simile, ma di perdere l'eternità, cioè, di una caduta spirituale irreversibile,
ancora più terribile di quella che aveva incatenato lo Spirito alla Materia. "Gli Dei
Liberatori, secondo la particolare descrizione che gli Atlanti bianchi presentavano ai popoli
nativi, non perdonavano né castigavano per i loro atti; e neanche giudicavano infatti si
trovavano al di là della Legge; i loro sguardi solo miravano allo Spirito dell'uomo, o a
quello che c'era in esso di spirituale, alla sua volontà di abbandonare la materia; chi
amava la Creazione, ci desiderava rimanere soggetto al dolore e alla sofferenza della vita
animale, quelli che, per sostenere queste illusioni o altre simili, dimenticavano la missione
o tradivano il Patto di Sangue, non avrebbero affrontato, no, nessun 'castigo': solo la
sicura perdita dell'eternità... a meno che si considerasse un castigo l'implacabile
indifferenza che gli Dei Liberatori esibiscono verso tutti i Traditori".
Con rispetto alla Saggezza, i popoli nativi ricevevano in tutti i casi una prova diretta che
era possibile acquisire una conoscenza superiore, un'evidenza concreta e significava più
delle incomprensibili arti impiegate nelle costruzioni megalitiche: e questa prova
innegabile, che poneva i popoli nativi in cima a qualunque altro popolo che non avesse
trattato con gli Atlanti, consisteva nella comprensione dell'Agricoltura e della forma di
addomesticare e governare le popolazioni animali utili all'uomo. In effetti, alla partenza
degli Atlanti bianchi, i popoli nativi contavano per sostenersi nella loro posizione e
compiere la missione, sul potente aiuto dell'Agricoltura e dell'Allevamento, senza dare
importanza a quello che fossero stati prima: raccoglitori, cacciatori o semplici guerrieri
saccheggiatori. Il recinto magico dei campi, il tracciato delle città fortificate, doveva
realizzarsi nella terra per mezzo di un aratro di pietrache gli Atlanti bianchi lasciavano in
eredità ai popoli nativi a tale scopo: si trattava di uno strumento litico disegnato e costruito
da Essi, dal quale non dovevano mai separarsi e il quale solo avrebbero impiegato per
fondare i settori agricoli e urbani nella terra occupata.Naturalmente, questa era una prova
della Saggezza però non la Saggezza in se stessa. E cosa della Saggezza? Quando si
sarebbe ottenuta la conoscenza chepermetteva allo Spirito di viaggiare al di là delle
stelle? Individualmente dipendeva dalla volontà impiegata nel ritornare all'Origine; il
combattimento contro le Potenze della Materia sarebbe dovuto essere risolto, in questo
caso, personalmente: esso avrebbe costituito un'impresa dello Spirito e sarebbe stato
tenuto in alta considerazione dagli Dei Liberatori. Collettivamente, in cambio, la Saggezza
della Liberazione dello Spirito, quella che avrebbe reso possibile la partenza di tutti i
Guerrieri Saggi in direzione di K'Taagar e, da lì, verso l'Origine, solo si sarebbe ottenuta
quando il teatro delle operazioni della Guerra Essenziale si fosse trasferito nuovamente
alla Terra: allora gli Dei Liberatori sarebbero tornati a manifestarsi agli uomini per condurre
le Forze dello Spirito nella Battaglia Finale contro le Potenze della Materia. Fino ad allora, i
Guerrieri Saggi dovranno compiere efficacemente la missione e prepararsi per la Battaglia
Finale: e in questo momento quando fossero convocati dagli Dei per occupare il loro posto
nella Battaglia, toccherebbe a tutto l'insieme dei Guerrieri Saggi dimostrare la Saggezza
dello Spirito. Così come affermavano gli Atlanti bianchi, questo sarebbe stato inevitabile se
i popoli nativi compivano la loro missione e rispettavano il Patto di Sangue poiché, "allora",
la Massima Saggezza avrebbe coinciso con la Più Forte Volontà di ritornare
all'Origine, con il Maggiore Orientamento in direzione dell’Origine, con il Più Alto
Valore risolto a combattere contro le Potenze della Materia e con la Massima Ostilità
Spirituale verso il non spirituale.
Collettivamente, infatti, la massima Saggezza si sarebbe rivelata alla fine, durante la
Battaglia Finale, in un momento in cui tutti i Guerrieri Saggi avrebbero riconosciuto
simultaneamente (Come?) l'opportunità, riconosciuta direttamente attraverso il
Sangue Puro, in una percezione interiore, o mediante la "Pietra di Venus".
Ai Re Guerrieri di ogni popolo alleato, vale a dire, ai loro discendenti, gli Atlanti bianchi
lasciarono in eredità anche una Pietra di Venus, gemma somigliante a uno smeraldo della
dimensione del pugno di un bambino. Quella pietra, che era stata portata sulla Terra dagli
Dei Liberatori, non era sfaccettata in alcun modo ma finemente levigata e mostrava in un
settore della superficie una leggera concavità nel cui centro si osservava il Segno
dell'Origine. D'accordo con quello che gli Atlanti bianchi rivelarono ai Re Guerrieri, prima
della caduta dello Spirito extraterrestre nella Materia, esisteva sulla Terra un animaleuomo estremamente primitivo, figlio del Dio Creatore di tutte le forme materiali:
quell’animale-uomo possedeva essenza animica, voglio dire, un'Anima capace di
raggiungere l'immortalità, però non disponeva dello Spirito eterno che caratterizzava gli
Dei Liberatori o il proprio Dio Creatore. Tuttavia, l'animale-uomo era destinato a ottenere
un alto grado evolutivo di conoscenza riguardo all'Opera del Creatore, conoscenza che si
riassumeva nel Segno del Serpente; in altre parole, il serpente rappresentava la più alta
conoscenza per l'animale uomo.Dopo esserestatoprotagonistadel Mistero della Caduta,
lo Spirito rimase incorporato all'animale-uomo, prigioniero della Materiaedella necessità
della sua liberazione. Gli Dei Liberatori, che in questo si mostrarono tanto terribili quanto il
maledetto Dio Creatore Schiavizzatore degli Spiriti, consideravano solamente, come si è
detto, coloro i quali disponevano della volontà di ritornare all’Origine ed esibivano
orientamento in direzione dell'Origine; a questi Spiriti valorosi, gli Dei dicevano: "hai perso
l'Origine e sei prigioniero del serpente: con il Segno dell'Origine, comprendi il
serpente e sarai nuovamente libero nell'Origine"
Pertanto, la Saggezza consisteva nel comprendere il Serpente, con il Segno dell'Origine.
Da qui l'importanza dell'eredità che gli Atlanti bianchi concedevano per il Patto di Sangue:
il Sangue Puro, sangue degli Dei e la Pietra di Venus, nella cui concavità si osservava il
Segno dell'Origine. Quest'eredità, senza alcun dubbio, poteva salvare lo Spirito se "con il
Segno dell'Origine si comprendeva il serpente", così come ordinavano gli Dei. Però
concretizzare la Saggezza della Liberazione dello Spirito non sarebbe stato compito facile
infatti nella Pietra di Venus non era plasmato in nessun modo il Segno
dell'Origine:sopra di essa, nella sua concavità, solo si poteva "osservare". Lo vedeva
solamente chi rispettava il Patto di Sangue poiché, in verità, quello che esisteva come
eredità Divina degli Dei era un Simbolo dell'Originecontenuto nel Sangue Puro: il
Segno dell'Origine, osservato nella Pietra di Venus, era solo un riflesso del Simbolo
dell'Origine presente nel Sangue Puro dei Re Guerrieri, dei Guerrieri Saggi, dei Figli
degli Dei, degli Uomini Semi Divini che, insieme a un corpo animale e a un'Anima
materiale, possedevano uno Spirito Eterno.Se si tradiva il Patto di Sangue, se il sangue
diventava impuro, allora il Simbolo dell'Origine si sarebbe debilitato e già non sarebbe
potuto essere visto il Segno dell'Originenella concavità della Pietra di Venus: si sarebbe
persa così la possibilità di "comprendere il serpente", la massima Saggezza, e con quello
l'opportunità, l'ultima opportunità, di incorporarsi alla Guerra Essenziale.Al contrario, se si
rispettava il Patto di Sangue, se si conservava il Sangue Puro, allora la Pietra di Venus
sarebbe potuto essere dominata con giustizia "specchio del Sangue Puro" e quelli che
avessero osservato su di essa il Segno dell'Origine sarebberodiventati "Iniziati nel
Mistero del Sangue Puro", veri Guerrieri Saggi.
Gli Atlanti bianchi affermavano che il loro avanzare continentale era guidato direttamente
da un Grande Comandante Bianco che chiamavano Navutan . Questo comandante che
solo essi vedevano e al quale dispensavano un profondo rispetto e venerazione, aveva la
fama di essere quello che rivelò agli stessi Atlanti bianchi il Segno dell'Origine. La Pietra di
Venus, lo Specchio del Sangue Puro, permetteva giustamente di ricevere al di fuori un
riflesso del Simbolo dell'Origine: però quel riflesso, il Segno dell'Origine, non poteva
essere comunicato né attraverso l'iniziazione né attraverso nessun'altra funzione sociale
se nel recettore non era presente l'eredità del Simbolo dell'Origine. Anche fra gli Atlanti
bianchi ci fu un tempo in cui solamente pochi, individualmente, riuscivano a conoscere il
Simbolo dell'Origine. La difficoltà risiedeva nell'impossibilità di stabilire una corrispondenza
fra il creato e lo Increato.Infatti, le Pietre di Venus erano state modificate strutturalmente
dagli Dei Liberatori perché compissero la loro funzione. Con il proposito di risolvere questo
problema e di dotare la loro Razza della Più Alta Saggezza, maggiore persino della
Saggezza Litica da essi conosciuta, Navutan era sceso al Inferno. Perlomeno questo era
quello che raccontavano gli Atlanti bianchi. Qui, lottò contro le Potenze della Materia però
non riuscì a obbligarle a riflettere il Simbolo dell'Origine in modo che fosse visto da tutti i
membri della sua Razza. A quanto pare fu Frya, la sua Divina Consorte, che risolse il
problema: riuscì a manifestare il Segno dell'Origine mediante la danza.
Tutti i movimenti della danza procedono dal movimento degli uccelli, dai loro Archetipi. La
scoperta di Freya permise a Navutan di comprendere il Segno dell’Origine con la Lingua
degli Uccelli e manifestarlo nello stesso modo. In più questa non era una lingua
composta da suoni ma da movimenti significativi che realizzavano certi uccelli
nell'insieme, specialmente i trampolieri, come l’airone o la gru e i gallinacei come la
pernice, il pavone e il fagiano: secondo Navutan , per comprendere il Segno dell'Origine
erano necessarie esattamente "tredici più tre Vrune", cioè, un alfabeto di 16 segni
denominati Vrune o Varune.
Grazie a Navutan e Frya, gli Atlanti bianchi erano Aruspici (de ave spicere), vale a dire,
che avevano il talento di comprendere il Segno dell'Origine osservando il volo degli uccelli:
la Lingua degli Uccelli rappresentava, per loro, una vittoria parziale dello Spirito contro le
Potenze della Materia.
Questa in sintesi sarebbe la Saggezza di Navutan : chi avesse capito l'alfabeto di
sedici Vrune avrebbe compreso la Lingua degli Uccelli. Chi avesse capito il Segno
dell'Origine avrebbe compreso il serpente. E chi avesse capito il serpente, con il
Segno dell'Origine, avrebbe potuto essere libero nell'Origine.
È chiaro che gli Atlanti bianchi non confidavano nella permanenza della Lingua degli
Uccelli, la quale, nonostante tutto, era trasmessa ai loro discendenti del Patto di Sangue.
Prevedevano che, al trionfare il Patto Culturale degli Atlanti scuri, la lingua sacra sarebbe
stata prontamente dimenticata dagli uomini; in questo caso, l'unica garanzia del fatto che
almeno qualcuno individualmente sarebbe riuscito a vedere il Segno dell'Origine, era
costituita dalla Pietra di Venus. Con grande successo, basarono su di essa l'esito della
missione. Così, quando gli Atlanti bianchi si separarono dai miei Antenati, dottor
Siegnagel, essi suggerirono un modo adeguato per assicurare il compimento della
missione. Prima di tutto si sarebbe dovuto rispettare senza eccezioni il Patto di Sangue e
mantenere, per quello, un'Aristocrazia di Sangue Puro. In questa Aristocrazia, che
cominciava con i discendenti degli Atlanti bianchi, erano già stati selezionati i primi Re e le
Guerriere Sagge che avrebbero custodito l'Aratro di Pietra e la Pietra di Venus: in effetti,
al principio ogni popolo fu diviso per gradi di parentela in tre gruppi, ognuno dei quali
aveva il diritto di usare gli strumenti litici e contribuiva, per la sua custodia comune, con
una Guerriera Saggia; esse conservavano gli strumenti nell'internodi una grotta segreta e,
quando dovevano essere utilizzati, erano trasportati dalle tre cose insieme; i tre gruppi del
popolo, naturalmente, ubbidivano a uno stesso Re; con il passare dei secoli, come
esporrò in seguito, la triplice divisione del popolo fu dimenticata, anche se perdurò per
molto tempo il costume di confidare la custodia degli strumenti litici alle Tre Guerriere
Sagge o Vraya.
In considerazione di questo, tutti i Re e i Nobili di Sangue sarebbero stati Iniziati al Mistero
del Sangue Puro: l'iniziazione sarebbe stata ai 16 anni,quando si affrontava la Pietra di
Venus e si provava a osservare in essa il Segno dell'Origine. Chi avesse potuto osservarlo
avrebbe disposto in quello stesso momento della Saggezza sufficiente per realizzare
l'autoliberazione dello Spirito e partire in direzione dell'Origine. In più, se il Guerriero
Saggio era un Re, o un Eroe che desiderava posporre la propria libertà spirituale in nome
della liberazione della Razza, due sarebbero stati i passi da seguire. Il primo consisteva
nel compiere l'ordine degli Dei Liberatori e "comprendere il serpente con il Segno
dell'Origine", comunicando poi la Saggezza raggiunta ai restanti Iniziati. Una volta visto il
Segno dell'Origine, il secondo passo dell'iniziato esigeva di non distogliere l'attenzione
dalla Pietra di Venus perché in essa, nella sua concavità, un giorno si sarebbe visto il
Segnale Litico di K'Taagar, ovvero, un'immagine avrebbe segnalato il cammino in
direzione della Città degli Dei Liberatori.
Questo principio avrebbe dato luogo a un segreta istituzione tra gli iberici, della quale
parlerò molto successivamente, quella del Noyo e della Vraya, corpi di iniziati consacrati a
custodire sempre e dovunque la Pietra di Venus e aspettare la manifestazione del
Simbolo dell'Origine.
Fu così che i discendenti o alleati degli Atlanti bianchi, che eseguivano il passo nella
comprensione del serpente e la rappresentavano ora come la forma reale del rettile, ora
astrattamente con la forma della spirale, furono universalmente presi per adoratori dei
serpenti.Tale confusione fu impiegata malignamente per attribuire ai Guerrieri Saggiazioni
e intenzioni oscure, con questo proposito il Nemico associò il serpente con le idee che più
timore o ripugnanza causanonei popoli ignoranti della Terra: la notte, la luna, le forze
demoniache, tutto quello che è strisciante o sotterraneo, l'occulto,ecc. in questo modo,
mediante la volgarizzazione calunniosa e malintenzionata dei loro atti, giacché nessuno,
tranne gli iniziati conosceva l'esistenza della Pietra di Venus e del Segno dell'Origine, si
riuscì a incolpare i Guerrieri Saggi di Magia Nera, vale a dire, delle arti magiche più volgari
quelle praticate con il concorso delle passioni del corpo e dell'Anima: curioso paradosso!
Gli Iniziati del Ministero del Sangue Puro accusati di Magia Nera e umanità! Giustamente
Loroi quali, per comprendere il serpente, simbolo totale della conoscenza umana,
esistevano al di fuori dell'ambito umano.
Terzo Giorno
Il Patto Culturale sul quale gli Atlanti scuri basavano la loro alleanza, dal canto suo, era
essenzialmente differente dal Patto di Sangue. Quell'accordo si fondava sul sostegno
perpetuo di un Culto. Per maggior chiarezza, il fondamento dell'alleanza era costituito
dalla fedeltà indeterminabile a un Culto rivelato dagli Atlanti scuri; il Culto esigeva
l'adorazione incondizionata da parte dei membri dei popoli nativi verso un Dio e al
compimento della Sua Volontà, che si sarebbe manifestata attraverso i suoi
rappresentanti, la casta sacerdotale formata e istruita dagli Atlanti scuri. Non deve
interpretarsi con questo che gli Atlanti scuri iniziavano i popoli nativi al culto del loro
proprio Dio, infatti Essi affermavano di essere l'espressione terrestre di un Dio, che
era il Dio Creatore dell’Universo; essi, dicevano, erano consustanziali (che hanno una sola
e medesima natura e sostanza) con Dio e avevano un altro proposito da compiere sulla
Terra, a parte distruggere l'opera degli Atlanti bianchi: la missione consisteva nel creare
una grande civiltà dalla quale sarebbe nato, al Finale dei Tempi, un Popolo Eletto da Dio,
anch'esso consustanziale con Dio, al quale sarebbe stato concesso di regnare su tutti i
popoli della Terra;alcuni"Angeli", che i maledetti Atlanti bianchi denominavano "Dei
Traditori dello Spirito", appoggiavano, al contrario, il Popolo Eletto con tutto il loro Potere;
ma era scritto che quella Sinarchia non avrebbe potuto concretizzarsi senza l'espulsione
dalla Terra dei nemici della Creazioni, i quali osavano rivelare agli uomini i Piani di Dio, in
modo che essi si ribellassero e separassero dai Suoi progetti; sarebbe arrivata allora la
sostanziale battaglia Finale fra i Figli della Luce e i senza Figli delle Tenebre, vale a dire, a
quelli che adorasse Dio Creatore con il cuore e coloro i quali comprendessero il serpente
con la mente.Riassumendogli Atlanti scuri, che "erano l'espressione di Dio", non
proponevano se stessi come oggetto del Culto né esponevano ai popoli nativi la loro
concezione di Dio, la quale si sarebbe ridotta a una "Auto-visione" nella quale il Dio
Creatore sperimenta dalla sua manifestazione attraverso gli Atlanti scuri: in cambio,
rivelavano ai popoli nativi il Nome e l'Aspetto di alcuni Dei celestiali, che non erano altra
cosa che differenti Volti del Dio Creatore, altre manifestazioni di Lui in Cielo; gli astri del
firmamento e ogni tipo di corpo celeste visibile o invisibile, rappresentava questi Dei.A
seconda della particolare psicologia del popolo nativo, sarebbe stato, allora, il Dio rivelato:
ad alcuni, più primitivi, sarebbe stato mostrato Dio come il sole, la luna, un pianeta o una
stella o una determinata costellazione; ad altri, più evoluti, sarebbe stato detto che in
questo o in quell’astro risiedeva il Dio nel suo Culto. In questo caso, erano autorizzati a
rappresentare Dio mediante un feticcio o idolo che simboleggiasse il Volto occulto, quello
con il quale i sacerdoti lo percepivano nella Sua residenza astrale. In ogni caso, che Dio
fosse un astro, che esistesse dietro un astro, che si manifestasse nel mondo circostante,
nella Creazione intera, negli Atlanti scuri o qualunque altra casta sacerdotale, il
materialismo di somigliante concezione è evidente: nel poco tempo che si approfondisce il
nesso, risulterà evidente la materia, inserita sempre come estremo reale della Creazione,
se non come la sostanza stessa di Dio, costituendo il riferimento naturale degli Dei, il
supporto essenziale dell'esistenza Divina.
È innegabile che gli Atlanti scuri adoravano le Potenze della Materia infatti tutto quello che
per loro era sacro, quello per esempio che segnalavano ai popoli nativi del Culto, si
fondava sulla materia. In effetti, la santità che si otteneva dalla pratica sacerdotale
procedeva da un'inesorabile santificazione del corpo e dei corpi. E il Potere conseguente,
dimostrante la superiorità sacerdotale, consisteva nel dominio delle forze della natura o, in
ultima istanza, di forza. Tuttavia, le forze in campo non erano altro che manifestazioni
degli Dei: le forze emergevano dalla materia o si dirigevano a essa e la sua formazione è
equivalente alla sua deificazione. Cioè: il Vento, il Fuoco, il Lampo, la Luce, non potevano
essere altro che Dei o la Volontà degli Dei; il dominio delle forze era, così, una comunione
con gli Dei. Per questo la più alta santità sacerdotale, quella che si mostrava con il
dominio dell'Anima, fosse questa concessa come corpo o come forza, significava inoltre la
più spregevole sottomissione alle Potenze della Materia.
Il movimento degli astri denotava l'atto degli Dei: i Piani Divini si sviluppavano con tali
movimenti nei quali ogni ritmo, periodo o ciclo, aveva un significato decisivo per la vita
umana. Pertanto, gli Atlanti scuri divinizzavano il Tempo sotto forma di cicli astrali o
naturali e trasmettevano ai popoli nativi la credenza nelle Ere o nel Grande Anno: durante
un Grande Anno si concretizzava una parte del Piano che gli Dei avevano tracciato per
l'uomo, il suo destino terrestre. L'ultimo Grande Anno, che sarebbe durato circa 26.000
anni solari, sarebbe cominciato migliaia di anni prima quando il Cigno del Cielo si avvicinò
alla Terra e gli uomini di Atlantide videro discendere il dio Sanat: veniva per essere il Re
della Mondo, inviato dal Dio Sole Ton, il Padre degli Uomini, Colui che è Figlio del Dio
Cane Sin.Gli Atlanti scuri glorificavano il momento in cui Sanat arrivò sulla Terra
diffondevano fra i popoli nativi il Simbolo del Cigno come segnale di quel ricordo
primordiale: da lì in poi il Simbolo del Cigno e in seguito quello di qualunque uccello con
piede palmato, sarebbe stato considerato universalmente come l'evidenza del fatto che un
popolo nativo determinato avesse concordato il Patto Culturale; vale a dire che, anche se
il Dio al quale rendevano Culto i popoli nativi fosse differente, Beleno, Lug, Bran, Proteo,
ecc..., l'identificazione comune con il Simbolo del Cigno tradiva l'istituzione del Patto
Culturale. Successivamente, dopo la partenza degli Atlanti, la lite fra i popoli nativi si
simbolizzò come una lotta fra il Cigno e il Serpente, poiché il conflitto era fra i sostenitori
del Simbolo del Cigno e coloro i quali "comprendevano il Simbolo del Serpente";
naturalmente, il significato di questa allegoria fu conoscenza solamente degli Iniziati.
Il Dio Sanat si installò sul Trono degli Antichi Re del Mondo, esistente da milioni di anni
prima nel Palazzo Korn dell'Isola Bianca Gyg, conosciuta in seguito in Tibet come Chang
Shambalá o Dejung. Lì disponeva per governare del concorso di inconfutabili Anime,
poiché l'Isola Bianca si trovava nella Terra dei Morti: infatti, all'Isola Bianca solo arrivavano
le Anime dei Sacerdoti, di coloro i quali in tutte le Epoche avevano adorato il Dio Creatore.
Il Re del Mondo presiedeva una Fraternità Bianca o Fratellanza Bianca integrata dai
Sacerdoti più Santi, vivi o morti, e appoggiata nella sua azione sull'umanitàdal Potere di
quei misteriosi Angeli, iSeraphim Nephilim, che gli Atlanti bianchi denominavano Dei
Traditori dello Spirito dell’Uomo: d'accordo con gli Atlanti bianchi, i Seraphim
Nephilim,solo sarebbero stai 200, però il loro Potere era talmente grande, che
governavano su tutta la Gerarchia Occulta della Terra; contavano, per esercitare tale
Potere, sull'autorizzazione del Dio Creatore e i Sacerdoti e Iniziati del Patto Culturale
ubbidivano loro ciecamente, e formavano le file della "Gerarchia Occulta" o "Gerarchia
Bianca" della Terra.Riassumendo, a Chang Shambalà, sull'Isola Bianca, esisteva la
Fraternità Bianca, alla cui testa c'erano i SeraphimNephilim e il Re del Mondo.
Bisogna chiarire che il "biancore" nominatoin riferimento all'Isola Mansione del Re della
Mondo o alla Fraternità, non si riferiva a una qualità razziale dei suoi abitanti o integranti,
ma alla luminosità che invariabilmente essi possedevano rispetto al resto degli uomini. La
sostanziale Luce, in effetti, era la cosa più Divina, che fosse la luce interiore, visibile dagli
occhi dell'Anima o, la luce solare, che sosteneva la vita ed era percepita con i sensi del
corpo: e questa devozione mostrava, ulteriormente, il materialismo metafisico che
sostenevano gli Atlanti scuri. Secondo loro, nella misura in cui l'Anima evolveva e si
elevava in direzione del Dio Creatore, "aumentava la sua luce", cioè, aumentava la sua
idoneità per ricevere e dare luce, fino a convertirsi in luce pura: naturalmente questa luce
era una cosa creata da Dio, vale a dire, una cosa finita, il limite della perfezione
dell'Anima, limite che non sarebbe potuto essere superato senza contraddire i Piani di Dio,
senza cadere nell'eresia più abominevole. Gli Atlanti bianchi, contrariamente, affermavano
che nell'Origine, aldilà delle stelle, esisteva una Luce Increata che solo poteva essere
vista dallo Spirito: questa luce infinita era impercettibile per l'Anima. Eppure, anche se
invisibile, di fronte ad essa l'anima si sentiva come dinnanzi all'oscurità più impenetrabile,
un abisso infinito che lafaceva precipitare in un terrore incontrollabile: questa cosa si
doveva al fatto che la Luce Increata dello Spirito trasmetteva al anima l'intuizione
sulla morte eterna nella quale essa, come tutte le cose create, avrebbe terminato la
sua esistenza al finale di un super "Grande Anno" di manifestazione del Dio
creatore, una "Mahamanvantara".
In conclusione questo " biancore" della Fratellanza alla quale appartenevano gli Atlanti
scuri non proveniva dal colore della pelle dei loro integranti ma dalla "luce" delle loro
Anime: la Fratellanza Bianca non era razziale ma religiosa. Le loro fila erano formate solo
di Sacerdoti Iniziati, i quali occupavano sempre una "posizione giusta" d'accordo con la
loro devozione e obbedienza agli Dei.Il sangue dei vivi era per loro di valore relativo: se
con la sua purezza si poteva mantenereunito un popolo nativo alleato, allora bisognava
conservarla; però, se la protezione del Culto richiedeva la mescolanza di sangue con un
altro popolo, allora poteva degradarsi senza problemi. Il Culto sarebbe stato l'asse
dell'esistenza del popolo nativo e tutto sarebbe stato subordinato in importanza adesso;
tutto, alla fine, doveva essere sacrificato per il Culto: in primo luogo il Sangue Puro dei
popoli alleati agli Atlanti bianchi. Era parte della missione, un'obbligazione del Patto
Culturale: il Sangue Puro sparso rallegrava gli Dei ed Essi ne reclamavano l'offerta. Per
questo i Sacerdoti Iniziati dovevano essere Sacrificatori del Sangue Puro, dovevano
sterminare i Guerrieri Saggi o distruggere la loro eredità genetica, dovevano neutralizzare
il Patto di Sangue.
Fin qui ho descritto le principali caratteristiche dei due Patti. Non posso evitare di
impiegare concetti oscuri e poco abituali però dovrà comprendere, stimato dottore, che mi
manca il tempo necessario per entrare in maggiori dettagli, però, prima di continuare con
la storia del mio popolo e della mia famiglia, farò un commentario sulle conseguenze che
le alleanze con gli Atlanti portarono ai popoli nativi.
Se in qualcosa eccelsero nella Storia le caste sacerdotali formate dagli Atlanti scuri, a
parte il fanatismo e la crudeltà, fu nell'arte dell’inganno. Fecero, letteralmente, qualunque
sacrificio se questo contribuiva alla preservazione del Culto: il compimento della missione,
quest'Alto Proposito che avrebbe soddisfatto la Volontà degli Dei, giustificava tutti i mezzi
impiegati e li convertì in maestri dell'inganno. E allora non deve meravigliare il fatto che
molte volte simulassero di essere Re, o si facessero scudo dietro Re e Nobili, se esso
favoriva i loro piani; però questo non deve confondere nessuno: Re, Nobili o Signori, se i
loro atti miravano a mantenere un Culto, se professavano devota sottomissione agli Dei
delle Potenze della Materia, se versavano Sangue Puro o procuravano di degradarlo, se
perseguitavano i Saggi o affermavano l'eresia della Saggezza, indubbiamente si trattava
di Sacerdoti camuffati, anche se le loro funzioni sociali mostravano il contrario. Il principio
per stabilire l'affiliazione di un popolo alleato degli Atlanti consiste nell'opposizione fra il
Culto e la Saggezza: il sostegno di un Culto alle Potenze della Materia, a Dei che si
posizionano al di sopra dell'uomo e approvano la sua miserabile esistenza terrena, a Dei
Creatori o Determinatori del Destino dell'uomo, colloca automaticamente i suoi officiantinel
contesto del Patto Culturale, siano o no i Sacerdoti alla vista. Viceversa, gli Dei degli
Atlanti bianchi non richiedevano nessun Culto né Sacerdoti: parlavano direttamente nel
Sangue Puro dei Guerrieri ed essi, giustamente,all'ascoltare le Loro Voci, diventavano
Saggi. Essi non erano venuti per confinare l'uomo nella sua disprezzabile condizione di
schiavo sulla Terra ma a incitare lo Spirito umano alla ribellione contro il dio Creatore della
prigione materiale e a recuperare la libertà assoluta nell'Origine, al di là delle stelle. Qui
sarebbe sempre un servo della carne, un condannato al dolore e alla sofferenza della vita;
lì sarebbe il Dio che anteriormente era sempre stato, tanto potente quanto Tutti. E,
naturalmente, non ci sarebbe stata pace per lo Spirito se non avesse concretizzato il
Ritorno all'Origine, fintanto che non avesse riconquistato la libertà originale; lo Spirito era
uno straniero sulla Terra e prigioniero della Terra: salvo colui che si trovasse
addormentato, confuso, in uno smarrimento estremo, incantato dall'illusione del Grande
Inganno, sulla Terra lo Spirito solamente potrebbe manifestarsi, perpetuamente in guerra
contro le Potenze della Materia che lo mantengono prigioniero. Sì; la pace si trovava
nell'Origine: qui solo avrebbe potuto esserci guerra per lo Spirito risvegliato, cioè, per lo
Spirito Saggio; e la Saggezza solamente sarebbe potuto essere opposta a ogni tipo di
Culto che obbligasse l'uomo a mettersi in ginocchio di fronte a un Dio.
Gli Dei Liberatori non parlavano mai di pace, bensì di Guerra e Strategia: e allora la
Strategia consisteva nel mantenersi in uno stato di allerta e conservare la postazione
accordata con gli Atlanti bianchi, fino al giorno in cui il teatro delle operazioni della Guerra
Essenziale si spostasse nuovamente alla Terra. E questo non rappresentava la pace ma
la preparazione per la guerra. Compiere la missionedel Patto di Sangue di mantenere il
popolo in uno stato di allerta, esigeva certe tecniche, un modo di vita speciale che
permettesse loro di vivere come stranieri sulla Terra. Gli Atlanti bianchi avevano trasferito
ai popoli nativi un modo di vita somiglianteemolte di queste direttive sarebbero al giorno
d'oggi incomprensibili. In ogni modo, tratterò di esporre i principi più evidenti sui quali si
basava questo modo di vita per raggiungere gli obiettivi proposti: semplicemente si
trattava di tre concetti, il principio dell'Occupazione, il principio del Recinto, il principio
delleMura; completata da due concetti eredità della saggezza di Atlantide quali erano
l'Agricoltura e l'Allevamento.
In primo luogo, i popoli alleati degli Atlanti bianchi non avrebbero dovuto mai dimenticare il
principio dell'Occupazione del territorio e avrebbero dovuto prescindere definitivamente
dal principio della proprietà della terra, promosso dai sostenitori degli Atlanti scuri. In altre
parole, la terra abitata era terra occupata non terra propria; occupata a chi? Al Nemico,
alle Potenze della Materia. La convinzione di questa distinzione principale sarebbe bastata
per mantenere lo stato di allerta perché in questo modo il popolo sarebbe stato cosciente
che il nemico avrebbe tentato di recuperare il territorio con qualunque mezzo: sotto forma
di popoli nativi alleati con gli Atlanti scuri o sotto forma di un altro popolo invasore o come
avversità delle Forze della natura. Credere nella proprietà della terra, al contrario,
significava abbassare la guardia di fronte al Nemico, perdere lo stato di allerta e
soccombere di fronte al Suo Potere dell'Illusione.
Compreso e accettato il principio dell'Occupazione, i popoli nativi dovevano procedere, in
secondo termine, a recintare il territorio occupato o, perlomeno, a segnalare la sua area.
Perché? Perché il principio del Recinto avrebbe permesso separare il territorio occupato
dal territorio nemico: fuori dall'area occupata e recintata si estendeva il territorio del
Nemico. Solo allora, quando si disponeva di un'area occupata e recintata, si poteva
coltivare e far produrre la terra.
In effetti, con il modo di vita strategico ereditato dagli Atlanti bianchi, i popoli nativi erano
obbligati a operare secondo un ordine rigoroso, che nessun altro principio avrebbe
permesso alterare: in terzo luogo, dopo l'occupazione e il recinto, allora si poteva praticare
la coltivazione. La causa di questa rigorosità era la capitale importanza che gli Atlanti
bianchi attribuivano alla coltivazione come atto capace di liberare lo Spirito o di aumentare
la sua schiavitù nella Materia. La formula corretta era la seguente: se un popolo di Sangue
Puro realizzava la coltivazione sopra una terra occupata e non dimenticava in nessun
momento che il nemico era fuori in agguato, allora, dentro il recinto, sarebbe stato libero
di elevarsi fino allo Spirito e acquisire la Più Alta Saggezza. In caso contrario se si
coltivava la terra credendo nella sua proprietà, le Potenze della Materia sarebbero
emerse dalla Terra, si sarebbero impadronite dell'uomo e lo avrebbero integrato al
contesto, convertendolo in un oggetto degli Dei; di conseguenza, lo Spirito avrebbe
sofferto una caduta nella materia ancora più atroce, accompagnata dall'illusione più
nociva, infatti avrebbe creduto di essere "libero" nella sua proprietà, quando sarebbe stato
solo un pezzo dell'organismo creato dagli Dei. Chi avesse coltivato la terra, senza
occuparla e recintarla previamente e si fosse sentito il suo padrone o avesse desiderato
esserlo, sarebbe stato fagocitato dal contesto regionale e avrebbe sperimentato l'illusione
di appartenere a esso.La proprietà implica una doppia relazione, reciproca e inevitabile:
la proprietà appartiene al proprietario tanto quanto il proprietario appartiene alla proprietà;
è chiaro: non potrebbe esistere possesso senza una precedente appartenenza della
proprietà da possedere.In più, colui che si sentisse di appartenere alla terra rimarrebbe
indifeso di fronte al Potere dell'Illusione del Nemico: non si comporterebbe come uno
straniero sulla terra, come l'uomo spirituale che coltiva dentro il recinto strategico; infatti
pianterebbe Le sue radici e amerebbe la terra; crederebbe nella pace e desidererebbe
quest'illusione; si sentirebbe parte della natura e accetterebbe che tutto è Opera degli Dei;
si farebbe piccolo piccolo nel suo focolare e si meraviglierebbe della grandezza della
Creazione che lo circonda da tutte le parti; non concepirebbe mai un'uscita dalla
Creazione: piuttosto, un'idea tale lo farebbe sprofondare in un terrore senza nome,perché
in essa intuirebbe un'eresia abominevole, un'insubordinazione alla Volontà del Creatore
che potrebbe portargli castighi imprevedibili; si sarebbe sottomesso al Destino, alla
Volontà degli Dei che lo decidono e li avrebbe venerati per guadagnare il loro favore o per
placare le loro lire; sarebbe ammorbidito dalla paura e non avrebbe avuto le forze, non
tanto per opporsi agli Dei, ma neanche per lottare contro la parte animale e animica di se
stesso o per fare in modo che lo Spirito la dominasse e si trasformasse nel Signore di Se
Stesso; infine, crederebbe nella proprietà della terra però apparterrebbe alla terra e
compirebbeperfettamentecon le indicazioni dalla Strategia Nemica.
Il principio delle Mura era l'applicazione di fatto del principio delRecinto, la sua proiezione
reale. D'accordo con la Saggezza Litica degli Atlanti bianchi, esistevano molti Mondi nei
quali lo Spirito era prigioniero e in ognuno di essi il principio delle Mura esigeva differenti
concezioni: in un mondo fisico, la sua applicazione corretta conduceva alle Mura di
Pietra, la più effettiva recinzione strategica contro qualunque pressione del Nemico. Per
questo i popoli nativi che dovevano compiere la missione e partecipavano al Patto di
Sangue, erano istruiti dagli Atlanti bianchi nella costruzione delle mura di pietra come
ingrediente fondamentale del loro modo di vita: coloro i quali occupassero e recintassero
la terra per praticare la coltivazione, con il fine di mantenere la posizione di una delle
opere degli Atlanti bianchi, avrebbero dovuto innalzare anche mura di pietra. Inoltre,
l'elevazione delle mura non dipendeva solamente dalle caratteristiche della terra occupata
bensì dall'intervento nella sua costruzione dei principi segreti della Saggezza Litica,
principi della Strategia della Guerra Essenziale, principi che solamente gli Iniziati nel
Mistero del Sangue Puro, i Guerrieri Saggi, potevano conoscere. Si comprenderà meglio il
perché di questa condizione se dico che gli Atlanti bianchi consigliavano di "guardare con
un occhio alle mura con un altro in direzione dell’Origine", questo solo sarebbe stato
possibile se le mura fosseroorientate in alcun modo verso l'Origine.
Il principio per stabilire l'affiliazione di un popolo alleato degli Atlanti consiste
nell'opposizione fra il Culto e la Saggezza: quali sono gli indizi di fatto, le prove concrete,
cioè, quello che è più evidente per determinare se si tratta di Culto o di Saggezza? In tutti i
casi, bisogna osservare se esiste il Tempio o le Mura di Guerra: perché la pratica di un
Culto è indissolubilmente associata all'esistenza di un Tempio corrispondente: il Tempio è
il fondamento di fatto del Culto, il suo estremo materiale; e perché la pratica della
Saggezza si trova indissolubilmente associata all'esistenza delle Mura Strategiche: le
Mura di Guerra sono il fondamento di fatto del modo di vita strategico, il suo trono
materiale. Questo principio spiega il fatto per cui la Fraternità Bianca abbia sostenuto sulla
Terra, durante tutti i tempi storici, Comunità e Ordini Segreti specializzati nella costruzione
di Templi,che avrebbero collaborato strettamente con i Sacerdoti del Patto Culturale; e
spiega anche perché che i Signori di Agartha sostengano, attraverso la storia, gli Ordini di
Costruttori di Mura di Pietra, Ordini integrati esclusivamente dai discendenti bianchi degli
Atlanti bianchi, coloro i quali dominavano la Saggezza Litica e la Strategia della Guerra
Essenziale.
Quarto Giorno
Come abbiamo visto, è evidente che il modo di vita strategico solo poteva procedere da
un tipo di cultura estremamente austera. In effetti, i popoli del Patto di Sangue non si
distinsero mai per un valore culturale che non fosse l'abilità per la guerra. Questi popoli, al
principio, si comportavano come veri stranieri sulla terra: occupavano la regione nella
quale vivevano, a volte per un secolo, però sempre pensando di partire, sempre
preparandosi per la guerra, diffidando sempre della realtà del mondo e dimostrando
un'ostilità essenziale verso gli Dei estranei. Non deve sorprendere, perciò, che
fabbricassero pochi utensili e ancora meno oggetti di lusso; tuttavia, anche se scarse, le
cose erano perfezionate abbastanza per ricordare che si trattava di un popolo di
costruttori, dotati di abili artigiani; per comprovarlo non sarebbe bastato altro che
osservare la produzione delle armi, nella quale eccelsero sempre: queste sì, si
fabbricavano di quantità e qualità sempre crescente, essendo proverbiale il timore e il
rispetto causato da esse nei popoli del Patto Culturale che sperimentarono l'efficacia del
loro potere offensivo.
I popoli del Patto Culturale, contrariamente agli occupanti della terra, credevano nella
proprietà del suolo, amavano il mondo e si dedicavano al Culto degli Dei propiziatori: le
loro Culture erano sempre abbondanti nella produzione di utensili e articoli di lusso e
ornamentali.Tra loro si accettava che il lavoro della terra era disprezzabile per l'uomo,
anche se si praticava per obbligo: la loro miglior abilità era, in cambio, il commercio che
serviva per diffondere i loro oggetti culturali e imporre il Culto dei loro Dei. D'accordo alle
loro credenze, l'uomo doveva rassegnarsi alla sua sorte e cercare di vivere nel miglior
modo possibile in questo mondo: questa era la Volontà degli Dei, che non doveva essere
sfidata. E per compiacere questa volontà, la cosa corretta da fare era servire i suoi
rappresentanti sulla Terra, i Sacerdoti e i Re del Culto: i Sacerdoti trasmettevano al popolo
la Voce degli Dei e supplicavano gli Dei per la sorte del popolo; fermavano il braccio dei
Re troppo amanti della guerra e intercedevano per il popolo quando l'esecuzione delle
tasse diventava eccessiva; erano gli autori della legge e spesso distribuivano la giustizia;
che mali si sarebbero abbattuti sul popolo se i Sacerdoti non fossero stati lì per placare
l'ira degli Dei? D'altronde, secondo loro non era necessario cercare la Saggezza per
procedere culturalmente e raggiungere un alto grado di civiltà: bastava cercare la
perfezione della conoscenza, per esempio, bastava superare il valore utile di un utensile
per poi stilizzarlo fino a convertirlo in un oggetto artistico o di lusso. La Saggezza era
propria degli Dei e a essi irritava che l'uomo che invadesse il loro domini: l'uomo non
doveva sapere ma conoscere e perfezionare le cose conosciute, finché, al limite
dell'eccellenza della cosa, questa lo conducesse alla conoscenza di un'altra cosa
anch'essa da migliorare, moltiplicando in questo modo la quantità e qualità degli oggetti
culturali ed evolvendo verso forme sempre più complesse di Cultura e Civiltà. Grazie ai
Sacerdoti, perciò, che condannavano l'eresia della Saggezza,ma approvavano con
entusiasmo l'applicazione della conoscenza e la produzione di oggetti che rendessero più
piacevole la vita dell'uomo, le civiltà di costumi raffinati e lussi squisiti contrastavano
notevolmente con il modo di vita austero dei popoli del Patto di Sangue.
In principio questa differenza, che era logica, non causò nessun effetto nei popoli del Patto
di Sangue, sempre diffidenti da ciò che potesse debilitare il loro modo di vita guerriero:
una caduta si sarebbe prodotta, profetizzavano i Guerrieri Saggi, se avessero permesso
che le Culture straniere contaminassero i loro costumi. Questa certezza permise loro di
resistere durante molti secoli, mentre nel mondo crescevano e si estendevano le civiltà del
Patto Culturale. Nonostante tutto, con il correre dei secoli e per numerosi e diversi motivi, i
popoli del Patto di Sangue finirono per soccombere culturalmente di fronte ai popoli del
Patto Culturale. Senza entrare in dettagli, si può considerare che due furono le cause
principali di questo risultato. Da parte dei popoli del Patto di Sangue, una specie di fatica
collettiva indebolì la volontà guerriera: qualcosa di simile al sopore che per momenti suole
invadere le sentinelle durante un lungo turno di vigilanza; questa fatica, questo sopore,
questa debolezza indolente, li lasciò indifesi di fronte al Nemico. Da parte dei popoli del
Patto Culturale, invece, una diabolica Strategia, studiata e architettata dai Sacerdoti,
basata nello sfruttamento della Fatica di Guerra mediante la tentazione dell'illusione: così,
si tentarono i popoli del Patto di Sangue con l'illusione della pace, con l'illusione della
tregua, con l'illusione del progresso culturale, con l'illusione della comodità, del piacere,
del lusso, del comfort,ecc... Forse l'arma più effettiva fu la tentazione dell'amore delle belle
sacerdotesse, specialmente istruite per risvegliare le passioni addormentate dei Re
Guerrieri.
Con la tentazione dell'illusione, i Sacerdoti cercavano di far stringere alleanze tra i popoli
combattenti, firmare "trattati di pace" con il compimento di matrimoni fra membri della
nobiltà regnante; naturalmente visto che si trattava di incroci tra individui del miglior
lignaggio e della stessa Razza, spesso non avveniva la degradazione del Sangue Puro. A
cosa miravano, allora, i Sacerdoti con tali unioni? Dominare culturalmente i popoli del
Patto di Sangue. Essi avevano ben chiaro che il Sangue Puro, da solo, non sarebbe
bastato per mantenere la Saggezza se fosse mancata la volontà spirituale di essere libero
nell'Origine, volontà che si andava indebolendo a causa della Fatica di Guerra. La
Saggezza avrebbe reso libero lo Spirito nell'Origine e più potente del Dio Creatore; però in
questo mondo, dove lo Spirito fosse stato incatenato all’animale-uomo, il Culto del Dio
Creatore avrebbe concluso dominando la Saggezza, sotterrandola sotto un manto di
terrore e di odio. Una volta sottomessi culturalmente, i Sacerdoti avrebbero avuto tempo
per degenerare il Sangue Puro dei popoli del Patto di Sangue e per eseguire il loro Patto
Culturale, vale a dire, distruggere le opere degli Atlanti bianchi.
Nel mio popolo, dottor Siegnagel, le cose avvennero in questo modo. I Re, stanchi di
lottare e aspettare il ritorno degli Dei Liberatori, si lasciarono tentare dall'illusione della
pace che prometteva multipli vantaggi: se si fossero alleati ai popoli del Patto Culturale
avrebbero avuto accesso alla loro "avanzata" Cultura, avrebbero condiviso il loro costumi
raffinati, avrebbero goduto del lusso dei più diversi oggetti culturali, avrebbero vissuto in
case più comode,ecc... Le alleanze si sarebbero strette con matrimoni convenienti, legami
che avrebbero salvato la dignità dei Re e non li avrebbe obbligati a far cedere, all'inizio, la
Saggezza di fronte al Culto. Essi credevano, ingenuamente, che stavano accordando una
specie di tregua nella quale non avrebbero perso nulla e con la quale avrebbero avuto
molto da guadagnare: e questa credenza, questa cecità, questa pazzia, questa fatica
incomprensibile, questo sopore, questo incantesimo, fu la rovina del mio popolo e la
violazione più grande al Patto di Sangue con gli Atlanti bianchi, una Mancanza di Onore,
che pazzia! Credere che avrebbero potuto riunire in una sola mano il Culto e la Saggezza!
Il risultato, il disastro direi, fu rappresentato dal fatto che i Sacerdoti attraversarono le mura
e si installarono fra i Guerrieri Saggi; una volta dentro, cospirarono fino a imporre i loro
Culti e riuscirono a far dimenticare la Saggezza; e infine, si lanciarono avidamente al
riscatto delle Pietre di Venus, che rimisero prontamente alla Fraternità Bianca mediante
messaggeri che viaggiavano verso lontane regioni.Solo pochissimi Iniziati ebbero l'Onore
e il Valore di resistere a tanta spregevole mancanza di principio e disposero i mezzi per
proteggere la Pietra di Venus e quello che si ricordava della Saggezza.
Fra tali Iniziati, si trovava uno dei miei antichi antenati, il quale incastonò la Pietra di Venus
nella fodera di una spada di ferro: era quella un'arma di imponente bellezza e notevole
simbolismo; oltre a sostenere la Pietra di Venus,l'elsa si divideva verso l'alto in due bracci
laterali di ferro che proteggevano l'impugnatura e davano all'insieme la forma di un tridente
invertito; invece,l'impugnatura, era fatta di un osso bianco come l'avorio, arrotolato a
spirale, che si affermava con convinzione fosse appartenuto al corno del Bardo Unicorno,
animale mitico che rappresentava l'uomo spirituale; e anche il pomolo, di ferro come la
lama, possedeva un paio di bracci laterali elevati, che formavano un secondo tridente
invertito. Nel Medioevo, come si vedrà, alcuni Iniziati incisero nella lama l'iscrizione "honor
et mortis". Bene, quest'Iniziato stabilì la legge che quell'arma sarebbe appartenuta
solamente ai Re del lignaggio originale, ai discendenti degli Atlanti bianchi. Vani furono, in
questo caso, i tentativi che fecero generazioni di Sacerdoti per disfarsi della Spada
Saggia, chiamata così dal popolo: come vedrete, fu conservata fino a quando si trovò il
modo e poi, quando ciò non fu più possibile, si mantenne nascosta fino ai giorni di Lito di
Tharsis, l'antenato che venne in America nel 1534.
Lo ripeto: la pazzia di riunire in una sola Stirpe il Culto e la Saggezza causò un disastro
nei popoli del Patto di Sangue: l'interruzione della catena iniziatica. Successe così che
in un momento stabilito, Dei del Culto si imposero, si spense la Voce del Sangue Puro e
gli Iniziati persero la possibilità di ascoltare gli Dei Liberatori: la volontà di tornare
all'Origine si era indebolita già da tempo e adesso erano carenti di orientamento. Senza
la Voce e senza l'orientamento in direzione dell'Origine, già non esisteva Saggezza da
trasmettere, già non si sarebbe visto il Segno dell'Origine nella Pietra di Venus. Gli Iniziati
scoprirono, all'improvviso, che qualcosa si era interrotto fra loro e gli Dei Liberatori. E
compresero, molto tardi, che il futuro della missione e del Patto di Sangue sarebbe dipeso
come non mai dalla lotta fra il Culto e la Saggezza, ma da una lotta che da allora in avanti,
non si sarebbe sviluppata fuori, bensì dentro, nell'ambito del sangue. Che fecero gli iniziati
quando compresero questa realtà irreversibile, le tenebre che si abbattevano sullo Spirito,
per contro-arrestarla Quasi tutti operarono nello stesso modo. Partendo dal principio che
quello che esiste in questo mondo è solo una rozza imitazione delle cose del Mondo
Autentico e di fronte all'impossibilità di localizzare l'Origine e il cammino verso il Mondo
Autentico, scelsero di impiegare gli ultimi resti della Saggezza per plasmare nelle Stirpi di
Sangue più Pura una "missione familiare" consistente nella comprensione incosciente,
con il Segno dell'Origine, di un Archetipo. Bisogna notare la modestia di questo
obiettivo: gli Antichi Iniziati, i Guerrieri Saggi, erano capaci di "comprendere il serpente,
con il Segno dell'Origine"; e il serpente è un Simbolo che contiene Tutti gli archetipi
creati dal Dio dell'Universo, Simbolo che era compreso coscientemente con il Segno
Increato dell’Origine. Adesso gli Iniziati proponevano, e non rimanevano altre opzioni, che
ogni famiglia lavorasse "alla cieca" su un Archetipo creato, facendo in modo che il
Simbolo dell'origine presente nel sangue lo comprendesse casualmente, un giorno, e
rivelasse la Verità della Forma Increata.Riassumendo, dottor Siegnagel, a certe Stirpi,
nelle cui vene scorreva il sangue Divino degli Atlanti bianchi, si assegnò una missione
familiare, un obiettivo da raggiungere con il passo di innumerevoligenerazioni che
avrebbero ripetuto perpetuamente uno stesso dramma, girando intorno allo stesso
Archetipo. Come l'Alchimista mescola il piombo, i membri della famiglia eletta avrebbero
ripetuto immancabilmente le prove stabilite dagli antenati, fino a che uno di essi un giorno,
girando per un cerchio percorso 1000 volte sotto altri cieli, sarebbe riuscito a compiere la
missione familiare, purificando allora il suo sangue astrale. Si sarebbe prodotta così una
trasmutazione che gli avrebbe permesso risalire l'involuzione del Kaly Yuga o Età Oscura,
tornare all'Origine ed acquisire nuovamente la Saggezza.
È ovvio chiarire che la missione familiare sarebbe stata segreta e che attualmente è
sconosciuta ai membri delle Stirpi discendenti dagli Atlanti bianchi. La missione esigeva il
compimento di un disegno specifico il cui contenuto non avrebbe avuto relazione
necessaria con le mete ed obiettivi della comunità culturale alla quale apparteneva la
Stirpe eletta; incluso, a seconda dell'Epoca, il disegno sarebbe potuto risultare
incomprensibile o semplicemente scontrarsi contro i canoni culturali in voga. Però niente di
questo sarebbe importato perché la missione era plasmata nel sangue familiare,
nell'albero della Stirpe ed i rami discendenti si sarebbero inevitabilmente mossi in
direzione del disegno, in uno sforzo sovrumano incosciente per superare la caduta
spirituale. Naturalmente, il disegno specifico descriveva l'archetipo che bisognava
comprendere nel sangue, con il Simbolo dell'Origine, per trascenderlo ed arrivare fino alla
Forma Increata. Ad alcune famiglie, per esempio, si dette l’incarico di realizzare la
perfezione di una pietra, di un vegetale, di un animale, di un simbolo, di un colore, di un
suono, di una funzione organica determinata o di un istinto,ecc... La perfezione del
disegno previsto richiedeva di penetrare nella sua intima essenza fino a toccare i limiti
metafisici, vale a dire, fino a conformarsi alla forma perfetta dell'Archetipo creato: di
conseguenza, considerando che l'Archetipo creato è solo una semplice copia della Forma
Increata, sarebbe stato possibile orientarsi nuovamente in direzione dell'Origine se si
fosse compreso l'Archetipo con il Simbolo dell'Origine presente nel Sangue Puro; e lì
stava la Saggezza.
La missione familiare non culminava, perciò, con la semplice comprensione trascendente
dell'archetipo creato ma esigeva la sua ri-creazione spirituale. Partendo da una qualità
esistente nel mondo, si sarebbe tornati su di essa più e più volte, instancabilmente,
durante eoni, fino a penetrarne l'intima essenza per raggiungere la sua perfezione
archetipica: si sarebbe ri-creata, allora, la qualità nello Spirito e sarebbe stata compresa
con il Simbolo dell'Origine. Solo così sarebbe data la condizione di Esistenza per lo
Spirito, solo così lo Spirito sarebbe stato qualcosa di esistente al di là del creato: non
percependo l'illusione del creato ma ricreando la percezione nello Spirito e
comprendendolo con l’Increato. Al compiere in questo modo la missione familiare, il
sangue astrale, non l'emoglobina, si sarebbe purificato ed avrebbe reso possibile una
trasmutazione che è propria degli Iniziati Iperborei o Guerrieri Saggi, la quale trasforma
l'uomo in un super uomo immortale. Nel corso di questa via non evolutiva, i convocati, i
chiamati a compiere con la missione familiare, saranno capaci di creare "magicamente"
varie cose. Gli Iniziati nel Mistero del Sangue Puro ottengono, per esempio, un vino
magico, soma, haoma o amrita;dopo una distillazione millenaria del liquore designato,
questo è incorporato nel sangue, ri-creato, come un nettare della trasmutazione. Anche la
manipolazione del suono permette di raggiungere un'armonia superiore, una musica delle
alte sfere; lo Spirito, vibrando una nota unica, om, ricrea l'essenza ineffabile del logos, il
Verbo Creatore. Tanto quel nettare come questo tipo di suono, come altre forme
archetipiche somiglianti, possono essere ricreate nello Spirito e comprese attraverso il
Simbolo dell'Origine, comprese attraverso l’Increato, aprendo così le porte all'Origine ed
alla Saggezza.
La vostra famiglia, dottor Siegnagel, fu destinata a produrre un miele archetipico, un succo
dolce squisito. Fin da tempi remoti, i vostri antenati hanno lavorato tutte le forme dello
zucchero, dal collettivo fino alla raffinazione; dalla melassa più grossolana fino al miele più
eccellente. Un giorno finì il trattamento empirico e uno zucchero metafisico, cioè un
Archetipo, si aggiunse al sangue astrale della famiglia, dando inizio ad un lento processo
di raffinazione interiore che culmina in Voi. Oggi lo zucchero metafisico è stato regolato
alla perfezione archetipica e lo sforzo di migliaia di antenati si è condensato nella vostra
persona: la dolcezza cercata si trova nel suo Cuore. A Voi tocca dare l'ultimo passo
della trasmutazione, per ricreare questo zucchero archetipico nello Spirito e
comprenderlo con il Simbolo dell'Origine. Però non sono ioquello che deve parlarvi di
questo, infatti i vostri antenati si presenteranno un giorno, tutti insieme, e vi reclameranno
il compimento della missione.
Quinto Giorno
Adesso, dopo averle comunicato questi imprescindibili antecedenti, entrerò nel pieno della
storia della mia famiglia, dottor Siegnagel. La medesima che, come ho anticipato,
discende direttamente dagli Atlanti bianchi e, chiaramente, dagli Antichi Divini Iperborei.
Migliaia di anni fa, anche gli iberici furono vittima di questa Fatica di Guerra che stava
causando una amnesia generalizzata tra i discendenti degli Atlanti bianchi. In principio
ammorbidì l'austerità dei costumi e permise che le abitudini urbane dei popoli del Patto
Culturale si confondessero con il modo di vita strategico: quella penetrazione culturale
ebbe un'incidenza decisiva nella demoralizzazione del popolo, nella perdita della suo stato
di allerta guerriera. In seguito si strinsero le alleanze di sangue che, insieme all'inganno
che soffrivano gli ultimi Guerrieri Saggi, resero concreta l'illusione della pace, della
ricchezza, della comodità, del progresso ecc. Logicamente, insieme ai Principi e alle
Principesse dei popoli del Patto Culturale, giunsero i Sacerdoti ad imporre i loro Culti agli
Dei Traditori ed alle Potenze della Materia. I Guerrieri persero così la loro spiritualità,
conobbero il timore e specularono sul valore della vita: sarebbero stati ancora capaci di
combattere, però solo fino al limite della paura, come gli animali; e, naturalmente, si
sarebbero resi "timorosi degli Dei", rispettosi della loro Volontà Suprema, che nessuno
avrebbe osato sfidare; già non avrebbero alzato gli occhidalla vista della terra,
néavrebbero cercato l'Origine. D'ora in poi solamente gli Eroi sarebbero stati protagonisti
di quelle gesta che i guerrieri adesso non osavano realizzare: che triste luogo d'eccezione
quello riservato agli Eroi, quando ai tempi degli Atlanti bianchi tutta la Razza era una
comunità di Eroi.
Il trionfo del Culto causò l'oblio della Saggezza. Lo Spirito si stava addormentando nel
Sangue Puro e solo quei Guerrieri Saggi che ancora conservavano un resto di lucidità si
affidarono al ricorso disperato di plasmare la "missione familiare". Nel caso della nostra
Stirpe, dottor Siegnagel, la pazzia di riunire in una sola mano il Culto e la Saggezza
condusse i miei antenati ad una demenziale proposta: stabilirono, come disegno della
missione familiare,la perfezione del Culto. Voglio dire che la cosa da perfezionare non
sarebbe stata per noi una semplice qualità, come il colore o il suono, ma il proprio Culto
imposto dai Sacerdoti, il Culto ad una divinità rivelata dagli Atlanti scuri. E mi riferisco
precisamente a Belisana, la Dea del Fuoco. Ma, ogni Culto è la descrizione di un
Archetipo: la missione familiare esigeva, infatti, il demenziale obiettivo di perfezionare il
Culto fino ad avvicinarlo al suo Archetipo, quello che, quindi,era una Dea, un AspettoVolto del Dio Creatore; e, come culminazione si ordinava ri-creare nello Spirito questo
Archetipo, questa Dea e comprenderlo con il Simbolo Increato dell'Origine: quello era
come pretendere che lo Spirito di un membro discendente dal lignaggio familiare
contenesse un giorno il Dio Creatore e l'Universo intero, per comprenderlo in seguito con il
Simbolo della Origine! In altre parole, quello era come esigere, finalmente, la Più Alta
Saggezza, il compimento del mandato degli Atlanti bianchi: comprendere il serpente,
con il Simbolo dell'Origine!
Non posso assicurarvi che questa proposta allucinante sia stata il prodotto della pazzia dei
miei antenati o abbia ubbidito ad una ispirazione superiore, a una sollecitudine che gli Dei
Liberatori fecero alla Stirpe: forseEssi sapevano dal principio che uno dei nostri sarebbe
riuscito a compiere la missione familiare e si sarebbe risvegliato, come Guerriero Saggio,
nel momento giusto in cui si fosse liberata, sulla Terra, la Battaglia Finale. Perché, se
scartiamo un atto di pazzia dei Guerrieri Saggi e accettiamo che operarono con piena
coscienza su quello che supponevano di raggiungere, non si spiega l'estrema difficoltà di
una simile missione a meno che il suo compimento contribuisse alla Strategia della Guerra
Essenziale e contasse nell'aiuto e nella guida invisibile degli Dei Liberatori. Forse, allora,
gli Dei Liberatori volevano contare durante la Battaglia Finale su Iniziati capaci di
affrontarsi faccia a faccia con loro ed avessero deciso di dotare certi lignaggi, come il mio,
dello strumento adeguato per quello scopo, cioè, della comprensione dell'Archetipo
degli Dei. Questa necessità si capisce per mezzo di un antica idea che gli Atlanti bianchi
trasmisero ai Guerrieri Saggi del mio popolo: d'accordo a questa rivelazione, gli Dei
Liberatori erano Spiriti Increati che esistevano liberamente al di fuori di ogni volontà
materiale; però gli Spiriti incatenati alla Materia, nell'uomo-animale, avevano smarrito
l'Origine, e con quello, la capacità di percepire l’Increato: potevano solo relazionarsi con il
creato, con le forme archetipiche; per questo gli Dei Liberatori erano soliti impiegare
"come vestito" alcuni Archetipi di Dei per manifestarsi agli uomini: naturalmente, certe
manifestazioni avrebbero avuto luogo solamente di fronte agli Iniziati Iperborei, perché
solamente gli Iniziati sarebbero stati capaci di trascendere "il vestito", le forme degli
Archetipi creati e resistere "Faccia a Faccia" di fronte alle Presenze Terribili degli Dei
Liberatori. Stando così, forse Essi avevano voluto che un Iniziato della mia Stirpe
arrivasse un giorno, presumibilmente durante la Battaglia Finale, a mettersi in contatto con
la Dea Iperborea che è solita manifestarsi attraverso Belisana, quella che gli Atlanti
bianchi chiamano Frya e gli Antichi Iperborei Lillith.
Qualunque fosse il caso, per pazzia o per ispirazione Divina, di sicuro il disegno di quella
missione determinò che la nostra famiglia si consacrasse con ardore alla perfezione del
Culto della Dea Belisana. Sicuramente questa dedizione così speciale alla pratica di un
Culto sarebbe stata la nostra salvezza infatti, durante molte generazioni si credette che il
nostro era un lignaggio di Sacerdoti: in verità, i primi discendenti della missione familiare
non si sarebbero distinti molto dai più fanatici Sacerdoti adoratori del Fuoco. Tuttavia, con
il passare delle generazioni, nacquero membri che penetrarono molto di più nell'essenza
dell'igneo.
La Dea Belisana era rappresentata, nel Culto primitivo, dalla Fiamma di una Lampada
Perenne degli Atlanti scuri. Le Lampade Perenni le avevano cedute i Sacerdoti per
sigillare le alleanze di sangue fra i membri del popolo del Patto Culturale e del Patto di
Sangue, e, come il mezzo magico sicuro per imporre il Culto sopra la Saggezza. In questo
modo, tra gli iberici del mio popolo, un Guerriero Saggio contrasse l'unione con una
principessa iberica, che era anche Sacerdotessa della Culto alla Dea Belisana e ricevette
come dote quella lampada con la Fiamma che non si spegneva mai. Assurdamente, la mia
famiglia possedette allora la Spada Saggia, con la Pietra di Venus degli Atlanti bianchi e la
Lampada Perenne, con la Fiamma degli Atlanti scuri. La Spada Saggia invece, non
avrebbe ancora svolto il suo ruolo: era solo gelosamente conservata, per tradizione
familiare, poiché era stata persa la facoltà di vedere il Segno dell'Origine sopra la Pietra di
Venus. In cambio alla Lampada Perenne, al Culto della Fiamma Sacra, si offriva tutta
l'attenzione. Così, ci furono discendenti che riuscirono a perfezionare la Divina Fiamma,
approssimandola ogni volta di più all'archetipo igneo della Dea. Ci furono anche
discendenti che riuscirono ad isolare ed apprendere l'essenza dell'igneo, incorporando
l'Archetipo del Fuoco nel sangue familiare. Quando questa cosa successe, alcuni antenati,
prudentemente, abbandonarono il Culto della Fiamma e si ritirarono in un Feudo nel Sud
della Spagna. Lasciarono la Lampada Perenne ai familiari restanti, i quali erano incapaci
di abbandonare il Culto e conservarono la Spada Saggia, che per questi ultimi non
significava nulla. Naturalmente, coloro i quali rimasero in custodia della Lampada Perenne
continuarono ad essere Re o Sacerdoti perché il popolo era completamente dedicato al
Culto della Dea Belisana: quelli che si ritirarono, i miei antenati diretti, dovettero cedere in
cambio tutti i loro diritti sulla successione reale. Mantennero comunque, qualche potere
come Signori della Casa di Tharsis, vicino a Huelva, in Andalusia.
Fu allora che adottarono il Barbo Unicorno come simbolo della Casa di Tharsis. In
principio, rappresentavano quel pesce mitico sui loro scudi o nei blasoni primitivi, però nel
Medioevo, come si vedrà, fu incorporato allo scudod'armi araldico di famiglia. Il barbo
Cavaliere, barbus eques, è il più conosciuto nei fiumi di Spagna, specialmente nell'Odiel
che scorreva a pochi metri da Tharsis; il pesce riceve questo nome dovuto a quattro
barbette che ha sulla mandibola inferiore, che è molto prominente. Quindi, il barbo al
quale si riferivano i Signori di Tharsis era un pesce provvisto di un corno frontale e cinque
barbette. Il mito che giustificava il simbolo affermava che il barbo, in movimento nel fiume
Odiel, era paragonabile all'Anima che transitava per il Tempo trascendente della Vita: una
rappresentazione del animale-uomo. Però i discendenti degli Atlanti bianchi non erano
come l'animale-uomo, infatti possedevano uno Spirito Increato incatenato in un’Anima
creata: allora il barbo non li rappresentava concretamente. Da lì l'aggiunta del corno a
spirale, che corrispondeva allo strumento impiegato dagli Dei Traditori per incatenare lo
Spirito Increato, vale a dire, alla Chiave Kalachakra; naturalmente, lo Spirito Increato non
era rappresentabile, e per questo si insinuava lasciando incompiuta, nelle
rappresentazioni del barbo unicorno, la punta del corno: più in là del corno, a una distanza
infinita, si trovava lo Spirito Increato, assurdamente relazionato con la Materia Creata. E la
barba del barbo, chiaramente, significava l'eredità di Navutan , il numero di Venus.
Naturalmente, i Signori di Tharsis proseguirono praticando il Culto a Belisana poiché, fino
a Lito di Tharsis, non ci fu nessuno che riuscì a comprendere la missione familiare e,
inoltre, poiché esso fu stabilito e sanzionato dalle leggi del mio popolo. In più, l'obiettivo
segreto della missione familiare spingeva inesorabilmente i suoi partecipanti a ricreare
spiritualmente l'Archetipo igneo e questo li contrassegnò con un'impronta inequivocabile:
acquisirono la fama di essere una famiglia di mistici e di avventurieri, e a volte di pazzi
pericolosi. E qualcosa di verità c'era in certe favole infatti quel Fuoco nel sangue, al
principio senza controllo, causava gli estremi più intensi della violenza e della passione: ci
fu chi sperimentò nella sua vita l'odio più terribile e l'amore più sublime che umanamente
si possa concepire; e tutta questa esperienza si condensava e sintetizzava nell'Albero del
sangue e si trasmetteva geneticamente agli eredi della Stirpe. Con il tempo, le tendenze
estreme si separarono e sorsero periodicamente Signori che erano puro Amore o puro
Valore vale a dire, grandi "Mistici" e grandi "Guerrieri". Fra i primi, c'erano coloro che
assicuravano che l'Antica Dea "si era installata nel loro cuore" e che la sua Fiamma "li
accendeva in un'estasi di Amore"; tra i secondi, c'erano quelli che, contrariamente,
affermavano che "Essa aveva Gelato loro il cuore", aveva infuso in esso tale Valore che
adesso erano duri tanto "quanto le rocce di Tharsis". Anche le Dame intervenivano in
questa selezione: esse sentivano il Fuoco del sangue come un Dio, che identificavano
come Beleno, "lo sposo di Belisana", in realtà questo Beleno, Dio del Fuoco che i greci
conoscevano come Apollo, l'Iperboreo, era un Archetipo igneo impiegato fin dai giorni di
Atlantide dal più potente degli Dei Liberatori come "vestito" per manifestarsi agli uomini: mi
riferisco al Grande Capo degli Spiriti Iperborei, Lucifer, "colui che sfida con il Potere della
Saggezza il Potere dell'Illusione del Dio Creatore", l'Inviato del Dio Inconoscibile,
l'autentico Kristos della Luce Increata.
Mancava, infatti, che dalla Stirpe dei Signori di Tharsis nascesse il germoglio che avrebbe
compiuto la missione familiare, colui che ricreasse nello Spirito il Fuoco degli Dei e lo
comprendesse con il Simbolo dell'origine. Vi anticipo, dottor Siegnagel, che ci furono
solamente due che ebbero questa possibilità ad un livello eminente: Lito di Tharsis, nel
secolo XVI, e mio figlio Noyo nell'attualità. Però, andiamo in questa direzione passo per
passo.
Sesto Giorno
I Golen
La serra Catochar fu sempre ricca d'oro e d'argento. Mentre il mio popolo era forte nella
penisola iberica, questa ricchezza permise ai Signori di Tharsis di vivere con grande
splendore. Il modo di vita strategico era stato dimenticato migliaia di anni prima di
acquisire i diritti di quel Feudo e non si "occupava" più la terra per praticare la coltivazione
magica: in quest'Epoca, si credeva nella proprietà della terra e nel potere dell'oro. I Signori
di Tharsis, con il loro oro e il loro argento, compravano ai contadini la metà del loro
raccolto: l'altra metà, meno il necessario per sussistere, corrispondeva come è logico ai
Signori di Tharsis per essere i "proprietari" della terra. E quello che avanzava di quelle
provviste, insieme all'oro ed all'argento che abbondavano, finiva nei porti di Huelva, che
allora si chiamava Onuba, per convertirsi nelle mercanzie delle specie più diverse.
I fenici, discendenti della Razza rossa di Atlantide, si contavano tra i popoli che aderirono
inizialmente al Patto Culturale. In passato erano stati nemici giurati degli iberici: solamente
100 anni prima che la mia famiglia arrivasse al Feudo di Tharsis, i Fenici mantenevano
occupata la cittadella di "Tarshish”, che era posizionata vicino alla confluenza dei fiumi
Tinto ed Odiel. Finalmente dopo una breve ma cruenta guerra, il mio popolo recuperò la
cittadella, anche se condizionata dal trattato di pace che permetteva il libero commercio
degli uomini Rossi. Da Tarshish fino ad Onuba, con piccoli trasporti fluviali o con
carovane, e da Onuba fino al Medio Oriente con barche di alto mare, i Fenici
monopolizzavano il traffico di mercanzie poiché la presenza di mercanti procedenti da altri
popoli era incomparabilmente minore. Senza giudicare qui l'impatto culturale che quel
transito commerciale causava nei costumi della mia gente, è certo che i Signori di Tharsis
governavano un paese tranquillo, che stava diventando famoso per la sua ricchezza e
prosperità.
Però successe che quella pace illusoria improvvisamente fu sconvolta; e non
precisamente, come potrebbe dedursi da un'osservazione superficiale, a causadell'oro di
Tharsis per aver risvegliato la cupidigia dei popoli stranieri e conquistatori. Tale cupidigia
esistette, e di conquistatori e invasori ce ne furono molti, ma ripeto, il motivo principale di
tutti i problemi, e finalmente della rovina della Casa di Tharsis, fu l'arrivo dei Golen.
Dal secolo VIII prima di Gesù Cristo, approssimativamente dal momento in cui Sargón, il
Re di Assiria, distrusse il Regno di Israele, cominciarono ad apparire i Golen nella penisola
iberica. Al principio giungevanoinsieme ai commercianti Fenici e sbarcavano in tutti i porti
del Mediterraneo, però in seguito si notò che avanzavano anche per terra, al passo di un
popolo scitico(scita)che era stato dominato in Asia Minore. Questo popolo, che era della
nostra stessa Razza, attraversò l'Europa da Est a Ovest e giunse in Spagna due secoli
dopo, quando l'opera distruttiva dei maledetti Golen era abbastanza avanzata. I Golen, da
parte loro, mostravano chiaramente di appartenere ad un'altra Razza, cosa che essi
confermavano con orgoglio: erano membri, si vantavano, del Popolo Eletto dal Dio
Creatore per regnare sulla Terra. I loro maestri erano stati i Sacerdoti egizi e venivano,
pertanto, in rappresentanza degli Atlanti scuri. Tutti i popoli nativi della penisola, anche
quello che arrivò in seguito con i Golen, non ricordavano ormai il modo di vita strategico ed
erano in balia di Sacerdoti di distinti Culti: la missione dei Golen consisteva, giustamente,
nel dimostrare la loro autorità sacerdotale e unificare i Culti. Per quello disponevano di
diabolici poteri, che ricordavano senza dubbio gli Atlanti scuri ed una crudeltà senza limiti.
Commercio fra Iberici e Fenici
Il Dio Creatore e le Potenze della Materia li inviavano per riaffermare il Patto Culturale. I
tempi erano maturi perché l'uomo ricevesse una nuova rivelazione, una conoscenza che
avrebbe portato più pace, progresso e civiltà di quella raggiunta fino a quel momento dai
popoli del Patto Culturale, un'idea che un giorno avrebbe reso questi beni permanenti e
avrebbe avuto fine per sempre il male e la guerra: questa rivelazione, questa conoscenza,
quest'idea, si sintetizzava nel seguente concetto: l'unicità di Dio di fronte alla
molteplicità dei Culti. I Golen, in effetti, erano venuti per illuminarei popoli ed i Sacerdoti
di tutti i Culti sulla molteplicità dei Volti (aspetti) di Dio e la necessaria unità che esso
mantiene nel proprio ambito; questa era la formula: "in cima a tutte le cose c'erano gli Dei
ed in cima a tutti gli Dei c'era L'Uno". Per questo essi non pretendevano di rimpiazzare gli
Dei, né cambiare il loro Nomi e neanche alterare la forma dei Culti: "è naturale, dicevano,
che Dio possegga molti Nomi dal momento che Egli esibisce molti Volti; è comprensibile,
anche, che esistano vari Culti per adorare i distinti Volti di Dio; niente di questo offende
Dio, niente di tutto questo questiona la sua unità; però dove L'Uno si mostrerà inflessibile
con l'uomo, dove non accetterà scuse, dove poserà i suoi Mille Occhi Giustizieri, sarà sul
sacrificio del Culto". Perché, qualunque fosse la forma di Culto, "il Sacrificio è Uno", vale
a dire, il Sacrificio come parte dell’Uno.
D'accordo con questa nuova rivelazione, l'unità del Dio Creatore si realizzava nel
Sacrificio rituale; e l'adorazione del Dio Creatore, per tutti i tipi di Culto, si dimostrava
attraverso il Sacrificio rituale. Oh dottore, nonostante oggi giorno questi Culti sembrino
così lontani nel tempo, non posso pensare senza rabbrividire di orrore alle migliaia e
migliaia di vittime umane causate da quella scoperta dei Golen.
Devo riferirmi adesso ad un aspetto scabroso della condotta dei Golen. Forse la chiave sta
nel fatto che consideravano il Dio Creatore, nella sua unità assoluta, come maschile.
L'Uno, in effetti, era un dio maschio e non esisteva niente più in alto o più in basso di Lui
che equilibrasse o neutralizzasse quella polarità. Ammettevano una relativa androginia
cosmica fino a un certo livello, popolato da Dei e Dee dovutamente accoppiati; però sulla
cima, come Creatore e Signore dei restanti Dei, c'era L'Uno, che non era né androgino né
neutro, bensì maschile. L'Uno non ammetteva Dee al suo lato infatti bastava a se stesso
per esistere: era un dio maschile solitario. Con una concezione talmente aberrante, non
deve sorprendere che anche i Golen fossero uomini solitari. Eppure, anche se la chiave
della loro condotta fosse questa, non deve essere tanto facile derivare da essa il principio
che li portava a praticare fra loro l'onanismo e la sodomia rituale.
A causa della loro abitudine di abitare nei boschi, lontano dal popolo e delle loro pratiche
depravate, molti credevano che i Golen procedessero da Frigia, dove esisteva un Culto
antichissimo all'Ape maschio Bute, che era anch'esso praticato da Sacerdoti sodomiti: lì i
Sacerdoti si castravano volontariamente e il tempio era protetto da una corte di eunuchi.
Altri supponevano che procedessero dall'India, dove era conosciuto fin dall'antichità un
Culto di adoratori del fallo. Però i Golen non procedevano né da Frigia né dall'India bensì
dallaNazione di Canaan e non praticavano la castrazione né l'adorazione del fallo ma la
sodomia semplice e piena: avevano eliminato la donna nello stesso modo in cui il loro Dio
aveva spodestato tutte le Dee; conducevano una vita solitaria, spesso esente di piaceri,
tranne la sodomia rituale, che rappresentava l'Autosufficienza di Lui.
Logicamente, anche se i Golen erano estremamente tolleranti verso la forma del Culto,
l'unica cosa sulla quale non transigevano era in quella concernente l'unità di Dio
nelSacrificio, si capisce che manifestassero predilezione verso i popoli i cui Culti si
personificavano in Dei maschi e un certo disprezzo per quelli che adoravano delle Dee. In
un tempo molto breve questa attitudine di indifferenza o disprezzo, quando non di franco
rigetto, che i Golen dispensavano alle Dee, sarebbe entrata in collisione con la forma così
particolare che aveva acquisito nel mio popolo iberico il Culto di Belisana.
Però essi contavano, certamente, sull'appoggio delle Potenze della Materia. In altro modo
non si spiegherebbe il loro successo, infatti in relativamente poco tempo, riuscirono a
dominare i popoli della Spagna, e, anche, quelli dell’Hibernia, Britannia, Armonica e della
Gallia. Nonostante il crescente potere dei Golen, la loro sinistra dottrina non avrebbe
causato nessun danno ai Signori di Tharsis, sempre disposti ad accettare tutto quello che
avesse contribuito a perfezionare la pratica del Culto. Non furono i Sacrifici all'Uno quelli
che determinarono la sorte della mia famiglia ma un'altra attività che i Golen realizzavano
con grande energia: procuravano, con tutti i mezzi,difareseguire la seconda parte del
Patto Culturale. Cioè, anche se non era più necessario fare la guerra con i popoli del Patto
di Sangue, visto che erano stati sconfitti culturalmente, permanevano intatte molte opere
megalitiche degli Atlanti bianchi e questo costituiva "un peccato che reclamava il Cielo". "I
popoli del Patto Culturale mancarono al loro compromesso con gli Dei e questa colpa
sarebbe stata castigata severamente"; tuttavia, e per loro fortuna, esisteva una soluzione:
praticare il Sacrificio con il massimo rigore e assecondare i Golen nel compimento della
missione. In altre parole, i popoli nativi dovevano adesso consacrarsi al Sacrificio,
sacrificarsi e sacrificare e, come ricompensa, i Golen li avrebbero liberati dal castigo
Divino realizzando essi stessi la distruzione delle opere megalitiche o la loro
neutralizzazione. Questo sarebbe stato tutto, se non fosse stato che gli Dei avevano dato
un avvertimento e chi non l'avesse ascoltato avrebbe rischiato di essere distrutto senza
pietà come lezione per il resto degli uomini: quello che non sarebbe stato perdonato in
nessuna maniera da lì in avanti, poiché la Pazienza degli Dei era finita, era il ricordo del
Patto di Sangue e la ricerca della Saggezza. Questo era ciò che era proibito, quello che
era abominevole agli occhi degli Dei. Però la cosa più proibita e la più abominevole, un
peccato irrimediabile, era senza dubbio il voler conservare la Pietra di Venus. Colui che
non avesse consegnato volontariamente ai Sacerdoti del Culto, o ai Golen, la Pietra di
Venus, avrebbe sofferto la condanna allo sterminio, cioè, avrebbe pagato con la
distruzione di tutto il suo lignaggio, con l'annichilimento di tutti i membri della Stirpe. Inoltre
bisogna dire che i Golen entrano in possesso velocemente di quasi tutte le Pietre che
ancora rimanevano in mano dei popoli nativi. A differenza dei Sacerdoti del Culto, essi
solo rimettevano alcune pietre alla Fratellanza Bianca: altre le riservavano da utilizzare in
atti di magia, infatti si vantavano di conoscere i loro segreti e di poterle impiegare in favore
dei loro piani; e queste le denominavano, spregiativamente, uova di serpente.I Signori di
Tharsis, chiaramente, non confidarono mai nei Golen né si spaventarono per le loro
minacce. Però la Spada Saggia era una realtà che era divenuta una leggenda popolare e
che non si poteva negare facilmente: i Golen sospettarono fin dal principio che in
quest'arma esistesse il segreto di un vestigio del Patto di Sangue. Visto che i Signori di
Tharsis non accettavanodi consegnarla volontariamente e che, non poteva essere
comprata a nessun prezzo, decisero di applicare contro di essi tutte le risorse della loro
magia, i diabolici poteri dei quali li avevano dotati le Potenze della Materia. E qui la
sorpresa dei Golen fu grandissima infatti verificarono che quei poteri non potevano niente
contro il Fuoco demenziale che accendeva il sangue dei Signori di Tharsis. La pazzia,
mistica o guerriera, che li distingueva come uomini imprevedibili e indomiti, li situava
inoltre fuori dalla portata delle congiure magiche dei Golen. Non rimaneva ad essi altra
alternativa, d'accordo ai loro piani demoniaci, che impossessarsi con la forza della Spada
Saggia e sommettere la Casa di Tharsis alla pena dellosterminio.
Questo fu, dottor Siegnagel, il vero motivo del continuo stato di guerra nel quale dovettero
vivere da lì in avanti i Signori di Tharsis, che significò la perdita definitiva dell'illusoria
sovranità goduta fino ad allora e non la "cupidigia", che i popoli stranieri e conquistatori
avrebbero potuto alimentare sulle loro ricchezze. Al contrario, non esisteva in tutto il globo
un Re, Signore o semplice avventuriero di guerra, al quale i Golen non avessero provato a
illudere con la conquista di Tharsis, con il favoloso bottino in oro e argento che avrebbe
guadagnato colui che avesse compiuto l'impresa. E furono le loro macchinazioni quelle
che causarono il costante assedio di banditi e pirati. Finchépoterono, i Signori di Tharsis
resistettero alla pressione valendosi dei propri mezzi, vale a dire, con l'aiuto dei guerrieri
del mio popolo. Però quando questo ormai non fu più possibile, specialmente quando si
resero conto che i Fenici di Tiro stavano concentrando un potente esercito mercenario alle
Baleari per invadere e colonizzare Tharsis, non ebbero altra uscita che accettare l'aiuto,
naturalmente interessato, di un popolo straniero. In questo caso chiesero aiuto a Lidia,
una Nazione pelasgica del Mar Egeo, formata da esperti naviganti le cui barche di alto
mare attraccavano ad Onuba due o tre volte all'anno per commerciare con il popolo di
Tharsis: avevano il difetto di essere anche loro mercanti e produttori di mercanzie
superflue ed erano abituati a pratiche ed abitudini molto più "avanzate culturalmente" dei
"primitivi" iberici; però, in compenso, esibivano l'importante qualità di essere della nostra
stessa Razza e dimostravano un'innegabile abilità nella guerra.
La Storia ha conosciuto come "pelasgici" un insieme di popoli localizzati in distinte regioni
della costa mediterranea e Tirrena, della penisola egea e dell'Asia minore. Così che, per
trovare un'origine comune in tutti questi popoli, bisogna tornare indietro al Principio della
Storia, ai tempi successivi alla catastrofe Atlante, quando gli Atlanti bianchi istituirono il
Patto di Sangue con i nativi della penisola iberica. In verità, allora esisteva solo un popolo
nativo, che fu separato, d'accordo alle leggi dell'esogamia atlante, in tre grandi gruppi:
quello degli iberici, quello dei vaski (vaschi) e quello che in seguito sarebbe stato dei
pelasgici. A sua volta, ognuno di questi grandi gruppi si divideva internamente in tre, in
tutte le organizzazioni sociali tribali dei villaggi, città e Regni. Quel popolo unico sarebbe
stato conosciuto in seguito alla partenza degli Atlanti bianchi come Virtrionio Vrtrioni,
cioè, allevatori; però il Nome col tempo si convertì in Vitrioni, Vetrioni, e, per influenza di
altri popoli, specialmente dei Fenici, in Verionio Gerioni. Il "Gigante Gerione", con un paio
di gambe, cioè con una sola base razziale, però diviso in tre dalla cintura in su, ossia, con
tre corpi e tre teste, derivato da un antico Mito pelasgico nel quale si rappresentava il
popolo originale con la sua triplice divisione esogamicaimposta dagli Atlanti bianchi; con il
trascorrere dei secoli, i tre grandi gruppi del popolo nativo furono identificati con i loro nomi
particolari e si dimenticò l'unità originale: le rivalità e gli intrighi stimolati dal Patto Culturale
contribuirono ad esso,fecero terminare ogni gruppo convinto della propria individualità
razziale e culturale. Gli iberici li ho già menzionati, infatti discendo da essi, e continuerò
citandoli in questa storia; dei vaschi non dirò nulla al di fuori del fatto che molto presto
tradirono il Patto di Sangue e si allearono al Patto Culturale, errore che avrebbero pagato
con molta sofferenza e una grandissima confusione strategica, visto che erano un popolo
dal Sangue Molto Puro; in quanto ai pelasgici, il caso è abbastanza semplice. Quando gli
Atlanti bianchi partirono, erano accompagnati massimamente dai pelasgici ai quali era
stato assegnato l'incarico di trasportarli per mare verso l'Asia minore. Lì si separarono
dagli Atlanti bianchi e decisero di rimanere nella zona, dando luogo con il tempo alla
formazione di una numerosa confederazione di popoli. Successive invasioni li obbligarono
in molte occasioni ad abbandonare i loro insediamenti, in più, visto che si erano trasformati
in eccellenti naviganti, seppero uscire in buone condizioni da tutte quelle disavventure:
tuttavia, quegli spostamenti li portarono nuovamente in direzione della penisola iberica; nel
momento che avviene l'alleanza con i Lidi, secolo VIII A.C, altri gruppi di pelasgici
occupano già l'Italia e la Gallia con il nome di etruschi, i tirreni, tusci, truschi, raseni, ecc. Il
gruppo di Lidi convocato dai Signori di Tharsis, era ancora in Asia Minore e sopportavaa
quell'Epoca una terribile carenza di cibo; essi riconoscevano a causa delle tradizioni la
vicina parentela che li univa agli iberici, però affermavano discendere dal "Re Mane", che
non sarebbe altro che "Manù" l'Archetipo perfetto dell'animale-uomo, imposto nei loro Culti
dai Sacerdoti del Patto Culturale.
Una volta raggiunto l'accordo con gli ambasciatori del Re di Lidia, che includeva un
consensuale intercambio di principesse, decine di barche pelasgiche iniziarono ad arrivare
nei porti di Tharsis. Giungevano colme di terribili guerrieri, però trasportavano anche molte
famiglie di coloni disposti a stabilirsi definitivamente tra quei parenti lontani, che avevano
tanta fama per la loro ricchezza e prosperità. Questa pacifica invasione non entusiasmava
troppo quelli del mio popolo, che però non potevano fare niente vista l'imminenza del
"pericolo dei fenici". Pericolo che scomparve nel momento in cui essi avvertirono il cambio
di situazione e calcolarono il costo che presupponeva adesso la conquista di Tharsis. Per
questa volta i Golen furono burlati; però non avrebbero dimenticato la Spada Saggia, né i
Signori di Tharsis, né la sentenza di sterminio che pesava su di loro.
In quelle circostanze, l'alleanza con i pelasgi fu un successo da tutti i punti di vista. I Lidi si
contavano tra i primi popoli del Patto di Sangue che avevano vinto il tabù del ferro e ne
conoscevano il segreto della fusione e della forgiatura: a quei tempi, le spade di ferro
erano l'arma più potente della Terra. Tuttavia, pur essendo notevoli commercianti, non
vendevano mai un'arma di ferro, che erano prodotte solamente in quantità giusta per il suo
uso. Fabbricavano, in cambio, un gran numero di armi di bronzo per la vendita o il baratto:
di lì, il loro interesse nel mettere le radici a Tharsis, la cui vena di rame di prima qualità era
conosciuta fin da tempi leggendari, quando gli Atlanti attraversavano il Mare Occidentale
ed estraevano il rame con l'aiuto del Raggio di Poseidone. Il rame quasi non era stato
sfruttato dai Signori di Tharsis, accecati dall'oro e dall'argento che compravano tutto.
L'associazione con i lidi modificò essenzialmente questo criterio ed introdusse nel popolo
un nuovo stile di vita: quello basato sulla produzione di oggetti culturali su grande scala
destinati esclusivamente al commercio.
Delle robuste e scoraggianti mura di pietra si innalzarono intorno all'antichissima cittadella
di Tharsis, che i pelasgi chiamavano Tartesso e finì dando nome al luogo, con un
Perimetroche comprendeva adesso un'area quattro o cinque volte superiore. La vecchia
cittadella si era trasformata in un enorme mercato e sorgevano ogni giorno, nei nuovi
spazi fortificati, fabbriche e laboratori. Tele, vestiti, scarpe, utensili, pentole, mobili, oggetti
d'oro, argento, rame e bronzo, praticamente non esisteva mercanzia che non si potesse
comprare a Tartesso: e salvo lo stagno, imprescindibile per l'industria del bronzo, che si
andava a cercare ad Albione (Gran Bretagna), tutto, fino agli alimenti, si produceva a
Tartesso.
Evidentemente per influenza del Patto Culturale, l'alleanza fra il mio popolo ed i lidi
culminò in un'esplosione di civilizzazione. Molto presto l'antico Feudo di Tharsis si convertì
nel "Regno di Tartesso" e, in pochi secoli, si estese per tutta l'Andalusia: i tartessi
fondarono allora importanti città, come Menace, oggi chiamata Torre del Mar, o Masita,
che gli usurpatori cartaginesi ribattezzarono Cartagena. La loro flotta arrivò ad essere
tanto potente quanto quella dei fenici ed il loro commercio, altamente competitivo per la
miglior qualità dei prodotti, riuscì a mettere in grave pericolo l'economia degli uomini
Rossi. Recentemente a partire dal secolo IV A.C., a causa della colonizzazione greca e
dell'espansione della colonia fenicia di Cartagine, la supremazia commerciale e marittima
mediterranea dei tartessi diminuì abbastanza.
Devo insistere sul fatto che l'essere parenti stretti facilitò enormemente l'integrazione con i
pelasgi. Questo si è accertato specialmente nel caso del Culto, quasi non esisteva
differenza tra i due popoli infatti anche i lidi adoravano la Dea del Fuoco, che conoscevano
come Belilith. In poche parole: per i lidi, Beleno era “Bel”, e Belisana, “Belilith”; in più, per
provenire da una regione dove il Patto Culturale aveva maggiore influenza, presentavano
alcune differenze nella lingua e nell'alfabeto sacro; l'antica lingua pelasgica, che nel mio
popolo ancora si parlava con abbastanza purezza, aveva sofferto nei lidi l'influenza delle
lingue semitiche ed asiatiche: comunque, quel gergo di marinai, era più adeguato per il
commercio estero che essi praticavano. L'altra differenza era nell'alfabeto: migliaia di anni
prima il mio popolo aveva dimenticato la Lingua degli Uccelli; però, gli ultimi Iniziati ed in
seguito i Sacerdoti della Fiamma, conservarono l'alfabeto sacro di 13 + 3 Vrune, dei che
rappresentavano con 16 segni formati con linee rette ai quali avevano associato un suono
della lingua corrente: in questo modo disponevano di tredici consonanti e tre vocali; le
vocali le conoscevano solo i Signori di Tharsis poiché esprimevano il Nome pelasgico,
segreto, della Dea Luna, qualcosa come IOA; infatti: la novità che portavano i lidi era un
alfabeto sacro composto da 13 + 5 lettere, cioè da 18 segni che rappresentavano suoni
separati della lingua corrente; anch'esso aveva 13 consonanti, però le vocali erano cinque:
e, le due aggregate, i lidi non potevano sopprimerle ormai senza perdere più della metà
delle loro parole. Di tutto questo, il fatto più importante, quello che doveva essere
accordato in anticipo, era il Nome della Dea ed il numero dell'alfabeto sacro. Sul primo, si
convenne di riferirsi alla Dea di lì in avanti con un Nome più antico, che era stato comune
tra i due popoli: Pyrena; da allora Belisana e Belilith, sarebbero state per i tartessi la Dea
del Fuoco Pyrena. Con rispetto al secondo, i Signori di Tharsis che erano in
quest'occasione schiacciati sotto la pressione nemica, non ebbero altro rimedio che
accettare l'imposizione dell'alfabeto sacro di 18 lettere: l'unica consolazione, ironizzavano,
consisteva nel fatto che "il numero 18 piaceva molto di più alla Dea che il 16".
Per il resto, i lidi avevano sofferto una sorte simile a quella del mio popolo. In un certo
momento della loro storia li vinse la Fatica della Guerra e finirono col cedere di fronte ai
popoli del Patto Culturale; gli ultimi dei loro Iniziati riuscirono allora a plasmare le "missioni
familiari" in un numero ancora maggiore di Stirpi di quelle esistenti tra i miei; questo spiega
la grande quantità di famiglie di artigiani, specializzati nei mestieri più diversi, che
integravano il popolo dei lidi.
Settimo Giorno
La catena montuosa della Sierra Morena è parte della divisione Mariana che separa il sud
dell'Andalusia dal resto della penisola iberica; dal Mediterraneo, di fronte alle Baleari, fino
al Monte Gordo sull'estuario del fiume Guadiana, i suoi rilievi hanno una lunghezza
approssimata di 600 km.Nell'estremo occidentale, dando origine al fiume Odiel, si disegna
da est a sud-est la sierra di Aracena,su una delle quali colline si trovava arroccato il
castello Templare del quale riferirò più avanti. Numerose catene montuose minori
estendono più al sud: una di queste è quella del Río Tinto, da dove proviene il fiume dallo
stesso nome; un'altra è quella di Catochar, sede delle principali miniere della Casa di
Tharsis. I fiumi Tinto ed Odiel discendono fino al Golfo di Cadice e confluiscono, pochi
chilometri prima della costa, formando un ampio estuario. Nella striscia di terra che rimane
fra entrambi i fiumi, sull'estuario dell'Odiel, si trova fin dall'Antichità la città fluviale e
marittima di Onuba, oggi chiamata Huelva. E a 25 km da Onuba, a monte del fiume Odiel,
si incontrava l'antichissima cittadella di Tharsis, nelle vicinanze dell'attuale Villa Valverde
del Camino.
Il fiume Tinto, o Pinto, riceve questo nome perché le sue acque scendono di colore rosso,
tinte dal minerale di ferro che raccoglie sulla sierra Aracena. L'Odiel, in cambio, sempre
fuun fiume sacro per gli iberici e per questo lo identificavano con la Vruna più importante,
quella che designa il Nome di Navutan , il Grande Capo degli Atlanti bianchi.
Apparentemente, Navutan significava Signor (Na) Vután, nella lingua degli Atlanti bianchi;
i distinti popoli indo-germanici che parteciparono al Patto di Sangue e che, però, in seguito
caddero di fronte alla Strategia del Patto Culturale, conclusero che si trattava di un Dio e
lo adoravano sotto differenti Nomi tutti i derivati da Navutan : così, fu chiamato Nabu (da
Nabu-Tan); Wothan (da Na-Vután, Na-Wothan); Odán - Odín (da Nav-Odán, Nav-Odín);
Odiel u Odal (da Nav-Odiel, Nav-Odal); ecc...
Cinque km al Nord della cittadella di Tharsis, nella sierra Catochar, si trova il monte Char,
nome che significa Fuoco e Tempo in diversi dialetti iberici. Sulla cima esisteva un bosco
di Frassini che era venerato dagli iberici in memoria aNavutan : in quel luogo gli Atlanti
bianchi avevano eretto un enorme Menhir contraddistinto da una Sua Vruna. Lo avevano
piantato nel centro del bosco, in un punto che, stranamente, era popolato da un piccolo
gruppo di alberi di mele e nessuno sapeva spiegare se gli altri alberi fossero spariti per
cause naturali o se erano stati tagliati intenzionalmente. Quello che rimaneva era piantato
a circa 20 passi dal Menhir e si vedeva chiaramente che si trattava di un albero pluri
centenario.
Tutta l'Antichità mediterranea pre-greca conosceva l'esistenza del "Melo di Tharsis", verso
il quale erano soliti realizzare pellegrinaggi annuali i devoti della Dea del Fuoco. Al
principio, in effetti, i frassini e i meli erano associati a Navutan e Frya, rispettivamente.
Successivamente, dopo l'alleanza di sangue con i popoli del Patto Culturale, i Sacerdoti
consacrarono il Melo di Tharsis alla Dea Belisana e stabilirono l’usanza di celebrare il
Culto ai piedi del vetusto tronco. Per quello costruirono un altare di pietra composto da
due colonne ed una lastra trasversale, sulla quale era sistemata la Lampada Perenne:
quel fuoco immortale rappresentava la Dea,mentre il Melo il cammino da seguire. In
conformità a quello che insegnavano i Sacerdoti, il Dio Creatore scrisse il Culto nel seme
del Melo; l'albero era solo una parte del messaggio riferito al destino dell'uomo; il fiore, per
esempio, equivaleva al cuore dell'uomo, la sede dell'Anima, la sua forma e il suo colore,
esprimevano la Promessa della Dea; però un'altra parte del messaggio era scritto nel
roseto e la Promessa della Dea brillava anche nel fiore, nella sua forma e nel suo colore; il
melo ed il roseto non solo erano piante della stessa famiglia ma consistevano in realtà in
una sola pianta: fu la Promessa della Dea che divise il seme del melo in modo che
producesse vari fiori differenti, fiori che avrebbero rivelato il cammino della perfezione a
quegli uomini che si fossero consegnati ad Essa ed avessero abbracciato il suo Culto.
Certamente, il mito che descriveva il Culto sarebbe stato rivelato dai sacerdoti solamente
a coloro che consideravano essere preparati per l'iniziazione nel sacerdozio, come dire,
coloro i quali sarebbero stati anch'essi Sacerdoti. Il significato, segreto, della Promessa
sarebbe questo: il melo ed il roseto corrispondevano a due Stati o fasi della vita dell'uomo,
come l'infanzia e l'età adulta, per esempio; quando era "come un bambino", l'uomo aveva
un cuore simile al fiore del melo, che era bianco e roseo al di fuori, e che si apriva
completamente come uno sciocco; e quando fosse "come un adulto", cioè, quando fosse
iniziato come Sacerdote del Culto o quando fosse capace di officiarlo come un Sacerdote,
avrebbe avuto il cuore come il fiore della rosa, che era del colore del Fuoco della Dea e
non si apriva mai totalmente, se non al momento di morire; per questo esisteva nel mondo
un solo melo e molte rose: perché molte sarebbero state le perfezioni che avrebbe potuto
raggiungere l'uomo che avesse iniziato il sacerdozio della Dea, la storia del melo era già
stata scritta, in cambio la storia del roseto si stava scrivendo in continuazione; e la parte
migliore ancora non era stata scritta: finalmente sarebbero venuti al mondo, un bel giorno,
uomini da un cuore talmente perfetto, che si sarebbero prodotte le rose più belle, come
mai prima si erano viste sulla Terra.
Con questa spiegazione, si capirà perché i Sacerdoti avevano permesso che un vecchio
roseto di pitiminí (rampicante con rose piccole) si arrotolasse come serpente intorno al
tronco del Melo di Tharsis: indubbiamente, tale forma dei due alberi era necessaria per
rappresentare il citato segreto del Culto. Il rito obbligava ad adorare il Fuoco della Dea e
ad ammirare il fiore del melo, desiderando intensamente che la Dea mantenesse la
Promessa e il cuore del Sacerdote diventasse come il fiore del roseto. Inoltre il popolo,
che abitualmente ignorava quest'interpretazione del Culto, arrivava da tutte le parti al Melo
di Tharsis per compiere le sue offerte di fronte all'Altare del Fuoco della Dea.
Quando i miei antenati acquisirono i diritti sul Feudo di Tharsis, che allora era molto ridotto
ed era devastato dalla recente guerra contro i fenici, si presero la responsabilità,
naturalmente, del Culto Locale, anche se non avevano una Lampada Perenne.
Praticamente non introdussero riforme riferenti alla Promessa infatti accettavano come un
fatto che il cuore fosse relazionato con il fiore del melo e che l'adorazione alla Dea
avrebbe provocato una trasmutazione analoga al fiore del roseto. Solamente in quello che
Riguardava il Fuoco si poté apprezzare il primo effetto visibile che la missione familiare
stava causando nei Signori di Tharsis; aggregarono al titolo della Dea la parola "freddo",
cioè, che Belisana era adesso "la Dea del FuocoFreddo". Spiegarono questo cambio
come una rivelazione locale della Dea. Essa aveva parlato ai Signori di Tharsis; nella
comunicazione, affermava che sarebbe stato il Suo Fuoco quello che si sarebbe installato
nel cuore dell'uomo e lo avrebbe trasmutato; e che quel Fuoco, al principio estremamente
caldo, finalmente sarebbe diventato più freddo del ghiaccio: e sarebbe stato quel
Fuoco Freddo quello che avrebbero prodotto la mutazione della natura umana.
Bisogna vedere in questo cambio qualcosa in più di un semplice aggregato di parole: per
la prima volta che in un Culto appariva la possibilità di affrontare e superare il timore, cioè,
il sentimento che in tutti i Culti assicurava la sottomissione del credente; il timore degli Dei
è un sentimento necessario e fondamentale da mantenere vivo per assicurare l'autorità
terrestre dei Sacerdoti; se l'uomo non li teme, al finale si ribellerà contro gli Dei: però prima
si innalzerà contro i Sacerdoti degli Dei. Ribadisco che questo cambio non si vedrà se
prima non si chiarisce qualcosa che al momento non è tanto ovvio: il fatto che in tutte le
lingue indo germaniche "freddo" e "timore" hanno la stessa radice, quello che ancora si
può intuire, per esempio, nella parolabrivido (di terrore). Bene, a quei tempi, la parola
"freddo" era sinonimo di "terrore" e, di conseguenza, quello che significava il nuovo Culto
era che un terrore senza nome si sarebbe installato nel cuore del credente come "Grazia
della Dea" e che quel terrore avrebbe causato la sua perfezione.
Così Belisana, la Dea del Fuoco Freddo, si era convertita anche nella "Dea del Terrore",
un titolo che, anche se i signori di Tharsis non potevano saperlo, appartenne in tempi
remotissimi alla stessa Dea, infatti la sposa di Navutan era conosciuta ugualmente come
"Frya, Colei che Infonde Terrore all'Anima e Soccorso allo Spirito".
In seguito al loro arrivo nella penisola iberica, i Golen cercarono in numerose occasioni di
occupare il Bosco Sacro e di controllare il Culto alla Dea del Fuoco Freddo, ma furono
sempre respinti dalla gelosa e ostinata pazzia mistica dei Signori di Tharsis. Arrivarono
perfino ad offrire un'autentica Lampada Perenne degli Atlanti scuri, sapendo che non ne
avevano una ed erano obbligati a vigilare permanentemente la fiamma della loro lampada
primitiva ad olio ed amianto. Non bisogna chiarire che la offrirono a cambio
dell'unificazione del Culto e dell'istituzione del Sacrificio rituale e che simile proposta
risultava inaccettabile per i Signori di Tharsis, perché esso era ovvio a questo punto del
racconto. Come è anche evidente che questa resistenza, insolita per chi si era imposto su
tutti i popoli nativi, unita all'impossibilità di impossessarsi della Spada Saggia, li stava
permanentemente alterando nei confronti dei Signori di Tharsis. La reazione dei Golen
scatenò quella campagna internazionale invitando alla conquista di Tharsis che culminò
con il pericoloso tentativo di invasione fenicia dalle Baleari o da Gades (Cadice). Però i
Signori di Tharsis convocarono i lidi e fecero desistere i fenici dal loro progetto di
conquista perlomeno per i seguenti quattro secoli. Dall'alleanza fra gli iberici ed i lidi sorse
"l'Impero di Tartesso" che molto presto si espanse per tutta l'Andalusia, la "Tartesside", e
privò i fenici di colonie costiere nel loro territorio. Le Baleari e l'isola di León, sede di
Cadice, rimasero isolate da terra poiché i tartessi permettevano loro di mantenere
solamente un commercio esiguo attraverso i loro propri porti. Quale sarebbe stata la
seguente reazione dei Golen di fronte a questo potere che si sviluppava al di fuori del loro
controllo e che frustrava tutti i loro piani? Prima di rispondere, egregio e, paradossalmente,
paziente Dottor Siegnagel, devo mettervi a conoscenza delle conseguenze che la
presenza dei lidi produsse nel Culto del Fuoco Freddo. Per comprendere quello che segue
solo bisogna ricordare che i lidi erano più "colti" degli iberici, cioè, più civilizzati
culturalmente, mentre i più "incolti" iberici, cioè, più barbari, erano più "cresciuti"
spiritualmente dei lidi, possedevano più Saggezza che conoscenza.
Queste differenze avrebbero comportato che i Principi lidi, adesso della stessa famiglia dei
Signori di Tharsis, accettassero senza approfondire il significato esoterico del Culto alla
Dea del Fuoco Freddo, che da lì in avanti si sarebbe chiamata per comune accordo
"Pyrena" e impiegassero tutto il loro sforzo per perfezionare la forma essoterica del Culto.
Tale applicazione va sempre contro la parte esoterica e, non potrebbe essere in altra
maniera, alla lunga sarebbe risultata fatale per i tartessi. Però questo già lo vedrete, infatti,
come ho annunciato, sto andando avanti passo per passo.
I lidi, come in altre industrie, erano abili artigiani della pietra. Cosa credete che abbiano
fatto del loro desiderio di perfezionare la forma esteriore del Culto? Decisero, di fronte
all'orrore dei loro parenti iberici che non potevano fare niente per impedirlo, di scolpire il
Menhir del Bosco Sacro con la Figura di Pyrena; la scultura avrebbe contribuito a
sostenere il Culto, spiegavano, poiché il popolo lidio aveva bisogno di un'immagine più
concreta della Dea: la sua rappresentazione come Fiamma era troppo astratta per loro.
Il Menhir consisteva in una pietra grezza di un colore olivastro, di 5 metri d'altezza, con la
forma di un cono tagliato: i lidi si proponevano di impiegarlo integralmente per scolpire la
Testa della Dea. D'accordo col progetto, la nuca doveva rimanere di fronte al Melo, in tal
modo che il Divino Volto osservasse direttamente il popolo; e la gente, distribuita su un
chiaro del bosco circostante dal quale si dominava la scena rituale, avrebbe visto il Volto
della Dea e, dietro di lei, il Melo di Tharsis. Due maestri scultori lavorarono nella scultura,
uno nella lavorazione del Volto e l'altro della criniera di serpenti, intanto che tre aiutanti si
occupavano di praticare il buco nella nuca che era connesso con gli Occhi della Dea;
l'opera non fu pronta prima di cinque anni poiché, anche quando gli strumenti di ferro dei
lidi permisero andare avanti molto all'inizio, la rifinitura lucida che pretendevano dare ebbe
bisogno di lunghi anni di lavoro: in verità, i tartessi continuarono a lucidare durante
decenni la Testa di Pyrena, fino a dotarla di un impressionante realismo.
La necessità che sentivano i lidi di contemplare una manifestazione figurativa della Dea
era propria dell'Epoca: i popoli del Patto Culturale sperimentavano allora una
generalizzata caduta nell'essoterismo del Culto, che li portava ad adorare gli Aspetti più
formali ed apparenti della Divinità. I popoli sentivano che gli Dei si ritiravanoda dentro di
loro, però solo potevano trattenerli da fuori: perciò si afferravano con disperazione ai
Corpi ed ai Volti Divini ed a qualunque forma naturale che li rappresentasse. Pertanto, non
deve sorprendere l'intenso fervore religioso risvegliato nei popoli e la straordinaria
diffusione geografica che produsse il Culto del Fuoco Freddo dopo la trasformazione del
Menhir. Oltre ai tartessi, orgogliosi depositari della Promessa della Dea, uomini
appartenenti a mille popoli differenti pellegrinavano fino al "Bosco Sacro di Tartesso" per
assistere al Rituale del Fuoco Freddo: fra gli altri, venivano gli iberici ed i liguri da tutti gli
angoli della penisola ed i brillanti pelasgi dall'Etruria, i corpulenti berberi della Libia ed i
silenziosi spartani della Laconia, i pitti tatuati di Albione, ecc... E tutti coloro che
giungevano fino a Pyrena erano disposti a morire. A morire, sì, perché questa era la
condizione della Promessa, il requisito della Sua Grazia: come tutti i suoi adoratori
sapevano, la Dea aveva il Potere di convertire l'uomo in un Dio, di elevarlo al Cielo degli
Dei; inoltre, come tutti anche sapevano, i rari Eletti che Essa accettava dovevano passare
previamente per la Prova del Fuoco Freddo, cioè, per l'esperienza del Suo Sguardo
Mortale; e quest'esperienza generalmente terminava con la morte fisica dell'Eletto.
D'accordo con quello che sapevano i suoi adepti e senza che tale certezza diminuisse di
una virgola il loro fascino per Lei, erano molti di più gli Eletti che erano morti di quelli
che erano inconfutabilmente rinati; coloro che ricevevano il Suo Sguardo di certo
cadevano; e molti, la maggior parte, non si alzavano mai più; però alcuni sì lo facevano: e
questa remota possibilità era più che sufficiente per gli adoratori della Dea per decidere di
rischiare tutto. Coloro i quali si fossero risvegliati dalla Morte sarebbero stati coloro che
veramente avrebbero consegnato i loro cuori al Fuoco Freddo della Dea e che essa
avrebbe ricompensato prendendoli come Sposi: a causa della Sua Grazia, al momento di
rivivere, l'eletto già non sarebbe stato un essere umano di carne ed ossa ma un Uomo di
Pietra Immortale, un Figlio della Morte. Questi titoli al principio costituirono un enigma per i
Signori di Tharsis, che furono quelli che introdussero la Riforma del Fuoco Freddo
nell'Antico Culto a Belisana, poiché affermavano di averli ricevuti per ispirazione mistica
direttamente dalla Dea, anche se supponevano che si riferissero ad una condizione
superiore dell'uomo, vicina agli Dei o ai Grandi Antenati. Però in seguito quando tra gli
stessi Signori di Tharsis ci furono Uomini di Pietra, la risposta si fece immediatamente
chiara. Ma successe che questa risposta non era adatta per l'uomo addormentato e
neanche per gli Eletti che con più fervore adoravano la Dea: gli Uomini di Pietra avrebbero
taciuto questo segreto, del quale avrebbero parlato solamente fra di loro, e avrebbero
formato un Collegio di Gerofanti tartessi per preservarlo. Da lì, sarebbero stati i Gerofanti
tartessi, cioè, i miei antenati trasmutati dal Fuoco Freddo, quelli che avrebbero controllato
la marcia del Culto.
Ottavo Giorno
Durante l'epoca dell'anno nella quale non si celebrava il Rituale del Fuoco Freddo, i
Gerofantitartessipermettevano ai Pellegrini di giungere fino al chiaronel Bosco Sacro e
contemplare la colossale effigie di Pyrena; lì potevano depositare le loro offerte e riflettere
se erano disposti ad affrontare la Morte della Prova del Fuoco Freddo o se preferivano
tornare all'illusoria realtà delle loro vite comuni. Per il momento la Dea non poteva
danneggiarli poiché i Suoi Occhi erano chiusi e non comunicavano a nessuno il Loro
Segnale di Morte. Tuttavia, nonostante tale convinzione, molti rimanevano congelati dallo
spavento di fronte all'Antico Volto Rivelato e non erano da meno quelli che fuggivano
immediatamente o morivano sul luogo dal terrore. Il Menhir originale era stato depositato
in quel punto dai semi-dei Atlanti bianchi migliaia di anni prima, però, ai giorni dell'alleanza
con i lidi, non esisteva nessuno sulla Terra capace di emulare l'impresa di trasportare a
migliaia di chilometri di distanza una pietra gigantesca e depositarla nel centro di uno
spesso bosco di frassini, senza tagliare alberi per il trasporto: si comprende, perciò, che
i pellegrini ricevessero l'immediata impressione che quel terribile busto era opera degli
Dei. Inoltre non solo il Menhir era opera degli Dei, visto che la conformazione del Volto
procedeva da questa notabile capacità per rappresentare il Divino che esibivano i lidi;
astutamente i tartessi si guardarono sempre bene dall'informare sull'origine
dell'inquietante scultura.
Chi riusciva a riprendersi dall'impressionante visione iniziale e notava i dettagli dell'insolito
Volto, doveva appellarsi a tutte le sue forze per non essere vinto, prima o poi, dal panico.
Ricordate, dottore, che, per i suoi adoratori, quello che avevano di fronte non era una
semplice rappresentazione di pietra inerte ma l'immagine Viva della Dea: Pyrena si
manifestava nel Volto ed il Volto era partecipe di Essa. Ed era proprio quel Volto sacro
quello che toglieva il respiro. Probabilmente, se qualcuno fosse riuscito, con un potente
atto di astrazione, a separare il Viso dalla Testa della Dea, l'avrebbe trovato di belle
fattezze; in primo luogo, e nonostante la colorazione verdognola della pietra, per la forma
dei lineamenti era indubbia l'appartenenza alla Razza Bianca; nel seguente ordine,
bisognava riconoscere nell'aspetto generale una bellezza archetipica indo germanica o
direttamente ariana: Ovale del Viso rettangolare; Fronte ampia; Ciglia folte, leggermente
curve ed orizzontali; le Palpebre, visto come ho già detto che gli Occhi rimanevano chiusi,
dimostravano dall'espressione uno Sguardo frontale, dagli Occhi rotondi e perfetti; Naso
retto e proporzionato; Mento compatto e prominente; Collo forte e sottile; la Bocca, con il
labbro inferiore più grosso ed un po' più sporgente del superiore, era forse la nota più
bella: era leggermente aperta e curvata in un Sorriso appena accennato, in un gesto
inconfondibile di ironia cosmica.
Naturalmente, chi mancasse del potere d'astrazione necessario, non avrebbe avvertito
nessuno dei caratteri segnalati. Al contrario, senza dubbio tutta la sua attenzione sarebbe
stata assorbita inizialmente dai Capelli della Dea; e quest'osservazione iniziale
sicuramente avrebbe neutralizzato il giudizio estetico anteriore: al contemplare la Testa
nell'insieme, i Capelli ed il Volto, la Dea presentava quell'aspetto terrificante che causava il
panico dei visitatori. Macosa c'era nei Suoi Capelli capace di paralizzare dallo spavento i
rozzi pellegrini normalmente abituati al pericolo? Serpenti; Serpenti di un realismo
eccezionale. I suoi Capelli erano composti da diciotto Serpenti di pietra: otto di distinta
lunghezza, scendevano da entrambi i lati del Volto ed altri due, molto più piccoli, si
arricciolavano sulla fronte.
Ogni coppia degli otto Serpenti era alla stessa altezza: due all'altezza degli Occhi, due a
quella del Naso, due a quella della Bocca e due a quella del Mento; emergendo da un
livello frontale dei Capelli, i restanti otto Ofidi si giravano e posizionavano le loro teste tra
quelle anteriori. Ogni Serpente, a separarsi da restanti ciuffi di capelli, formava in aria con
il suo corpo due curve contrapposte, come una esse (S), che gli permetteva di annunciare
il seguente movimento: l'attacco mortale. I due Serpenti della Fronte, anche se erano più
piccoli, evidenziavano lo stesso identico atteggiamento aggressivo. Riassumendo,
all'ammirare di Fronte il Volto della Dea Sorridente, emergeva con forza l'arco delle
diciotto teste di Serpente dei Suoi Capelli; inoltre tutte le teste erano rivolte in avanti,
accompagnando con i loro occhi lo Sguardo senza Occhi della Dea; tutte le teste avevano
le bocche orribilmente aperte, esponendo le fauci mortali e le gole abissali. Non deve
sorprendere, infatti, che quell'impressionante apparizione della Dea terrorizzasse i suoi più
fedeli adoratori.
Logicamente, tale composizione aveva un significato esoterico che solo i Gerofanti e gli
Iniziati conoscevano, anche se, eventualmente, disponevano di una spiegazione
essoterica accettabile. In quest'ultimo caso notificavano al viaggiatore, che a volte poteva
essere un Re alleato o un ambasciatore importante al quale non si poteva di fatto negare
la conoscenza, che i 18 serpenti rappresentavano le lettere dell'alfabeto Tartessico, che
pretendevano aver ricevuto dalla Dea. Durante il rituale, affermavano, gli Iniziati potevano
ascoltare i Serpenti della Dea recitare l'alfabeto sacro. La Verità esoterica che c'era dietro
tutto questo era che le 18 lettere corrispondevano effettivamente alle 18 Vrune di Navutan
e che con esse si poteva comprendere il Segno dell'Origine e con questo il Serpente,
Massimo simbolo della conoscenza umana. Però tale verità era appena intuita dai
Gerofanti tartessi poiché a quei tempi nessuno vedeva il Segno dell'Origine o ricordava le
Vrune di Navutan : all'istituire la Riforma del Fuoco Freddo, i Signori di Tharsis avevano
ricevuto la Parola della Dea che la Casa di Tharsis, discendente degli Atlanti bianchi, "non
si sarebbe estinta finché almeno uno dei suoi membri non avesse recuperato la Saggezza
perduta", e perché la Sua Parola si compisse, "meno che mai avrebbero dovuto separarsi
dalla Spada Saggia". Questo momento ancora non era arrivato e nessun discendente
della Casa di Tharsis comprendeva il significato profondo di quella Verità esoterica che
rivelava la Testa di Pietra di Pyrena. Di modo che per loro era una verità indiscutibile
anche il fatto che i 18 Serpenti rappresentassero le lettere dell'alfabeto tartessico: i due
Serpenti più piccoli, per esempio, corrispondevano alle due lettere introdotte dai lidi e la
sua pronuncia si manteneva in segreto, uguale al Nome della Dea Luna formato dalle tre
vocali degli iberici. In questo caso, le due vocali permettevano conoscere il Nome che la
Dea Pyrena dava a se stessa quando si manifestava come Fuoco Freddo nel cuore
dell'uomo,vale adire, "io sono" (qualcosa come Eu o Ey).
Tutti gli anni, all'approssimarsi del solstizio d'inverno, i Gerofanti calcolavano il plenilunio
più vicino e, in quella notte, si celebrava a Tartesso il Rituale del Fuoco Freddo. Non
sarebbero molti gli Eletti che, alla fine, avrebbero osato sfidare la prova del Fuoco Freddo:
quasi sempre un gruppo che si poteva contare sulle dita di una mano. Il Menhir era
orientato all'Ovest del melo di Tharsis, in modo che la Dea Luna sarebbe apparsa
invariabilmente dietro l'albero e sarebbe transitata per il cielo fino a raggiungere lo zenit,
luogo dal qualeavrebbe iniziato ad illuminare in pieno il volto della Dea che Guarda Verso
Ovest. Fin dal tramonto, con gli sguardi diretti verso Est, gli Eletti si trovavano seduti nel
chiaro del bosco, osservando il Volto della Dea e, dietro, il Melo di Tharsis.
Quando il Volto Più Brillante della Dea Luna si posava sul Bosco Sacro, gli Eletti si
mantenevano in silenzio, con le gambe incrociate e formulando il Mudra del Fuoco
Freddo: in questi momenti solo era permesso loro masticare foglie di salice; per il resto,
dovevano rimanere in rigorosa quiete. Fino allo zenit del plenilunio, la tensione
drammatica cresceva istante dopo istante e, in quel punto, raggiungeva una tale intensità
che sembrava che il terrore degli Eletti si estendesse nel medio ambiente e diventasse
irrespirabile: non solo si respirava il terrore ma lo si poteva percepire epidermicamente,
come se una Presenza spaventosa fosse uscita dai raggi della Luna e opprimesse tutti
con un abbraccio gelido e travolgente.
Immancabilmente si arrivava a questo culmine all'inizio del Rituale. Allora un Gerofante si
dirigeva nella parte posteriore della Testa di Pietra e scendeva per una piccola scala che
era scolpita nella roccia del Menhir ed entrava nel suo interno. La scala, che contava 18
scalini e culminava con una piattaforma circolare, permetteva di accedere ad una
piattaforma a forma di cono troncato: questa era un recinto ristretto di 2 metri e mezzo di
altezza, scavato esattamente dietro il Volto ed appena illuminato dalla Lampada Perenne
dal pavimento. Sopra la piattaforma del pavimento, in effetti, c'era una piccola stufa di
pietra nel quale forno si collocava, dal giorno in cui i lidi perfezionarono la forma del Culto,
la Lampada Perenne: una lastra permetteva di chiudere la bocca superiore del forno e
regolare l'uscita dell'esigua luce. Adesso questa luce era minima perché il Gerofante si
apprestava a realizzare un'operazione chiave del rituale: effettuare l'apertura degli Occhi
della Dea. Per riuscirci doveva solamente muovere verso l’interno i due pezzi di pietra,
connessi fra loro, che abitualmente rimanevano perfettamente assemblati al Volto e
causavano l'illusione che delle Palpebre di pietra coprissero il bulbo dei Suoi Occhi: questi
pesanti pezzi richiedevano la forza di due uomini per essere collocati al suo posto, però,
una volta lì, bastava togliere un fermo e scivolavano da soli su una rampa che
attraversava tutto il recinto interno.
Bisogna immaginarsi questa scena. Il recinto di Frassini del Bosco Sacro formando un
chiaro nel suo centro, enormi ed imponenti, il Melo di Tharsis e la statua della Dea Pyrena.
E seduti di fronte al Volto della Dea, in una posizione che esalta ancora di più la
dimensione colossale e i Capelli spaventosi con i serpenti, gli Eletti, con lo sguardo fisso
ed il cuore ansioso, stanno aspettando la Sua Manifestazione, la chiamata personale che
apre le porte della Prova del Fuoco Freddo. Dall'alto, la Dea Ioa lascia scorrere torrenti di
luce argentata su quel quadro. All'improvviso, procedenti dal Bosco vicino, un gruppo di
bellissime ballerine si interpone tra gli Eletti e la Dea Pyrena: hanno il corpo nudo senza
vestiti e indossano solo oggetti ornamentali, bracciali ed anelli alle mani ed ai piedi, collari
e cinture colorate, lunghi ciondoli di anelli, cinte e nastri sulla fronte, che lasciavano
cadere liberamente sui lunghi capelli. Vengono saltando al ritmo di una zampogna, non si
fermano in nessun momento ma all'improvviso si lasciano andare ad una danza frenetica.
In precedenza, hanno praticato la libagione rituale di un nettare afrodisiaco e per questo i
loro occhi sono brillanti di desiderio ed i loro gesti sono insinuanti e lascivi: i fianchi ed i
ventri si muovono incessantemente e possono essere visti, ogni momento, in mille
posizioni differenti, i seni sodi si agitano come colombe in volo e le bocche umide si
aprono desiderose; tutta la danza è un irresistibile invito ai piaceri dell'amore carnale.
Chiaramente, il rituale, aveva per oggetto eccitare sessualmente gli Eletti, accendere in
loro il Fuoco Caldo della passione animale. Quel ballo era una sopravvivenza dell'antico
Culto del Fuoco e il suo culmine, in altre Epoche, sarebbe scaturito in un'orgia sfrenata.
Però la Riforma del Fuoco Freddo aveva cambiato le cose eadesso si proibiva
l'accoppiamento rituale e si esigeva, in cambio, che gli Eletti sperimentassero il Fuoco
Caldo nel cuore. Se alcun Eletto non aveva le forze per rifiutare l'invito delle ballerine
poteva unirsi ad esse e godere di un piacere mai immaginato, però questo non lo avrebbe
salvato dalla morte infatti sarebbe stato assassinato in seguito come castigo per la sua
debolezza. L'atteggiamento che si esigeva dagli Eletti richiedeva che rimanessero
immutabili fino alla conclusione della danza, mantenendo la vista fissa sul Volto della Dea.
Ritorniamo alla scena. Il volume della musica sta aumentando e adesso è un coro di flauti
e tamburi quello che accompagna i movimenti ritmici; le ballerine ansimano, la danza
diventa febbrile e l'espressione erotica arriva al suo picco, dietro di loro, il Sorriso della
Dea sembra più ironico che mai. Gli Eletti si concentrano su Pyrena però non possono
evitare di percepire, come fra le nebbie di un sogno, le bellezze femminili danzanti che li
ubriacano di passione, che li trascinano inevitabilmente verso un caldo soffocante
abisso.Èorache diventa necessario l'intervento della Dea, quando gli Eletti, con la volontà
debilitata, sollecitano nei loro cuori il compimento della Sua Promessa. Ed è in questo
momentoche, ad un segnale dei Gerofanti, la musica cessa bruscamente, le ballerine si
ritirano con rapidità e gli Occhi della Dea si aprono improvvisamente per Osservare i Suoi
Eletti. Come una frustata, un brivido di orrore percuote gli Eletti: le Palpebre sono sparite e
la Dea li contempla dalle orbite vuote dei Suoi Occhi, con Forma di Foglia di Melo. È
cominciata la Prova del Fuoco Freddo. Un Gerofante, con voce tonante, recita la formula
rituale:
Oh Pyrena,
Tu che hai la Dimora
al di là delle Stelle
avvicinati alla Terra degli Eletti.
Acclamano per te!
Oh Pyrena,
Tu che prima Amavi gli Eletti con il Calore del Fuoco
e poi li Uccidevi...
Ricorda la promessa!
Assassinali prima con il Fuoco Freddo,
per Amarli poi nella tua dimora!
Oh Pyrena,
Fai che Muoia in Noi la Vita Calda!
Facci conoscere Kalibur,
la Morte Fredda del Tuo Sguardo!
E facci vivere nella Morte
la tua vita gelata!
Oh Pyrena,
Tu che una volta ci hai concesso
il Seme del Cereale
da seminare nella piega della vergogna...
Uccidi questa Vita Creata!
E deposita nel cuore degli Eletti
il Gelido Seme della Pietra Parlante!
Oh Pyrena,
Dea Bianca
Mostraci la Nuda Verità
attraverso Kalibur nel Tuo Sguardo,
e non saremo più uomini, ma Dei
dal Cuore di Pietra Congelata!
Kalibur, i tuoi Eletti Ti Acclamano!
Kalibur, i tuoi Eletti Ti Amano!
Kalibur, Morte Che Libera!
Kalibur, Seme di Pietra Congelata!
Kalibur, la Nuda Verità Ricordata!
Tutto succede velocemente, come se il Tempo si fosse fermato. Il Fuoco Caldo della
Passione Animale si converte nuovamente in Terrore. Però adesso quello che
sopraggiunge è un Terrore senza limiti, un Terrore che è la Morte Stessa, la Morte Kalibur
di Pyrena, la Morte Necessaria che precede la Nuda Verità. Gli Eletti sono paralizzati dal
Terrore con il cuore gelato di spavento. Contemplano assorti il Volto di Pyrena mentre
ancora risuona nell'aria l'ultimo Kalibur del Gerofante: gli Occhi della Dea sembrano
adesso le Porte di un Altro Mondo! Un mondo di Oscurità Infinita! Un Mondo di Freddo
Essenziale che è la Morte della Vita Tiepida! Non si può attraversare questa porta senza
Morire di Terrore: però se qualcosa la attraversa, questo qualcosa vive nella Morte! E
se qualcosa sopravvive alla Morte Kalibur è perché anche questo qualcosa consiste
nell'essenza del Freddo dell'Oscurità Infinita.
La Morte Kalibur affascina ed attrae verso un Niente che sarà la Matrice del Proprio
Essere. Gli Eletti si precipitano senza dubitare nell'Oscurità Infinita degli Occhi della
Dea.Però prima di attraversare le Porte della Morte riescono a percepire, in un istante di
Terrore Supremo, che il Bosco Sacro, si è trasfigurato e trabocca di Vita manifestata, di
una Vita che giaceva occulta dietro l'illusione dell'esistenza vivida, di una Vita che in
questo momento veniva fuorioscenamente da tutte le cose come un demoniaco Orgasmo
della Natura; e videro anche come il Melo di Tharsis, animato da un'Intelligenza
demenziale, fremeva di Diaboliche Risate; e videro la Testa della Dea, ugualmente
rivitalizzata, splendere di un'accecante Luce Bianca che accentuava ancora di più
l'Oscurità Infinita dei Suoi Occhi. Ed all'Entrare nell'Oscurità Infinita, al raffreddarsi il cuore
ed al Morire la Vita Tiepida, vedono come ultima cosa i Capelli di Pyrena brulicando di
Serpenti: ed ascoltano i Serpenti sibilare le lettere dell'Alfabeto Sacro e pronunciare con
esse ininterrottamente, i Nomi di tutte le Cose Create. Era lì, finalmente svelata, anche se
inutile per loro, la Più Alta Conoscenza permessa all'Animale-Uomo, il contenuto del
Simbolo del Serpente!
Tuttavia, questa Conoscenza già non interessa agli Eletti. Qualcosa di loro ha attraversato
le barriere della Morte Kalibur, qualcosa che non teme la Morte eha incontrato la Nuda
Verità che è Se Stesso. Perché l'oscurità Infinita che offre la MorteKalibur della Dea
Pyrena, nella quale tutta la Luce Creata si spegne senza rimedio, è capace di Riflettere
questo "qualcosa" che è lo Spirito Increato; e il Riflesso dello Spirito nell'Oscurità
Infinita della Morte Kalibur è la Nuda Verità di Se Stesso. Di fronte all'Oscurità Infinita
la Vita Creata muore di Terrore e lo Spirito incontra Se Stesso. È per questo che se
l'Eletto, dopo il ricongiungimento recupera la Vita, sarà portatore di un Segnale di Morte
che lascerà il suo cuore congelato per sempre. L'Anima non potrà evitare essere
soggiogata dal Seme di Pietra di Se Stesso che cresce e si sviluppa ai suoi danni e
trasmuta l'Eletto in Iniziato Iperboreo, un Uomo di Pietra, un Guerriero Saggio. Come
Uomo di Pietra, l'eletto risorto avrà un Cuore di Ghiaccio ed esibirà un Valore Assoluto.
Potrà amare senza riserve la Donna di Carne, però essa non riuscirà mai più ad
accendere nel suo cuore il Fuoco Caldo della Passione Animale. Allora cercherà nella
Donna di Carne, Colei che a parte l'Anima possegga uno Spirito Increato, come la Dea
Pyrena e che sia capace di Rivelare, nella Sua Oscurità Infinita, la Nuda Verità di Se
Stesso. Essa, la Donna Kalibur, la amerà con il Fuoco Freddo della Razza Iperborea. E la
DonnaKalibur risponderà con l'A-mort gelido della Morte Kalibur di Pyrena.
Nono Giorno
Fra gli Eletti che affrontavano la Prova del Fuoco Freddo si potevano aspettare tre risultati.
In primo luogo, che alcuni non approvassero la Prova, vale a dire, che non fossero passati
per l'esperienza effettiva della Morte, sia perché il Terrore iniziale non avesse dato passo
alla Passione Animale, sia perché il Fuoco Caldo non si fosse trasformato in Terrore, sia
perché il Terrore avesseimpedito di osservare di fronte l'Oscurità Infinita, o sia per
qualunque altro motivo. In secondo termine, che altri fossero morti realmente. E per
ultimo, che alcuni di essi fossero resuscitati. Nel primo caso, gli Eletti sarebbero stati
sottomessi ad esecuzione la notte seguente a quella della Prova del Fuoco Freddo;
secondo i Gerofanti tartessi non avrebbe dovuto presentarsi alla Prova colui che non fosse
stato realmente disposto a morire; perché dalla Prova nessuno doveva uscire vivo; chi
fosse morto e fosse resuscitato, al rinascere non sarebbe stato colui cheera morto, ma un
Figlio della Morte, una persona che avrebbe portato un Segnale di Morte, recando in Se
Stesso la Morte: ovvero, il Figlio della Morte sarebbe stato concepito nella Morte da Se
Stesso. Chi avesse assistito alla Prova e non fosse morto, non meritava di vivere: le
Donne Carnefice di Tartesso avrebbero fatto scendere l'ascia di pietra sul loro collo; li
avrebbero assassinati la notte seguente alla Prova nel Bosco dei Salici consacrato alla
Dea Luna Ioa, lungo il fiume Odiel. Quale sarebbe stato il loro destino? Nessuno
conosceva di sicuro quale sarebbe stato il loro destino, se realmente sarebbero morti per
sempre, se fossero resuscitati in un altro mondo, se fossero tornati a reincarnare in vite
future o se le loro Anime avessero trasmigrato ad altri esseri.
Quanto durava la Prova del Fuoco Freddo? Solamente i Gerofanti e coloro che avevano
fracassato, e che morivano ugualmente, lo sapevano; solo essi avevano conservato la
coscienza del tempo trascorso. Coloro che si Riflessero nell'Oscurità Infinita ed
incontrarono la Nuda Verità di Se Stesso, ricevettero anche un Riflesso dell'Eternità: la
contemplazione di Se Stesso, che è un Riflesso dello Spirito Eterno, si sperimenta in un
istante unico, incontenibile per il Tempo della Creazione; gli Eletti che incontrano la Morte
Kalibur di Pyrena non potranno mai rispondere a questa domanda; l'esperienza
dell'eternità è indescrivibile. Pertanto quelli del secondo gruppo, quelli che morirono
realmente, erano considerati Molto Amati dalla Dea, visto che Essa li aveva tenuti
nell'Eternità. E avrebbero ricevuto funerali degni dei Guerrieri Saggi: avrebbero avuto il
diritto di essere cremati con la spada in mano; e un'urna di legno di Frassino, con le sue
ceneri, sarebbe stata in seguito abbandonata alle acque del Mare Occidentale.
Nel terzo caso, quando eccezionalmente alcun Eletto ritornava dalla Morte, era
incorporato immediatamente al Collegio dei Gerofanti di Tartesso. Il fatto costituiva motivo
di festeggiamenti in tutto il Regno infatti il popolo, che non ne comprendeva le sfumature
esoteriche, intuiva infallibilmente che il Figlio della Morte significava un riconoscimento per
la Razza; nonostante avesse trionfato per Se Stesso nella Prova del Fuoco Freddo, il
nuovo Gerofante sarebbe stato l'esponente di un merito collettivo, di una virtù razziale.
Anche i vecchi Gerofanti, che conoscevano il segreto, ricevevano ugualmente con allegria
l'Eletto resuscitato: c'era lì, indicavano, un Uomo di Pietra; un Ritornato dalla Morte; una
persona che nella Morte fu amato dal Fuoco Freddo Kalibur di Pyrena e adesso conserva
il Ricordo dell'A-mort; uno che ha sentito, al di là dell'Amore della Vita, l'A-mort della Morte
Kalibur, vale a dire, la Non-Morte della Morte Kalibur, e adesso si è immortalato come
figlio della Morte. Così lo ricevevano:
Oh Eletto di Pyrena,
sei mortale e l'A-mort di una Dea
ti ha liberato dalla Vita.
Per Volontà del Creatore Uno
fosti di terra.
Per Volontà della Morte Kalibur
sei di Pietra.
Oh Figlio della Morte,
il Valore porta il tuo Nome.
Già non devi parlare,
solo attuare.
Conserva nel tuo Cuore di Ghiaccio
il Ricordo dell'A-mort,
non ricordare altro.
Solamente sperimenta Te Stesso,
Fuoco Freddo Immortale,
Uomo di Pietra.
E, in verità, l'Uomo di Pietra non avrebbe parlato, chissà per molti anni. Non lo avrebbe
fatto perché sarebbe stato occupato in sperimentare Se Stesso. Perché dalla rinascita,
all'interno del suo cuore, sopra una fibra profonda, ardeva la Fiamma del Fuoco Freddo: e
questa Fiamma, quando era percepita, parlava con la voce di Se Stesso; inoltre le
sue parole sempre iniziavano con il Nome della Dea: Io sono, Io sono (Ey, Ey).
All'ascoltare la Voce di Se Stesso affermando "Io Sono", l'Uomo di Pietra realmente era,
vale a dire, viveva un'esistenza assoluta fuori dall'illusione degli enti materiali, al di là
della Vita e della Morte. Per questo motivo l'Uomo di Pietra Immortale non avrebbe
parlato, o avrebbe parlato molto poco, di lì in avanti: era molto vicino alla Saggezza
Iperborea degli Atlanti bianchi e questo sapere non poteva essere spiegato agli uomini
addormentati che amavano la Vita e temevano la Morte Liberatrice. Forse alla fine,
durante la Battaglia Finale, lui o altri Uomini di Pietra Immortali avrebbero parlato
chiaramente agli uomini addormentati per convocarli a liberarsi dalle catene materiali e
lottare per il ritorno all'Origine della Razza Iperborea. Nel frattempo, l'Uomo di Pietra
solamente agirà, ascolterà in silenzio la Voce del Fuoco Freddo ed agirà; e il suo atto
esprimerà il massimo Valore spirituale: qualunque cosa faccia con se stesso, il suo atto
sarà fondato sul supporto assoluto di Se Stesso, al di là del bene e del male, e non sarà
influenzato da nessun giudizio o castigo procedente dal Mondo dell'Inganno. E nessuna
variante del Grande Inganno, neanche il Fuoco Caldo della Passione Animale, potranno
trascinarlo un'altra volta al Sogno della Vita: Saggio e Valente come un Dio, l'Uomo di
Pietra combatterà solamente se necessario ed aspetterà in silenzio la Battaglia Finale;
desidererà ardentemente l'Origine e lo commuoverà la nostalgia per l'A-mort della Dea;
cercherà la sua Coppia Originale (altra metà spirituale) nella Donna Kalibur e, se la
troverà, la amerà con il Fuoco Freddo di Se Stesso; ed Essa lo abbraccerà con la Luce
Increata del suo Spirito Eterno, che sarà Oscurità Infinita per l'Anima creata.
In questo terzo caso, con sicurezza, la Promessa di Pyrena si sarebbe compiuta.
Decimo Giorno
Suppongo che starete aspettando, paziente dottor Siegnagel, una risposta alla domanda
pendente: "quale sarebbe stata la seguente reazione dei Golen di fronte al potere
tartessico, che si sviluppava fuori dal loro controllo e che frustrava tutti i loro piani?"
Questa è la risposta, molto semplice, sebbene sia da chiarire: i Golen diressero contro
Tartesso il Mito di Perseo.
Si può affermare, rigorosamente, che quello di Perseo, così come altre leggende che
tardivamente furonoraggruppate sotto la denominazione generale di "Miti Greci", è in
realtà un antichissimo Mito pelasgico. Con alcune delle storie "greche" di Ercole è
successa la stessa cosa: per esempio, con quella in cui l'eroe lotta con il Gigante Gerione
per rubargli i suoi buoi rossi e che nasconde, sotto un simbolo caro ai pelasgici, un'antica
incursione dei primitivi Argivi contro il "popolo triplo" degli iberici, o Virtrioni, con l'obiettivo
di conquistare il segreto dell'allevamento che non conoscevano o avevano perduto; e la
prova sta nel fatto che quegli Argivi, "nemici dei gerioni", si consideravano parenti di
questi, dal momento che lo stesso Ercole era pronipote di Perseo. Però Perseo fu
bisnonno di Ercole solamente nel Mito argivo; in verità, il tema fu preso da un Mito
pelasgico molto più antico, di origine iberico atlante, che si riferisce all'avventura
intrapresa da uno Spirito Iperboreo tipico per raggiungere l'immortalità e la Saggezza. Nel
tema primordiale lo Spirito Perseo non era argivo ma oriundo degli iberici atlanti, cioè, di
un popolo molto più occidentale; per questo la sua prodezza non la compie per incarico di
un semplice Re mortale come Polidette ma della Dea della Saggezza, Frya, la consorte di
Navutan : tutti i i nomi e le funzioni degli Dei, furono in seguito cambiati, e ritoccati, dai
popoli del Patto Culturale, lasciando la storia di Perseo nella forma oggi conosciuta.
Il tema è semplice e, come lo avrò esposto, Voi vi renderete conto che non può procedere
da altro che dalla Saggezza Iperborea degli Atlanti bianchi. Una rappresentazione
Iperborea dell'Origine, come già ho menzionato in precedenza, fu Thule, il centro
isotropico da dove procedeva lo Spirito. In maniera simile, per i primi discendenti degli
Atlanti bianchi, l'Origine fu Ponto, che si personificò come un Dio del Mare e si identificò
con un'Onda, sicuramente perché da "quest'Origine" provenivano i suoi Antenati. Ponto si
sposa con Gea, la Terra, dalla quale nascono, tra gli altri, Forco (maschio) e Ceto
(femmina), simboli prototipi degli esseri ibridi, metà animali e metà Dei: in un sottofondo
esoterico quest'immagine allude allo Spirito contribuito da Ponto, l'Origine, all'animaleuomo figlio della Terra. I fratelli Forco e Ceto si accoppiano a loro volta e insieme a una
serie di Archetipi ibridi, danno vita a tre donne che nascono già "anziane": le Graie o
Forcidi, cioè, le "grigie". Naturalmente, le Graie non sono altra cosa che le Vraya, le
Guerriere Sagge incaricate di custodire l’aratro di Pietra e la Pietra di Venus: sono
"anziane" perché devono essere Sagge e coloro che ignorano il significato degli strumenti
litici affermeranno in seguito che "fra tutte e tre avevano solo un Occhio ed un Dente".
Perseo è l'idealizzazione dello Spirito prigioniero che pensa all'impresa di liberarsi dalla
prigione materiale; il suo obiettivo è scoprire il Segreto della Morte, raggiungere la Più Alta
Saggezza e raggiungere la Coppia Originale. Navutan e Frya lo ispirano a consultare le
Vraya ed esse, con la Pietra di Venus, gli indicano il cammino da seguire: deve dirigersi a
un Bosco Sacro di Frassini e reclamare l'aiuto degli Dei per affrontare la Morte con
successo. È quello che fa Perseo così succede l'incontro con Navutan . Il Dio lo informa
che la Saggezza si trova il potere di sua Moglie,Frya, però che non risulta facile arrivare
fino ad Essa poiché la Morte si interpone al passo dei comuni mortali. Per aprirgli il
cammino fino a Frya, Navutan rivela a Perseo il Segreto del Volo e gli consegna il Segno
della Mezza Luna, cioè, il simbolo dei Pontefici Iperborei, i Costruttori di Ponti Più Saggi
degli Atlanti bianchi: secondo gli Atlanti bianchi, i Pontefici Iperborei conoscevano il
modo di costruire un ponte infinito tra lo Spirito e l'Origine (Ponto). Il grado di
Pontefice Iperboreo lo conferma Vides, il signore di K'Taagar, quando consegna a quelli
che attraversano la Porta della Dimora degli Dei Liberatori la tunica ed il casco: sul fronte
del casco i Pontefici fissavano il Segno della Mezza Luna. È tradizione che i Pontefici così
vestiti disponevano della Facoltà di diventareculturalmente invisibili, non per effetto di
tali indumenti, chiaramente, ma per la Saggezza che implica possederli.Navutan insegna
a Perseo la Lingua degli Uccelli e lo guida fino alla Dimora di Vides, che lo investe del
titolo di Pontefice Iperboreo: nel suo Viaggio verso Frya, Perseo porterà in mano una
borsa di pelle di gru con dentro 16 pietre, in ognuna delle quali era incisa una Vruna.
All'approssimarsi a Frya, Navutan consiglia all'eroe di non fermarsi ad osservare il Volto
della Morte, che causerebbe la sua immediata distruzione e concentrarsi nello Specchio
che la Dea della Saggezza significa oltre la Morte: solo così potrà vincere la Morte!
Perseo compie le indicazioni con esattezza e, contemplandosi nello Specchio di Frya,
riesce a comprendere la Morte e si trasforma in un Uomo di Pietra Immortale. Al suo
ritorno dalla Morte, Perseo impiega la Lingua degli Uccelli per comprendere il Serpente
con il Segno dell'Origine: allora raggiunge la Più Alta Saggezza e incontra la sua Coppia
Originale.
Fin qui, la parte più importante del tema originale trasmesso ai popoli nativi dagli Atlanti
bianchi. È evidente che gran parte dello stesso, miracolosamente ricordato grazie alla
missione familiare, fu incorporato dai Signori di Tharsis nella Riforma del Fuoco Freddo. I
lidi, successivamente, contribuirono alla sua degradazione mediante la "perfezione della
forma rituale", che consisteva nel tentativo di demenziale di esibire esteriormente,
plasmati nella materia, alcuni segni che possono essere solamente metafisici. È chiaro
che coloro che avrebbero fatto di più per pervertire il senso del Tema dello Spirito Perseo
sarebbero stati i Sacerdoti del Patto Culturale; e dopo che il senso era stato restituito
attraverso il Culto del Fuoco Freddo, senza indugio, li avrebbero accompagnati i Golen
con tutte le loro risorse, fissati in una guerra che consideravano questione di vita o di
morte per i piani della Fraternità Bianca che servivano.
Ai tempi della caduta culturale dei pelasgici, molto prima che i Golen iniziassero il loro
sinistro spostamento verso Europa, il tema originale divenne Mito, i Nomi originali
iniziarono a cambiare e i significati si distorsero ed invertirono. Nel Mito argivo, Perseo,
per incarico del tiranno di Serifo al quale promise imprudentemente di portare la "Testa di
Medusa", si dirige alla Tartessidepoiché il mostro abita in un bosco della penisola iberica:
simile posizione non é casuale visto che Vides, il Signore di K'Taagar, fu denominato dai
Sacerdoti Ides, Aides o Ade, il Signore di Tar, cioè, del Tartaro o Inferno, causa per cui
Thar-sis, Tar-tesside, Tar-tesso passarono a designare luoghi infernali. A
quest'assegnazione contribuirono anche, in gran misura, i Golen, quando riuscirono ad
osservare la scultura della Dea Pyrena e la identificarono in tutto il mondo antico come la
"Gorgone Medusa". Il Perseo argivo lo aiutano Hermes e Atena, nei quali è ancora
possibile riconoscere Navutan e Frya. Navutan , in effetti, fu chiamato Hermes, Mercurio,
Wothan, ecc...; come Hermes, secondo i greci, era figlio di un donna "Atlante", figlia di
Atlante e di un Dio (Zeus), cosa che non è lontana dalla genealogia del Grande Capo degli
Atlanti bianchi; fu inventore di un alfabeto, della lira e della zampogna, che, aveva
scambiato con Febo il caduceo, con il quale pascolava le sue greggi: se si considera che il
caduceo è un bastone con due serpenti arrotolati, che Il Sole rappresenta il Dio Creatore e
il gregge gli animali-uomini, è facile distinguere nella figura di Hermes quella di colui che
ha compreso, mediante un linguaggio, il Simbolo del Serpente con il quale il Dio Creatore
pascola i suoi servi. E Frya, da parte sua, fu conosciuta come Atena, Minerva, Afrodite,
Freya, ecc...; di Essa i greci dicevano che "fosse nata già armata": era, infatti, Dea della
Guerra, della Saggezza e dell'Amore.
A partire dal suo viaggio inverso alla Tartesside, il Perseo argivo comincia a comportarsi
come un chiaro esponente del Patto Culturale: non consulta le Vraya ma le ruba l'occhio
comune; queste lo inviano ad Also, la casa delle Alseidi, vale a dire, a un bosco sacro,
dove incontra le Ninfe Meliadi, le quali non sono altra cosa che personificazioni dei
Frassini; le Ninfe gli consegnano un sacco di pelle di gru, dove collocherà la Testa di
Medusa e dei sandali che permettono di volare; Ade gli presta il casco dell'invisibilità; ed
Hermes gli consegna una falce a forma di mezzaluna per tagliare la testa del mostro. Però
quello che più svela questa falsificazione generata dai Sacerdoti del Patto Culturale è la
prevenzione del Perseo argivo che teme di convertirsi in Uomo di Pietra. Perché nel
Mito Egeo non è una Saggezza posteriore ma lo stesso sguardo di Medusa quello che
converte in pietra; la Saggezza, al contrario, non si trova oltre la Morte ma al di fuori,
insieme a Perseo, definitivamente indipendente e irraggiungibile per lui. Essa non
permette che egli si rifletta nella sua Nuda Verità: si limita a collocare un neutro specchio
dove "l'eroe" contemplerà la Morte senza che essa lo catturi.È tutto l'aiuto che gli offre
Atena: vedendola attraverso lo specchio, Perseo colpirà il collo di medusa con la falce e
darà morte alla Morte, senza che questa "impresa" gli permetta raggiungere l'immortalità.
Lo specchio di Atena è il suo scudo protettore; la Testa di Medusa, ottenuta nell'inutile
impresa del Perseo argivo, è collocata dalla Dea nel centro dello scudo, facendo capire
chiaramente che in questa Era, dopo il trionfo del Patto Culturale, la Saggezza è protetta
dalla Morte, senza che esista possibilità alcuna per i mortali di arrivare ad essa.
Ovviamente, questa è solo una minaccia dei Sacerdoti del Patto Culturale per esaminare
la ricerca della liberazione dello Spirito. Infine, visto che il Perseo argivo non raggiunse
l'immortalità né ottenne la Saggezza, non potrà comprendere il Serpente e per questo si
vede anche obbligato ad ucciderla, cosa che farà al ritorno dalla sua "impresa", quando
lotta con un drago e libera Andromeda, con la quale si sposa e genera una prole
numerosa.
Finalmente, correndo il rischio di essere giustiziati senza pietà dai tartessi, riuscirono a
infiltrarsi nel Bosco Sacro e via Rituale del Fuoco Freddo. Da quel infausto giorno, i Golen
seppero che avevano trovato un Volto e un Casa per Medusa. In pochi anni, favorito dalla
loro incessante predica ed a quella dei numerosi Sacerdoti che li appoggiavano in tutte le
città del Patto Culturale, divenne popolare con rinnovato vigore la leggenda argiva di
Perseo: i figli di Forco e Ceto, le Graie, le Gorgoni e il serpente che custodisce l'Albero
dalle Mele d'oro, abitano in un bosco sacro della Tartesside, regione e al tempo
apparteneva al Regno di Tartesso. Logicamente, si deve compiere in vantaggio strategico
che poteva significare i Golen il riaffiorare e adattare un "Mito" se partiamo dal principio
erroneo che allora nessuno credeva nel mito o che tutto il mondo, anche se gli concedeva
una verità "leggendaria", sapeva che quello "era già successo". Pensare questo
dimostrerebbe non conoscere l'ideologia dei Golen. Insieme alla loro rivoluzionaria
concezione dell'unità di Dio nel Sacrificio rituale, i Golen sostenevano il sorprendente
concetto che i Miti avevano un carattere profetico.Vale a dire, che i Miti e tutti i tipi di
argomenti procedenti dal Cielo o dagli Dei, non si compiono mai del tutto, non sono
mai realizzati totalmente.Avevano fede cieca nel fatto che se si ripetevano le circostanze
e i personaggi, il Mito, come una Profezia, si sarebbe sviluppato nuovamente sulla Terra;
in sintesi, affermavano che:
Ciò che è stato, tale sarà;
Ciò che è stato fatto, esso stessosi farà:
niente di nuovo sotto il sole.
Di modo che, a giudizio dei Golen, se si profetizzava il Mito del Perseo argivo questo si
sarebbe compiuto infallibilmente: allora anche la sentenza di sterminio che pesava sulla
Casa di Tharsis sarebbe stata compiuta.
Naturalmente, non bisogna farsi ingannare con rispetto alla capacità di produrre effetto di
un Mito descritto nei suoi minimi dettagli: sebbene nelle menti credulone del popolo,
Perseo e Medusa, erano immaginati come personaggi reali, i Re e capi militari che
ambivano il bottino di Tartesso avevano ben chiaro che si trattava di rappresentazioni; nei
secoli dell'espansione tartessica, coloro che desideravano "emulare Perseo", per esempio,
sapevano molto bene che la "Testa di Medusa" che dovevano tagliare, significava
"distruggere Tartesso"; qualcosa di simile avvenne quando durante le guerre del secolo
XIX si proponeva di "distruggere l'Orso", alludendo alla "conquista della Russia", o
"umiliare il Leone", invece di "sottomettere l’Inghilterra".Tuttavia, il fatto che un Re fosse al
corrente del senso allegorico del Mito, non toglie al mito la capacità di ottenere il suo
effetto ma, al contrario, aumenta la possibilità di concretizzarsi realmente: colui che adotta
intelligentemente il ruolo di personaggio dell'argomento mitico, interpreta la descrizione del
Mito come una specie di piano o progetto da realizzare; e allora non è il personaggio che
agisce per realizzare il progetto del Mito, ma è il mito stesso che, incoscientemente,
muove il personaggio per concretizzare l'argomento: colui che aspiri ad essere Perseo,
finirà col tagliare la testa di Medusa, nonostante creda che potrà autocontrollarsi perché
conosce il significato allegorico del personaggio.
Quindi, dottor Siegnagel, i Golen "diressero contro Tartesso il Mito di Perseo" come
reazione all'espansione economica e militare che si sviluppava fuori dal loro controllo e
che rovinava i loro piani: la risposta adesso è chiara. Durante i secoli successivi molti
sarebbero stati i "Perseo" che avrebbero tentato l'impresa di conquistare Tartesso; e quasi
sempre, integrando le spedizioni guerriere, guidando i Re invasori o i Capi dei pirati,
arrivava il giovane, caricatura di Hermes che avrebbe segnalato la dimora delle Graie
(Vraya) e la posizione dell'Occhio unico, vale a dire, della Spada Saggia. Perché i Golen
non avrebbero mai rivelato il loro obiettivo principale: rubare la Pietra di Venus. Questa
sarebbe stata la loro parte del bottino: tutto il resto, l’oro e l'argento, le banchine, le barche
e le prospere città, tutto sarebbe stato per il Perseo vincitore, per "l'eroe" del Patto
Culturale. Non era molto quello che sollecitavano e non sarebbero stati pochi coloro che
avrebbero risposto alle loro intriganti proposte. Tuttavia, nonostante quest'offensiva che si
fondava nell'azione universale di un Mito e che obbligava i tartessi a vivere in permanente
stato di guerra, il Regno si difese con successo fino al secolo III, epoca in cui il suo potere
cominciò a declinare di fronte ad altre potenze nascenti: Cartagine, Grecia e Roma, che
avrebbero scritto il finale della storia.
I greci del periodo preclassico furono molto recettivi alla Strategia dei Golen e questo li
condusse ad intraprendere molte spedizioni contro Tartesso: dalle loro fiorenti colonie in
Sicilia, in Italia, Gallia e, finalmente, nella stessa Spagna, avrebbero invaso e distrutto
Tartesso se non fosse stato perché dovevano proteggere le loro spalle dal crescente
potere di Roma. I romani, in cambio, si mostrarono sempre amichevoli con i tartessi e
poco permeabili all'influenza dei Golen: ciò non deve sorprendere se si ricorda che per le
vene della nobiltà romana circolava il sangue dei pelasgici dell'Etruria, parenti diretti dei
tartessi. Il destino, infatti, non avrebbe riservato né ai greci né ai romani "l'impresa" di
distruggere Tartesso. Sarebbe stato un uomo di Cartagine, un fenicio, un rosso o punico, il
nuovo Perseo che avrebbe impugnato la falce di ferro, simbolo invertito e pervertito della
mezzaluna e avrebbe tagliato la Testa di Medusa, dando così compimento alla profezia
dei Golen.
Durante il secolo XII A.C., quando i filistei la occupano e saccheggiano, comincia la
decadenza di Sidone, la città più importante della Fenicia. Si inizia così il dominio di Tiro,
che non avrebbe smesso di crescere fino a che Nabucodonosor, dopo un assedio di
tredici anni, la distrugge definitivamente nel 574 A.C... Però, per quel tempo, Tiro si era
già espansa in tutto il mondo antico e possedeva colonie, come Gades (Cadice), nel Sud
della Spagna, nelle coste della Sicilia, nelle Baleari, in Sardegna, e, dall' 814 A.C., nelle
coste dell'Africa dove hanno fondato la ricca e prospera città di Cartagine. Con la rovina
commerciale di Tiro comincia a dominare, a partire dal secolo VI, la colonia cartaginese,
detentrice della maggiore flotta del Mediterraneo occidentale.
Cartagine passò alla Storia per la triste celebrità di aver costituito una società immorale,
formata da mercanti la cui unica ambizione era la ricchezza, che imponeva il suo
commercio con la protezione di un esercito mercenario; solo alcuni Capi militari, in effetti,
erano cartaginesi: la maggior parte dell'esercito era integrato da uomini senza patria e
senza legge, vale a dire, da soldati la cui patria era quella che pagava di più e la cui legge
dipendeva dal pagamento concordato. Però quello che più impressionò sempre gli
osservatori, in maniera analoga alla ripugnanza che causò negli europei del secolo XVI il
conoscere il sanguinario Culto azteca dei Cuori Palpitanti, fu il Culto di Moloch, una
divinità alla quale bisognava offrire permanentemente sacrifici umani per placare la sua
inesauribile sete di vita. A Tiro, i Fenici adoravano Dei molto simili a quelli di altri popoli
della Mesopotamia e dell'Asia Minore: rendevano Culto alla Dea Astarte o Tanit, che per
gli assiro-babilonesi era Ishtar, Inanna o Nana, per i greci era Io, per gli egizi Isis e che in
altri luoghi era chiamata Ashtaroth, Asherah, Cibele, Atena, Anat, Hathot, Astoret, ecc...; e
facevano offerte anche ad Adon, che corrispondeva all'Adone frigio; in più credevano in
Melqart, che corrispondeva all'Eracle argivo; ed offrivano sacrifici a Baal Zebul, Baal
Sidone, Baal Zaduk, Baal Il, Baal Tars, Baal Yah, ecc..., tutti i Nomi del Dio Creatore il
quale si rappresentava ora come il Sole, ora come il pianeta Giove, ora come una forza
della natura. Fu durante il secolo IX A.C., quando il Re Itobal, sacerdote di Astarte, fece
sposare sua figlia Jazabel con il Re Ajab di Israele, che i Golen si infiltrarono a Tiro e
cercarono di unificare i Culti nel Sacrificio al Dio Uno IL. Quel tentativo non avrebbe dato
grandi risultati fino alla secolo successivo, dopo che il Grande Re Sargon II di Assisi
conquistò la terra di Canaan e i Golen si spostarono a Cartagine per officiare come
Sacerdoti del Culto a Moloch.
Bisogna segnalare che quello cartaginese fu il primo popolo con il quale i Golen si
stabilirono, fuori dai popoli europei che gli erano stati assegnati dalla Fraternità Bianca,
per compiere la loro missione di unificare i Culti. Però sarebbe stato il primo e anche
l'ultimo infatti, secondo quello che essi stessi dichiaravano, il loro interesse si concentrava
nel lavorare sui Culti d'Europa: se permanevano a Cartagine, esso si doveva solo ed
esclusivamente all'eresia tartessica, alla necessità di orientare quel popolo Perseo a
tagliare la Testa di Medusa e dare compimento alle loro profezie. E fu così che, spinto dal
sinistro piano dei Golen, il Culto di Moloch sarebbe arrivato a dominare con il terrore tutti
gli altri poteri del governo di Cartagine: il Re, la Nobiltà, i Consigli di Stato, i Capi militari,
finirono tutti sottomessi a Moloch ed ai suoi Sacerdoti Golen. Alla fine, tutte le famiglie di
Cartagine erano obbligate ad offrire i loro figli primogeniti per essere sacrificati nella
"bocca di Moloch", vale a dire, per essere gettati nella bocca di un idolo che finiva in un
forno incandescente; e li terminavano anche i giorni dei prigionieri, gli schiavi, gli accusati
di alcun delitto, le vergini consacrate, o a qualunque persona che i Golen volessero
eliminare. Inoltre il Dio non era mai soddisfatto: esigeva sempre più prove viventi di Fede
del popolo nel Sacrificio rituale; la loro Legge reclamava una quota di sangue facilmente
disponibile. Forse Moloch si aspettava un Sacrificio ancora maggiore, forse si sarebbe
calmato con l'offerta di tutto il lignaggio che lo aveva offeso, con lo sterminio in Suo Nome
della stirpe dei Signori di Tharsis.
Allo scoppiare delle guerre puniche, nell'anno 264 A.C., i dollari credettero arrivata
l'opportunità di dare compimento alle Profezie. E non solo lo credettero loro ma anche i
membri della Fraternità, iniziale bianca, che inviarono da Chang Shambalà due misteriosi
personaggi in nome Bera e Birsa. Erano due Sacerdoti di grado superiore ai quali davano
il titolo di "Immortali"; due Sacerdoti che per essere appartenuti in Epoche remote alla
stessa Razza dei Golen, la Fraternità Bianca gli aveva assegnato la missione di dirigere i
loro piani. Erano infatti due "Golen Supremi", superiori a quanto avrebbero potuto
dimostrare i loro fratelli di razza, in materia di crudeltà ed arti diaboliche: tra gli altri poteri,
per esempio, avevano la facoltà di viaggiare nel Tempo, dominio che la mia famiglia
verificò amaramente ogni volta che gli stessi attori si manifestarono in distinti secoli
successivi con il fine di procurare la loro distruzione. In quell'occasione, Bera e Birsa, si
misero al fronte dei Golen di Cartagine per dirigere personalmente l'attacco a Tartesso
infatti, a parte la Razza, li univa tutti uno stesso odio contro la Casa di Tharsis. Il Generale
Amilcare Barca sarebbe stato il nuovo Perseo, lo strumento che il Mito usava per
svilupparsi nuovamente sulla Terra con il proposito che questo militare dimostrasse di
fronte al Dio Uno che era preparato per realizzare l'impresa, fu spinto ad assassinare
40.000 uomini del suo esercito mercenario, che erano stati in precedenza incitati alla
ribellione con la soppressione del pagamento del salario: dalla Gola dell'Ascia, un Fiume
di sangue terminò così nelle fauci di Moloch, con la soddisfazione dei Golen e come
chiaro segnale che la profezia sarebbe potuto essere compiuta. In seguito il governo di
Cartagine, seguendo le istruzioni dei Sacerdoti Golen, ordinarono nell'anno 237 A.C. ad
Amilcare Barca la conquista della Spagna. Quest'invasione, l'ultima che avrebbe
sopportato Tartesso, fu il tema di una saga familiare di leggende orali denominata
"L'attacco dei 22 Golen".
Racconta la saga che nell'anno 229, mediante un'abile ed inaspettato dispiegamento di
truppe, il Generale Barca riesce a "sorprendere Tartesso addormentata", come il Perseo
argivo sorprende Medusa e la sottomette a ferro e fuoco. Bene, mentre i soldati si lasciano
andare all'uccisione ed al saccheggio, altri fatti stannoaccadendo. Accompagnando
l'esercito cartaginese sono arrivati fino a Tartesso 22 Golen, vale a dire, 22 Sacerdoti
Golen condotti da Bera e Birsa. Il Mito del Perseo argivo è divenuto realtà, la profezia si
sta compiendo in questo momento ed è necessario attuare con rapidità e precisione:
mentre i 20 Golen occupano il Bosco Sacro ed effettuano i rituali convenienti per
consacrarlo al Dio Uno EL Moloch e neutralizzare l'influenza magica di Pyrena, gli
Immortali Bera e Birsa andranno in cerca della Spada Saggia. I Golen si applicano al loro
compito e d'immediato si trovano a profanare la Lampada di Pyrena, concentrati intorno al
Melo di Tharsis ed alla scultura della Dea. Quello che succede in seguito è la
conseguenza del fatto che ognuno commette un errore di valutazione sulla capacità ed il
modo di reazione dell'avversario: i Golen sbagliarono al non considerare la pazzia mistica
ed eroica che i Gerofanti tartessi possedevano per essere discendenti dei Signori di
Tharsis; mentre i Gerofanti sottovalutavano il potere e la determinazione dei Golen, forse
per non conoscere fino ad allora l'esistenza degli Immortali come Bera e Birsa. L'errore dei
Golen fu supporre che i Gerofanti, presi di sorpresa tanto quanto le sentinelle di Tartesso,
avrebbero accettato la perdita del santuario del Bosco Sacro o che, al massimo,
avrebbero offerto resistenza armata, nel quale caso sarebbe giunta in loro difesa una
truppa che li scortava. La realtà, molto distinta, era che i Gerofanti avevano considerato
molti anni prima la possibilità che il Bosco Sacro potesse cadere in potere del Nemico e
avevano preso, già, una decisione al rispetto: non avrebbero mai permesso che questo
succedesse; la caduta del Bosco Sacro avrebbe implicato, necessariamente, la sua
distruzione. Per questo quando il fuoco, che avanzava su tutto il perimetro , circondò ed
abbracciò il centro del Bosco, i 20 Golen e la Guardia non poterono fare niente per evitare
l'orribile morte: gli scheletri carbonizzati mostrarono, in seguito, che tutti si erano rifugiati
sotto il Melo di Tharsis e che alla fine erano bruciati e si erano consumati come questo ed i
restanti alberi del Bosco. Tutto si ridusse a cenere in quell'incendio che era stato
attentamente pianificato durante anni e preparato mediante una studiata distribuzione di
legna secca in distinte parti dell'area: all'entrare nel Bosco Sacro con i piani di conquista i
Golen non avrebbero guadagnato una piazza ma sarebbero caduti in una trappola
mortale. Naturalmente, essi non avrebbero mai sospettato che i Gerofanti tartessi
"avrebbero sacrificato" il loro Bosco Sacro prima di vederlo occupato dal Nemico e questa
reazione sarebbe stata presa come una lezione dai Golen che, in seguito, avrebbero
continuato a lottare contro i discendenti del Patto di Sangue.
E la sottovalutazione che i Gerofanti commisero nel valutare il potere reale dei Golen fu
sul punto di causare la perdita definitiva della Spada Saggia. Se questo non successe il
merito si deve attribuire solamente all'incredibile valore delle Vraya ed alla lealtà al Patto
di Sangue che andava oltre la morte. Il caso era che a 20 km da Tartesso, alle pendici del
Monte Candelaria, si trovava l'entrata segreta ad una Caverna che era stata resa abitabile
in tempi remoti dagli Atlanti bianchi: era una delle opere che si dovevano conservare
d'accordo al compromesso del Patto di Sangue. Naturalmente, dopo la sconfitta culturale
degli iberici, tale compromesso fu dimenticato e la Caverna, nascosta e solitaria, rimase
abbandonata per migliaia di anni. Tuttavia, gli effetti purificatori della prova di famiglia che
culminarono con la Riforma del Fuoco Freddo, causò la sua riscoperta, nonostante il fatto
che non tutti, néin qualunque momento, potevano entrare in essa: il motivo era che
l'entrata segreta era segnalata con le Vrune di Navutan e solamente coloro che avevano il
Sangue Puro, coloro che erano capaci di ricordare la Lingua degli Uccelli, riuscivano ad
incontrarla; chi non aveva questi requisiti non riusciva a scoprirla neanche se fosse di
fronte lei. Pertanto, questa Caverna era stata scelta dalle attuali Vraya per custodire la
Spada Saggia. Un corridoio di guerrieri tartessi si formò per permettere l'uscita da
Tartesso delle Vraya e salvare, all'ultimo momento, la preziosa eredità degli Atlanti
bianchi: molti morirono per compiere questo eroico riscatto, molti dei quali hanno
guadagnato l'immortalità per il loro valore, e aspettano a K'Taagar il momento in cui
torneranno ad occupare il loro posti di combattimento, quando si scatenerà sulla Terra la
Battaglia Finale. Grazie alla loro legale dedicazione, le Vraya, che a quell'epoca erano la
Regina di Tartesso e due principesse, poterono arrivare fino all'entrata segreta della
Caverna. In verità erano perseguitate così da vicino da Bera e Birsa che solamente una
principessa, portando la Spada Saggia, riuscì ad attraversare l'entrata, mentre le altre due
Vraya rimanevano indietro per trattenerli. E qui fu dove si vide il terribile potere dei Golen
Immortali infatti, anche quando le Vraya li affrontavano con le loro terribili asce di pietra,
essi non ebbero bisogno di usare nessuna arma per dominarle, salvo le loro arti
demoniache. Il potere dell'illusione, nel quale erano Maestri, bastò a loro per
immobilizzarle ed afferrarle. Comunque, la Spada Saggia era già in salvo dentro la
Caverna Segreta visto che i Golen possedevano solo l'Anima e non avevano lo Spirito e
sarebbe risultato loro impossibile comprendere le Vrune di Navutan .
La Saga familiare conclude questa parte della storia narrando lo spettacolo osservato dai
Gerofanti tartessi quando si diressero alla Caverna Segreta, dopo aver incendiato il Bosco
Sacro. Stesi sul suolo della base del Monte Candelaria, non molto lontano dall'entrata che
i Golen non erano riusciti ad incontrare, giacevano i cadaveri della Regina di Tartesso e la
principessa spaventosamente mutilati: di quel quadro risultava evidente che Bera e Birsa
avevano sottomesso ad un crudele tormento le valenti Iniziate con l'obiettivo di obbligarle
a confessare la chiave dell'entrata segreta; ed era innegabile che esse avevano preferito
morire con Onore piuttosto che tradire la missione familiare ed il Patto di Sangue; avevano
così resistito prima alla pressione magica dell'incantesimo dei Golen, con Volontà
d'acciaio, e poi alla tortura fisica, alla Prova del Dolore. Allora, sicuramente al
comprendere il fallimento dei loro piani e temendo uno scontro con gli Uomini di Pietra, gli
Immortali si sbrigarono ad assassinarle ed a partire verso l'Isola Bianca, non senza
lasciare dietro di loro un’inequivocabile segnale della loro presenza infernale: prima di
andarsene, tolsero lo scalpo ai due cadaveri e si portarono via la totalità dei capelli, le due
trecce tinte con calce che le Vraya, come tutte le Iniziate consacrate a Io-a, ostentavano
fino alle caviglie. E con il sangue che scorreva dai teschi spogliati, scrissero in lingua
fenicia su una rocca qualcosa come: il castigo per coloro che offendano Yah verrà dal
Cinghiale. Senza dubbio un'altra delle loro profezie maledette.
Undicesimo Giorno
Così, caro dottor Siegnagel, scomparve per sempre il Regno di Tartesso. Il Generale
Barca rappresentò nuovamente il Mito del Perseo argivo, nel tagliare la Testa di Medusa,
e anche quello di Eracle Melqart, nel vincere il triplo popolo dei Gerioni. Nonostante tutto,
anche se di Tartesso non rimase una sola pietra in piedi, il Bosco Sacro si trasformò in
cenere, e la scultura di Pyrena fu demolita per ordine di Amilcare Barca, la profezia Golen
non venne compiuta visto che la Pietra di Venus, l'Occhio unico delle Vraya, non poté
essere rubato da Bera e Birsa. Questo dimostra che sebbene sia certo che gli argomenti
mitici si possono sviluppare molte volte sulla Terra, la loro ripetizione non sempre è
identica e possono perfino profilare più di una sorpresa a coloro che lo abbiano propiziato.
In quest'occasione non solo fallì la profezia, al rimanere in salvo la Spada Saggia, ma
neanche la sentenza di sterminio che pesava sulla Casa di Tharsis fu portata a termine.
Nel Mito argivo, quando Perseo pianta la falce nel collo di Medusa, dalla ferita sorgono
due esseri straordinari: Crisaore e Pegaso. D'accordo con il Mito, solo Poseidone, il Re di
Atlantide e dio del Mare occidentale, ebbe il coraggio amare Medusa, con la quale generò
due figli, Crisaore e Pegaso, i quali sarebbero nati dalla ferita inflitta da Perseo. Crisaore
sarebbe stato un gigante destinato a sposare Calliroe (Kalibur), una "Figlia del Mare",
dall'unione sarebbe nato il Gigante triplo Gerione.
Credo, dottor Siegnagel, che l'ultima manifestazione del Mito, concretizzata nel dramma di
Tartesso, avrebbe determinato la sua ripetizione fino nei minimi dettagli, nonostante non si
fosse compiuta, felicemente, la profezia dei Golen.
Credo, per esempio, che effettivamente dal collo tagliato di Medusa, dalle rovine di
Tartesso, nacque Crisaore, il gigante Figlio di Poseidone: questo fu, senza dubbio, Lito di
Tharsis, che, come vedrete più avanti, sposò una Figlia del Mare, una principessa
d'America, "all'altro lato del Mare Occidentale"; Crisaore sarebbe nato armato con una
Spada d'Oro, uguale a Lito di Tharsis, che sarebbe partito verso l'America portando la
Spada Saggia dei Re iberici.
E credo anche che mio figlio Noyo è come Pegaso, il quale è nato con leali per volare fino
alle Dimore degli Dei Liberatori e, come lui, il potere di aprire le Fonti con i suoi colpi, solo
che nel suo caso si tratta delle Fonti della Saggezza.
I sopravvissuti della Casa di Tharsis, curiosamente 18 in totale, si trovavano riuniti vicino
alla Caverna Segreta, in una stretta terrazza protetta naturalmente con enormi mura che
permettevano una certa difesa e dalle quali si poteva dominare il versante della montagna.
Racconta la saga familiare che, un momento prima, gli Uomini di Pietra, gli unici che
sapevano entrare in essa, avevano sostenuto un consiglio nella Caverna Segreta: di
fronte al disastro che si abbatteva contro la Casa di Tharsis, giurarono di dedicare i loro
sforzi per dare compimento alla missione familiare e per salvare la Spada Saggia era
necessario che la Stirpe continuasse ad esistere a qualunque costo; in quanto alla Spada
Saggia, decisero che, dopo la morte dell'ultima Vraya, sarebbe rimasta perpetuamente
depositata nella Caverna Segreta, perlomeno fino al giorno in cui altri Uomini di Pietra,
discendenti della Casa di Tharsis, avrebbero osservato in essa il Segnale Litico di
K'Taagar e avrebbero saputo che dovevano partire: fino a quest'occasione la Spada
Saggia non avrebbe rivisto la luce del giorno.
Quando uscirono, comunicarono queste decisioni ai loro parenti e richiesero notizie a
proposito del Regno. Però le notizie che arrivavano all'improvvisato rifugio erano strane e
contraddittorie. Si doveva scartare un aiuto a breve dei romani poiché i Golen avevano
scatenato una ribellione contro di loro da parte di tutti i popoli della Gallia, tagliandogli il
cammino in direzione della Spagna: accudire in soccorso di Tartesso esigeva in questo
momento una spedizione molto numerosa, che avrebbe lasciato sguarnita la stessa
Roma. Dall'altra parte, a Tartesso, la vittoria cartaginese era stata schiacciante: tutta la
tartesside si trovava sotto il potere del Generale Barca, cosa che completava
l'occupazione totale del Sud della Spagna. Ai Signori di Tharsis solo rimanevano le loro
vite e un battaglione di fedeli ed agguerrite guardie reali. Tuttavia, qualcosa di strano e
contraddittorio successe.
Amilcare Barca, è verità, fece distruggere Tartesso fino a farla diventare macerie. In
quest'azione tanto lui, come l’esercito mercenario, agirono mossi da una furia omicida che
superava ogni raziocinio, da una corsa in dominabile che si impossessò di loro e non li
abbandonò fino ad aver distrutto completamente la città già occupata. Fu come se l'odio
sperimentato durante secoli dai Golen contro la Casa di Tharsis si fosse accumulato in
qualche oscuro recipiente, forse nel Mito di Perseo, per rovesciarsi tutto insieme
nell'Anima dei cartaginesi. Quindi, dopo la consumazione dell'irrazionale distruzione, il
Generale Barca ed i Capi militari che lo accompagnavano ritornarono bruscamente alla
lucidità, non essendo estranea a questo fenomeno la morte dei 20 Golen e la partenza di
Bera e Birsa. Momentaneamente, qualcosa si era interrotto, qualcosa che spinge il
Generale Barca a desiderare l’annientamento della Casa di Tharsis; e non rimanevano più
Golen nella tartesside per iniziarlo di nuovo. Allora, libero per il momento dalla passione
distruttiva del Perseo argivo, Amilcare Barca agì con la saggezza di un autentico
cartaginese, cioè, pensò al suo interesse personale. Per Amilcare Barca il nemico non era
solamente a Roma; li, in tutti i casi, c'era il nemico di Cartagine; però a Cartagine c'erano
anche i nemici di Amilcare Barca, quelli che invidiavano la sua carriera di Generale di
successo e non si fidavano del suo potere; quelli che lo avevano inviato otto anni prima a
conquistare quel paese inospitale e non avevano intenzione di farlo ritornare.
Amilcare Barca li avrebbe ripagati con la stessa moneta, avrebbe dimostrato verso il
Governo di Cartagine la stessa indifferenza e avrebbe beneficiato l'usufrutto in favore
proprio e della sua famiglia dell'immenso territorio conquistato: la Spagna sarebbe stata la
Tenuta particolare dei Barca! In più, per questo, bisognava contare nell'imprescindibile
collaborazione della popolazione nativa, che aveva controllato fino ad allora i paesi e
conosceva tutti gli ingranaggi del suo funzionamento. E quei popoli bellicosi, che furono
liberi per secoli, non si sarebbero sottomessi facilmente alla schiavitù, questo lo
avvertivano chiaramente i Barcidi, a meno che i loro stessi Re e Signori li avessero
convinti che era meglio non resistere all'occupazione. La soluzione non sarebbe stata
impossibile poiché, secondo la particolare filosofia dei cartaginesi, "solo doveva essere
distrutto quello che non poteva essere comprato".
La strana e contraddittoria notizia arrivò così al rifugio dei Signori di Tharsis: Amilcare
Barca gli offriva di salvare le loro vite se rinunciavano a tutti i diritti sulla tartesside e
accettavano di entrare al loro servizio per governare il paese; in caso contrario, sarebbero
stati sterminati come reclamavano i Golen. Con molto dolore, però senza alternative
possibili, i Signori di Tharsis dovettero accettare una così disonorabile offerta: lo facevano
per un interesse superiore, per la missione familiare e la Spada Saggia.
Una volta regolata la resa, quelli di Tharsis passarono a servire i barcidi e riuscirono a
riappacificare la tartesside e riorganizzare la produzione agricola ed industriale. Per la
buona disposizione dimostrata furono ricompensati con una fattoria localizzata molto
vicino al luogo della scomparsa Tartesso, dove avrebbe vissuto di lì in avanti la "famiglia
Tharsis", salvo i membri che svolgevano funzioni nelle città o accompagnavano i Barcidi
nei viaggi di ispezione. Finché durò l'occupazione cartaginese, nonostante la protezione
assicurata dai Barcidi, la tranquillità fu scarsa dovuto alle costanti minacce dei Golen che
esplorarono palmo a palmo la regione cercando la Spada Saggia e avevano aggiunto
adesso la morte di venti dei suoi alla lista di imputazioni da saldare da parte della Casa di
Tharsis.
Alla morte di Amilcare Barca, nel 228 A.C., gli succede suo figlio Asdrubale Barca, però,
dopo essere stato assassinato nel 220 A.C., assume il comando dell'esercito cartaginese
il figlio di quest'ultimo, Annibale Barca. Il nipote di Amilcare invade la colonia greca di
Sagunto nell'anno 219 A.C., che si trovava sotto la protezione di Roma, e inizia con
questa azione la seconda guerra punica, sarebbe finita nelle 201 A.C., con la resa
incondizionata di Cartagine. 30 anni dopo la distruzione di Tartesso, la Spagna si ritrovava
libera per sempre dall'invasore cartaginese! Però già era tardi per Tartesso: il nuovo
occupante romano non avrebbe abbandonato la penisola fino alla distruzione del suo
stesso impero, 600 anni più tardi.
La Spagna dell'Alto Impero Romano
Con i romani la Casa di Tharsis ebbe un relativo buon periodo infatti fu considerata come
nobiltà locale alleata e le furono restituite le funzioni di governo della regione, adesso
provincia romana, soggetti alla legge della Repubblica ed all'autorità di un proconsole o
propretore. La regione dell'antica Tartesso, tra i fiumi Tinto ed Odiel, rimase compresa
nella provincia della "Betica", denominata così per il fiume Betis, oggi Guadalquivir, che si
estendeva fino al fiume Anas, oggi Guadiana, frontiera della Lusitania; i romani dettero ai
tartessi il nome di "turdetani" ed alla tartesside quello di "turdetania": in pochi decenni la
turdetania si romanizzò, l'uso del latino divenne popolare e si costituirono dei grandi
latifondi rurali, proprietà dei governatori della provincia, magistrati o Capi militari.
Verso il secolo I A.C., la Casa di Tharsis si era imparentata con la nobiltà romana ed era
abbastanza forte in Betica, una provincia che contava con 175 città, molte di esse ricche e
fiorenti come Corduba (Cordova), Gades (Cadice), Hispalis (Siviglia) o Malaca (Malaga).
Sulla base della fattoria ceduta dai cartaginesi e le restituzioni fatte dai romani, i Signori di
Tharsis svilupparono una Villa romana rustica, edificando una Residenza Signorile ed
ampliandola con l'acquisizione di grandi estensioni di terreno per la coltivazione; cereali,
olivi e viti, facevano parte della produzione principale, oltre ad alcuni minerali che ancora
venivano estratti nella sierra Catochar. Bisogna chiarire che i romani la accatastarono
come "Villa di Turdes" e che i suoi membri furono chiamati "Signori di Turdes" durante il
tempo in cui governo l'Impero Romano, anche se io li seguirò chiamando Signori di
Tharsis per mantenere la continuità del racconto.
Come tutte le famiglie di proprietari terrieri ispanico romani, possedevano una residenza in
Città dove rimanevano la maggior parte dell'anno; tuttavia, ogni volta che potevano,
preferivano ritirarsi nella tenuta di campagna poiché il loro maggior interesse era stare
vicino alla Caverna Segreta.
I Golen non avevano nessuna possibilità di influire sulla popolazione romana e il loro
potere si conservava intatto solamente in Lusitania, in alcune regioni della Gallia, in
Britannia e Hibernia. Dopo le campagne di Giulio Cesare, questo potere sembrò diminuire
completamente e, durante un certo tempo, si credette che la minaccia fosse stata
definitivamente scongiurata. Questo, come si vide in seguito, era un errore di
valutazione, una nuova sottovalutazione della capacità dei Golen per portare a
termine i loro piani.
Con rispetto al Culto del Fuoco Freddo, i Signori di Tharsis non ebbero problemi nel
reintrodurlo poiché i romani erano notevolmente tolleranti in materia religiosa e, inoltre,
anch'essi adoravano il Fuoco fin da Epoche remote. Nella Villa di Tharsis costruirono un
Lararium dedicato a Vesta, la Dea romana del Focolare Domestico: lì, di fronte alla statua
della Dea Vesta-Pyrena, ardeva la Lampada Perenne del Focolare, la fiamma Lar, che
non doveva essere mai spenta. Nonostante si trattasse adesso di un Culto privato, la
Casa di Tharsis non aveva perso la sua fama di famiglia di mistici e taumaturghi, e
velocemente la loro Villa si convertì in un altro luogo di pellegrinaggio azione per i
cercatori dello Spirito, senza raggiungere, naturalmente le proporzioni dell'Epoca di
Tartesso. La famiglia dette a Roma buoni funzionari e militari, e, a parte contribuire con la
sua produzione di alimenti e minerali, la provvide anche di Aruspici, Auguri e Vestali.
Dodicesimo Giorno
L'imperatore Costantino, con l'editto di Milano dell'anno 313, legalizza il Cristianesimo e gli
concede diritti equivalenti a quelli dei Culti pagani ufficiali. Verso il finale del secolo IV,
nell'anno 381, per opera dell'imperatore Teodosio I, si dichiara il Cristianesimo "religione
ufficiale dello Stato" e si proibiscono i Culti pagani; nel 386 si ordina, mediante un
decreto imperiale, "la chiusura di tutti i templi pagani"; e nel 392, per legge imperiale,
"si considera e castiga il Culto pagano come crimine di lesa maestà", vale a dire,
sanzionato con la pena di morte. Queste misure non riguardarono i Signori di Tharsis
poiché anni prima avevano adottato il Cristianesimo come religione familiare. Il Culto di
Gesù Cristo proveniva dalla nazione di Canaan, la patria dei Golen, e certa origine risultò,
come è logico, sospettosa a priori; inoltre c'era il preteso fondamento culturale del dramma
di Gesù: le profezie registrate in un insieme di libri canonici degli ebrei, i quali affermavano
essere "il Popolo Eletto del Dio Creatore". Niente di tutto questo convinceva i Signori di
Tharsis e, al contrario, quanto più osservavano quel nuovo Culto orientale, più si
persuadeva che dietro ad esso si nascondeva una colossale cospirazione covata dalla
Fraternità Bianca. Perché, allora, adottarono il Cristianesimo come religione familiare?
Perché, al di sopra dell'origine del Culto e l'appartenenza dei suoi praticanti, esisteva un
fatto indiscutibile: che la storia narrata nei Vangeli era in parte vera. Questo lo potevano
assicurare i Signori di Tharsis senza nessun genere di dubbi poiché essi la conoscevano
da migliaia di anni prima, molto tempo prima che Gesù vivesse in Palestina. Poiché quella
è, indubbiamente, una nuova versione della storia di Navutan .
Per conoscere la storia in tutta la sua essenza bisognerebbe ritornare migliaia di anni
indietro nel passato, fino all'Epoca degli Atlanti bianchi, Padri di tutti i popoli bianchi del
Patto di Sangue. Essi assicuravano di essere guidati da Navutan , il Grande Comandante
Bianco che aveva scoperto il segreto dell'incatenamento spirituale e aveva rivelato loro il
modo in cui lo Spirito poteva abbandonare la materia ed essere libero ed eterno aldilà
delle stelle, vale a dire, al di là delle Dimore degli Dei e delle Potenze della Materia.
D'accordo con i racconti degli Atlanti bianchi, Navutan era un Dio che esisteva, libero ed
eterno come tutti gli Spiriti Iperborei, aldilà delle stelle. Il Dio Inconoscibile, del quale niente
si può comprendereda più in qua dell'Origine;Navutan ed altri Dei, erano furiosi perché
una parte della Razza dello Spirito si trovava detenuta nell'Universo della Materia: e
quest'ira non era diretta solamente contro le Potenze della Materia che catturavano gli
Spiriti, ma anche contro lo Spirito debole, contro lo Spirito carente di Volontà Graziosa per
rompere l'illusione del Grande Inganno e liberarsi attraverso Se Stesso. Sulla terra, lo
Spirito era stato incatenato all'animale uomo in modo che la sua forza volitiva accelerasse
l'evoluzione della struttura psichica di quest'ultimo: e talmente ferreo era l'incatenamento,
talmente sommesso era lo Spirito nella natura animica dell'animale uomo, che aveva
dimenticato la sua Origine e credeva di essere un prodotto della Natura e delle Potenze
della Materia, una creazione degli Dei. In altre occasioni, dal momento che lo Spirito
rimaneva sulla Terra, gli Dei Liberatori, i loro Spiriti Fratelli, vennero in loro aiuto, molti
furono liberati e ritornarono con Loro: per questa causa, si liberarono terribili Battaglie
contro le Potenze della Materia. Ultimamente, per esempio, aveva attraversato l'Origine e
si era presentato di fronte agli uomini di Atlantide, il Grande Capo di Tutta la Razza
Iperborea prigioniera, il Signore della Bellezza delle Forme Increate, il Signore del Valore
Assoluto, il Signore della Luce Increata, l'Inviato del Dio Inconoscibile per Liberare lo
Spirito, vale a dire, il Kristos di Luce Increata, Kristos Luz, Luci Bel, Lucifer o Kristos
Lucifer. Però la manifestazione di Kristos Lucifer ad Atlantide causò la distruzione della
sua civiltà materialista: la Battaglia di Atlantide culminò con l'affondamento del continente,
molto dopo che Lui fosse tornato all'Origine.
In quelle circostanze, di fronte alla catastrofe imminente di Atlantide, si sviluppa la storia di
Navutan . Gli uomini gialli, gli uomini Rossi, gli uomini neri, tutti periranno in un cataclisma
peggiore di quello che si avvicina in Atlantide: quello che preoccupa gli Dei liberatori è il
cataclisma spirituale, l'abisso nel quale si sommergeranno ancora di più quelli che
sopravvivano allo sprofondamento di Atlantide; e questo risultato sembra inevitabile
dovuto all'insistenza ed alla tenacità con la quale la Fraternità Bianca mantiene
l'incatenamento spirituale, però, più che altro, dovuto all'impossibilità dimostrata dal Diritto
di evitare l'illusione e svegliarsi dal Grande Inganno; queste Razze, strategicamente
confuse, seguiranno ciecamente i Sacerdoti Atlanti, i quali li condurranno direttamente alla
loro definitiva decadenza spirituale. La Razza bianca è l'unica, in questo momento, che
dispone di una possibilità di liberazione, possibilità che gli Dei non ignorano. Inoltre l'uomo
bianco si trova veramente molto addormentato, con lo Spirito molto sommerso
nell'Illusione della Materia, molto proiettato nel Mondo Esteriore: non sarà capace di
comprendere la Rivelazione Interiore della Spirito, non potrà liberarsi attraverso Se
Stesso. Diventa necessaria una Rivelazione Esteriore dello Spirito adatta per la Razza
bianca, per mostrare dal di fuori all'uomo bianco una via di liberazione che conduca alla
Saggezza Iperborea: per questo discende all'inferno Navutan . Navutan , "Dio libero ed
eterno", accetta di discendere all'Inferno, venire al Mondo della Materia e nascere come
un uomo bianco. E come uomo bianco, realizzare l'impresa di liberare attraverso Se
Stesso il suo Spirito incatenato: dimostrerà così agli uomini, con l'esempio della Sua
Volontà, il cammino da seguire, l'Orientamento in direzione dell'Origine.
Riassumendo, la storia che gli Atlanti bianchi trasmisero in forma di Mito ai popoli nativi,
sarebbe la seguente. Viveva in Atlantide una Santissima Vergine Bianca, devota al
servizio del Dio Inconoscibile e consacrata alla contemplazione della Luce Increata. Afflitta
dalla terribile carestia che affliggeva il suo popolo, quella Vergine chiese aiuto
all'Inconoscibile; e questo Dio Supremo la cui Volontà è la Grazia, le insegnò un cammino
in direzione del Pianeta Venus (Venere). Già lì, la Vergine ricevette dall'Inviato
dell'Inconoscibile vari esemplari di una Pianta di Grano, con la quale si sarebbe saziata la
fame materiale degli uomini, una Barra, che sarebbe servita per misurare il Tradimento
Bianco e il seme di un Bambino di Pietra, che un giorno sarebbe stato uomo e si sarebbe
messo alla testa della Razza Bianca e avrebbe saziato la sua fame spirituale. Al ritornare
la Venus, la Vergine Bianca, che non aveva mai avuto un contatto carnale con nessuno
uomo, era incinta di Navutan . Gli Dei Liberatori le avevano annunciato già che sarebbe
stata madre e avrebbe dato alla luce un bambino la cui Saggezza spirituale avrebbe
liberato la Razza bianca dalla schiavitù materiale. Un serpente cercava di impedire alla
Vergine di realizzare la sua missione però Essa lo uccise schiacciandogli la testa con il
suo piede destro. Passato il termine, la Vergine dette alla luce Navutan e lo educò come
Guerriero Costruttore, contando sull'aiuto dei Guardiani della Saggezza Litica.
Esisteva ad Atlantide un sentiero che conduceva fino ad un Giardino Incantato, che era
stato costruito dal Dio dell'Illusione. Cresceva lì un Antico Melograno, conosciuto come
l'Albero della Vita ed anche come l'Albero del Terrore, le cui radici si estendevano per
tutta la terra ed i cui rami si elevavano fino alle Dimore Celestiali del Dio
dell'Illusione. Vicino a quel Melograno Incantato si trovava un Albero di Mele, tanto antico
quanto Quello, che era chiamato l'Albero del Bene e del Male o l'Albero della Morte.
Era credenza corrente tra gli Atlanti che l'uomo, in Principio, era stato immortale: la causa
per cui l'uomo doveva morire si doveva al fatto che i Grandi Antenati avevano mangiato il
Frutto di questo Albero e la Morte si era trasmessa ai loro discendenti come una Malattia.
In verità, il sangue dell'Albero, la sua Linfa Maledetta, si era mischiata con il Sangue
Immortale dell'Uomo Originale e regolava da dentro la Vita e la Morte. E nessuno
conosceva il Rimedio per questa Malattia. Navutan , che non aveva un padre umano, era
nato immortale come gli Uomini Originali, però la sua immortalità era, per questo motivo,
essenziale, propria della sua speciale natura spirituale; di conseguenza, la sua
immortalità era incomunicabile ai restanti uomini bianchi, non serviva per fare in modo
che essi recuperassero l'immortalità perduta. Per questo Navutan , con l'appoggio della
sua Divina Madre, la Vergine Ama, decide di diventare mortale e scoprire per gli uomini il
segreto dell'immortalità.
Dal giorno in cui i Grandi Antenati mangiarono il Frutto dell'Albero della Morte, nessuno
osava avvicinarsi ad esso per timore alla Morte. Però Navutan era immortale come i
Grandi Antenati e riuscì, come Loro, ad avvicinarsi senza problemi. Una volta vicino
all'Albero, Navutan tagliò e mangiò il Frutto proibito, rimanendo immediatamente stregato
dall'Illusione della Vita: adesso solo gli mancava di scoprire il segreto della Morte senza
morire, visto che se periva nell'intento non avrebbe potuto mai comunicare la Saggezza
agli uomini bianchi. È allora cheNavutan siauto-crocifigge all'Albero del Terrore, per
vincere la Morte e si appende per nove notti al suo tronco. Quindi, mentre trascorreva il
tempo, la Morte si avvicinava senza che Navutan riuscisse a comprendere il suo segreto.
Alla fine, già agonizzante, il Grande Capo Bianco chiuse il suo unico occhio, che
manteneva fisso sull'Illusione del Mondo ed osservò in direzione della Profondità di Se
Stesso, in un'ultima e disperata reazione per salvare la vita che si spegneva senza
rimedio. E sull’apice di Se Stesso, nel mezzo dell'Oscurità Infinita della Morte implicita,
vide sorgere una Figura Raggiante, un Essere che era Grazia Pura: si trattava di Frya,
l'Allegria dello Spirito, la sua Consorte Divina dell'Origine che veniva in suo aiuto.
QuandoNavutan apre nuovamente il suo occhio, Frya esce da esso e si addentra nel
Mondo del Grande Inganno: va a cercare il segreto della Morte per salvare il suo Consorte
agonizzante. Tuttavia non ci riesce ed il tempo diminuisce inesorabilmente. Infine, senza
disperare, Frya si dirige ad Iperborea per consultare gli Dei Liberatori; Essi le consigliano
di cercare un Gigante bicefalo che abita in un Mondo che si trova sotto le radici dell'Albero
del Terrore e che esercita l’incarico di portachiavi: a questo Gigante doveva rubare la
Chiave Kalachakra, poiché in essa gli Dei Traditori hanno inciso il segreto della Morte. Il
Mito degli Atlanti bianchi diventa qui molto complesso e solo conviene menzionare che
Frya, trasformata in Corvo, discende nel mondo del Gigante bicefalo e gli ruba la Chiave
Kalachakra: inoltre, per ottenerla, ha dovuto convertirsi in assassina e prostituta; Frya, in
effetti, rompe con un colpo della sua ascia la Chiave Kalachakra, però la lama della
chiave, nel cadere, si trasforma in sette giganti con sette teste ognuno, i quali "dormono
per fare in modo che le Razze radice vivano per loro"; a quel punto, e senza alternative
poiché era obbligata dal tempo, Frya si veste con il Velo della Morte che questi giganti
tengono soggetto con un lazzo in ogni collo: poi a turno li sveglia e si consegna ad essi
come amante, però inesorabilmente li fa decapitare al culmine dell'orgasmo; e le teste dei
Giganti, infilate in una corda o sutrâtma, formano il collare di Frya Kalibur, nel quale ogni
cranio rappresenta un Segno dell'Alfabeto Sacro della Razza Bianca. Finalmente il Velo
della Morte si toglie e Frya, nuovamente trasformata in corvo, ritorna velocemente da
Navutan .
Ma era già tardi: giusto nel momento di arrivare, Navutan esala l'ultimo sospiro e il suo
occhio si sta chiudendo per sempre. Frya comprende che sarà impossibile rivelare a
Navutan il segreto della morte poiché è appena morto e già non potrà leggere la Chiave
Kalachakra. Ed è così come, senza perdere un istante, Frya prende la decisione che
salverà Navutan e la Razza bianca: si trasforma in Pernice e penetra nuovamente dentro
Navutan . La Chiave Kalachakra deve lasciarla fuori, visto che solamente essa può
esistere nel Profondo di Se Stesso. Frya deve rivelare a Navutan il Segreto della Morte
non solo per ottenere la sua resurrezione, ma anche che il suo Consorte la comunichi agli
uomini; d'altra forma la sua immolazione sarebbe stata invano. Inoltre, come esporre a
Navutan il Segreto della Morte senza la Chiave Kalachakra, senza mostrargli quello
strumento dell'incatenamento spirituale, per la sua comprensione? E Frya lo decide
in quell'istante: come pernice, danzerà il Segreto della Vita e della Morte. Esprimerà,
con la danza, la Più Alta Saggezza che sia possibile comprendere dall'uomo mortale
da Fuori di Se Stesso.
E Frya, danzando nel Profondo di Se Stesso, rivela a Navutan il Segreto procedente da
Fuori di Se Stesso. E Navutan lo comprende, si rompe l'incantesimo causato dal Frutto
dell'Albero della Vita e della Morte e resuscita nuovamente come immortale. Inoltre nello
scendere dall'Albero della sua crocifissione, si rende conto che il suo corpo si è trasmutato
e adesso è di Pietra Pura; e che può comprendere e esprimere la Lingua degli Uccelli.
Allora Navutan insegna agli Atlanti bianchi le 13 + 3 Vrune mediante la Lingua degli
Uccelli e li incammina a comprendere il Segno dell'Origine, "con il quale otterranno la Più
Alta Saggezza, saranno immortali mentre lo Spirito rimane incatenato all'animale uomo e
conquisteranno l'Eternità quando vinceranno la Battaglia contro le Potenze della Materia e
saranno liberi nell'Origine".
Fino a qui ho riassunto, dottor Siegnagel, la storia di Navutan , d'accordo con il racconto
mitico degli Atlanti bianchi. Era facile avvertire che aveva molti punti in comune con la
storia evangelica di Gesù Cristo: entrambe le storie trattavano di un Dio fatto uomo;
entrambi gli Dei nascevano da una Vergine; entrambi muoiono per crocifissione volontaria;
entrambi resuscitano; entrambi lasciano il testamento della loro Saggezza; entrambi
formano discepoli ai quali rivelano la "buona novella", che questi dovranno comunicare ai
loro simili; entrambi affermano che "il Regno non è di questo Mondo"; eccetera. Ma è
evidente che esistono, anche, differenze fondamentali tra entrambe le dottrine. Forse le
più accentuate sono le seguenti: Navutan viene per liberare lo Spirito dell'Uomo dalla sua
prigione nel Mondo del Dio Creatore e, pertanto, niente di quello che accade qui può
essenzialmente profanarlo e molto meno pregiudicarlo eticamente; lo Spirito èInnocente e
puro nell'Eternità dell'Origine; per questo Navutan afferma che lo Spirito Iperboreo,
appartenente ad una Razza Guerriera, può manifestare solamente una attitudine di
ostilità essenziale verso il Mondo del Dio Creatore, solo può ribellarsi di fronte all'Ordine
Materiale, solo può mettere in dubbio la Realtà del Mondo che costituisce il Grande
Inganno, solo può rifiutare come Falso o Nemico. Ciò che non sia prodotto da Se Stesso,
cioè, dallo Spirito, e solo può incoraggiare un unico proposito con Saggezza: abbandonare
il Mondo del Dio Creatore, dove è schiavo, e tornare all'Mondo dell'Inconoscibile, dove
sarà nuovamente un Dio. Contrariamente, Gesù Cristo viene per salvare l'Anima
dell'Uomo dal Peccato, della Violazione della Legge del Dio Creatore; l'Anima è Creata dal
Dio Creatore e deve ubbidire ciecamente alla Legge di suo Padre; tutto quello che
succede qui influisce eticamente nell'Anima e può aumentare la sua quota di Peccato;
l'Anima non è innocente né pura poiché l'uomo si trova in questo Mondo come castigo per
un Peccato Originale commesso dai Padri del Genere Umano ed eredita, di
conseguenza, il Peccato Originale; per quello Gesù Cristo afferma che l'Anima dell'Uomo,
la creatura più perfetta del Dio Creatore, deve solo manifestare un'attitudine di amore
essenziale verso il Mondo del Dio Creatore, deve solo accettare con rassegnazione il suo
posto nell'Ordine Materiale, deve solo credere nella Realtà del Mondo, deve solo accettare
come Vero ed Amico quello che prova di venire in Nome del Dio Creatore, e deve solo
incoraggiare un unico proposito con Saggezza: rimanere nel Mondo del Dio Creatore
come pecora ed essere pascolata da Gesù Cristo o dai Sacerdoti che lo rappresentano.
Essere Dio o essere pecora, questa è la questione, dottor Siegnagel.
Come ho anticipato, quando la legge imperiale dell'anno 392 minacciò di considerare "un
crimine di lesa maestà" la pratica dei Culti pagani, era molto tempo che la Casa di Tharsis
aveva accettato il Cristianesimo come sua religione familiare. Logicamente, i Signori di
Tharsis vedevano chiaramente la marcia dei tempi, e la loro unica priorità, dalla
distruzione di Tartesso, era dare compimento alla missione familiare e preservare la
Spada Saggia. Questa priorità familiare determinava una Strategia per la sopravvivenza
della Stirpe, sopravvivenza che poteva vedersi fortemente minacciata in seguito ad una
persecuzione: erano tempi difficili quelli del secolo IV, la decadenza di Roma percepita da
Polibio nel secolo II A.C., si era convertita in realtà. L'Impero, attaccato in tutte le sue
frontiere da popoli invasori, ha incorporato reggimenti interi di mercenari ed ha consegnato
il comando degli eserciti ai barbari; l'agricoltura dei piccoli produttori si era rovinata secoli
prima ed era sparita in Italia, assorbita dai grandi proprietari terrieri: solo sopravvivono, in
quei giorni, i latifondi coloniali, tra di essi, quello che posseggono in Spagna i Signori di
Tharsis, che già non sono Re ma una famiglia di proprietari terrieri e funzionari ispanico
romani, devono agire con estrema cautela. Il Cristianesimo, che si è imposto ai vertici del
Potere imperiale, adesso è appoggiato dalle lance e dalle spade dei legionari. Ma questo
"Cristianesimo", chiaramente, non contiene principi dottrinali che risultano assolutamente
inaccettabili dai Signori di Tharsis: esattamente come essi appresero duramente nella loro
guerra contro i Golen, i Miti, le Storie Leggendarie, gli Argomenti che sono scritti nel Cielo,
possono tornare a ripetersi sulla Terra. Ed essi erano disposti ad accettare la storia di
Gesù, ed anche il messaggio, la buona novella, come una specie di aggiornamento del
Mito di Navutan : i Signori di Tharsis diventeranno Cristiani perché guarderanno alla storia
di Gesù con l'ottica della Saggezza Antica; e non discuteranno le differenze, anche se le
avranno sempre presenti e non le dimenticheranno.
Abbracceranno la Croce e celebreranno i sacramenti della Chiesa di Roma; a tutti gli
effetti saranno Cristiani consacrati; daranno anche i loro figli alla Chiesa. Però tra di loro,
nel seno della Casa di Tharsis, solo riconosceranno come Verità quello che coincide con
la storia di Navutan o con altri frammenti della Saggezza Iperborea che la famiglia ancora
conserva. Come al loro tempo gli Gnostici ed i Manichei e come in seguito faranno i Catari
e gli Albigesi, essi accetteranno solamente una parte degli Evangeli, specialmente quello
di Giovanni, e rifiuteranno a priori l'Antico Testamento. Questo è quello che affermavano: il
Dio degli ebrei non era altro che Jehovà Satanàs, un aspetto o volto del Dio Uno Creatore
dell'Universo Materiale; nel Genesi si narra la storia della Creazione dell'Universo
Materiale, dove sarebbe stato schiavizzato lo Spirito Increato ed Eterno; l'Universo creato
è, infatti, intrinsecamente maligno per lo Spirito Increato, lo Spirito solo concede valore al
Mondo Reale dal quale esso proviene; e da dove provenne anche il Dio Creatore, visto
che l'Universo Materiale è stato evidentemente Creato a imitazione del Mondo Reale.
E nell'Antico Testamento si narra inoltre la storia del "Popolo Eletto", da Jehovà Satanàs,
per regnare su tutti i popoli della Terra. Non fu chiara, per caso, la Promessa che il
Creatore fece ad Abramo? "Alza i tuoi occhi e osserva dal luogo dove ti trovi verso
Settentrione ed il Mezzogiorno, verso l'Oriente ed il Ponente; poiché ti darò per te e per la
tua discendenza per sempre tutto il paese che tu osservi, e farò che la tua discendenza
sia numerosa come la polvere della Terra. Se qualcuno può contare la polvere della Terra,
può contare anche i tuoi discendenti. Alzati, percorri la terra per lungo e per largo poiché
la darò alla tua discendenza" [Gen. 13,14]. Promessa che in seguito fu riaffermata "E
facendolo venire alla luce, Jehovà disse: guarda il Cielo e conta, se puoi, le stelle. E
aggiunse: così sarà la tua discendenza". Però più chiaro fu il Creatore con Mosè, quando
gli rivelò la missione del Popolo Eletto: "adesso, se veramente ascoltate la mia voce e
mantenete la mia Alleanza, sarete Proprietà mia particolare tra tutti i popoli, perché tutta la
Terra mi appartiene. Voi sarete per me, un Regno di Sacerdoti ed una Nazione Santa.
Queste sono le parole che Jehovà dirà ai figli di Israele". E poi: "Io concluderò l'Alleanza.
Io realizzerò alla vista di tutti i popoli Gentili le meraviglie, che non sono state mai
realizzate in tutta la Terra o nazione alcuna, in modo che tutti i popoli che si trovino intorno
a te Israele, vedano l'opera di Jehovà; perché è terribile quello che farò per mezzo tuo.
Esegui, perciò, quello che io ti ordinerò in questo giorno. Guardati dall'accordarti con gli
abitanti del paese nel quale entrerai, fai in modo che non si convertano in un legame per
te. Al contrario, distruggete i loro altari, rompete le loro stele, e distruggete i loro
bastoni e pietre sacre". [Ex. 19,6; 34,10].
Al compiere con il piano dell’Alleanza, il Popolo Eletto sarà Benedetto dal Creatore,
secondo quello che comunica a Mosè: "Non fabbricherete idoli, né erigerete statue né
stele, non metterete nel vostro paese pietre sacre per prostrarvi di fronte ad esse, poiché
Io Sono Jehovà, il vostro Dio. Rispetterete i miei sabati ed il mio santuario. Se camminate
d'accordo alla mia legge… Mangerete il vostro pane a sazietà e abiterete sicuri nel vostro
paese. Darò pace alla Terra e dormirete senza che nessuno vi preoccupi. Non passerà
per il vostro paese la spada. Perseguirete i vostri nemici e cadranno di fronte a voi sotto la
lama della spada. Cinque di voi seguiranno a cento, e 100 di voi metteranno in fuga
diecimila, e i vostri nemici cadranno di fronte a voi sotto la lama della spada. Io mi
rivolgerò a voi, Io vi farò crescere e moltiplicare, e manterrò con voi la mia Alleanza.
Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi ed Io non mi sentirò stanco di voi. Camminerò in
mezzo a voi, Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio Popolo. Io sono Jehovà, il vostro Dio,
colui che vi ha fatto uscire dal paese d'Egitto" `[Lev. 26].
Quel "Popolo Eletto" sarebbe, perciò, quello che annunciavano migliaia di anni prima gli
Atlanti scuri, i Nemici del Patto di Sangue: era quanto meno ironico che adesso si
pretendesse derivare da quel popolo maledetto un emulo di Navutan , il Fondatore del
Patto di Sangue. Infatti Gesù non veniva a salvare il Patto di Sangue ma precisamente a
distruggerlo per sempre, cosa che era coerente con la sua provenienza dal Popolo Eletto:
per Gesù Cristo, il Sangue Puro si sarebbe degradato come mai, l'umanità intera si
sarebbe bastardizzata, il Valore si sarebbe coagulato nelle vene e sarebbe stato
rimpiazzato dal Timore del Dio Uno; e quando l'uomo fosse diventato materiale e già non
rispondesse al Timore per il Dio Uno, il Valore ugualmente non avrebbe potuto affiorare
perché l'uomo era sommerso nel la degradazione morale della decadenza culturale, si era
ammorbidito ed effeminato, si era convertito in una universale Canaglia dello Spirito: ma
da questa Vile Canaglia, naturalmente, tanto la Chiesa come le altre sette fondate dal
Popolo Eletto e dalla Fraternità Bianca, avrebbero estratto il meglio della Terra, cioè, quelli
che li avrebbero appoggiati ed assecondati con ardore, i Sacerdoti ed i fedeli, i membri
delle Società Segrete che avrebbero dominato il Mondo e la Canaglia dello Spirito che
avrebbe approvato il loro governo, termini e serpenti, pecore ed agnelli, colombe della
pace, nessun'aquila, nessun condor, dottor Siegnagel.
Naturalmente, l'eccezione di questa regola lascia in salvo quelli di Sangue Puro: a tutti
quelli che intuiscono che con la crocifissione si deve liberare lo Spirito Eterno, che non ha
mai peccato, e non salvare l'Anima peccatrice; a tutti coloro che vogliono un Kristos
Guerriero e non un Cristo Pastore; a quelli che intuiscono un Kristos di Luce Increata e
non a quelli che percepiscono un Cristo Materiale. Il Kristos che concepivano i Signori di
Tharsis, per esempio, era un Dio Spirito Puro, di Luce Increata, che se si manifestasse
sulla Terra, lo farebbe mostrando la Corona di Re ed impugnando la Spada; e in questa
Parusia, la sola Presenza di Kristos basterebbe per causare un'Aristocrazia dello Spirito
tra gli uomini, porrebbe fine alla confusione della Canaglia Spirituale: Kristos
comunicherebbe allora carismaticamente con gli uomini, gli parlerebbe direttamente nel
loro Sangue Puro; e coloro i quali lo ascoltassero meglio, sarebbero realmente i più
Virtuosi, i più Spirituali, i Veri Kristiani.
Tredicesimo Giorno
Come si nota, i Signori di Tharsis erano Cristiani sui géneris e se la Chiesa avesse
scoperto il loro modo di pensare sicuramente li avrebbe condannati come eretici. Però essi
evitarono sempre di esprimere pubblicamente le loro idee: erano lontani i giorni in cui la
Casa di Tharsis custodiva il Culto del Fuoco Freddo ed assumeva l'obbligo della sua
conservazione e diffusione. Dopo la distruzione di Tartesso e del giuramento fatto dagli
ultimi Uomini di Pietra, la priorità che si erano imposti consisteva nel compiere la missione
familiare e salvare la Spada Sacra; per quello sarebbe stato fondamentale passare il più
inosservati possibile, concentrati solo sul loro obiettivo. Non dimenticavano che la Spada
Saggia era ancora al riparo nella Caverna Segreta e che pesava su di loro la sentenza dei
Golen, o Gorren, cioè, dei Maiali, come li chiamavano spregiativamente i Signori di
Tharsis in allusione alla sentenza scritta con il sangue delle Vraya.
Sebbene i Signori di Tharsis non parlassero delle loro idee religiose, in cambio agivano: e
lo facevano ostentatamente, per attrarre l'attenzione sul comportamento esemplare e
deviarla da pensieri discutibili. Li favoriva, in gran misura, la grande ignoranza che
caratterizzava i Clerici ed i Vescovi dell'Epoca: questi erano fissati solamente nella parte
esteriore del Culto e nella fede ed obbedienza dimostrata dai credenti. E, in questo senso,
i Signori di Tharsis costituivano un modello di famiglia cristiana: erano ricchi proprietari
terrieri però molto umili e virtuosi; sempre lavorando nelle loro proprietà di Huelva
passavano gran parte dell'anno in campagna; aiutavano generosamente la Chiesa e
mantenevano, nella Villa di Tharsis, una Basilica consacrata alla Santissima Vergine;
avevano perfino formato, con gente del villaggio di Turdes, "un Ordine Minore di Lettori"
incaricata di esporre i Vangelo ai Catecumeni che stavano per essere battezzati! Sì, la
chiesa poteva essere orgogliosa della Casa di Tharsis.
In verità i Signori di Tharsis non mentivano su questo argomento infatti affermavano che
l'Immagine più Pura del "nuovo Cristianesimo" era quella della Vergine Maria. Per questo,
già a metà del secolo III, trasformarono la Basilica romana dove si officiava il Culto di
Vesta in una Ecclesiae Cristiana. Conservarono l'edificio intatto, sostituirono la Statua di
Vesta e costruirono un Altare per celebrare l'Eucarestia, sul quale depositarono, inoltre, la
Lampada Perenne. Se possibile, i Signori di Tharsis fecero in modo che la Cappella fosse
sempre custodita da un clerico della famiglia, anche se,a causa alla sua importanza,
riceveva periodiche visite dal Vescovo di Siviglia e dai Sacerdoti della zona. L'adorazione
eletta per il Culto della Vergine aveva un'origine autoctona infatti gli stessi Signori di
Tharsis quando si presentarono di fronte ai Sacerdoti Cristiani, lo fecero assicurando che
avevano presenziato una manifestazione della Vergine. Secondo loro la Vergine era
apparsa in una grotta poco profonda situata a pochi metri dalla Villa di Turdes, evento che
potevano testimoniare tutti i membri della famiglia ed alcuni servi: la Vergine si era
mostrata nello Splendore della Sua Maestà ed aveva chiesto loro di adorare il suo Figlio
Divino e che la ricordassero con un Culto. Allora i Signori di Tharsis, preda di una visibile
eccitazione, dichiararono che desideravano abbandonare il Culto Pagano e convertirsi in
Cristiani. Tale conversione volontaria di una famiglia ispano romana, causò una grande
soddisfazione ai Sacerdoti Cattolici poiché avrebbe aggiunto un prestigio esemplare alle
loro missioni Evangelisti che nella regione. Per questo furono lieti di accettare l'iniziativa di
quelli di Tharsis di destinare la Basilica al Culto della Vergine della Grotta.
Così cominciò nella Villa di Turdes il Culto a Nostra Signora della Grotta, che sarebbe
stato famoso nel Sud della Spagna fino alla fine del Medioevo, fino a che l'ultimo dei
Signori di Tharsis abbandonò definitivamente la penisola e la Chiesa promosse il suo
prudente oblio. Per comprendere le intenzioni che i Signori di Tharsis nascondevano
dietro la loro conversione ed instaurazione del Culto alla Vergine, non c'è niente di più
rivelatore che osservare la Scultura con la quale sostituirono la Statua di Vesta.
Le cose erano abbastanza cambiate dall'Epoca dei cartaginesi. Adesso la Villa era
formata da un'enorme Residenza Signorile nella terra dominicata e di circa 50 ettari di
terra indominicata dedicata alla coltivazione; un villaggio di contadini, chiamato Villa di
Turdes, si era innalzato vicino alla Residenza dei Signori di Tharsis; e a un bordo del
villaggio, su una collina che scendeva dolcemente verso la Residenza Signorile, i Signori
di Tharsis avevano fatto in modo che si usasse come Chiesa e Parrocchia locale una
bellissima Basilica romana. I Catecumeni che andavano a sentire la missa
catechumenorum ed i Fedeli, che in seguito avrebbero assistito alla particolare missa
fidelium, giungevano fino all'atrium, un cortile circondato di colonne e passavano vicino
alla fonte chiamata Cantharus, prima di entrare nella navata centrale. Costruita su un
piano rettangolare, la basilica aveva tre navi: due navi laterali che formavano la Croce, la
nave centrale, che era divisa da due colonne di sedili, occupati, alla destra dagli uomini e,
alla sinistra, dalle donne; la navata centrale terminava con l'abside, una cupola allargata
ed elevata dove stava il Sanctuarium. Normalmente, in tutte le chiese dell'Epoca, il fondo
all'abside si trovava la Sedia Episcopale, che era il trono occupato dal Vescovo, insieme
ad altre sedie per i Sacerdoti. Nella Basilica di Tharsis, la Sedia Episcopale, come
vedremo in seguito, era stata ceduta alla Santissima Vergine. Di fronte alla Sedia
Episcopale, nel centro del Santuario, si trovava la sacra mensa dell'Altare e, sopra, gli
strumenti del Culto: il Calice, la Patena e la Lampada Perenne.
Il momento culminante della Messa dei Fedeli, avviene immediatamente dopo che il
Sacerdote pronuncia le parole che costituiscono l'Eucarestia: allora recita l'epíclesis,
un'invocazione allo Spirito Santo sollecitando il suo concorso per propiziare il miracolo
della trasmutazione del Pane e del Vino e muove una tendina che lascia esposta, alla
vista dei fedeli, la Divina Immagine della Vergine. I Fedeli rimanevano assorti nella
Contemplazione: la Scultura della Vergine di legno dipinto, di piccole dimensioni: 70 cm di
altezza, 30 di larghezza e 30 di profondità; si vedeva seduta, con un'espressione
maestosa, su una Sedia anch'essa di legno; il volto di bei lineamenti occidentali, visto che
riproduce una delle Dame di Tharsis, e sorride dolcemente mentre i suoi occhi guardano
fissi in avanti; i capelli cadono nella forma di 16 trecce finemente intagliate, che sorgono
immediatamente sotto la Corona; perché tanto Essa, come il Bambino, esibiscono gli
attributi della Dignità Reale: entrambe le Corone sono triple ed ottagonali; in quanto al
Bambino, si trova seduto sul suo grembo, sul ginocchio sinistro, mentre Essa
amorosamente, lo sostiene dalle spalle con la sua mano sinistra: a differenza della
Scultura del Vergine, che è di legno dipinto, quella del Bambino è di Pietra Bianca;
Vergine di Legno, Bambino di Pietra: il Volto della Vergine è dipinto di un Bianco
immacolato, i Capelli d’Oro, il Corpo di Rosso e la Sedia di Nero; con la mano destra, la
Vergine impugna un fascio di 16 Spighe di Grano e una Barra, con la mano sinistra
sostiene il Bambino; i suoi piedi sono separati, così come le sue ginocchia, e sotto il piede
destro si vede, schiacciata, assommarsi la testa di un serpente; il Bambino Kristo Re,
invece, guarda fissamente in avanti, nella stessa direzione in cui osserva la sua Divina
Madre, ha un libro nella mano sinistra mentre con la destra realizza un gesto che
mostra un angolo retto tra il dito indice ed il pollice.
È evidente perché a quest'adorazione si dava il nome di "La Vergine Bianca del Bambino
di Pietra" o "Nostra Signora del Bambino di Pietra". In cambio non è molto chiaro il nome
"Nostra Signora della Grotta" visto che, a parte la menzione fatta dai Signori di Tharsis a
proposito del luogo dell’apparizione della Vergine, la "grotta" non faceva parte per niente
del Culto. Però il caso era che la Vergine, come ho appena descritto, rappresentava
chiaramente Ama, la Madre di Navutan , che gli Atlanti bianchi chiamavano "La Vergine di
K'Taagar” dato che pretendevano che Essa si trovasse ancora nella Città degli Dei
Liberatori. Ma che significa K'Taagar? È un'agglutinazione tre parole antichissime: la prima
è "Hk", nella quale solo si conserva la "K" finale, che era per gli Atlanti bianchi un Nome
generico di Dio: con Hk erano soliti riferirsi all’Inconoscibile come agli Dei Liberatori; la
seconda è "Ta" o "Taa", che significa Città: non una qualunque Città ma la Città
Iperborea, la Città degli Atlanti bianchi; e la terza è "Gr" o "Gar", che equivale a Cripta,
grotta o recinto sotterraneo. K'Taagar vuol dire, quindi, approssimativamente: "La Città
Sotterranea degli Dei Liberatori". Con la soppressione della lettera "K" e la trasposizione
delle restanti parole, altri popoli si sono riferiti alla stessa Città come Agarta, Agartha, o
A'grta, che significa letteralmente " Città Sotterranea". La Vergine di K'Taagar è anche la
Vergine di Agartha. Però "A'grta" può essere interpretato anche come "la grotta": sorge
così la vera origine dell'ingegnosa denominazione "Nostra Signora della Grotta" che i
Signori di Tharsis adottarono per riferirsi pubblicamente alla Vergine di Agartha.
In conclusione,quando fu dettata la legge imperiale del 392 D.C. che reprimeva la pratica
dei Culti pagani, i Signori di Tharsis erano già Cristiani, cattolici romani e sostenevano
nella loro ecclesiae propiae il Culto a Nostra Signora della Grotta, la Vergine di Agartha.
Non è che con questo cambio avessero rinunciato al Culto del Fuoco Freddo: in verità, per
celebrare quel Culto non si richiedeva nessuna immagine. Fu la necessità figurativa dei lidi
quella che, al "perfezionare la Forma del Culto", introdusse in passato l'immagine di
Pyrena. Però Pyrena era il Fuoco Freddo nel Cuore e la sua rappresentazione più
semplice consisteva nella Lampada Perenne: agli Eletti della Dea a coloro che ancora
credevano nella Sua Promessa, solo doveva bastare la Lampada Perenne, visto che il
Rituale e la Prova del Fuoco Freddo dovevano adesso realizzarsi interiormente. Così che,
tutto l'Antico Mistero del Fuoco Freddo era esposto alla vista in quella Basilica della Villa di
Turdes. Ma, come anticamente, come sempre, solamente gli Uomini di Pietra lo
comprendevano. Solamente Essi sapevano, quando pregavano nella Cappella, che lo
Sguardo della Vergine di Agartha e quello del Bambino di Pietra, erano fissati sulla
Fiamma della Lampada Perenne; e che questa Fiamma danzante era Pyrena, era Frya, la
Consorte di Navutan , che esprimeva con la sua danza il Segreto della Morte.
Appena iniziato il secolo IV, tre popoli barbari si lanciano all'assalto della Spagna: due
sono germanici, i suebi ed i vandali e l'altro, quello degli alani, iraniano. Nella divisione che
fanno, agli alani tocca occupare la Lusitania e parte della Betica, inclusa la regione della
Villa di Turdes: arrivano nel 409 e, negli otto anni che riescono a sopravvivere nella
regione, la loro presenza si riduce all’usufrutto in profitto proprio delle tasse corrispondenti
ai funzionari romani e al periodico saccheggio di alcuni villaggi. Per far fronte all'invasione,
il Generale romano Flavio Costanzo, in nome dell'Imperatore Onorio, contratta il Re Walia
dei visigoti mediante un foedus firmato nell'anno 416: con questo trattato i visigoti
accettano di combattere, in qualità di federati dell'Impero, contro i popoli barbari che
occupano la Spagna, ricevendo in cambio terre dove stabilirsi nel Sud della Gallia, la
Tarragonese e la Gallia Narbonensis. Gli atlanti sono così rapidamente annientati, intanto
che i vandali realizzano incursioni nella Betica ancora per alcuni anni fino a che finalmente
abbandonano la penisola in direzione dell'Africa.
Quando nel 476 il re degli Eruli, Odoacre, depose l'Imperatore Romano Augusto
(Augustolo), dando fine all'Impero Romano d'Occidente, erano già cinque anni che il re
Eurico aveva occupato la Spagna. Questa volta, i visigoti entrarono per eliminare la
presenza dei suebi, nel compimento del foedus dell'anno 418, e non se ne sarebbero
andati durante i seguenti 250 anni.
La presenza permanente dei visigoti in Spagna non influenzò in modo determinante la vita
degli ispanico romani, tranne nel caso dei proprietari di grandi latifondi che si videro
obbligati per il foedus a dividere le loro terre con gli "ospiti" germanici. Tale era il caso dei
Signori di Tharsis,che dovettero ospitare una famiglia visigota di nome Valter e cederle un
terzo della terra dominicata e due terzi della terra indominicata. Tuttavia, in seguito a
questa espropriazione, che costituiva un giusto pagamento per la tranquillità che
assicurava la presenza visigota di fronte alle recenti invasioni, tutto continuava uguale ai
giorni dell'Impero Romano: solo il destino delle tasse era cambiato, già non era Roma ma
la più vicina Toledo; la quantità e la periodicità dell'esazione, e perfino i funzionari esattori,
erano gli stessi che durante l'Impero.
Tre questioni fondamentali dividevano fin dal principio i visigoti e gli ispanico romani: una
legge che proibiva i matrimoni tra i goti e gli ispanico romani, la differenza religiosa e la
sproporzione numerica tra entrambi i popoli. La prima questione fu risolta nell'anno 580
con l’annullare la legge, lasciando alzata la barriera che impediva il fondersi dei due
popoli: a partire da allora, la famiglia Valter si integra con vari matrimoni alla Casa di
Tharsis, restituendo in questo modo il patrimonio iniziale dei Signori di Tharsis.
La Spagna del Basso Impero Romano
La seconda questione, significa che, mentre la totalità della popolazione ispanico romana
professava la religione cattolica, gli ospiti visigoti sostenevano la fede ariana. Di fatto,
entrambi popoli erano Cristiani e ignoranti delle sottigliezze teologiche che i Sacerdoti
stabilivano dogmaticamente. E in questo caso, la differenza che Ario aveva segnalato era
di sotto di una sottigliezza estrema. I visigoti furono evangelizzati, quando ancora
abitavano le coste del Mar Nero, dal Vescovo goto Wulfilas, sostenitore di Arrio, in seguito
con l'avanzare verso Occidente, spinti dagli unni, avrebbero scoperto con soddisfazione
che il loro Cristianesimo era differente da quello dei romani e si sarebbero afferrati
tenacemente a questa differenza, a volte incomprensibile. Avrebbero agito così perché i
goti possedevano, sviluppato ad un livello altissimo, l'orgoglio nazionale ed avevano
bisogno di disporre di una differenza tangibile, un principio unificatore proprio, che
evitasse loro di essere fagocitati culturalmente dall'Impero Romano: il significato della
differenza in se stessa non aveva maggiore importanza; la cosa concreta sarebbe stata
che l'arianesimo li avrebbe mantenuti separati religiosamente dalla popolazione romana
nel momento in cui, unendosi fra loro, gli permetteva di conservare la Cultura gotica.
E consisteva quella differenza con il dogma cattolico, che pochi comprendevano ma che i
goti nazionalisti avrebbero difeso fino alla fine? Specificamente, si riferiva a una
definizione sul problema della Divinità di Gesù Cristo. La posizione di Ario, nato in Libia
ma iscritto alla diocesi di Antiochia, sorse come reazione contro la dottrina di Sabellio:
esso aveva affermato che non esisteva distinzione essenziale tra le tre Persone della
Trinità Cristiana; il Figlio e lo Spirito Santo in realtà erano manifestazioni del Padre sotto
un altro Aspetto o prósopa: l'essenza del Dio Uno, al presentarsi con un Aspetto era il
Padre, con un altro era il Figlio e con un altro lo Spirito Santo. Contro questo, Ario
cominciò ad insegnare fin dal 318 che "solo il Dio Uno è eterno e incomunicabile: Gesù
Cristo fu creato dal niente e pertanto non è eterno; è una creatura del Dio Uno e pertanto
qualcosa di differente da Lui, qualcosa di non consustanziale con Lui".
Sabellio non stabiliva nessuna distinzione tra le tre Persone della Trinità mentre Ario
faceva differenza tra il Padre ed il Figlio, il quale già non era Dio né consustanziale con il
Padre: entrambi sarebbero stati condannati come eretici dalla Dottrina Cattolica. Ed allora
qual era la verità? Secondo quello che decise a Nicea, nel 325, un Concilio di 300
Vescovi, Gesù Cristo rispondeva alla formula consubstantialis Patri, cioè, era
consustanziale con il Padre della sua stessa sostanza, Dio uguale a Lui. In modo che la
differenza religiosa che separava i goti ed i romani versava sul complesso concetto della
consustanzialità tra Dio ed il Verbo di Dio, differenza che l'ostinazione gotica non sarebbe
riuscita a spiegare a meno che si consideri che con essa si stava preservando una
Cultura, una tradizione, un modo di vita. Chissà che non si evidenzi nella sua reale
dimensione il pericolo dell'immersione nella Cultura romana che denunciavano i
nazionalisti goti se non si entra nella terza questione, quella della sproporzione numerica
tra entrambi i popoli: perché i visigoti erano solamente 200.000; vale a dire che una
comunità di 200.000 membri, recentemente arrivati, doveva dominare una popolazione
nativa di 9 milioni di ispanico romani, esponenti di un alto grado di civiltà. Alla luce di certe
cifre si capisce meglio la reticenza dei goti nel sopprimere le differenze religiose e
giuridiche che li separavano dagli ispanico romani.
La realtà del loro scarso numero obbligò i visigoti a tollerare la religione degli ispanico
romani sebbene senza cedere un centimetro dalle loro convinzioni ariane. Tuttavia,
nonostante la disperazione dei nazionalisti, l'universalità di un mondo che allora era
cattolico eromanopenetrò da tutti i lati ed alla fine dovettero accettare un'integrazione
culturale che già era consumata di fatto. Nell'anno 589 il Re Recaredo si converte al
cattolicesimo durante il III Concilio di Toledo concretizzando l'unificazione religiosa di tutti i
popoli della Spagna.Essendo quello dei goti un popolo di Razza indogermanica, che si
contavano tra gli ultimi che abbandonarono il Patto di Sangue, cioè, che erano tra quelli di
Sangue più Pura della Terra, è facile concludere che la loro presenza nella penisola solo
poteva portare beneficioalla Casa di Tharsis; inoltre quel passo dato da Recaredo avrebbe
elevato, già senza ostacoli, i Signori di Tharsis alle più nobili dignità della Corte di Toledo:
dal secolo VII i Signori di Turdes-Valter sarebbero stati Conti visigoti.
L'unificazione politica della Spagna completata da suo padre, il Re Leovigildo, e
l'unificazione religiosa portata a termine da Recaredo, lasciavano esposto un Nemico
interno che fino ad allora, aveva prosperato con le differenze che separavano i due popoli.
Si trattava dei membri del Popolo Eletto, da Jehovà Satanàs, i quali professavano verso i
Gentili, cioè, verso quelli che non appartenevano al Popolo Eletto, un odio inestinguibile
analogo a quello che i Golen sperimentano verso la Casa di Tharsis. Sebbene l'ultimo
Cristianesimo, quello di Gesù Cristo, registrasse il chiaro origine dei suoi Libri Sacri, delle
sue tradizioni, delle sue Sinagoghe, e dei suoi Rabbini, essi lo disprezzavano e
giustificavano la sua esistenza come un male necessario, come la favola che avrebbe
messo in evidenza la morale della Verità Ebraica. Il falso Cristianesimo cattolico sarebbe
durato fino all'arrivo del Messia Ebreo, il vero Cristo, il quale si sarebbe seduto sul Trono
del Mondo ed avrebbe sottomesso tutti i popoli della Terra alla Schiavitù degli Ebrei. Era
questa una Profezia che si sarebbe compiuta inesorabilmente, esattamente come
assicuravano nel Talmud innumerevoli Rabbini e Dottori della Legge. Credevano
ciecamente che la Diaspora avesse per oggetto l’infiltrarsi tra i popoli Gentili come una
sorta di preparazione mistica per il Futuro che sarebbe venuto, per la Restaurazione
Universale del Tempio a Jehovà Satanàs e la Resurrezione della Casa di Israele, il vero
Messia Ebreo: durante la dispersione, i Gentili avrebbero appreso chi sono gli ebrei,
l'espressione del Dio Uno sulla Terra e gli ebrei avrebbero dimostrato ai Gentili qual è il
Potere del Dio Uno. In tutta la Diaspora, in quel Sefarad di Spagna, gli ebrei, persuasi dal
loro protagonismo messianico, si dedicavano a minare con qualunque mezzo le
fondamenta sociali dei popoli Gentili; la religione, la morale, le istituzioni della nobiltà e
della regalità, l'economia e tutte le basi legali, soffrivano attacchi sistematici da parte dei
membri del Popolo Eletto.
Già Recaredo dovette agire contro di loro dovuto all'evidenza del loro infaticabile lavoro di
corruzione, però i successori di quel Re non operarono con la necessaria energia e
permisero che gli ebrei proseguissero con i loro piani. Al Re Sisebuto, straordinario
guerriero e geloso cristiano, che vinse successivamente i baschi, i cantabri, i vasconi, gli
asturiani edi greci bizantini, toccò correggere questa situazione: nell'aprile del 612 viene
stipulata una legge che proibisce agli ebrei "la possessione di schiavi cristiani". Non vi
deve scappare, dottor Siegnagel, la profonda ironia che implicava quella proibizione dal
punto di vista teologico, tenendo in conto che le Profezie talmudiche annunciavano "La
pronta schiavitù dei cristiani (o goim) ". Ovviamente, agli effetti giuridici, la legge fu
regolata puntando agli schiavi concreti e così ordinava che "ad ogni ebreo che, dopo il 1
luglio del 612, fosse sorpreso in possesso di uno schiavo cristiano, sarebbe stata
confiscata la metà dei suoi beni, mentre allo schiavo sarebbe stata concessa la libertà in
qualità di cittadino romano". Riportò anche in vigore, con la stessa legge, una disposizione
dei tempi di Alarico II che dichiarava l'esecuzione per gli ebrei che avessero convertito un
Cristiano alla loro religione, incluso se si fosse trattato del figlio di un matrimonio misto.
Morto Sisubeto, si riunisce nel 633 il IV Concilio di Toledo al quale assiste il Conte di
Turdes nei panni di Vescovo locale. Si trattano diversi argomenti, come la successione
reale, i casi di sedizione, le norme per le discipline ecclesiastiche, ecc., e in un luogo
centrale si discute appassionatamente sul problema ebreo. Il Re Sisenando che presiede
il Concilio, carente per completo delle doti strategiche e della Missione Iperborea di
Sisebuto, è evidente che una fazione pro ebrea prenda la parola protestando per le misure
decretate recentemente contro il Popolo Eletto. È qui che il Conte di Turdes Valter si
scontra violentemente con il Vescovo Isidoro di Siviglia, che non possiede neanche
lontanamente il Sangue Puro di Racaredo e Sisebuto, nonostante sia uno degli uomini
meglio istruiti e più intelligenti di Spagna: la sua enciclopedia di 20 volumi "Etymologieae"
è un'opera maestra per l'Epoca, oltre ad altri numerosi libri dedicati ai temi più diversi;
scrisse anche un trattato di apologetica dal suggestivo titolo "De fide cathólica contra
Iudeos”. Inoltre, Isidoro professava un'ammirazione senza limiti per la storia del Popolo
Eletto e considerava l'Antico Testamento come la base teologica del Cristianesimo,
esattamente come dimostra nel suo trattato di esegesi "Allegoriae quaedam Sacrae
Scripturae" dove commenta i libri ebrei. Questo atteggiamento lo condusse alla
contraddizione di sostenere da un lato la necessità di combattere il giudaismo e dall'altro
di procurare la difesa degli ebrei, per evitare che su di essi si esercitasse "qualunque tipo
di violenza". Nel corso del concilio, condotto da questa falsa "pietà cristiana", cerca di far
fare marcia indietro alle leggi dei Re visigoti.
Grazie all'intervento del Conte di Turdes Valter si approvano dieci norme sugli ebrei, ma
senza il rigore della legge di Sisebuto: si proibisce agli ebrei, fra le altre cose, la pratica
dell'usura, lo svolgimento di incarichi pubblici, i matrimoni misti, si ordina la dissoluzione
dei matrimoni misti esistenti e si riafferma la proibizione di mantenere gli schiavi cristiani.
Per valutare l'importanza delle risoluzioni prese bisogna solamente notare che i Concili di
Toledo erano Sinodi Nazionali della Chiesa Cattolica: da lì la serietà di una delle norme,
che stabiliva espressamente la pena di scomunica per i Vescovi ed il resto della gerarchia
della Chiesa, così come ai nobili coinvolti con questa legge, nel caso che non avessero
compiuto con esattezza e dedicazione le disposizioni sugli ebrei.
Durante questo IV Concilio di Toledo, il Conte di Turdes Valter difese con ardore la causa
denominata "della Cultura ispanico gotica", nel momento in cui la fazione a favore degli
ebrei con alla testa il Vescovo Isidoro sembrava aver controllato il dibattito. La sua
irruzione fu decisiva: parlò con tale eloquenza che riuscì a convincere la maggior parte dei
Vescovi di prendere misure urgenti per contrastare il "pericolo ebreo".
Rimasero tutti affascinati, specialmente i nobili visigoti, quando lo ascoltarono assicurare
che "la Cultura ispanico gotica era la Più Antica della Terra", e che adesso questa
inestimabile eredità "era minacciata da un popolo nemico dello Spirito, un popolo che
adorava in segreto Satanàs e contava nel Suo Potere Infernale per schiavizzare o
distruggere il genere umano": Satanàs gli aveva conferito potere sull'Oro del quale sempre
si valevano per portare a termine i loro piani inconfessabili, e "con il quale sicuramente
avevano comprato il voto dei Vescovi che li difendevano". Questa possibilità di stare al
servizio dell'Oro ebreo portò più di un Vescovo pro ebreo a chiudere la bocca e permise
che, finalmente, si approvassero le misure desiderate dal Conte di Turdes Valter.
Però, tale vittoria non fu positiva per la Casa di Tharsis poiché mise in evidenza qualcosa
che fino ad allora era passato inosservato da tutti quanti: dal comportamento del Conte di
Turdes Valter traspirava qualcosa in più di una gelosia cattolica, qualcosa di vivo,
qualcosa che solo poteva procedere da una Conoscenza Segreta, da una Fonte Occulta;
il Conte Vescovo era troppo sicuro di quello che affermava era troppo categorico nella sua
condanna, per trattarsi di un fanatico, di qualcuno accecato dalla fede; a tutti gli effetti era
evidente che il Conte sapeva quello che diceva; inoltre quanto e che sapeva?
Da dove procedeva la sua Saggezza? A partire da lì la Casa di Tharsis sarebbe stata
nuovamente osservata dal Nemico: e all'odio dei Golen si sarebbe aggiunto adesso quello
del Popolo Eletto e quello di un settore della Chiesa Cattolica, i quali non avrebbero
cessato più di perseguitare i Signori di Tharsis e di procurare la loro distruzione; in seguito,
anche se contribuiva con la sua ricchezza ed i suoi membri al rafforzamento della Chiesa,
la Casa di Tharsis sarebbe sempre stata sospettata di eresia.
Quattordicesimo Giorno
Di Maometto solo farò notare qui che se impose ai fedeli dell'Islam l'obbligo di orientarsi
giornalmente verso una pietra, la Pietra Nera o Kaaba, e la Guerra Santa come modo per
soddisfare Dio, era perché conosceva i Principi della Saggezza Iperborea: infatti Guerriero
orientato è una definizione adeguata per l'Iniziato Iperboreo. Sicuramente la Saggezza
esoterica di Maometto fu invalidata o non compresa tra i suoi discepoli. In ogni caso,
anche quando non compresi totalmente, la semplice applicazione dei Principi della
Saggezza Iperborea è sufficiente per trasmutare gli uomini ed i popoli, per neutralizzare il
pacifismo degradante del Patto Culturale. Così, alla Morte di Maometto nel 632, quasi tutta
l'Arabia si trovava sotto il potere dei Califfi; nel 638 cadono Siria e Palestina, nel 642
l’Egitto, nel 643 Tripoli, nel 650 tutta la Persia. Per ultima, la Civiltà romana perde l’Africa:
nel 698 è distrutta Cartagine.
In Spagna, il Re Egica dovette convocare d'urgenza il XVII Concilio di Toledo, che si riunì
nella Chiesa di Santa Leocadia il nove di Novembre dell'anno 694. Il motivo fu il seguente:
la città africana di Ceuta, di fronte a Gibilterra, era l'unica piazza cristiana che ancora
resisteva alla spinta araba; al fronte della stessa si trovava il Conte Giuliano, vassallo del
Re di Spagna: la resistenza di Ceuta dipendeva esclusivamente dalle provvigioni che
inviavano loro gli ispano-goti; bene, i Ceuti avevano scoperto qualcosa di terribile: gli ebrei
dell'Africa stavano negoziando l'invasione araba della Spagna, con l'appoggio dei loro
fratelli nella penisola; una volta stabilito il prezzo del tradimento, gli ebrei della Spagna
avrebbero fornito ai saraceni tutta l'informazione necessaria e la loro collaborazione
personale, per assicurare il successo dell'invasione. Naturalmente, il Popolo Eletto odia
tanto i maomettani come i cristiani, ma la loro Strategia profetica prescrive il bisogno di far
scontrare l'uno contro l'altro il nemico fino a che tutti finiscano sottomessi da essa. E in
quel momento era il turno di distruggere i Regni Cristiani d'Europa. Quando queste notizie
arrivarono al Re Egica, che apparteneva ad un clan nemico dell'alta nobiltà e del clero,
vale a dire, pro ebreo, non ebbe altra scelta che riunire il Concilio ed esporre il caso di Alto
Tradimento. Questa volta ci sono quattro Vescovi della Casa di Turdes Valter per
difendere la causa del Cristianesimo spirituale e della Cultura ispanico gotica. Si discute
ardentemente e alla fine si decide di agire con il massimo rigore: tutti gli ebrei della
Spagna saranno sottomessi alla schiavitù ed i loro beni confiscati in favore dello Stato
visigoto. È chiaro che queste misure non erano dure ma morbide infatti, a non applicare la
pena di morte contro i traditori, solo si otteneva che questi guadagnassero tempo e
continuassero a cospirare. Gli arabi gli avrebbero restituito, 15 anni dopo, tutte le loro
antiche ossessioni e gli avrebbero concesso un posto di rilievo nella società, come
retribuzione per i servizi prestati!
Il partito dell'alta nobiltà e dell'alto clero, appoggiato dai Signori di Turdes Valter, si riuniva
intorno alla famiglia del defunto Re Chindasvindo; il partito della "monarchia progressista"
si riuniva intorno alla famiglia del Re Vamba, morto nel 680. Egica, che era membro della
famiglia di Vamba, combina la successione al Trono di suo figlio Witiza, che comincia a
regnare nell'anno 702. Intanto, in Betica, governa il Duca Roderico. Al morire Witiza nel
710, l'Aula Regia di Toledo, dove raggiunsero la maggioranza quelli del partito di
Chindasvindo, proclama nuovo Re Roderico. Disprezzati, i figli di Witiza, al momento
governatori e funzionari della provincia, considerandolo un esproprio, sollecitano agli ebrei
di organizzare un'intervista con il Generale Musa Ibn Nusayr (Muza). Nel frattempo,
incitano alla ribellione la tarragonese, la narbonese e la navarra, obbligando Roderico a
concentrare tutte le sue forze nel Nord per soffocare la sommossa: queste campagne
causano l'interruzione dei rifornimenti a Ceuta, che viene rapidamente schiacciata dagli
arabi. Parte in direzione dell'Africa quella banda di rapitori: la integrano i figli di Witiza,
Olmundo, Ardabasto e Agila, i fratelli del defunto Re, Siseberto e il Vescovo di Toledo,
Oppas, accompagnato dal Gran Rabbino di Siviglia, Isaac. Incredibilmente, il Conte
Giuliano, che si è messo al servizio di Muza dopo lo la consegna della piazza e mosso da
un'ostilità personale nei confronti di Roderico, consiglia al Generale arabo di intervenire in
Spagna.
Muza gli promette di inviare aiuto per sconfiggere Roderico. I traditori ritornano e fanno
finta di fare la pace con il Re, che non sospetta. Nel 711 il generale berbero Tariq Ibn Iyad
(Tariq il guercio) trasporta in quattro barche un esercito composto da arabi e berberi e
sbarca a Gibilterra. Roderico, che ancora combatte con i vasconi nel Nord, deve
attraversare il paese per tagliare il passo di Tariq, essendo sconosciuta la sorte occorsa a
l'ultimo Re visigoto. "L'aiuto" offerto dagli ebrei e arabi ai sostenitori di Witiza non sarebbe
stato in beneficio di questi visto che l'anno seguente il Generale Muza, al fronte di un
esercito più numeroso, avrebbe iniziato la conquista della Spagna; in pochi anni tutta la
penisola, meno una piccola regione dell'Asturia, sarebbe caduta in suo potere. La Spagna
si sarebbe convertita così, in un Emirato dipendente dal Califfo di Damasco.
Anche se nella misura in cui avanzò la Riconquista cristiana il dominio arabo andò
retrocedendo, la Betica rimase occupata durante più di cinquecento anni. Per la Casa di
Tharsis, la catastrofe visigota non causò altro effetto che la perdita immediata del potere
politico: "i Conti di Turdes Valter" tornarono ad essere "i Signori di Tharsis". Per lo più,
conservarono le loro proprietà anche se dovettero pagare forti tasse all'Emiro per la loro
condizione di Cristiani. I Signori di Tharsis, che già avevano moltissima esperienza nel
sopravvivere a situazioni simili, erano pienamente coscienti che per il momento non
esisteva in Europa una forza militare capace di espellere gli arabi dalla Spagna: l'Emiro
Alaor, che governò tra gli anni 718 e 720, riesce ad attraversare i Pirenei ed a conquistare
la città di Narbona, attaccando da lì i territori dei franchi; solo il nobile Pelagio di Fafila gli
resiste e riesce a mantenere una regione sotto il dominio cristiano sulle montagne della
Cantabria e nei Pirenei: da questo nucleo sorgerà il regno delle Asturie, al quale in
seguito, nel secolo X, si sarebbero aggiunte Leon e Castiglia e si sarebbero formate nel
secolo IX Catalogna e Navarra e nel secolo XI Aragona, per le successive riconquiste del
territorio agli arabi. Però nell'anno 732 l'Emiro di Cordova, Abd al-Rahman, si muoveva
liberamente per la Gallia e conquistava Bordeaux: solamente la decisione di Carlo Martello
avrebbe impedito la conquista e la distruzione del Regno Franco; inoltre risultava anche
chiaro, già dall'anno 737, che agli Stati Cristiani sarebbe risultato impossibile attraversare i
Pirenei in direzione della Spagna. Perciò, la supposizione dei Signori di Tharsis era molto
realista, come lo fu anche la loro Strategia per affrontare la circostanza.
Immediatamente e compresero che gli arabi rispettavano solo due cose: la Forza e la
Saggezza. Chi gli resisteva con il valore sufficiente per risvegliare il loro rispetto poteva
ottenere concessioni da loro. E solamente l'ammirazione che sperimentarono per la
Saggezza e per gli uomini che la possedevano, gli permetteva di tollerare le differenze
una cosa era un Piano e un'altra un Cristiano Saggio; il primo bisognava forzarlo ad
abbracciare l'Islam, era quello che ordinava il Profeta;il secondo si procurava convincerlo
della Verità islamica, attraendolo senza pregiudizio verso la Cultura araba. Per questo i
Signori di Tharsis decisero di mostrarsi amichevoli con loro e dimostrargli, definitivamente,
che formavano parte di una famiglia di Saggi. Questo atteggiamento non costituiva
propriamente un tradimento per la religione cattolica visto che i Signori di Tharsis
continuavano ad essere "pagani", cioè, continuavano a sostenere il Culto del Fuoco
Freddo e visto che la stragrande maggioranza della popolazione ispanico gotica, adesso
chiamata "mozaraba", si stava integrando a poco a poco alla Cultura araba, adottando la
sua lingua e religione. I Signori di Tharsis si convertirono in esponenti della conoscenza
nel suo più elevato livello e sarebbero stati durante secoli professori dei centri di
insegnamento arabo di Siviglia e Cordova, ottenendo per questa collaborazione e per le
contribuzioni economiche della Villa di Turdes, il diritto a professare la religione cristiana
ed a mantenere come Tempio privato la Basilica Nostra Signora della Grotta.
I membri del Popolo Eletto, come è logico, si approfittarono della loro influenza per
fomentare persecuzioni contro i cristiani e specialmente contro la Casa di Tharsis, durante
tutto il tempo in cui durò l'occupazione araba. Tuttavia, fedeli ai loro principi talmudici,
cercarono di continuare la loro missione corruttrice ai danni adesso della società araba,
cosa che significò per loro che i saraceni, raggiunto l'obiettivo di conquistare la Spagna, si
scordassero velocemente dei loro favori e li sommettessero anche a periodiche
persecuzioni.
Quindicesimo Giorno
Mi conviene informarvi a quest'altezza della storia, dottore, sulla riapparizione dei Golen.
Come ho detto nel Sesto Giorno, a parte la loro presenza, sempre poco numerosa tra i
Fenici ed i cartaginesi, erano arrivati in massa in Europa a partire dal secolo IV A.C.
"accompagnando un popolo scita dell'Asia Minore"; tale popolo ricevette molti Nomi,
d'accordo col paese dove transitò o si fermò: fondamentalmente erano celti, però si
conobbero come galli, irlandesi, scozzesi, bretoni, gallesi, cornici, galati, galiziani,
lusitani, ecc. Vediamo adesso con alcuni dettagli come i Golen si unirono ai celti e qual
era la loro vera origine.
Più avanti spiegherò il significato delle Tavole della Legge che Mosé riceve da YHVHnello
stringere la Sua Alleanza con il Popolo Eletto. Ora importa riassumere che le Tavole della
Legge contengono il Segreto del Serpente, cioè, la descrizione delle 22 voci che il Dio
Creatore impiegò per realizzare la sua opera ed i 10 Aspetti, o Sephiroth, con i quali si
manifestò nel Mondonel mettere in atto la Creazione: sono i 32 misteriosi cammini
dell'Uno.Questa conoscenza, dà luogo ad un’Alta Scienza denominata Cabala acusticae
numerale, è spiegata solamente nelle prime Tavole della Legge, nelle seguenti, che
furono sempre essoteriche, non c'è niente di più che un Decalogo Morale, pallido riflesso
dei 10 Archetipi Supremi o Sephiroth. Le prime tavole posseggono, infatti, il Segreto del
Serpente, i Segreto della Costruzione dell'Universo: per preservare questo segreto da
sguardi profani, le Tavole furono custodite nell'Arca dell'Alleanza, mentre
"un'interpretazione" della Cabala Acustica cifrata da Mosé, Giosuè, gli Anziani, ecc., nel
Pentateuco o Torà scritta. Le 22 lettere ebree, con cui furono scritte le parole cifrate,
hanno una relazione diretta con i 22 suoni archetipo che pronunciò il Creatore Uno, cosa
che gli attribuisce un inestimabile valore come strumento magico. Inoltre tali lettere
posseggono anche un significato archetipo, in modo che tutte le parole sono suscettibili ad
essere analizzate ed interpretate. Questa è l'origine della Cabala numerica ebrea,
esclusivamente dedicata a comprendere la Scrittura della Torà, che non si deve
confondere con la Kabala acustica Atlante bianca, che è riferita alle Vrune di Navutan .
Pertanto la Cabala acustica era rivelata nelle Tavole della Legge e queste chiuse dentro
l'Arca, da dove solo potevano essere estratte una volta all'anno, per privilegio dei
Sacerdoti. Finalmente, il Re Salomone fece sotterrare l'Arca in una profonda cripta sotto il
Tempio, circa 1000 anni prima di Cristo, e rimase nello stesso luogo fino al Medioevo, vale
a dire, per lo spazio di 21 secoli. Potrei aggiungere che fu la maniera magica con cui si
sotterrò quella che impedì che l'Arca fosse ritrovata prima.
Alla morte di Salomone, il Regno di Israele si divise in due parti.Le tribù di Giuda e
Beniamino, che occupavano il Sud della Palestina, rimasero sotto il comando di Roboamo,
figlio di Salomone ed il resto del paese, formato da altre 10 tribù, che si allineò dietro
l'autorità di Geroboamo. Nell'anno 719 A.C. il Grande Re Sargon distrusse il Regno di
Israele e le 10 tribù di Geroboamo furono trasportate nell'interno dell'Assiria per servire
come schiavitù. Le due tribù restanti formarono il Regno di Giuda, dalla quale discendono,
in maggiore o minore misura, gli ebrei attuali.
Le "10 tribù perdute di Israele" non scomparvero dalla Storia come la propaganda
interessata degli ebrei pretende far credere, dato che si sa su questo molto più di
quello che si dice. Per esempio, è certo che ci furono ebrei in America prima di C.
Colombo ed anche che una gran parte della popolazione attuale dell'Afghanistan
discende dai primitivi membri del Popolo Eletto. Però quello che qui interessa è
segnalare che ci fu allora una migrazione di ebrei verso il Nord, i quali erano guidati da
una potente casta levita. Dopo aver attraversato il Caucaso, dove furono decimati da
tribù germaniche, arrivarono alle steppe della Russia e lì si scontrarono con una
popolazione scita. La massa del popolo ebreo si mischiò con gli sciti, inoltre, dato che
erano di un numero molto inferiore, non influenzarono l'identità etnica di questi; al
contrario la casta levita non accettò di perdere la sua condizione di membri del Popolo
Eletto degradando il loro Sangue con i Gentili. I leviti rimasero così, dedicati al Culto
ed allo studio della Cabala numerica, per molti anni, arrivando a raggiungere notevoli
progressi nel campo della stregoneria e della magia naturale. Quando, secoli dopo, gli
scitimigrarono verso Ovest, una parte di essi si stabilì sui Carpazi ed ai bordi del Mar
Nero, mentre un'altra parte continuò ad avanzare verso l'Europa centrale, dove furono
conosciuti come celti. Ad accompagnare i celti erano i discendenti di quei Sacerdoti
leviti, chiamati adesso Golen per la credenza che la loro provenienza era la città
fenicia di Sidone, dove li denominavano Gaul o Gaulens. Tuttavia, da Sidone, i Golen
si espansero fino a Tiro, da dove navigarono con i fenici verso Tharsis e realizzarono
le prime incursioni che ricordano i signori di Tharsis; dopo la caduta di Tiro, nel secolo
IV A.C., si stabilirono, come si è visto, a Cartagine, svolgendo il Sacerdozio di Baal
Moloch. Alcuni Golen si stabilirono anche in Frigia, come officianti del Culto di Cibele,
di Adone e di Ati. È che fin da allora, i Golen possedevano già un terribile potere, frutto
di secoli consacrati allo studio del Satanismo e la pratica della Magia Nera. In sintesi, i
celti avanzarono per l'Europa guidati dai Golen ed il tempo avrebbe detto che
quell'alleanza non avrebbe mai avuto fine, estendendosi fino ai nostri giorni. Inoltre
come riuscirono i leviti delle tribù perdute a convertirsi in Golen, cioè, come ottennero
questa sinistra conoscenza? La spiegazione deve cercarsi nel fatto che questi leviti,
cosa che non successe con altri Sacerdoti ebrei né allora né in seguito, non si
conformavano con il sapere che solamente si poteva estrarre dalla Torà scritta:
essi desideravano accedere alla Hokhmah, o Saggezza Divina, per un contatto
diretto con la Fonte della Cabala Acustica, che è la Scienza degli Atlanti scuri.
La loro insistenza e perseveranza nel raggiungere questo proposito ed il loro carattere
di membri del Popolo Eletto, convinse i Demoni della Fraternità Bianca che si
trovavano di fronte ad inestimabili collaboratori del Patto Culturale. E questa
convinzione li convinse ad affidargli un'importantissima missione, un'impresa che
richiedeva il loro intervento dinamico nella Storia. Il compimento degli obbiettivi
proposti dai Demoni avrebbe comportato benefici per i leviti, giacché gli avrebbe
permesso di avanzare ogni volta di più nella conoscenza della Cabala acustica. Che
tipo di missione gli avevano affidato i Demoni? Un compito che aveva diretta relazione
con i loro desideri: sarebbero stati esecutori del Patto Culturale; avrebbero lavorato
per neutralizzare le costruzioni megalitiche degli Atlanti bianchi, avrebbero cercato di
recuperare le Pietre di Venus, avrebbero combattuto a morte i membri del Patto di
Sangue ed avrebbero collaborato per fare in modo che il piano della Fraternità Bianca,
consistente nell'instaurare in Europa la Sinarchia del Popolo Eletto, potesse essere
portato a termine. Ma i Golen, in fondo, continuavano ad essere Sacerdoti leviti, figli
del Popolo Eletto e adesso possessori della "Saggezza Divina" di YHVH, la Hokhmah;
per questo la loro occupazione fondamentale, l'obbiettivo principale dei loro sforzi,
sarebbe stato teologico: Essi avrebbero cercato di unificare i Culti, dimostrando
che, "dietro la molteplicità dei Culti", esisteva "la Singolarità di Dio"; che, da
allora, si sarebbe dovuto compiere rigorosamente con il Sacrificio del
Culto.Perché qualunque fosse la forma di Culto, "il Sacrificio è Uno", vale a dire,
il Sacrificio come parte dell'Uno.
A partire dal secolo V i celti ed i Golen stanno già percorrendo l'Europa verso Ovest. I
Galli furono quelli che si unirono ad Amilcare Barca ed impedirono che Roma aiutasse
Tartesso; in seguito si sarebbero uniti ad Amilcare Barca durante l'invasione d'Italia;
però molti anni prima, nel secolo IV, avevano umiliato Roma e distrutto il Tempio di
Apollo, a Delfi. Giulio Cesare, nella sua celebre campagna di Gallia, riesce a
sottometterli definitivamente al controllo di Roma nel 59 A.C.; Augusto divide la Gallia
transalpina in quattro province: la Narbonese, l’Aquitania, la Belgica, la Celtica o
Lugdunanese. I Golen, che esercitavano un grande potere su tutte queste popolazioni,
cominciano a ritirarsi poco a poco dalle province romane, seguiti anche da alcuni
contingenti di celti: passano al principio in Gran Bretagna, o "Britannia", ma l'obiettivo
finale è Irlanda, ossia "Hibernia". Nei primi secoli dell'Era cristiana non sono molti i
Golen che si muovono liberamente per l'Europa: nel secolo IV, quando si castiga con
la pena di morte la pratica dei Culti pagani, sembra che già non esistano Golen nelle
regioni romano-cristiane. Di fatto, in quel momento le Gallie e l'Hibernia sono
totalmente romanizzate e, nelle regioni cui ancora si pratica il paganesimo, i missionari
cattolici distruggono i templi pagani, a volte alberi centenari, e mettono in fuga i Golen.
Inevitabilmente, questi partono in direzione della Gran Bretagna e dell'Irlanda.
L'arrivo dei barbari nel secolo V non gli offre un'opportunità per ristabilire il loro potere
poiché queste popolazioni sono di cristiani ariani e di Razza germanica,
tradizionalmente nemica dei celti che li considerano ugualmente barbari. Così,
durante il Regno visigoto di Spagna, i Signori di Tharsis avevano l'impressione che,
finalmente, i Golen erano scomparsi dalla faccia della Terra. Ma, stava per succedere
tutto il contrario, infatti in poco tempo i Golen sarebbero stati protagonisti di un ritorno
spettacolare. Sì, perché i Golen non ritornavano in Europa per compiere il loro antico
ruolo di Sacerdoti pagani del Dio Uno, per compiere la missione di unificare i Culti nel
Sacrificio rituale: adesso erano altri tempi; di quella missione si sarebbero occupati
direttamente i membri del Popolo Eletto, i quali avrebbero offerto all'Uno il sacrificio
di tutta l'Umanità Gentile o Goim. La Fraternità Bianca aveva affidato ai Golen, in
cambio, lo svolgimento di una funzione superiore, un'occupazione che avrebbe
favorito come mai l'unificazione dell'umanità. Per questo essi non sarebbero tornati
questa volta come Sacerdoti pagani ma come "Cristiani"; e non solo come "Cristiani"
ma come "cattolici romani"; e non solo come cattolici ma come "monaci missionari"
della Chiesa Cattolica; ed in seguito sarebbero stati considerati "costruttori saggi"
della Chiesa, titolo assurdo la cui menzione strappava risate ironiche agli Uomini di
Pietra.
Questa è una lunghissima storia che qui posso solo riassumere, che ha il suo inizio
nei piani della Fraternità Bianca. Gli Dei Traditori, per compiere il loro patto con il Dio
Creatore e le Potenze della Materia, dovevano favorire il Controllo del Mondo da parte
del Popolo Eletto. Per quello sarebbe stato necessario fomentare definitivamente il
modo di vita materialista fondato nel Patto Culturale, vale a dire, sarebbe stato
necessario fomentare il Culto nelle società germanico romane recentemente formate
in Europa. E la miglior maniera di fomentare il Culto, come si comprende da quello che
ho esposto nel Terzo Giorno, è formalizzarlo e plasmare questa forma nelle masse;
centrare la società intorno alla forma del Culto. Dove comincia la forma di un
Culto?Qual è il limite più visibile per le masse? Evidentemente, il suo iniziale culto
comincia nel Tempio, quello che per primo appare al credente. In verità, la cosa più
importante del Culto è il Rituale; però il luogo dove si pratica il Rituale è un Tempio
poiché il Tempio è lo Spazio Sacro dove si può realizzare il Rituale: la priorità
apparente del Tempio sorge dal fatto che, effettivamente, può esistere un Tempio,
vale a dire, uno Spazio Sacro o Centro di Manifestazione metafisica, senza che ci sia
Rituale, però è inconcepibile che si possa eseguire un Rituale fuori da uno Spazio
Sacro o Tempio. Il piano della esponenziale Fraternità Bianca per fomentare il Culto
cominciava, infatti, con la costruzione in massa di Templi e per l'evoluzione della
forma dei Templi in concordanza con gli obiettivi del Rituale.
Ma questi piani puntavano ad un obiettivo finale molto più complesso: l'instaurazione
di un Governo Mondiale nelle mani del Popolo Eletto. La Fraternità Bianca
avrebbe creato le condizioni culturali adeguate per fare in modo che una società futura
accettasse tale forma di governo: in questa impresa avrebbero occupato lo sforzo di
tutta la casta sacerdotale di Occidente, figurando come priorità la missione affidata ai
Golen. Quando la società fosse stata pronta per il Governo Mondiale allora si sarebbe
realizzata, mediante il Messia, la riunificazione del Cristianesimo con la Casa di
Israele e si sarebbe elevato il Popolo Eletto al Trono del Mondo. Questi erano i piani
della Fraternità Bianca e dei Sacerdoti del Patto Culturale. La trasformazione della
società, che questi piani esigevano, si sarebbe raggiunta principalmente attraverso
l'unificazione religiosa e la funzione stabilizzante del Culto che esercita ogni Tempio
sulle masse. Inoltre ci sarebbe stato di più: si richiedeva anche la formazione di un
potere finanziario e militare che prestasse appoggio, al momento, nella costituzione
del Governo Mondiale.
IL Culto ufficiale delle società europee era quello cristiano, così che i Templi
avrebbero dovuto rispondere ai Riti della Chiesa. Chiaramente, si avverte che il piano
degli Dei Traditori richiede l'effettuazione di due condizioni: la prima è che le masse
prendano coscienza della necessità del Tempio per l'efficacia del Rituale; la seconda
è che si disponga, nel momento in cui questa necessità raggiunga la sua massima
espressione, degli uomini capaci di soddisfarla mediante la costruzione di Templi in
grandi quantità e volumi. La prima condizione si sarebbe compiuta per la costante e
permanente predica dei missionari; la seconda, con la fondazione in Occidente, di un
Collegio Segreto di Costruttori di Templi: questo Collegio, dottor Siegnagel, fu affidato
ai Golen. Ma questo non successe all'inizio, infatti si doveva concretizzare il piano
della Fraternità Bianca cominciando dalla prima condizione: quando nella Chiesa
ebbero preparato il luogo che avrebbero occupato i Golen per sviluppare il loro
Collegio di Costruttori, nel secolo VI, giusto in quel momento furono convocati in
Irlanda perché facessero la loro spettacolare riapparizione nel continente.
L'occasione che i Golen sfruttano per ritornare in Europa è prodotto della nascita, nel
secolo VI, del "monachesimo occidentale", tradizionalmente attribuito a San Benedetto
da Norcia. Realmente, solo l'ignoranza degli europei ha potuto sostenere una
simile attribuzione durante 1200 anni; tuttavia, nonostante si conosca dal secolo
XVIII in Occidente con abbastanza precisione la storia delle religioni dell'Asia,
ancora oggi c’è chi sostiene ottusamente questa bufala, tra essi, il dogma
ufficiale della Chiesa Cattolica: inoltre, per verificare l'inganno, solo bisogna
prendere un aereo, viaggiare in Tibet ed osservare i monasteri buddisti dei
secoli III e II A.C., vale a dire, 800 anni anteriori a San Benedetto, le cui regole
interne e costruzioni sono analoghe a quelle benedettine.La preghiera ed il lavoro
erano lì la Regola, esattamente come nella formula ora et lavoradi San Benedetto;
ma quella più importante la cosa più rivelatrice della comparazione, risulterà senza
dubbio la scoperta che i monaci tibetani si dedicavano all'ufficio di amanuensi, cioè,
riproducevano e conservavano antichi libri e documenti ed a conservare e sviluppare
l'arte della costruzione di Templi, uguale ai benedettini. E non bisogna insistere,
perché è sufficientemente risaputo, che quei monasteri costituivano centri di diffusione
religiosa grazie all'azione dei monaci missionari e mendicanti che lì si istruivano e
venivano inviati in tutta l'Asia.
Alla luce delle conoscenze attuali, comunque, qualunque persona di buona fede deve
ammettere che l'istituzione del monachesimo orientale ha origine nel secolo X A.C.,
cioè, è perlomeno 1400 anni anteriore all'apparizione del monachesimo occidentale.
Per rinfrescarsi la memoria a questo proposito, conviene ricordare i seguenti dati: in
primo luogo, che gli inni più antichi del Rig Veda e dell'Upanishads menzionano le
comunità brahamanica munis e vrâtyas; in secondo luogo, che durante l'Epoca di
Budda, personaggio storico del secolo VII A.C:, già esistevano gli âshrams da
centinaia di anni prima; e per ultimo, che se la riforma religiosa buddhista si estende
rapidamente in India, Cina, Tibet, Giappone, ecc., è perché già esistevano i gruppi che
si sarebbero trasformati in Sanghas.
Tuttavia, non si tratta di dire che i benedettini fossero buddisti o avessero qualcosa a
che vedere con il buddismo ma che tanto i Sacerdoti buddisti, come i Sacerdoti
benedettini, ubbidivano segretamente alla Fraternità Bianca, vera Fonte Occulta del
Monachesimo "Orientale" e "Occidentale". La Fraternità Bianca, in effetti, fu autrice di
un'opera titolata "Regola dei Maestri di Saggezza", di diffusione universale e che in
Occidente era conosciuta fin dal secolo II come "Regula Magistri Sapientiae" da
numerose sette cristiane e anche dagli gnostici ebrei. Così che, niente di originale
c'era nel monachesimo occidentale il quale rispondeva, al contrario, alle più ortodosse
disposizioni dettate dalla Fraternità Bianca in materia.
Durante i primi secoli dell'Era Cristiana quando l'Impero Romano ammetteva il
"paganesimo" e manteneva contatto con i popoli dell'Asia, si conosceva perfettamente
l'esistenza della vita monastica orientale; anche uomini illustri come Apollonio di
Tiana, contemporaneo di Gesù, avevano viaggiato fino al Tibet e avevano ricevuto
insegnamento nei loro monasteri.Alcune sette gnostiche, che arrivarono a
comprendere e a opporsi ai piani della Fraternità Bianca, hanno lasciato la
testimonianza che il fatto si conosceva nelle principali città del Medio Oriente:
Alessandria, Gerusalemme, Antiochia, Cesarea, Efeso, ecc... Ma l'istituzione dei
monasteri non si stabilisce dalla notte alla mattina: è necessario seguire un rigoroso
processo di formazione, un metodo che si conosce dall'epoca di Atlantide e che i
Sacerdoti del Patto Culturale hanno utilizzato universalmente; con questo metodo i
Sacerdoti brahminici imposero l'induismo e i Sacerdoti buddisti, previa deformazione
della dottrina del Kshatriya Sidhartha, crearono il monachesimo buddista tibetano,
cinese, indiano e giapponese.Questo metodo determina che si deve cominciare con
una fase di anarchia-misticismo sociale, caratterizzata dalla proliferazione di illuminati,
eremiti e Santi: questa fase ha come scopo quello di fomentare la credenza che la
futura istituzione monacale è un prodotto spontaneo del popolo, che nasce e si nutre
del popolo.In questo modo i popoli accetteranno naturalmente l'esistenza e l'opera dei
monasteri e, cosa ancora più importante, la accetteranno anche i Re e i governanti. E
questo metodo infallibile è applicabile con qualunque popolazione e con il concorso di
qualunque religione.
Nell'ambito del giudeocristianesimo, si comincia fin dal secolo I ad applicare il metodo
e così sorgono in Medio Oriente moltitudini di Asceti e Santi che si ritirano nei deserti e
sulle montagne per vivere in solitudine. Durante il secolo II e III cresce tanto la
popolazione di anacoreti che molti decidono di unirsi sotto il comando di un Santo
superiore e l'ordine di una regola: si costituiscono allora le comunità di eremiti;
tuttavia, la comunità degli eremiti non raggiunge ancora il grado di unione richiesto per
il modo di vita monacale poiché ogni membro continua con la vita di eremita e solo si
riunisce per pregare e alimentarsi. E insieme agli anacoreti e agli eremiti, vagano da
tutte le parti i "monaci erranti" versione occidentale dei "monaci mendicanti orientali”.
Nel secolo V, le colonie di anacoreti e di eremiti, sommavano migliaia e migliaia di
membri in Egitto, Palestina e Medio Oriente: nella sola diocesi di Oxyrinthus, in Egitto,
vivevano 20.000 eremiti e 100.000 eremiti anacoreti, mentre durante la vita di San
Pacomio esistevano 7000 monaci cenobiti nei loro monasteri, che arrivarono a essere
50.000 nel secolo V.Con questo vi voglio solo semplificare, dottor Siegnagel, sulla
magnitudine del movimento pre-monacale, un movimento che tutti sapevano essere di
ispirazione estremo-orientale.
Il momento propizio per istituire il monachesimo occidentale e per diffondere l'inganno
che consisteva in una creazione originale giudeocristiana, si sarebbe presentato dopo
la morte dell'Imperatore Teodosio, nell'anno 395, quando l'Impero Romano si divise
tra i suoi due figli Arcardio e Onorio. Arcadio si stabilì a Costantinopoli, dando inizio
all'Impero Romano d'Oriente, che sarebbe durato fino all'anno 1453. Onorio eredita
l'Impero Romano di Occidente, con Roma, che si sarebbe disfatta ottanta anni dopo di
fronte alla pressione delle orde barbare: dopo l'anno 476, l'Impero di Occidente si
divide in molteplici Regni romano germanici e comincia un processo collettivo di
isolamento e di decadenza culturale. Non solo con l'Asia rimangono interrotti i
collegamenti culturali ma anche con la stessa Grecia; ma la società europea era già
preparata per l'istituzione monacale: durante secoli aveva visto passare i monaci
erranti procedenti dalla Terra Santa e ascoltando le storie degli anacoreti e cenobiti
orientali; incluso molti pellegrini viaggiavano alla Terra Santa e lì adottavano la vita
ascetica, conservando al loro ritorno i costumi acquisiti; in questo momento, secolo VI,
non esiste zona montagnosa europea dove non vivano eremiti cristiani. Però una volta
stabilito l'ordine dei monasteri, tutti avrebbero dimenticato l'origine orientale
dell'istituzione monacale.
Giustamente, dai monasteri benedettini usciranno le copie e le traduzioni dei libri più
proficui della cultura greca, che non ebbe istituzione monacale, e si "perderà" ogni
traccia delle culture dell'Estremo Oriente; tracce che erano esistite durante l'Impero
Romano e che misteriosamente scompaiono dall'Europa nel momento in cui
"appaiono" i libri più adeguati per spingere l’Occidente verso il disastro spirituale del
Rinascimento e l'Età Moderna, cioè, i libri in cui si espone il razionalismo e la
speculazione greca, radice della "Filosofia" e della "Scienza" moderna. Niente si dirà,
a partire dalla Cultura benedettina, sull'origine Atlante delle civiltà europee, né sulle
religioni dei popoli d'Asia, e neanche su quella dei recenti germani, ai quali si
obbligherà a dimenticare i loro Dei e credenze, ed i loro alfabeti runici. E niente si dirà,
chiaramente, che possa rapportare l'istituzione monacale occidentale con altre
Culture, che possa risvegliare il sospetto che quella successo in Europa, fosse una
storia ripetuta da altre parti, la conclusione di un metodo di Strategia Psicosociale per
esercitare il controllo delle società umane. Recentemente dopo il secolo IX, a causa
della presenza degli arabi in Spagna, e del secolo XII, a causa del cambiamento
culturalecheprovocano le Crociate, alcuni Spiriti attenti avvertono l'inganno. Ma sono
pochi e sarà già tardi per fermare i Golen.
San Benedetto, che nacque nell'anno 480, fonda nel 530 il monastero modello Il monte
Cassino e redatta nel 534 la sua celebre Regola. Che ricevette istruzioni degli "Angeli"
della Fraternità bianca non ci sono dubbi perché la sua Regula Monachorum è una fedele
riproduzione della Regula Magistri Sapientiae. Al morire nell'anno 547, e "all'ascendere al
Cielo per un cammino custodito da Angeli" come testimoniato da molti monaci, le basi del
"monachesimo occidentale"erano state gettate: questo era "il momento" lungamente
aspettato dai Golen per irrompere nei paesi continentali d'Europa.
Nel secolo V i Golen si trovano concentrati maggiormente in Irlanda e cominciano ad
infiltrarsi nella Chiesa Cattolica. Uno dei loro è San Patrizio, che inviano al Continente per
studiare la Dottrina Cristiana e prendere contatto con i membri della Fraternità Bianca:
ritorna nell'anno 432, procedente da Roma, nominato Vescovo e con l'autorizzazione
papale di evangelizzare l'Irlanda. Immediatamente fonda molti monasteri, alcuni realmente
importanti come quello di Armagh e di Bangor dove si sarebbero celebrati Sinodi e
sarebbero esistite scuole religiose, nei quali si apprestavano ad entrare in massa i Golen
d'Irlanda e della Gran Bretagna. I seguenti 130 anni, dalla morte di San Patrizio nel 462
fino alla partenza di San Colombano nell'anno 590, sono impiegati dai Golen al fine di dar
forma alla "Chiesa di Irlanda, in altre parole, al fine di organizzare il loro futuro
insediamento continentale.
L'anno 590 segnala "il momento" storico nel quale i piani della Fraternità bianca per la
partecipazione dei Golen iniziano una rigorosa esecuzione. Il "luogo" dove i Golen
svilupperanno il Collegio dei Costruttori di Templi è già pronto: sono i monasteri
dell'Ordine di San Benedetto. E già è stato eletto Papa il monaco benedettino Gregorio,
che anni prima a Costantinopoli riceve l'ordine della Fraternità Bianca di "convocare i
monaci irlandesi", cioè, i Golen, ed integrarli nell'Ordine di San Benedetto. Solamente di
questa chiamata avevano bisogno i Golen per agire e nello stesso anno 590 parte verso la
Francia San Colombano, procedente dal gran monastero di Bangor, insieme a dodici
membri della gerarchia superiore. In Francia si aggiungono 600 Golen e si dedicano a
fondare monasteri basati nella Regula Monachorum: contano in ogni momento con
l'appoggio di San Gregorio Magno, che riceve San Colombano a Roma più di una volta.
Dopo quello di Annegray stabilisce il monastero di Luxeuil, di vasta influenza nella
regione, e quello famoso di San Golen ai bordi del lago di Zurigo, tra molti altri. San
Colombano muore nell'anno 615, nel monastero lombardo di Bobbio, lasciando la sua
missione praticamente compiuta: centinaia di monasteri in Gallia, in Svizzera ed in Italia,
vale a dire, negli antichi insediamenti dei celti, sotto la direzione dei "monaci irlandesi",
Golen, e integrati nell'Ordine di San Benedetto.
Bisogna ricordare che nell'anno 589 tiene atto il III Concilio di Toledo dove il Re Recaredo,
a causa dell'influenza del Vescovo di Siviglia San Leandro, si dichiara "cattolico romano",
insieme alla Regina e tutta la corte del Regno visigoto. Non deve sorprendere, perciò, che
i Golen si precipitassero in Spagna a partire dal nefasto anno 590. Tuttavia, questa
riapparizione causò un enorme sorpresa nei Conti di Turdes Valter che non si aspettavano
di rivedere i Golen nella penisola, perlomeno mentre fosse durata in Spagna l'occupazione
gotica. Inoltre tale imprevidenza era causata dalla supposizione che i Golen sarebbero
rimasti pagani e non si "sarebbero sottomessi" alla Chiesa Cattolica: questa supposizione
fu un'ingenuità, come la realtà si prese il compito di dimostrare prontamente, poiché i
Golen aspiravano a controllare la Chiesa Cattolica dopo "essersi sottomessi" ad essa. I
Conti di Turdes Valter, che appartenevano anche loro alla Chiesa cattolica ed erano nobili
ispanico gotici, impiegarono allora tutta la loro influenza per impedire l'espansione
benedettina nel Sud della Spagna, obiettivo che raggiunsero ampiamente: i Golen, come è
logico, si sarebbero affermati nel Nord della Spagna, nelle regioni celtiche.Dal monastero
di Dumio, vicino a Braga, in Lusitania ed altri nel Bierzo e nell’estremo della cordigliera
cantabrico asturiana che si denomina Picchi d'Europa, i Golen avrebbero intrapreso
infiniteincursioni nella Betica con il fine di distruggere la Casa di Tharsis e rubare la Spada
Saggia. Tutta una guerra segreta si liberò fin dal secolo VIII, durante la quale i "monaci
missionari" Golen cercavano di approssimarsi alla Villa di Turdes ed i Signori di Tharsis li
facevano eliminare senza pietà. Però, per ogni Golen benedettino che scompariva senza
lasciare traccia o che trovavano assassinato sulla strada da mani sconosciute, ne
arrivavano due in sua sostituzione, obbligandola Casa di Tharsis a mantenere, come
anticamente, un permanente stato di allerta. Esperti in magia nera e maestri in ogni classe
di Scienze, impiegarono quanto sapevano per localizzare la Caverna Segreta,
peròfracassarono sempre. Al finale, sollecitarono l'aiuto di Bera e Birsa, come si vedrà più
avanti.
È evidente che l'incursione dei Golen nella Chiesa Cattolica non costituisce un motivo
sufficiente per stigmatizzarla completamente. La ragione è che i Golen si introducono
come "Società Segreta" dentro la Chiesa e, anche se i loro intrighi compromettono in più
di un'occasione tutta la Chiesa, i loro piani non sono mai dichiarati pubblicamente
néassunti ufficialmente da questa. Al contrario, in molte altre occasioni personalità
veramente spirituali, autentici kristiani, hanno brillato nel suo seno. Conviene considerare
allora, nonostante tale distinzione non sempre sia facile da determinare, che esistano due
Chiese sovrapposte: una, contro la quale lottarono i Signori di Tharsis, è la Chiesa Golen;
così ladenominerò in altre parti e la sua definizione sorgerà dalla storia; l'altra è la Chiesa
di Kristos, o Chiesa semplicemente, alla quale appartennero i Signori di Tharsis e il
Circolo Dominis Canis e alla quale appartengono molti di quelli che stanno dalla parte
dello Spirito e contro le Potenze della Materia, per Kristos Luz e contro Jehovà Satanàs.
Una è la Chiesa del Tradimento allo Spirito dell'Uomo e l'altra è la chiesa della Liberazione
dello Spirito dell'Uomo; una è la Chiesa del Demonio dell'Anima Immortale e l'altra è la
Chiesa del Dio dello Spirito Eterno.
Sedicesimo Giorno
A proposito del Papa benedettino Gregorio I, il creatore del "canto gregoriano", bisogna
spiegare due cose. Una è che la pressione esercitata su San Leandro per influenzare
Racaredo e permettere l'ingresso massivo dei Golen in Spagna solo dette come risultato
che i monasteri già esistenti adottassero la Regula Monachorum. L'altra è notare che la
sua decisione, presa in combinazione con San Colombano Golen, di inviare nell'anno 596
il monaco S. Agostino e trentanove benedettini in Gran Bretagna, ubbidiva alla necessità
di rimpiazzare provvisoriamente gli irlandesi nel compito dell’evangelizzazione. Quella
spedizione aveva il compito di evangelizzare gli angli ed i sassoni che avevano appena
conquistato l'isola: secondo San Colombano ed altri Golen, questi popoli (di Sangue Molto
Pura) manifestavano una naturale predisposizione contro i celti e specialmente contro gli
irlandesi; avrebbero rispettato solamente altri germani o i romani: essi avrebbero dovuto
realizzare il compito, poiché, una volta evangelizzati, ci sarebbe stato il tempo per far
infiltrare i Golen e farli impadronire del controllo della Chiesa Britannica. Nell'anno 600 il
Bretwalda di Gran Bretagna era il Re Etelberto del Kent, la cui sposa, principessa dei
franchi e fervente cattolica, favorisce la conversione da parte dei romani di San Gregorio,
nonostante avesse vicino a lei un Vescovo Franco ed alcuni Sacerdoti del suo paese; il
successo è grande: il Re ed il popolo si battezzano ed a Canterbury si fonda un
monastero benedettino con gerarchia di Vescovato; a cui si susseguono Essex, Londra,
Rochester, York, ecc.
Quarant'anni dopo i Golen staranno penetrando nei monasteri anglosassoni provenienti
dalla Scozia celtica, appoggiati dal Re Oswald di Northumbria. Incorporati come maestri
nei monasteri benedettini, ai Golen sarà più facile convincere gli anglosassoni già Cristiani
sulla bontà delle loro intenzioni. Tuttavia, durante molti anni la guida resterà in mano a
monaci non irlandesi, tali come il greco Teodoro di Tarso e l'italiano Adriano. San Beda, il
Venerabile, morto nell'anno 735, porta il monastero benedettino di Jarrow al suo più alto
livello di splendore: laboratori dove insegnano i più svariati uffici, scuole religiose, fattorie
monacali, l'istruzione musicale, ecc. Dai monasteri benedettini anglosassoni sarebbe sorto
un inestimabile aiuto per i piani dei Golen, dalle persone dei monaci missionari britannici, i
quali sarebbero stati ricevuti molto meglio che gli irlandesi nei Regni germanici:
Baviera,Turingia, Assia, Franconia, Frisia, Sassonia, Danimarca, Svezia, Norvegia, ecc.,
che avrebbero visto passare per le loro terre i monaci anglosassoni. Il maggior esponente
di questa corrente benedettina inglese fu, indubbiamente, San Bonifacio.
Procedeva dal convento benedettino di Nursling ed il suo vero nome era Winfrido
(Wynfrith): il Papa benedettino Gregorio II gli concesse il nuovo nome di Bonifacio
nell'anno 718, insieme alla missione di evangelizzare i germani. La verità, dietro tutto
questo movimento, era che i Golen sospettavano che i germani conservassero ancora le
Pietre di Venus ed altri artefatti degli Atlanti bianchi e procuravano scovarli a tutti i costi.
Per questo San Bonifacio, per esempio, si impegna nel distruggere l'antichissimo Leccio
del Dio Donar (Thor), a Geismar, nell'anno 722, cercando di incontrare la Pietra che una
tradizione germanicanascondeva tra le radici dell'albero. Anche se questa non era una
missione che il proprio San Bonifacio avrebbe svolto personalmente con le sue mani: per
quello contava con migliaia di Golen benedettini sotto i suoi ordini; la famosa Pietra di
Venus dei sassoni, per esempio sarebbe stata cercata durante cinquant'anni e sarebbe
costata ai sassoni, che al finale la persero, migliaia di vittime, attribuite in seguito
cinicamente agli "sforzi della cristianizzazione". San Bonifacio non era, infatti, un vero
predicatore ma un grande esecutore dei piani della Fraternità Bianca: gli Arci-Golen,
occulti nei monasteri, ed i Papi benedettini, gliriveleranno questi piani in forma di direttive
che lui compirà fedelmente. Uno dei suoi atti più fruttuosi per questi piani, per esempio, fu
l'universale diffusione che impresse all'idea della superiorità del Vescovo di Roma, il
rappresentante di San Pietro sulla Terra, su qualunque altra gerarchia ecclesiastica o
regia: in conformità a quest'idea si stabilirà il potere del papato nell'Alto Medioevo. Ed
il papato, il papato benedettino e Golen, si capisce, gli risponderà di conseguenza,
dotandolo del Palio arcivescovile che gli permetterà di nominare i suoi propri Vescovi e
completare la gerarchia dei suoi Sacerdoti.
Nell'anno 737, a Roma, riceve dalle mani di Gregorio III la massima riconoscenza: sarà
Legato pontificio in Germania e disporrà di ampi poteri per agire. A quei tempi, "Germania"
includeva il Regno Franco, il più forte della cristianità europea.Infatti, la nomina di San
Bonifacio, aveva come oggetto di liberargli le mani per portare a termine un piano tanto
audace quanto sinistro; nell'Impero Romano d'Oriente, o Impero Bizantino, il Patriarca
della Chiesa era normalmente sottomesso alla volontà dell'Imperatore; in Occidente
sarebbe stato necessario ristabilire il potere imperiale, però fondato su una relazione di
forze completamente diversa: qui, il Papa avrebbe dominato i Re e gli Imperatori, il
sacerdote avrebbe dominato il Re e la Conoscenza del Culto avrebbe dominato la
Saggezza del Sangue Puro. E lo strumento per questo piano, che avrebbe permesso a
sua volta concretizzare i piani della Fraternità Bianca e dei Golen, sarebbe statoquello
della famiglia franca dei Pipinidi.
I Re Merovingi si facevano chiamare "Divini" perché affermavano discendere dagli Dei
Liberatori: per il giudeocristianesimo, che sosteneva attraverso la Bibbia un'identica
discendenza di tutti i mortali da Adamo ed Era, quell'origine non significava niente; l'unico
Dio era il Dio Creatore, Jehovà Satanàs, in nessuno poteva attribuirsi il suo lignaggio; e al
di fuori del Dio Creatore giudeocristiano solo esistevano la superstizione ed i Demoni.
Così, infatti, era una questione di principi quella di eliminare certi Re che, non solo
dichiaravano di appartenere ad un lignaggio Divino, ma che affermavano ricordarlo con il
sangue: questo vincolo tra la Divinità e la nobiltà reale, molto popolare tra i franchi, era un
ostacolo molesto per quei Sacerdoti che pretendevano presentarsi come gli unici
rappresentanti di Dio sulla Terra. Alla morte di Carlo Martello nell'anno 741, gli succedono
i suoi figli: Carlomanno, come maggiordomo di Austrasia, Alemannia e Turingia e Pipino il
Breve, come maggiordomo della Neustria, la Burgundia e la Provenza. Carlomanno, che
in seguito si sarebbe ritirato al monastero di Monte Cassino, concede a San Bonifacio
totale libertà per riformare la Chiesa Franca d'accordo con la Regola benedettina; un'altra
parte la farà Pipino. In pochi anni, mediante una serie di Sinodi che vanno dal 742 al 747,
si ridusse tutta la Chiesa Franca sotto il controllo dell'Ordine Benedettina.
Anche Carlomanno e Pipino sono dominati dall'Ordine. San Bonifacio comunica a Pipino il
piano dei Golen: con l’approvazione del nuovo Papa Zaccaria, si spodesteràil Re
Chilperico III, l'ultimo dei Divini Merovingi; al suo posto sarebbe stato scelto Pipino dai
Grandi del Regno e la sua nomina sarebbe stata legittimata, analogamente all'Antico
Testamento, dall'approvazione del Papa e l'unzione di San Bonifacio.Il pagamento del
nuovo Re, per legittimare la sua usurpazione, sarebbe consistito in un considerevole
bottino: la creazione degli Stati Pontifici. Ma questa ricompensa non avrebbe ridotto per
niente il potere del Regno Franco perché non si sarebbero costituiti a loro spese ma a
quelle dei lombardi e dei bizantini: in effetti, il Papa sollecitava in pagamento della Sua
alleanza con il Re Franco alcuni territori che dovevano essere precedentemente
conquistati. Concertato l'accordo, nel novembre dell'anno 751 il Re Chilperico III era
confinato in un monastero benedettino e Pipino il Breve proclamato Re e unto da San
Bonifacio. Nel 754 il Re Pipino ed il Papa Stefano II si riuniscono a Ponthiòn (Pons Sancti
Hugonis) dove firmano un trattato per il quale i franchi si compromettono di lì in avanti
nella protezione della Chiesa Cattolica e nel servire il Trono di San Pietro. In questo modo,
nel 756, i franchi donano a San Pietro l'Esarcato di Ravenna, Venezia, Istria, la metà del
Regno longobardo ed i ducati di Spoleto e di Benevento.
Con il Pipino il Breve si inaugura la dinastia carolingia, pietra fondamentale nell'opera della
Fraternità Bianca. Da quello che ho esposto, emerge chiaramente che la corte e tutti gli
ingranaggi dello Stato Franco erano controllati dall'Ordine benedettina: non sarà difficile
immaginare, allora, in che classe di ambiente si sarebbero educati i loro figli nipoti e
familiari, e quali le credenze che gli sarebbero state inculcate passando sopra all'antica
religione "pagana" dei germani ed ai loro Dei ancestrali. In vista di questo, bisognerà
riconoscere a Carlo Magno l'aver fatto tutto il possibile per convertirsi in giudeocristiano e
compiere il piano dei Golen.
Il frutto di secoli di paziente e riservato lavoro ottenuto nei monasteri benedettini si poté
osservare nella corte carolingia, specialmente nella denominata "Scuola Palatina". Questa
Scuola era frequentata personalmente dall'Imperatore con i suoi figli e figlie, la sua
guardia personale ed altri membri della corte, per ascoltare le lezioni che impartivano i
"saggi" benedettini arrivati, in molti casi, da monasteri lontani: dall'Italia vennero ad
Aquisgrana Paolo di Pisa, Paolino d'Aquileia, Paolo il Diacono di Pavia, ecc.; dalla Spagna
venne uno dei Signori di Tharsis con la missione di spiare la marcia della cospirazione
Golen, portando al suo ritorno preoccupanti notizie sulla magnitudine e profondità del
movimento nemico: si chiamava Tiwulfo di Tharsis e fu famoso per il suo libro scritto nella
Scuola Palatina, intitolato “De Spiritu Sancto Bellipotens”. Nonostante queste
provenienze, la maggior parte dei maestri erano irlandesi ed anglosassoni, come dire
Golen e seguaci dei Golen. Tra gli ultimi bisogna menzionare il cervello della Scuola
Palatina e della diffusione generale che, a partire da essa, si sarebbe data alla "cultura
benedettina": mi riferisco ad Alcuino di York, discepolo della Scuola di San Beda, il
Venerabile, che si incorpora alla Scuola Palatina nell'anno 781 e dirige tra il 796 ed l’804,
data della sua morte, la Scuola del monastero San Martino a Tours. Il suo Schola
Palatina è il fulcro del chiamato "riconoscimento carolingio", al quale contribuiscono
efficacemente le sue opere, di ispirazione classica e neoplatonica, basatesui concetti di
Prisciano, Donato, Isidoro, Beda, Boezio, tali come De Ratione Animae, o i suoi famosi
manuali che governarono durante secoli l'educazione europea: De grammatica, De
dialectica, De rhetorica, De orthographia, ecc.
Dalla Scuola Palatina escono le idee per la “Enciclica de litteris colendis”, le cui
risoluzioni approvate da Carlo Magno avevano la forza di una legge, che ordinavano la
creazione, in tutti i monasteri e cattedrali, di Scuole per Sacerdoti e laici: in esse si
sarebbe dovuto insegnare il Trivium, il Quadrivium, la Filosofia e la Teologia. Il Trivium e
il Quadrivium formavano le chiamate "Sette arti liberali": il Trivium conteneva la
Grammatica o Filologia, la Retorica e la Dialettica; e il Quadrivium, l'Astronomia,
Geometria, Aritmetica e Musica. Naturalmente l'insegnamento di certe materie era a
carico dei monaci benedettini, che si erano preparati per questo durante 200 anni ed
erano gli unici che disponevano di sufficienti maestri e materiale plastico con il quale
compiere l'ordine reale, che essi stessi avevano ispirato. E i benedettini Golen avevano
ben chiaro come dovevano educare le menti europee in modo che nei tempi a venire si
sperimentasse Collettivamente l'imperiosa necessità di un Tempio locale: allora il Collegio
di Costruttori Golen, che molto presto si sarebbe messo in marcia, avrebbe innalzato
Templi di Pietra mai visti prima, Cattedrali magnifiche, Costruzioni che in realtà sarebbero
state macchine di pietra di tecnologia Atlante oscura, diretta a trasmutare la mente del
credente e aggiustarla all'Archetipo collettivo della Razza ebrea, che è lo stesso di quello
del Gesù Cristo archetipo.
Alcuino, che si faceva chiamare “Flacco” in onore al poeta latino Orazio, dirigeva i circoli
culturali benedettini Golen che circondavano l'Imperatore. In certi cenacoli si respirava
un'aria biblica e giudaica molto intensa: il proprio Carlo Magno esigeva essere chiamato
"David", e il suo fedele consigliere Eginardo, per esempio, chiedeva di essere chiamato
Beseleel, dal costruttore del Tabernacolo nel Tempio di Gerusalemme. È in questo
speciale microclima ambientato dai benedettini Golen, che all'Imperatore e ai suoi
principali collaboratori della nobiltà franca, si stava lentamente facendo il lavaggiodel
cervello e si stava condizionando per adottare il "punto di vista Golen" a proposito
dell'Ordine del Mondo.Per preservare quest’Ordine, per esempio, si doveva sradicare il
paganesimo e imporre mondialmente il giudeocristianesimo: questo era il Bene, quello che
comandava la legge di Dio e quello che sottoscriveva il rappresentante di San Pietro, non
importava se per raggiungere questo Bene si dovessero distruggere popoli di fratelli: Dio
avrebbe perdonato ai suoi tutto quello che fosse stato fatto in Suo Nome. I Golen
condizionavano in questo modo la mente dell'Imperatore perché avevano bisogno di un
nuovo Perseo, un "Eroe" che compiesse la sentenza di sterminio che pesava sul popolo di
Sangue Pura dei Sassonie gli permettesse rubare la loro Pietra di Venus.
Per lo meno il popolo Perseo dei cartaginesi che distrusse Tartesso 1000 anni prima
apparteneva a un'altra Razza.Il crimine di Carlo Magno e i suoi franchi è inestimabilmente
maggiore, poiché, non conforme con appoggiare militarmente l'offensiva lanciata da San
Bonifacio contro la Saggezza Iperborea dei Sassoni, si occupò personalmente del compito
di sterminare la nobiltà sassone, fratelli vicini al sangue franco.
Quello dei Sassoni fu uno degli ultimi popoli di Occidente che si mantenne continuamente
fedele al Patto Sangue e agli Dei Liberatori: secondo quello che essi credevano, gli Atlanti
bianchi avevano affidato loro la missione di proteggere un Grande Segreto della Razza
Bianca, che era caduto dal cielo sopra la Germania migliaia di anni prima, durante la
Battaglia di Atlantide; quel Segreto era specificamente menzionato nel Mito di Navutan ,
che i Sassoni chiamavano Wothan, come "l'anello della Chiave Kalachakra", dove gli Dei
Traditori avevano inciso il Segno dell'Origine: Freya trasformata in Pernice dovette
lasciarlo cadere prima di penetrare nel corpo del moribondo Navutan e la sua caduta,
secondo la Saggezza dei Sassoni, si era prodottain Germania; concretamente, era caduto
sulle rocce dell'Externsteine, una montagna che si trova nel centro del bosco Teutoburger
Wald. D'accordo con quello che sostenevano i Sassoni, l'anello toccò le rocce in
coincidenza con il momento in cui Navutan risuscitava ed acquisiva la Saggezza della
Lingua degli Uccelli: questo produsse che il Segno dell'Origine si scomponesse nelle 13 +
3 Vrune o Rune e che queste si plasmassero per sempre nelle rocce dell'Externsteine; su
una di quelle, la più prominente, chiunque possegga un lignaggio spirituale potrà vedere,
per esempio, la Vruna più sacra per gli Atlanti bianchi, quella che rappresenta il Grande
Capo Navutan , vale a dire, la Runa Odal. Inoltre i Sassoni non solo conoscevano, in
quest'epoca del tardo secolo VIII D.C., le Vrune di Navutan , ma erano riusciti anche a
conservare, come i Signori di Tharsis, la loro Pietra di Venus. Sulla cima dell'Externsteine
si ergeva da tempo immemorabile la “Universalis Columna” Irminsul, un Pilastro di
Legno che rappresentava l'Albero del Terrore dove si era auto crocefissoNavutan per
conoscere il Segreto della Morte. Questo santuario era venerato dai germani fin da tempi
remoti e, per evitare la sua profanazione da parte dei romani nell'anno 9 D.C., il
Comandante cherusco Arminio, o Erminrich, annichilì l'esercito del Generale Publio
Quintilio Varo composto da 20.000 legionari, nelle prossimità di Teutoburger: Varo e i
principali ufficiali si suicidarono in seguito al disastro.
Ugual sorte non avrebbero avuto, gli eroici sassoni 770 anni dopo, di fronte a un nemico
enormemente superiore e che nutriva nei loro confronti un'intolleranza irrazionale
somigliante a quella che Amilcare Barca sperimentava per i tartessi. Naturalmente, dietro
quest’intolleranza di Carlo Magno, bisogna vedere, come nel caso di Amilcare, la mano
dei Golen, la necessità, impiantata artificialmente nella mente di quei Generali, di
compiere la sentenza di sterminio. Il peccato dei Sassoni era questo: occuparono il bosco
e si dedicarono con tanto impegno nella realizzazionedella loro missione, che impedirono
durante secoli che i Golen potessero avvicinarsi all'Externsteine; però quello più grave era
che incisero i 13 + 3 segni runici dell'Alfabeto Sacro sulla Colonna Irminsul, e
incastonarono nel suo centro la Pietra di Venus, in ricordo dell'Occhio Unico di Wothan
che osservava il Mondo del Grande Inganno dall'Albero del Terrore.La repulsione che i
Sassoni sperimentavano verso i Sacerdoti Golen, il loro rifiuto irreversibile al
giudeocristianesimo, la loro fedeltà al Patto di Sangue e alla Saggezza Iperborea, la loro
feroce difesa della piazza di Teutoburger Wald, e la loro negazionedi consegnare la Pietra
di Venus, erano motivi più che sufficienti per decretare lo sterminio della Casa Reale
Sassone, specialmente in questo momento in cui il potere dei Golen si trovava al suo
culmine.
Solo così si spiega la sanguinaria persistenza di Carlo Magno, che durante trent'anni
combatté i Sassoni senza tregua, popolo culturalmente e militarmente inferiore ai franchi e
che, se resistette tanto, fu per l'indomito Valore che lo Spirito faceva sorgere dal loro
Sangue Puro. Nell'anno 772, le truppe del nuovo Perseogiunsero sopra Teutoburger Wald
e, dopo una lotta furiosa, riuscirono a conquistare l'Externsteine e a consegnarlo ai
Sacerdoti benedettini Golen per la sua "purificazione": questi non ci misero niente a
distruggere la Colonna Irminsul e rubare la Pietra di Venus, condannando da allora i
Sassoni all'oscurità della confusione strategica, al disorientamento a proposito
dell'Origine.Nonostante il bottino conquistato, restavasolo di compiere la sentenza dei
Golen: nel 783, a Verden, Carlo Magno, in nome di Nostro Signore Gesù Cristo, avrebbe
fatto decapitare 5000 Nobili Sassoni, il cui Sangue Puro avrebbe consumato nel Sacrificio
rituale l'unità del Dio Creatore Jehovà Satanàs. In seguito ad una posteriore resistenza
senza speranze, da parte dell'unico capo ribelle sopravvissuto, Wittikind, i Sassoni
terminarono accettando il giudeocristianesimo, come tanti altri popoli in simili circostanze e
si integrarono al Regno Franco.
Carlo Magno moriva ad Aquisgrana, nell'anno 814, però già nell'anno 800 aveva ricevuto
dal Papa Leone III la consacrazione come Imperatore, giusto pagamento per chi tanto
aveva servito la Chiesa e la causa dell’Ordine benedettina. Gli successe come Imperatore
suo figlio Ludovico Pio, che i suoi contemporanei chiamarono "il Benevolo" e "il Monaco",
per la sua dedicazione alla chiesa e la sua preoccupazione dimettere definitivamente i
monaci franchi sotto il potere dell’Ordine benedettina. Appena tre anni dopo la sua
incoronazione imperiale esaudì questo desiderio dei Golen nel Sinodo di Aquisgrana
dell'anno 817, nel quale si decise di imporre la Regola benedettina a tutti i monasteri dei
domini franchi, vale a dire, a quello che presto sarebbe stato l'Impero Romano Germanico:
parte della Spagna, Francia, Germania, Danimarca, Svezia, Frisia, Italia, eccetera.
Con la messa in pratica di quella legge imperiale, il potere dell'Ordine si consolidò
sufficientemente, facendo in modo che i Golen non pensassero ad altra cosa, durante i
seguenti 270 anni, che a portare alla perfezione il Collegio di Costruttori di Templi. Nei 200
anni precedenti accumularono la Conoscenza delle Scienze; adesso sarebbero passati
alla pratica, avrebbero formato Corporazioni di Costruttori composti da logge di
apprendisti, compagni e maestri massoni; e tali logge sarebbero state laiche, integrate da
gente del popolo, però dirette segretamente dall’Ordine, che sarà chi possiede il Piano e
le Chiavi del Tempio. Mancava però disporre di una Chiave Finale, un Segreto che
avrebbe permesso ai Golen di portare la loro opera alla massima perfezione. Per questo i
Golen e per Loro, l’Ordine benedettina, contavano con la Parola della Fraternità Bianca
che tale Segreto sarebbe stato confidato loro quando la missione europea fosse stata a
punto di concludersi. Quel Segreto, quella Chiave delle chiavi, consisteva nelle Tavole
della Legge di Jehovà Satanàs, quelle che il Dio Creatore consegnò a Mosè sul monte
Sinai e che dettero la possibilità in seguito ad Hiram, Re di Tiro, di costruire il Tempio di
Salomone, il Tempio dei templi: in esse era inciso, mediante un Alfabeto Sacro di 22
segni, il Segreto del Serpente, cioè, la Più Alta Conoscenza che è permesso raggiungere
all'animale uomo, le Parole con le quali il Dio Uno nominò tutte le cose della Creazione:
con queste Tavole in loro potere, i Golen sarebbero stati in condizione di innalzare il
Tempio di Salomone in Europa, compiendo così con i piani della Fraternità Bianca ed
elevando il Popolo Eletto sul Trono del Mondo.È chiaro che prima di giungere a una così
meravigliosa realizzazione, l’Ordine benedettina avrebbe dovuto risolvere vari problemi: a
parte mettere in marcia il Collegio dei Costruttori di Templi, bisognava creare le condizioni
per cui i popoli dell’Impero Romano avrebbero appoggiato l'esistenza di un Ordine Militare
in seno alla Chiesa Cattolica.Tale Ordine avrebbe avuto una doppia funzione: da una
parte, custodire, nel momento in cui la Fraternità Bianca avesse deciso di consegnarle ai
Golen,il trasporto delle Tavole della Legge, dall’attuale posizione a Gerusalemme fino
all'Europa; e da un'altra parte, servire come forza militare d'appoggio alla Costituzione
della Sinarchia Finanziaria o Concentrazione del Potere Economico, che sarebbe stato
necessario stabilire in Europa come passo anteriore al Governo Mondiale del Popolo
Eletto.
Diciassettesimo Giorno
Portare a termine l'ultima parte dei piani della Fraternità Bianca richiedeva una riforma del
sistema monacale benedettino: bisognava, soprattutto, concentrarela Conoscenza
dell’Ordine e controllare, da quel centro, le principali funzioni culturali d'Occidente. E
quella riforma non si sarebbe fatta aspettare poiché era stata prevista in anticipo, cioè, era
un'alternativa strategica dei Golen; durante il secolo IX, appena morto Carlo Magno e
quando la sua dinastia si apprestava a cominciare una lotta tra fazioni, per le parti
dell'impero, che sarebbe durato 100 anni, già si cominciava a intravedere il cambio:
nell'anno 814, Ludovico Pio, il Monaco, offre tutto il suo appoggio a San Benedetto
d'Aniane per fondare un monastero ad Aquisgrana, dove la Regola benedettina sarebbe
stata applicata con il massimo rigore. Tre anni dopo quel monaco, che era stato inviato
alla corte carolingia dal Papa benedettino Leone III, redatta e pubblica il Capitulare
Monacorum e il Codex Regularum che avrebbe dato fondamento iniziale alla riforma
dell'Ordine benedettina. Ma sarà nel secolo X che l'obiettivo di concentrare la Conoscenza
dell'Ordine si concretizzerà definitivamente con l'occupazione del monastero di Cluny. Il
ritardo si deve imputare alla compatibilità che tale obiettivo doveva avere in relazione con
la sicurezza del Segreto dell'Ordine: i Golen non potevano rischiare, a quest'altezza dei
fatti, un fracasso per imprudenza. Per questo la riforma di Cluny inizia solamente quando
si dispone della sicurezza che non sarà interrotta.
Con l'elezione del sassone Enrico I, l'Uccellatore, come Re Franco e Imperatore, nell'anno
919, entra nella Storia lo straordinario lignaggio degli Ottoni e dei Salii (Franchi Sali), un
Sangue Puro che sarebbe arrivato a produrre un Federico II Hohenstaufen nel secolo XIII,
"l'Imperatore Iperboreo che si oppose con il Potere dello Spirito ai più satanici
rappresentanti del Patto Culturale". Nel secolo X, questo potente lignaggio si dedica
con vigore a riorganizzare il Regno, mentre il papato cade in grande discredito a causa
dell’influenzaesercitata dalle famiglie della nobiltà romana, soprattutto quella dei Teodora,
dei Crescenzio, deiTuscolo, ecc. L’Ordine benedettino, che ha deciso di approfittare del
momento per lavorare segretamente nella formazione del Collegio di Costruttori di Templi,
si assicura di base che nessuno interferisca con il funzionamento di Cluny: giustamente, il
luogo eletto per concentrare la Conoscenza ricadde su un monastero francese
esclusivamente per motivi di sicurezza. Una serie di Bolle Papali emesse durante i secoli
X e XI, obbedite alla lettera dai duchi di Aquitania e i Re di Borgogna, stabilirono la totale
indipendenza di Cluny da qualunque altra autorità che non fosse quella del papa o dei
suoi abati: né i Re, né i Dux o i Conti, né i Vescovi regionali, potevano intervenire sulle
questioni del monastero.
Avete sentito parlare in questo periodo, Dr. Siegnagel, di certe basi segrete in possesso
delle Grandi Potenze, per esempio i sovietici o i nordamericani, nelle quali riunirebbero
un’enorme numero di scientifici di tutte le specialità, dotati dei più avanzati strumenti, per
pianificare in forma integrale obbiettivi a lungo termine e che dipenderebbero direttamente
dal Presidente o da un Consiglio Supremo e agirebbero indipendentemente da qualunque
altra autorità nazionale al di fuori dei propri capi o comandanti?Ebbene, questo era Cluny
nel secolo X. Lì, si pianificava un’Europa del futuro, giudeocristiana, unificata sotto le
Cattedrali e il tempio di Salomone, controllata da un Ordine militare della Chiesa,
amministrata da una Sinarchia Finanziaria e governata finalmente dal Popolo Eletto.
È Formoso (lo stesso Papa benedettino il cui cadavere riesumato fu lanciato al Tevere dal
papa Stefano VI, sostenitore di Lamberto di Spoleto, come vendetta per la nomina di
Arnolfo come Imperatore) chi nomina Bernone (di Cluny) per cominciare la grande
missione.Bernone era un monaco benedettino di lignaggio nobile di Borgogna, che si
approfittò della sua influenza sul Duca Guglielmo I di Aquitania per convincerlo della
convenienza di fondare il monastero di Cluny.Nell’anno 910 lo stesso Bernone prende la
direzione del monastero e inizia la missione della Concentrazione della Conoscenza: si
riuniscono lì i principali libri e manoscritti che l’Ordine possedeva in distinti monasteri e si
costituisce un’Élite Golen dedicata alla copia di documenti e allo “studio dell’Architettura
Sacra”. Naturalmente, l’Élite Golen, denominata internamente "monaci clerici”, avrebbe
dovuto occuparsi esclusivamente del suo compito e avrebbe dovuto abbandonare la
tradizionale norma benedettina di condividere i lavori di mantenimento del monastero e la
produzione di alimenti: in questo senso, si riforma la Regola benedettina e si crea
l'istituzione dei "monaci laici” per svolgere l’onorevole funzione di mantenere i Golen.
Durante l'incarico del suo secondo abate, Sant’Oddone da Cluny, già cominciano a
vedersi i frutti della riforma: in principio si diffonde la fama a proposito dell'ascetismo e la
perfezione raggiunta dalla riforma cluniacense, cosa che attrae la curiosità di altri
monasteri e causa l'ammirazione del popolo; in seguito s’inviano gruppi di monaci
specialmente preparati ai monasteri che li richiedono, per iniziarli nella riforma: i membri
del popolo sono selezionati con molta cautela per integrarli all'Élite dei monaci chierici o
assegnare loro compiti propri dei monaci laici; poi s’inaugurano monasteri sottomessi alla
giurisdizione di Cluny, ai quali si estendono i diritti di autonomia e indipendenza. A questo
punto, Cluny era una Congregazione per diritto proprio. E chi sostiene con entusiasmo
Sant’Oddone con una bolla papale nell’anno 932 è il Papa benedettino Giovanni XI, figlio
bastardo del Papa Sergio III e di Marozia di Teodora, celebre assassina dell’epoca.
Dopo cento cinquanta anni di attività, la Congregazione di Cluny può contare con 2000
monasteri distribuiti principalmente in Francia, Germania e Italia, però anche in Spagna,
Inghilterra, Polonia, ecc., senza includere le restanti migliaia di monasteri benedettini che
hanno adottato la riforma cluniacense ma che non dipendono dall'Abate di Cluny. A metà
del secolo XI l’Ordine è riuscita a trasformare efficacemente la Cultura europea: sotto il
mantello intellettuale dei benedettini di Cluny si formarono corporazioni di massoni
operativi che dimostrarono la loro competenza nell'arte della costruzione "romanica” e che
erano già pronte per lanciare la rivoluzione del “gaulico”, mal chiamato gotico; dietro a
questo movimento, naturalmente, c'era il Collegio Segreto di Costruttori di Templi. Si era
riusciti inoltre a piantare nel cuore dei signori feudali il seme del sentimentalismo, del
pentimento e della pietà cristiana: i "peccati" pesano ogni giorno di più sull’Anima del
Cavaliere e richiedono del sollievo della confessione sacerdotale; si accetta di moderare la
condotta guerriera mediante la "pace di Dio" e la "tregua di Dio", determinate dai
Sacerdoti; si moralizzano i guerrieri germani con i principi giudaici della Legge di Dio, del
Timore alla Giustizia di Dio, ecc.… Come risultato di questo nacque una classe speciale di
Nobili e Cavalieri che, senza perdere il loro valore e audacia, però rispettosi di Dio e dei
suoi rappresentanti, erano condizionati per lanciarsi ciecamente in qualunque avventura
che segnalasse la Chiesa.
I piani della Fraternità Bianca si stanno compiendo in tutte le sue parti. Nell'anno 1000,
dopo aver terrorizzato l'Europa con la "prossimità del giudizio finale" i Golen avanzano a
gran passo pronti a esporre all'Imperatore germanico il loro progetto di ricostruzione del
Impero Romano di Occidente con capitale a Roma e fare in modo che questi accetti di
muovere la capitale dell'Impero dalla sua base in Germania: anche se tale progetto non si
fosse concretizzato, l'idea era già stata lanciata e avrebbe influito durante 250 anni negli
obiettivi imperiali del regno germanico. I dettagli di questo piano si accordarono tra il Re
Ottone il Grande e il Papa Golen Silvestro II,il cui nome era Gerberto di Aurillac (di Reims).
E in questo piano dell'anno 1000, nel compromesso che assumeva l'imperatore di "lottare
contro gli infedeli", specialmente contro i saraceni di Spagna, mediante una "Milizia di
Dio", erano chiaramente abbozzati i concetti delle Crociate e degli Ordini militari 100 anni
prima della loro realizzazione.
Pertanto il successo del piano dipendeva, in tutti i casi, dalla soggezione dell’Imperatore di
fronte all'autorità del papa, dal dominio che la Chiesa poteva imporre sul temperamento
naturalmente indomito dei sovrani germanici. Sarà lì dove si misureranno nuovamente le
forze del Patto Culturale contro il Ricordo incosciente del Patto di Sangue. Per questo i
Golen avrebbero fatto sedere sul Trono di San Pietro un riformatore cluniacense di
impareggiabile fanatismo, il monaco Ildebrando, che passerà alla Storia come il Papa
Gregorio VII, il papa che avrebbe fatto umiliare l'Imperatore Enrico IV a Canossa prima di
revocare la sua scomunica, dimostrando con quello "la superiorità del potere spirituale sul
potere temporale", cioè, sostenendo l'antica falsificazione degli Atlanti scuri e dei
Sacerdoti del Patto Culturale: per la Saggezza Iperborea del Patto di Sangue,
contrariamente, lo Spirito è essenzialmente guerriero e, pertanto, le caste nobili e
guerriere sono spiritualmente superiori a quelle sacerdotali. In più, con la debolezza di
Enrico IV, il danno era fatto e sarebbe toccato ai suoi discendenti lottare contro un papato
Golen eletto direttore del Destino d’Occidente.
Che i Golen non si fidarono né si sarebbero mai fidati dei Germani, a parte la sede del
Collegio di Costruttori a Cluny, lo indica la loro attitudine favorevole ai normanni come
esecutori preferiti dei loro piani, seguiti dai francesi. Quelli, che non appartenevano come
si suppone alla famiglia di popoli germanici ma a una tribù celtica della Scandinavia,
etnicamente differente dai vichinghi norvegesi, svedesi e danesi, si erano conquistati un
Ducato nel Nord della Francia, la Normandia, che fu riconosciuto ufficialmente da Carlo il
Semplice nell'anno 911: con il trattato di pace firmato allora in Saint Clair-sur-Epte, il Duca
Rollone si battezzava e accettava il cristianesimo insieme al suo popolo, la cui
l'evangelizzazione definitiva si lasciava nelle mani del Ordine benedettina. Ben presto,
quindi, cominciarono a fiorire monasteri in Normandia che diressero finalmente tutta la
nobiltà normanna sotto l'influenza di Cluny. 150 anni dopo si registravano gli effetti del
paziente lavoro di indottrinamento e condizionamento culturale realizzato dai benedettini: i
normanni erano stati preparati per costituire un braccio esecutore dei piani della Fraternità
Bianca. Il Papa Golen Nicola II, chi istituisce l'elezione papale da parte dei cardinali,
consegna un feudo nel Sud d'Italia al Re Roberto d'Altavilla, detto il Guiscardo, Puglia,
Calabria e Sicilia; a Riccardo d’Anversa consegna Capua; corre l’anno 1059. Sette anni
dopo, nel 1066, il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, s’impossessa
dell’Inghilterra con la collaborazione, o tradimento flagrante, dell’Ordine benedettina
dell'isola: grazie a lui entrano nuovamente in Inghilterra i membri del Popolo Eletto, che
erano stati espulsi nell'anno 920 dal Re Knut il Grande con l'accusa di "nemici dello Stato
“. Il Papa è allora il benedettino Alessandro II, ma i cervelli che dirigono le manovre sono i
Golen Cluniacensi Ildebrando e Pietro Damiano. Al succedergli nel papato lo stesso
Ildebrando, o Gregorio VII, un territorio impressionante che discende dall'Irlanda,
comprende Inghilterra, Normandia, Fiandre, Francia, Borgogna, Italia e conclude in Sicilia,
si trova sottomesso all'influenza diretta dei Golen di Cluny.
Bisogna aggiungere su Ildebrando, un dato che non deve essere mai dimenticato: la sua
origine ebrea. Ildebrando, in effetti, era pronipote di Baruk, il banchiere ebreo che si
convertì al cristianesimo e chefula testa della famiglia Pierleoni, un lignaggio che influì
durante secoli nelle elezioni papali. Grazie ai soldi dei Pierleoni, per esempio, Ildebrando
aveva ottenuto l'elezione di Alessandro II e appoggio per i suoi propri piani. E la Banca
Pierleoni, ovviamente, era molto caritativa; e la sua carità, naturalmente, aveva un diretto
beneficiario: la Congregazione di Cluny, dove i loro fratelli di Razza e i Golen preparavano
il Governo Mondiale del Popolo Eletto.
Mettere a punto il piano dei Golen richiederà una prova preliminare: questa prova
generale di verificazione delle potenzialità sarà la Prima Crociata. Nel 1078, Gregorio VII e
la gerarchia maggiore Golen ricevono due notizie simultanee: la più importante è quella
che proviene dalla Fraternità Bianca, nella quale gli Immortali approvano finalmente, il
trasporto in Europa delle Tavole della Legge, occulte durante venticinque secoli a
Gerusalemme, in prossimità del Tempio di Salomone. L'altra notizia viene dall’Impero
d’Oriente, che si trova accerchiato da un potente dispiegamento militare dei Turchi
selgiuchidi, i quali avevano già occupato l'Iran, Bagdad, la Siria, la Palestina, gran parte
dell'Asia minore e si erano appena impossessati di Gerusalemme. Queste notizie
decidono i Golen sulla forma in cui proveranno le loro forze: predicheranno la Crociata,
però, in principio, questa non punterà all'obiettivo principale ma a uno secondario; si
divulgherà la necessità cavalleresca cristiana di prestare aiuto alla Chiesa bizantina contro
i turchi; se questa chiamata avesse dato i risultati aspettati, allora si sarebbe annunciato il
dovere di "liberare la Terra Santa"; e solamente se quest’ultimo reclamo fosse stato
ubbidito, solamente così, si sarebbe dato inizio alla missione di Gerusalemme per cercare
la Chiave del Tempio di Salomone.Perché occorre che il recupero del Segreto del Popolo
Eletto non è facile: se rimase occulto ventuno secoli non fu perché nessuno lo avesse
cercato e incontrato prima, ma perché il suo occultamento fu deliberato e attento ed ebbe
bisogno di tecniche esoteriche; la sua localizzazione attuale esigeva l'invio di un gruppo di
Sacerdoti Iniziati nella Cabala acustica e numerale, per leggere e pronunciare
correttamente le Parole che avrebbero aperto la Serratura del Segreto: e questo gruppo
sì, che sarebbe dovuto andare nel momento giusto, con attenzione alla massima
sicurezza, perché da quest’operazione sarebbe dipeso il successo o il fracasso di una
Strategia pianificata sistematicamente durante 700 anni.
Il Sinodo di Clermount dell'anno 1095 era stato usato dal Papa Golen Urbano II, recente
priore di Cluny, per convocare una guerra contro gli infedeli e liberare la Chiesa d’Oriente:
-"questa guerra è, spiegava Urbano II, un Pellegrinaggio di Cavalieri armati"; “ci sarebbero
state indulgenze speciali per tutti quelli che avessero impugnato la croce e talmente
compiacenti sarebbero stati i Cieli con la Crociata, che in seguito sarebbe giunto uno
straordinario periodo di Pace di Dio” -. Pietro l’Eremita, un predicatore popolare, riunisce
una moltitudine di 100.000 persone carenti di preparazione militare e di mezzi, che sarà
velocemente sterminata; in cambio l'esercito di Cavalieri franchi, fiamminghi e normanni,
causa l'ammirazione dei Golen: in esso sono arruolati, Goffredo di Buglione, Signore della
Lorena, con i suoi fratelli Eustachio e Baldovino; Roberto di Fiandra; Roberto di
Normandia; Raimondo di Tolosa; il Signore normanno d’Italia, Boemondo di Taranto; e
Tancredi d’Altavilla. A questo esercito si poteva chiedere la conquista di Gerusalemme!
Dopo molte difficoltà proprie della guerra contro un nemico valente e religiosamente
fanatizzato, aggravate dal tradimento dei bizantini, i Crociati riescono a conquistare
Gerusalemme nel 1099,3 anni dopo la partenza dall'Europa. Si fonda lì un Regno cristiano
del quale Goffredo di Buglione è il primo Re.
In seguito a questa vittoria, i Golen impiegheranno solo trenta anni per localizzare le
Tavole della Legge e trasportarle in Europa: a cominciare da allora inizierà la rivoluzione
del gaulico o gotico. Quella fase del piano si sviluppò con vari movimenti paralleli. Da un
lato, bisognava preparare un luogo adeguato per ricevere le Tavole della Legge, decifrare
il suo messaggio e incontrare il modo di applicare la Conoscenza del Serpente alla
Costruzione di Templi. Dall'altra parte, si doveva inviare quanto prima verso Gerusalemme
il gruppo di Iniziati Golen che si sarebbe occupati di localizzare il Segreto. E inoltre,
bisognava iniziare immediatamente la formazione dell’Ordine militare che avrebbe
sostenuto la Sinarchia finanziaria che si sarebbe dovuta creare immediatamente. Se tali
movimenti culminavano negli obiettivi proposti dalla Fraternità Bianca, allora sarebbe
presto seguito il Governo Mondiale del Popolo Eletto e si sarebbe compiuta la Volontà del
Dio Creatore Uno.
Il Monaco benedettino Roberto ricevette nel 1098 l'ordine di ritirarsi nelle vicinanze di
Citeaux: nell'anno 1100, appena conosciuta la notizia della conquista di Gerusalemme, il
Papa Pasquale II lo mette a capo dell’Abbazia cistercense e gli affida la riforma della
regola cluniacense. Sulla base della Regula Monachorum di San Benedetto, egli e il suo
successore Alberico, introducono cambi sostanziali rispetto a Cluny: i monaci ritornano al
lavoro manuale, s’insiste con più rigore sull'ascetismo e la solitudine, cioè sul segreto, e si
cambiano gli indumenti: di lì in avanti i cistercensi non impiegheranno l'abito nero classico
dei cluniacensi e dei benedettini, ma uno bianco, somigliante all'antica tunica dei Golen
delle Gallie romane, e a quella dei sacerdoti leviti che custodivano in Israele l'Arca con le
Tavole della Legge. Nel 1112 la comunità è pronta per ricevere il gruppo di Iniziati che gli
darà la sua definitiva conformazione: sono trentuno, tra loro San Bernardo con cinque
della sua famiglia, tutti Golen. Dopo tre anni necessari per studiare i minimi dettagli, San
Bernardo si decide a fondare a Claravalle, regione della Champagne, feudo del Conte
Ugo, anche lui di famiglia Golen, un monastero adeguato a conservare il Segreto che
sarebbe giunto dall’Oriente. Una volta terminato, con il pretesto di effettuare traduzioni di
testi ebrei, si convocano i principali Rabbini cabalisti d'Europa per collaborare nel compito
di decifrare le Tavole della Legge. Che strana comunità quella di Cister e Claravalle,
integrata da Golen ed ebrei, mentre Europa intera si proclama "cristiana" di fronte ai popoli
“infedeli” d'Oriente.
Alla morte di San Bernardo esistevano 350 monasteri cistercensi, e al finale del secolo
XIII, arrivavano a 700 in Europa. In questo modo si mandò avanti il primo movimento.
In quanto a Cluny, non bisogna credere che la fondazione del Cister e l'espansione
dell’Ordine dei Templari avrebbero diminuito in qualche modo il suo potere. Prova di
questo è l'enorme volume delle sue installazioni raggiunto nel secolo XIII; come esempio,
vale ricordare che nel 1245, con il motivo del Concilio Generale di Lione riunito dai Golen
per scomunicare l'Imperatore Iperboreo Federico II, una comitiva numerosa accompagnò il
Papa durante la sua visita a Cluny, dove furono alloggiati comodamente senza necessità
che i monaci abbandonassero le loro celle; vale a dire, che possedeva infrastruttura per
alloggiare un Papa, un Imperatore e un Re di Francia, insieme a tutti i prelati e Signori con
le loro corti. Non credete che io stia esagerando, dottor Siegnagel: oltre al Papa
Innocenzo IV, erano presenti i due Patriarchi di Antiochia e Costantinopoli, dodici
Cardinali, tre Arcivescovi, quindici vescovi, il Re di Francia San Luigi, sua madre Bianca di
Castiglia, suo fratello il Duca di Artois e sua sorella, l’Imperatore di Costantinopoli Balduino
II, i figli del Re di Aragona e Castiglia, il Duca di Borgogna, sei Conti e un elevato numero
di Signori e Cavalieri. La sua biblioteca contava con 5000 volumi copiati dai frati, a parte
centinaia di manoscritti, rotoli e libri dell'Antichità, che erano pezzi unici in Europa.
Diciottesimo Giorno
Nell'anno 1118, finalmente, i nove Golen trovarono la Chiave del Tempio di Salomone con
l’approvazione della Fraternità Bianca: sono tre i Sacerdoti Iniziati, incaricati di localizzare
le Tavole della Legge e sei i Cavalieri di custodia. Uno degli Iniziati era Ugo di
Champagne, sulle cui terre si era installato il Cister, parente del Re Baldovino di
Gerusalemme, riuscì senza difficoltà a occupare il luogo richiesto: la sede tradizionale del
Tempio di Salomone. La residenzadi vari anni in quel luogo valse loro il nome di Cavalieri
del Tempio (Templari) anche se essi preferivano chiamarsi Unici Guardiani del Tempio
di Salomone. Finalmente, in seguito a molte ricerche, meditazioni, riflessioni e
comprensioni sulla natura del Segreto e contando anche sull'aiuto degli "Angeli" della
Fraternità Bianca, i Templari si trovarono in condizione di incontrare l'Arca. E, non appena
il Segreto giunse nelle loro mani e mentre si preparavano per scortarlo in Europa, si
unirono a loro Bera e Birsa, gli stessi Immortali che assassinarono le Vraya della Casa di
Tharsis. Da Chang Shambalà, la Fraternità Bianca inviava Bera e Birsa per accompagnare
il trasporto dell'Arca fino all’Abbazia di Claravalle e assicurarsi che questa giungesse
senza problemi; inoltre avrebbero tentato di impossessarsi della Spada Saggia e
aggiustare i conti pendenti con la Casa di Tharsis. Sospenderò per un momento, il
racconto delle conseguenze che questa nuova apparizione degli Immortali avrebbe avuto
per i Signori di Tharsis.
La cosa più importante adesso è evidenziare che nell'anno 1128, l'Arca si trova installata a
Claravalle, in potere dei più alti dignitari della Sinagoga e della Chiesa Golen, nel Cuore
del Collegio dei Costruttori di Templi. In questo modo si sviluppò il secondo movimento.
Il risultato trionfale di entrambi i movimenti convinse i Golen ad agire immediatamente con
il terzo. Si trovavano nella regione di Champagne i sei Cavalieri che avevano trasportato
l'Arca, insieme a Bera e Birsa che ancora permanevano a Claravalle dando istruzioni al
Collegio dei Costruttori e si convenne nel costituirli come Ordine Cavalleresco. Con
quest’obbiettivosegreto, San Bernardo convoca nel 1128 un Concilio a Troyes, nella
regione di Champagne, al quale assistono nella sua totalità clerici benedettini e
cistercensi: Vescovi, Abati e Priori di tutti i monasteri dell’Ordine, che vengono coscienti
dell'importanza dell'evento e desiderano osservare da vicino i terribili Immortali Bera e
Birsa, anche loro presenti.Nel Concilio di Troyes si approva la formazione dell'Ordine dei
Templari ed è affidata a San Bernardo la redazione della sua Regola.Sarà questa una
Regola monastica, drasticamente cistercense macompletata con norme e disposizioni che
regolano la vita militare: a capo dell’Ordine sarà un Gran Maestro, che dipenderà
solamente dal Papa; la missione dell’Ordine consisterà nel formare un esercito di Cavalieri
per combattere in Oriente e in Spagna contro i saraceni; in Occidente, l’Ordine possederà
proprietà adatte a praticare la vita monastica e offrire istruzione militare; l’Ordine dei
Templari sarà autorizzata a ricevere ogni classe di donazioni, però i Cavalieri dovranno
osservare il voto di povertà, ecc.
Durante il resto del secolo XIl, l’Ordine cresce in tutti i sensi e si costituisce nel secolo XIII,
in un vero potere economico e militare soggetto solo, e fino ad un certo punto, all'autorità
della Chiesa. Visto che l'obiettivo occulto delle crociate era ottenere l’Arca dell’Alleanza di
Jehovà Satanàs con il Popolo Eletto e che tale obiettivo era già stato raggiunto, è evidente
che il mantenimento della Guerra Santa non aveva altro fine che fortificare l’Ordine dei
Templari e la Chiesa: le seguenti Crociate, in effetti, permettevano ai Papi dimostrare il
loro potere al di sopra di quello dei Re e Nobili, e all'Ordine dei Templari aumentare le loro
ricchezze.Così, il papato raggiungeva il suo più alto grado di prestigio e poteva convocare
i Re di Francia, Inghilterra o Germania, a una "crociata" per Cristo, Nostro Signore, e, con
un po' di fortuna, perfino riusciva a eliminare alcuni potenziali nemici dei suoi piani di
egemonia europea, come per esempio l’Imperatore Federico Barbarossa, che non fece
mai ritorno dalla Terza Crociata. E, mentre continuava la guerra e l'esercito dell’Ordine si
perfezionava professionalmente e diventava indispensabile in tutte le operazioni, l’Ordine
stava costruendo una formidabile infrastruttura economica e finanziaria: si diceva che quel
potere serviva per sostenere la Crociata dei Cavalieri Templari, però, in realtà, si stava
assistendo alla fondazione della Sinarchia finanziaria. L’Ordine sviluppò velocemente,
sulle basi delle loro numerosissime proprietà in Francia, Spagna, Italia, Fiandre, ecc…,
Una rete bancaria che operava con il nuovissimo sistema delle "lettere di cambio",
inventato dai banchieri ebrei di Venezia, e aveva la sua sede centrale nella Casa del
Tempio di Parigi, autentica Banca, provvista di Tesoro e Camera di
Sicurezza.Naturalmente, praticavano il prestito a interessi a Nobili e Re, i cui "pagherò" e
altri documenti avanzatissimi per l'Epoca, si custodivano nelle casseforti dell’Ordine. Tra
gli altri compiti, gli avevano affidato anche la gestione dei fondi della Chiesa e la
riscossione delle tasse per la corona di Francia.
I Templari occuparono varie piazze in Spagna, tra le quali si contava la Fortezza Monzón,
che dopo la morte di Alfonso I, il Battagliero, fu concessa loro inpossesso: da lì, "lottavano
contro l'infedele", secondo la Regola dell’Ordine. Quella fortezza si trovava a Huesca, ai
bordi del fiume Cinca, allora Regno di Aragona: in quella direzione si diressero Bera e
Birsa dopo il Concilio di Troyes, accompagnati da un’importante seguito di monaci
cistercensi. Gli Immortali, dovevano realizzare un "Concilio Segreto Golen" nel quale
avrebbero stabilito le direttive per i prossimi 100 anni, data nella quale sarebbero tornati a
chiedere i risultati dei fatti compiuti. In quel Concilio, a parte i dettagli del piano Golen che
già ho descritto, gli Immortali sollevarono, in nome della Fraternità Bianca, due questioni
che dovevano essere risolte il prima possibile; si trattava di due Sentenze di Sterminio:
una, contro la Casa di Tharsis, ancora pendente dall'antichità; l'altra, contro i Catari e gli
Albigesi della Linguadoca aragonese, era recente e si doveva eseguire senza dimora.
A proposito della Casa di Tharsis, gli immortali ammisero che si trattava di un Caso difficile
poiché non si poteva realizzare lo sterminio senza aver incontrato prima la Pietra di
Venus, che quelli mantenevano occulta in una Caverna Segreta.
Con il Fine di ottenere la confessione della Chiave per incontrare l'entrata segreta, Bera e
Birsa decisero di attaccare questa volta i membri della famiglia che abitavano nella vicina
città di Saragozza; si trattava di tre persone: il Vescovo di Saragozza, Lupo di Tharsis; sua
sorella vedova, già nell'età matura, viveva insieme a lui nel Vescovato e s’incaricava degli
assunti domestici, Lamia di Tharsis; e il figlio di questa, un giovane novizio di quindici anni
chiamato Rabaz. I tre furono sequestrati e condotti a Monzón dove furono incarcerati in
una cella mentre si preparavano gli strumenti di tortura. Cominciarono con l'anziano Lupo,
al quale tormentarono selvaggiamente senza riuscire a fargli uscire una sola parola sulla
Caverna Segreta; finalmente, anche se aveva la maggior parte delle ossa rotte, Lupo di
Tharsis morì come il Signore che era: ridendo beffardamente di fronte all'impotenza dei
suoi assassini. Con la donna e suo figlio, i Golen impiegarono un'altra tattica:
considerando che questi erano stati terrorizzati già abbastanza dalle grida del vescovo,
prepararono uno scenario conveniente per ingannare il giovane Rabaz con la minaccia di
sottomettere sua madre allo stesso tormento degradante che aveva spento la vita di Lupo
di Tharsis.
Fecero sdraiare, quindi, Lamia sul tavolo di tortura e cominciarono ad allungarle le
membra, strappandole spaventose grida di dolore. In quel momento fecero entrare Rabaz,
con le mani legate dietro la schiena e scortato da due Golen cistercensi, il quale rimase
gelato dallo spavento al sentire i lamenti di Lamia e scoprirla legata al tavolo mortale: al
vederlo paralizzato dall'orrore, un sorriso trionfale si disegnò sul volto dei Golen, che già
contavano in anticipo con la sua confessione. Però quello con cui non contavano,
neanche allora, era con la pazzia mistica dei Signori di Tharsis.Oh la follia dei signori di
Tharsis, che li aveva fatti diventare imprevedibili durante le centinaia di anni di
persecuzioni, e che si manifestava come il Valore Assoluto del sangue puro, un valore
così alto che era inconcepibile qualsiasi tipo di debolezza di fronte al Nemico! Senza che
potessero fermarlo, il giovane Rabaz, spinto da una pazzia mistica, dette due salti si
posizionò vicino a sua madre, che lo osservava con lo sguardo brillante; e allora, con un
solo morso, le ruppe la vena giugulare sinistra, causandone una rapida morte per
dissanguamento. Adesso i Golen non ridevano mentre infuriati trascinavano via Rabaz; e
tuttavia qualcuno rise: prima di morire, con l'ultimo respiro che si rompeva in uno spasmo
di agonizzante grazia, Lamia riuscì a emettere un'ironica risata, i cui echi rimasero vari
secondi riverberando nei meandri di quella tenebrosa carcere.E Rabaz, che l'aveva
appena assassinata e aveva il volto coperto di sangue, sorrideva sollevato al
comprendere che Lamia non era più in vita.
No, i Golen non ridevano più: piuttosto erano pallidi d'odio. Era evidente che la Volontà di
Rabaz non poteva essere piegata con nessun mezzo, però non per questo avrebbero
smesso di torturarlo fino a causargli la morte: lo avrebbero fatto, anche se fosse
solamente per sfogare il rancore che sperimentavano verso i Signori di Tharsis.
Bera e Birsa non ottennero nessun risultato con quelle uccisioni e per questo lasciarono ai
cistercensi una missione specifica che doveva essere compiuta durante i seguenti anni
dall'Ordine dei Templari: non importava il costo, anche se questo implicava
compromettersi in una lotta permanente contro il Taifa di Siviglia, però si doveva costruire
un Castello ad Aracena, a pochi chilometri dalla Villa di Turdes. Il luogo esatto della
costruzione era conosciuto fin dall'Antichità come a “la Grotta di Odiel”, oggi chiamata la
“Grotta delle Meraviglie”, il cui nome significava evidentemente, Grotta di Odino o di
Wothan, ma che era anche denominata “Grotta Dedalo” per la deformazione “Grotta
D’Odal”: naturalmente, Dedalo, il Costruttore di Labirinti, era un altro dei nomi di Navutan .
L'entrata della Grotta di Odiel si trovava a livello del suolo, all'apice di una collina di
Aracena. Il piano consisteva nell'edificare un Castello Templario che occultasse la Grotta
di Odiel: l'entrata, da allora, sarebbe stata accessibile solamente da dentro il Castello.
Perché desideravano questo? Per arrivare fino al Caverna Segreta dei Signori di Tharsis;
perché, secondo quello credevano Bera e Birsa, dalla Grotta di Odiel sarebbe stato
possibile avvicinarsi alla Caverna Segreta impiegando certe tecniche che essi stessi
avrebbero messo in pratica al loro ritorno da Chang Shambalà.
Diciannovesimo Giorno
Sintetizzando, dottor Siegnagel, si può considerare che con l’arrivo del secolo XIII, i Golen
avevano realizzato il 90% dei piani della Fraternità Bianca: l'Ordine benedettina-Golen e le
sue derivazioni, Cluny, Cister e i Templari erano stati fortemente stabiliti in Europa; il
Collegio dei Costruttori di Templi aveva acquisito, con il possesso delle Tavole della
Legge, la Più Alta Conoscenza; le corporazioni e confraternite di massoni, istruiti dai
Golen, stavano innalzando centinaia di Templi, chiese e cattedrali gotiche, in tutte le città
importanti d'Europa e in certi luoghi che risultavano avere “valore tellurico”; e la
popolazione, dai servi e contadini fino ai Signori, iNobili e i Re, viveva in un’Era di usanze
religiose, sosteneva una Cultura dove Dio e i Sacerdoti di Dio, intervenivano in forma
attiva e quotidiana; vale a dire che, la popolazione, che adesso sperimentava l'unità
religiosa, era pronta per ricevere l'unità economica e politica di un Governo Mondiale, la
Sinarchia del Popolo Eletto; il potere economico dell'Ordine dei Templari era già stato
consolidato; e anche l'esercito della Chiesa, che avrebbe assicurato l'unità politica. Come
vedete, dottor Siegnagel, i piani della Fraternità Bianca erano al punto di essere
concretizzati: e nonostante tutto, fracassarono.
Che cosa accadde? I piani della Fraternità Bianca fracassarono fondamentalmente a
causa di due Re, Federico II Hohenstaufen, Imperatore del Sacro Romano Impero
Germanico, e Filippo IV il Bello, Re di Francia. Entrambi regnarono in paesi distinti, in
periodi storici diversi e non si conobbero fra loro: Federico II in Sicilia, dal 1212 fino al
1250, e Filippo IV in Francia, dal 1285 fino al 1314. Nonostante questo, una connessione
occulta spiega e giustifica gli atti altamente strategici messi in atto da questi straordinari
monarchi: è l'opposizione della Saggezza Iperborea.
Ci sono infatti, due cause essoteriche del fracasso dei piani nemici, i Re menzionati, e una
causa esoterica, l'opposizione della Saggezza Iperborea, della quale le due cause non
sono altro che effetti. Esaminerò, allora, un po' superficialmente le prime due e mi
concentrerò sui dettagli della seconda; è più conveniente che lo faccia in questo modo per
poter evidenziare il ruolo di primo piano che la Casa di Tharsis ebbe in questi fatti.
Bisognerà cominciare, pertanto, col descrivere le circostanze che diedero luogo alla
coronazione di Federico II e gli atti attraverso i quali egli destabilizzò il Potere del papato.
In seguito mi soffermerò a svelare le vere cause di quegli atti, vale a dire, l'opposizione
della Saggezza Iperborea: si vedrà, così, come i Signori di Tharsis svilupparono la loro
Strategia e come furono quasi sterminati dai Golen verso la metà del Secolo XIII. Infine
arriverò alla gestione di Filippo IV, "il Re che dette il Colpo Mortale alla Sinarchia
Finanziaria dei Templari". A cominciare da lì, dottor Siegnagel, tutto succederà in modo
che la storia della Casa di Tharsis, che sto narrando per Voi, entri nella sua fase finale.
Con l'elezione del Papa Innocenzo III nel 1198, i Golen giocano una delle loro ultime e più
importanti carte. Quel “Pontefice”, in effetti godeva di un prestigio senza pari tra
l'indomabile nobiltà germanica: i Re si sottomettevano al suo arbitrio e la sua volontà
s’imponeva senza resistenze in tutti gli ambiti. Del resto, Innocenzo III non si preoccupa
troppo di dissimulare i suoi piani infatti proclama apertamente la vigenza della teoria di
Gregorio VII sulle "Due Spade", delle quali una, quella temporale dell’Imperatore, doveva
essere sottomessa a quella "spirituale" della Chiesa. Così che, questo Papa, che ha nelle
sue mani tutti i trionfi dei Golen, è anche tutore e reggente del giovane principe Federico
di Sicilia, principale erede degli Hohenstaufen austriaci e germanici. È su questo principe
che i Golen e la Fraternità Bianca hanno appoggiato tutto il peso della loro Strategia:
Federico, educato come monaco cistercense e cavalier Templare dai Golen della corte
normanna di sua madre Costanza di Sicilia, avrebbe dovuto impugnare con un vigore mai
visto, dai tempi di Carlo Magno, la Spada temporale dei Re e sottometterla alla Spada
spirituale della Chiesa; allora la spada spirituale, che è la Croce di Gesù Cristo e il Piano
del Tempio,sarebbe stata la sede del Trono del Mondo, una sede per il Messia del Dio
Creatore o i suoi rappresentanti. Ma ecco che Federico si ribella precocemente contro
questo piano.
Federico II fu incoronato Re di Germania nel 1212 con l'auspicio di Innocenzo III e
l'approvazione manifesta di Filippo II Augusto, Re di Francia. Al principio fece quello che ci
si aspettava da luie già nel 1213, avendo solamente diciotto anni di età, promulgò la"Bolla
d'Oro" (o "promessa di Eger")a favore della Chiesa, nella quale confermava la totalità delle
sue possessioni territoriali, includendo quelle di cui quest'ultima si era appropriata
indebitamente dopo la morte di Enrico IV; inoltre, accettava rinunciare tanto lui come
qualunque altro Re germanico futuro, all'elezione di vescovi e abati. È evidente, infatti, la
predisposizione iniziale del giovane Re di realizzare i piani della Chiesa Golen. Tuttavia,
molto presto, quest’atteggiamento cominciò a cambiare, fino a diventare totalmente ostile
nei confronti dei suoi antichi protettori; le cause furono due: la reazione positiva
dell’Eredità del suo Sangue Puro grazie alla prossimità storica del Gral, concetto che
spiegherò più avanti; e l'influenza di certi Iniziati Iperborei che lo stesso Federico II fece
arrivare fino alla sua Corte di Palermo da lontani paesi dell'Asia e la cui storia non mi
posso soffermare a raccontare in questa lettera. La cosa importante fu che l'Imperatore
cominciò a rifiutare l'idea Golen, che si stava ampiamente pubblicizzando attraverso la
rete benedettina, che il mondo doveva essere governato da un Messia Teocratico, un
Sacerdote imposto dal Dio Creatore sui Re della Terra. Contrariamente, affermava
Federico II, il mondo aspettava un Messia Imperiale, un Re dal Sangue Puro che
imponesse il suo Potere grazie all’unanime riconoscimento dei Signori della Terra, un Re
che sarebbe stato il Primo dello Spirito e che avrebbe fondato un'Aristocrazia di Sangue
Puro nella quale sarebbero entrati solamente i più valorosi, i più nobili, i più duri, quelli che
non si piegavano di fronte al Culto delle Potenze della Materia. Federico II, naturalmente,
si sentiva chiamato a occupare quella carica.
La dottrina che Federico II esprimeva con tanta chiarezza era la sintesi di un'idea che si
stava sviluppando tra i membri della sua Stirpe dai tempi dell’Imperatore Enrico I,
l'Uccellatore. In principio, tale idea consisteva nell'intuizione che il potere reale si
legittimava solo attraverso un’Aristocrazia dello Spirito, la quale era legata al sangue, al
l'eredità del sangue. In seguito fu evidente, e così si cominciò ad affermare, che se il Re
era legittimo, il suo potere non poteva essere influenzato da forze di altro ordine che non
fossero spirituali: la sovranità era spirituale e pertanto Divina; solo a Dio corrispondeva
intervenire con giustizia sulla la volontà del Re. Questo concetto si opponeva
essenzialmente a quello sostenuto ai Golen, nel senso che il Papa rappresentava Dio
sulla Terra e, pertanto, a lui corrispondeva controllare la volontà dei Re. In passato il Papa
Gelasio I, 492-496, aveva dichiarato che esistevano due poteri indipendenti: la Chiesa
spirituale e lo Stato temporale; contro la pericolosa idea che si sviluppava tra la Stirpe
degli Ottoni e dei Salii, San Bernardo formalizza la tesi di Gelasio nella "Teoria delle due
Spade". Secondo San Bernardo, il potere spirituale e il potere temporale, sono analoghi a
due Spade; inoltre, siccome il potere spirituale procede da Dio, la Spada temporale deve
sottomettersi alla Spada spirituale; ergo: il rappresentante di Dio sulla Terra, il Papa,
all'impugnare la Spada spirituale, deve imporre la sua volontà ai Re, semplici
rappresentanti dello Stato temporale e portatori solo della Spada temporale.
Nonostante gli sforzi da parte della Chiesa di imporre l'inganno, l'idea va maturando e
cominciano prodursi scontri tra i Re più spirituali e i rappresentanti delle Potenze della
Materia. La "Lotta per le Investiture", protagonista l'Imperatore Enrico IV, antenato di
Federico II, e il Papa Golen Gregorio VII, segnala la fase culminante della reazione
satanica: nell'anno 1077, l'Imperatore Enrico IV è obbligato a umiliarsi di fronte al Papa, a
Canossa, per ottenere la cancellazione della sua precedente scomunica. Se non avesse
accettato questa condizione, Enrico IV sarebbe stato privato della sua investitura imperiale
ed anche della sovranità sui suoi Feudi familiari, per la semplice volontà "spirituale" del
Papa. Naturalmente un'idea che nasce dal sangue e diventa più chiara e più forte dopo
ogni generazione, non può essere repressa con penitenze e umiliazioni. Sarà Federico I, il
Barbarossa, il nonno di Federico II, chi si opporrà con più rigore alla tirannia papale e
dimostrerà che l'esistenza dell’Aristocrazia dello Spirito era più di un'idea. In quel
momento, l'idea ha giàpreso corpo e conta con sostenitori disposti a difenderla con la
propria vita: sono i chiamati ghibellini, nome derivato dal Castello di Waiblingen, dove
nacque Federico I. La reazione della Chiesa contro Federico I polarizza la famiglia di sua
madre Giudittah, discendente di Welf, o Guelfo IV, il duca di Baviera, acerrima sostenitrice
del Papa, da dove viene il nome di "guelfi" dato ai suoi seguaci. Così, nonostante il
lavaggio del cervello e l’indottrinamento clericale al quale fu sottomesso Federico II
durante gli anni in cui rimase sotto la tutela del feroce Innocenzo III, niente poté evitare
che la Voce del suo Sangue Puro gli rivelasse la Verità dello Spirito Increato, che la sua
eredità Divina lo trasformasse nell'espressione viva dell’aristocrazia dello Spirito,
nell’Imperatore Universale.
Prima di partire per la Palestina nel 1227, Federico II si era convertito in Uomo di Pietra, in
Pontefice Iperboreo, che aveva ricordato il Patto di Sangue degli Atlanti bianchi. E decise
di lottare con tutte le sue forze per far tornare l’ordine della società europea, che era
basata sull’unità del Culto, vale a dire, sul Patto Culturale, in favore del Patto di Sangue.
La soluzione scelta da Federico II consisteva nel minare l'unità imperiale di quell’epoca, le
cui monarchie erano totalmente condizionate dalla Chiesa, concedendo il maggior potere
possibile ai Nobili Feudatari: essi sarebbero stati, naturalmente, quelli che avrebbero
riconosciuto con il loro Sangue Puro il Vero Condottiero Spirituale d’Occidente, colui che
sarebbe venuto a instaurare l'Impero Universale dello Spirito.In cambio la Chiesa Golen, di
fronte al crescente potere dei principi, avrebbe visto solamente disintegrarsi l'unità politica
che era tanto necessaria per i loro piani di dominazione mondiale: un'unità politica che
aveva edificato sulle fondamenta di innumerevoli crimini perpetrati durante secoli di intrighi
e inganni, che aveva proiettato nel Segreto dei monasteri benedettini e cistercensi, che
aveva imposto nelle menti credulone e timorose dei nobili mediante la minaccia della
"perdita del Cielo", la scomunica, il terrore del ricatto e ogni tipo di mezzo indegno.
Quest’unità politica controllata discretamente dalla Chiesa, che adesso disponeva di una
potente Banca e di un Ordine militare, sarebbe risultata fatalmente destabilizzata da
Federico II. Nel 1220, quando ancora ubbidiva al piano dei Golen, Federico II concesse ai
principi ecclesiastici i diritti di regolare il traffico commerciale nei loro territori e decidere
sulla loro fortificazione. Quindi, nel 1232, conferì questi stessi diritti ai Nobili Feudatari
autorizzando inoltre la giurisdizione completa dei loro paesi: in pratica, questo significava
che questioni tali come la moneta, il mercato, la giustizia, la polizia e le fortificazioni,
rimanevano per sempre soggetti alla potestà dei Nobili Feudatari, non avendo già né il Re,
né il Papa, potere esecutivo alcuno nei loro rispettivi paesi.
Dopo la morte di Federico II, nel 1250, la Chiesa Golen non sarebbe riuscita più ad avere
una simile opportunità per realizzare i piani della Fraternità Bianca: in Germania arriverà
l'Interregno, durante il quale i Nobili Feudatari diventeranno ogni volta più potenti e
indipendenti; e in Francia, governerà Filippo IV, Il Bello, chi concluderà l'opera di Federico
II procedendo ad annichilare l'Ordine dei Templari e a smantellare l'infrastruttura della
Sinarchia finanziaria.
Come seconda causa del fracasso del piano Golen, causa principale, causa esoterica, ho
menzionato "l'opposizione della Saggezza Iperborea": con tale denominazione mi riferisco,
logicamente, all'opposizione cosciente che certi settori portarono avanti contro gli
intrighi segreti dei Golen e le loro organizzazioni cistercensi e templari.
Questi settori, che comprendevano la Saggezza Iperborea, contribuirono in maniera
significativa a determinare il fracasso dei Golen; erano vari gruppi, fra i principali bisogna
però citare i Bogomili in Italia, i Catari di Francia e i Signori di Tharsis in Spagna.
I signori di Tharsis erano diventati forti in Spagna tanto nella regione mussulmana come in
quella cristiana: a Turdes, conservavano il loro Vescovato e la proprietà della Villa, nella
quale una parte della famiglia risiedeva tutto l'anno; a Cordova e a Toledo, vivevano
sempre i chierici che si dedicavano all'insegnamento; in Catalogna e Aragona, e anche in
vari altri paesi europei, abitavano quelli che erano teologi e dottori che ricevevano l'invito
di qualche Signore per fungere da consigliere o istruire le famiglie reali. Ma, dovunque si
trovassero, i Signori di Tharsis non dimenticavano mai il loro Destino e tutti gli sforzi erano
diretti all’ubbidire quei due principi giurati dagli Uomini di Pietra: preservare la Spada
Saggia e compiere la missione familiare. La loro priorità infatti, era sopravvivere; però
sopravvivere come Stirpe, cosa che li obbligava a mantenersi permanentemente informati
sulla Strategia nemica visto che uno degli obiettivi strategici dichiarati dal Nemico esigeva,
giustamente, lo sterminio della Casa di Tharsis. Nel secolo XIII, i Signori di Tharsis
avevano perfettamente chiari i piani della Fraternità bianca e sapevano quanto erano vicini
i Golen a trasformarli in realtà. Per opporsi a questi piani, senza rischiare la sicurezza
della Stirpe, i Signori di Tharsis compresero che avevano bisogno di operare protetti da un
Ordine della Chiesa, un Ordine che, naturalmente, non fosse controllata dai Golen né
fosse retta dalla Regola benedettina: giustamente, non esisteva un Ordine simile.
L'onore di fondarla e salvare grazie ad essa la parte più sana del cristianesimo, sarebbe
corrisposta a San Domenico.
Ventesimo Giorno
Da oggi esaminerò, dottor Siegnagel, la questione catara, la più significativa delle
manifestazioni della Saggezza iperborea che si oppose ai piani della Fraternità Bianca
durante il secolo XIII. Fu nel contesto del catarismo quando San Domenico fondò l’Ordine
dei Predicatori che avrebbe permesso ai Signori di Tharsis agire sotto copertura. È
necessario, allora, descrivere detto contesto in modo che risulti chiaro l’obbiettivo ricercato
da San Domenico e i Signori di Tharsis.
Innanzitutto, bisogna chiarire che qualificare come "eresia" il capitalismo è tanto assurdo
come farlo con il buddismo o l'islamismo: come questi, il terrorismo era un'altra religione,
distinta da quella cattolica. Eresia è, per definizione, un errore dogmatico a proposito della
Dottrina ufficiale della Chiesa; non è eretico chi professa un'altra religione ma chi distorce
o mal interpreta il dogma cattolico, come Arrio o gli stessi Templari Golen, che furono gli
eretici più diabolici della loro Epoca. Naturalmente anche se allora si fosse accettato che i
Cartari praticavano un'altra religione, come i sassoni, esso non avrebbe rappresentato
nessuna differenza nel risultato: niente li avrebbe potuti salvare dalla sentenza di sterminio
dei Golen. Eretici erano, senza dubbio, gli arriani; però non i Catari: essi erano si, nemici
della Chiesa, alla quale denominavano "La Sinagoga di Satanàs ".
Per comprendere il problema bisogna considerare che quello che i Catari conoscevano in
realtà era la Saggezza Iperborea, che insegnavano valendosi di simboli presi dallo
zoroastrismo, dal zervanismo, dal gnosticismo, dal giudeocristianesimo, etc.Di
conseguenza, predicavano che il Bene era di natura assolutamente spirituale e si trovava
totalmente al di fuori di questo Mondo; lo Spirito era Eterno e Increato e procedeva
dall’Origine del Bene, il Male, al contrario, natura apparteneva a tutto ciò che era
materiale e creato; il Mondo della Materia, dove abita l'animale uomo, era
intrinsecamente maligno; il Mondo era stato Creato da Jehovà Satanàs, un Demiurgo
demoniaco; rifiutavano, pertanto, la Bibbia, che era la "Parola di Satanàs", e ripudiavano
essenzialmente la Genesi, nella quale si parlava dell'atto di Creazione del Mondo da parte
del Demonio; la Chiesa di Roma, che accettava la Bibbia era, perciò, “La Sinagoga di
Satanàs", la dimora del Demonio; l'animale uomo creato da Satanàs, aveva due
nature: il corpo materiale e l'Anima; a essi era stato unito lo Spirito Increato, che
rimaneva da quel momento prigioniero della Materia; lo Spirito, incapace di
liberarsi, risiedeva nell'Anima e l’Anima animava il corpo materiale, il quale si
trovava immerso nel Male del Mondo Materiale; lo Spirito si trovava, così,
sommerso nell’Inferno, condannato al dolore e dal sentimento che Jehovà Satanàs
imponeva all'animale uomo.
I Catari, che significa, gli Uomini "Puri", dovevano pretendere il Bene. Questo significava
che lo Spirito doveva ritornare alla sua Origine, detestando anteriormente il Male del
Mondo Materiale. Assicuravano che lo Spirito Santo era sempre disposto ad aiutare
lo Spirito prigioniero nella materia e che rispondeva alla sollecitudine degli Uomini
Puri; allora i Catari avevano il potere di trasmettere lo Spirito Santo a coloro che avevano
bisogno di aiuto per mezzo dell'imposizione delle mani, atto che denominavano
“Consolamentun”. Affermavano, inoltre, l'esistenza di un Kristo Eterno e Increato, che
chiamavano “Lucibel”, il quale era disceso volontariamente all’Inferno del Mondo Creato
per liberare lo Spirito dell'uomo; rifiutavano la croce perché costituiva simbolo
dell'incatenamento spirituale e della sofferenza umana; erano iconoclasta a oltranza e non
ammettevano nessuna forma di rappresentazione delle verità spirituali; praticavano la
povertà e l'ascetismo ed erano diffidenti nei confronti delle ricchezze e dei beni materiali,
specialmente se procedevano da persone che essi dicevano religiose; sostenevano che la
virtù più elevata era la comprensione e l'espressione della Verità e che il più grande errore
era l'accettazione e la propagazione della menzogna; riducevano l'alimentazione al
minimo e raccomandavano non abusare del sesso; proibivano la procreazione di figli
perché contribuiva al perpetuare l'incatenamento dello Spirito alla Materia.
È evidente, dottor Siegnagel, che i concetti della religione catara non procedevano da
un'eresia cattolica ma dalla Saggezza Iperborea. Tuttavia, coloro che non conoscevano
tale affiliazione o erano fanatizzati e controllati dai Golen, non erano difficili da convincere
che si trattava di una diabolica eresia; specialmente se lo sguardo si posava sulla forma
esteriore del Catarismo. Infatti i Catari, con il fine dichiarato di competere con i cattolici per
il favore del popolo, si erano organizzati come Chiesa. Il perché di questa decisione, che
gli avrebbe fatto affrontare in modo svantaggioso con un'Europa cattolica, condizionata già
dall'idea che è legittimo montare "Crociate" militari contro popoli che professano altre
religioni, si deve ricercare nelle credenze ancestrali della popolazione occitana.
Indubbiamente esistevano connessioni tra i Catari e i Manichei Bogomili della Bulgaria,
della Bosnia, della Dalmazia, della Serbia e della Lombardia, inoltre questi contatti erano
naturali fra i popoli o comunità che condividevano l'eredità della Saggezza Iperborea e non
implicavano nessuna dipendenza. Il Catarismo è, piuttosto, un prodotto locale del paese di
Oc, un frutto medievale del tronco razziale iberico. L'antica popolazione iberica di Oc,
come quella di Tharsis, non aveva sofferto una grande influenza dei celti, a differenza
degli iberici di altre regioni della Spagna e della Gallia che si confusero razzialmente con
essi e caddero velocemente sotto il potere dei Golen. In Oc i galli non riuscirono a unirsi
con gli iberici, nonostante il fatto che dominarono durante secoli la regione, con grande
disgusto dei Golen che avrebbero usato ogni risorsa per distruggere la loro purezza
razziale.Gli occitani si sarebbero uniti in seguito con popoli più affini, in modo simile a
quello dei tartessi, specialmente con i greci, i romani e i goti. In un remoto passato, gli
Atlanti bianchi avevano comunicato loro la stessa Saggezza che ai loro fratelli della
penisola iberica, per includerli in seguito nel Patto di Sangue. Erano stati in possesso,
infatti, della loro propria Pietra di Venus e l'avevano persa per mano dei Golen quando
questi Sacerdoti del Patto Culturale favorirono le invasioni dei Volci Tectosagi e
Arecomici, i Bebrici, i Gabali, gli Elvi, oltre ad installarsi nella costa mediterranea con i
Fenici nelle loro colonie di Agde, Narbona e Port Vendrés, che in principio si chiamava
“Porto di Astarte”.
Ora, a parte quello che ho ricordato sulla Saggezza degli iberici del Patto di Sangue,
bisogna aggiungere qui una particolare leggenda che era abbastanza diffusa tra gli
abitanti dei Pirenei. Raccontava che, gli Atlanti bianchi avevano depositato in una caverna
della regione un'altra Pietra di Venus, che denominavano ilGral di Kristos Lúcifer. Quella
Pietra, che era stata portata dall'Inviato del Dio Inconoscibile, non serviva per riflettere il
Segno dell'Origine a pochissimi Iniziati, ma per vincolare carismaticamente e liberare
spiritualmente a tutta una comunità razziale, sarebbe stata incontrata solamente in
momenti chiave della Storia. Credevano che il motivo fosse il seguente: il Gral costituiva
una tabula regia imperialis, vale a dire, il Gral informava con esattezza chi era il Re dal
Sangue Puro, a chi corrispondeva governare il popolo per la Virtù della sua spiritualità e la
sua purezza razziale; inoltre il Gral aveva il Potere di rivelare chi doveva comandare
comunicandolo carismaticamente nel Sangue Puro della Razza: non era necessaria la
Presenza Fisica della Pietra di Venus per ascoltare il suo messaggio; pertanto, se la
comunità razziale dimenticava il Patto di Sangue, se cadeva sotto l'influenza soporifera del
Patto Culturale o se si degradava il suo Sangue Puro, allora avrebbe perso il vincolo
carismatico, sarebbe caduto nello sconcerto, avrebbe cominciato a errare nella scelta dei
suoi leader razziali: sarebbero sopraggiunti cattivi Re, deboli o tiranni, chissà Sacerdoti del
Patto Culturale, che in tutti i casi, avrebbero guidato il popolo verso la sua distruzione
razziale; nonostante questo, anche quando il popolo fosse dominato dal Patto Culturale,
l'eredità Iperborea del Sangue Puro non sarebbe potuto essere eclissata e,in momenti
indeterminati della storia, sarebbe successa una coincidenza culturalmente non
causale che avrebbe messo tutti i membri della Razza in contatto carismatico con il Gral:
allora tutti saprebbero, senza ombra di dubbio, chi è il Leader della Razza.
Si trattava di una doppia azione del Gral: da una parte, rivelava al popolo chi era il vero
Leader dal Sangue Puro, senza che influisse la sua situazione sociale; vale a dire: che
fosse Nobile o plebeo, ricco o povero, se il Leader esisteva, tutti avrebbero saputo chi era,
tutti lo avrebbero riconosciuto simultaneamente. E dall'altra parte, sosteneva il Leader
nella sua missione conduttrice, connettendolo carismaticamente con i membri della Razza
in virtù dell'origine comune: nell'Origine, tutta la Razza degli Spiriti Iperborei starebbe
unita, poiché il Gral, giustamente, sarebbe un riflesso dell’Origine. A causa della Grazia
del Gral, il Leader razziale sarebbe apparso di fronte al popolo dotato di un evidente
carisma, innegabile e irresistibile; avrebbe esibito chiaramente il Potere dello Spirito
Increato e avrebbe dato prova della sua autorità razziale; e questo non avrebbe potuto
essere d'altra forma visto che, per l'Origine, sarebbe tornato agli ordini del Grande
Capo della Razza dello Spirito, il Signore dell’Onore Assoluto e la Bellezza Increata:
Kristos Lucifer o Lucibel.
Il divenire della Storia, l'avanzamento inesorabile dei popoli culturalmente dalla Strategia
della Fraternità Bianca in direzione delle Tenebre del Kaly Yuga, avrebbe causato la
manifestazione ogni volta più forte delle Potenze della Materia. Pertanto, iLeader razziali
che eventualmente fossero sorti dal popolo, avrebbero dovuto dimostrare un Potere
spirituale ogni volta maggiore per affrontare tali forze demoniache. La conseguenza di
questo sarebbe che il confronto, tra la spiritualità emergente di purezza razziale e la
degradazione della cultura materialistica, diventerebbe sempre più intenso fino,
naturalmente, a una battaglia finale in cui il conflitto sicuramente si sarebbe deciso: essa
coincide con la fine del Kaly Yuga.Nel frattempo, sarebbero sopraggiunti quei "momenti
della storia", in cui il Gral poteva essere nuovamente incontrato e rivelare il Leader della
Razza. Chiaramente, nel corso degli ultimi millenni, per essere la Razza sempre più
sommersa nella Strategia del Patto Culturale, i successivi Leader razziali avrebbero
dovuto essere di conseguenza più potenti, cioè, avrebbero dovuto essere Leader
Imperiali, Guerrieri Saggi che avrebbero cercato di fondare l'Impero Universale dello
Spirito: chi ci fosse riuscito, avrebbe liberato il popolo della strategia del Patto Culturale,
dai Sacerdoti del Culto, e da ogni tipo di culto; costruendo una società basata sulla
Aristocrazia del Sangue Puro, basata nei Signori del Sangue e della Terra, come quella
che, saggiamente, avrebbe cercato di promuovere Federico IIHohenstaufen.
E arriviamo qui alla causa occulta dell’espansione catara del secolo XII: a quei tempi
esisteva la convinzione generalizzata tra gli occitani, incomprensibile per coloro che
non possedevano purezza razziale o che non conoscevano la Saggezza Iperborea,
che era prossimo ad arrivare, o era già arrivato, uno di quei “momenti della Storia”
nei quali nasceva il Leader Razziale, L’Imperatore Universale dello Spirito e del
Sangue Puro. Era un presentimento comune che nasceva da una parte intima e univa
tutti nella sicurezza dell’avvenimento regio. E quest’unità spontanea era causa di profonde
trasformazioni social: sembrava come se tutti gli sforzi del popolo si fossero prontamente
coordinati in un’impresa spirituale congiunta, in un progetto la cui realizzazione
permanente era la generazione della brillante civiltà di Oc. La poesia, la musica, la danza,
il canto corale, la letteratura, raggiungevano lì un grande splendore, mentre si sviluppava
una lingua romantica di squisita precisione semantica, molto diversa dall’idioma più
barbaro dei franchi dell’Est: era la “lingua di Oc”o “lingua d’Oc”, che dette nome alla
provincia di Linguadoca. Nella struttura di questa civiltà nascente, come uno dei suoi
elementi principali, sarebbe sorto il Catarismo, che già non sarebbe allora “un’eresia
cattolica”, come pretendeva la Chiesa Golen, né una religione trapiantata dall’Asia Minore,
come pretendevano altri. Al contrario, il catarismo era l’espressione formaledell’unione
spirituale che esisteva a priori nella societàoccitana: era il Gral, così credevano tutti, quello
che univa la società occitana e costituiva il fondamento della religione catara.
Ma il Gral, al comunicare la prossima venuta dell’Imperatore Universale, annunciava
anche la Guerra, l’inevitabile conflitto che la sua Presenza avrebbe portato alle Potenze
della Materia, forse la Battaglia Finale, se i tempi erano maturi per quello. Il “momento
storico”dell’apparizione del Gral esigeva, perciò, una speciale predisposizione del popolo
per affrontare la crisi che fatalmente sarebbe avvenuta: era tempo del risveglio spirituale e
della rinuncia materiale, discriminare chiaramente tra il Tutto dello Spirito e il Niente della
Materia. Allora Voi comprenderete dottor Siegnagel, perché i Catari si organizzarono come
Chiesa e si dedicarono a predicare pubblicamente la Saggezza Iperborea: stavano
preparando il popolo per il momento storico, stavano fortificando la sua Volontà e
cercando di fargli raggiungere lo “Stato di Grazia” che i tempi richiedevano. Se
sopraggiungeva l’Imperatore Universale, Kristos Lucifer sarebbe stato più vicino che mai
allo Spirito prigioniero dell’Uomo, favorendo la sua liberazione: per questo i Catari
annunciavano l’imminente arrivo di Lucibel e spronavano il popolo nel dimenticare la
Materia e fissare gli occhi interiori solo su di Lui.Se sopraggiungeva l’Imperatore
Universale, si sarebbe richiesto di uomini profondamente spirituali, che possedessero la
Saggezza Iperborea e si trasmutassero per il Ricordo dell’Origine, per la rivelazione della
Nuda Verità di Sé Stesso, vale a dire, si avrebbe avuto bisogno di Uomini di Pietra: per
questo i Catari istruirono e rilasciarono migliaia di trovatori iniziati nel Culto del Fuoco
Freddo della casa di Tharsis; essi avevano la missione di ricorrere il paese e accender nei
Nobili di Sangue, Nobili o plebei, ricchi o poveri, la Fiamma del Fuoco Freddo, l’A-mort
della Dea Pirena, che chiamavano semplicemente “la Dama” o “la Saggezza”; e i Nobili di
Sangue, se comprendevano il Trobar Clus, si convertivano in Cavalieri sposati alla Spada,
una Vruna di Navutan , che in alcune occasioni consacravano una Dama in carne ed
ossa, una Donna Kalibur che fosse capace di immortalarli Più in Là dell’Oscurità Infinita
del Suo Segnale di Morte.
Ventunesimo Giorno
L’urgenza dei tempi aveva obbligato i Catari a esporsi pubblicamente, atto che avrebbe
causato, presto o tardi, l'inevitabile attacco della Chiesa Cattolica.I benedettini, cluniacensi
e cistercensi, cominciarono ben presto a elevare le loro proteste: già nel 1119, l'anno in
cui i nove Golen si installano nel Tempio di Salomone, il Papa Calisto II fulmina con la
scomunica gli eretici di Tolosa. Ma tali misure non produssero nessun effetto. Nel 1147
l’Abate di Claravalle, San Bernardo, Capo Golen della cospirazione dei templari, percorre
la Linguadoca ricevendo da tutte le parti mostre di ostilità da parte del popolo e della
nobiltà signorile. Da allora sarà il Cister chi si occuperà di accendere l'odio per formare un
nuovo popolo Perseo per distruggere il "Dragone occitano”. Ma i Catari, lontani dallo
spaventarsi a morte per queste minacce, convocano nel 1167 un Concilio Generale a San
Felix di Caraman (oggi Saint-Félix de Lauragais): in quel luogo si decidono a dividere il
paese, allo stesso modo della Chiesa Cattolica, in vescovati e parrocchie.
La Chiesa Catara, allora, si organizzava in base a Vescovi, Presbiteri, Diaconi, Fratelli
maggiori, Fratelli minori e rispondeva con argomenti superficiali a coloro che sostenevano
le accuse di eresia. Tuttavia, dal punto di vista interno, solo esistevano due gruppi: i
"credenti" e gli Eletti. I credenti costituivano la massa di coloro che simpatizzavano con il
fatalismo o professavano la sua fede, però senza raggiungere l'iniziazione dello spirito
Santo che caratterizzava gli Eletti più ultimi, in cambio, erano stati purificati dallo Spirito
Santo e per questo i credenti li chiamavano puri, ossia, Catari. Bisogna chiarire che
l'iniziazione al Mistero Cataro, essendo un atto sociale come ogni iniziazione, si
differenziava dalle iniziazioni ai Misteri Antichi dal fatto che la forma rituale era ridotta al
minimo: in effetti, i Catari, gli Uomini Puri o Iniziati, avevano il Potere di comunicare lo
Spirito Santo ai credenti per mezzo dell'imposizione delle mani, e per mezzo del quale il
credente si poteva anche convertire in Cataro; perché tale miracolo occorresse bisognava
disporre di una "Camera Iperborea", nella quale il credente si posizionavano e riceveva il
consolamentum dalle mani degli Uomini Puri; inoltre la Camera Iperborea non era
nessuna costruzione materiale, come i Templi dei Golen, ma un concetto della Saggezza
Iperborea degli Atlanti Bianchi la cui realizzazione costituiva in un segreto gelosamente
custodito dai Catari: per fare chiarezza, dottor Siegnagel, vi dirò che era costituito dagli
stessi principi che ho già spiegato nel Terzo Giorno come fondamenti del "modo di vita
strategico", vale a dire, il principio dell’Occupazione, il principio del Recinto e il principio
delle Mura Strategiche.
Nel concetto della Camera Iperborea intervengono i tre principi menzionati e la sua
realizzazione poteva effettuarsi in qualunque luogo, anche se, ripeto, la tecnica litica, che
solamente richiedeva la distribuzione nello spazio di alcune pietre senza lavorazione, era
segreta. Così, con solamente alcune pietre nelle loro mani, i Catari iniziavano i credenti al
Mistero dello Spirito Increato; e come per i rappresentanti del Patto di Sangue,
opponevano in questo modo la Saggezza al Culto, Mura Strategiche al Tempio.
Anche se la forma rituale era minima, il processo spirituale conseguente raggiungeva la
massima intensità durante l'iniziazione catara. Il credente era "consolato" interiormente,
vale a dire, era sostenuto dallo Spirito e si convertiva in Eletto. Ma, Eletto da chi? Da Se
Stesso. Perché gli Iniziati Catari sono gli Autoconvocati Per Liberare Il Loro Spirito,
quelli che si sono Eletti a Se Stessi Per Raggiungere L'Origine ed Esistere. Il
credente, perciò, non sarebbe stato Eletto dai Catari, né la sua trasmutazione
sarebbe dipesa solamente dalconsolamentum, se non che Il Suo Proprio Spirito
Eleggeva e Investiva Se Stesso di Purezza al situarsi strategicamente sotto l'influenza
carismatica degli uomini puri.
La Chiesa Catara era carente di Rituali, di Templi e di sacramenti: i Catari solo si
permettevano la predicazione, l'esposizione del Vangelo di Kristos Lucibel a tutti gli uomini
credenti. E risultava che l'infaticabile predica estendeva il fatalismo giorno dopo giorno,
come un'epidemia, per il paese della Linguadoca, causando il conseguente allarme della
Chiesa Cattolica che vedeva i suoi Templi vuoti e i suoi Sacerdoti Disprezzati e addolorati.
Gli Uomini Puri attribuivano il successo alla prossimità del "momento storico" nel quale
sarebbe apparso il Gral. In più, quello che in principio fu una semplice convinzione, un
giorno, quando il fatalismo si trovava all'apice dell’adesione popolare, divenneun'effettiva
realtà: verso la fine del secolo XII, moltissimi Uomini Puri assicuravano di aver visto
fisicamente il Gral e aver ricevuto il suo Potere trasformatore.
Nella contea di Foix, in piena regione dei Pirenei, si trovava la Signoria di Ramon di
Perella, che comprendeva a parte castelli, villaggi e aree coltivate, un picco montagnoso
molto impervio sulla cui cima esisteva un’antica fortezza in rovina.Il nome di quel luogo era
Montsegur e il suo Signore, così come tutta la sua famiglia e i suoi sudditi, si contavano
tra i credenti della Chiesa Catara. Nell'anno 1202 gli Uomini Puri sollecitarono a Ramon di
Perella che facesse costruire a Montsegur uno strano edificio di pietra di forma
pentagonale asimmetrica: in propria per la difesa, inadeguata per abitare, esteticamente
scioccante, l'opera era concepita, tuttavia, d'accordo alla Più Alta Strategia Iperborea. La
sua funzione non aveva niente a che vedere con la difesa, la dimora la bellezza, ma non il
Gral, con la Manifestazione Fisica del Gral: Montsegur sarebbe stata un'area di
riferimento dalla quale gli Iniziati avrebbero potuto localizzare il Gral, e incluso,
approssimarsi fisicamente a esso.La sua funzione non consisteva, perciò, da deposito
per "custodire" il Gral perché il Gral non può stare né dentro né fuori di niente: come lo
Spirito, Eterno e Infinito, la realtà del Gral sta Più In Là dell'Origine. Ma, localizzare
l'Origine, significa la liberazione dello Spirito incatenato alla Materia ed è per facilitare
questa localizzazione che il Gral si approssima agli uomini dormienti; e Montsegur
avrebbe rappresentato, allora, le Mura Strategiche dalle quali si sarebbe visto il Gral, si
sarebbe trovata l'orientazione verso l'Origine, dove lo Spirito avrebbe incontrato di nuovo
Se Stesso e si sarebbe ascoltata nuovamente la Voce del Sangue Puro. E il Gral avrebbe
parlato e avrebbe rivelato alla Razza Bianca l'identità del Re dal Sangue Puro,
dell’Imperatore Universale.
In sintesi, dottore, da Montsegur il Gral, come pietra poteva essere trovato e preso
dagli uomini puri; ma, mentre essi fossero rimasti nelle Mura Strategiche , il Gral
non sarebbe stato dentro ma fuori da Montsegur perché così lo esige la tecnica
dell’area di riferimento; in cambio, una volta preso fuori, poteva essere trasportato se
essi desiderava in qualunque altro luogo poiché il riferimento si sarebbe conservato
mentre fossero esistiti l'area di riferimento recintata e gli Iniziati che la operavano.
Naturalmente, il Gral può essere localizzato, sempre, da qualunque luogo che
costituisca una piazza libera nello spazio del Nemico, un'area occupata alle Potenze
della Materia secondo le tecniche della Saggezza Iperborea degli Atlanti bianchi, un
luogo dove non agisca l'illusione del Grande Inganno: Si, dottore; da un'area
strategica simile, ovunque, gli Iniziati Iperborei, che siano Guerrieri Saggi, Uomini di
Pietra o Uomini Puri, potranno trovare nel momento di desiderarlo il Gral di Kristos
Lucifer: in più, non ci sarà bisogno di insistere su questo, le Mura Strategiche
costruite allora non saranno neanche simili a quelle di Montsegur, visto che la
distribuzione incostante della materia nello spazio universale obbliga a variare
puntualmente la forma Strategica impiegata.
Come ho scritto due giorni fa, quando Innocenzo III prende il controllo del Vaticano,
nell'anno 1198, i piani della Fraternità Bianca stavano sul punto di concretizzarsi. E in
questi piani figurava, come questione pendente alla quale doveva darsi pronta soluzione, il
compiere la sentenza di sterminio che pesava sui Catari. Al principio, Innocenzo III manda
inviati speciali a ricorrere il paese di Oc mentre inizia una manovra destinata a sommettere
il Re di Aragona, Pietro II, al vassallaggio di San Pietro, cosa che riesce a conseguire nel
1204: in quell'anno Pietro II era coronato a Roma dal Papa, che gli consegna le insegne
reali, il manto, la tonaca, lo scettro, il globo, la corona e la mitra; subito dopo gli fece dare il
giuramento di fedeltà e obbedienza al Pontefice, di difesa della fede cattolica, di
protezione dei diritti ecclesiastici in tutte le sue terre e Signorie, e di combattere a morte
l'eresia. Pietro II accedere a tutto, non sospettando la sua triste fine per mano dei
cistercensi e, dopo aver ricevuto la Spada di Cavaliere dalle mani di Innocenzo III, cede il
suo Regno a San Pietro, al Papa e ai suoi Successori.
Intanto, gli inviati avevano già allertato i Vescovi leali ai Golen e realizzato un accurato
censimento dei prelati autoctoni che non avrebbero approvato mai la distruzione della
civiltà di Oc e che avrebbero dovuto essere purgati fuori dalla Chiesa. Nel 1202 i Golen
considerano che le condizioni sono mature per attuare i loro piani e decidono tendere una
trappola mortale al Conte di Tolosa Raimondo VI: il meccanismo di questa trappola mira a
fornire una giustificazione per l'imminente distruzione della civiltà di Oc e lo sterminio dei
Catari; l'artificio, ideato per ingannare la preda, è una vittima propiziatoria, un monaco
cistercense dell'abbazia di Frontfroide chiamato Pierre de Castelnau. Quel sinistro
personaggio fu preparato molto bene per la funzione che avrebbe dovuto impegnare,
senza saperlo, chiaramente, poiché eccelleva in materia tali come la crudeltà, il fanatismo,
l'odio “all'eresia”, ecc; e, per potenziare la sua azione imprudente e intollerante, fu dotato
di poteri speciali che lo mettevano al di sopra di qualunque autorità ecclesiastica salvo il
Papa e gli fu ordinato di informarsi sulla fede degli occitani: in solamente sei anni Pierre
de Castelnauriuscì a guadagnarsi l'odio di tutto un paese.Nel 1208, dopo aver sostenuto
una disputa con Raimondo VI a causa della repressione violenta che reclamava contro
l'eresia catara, Pierre de Castelnaufu assassinato dagli stessi Golen e la responsabilità del
crimine fatta ricadere sul conte di Tolosa: la trappola si era chiusa. La risposta di
Innocenzo III all'assassinio del suo inviato sarebbe stata la proclamazione di una santa
Crociata contro gli eretici occitani. Logicamente, la chiamata a questa Crociata fu
incaricato alla Congregazione del Cister.
Erede della regione che i romani denominavano "Gallia Narbonese" e Carlo Magno "Gallia
gotica", la Linguadoca costituiva un'enorme paese di 40.000 km², che confinava con il
Regno di Francia: all'est, con un bordo del Rodano e al Nord, con il Forez, l’Alvernia, il
Rouergue e il Quercy. Nel secolo XIII quel paese si trovava di fatto e di diritto sotto la
sovranità del Re di Aragona: tra i Domini più importanti si trovavano il Ducato di Narbona,
le Contee di Tolosa, Foix, Béarn, le contee di Carcassone, Béziers, Rodi, Lussac, Albi,
Nîmes, ecc. oltre a questi vassalli, Pietro II aveva ereditato dagli Stati di Catalogna e le
contee di Rossiglione e Pallars e della diritti sulla Contea della Provenza. Inoltre non tutto
finiva lì: Pietro II, la cui sorella era sposa dell’Imperatore Federico II Hohenstaufen, aveva
fatto sposare due figlie con i Conti di Tolosa, Raimondo VI e Raimondo VII, padre e figlio e
gli corrispondevano per il suo proprio matrimonio con Maria di Montpellier, diritti su quella
Contea della Linguadoca. Il compromesso del Re di Aragona con il paese di Oc non
avrebbe potuto essere, perciò, maggiore.
I cistercensi richiamarono alla Crociata in tutta Europa in seguito alla morte di Pierre de
Castelnau, vale a dire, dal 1208. Nel luglio del 1209, l'esercito più numeroso che si fosse
mai visto in queste terre attraversava il Rodano e marciava verso il paese di Oc; come
capo, Innocenzo III nominò a un Golen sembrava provenire dal cuore dell'inferno: Arnaldo
Amalrico, Abate di Citeaux, il monastero madre dell’Ordine cistercense. L'esercito di
Satanàs , composto da 350.000 crociati, si trova presto assediando la piccola città
fortificata di Bezier; la sentenza di sterminio alla fine sarà compiuta! Ore dopo i difensori
cedono una porta e le truppe infernali si dispongono a conquistare la piazza; i capi militari
interrogano Arnaldo Amalrico sul modo di distinguere gli eretici dai cattolici, ai quali l'Abate
di Citeaux risponde -"uccidete, uccidete tutti, che poi Dio li distinguerà nel Cielo” -. Nobili e
plebei, donne e bambini, uomini e anziani, cattolici ed eretici, la totalità dei 30.000 abitanti
di Bezier è l’Agnello Eucaristico della Comunione dei Crociati, il Sacramento di Sangue e
Fuoco che costituisce il Sacrificio al Dio Creatore Uno Jehovà Satanàs. Castigo del Dio
Creatore, Condanna della Fraternità Bianca, Sanzione degli Atlanti scuri, Espiazione dei
Sacerdoti, Vendetta Golen, Lezione Ebrea, Penitenza Cattolica, la strage di Bezier è
archetipica: è stata e sarà, ogni volta che i popoli di Sangue Puro provino a recuperare la
loro
Eredità
Iperborea;
fino
alla
Battaglia
Finale.
Dopo Bezier cade Carcassone, dove sono bruciati 500 eretici, deposti i prelati autoctoni e
risulta catturato e umiliato il Visconte Raimondo Roger. Pietro II arriva a Carcassone per
intercedere in favore del suo vassallo e amico senza ottenere niente dall'inviato papale:
quest'impotenza da un'idea del potere che aveva acquisito la Chiesa, in quei secoli, sui
"Re temporali". Il Re di Aragona si ritira, allora, e si concentra in un'altra Crociata, che sta
succedendo nello stesso momento: la lotta contro i musulmani in Spagna; crede che
partecipando a questa impresa il suo onore non sarebbe stato compromesso, come
sarebbe il caso se intervenisse nella repressione dei suoi sudditi; tuttavia, la mancanza
d'onore già era grande poiché li abbandonava nelle mani dei suoi peggiori nemici. Mentre
la Crociata Golen continuava sterminando i Catari, castello per castello, cercando di
distruggere la Contea di Tolosa, Pietro II affronta con successo i musulmani nella
riconquista di Valencia. Ritorna alla fine, al Narbona, dove si riunisce con i Conti Catari di
Tolosa e di Foix, con il capo militare della Crociata, Simone di Montfort e con gli inviati
papali: nuovamente, non ottiene niente, però questa volta è messa in dubbio la sua
condizione di cattolico e minacciato con la scomunica; finisce accettando la repressione
indiscriminata e confermando la rapina effettuata da Simone: conviene che, se i Conti di
Tolosa e Foix non abbandonavano pubblicamente il culto del Catarismo, detti titoli gli
sarebbero stati trasferiti. Allora Pietro II credeva che la Crociata perseguitava solamente il
fine “dell’eresia” e che la sua sovranità sulla Linguadoca non sarebbe stata messa in
discussione. Così che, come "prova di buona fede", arrangia il matrimonio di suo figlio
Giacomo con la figlia di Simone di Montfort: ma Giacomo, il futuro E di Aragona, Giacomo
I il Conquistatore, ha solamente due anni; Pietro II lo consegna a Simone per la sua
educazione, vale a dire, come ostaggio, e questi si appresta a metterlo dietro le mura di
Carcassone.
In seguito, Pietro II si unisce alla lotta contro gli Almohadi, insieme al Re di Castiglia
Alfonso VIII e rimane due anni dedicato alla Riconquista della Spagna. Dopo aver svolto
un ruolo di primo piano nella battaglia di Las Navas de Tolosa, ritorna ad Aragona, dove lo
aspetta la triste sorpresa che i Crociati di Cristo si sono divisi le sue terre e minacciano
con sollecitare la protezione del Re di Francia: Arnaldo Amalrico, l’Abate di Citeaux, e
adesso "Duca di Narbona" e Simone di Montfort "Conte di Tolosa". Verso la fine del 1212
Pietro II reclama con Innocenzo III per l'azione di conquista aperta che i Crociati stanno
realizzando nel suo paese; il Papa cerca di trattenerlo per dare tempo ai Golen di
completare l'annichilazione del Catarismo e la distruzione della civiltà di Oc, ma, di fronte
all'insistenza del monarca aragonese, finisce per mostrare il suo vero gioco e lo
scomunica. Così, Innocenzo III, che nel 1204 lo aveva incoronato e nominato
gonfaloniere, vale a dire, alfiere maggiore della chiesa, adesso considerava che anche lui
era un eretico: ma sarebbe stata un'ingenuità aspettare che un Golen, solo interessato nel
compiere i piani satanici della Fraternità Bianca, avesse agito in maniera diversa. In un
momento, Pietro II comprende tutto è marcio con un esercito improvvisato in soccorso del
Conte Raimondo VI nell'assedio di Tolosa; ma già era tardi per combattere contro i Poteri
Infernali: chi ha vissuto chiudendo gli occhi alla Verità è diventato debole per
sostenere lo sguardo del Grande Impostore; Pietro II ha reagito ma le sue forze sono
sufficienti solamente per morire. È quello che fa nella battaglia di Muret contro Simone di
Montfort, nel settembre del 1213: muore incomprensibilmente, nel mezzo di un grande
disastro strategico, nel quale risulta distrutto l'esercito aragonese e sepolta definitivamente
l'ultima speranza dell’Occitania Catara.
Ventiduesimo Giorno
Come Tartesso, come Sassonia, come il paese di Oc, i popoli di Sangue Pura devono
pagare un duro tributo per opporre la Saggezza Iperborea alla Culto del Dio Uno. La
Crociata contro i Catari e "altri eretici della Linguadoca" sarebbe continuata, con alcune
interruzioni, durante altri trenta anni; migliaia di occitani sarebbero finiti al rogo, e al finale il
paese di Oc sarebbe ritornato lentamente nel seno della Madre Chiesa. Nel 1218 muore
Simone di Montfort durante un assedio a Tolosa, che era stata riconquistata da Raimondo
VII; suo figlio Amalrico, essendo carente della vocazione di Boia Golen che aveva così
forte Simone, finisce per vendere i diritti della contea di Tolosa alla Re di Francia Luigi VIII,
con il quale i Capetingi le idealizzano l'insegnamento e concluderanno con l’appropriarsi di
tutto il paese. Ma questo non era casuale: l'occupazione franca della Linguadoca
costituiva un obiettivo non rinviabile della Strategia Golen, principalmente perché avrebbe
permesso di proibire la meravigliosa lingua di Oc, la "lingua dell'eresia", in favore del
francese medievale, la lingua dei benedettini, cluniacensi, cistercensi e Templari. Quella
sostituzione linguistica sarebbe stata il colpo di grazia per la Cultura dei trovatori, come i
roghi lo erano stati per il Catarismo.
Sommando la distruzione della civiltà di Oc alle restanti grandi opere realizzate da
Innocenzo III durante il suo regno ecclesiastico, si capisce che al morire, nel 1216, abbia
ipotizzato che i piani della Fraternità Bianca stavano sul punto di compiersi: come garanzia
di questo, lo strumento della dominazione universale, sarebbe stato il giovane Imperatore
Federico II, e in quei giorni si trovava totalmente d'accordo con la Strategia Golen. Ma,
Federico II avrebbe cambiato sorprendentemente di attitudine e avrebbe assestato un
colpo mortale ai piani della Fraternità Bianca: e la causa principale di questo cambio, di
questa manifestazione spirituale che sorgeva dal suo Sangue Puro e lo trasformava in un
Signore dei Signori, era la Presenza effettiva del Gral di Kristos Lucifer.
I Catari, in effetti, pagando il crudele prezzo dello sterminio al quale li avevano condannati
i golen benedettini, riuscirono in 100 anni a far scontrare un intero popolo di Sangue Puro
contro le Potenze della Materia. Il Patto di Sangue era stato così restaurato, però non si
poteva vincere nello scontro perché ancora non era il tempo di liberare la Battaglia Finale
sulla Terra: il momento era propizio, in cambio, per morire con Onore e aspettare nel
Valhalla, ad Agartha, il segnale degli Dei Liberatori per intervenire nel Battaglia Finale che
sarebbe giunta. Ma, anche se non si poteva vincere la battaglia attuale, le leggi della
guerra esigevano di infliggere il maggior danno possibile al Nemico; e, in questo caso, la
maggior disgrazia per i piani del Nemico era rappresentata dalla manifestazione del Gral.
Per questo i Catari, nonostante le feroci persecuzioni dei Crociati e dei Golen che li
stavano decimando e le spaventose uccisioni collettive di credenti, lavoravano senza
sosta da Montsegur per stabilizzare spazialmente il Gral e approssimarsi a esso con il
corpo fisico. Si può considerare che i risultati concreti di quella Strategia Iperborea si
sarebbero prodotti nell'anno 1217: allora la Presenza fisica del Gral e seguì la tabula
regia y confermò che Federico II Hohenstaufen era il vero Re della Razza Bianca, l'unico
con condizioni spirituali per instaurare l’Impero Universale del Sangue Puro. E in
coincidenza con l'apparizione del Gral in Montsegur, simultaneamente, Federico II
raggiungere in Sicilia la comprensione della Saggezza Iperborea e si trasforma in Uomo di
Pietra: da questo momento avrebbe cominciato la sua guerra contro i "Papi di Satanàs ”,
"gli Anticristo”, come egli li denominavano denigrandoli; proibisce anche il transito e ogni
tipo di operazione economica o militare dei Templari nel suo Regno, condannandoli a
giudizio terra eresia. È allora quando Federico II afferma pubblicamente che "i tre Grandi
Bugiardi della Storia furono Mosé, Gesù e Mohamed, rappresentanti attualmente
dall’Anticristo che occupa il Trono di San Pietro".
Con la decisa e imprevista azione di Federico II la delicata architettura di intrighi edificata
dai golen cominciava a sgretolarsi.Ma la Fraternità Bianca e i Golen, F sapevano molto
bene da dove procedeva l'attacco reale e, lontani dal bloccarsi in uno scontro diretto e
inutile, contro l'Imperatore, concentrarono tutti i loro sforzi in Linguadoca che da quel
momento si sarebbe trasformata in un autentico Inferno: era urgente trovare la costruzione
magica che sosteneva il Gral e distruggerla; era necessario, infatti, ottenere l'informazione
il più rapidamente possibile.
Gli eretici non sarebbero stati inviati immediatamente al rogo: adesso era necessario
ottenere la loro confessione, scoprire i loro luoghi segreti, il punto esatto delle loro
cerimonie. Per questa missione si perfeziona la forma di inquisire sulla fede istituendo
l'uso della tortura, l'estorsione, la corruzione, la delazione e la minaccia. E siccome tale
compito di interrogare prigionieri, che apprezzavano morire prima di parlare, non poteva
essere realizzata solamente da i legati papali, decidono di affidare la missione a un Ordine
speciale: il "beneficiario" dell'impresa sarebbe stato l'Ordine dei Predicatori, cioè, l'Ordine
fondata, come vedremo, da San Domenico di Guzmán.
Infatti, nonostante l'efficacia del lavoro sviluppato dall'Inquisizione con la cattura ed
esecuzione di centinaia di eretici occitani, i Golen ci misero ventisei anni ad arrivare a
Montsegur: nel frattempo, sia per false informazioni, sia per l'esistenza di un dubbio
ragionevole, o per un semplice sospetto, demolirono, 1 × 1, migliaia di costruzioni di pietra
in Occitania, contribuendo a rovinare ancora di più quel meraviglioso paese. Infatti, il Gral
non fu incontrato e Federico II portò a termine quasi tutti i suoi progetti per debilitare il
papato Golen. Recentemente nel 1244 i Crociati comandati da Pietro Amelino,
l’Arcivescovo Golen di Narbona, si schierano di fronte a Montsegur e la Presenza del Gral
occitano giunge alla fine: dopo che le truppe di Satanàs
occuparono il castello di
Montsegur "il Gral scomparve e non sarebbe stato visto mai più in Occidente".
Montsegur fu conquistato e in parte distrutto; la famiglia della Signore di Péreille fu
sterminata, insieme a 250 Catari che lì vivevano; ma il Gral non fu mai incontrato. Che
successe alla Pietra di Venus di Kristos Lucifer? Fu trasportata molto lontano da alcuni
Catari che avevano l'incarico della sua custodia. Bisogna ripetere, tuttavia, che il Gral,
essendo un Riflesso dell'Origine, è Presente in ogni tempo e luogo da dove si pianifichi
una disposizione strategica basata sulla Saggezza Iperborea e che potrebbe essere
incontrato nuovamente se si diressero le condizioni necessarie, se esistessero gli Uomini
Puri e le Mura Strategiche. I Catari, che riuscirono a sostenerlo come Pietra, vale a dire,
come Lapsit Exilis, durante ventisette anni, decisero di trasportarlo prima della caduta di
Montsegur. Cinque Uomini Puri si imbarcarono a Marsiglia verso il destino che avevano
segnalato gli Dei Liberatori di K’Taagar: le terre sconosciute che esistevano più in là del
Mare Occidentale, vale a dire, America. La nave apparteneva all’Ordine dei Cavalieri
Teutonici e li stava aspettando da molto tempo per ordine espressa del Gran Maestro
Ermanno di Salza: quell'evacuazione fu l'unico aiuto che riuscì a proporzionare Federico II,
nonostante il fatto che durante molto tempo a Montsegur avessero atteso l'arrivo di una
guarnigione imperiale.
Il Costanza, così si chiamava la nave, dopo aver attraversato le Colonne di Ercole, si
addentrò nell’Oceano e prese la rotta che secoli più tardi avrebbe seguito Juan Díaz de
Solís. Quattro mesi più tardi, dopo aver risalito il Rio della Plata e il Rio Paraná, non in una
regione vicina alla attuale città di Asunción del Paraguay. La mappa che usavano i
Cavalieri Teutonici procedeva dalla lontana Pomerania, uno dei paesi del Nord Europa
che stavano conquistando per ordine dell’Imperatore Federico II: esisteva lì un popolo di
origine danese che navigava in direzione dell’America e possedeva una colonia di luogo
dove si era diretto il Costanza; quei vichinghi commerciavano con "alcuni parenti" che,
secondo loro, erano diventati Re di una grande nazione che si trovava al di là delle alte
montagne nevose all'Occidente: un paese separato dalla colonia da un'estesa e
impenetrabile selva, che non era altra cosa che l'Impero Inca; nel Costanza viaggiavano
alcuni danesi che conoscevano il dialetto parlato dai coloni.
Trovarono la colonia nel punto indicato e li sbarcarono gli Uomini Puri, per compiere il loro
obiettivo e dare un’adeguata protezione fisica al Gral mediante la costruzione di una
Muraglia Strategica. La nave dell’Ordine Teutonico dopo poco tempo partì, ma gli Uomini
Puri non sarebbero ritornati mai più in Europa: in cambio lavorarono durante anni, aiutati
dai coloni e dagli indios guayakis, fino a completare un'incredibile costruzione sotterranea
in uno dei pendii del Monte Corá. La Presenza fisica del Gral era adesso assicurata
poiché era stato connesso di tal modo alla costruzione che la sua stabilità spaziale
risultava sufficiente per rimanere molti secoli in quel luogo, fino a che altri Uomini Puri lo
avessero cercato e incontrato.
Naturalmente, i Templari, avvertiti in Europa dalla Fraternità Bianca, non ci misero molto a
partire in persecuzione dei Patri. Essi navigavano abitualmente in America salpando dai
porti della Normandia, dove disponevano di una potente flotta, poiché avevano bisogno di
accumulare metalli preziosi, specialmente argento, per sostenere la banca della futura
Sinarchia Finanziaria, metalli che in America si ottenevano facilmente. Alcuni anni dopo i
fatti narrati, giunsero i Templari nella colonia vichinga e passarono tutti i suoi abitanti a fil
di spada; ma il Gral, nuovamente, non apparve.
I Golen non dimenticarono l'episodio e in seguito, in piena "conquista dell’America" da
parte della Spagna, una legione di gesuiti, eredi naturali dei benedettini e dei Templari, si
sarebbe stabilita nella regione per provare a localizzare e rubare la Pietra di Venus. Ma
tutte le ricerche sarebbero state infruttuose e, al contrario, la Presenza del Gral si sarebbe
fatta sentire in una maniera irresistibile sulla popolazione spagnola, purificando il Sangue
Puro e predisponendo il popolo a riconoscere l’Imperatore Universale. Nel secolo XIX,
dottor Siegnagel, un miracolo analogo a quello della civiltà di Oc era sul punto di ripetersi:
la Repubblica del Paraguay si ergeva con luce propria sulle nazioni d'America. In effetti,
quel paese possedeva un esercito potente e ben attrezzato, una propria lotta, terreni,
industria pesante, Agricoltura Florida e un'organizzazione sociale invidiabile, con
legislazione molto avanzata per l'Epoca, nella quale si mette in evidenza l'educazione
obbligatoria, libera e gratuita: e questo nel 1850. La popolazione era agguerrita e
orgogliosa della sua Stirpe e sapeva ammirare la spiritualità e il valore dei suoi Capi.
Naturalmente, alla Fraternità Bianca non piaceva la direzione che stava prendendo quella
società, che non si sarebbe integrata allo schema della "divisione internazionale del
lavoro" proposto allora come modello di ordine economico mondiale: anteriore per la
concretizzazione nel secolo XX della Sinarchia Finanziaria e il Governo Mondiale del
Popolo Eletto, antichi piani che, come ho spiegato, furono rovinati durante il Medioevo.
Per la Fraternità Bianca, il popolo Paraguaiano si stava ammalando; e il virus che lo
affrettava si chiamava "nazionalismo", il peggior nemico moderno dei piani sinarchici.
Il colmo della situazione occorse nel 1863, quando il Gral appare nuovamente e
conferma tutti che il MarescialloFrancisco Solano López è un Re dal Sangue Puro,
un Signore della Guerra, un Imperatore Universale. Allora si decreta la sentenza di
sterminio contro il popolo Paraguaiano e la dinastia di Solano López. Una nuova Crociata
si annuncia in tutti gli ambiti: Argentina, Brasile e Uruguay apportano i mezzi e le truppe,
però dietro a questi paesi semi coloniali si trova Inghilterra, vale a dire, la Massoneria
inglese, organizzazione Golen ed ebrea. Al comando dell'esercito crociato, che adesso si
denomina "alleato", si colloca il Generale argentino Bartolomé Mitre, un massone
integralmente subordinato agli interessi britannici. Ma la capacità di operare come Boia
Golen che dimostra il Generale Mitre supera ampiamente la diabolica crudeltà di Arnaldo
Amalrico e Simone di Montfort: ed è logico che sia così, poiché la Pazienza del Nemico
terminò secoli fa e adesso pretende dare un castigo esemplare, una lezione che dimostri
chiaramente che il cammino del nazionalismo spirituale e razziale non sarà già tollerato.
La Guerra della Triplice Alleanza inizia nel 1865. Nel 1870 quando gli eserciti di Satanàs
occupano Asunción e il Maresciallo Solano López muore combattendo sul Monte Corá, la
guerra finisce e lascia il seguente bilancio: popolazione del Paraguay prima della guerra:
1.300.000 abitanti; popolazione dopo la resa: 300.000 abitanti. Bezier, Carcassone,
Tolosa, sono giochi per bambini di fronte a 1 milione di morti, dottor Siegnagel! E inoltre
bisogna chiarire che dei 300.000 sopravvissuti, molti erano anziani, donne e indios; la
popolazione di origine ispanica, quella che era agguerrita e orgogliosa, fu sterminata
senza pietà, casa per casa, in massacri spaventosi che avranno causato il diletto delle
Potenze della Materia. Un'altra volta, Perseo aveva tagliato la testa di Medusa. Un milione
di eroici Paraguaiani, insieme al loro comandante di Sangue Puro, fu il sacrificio che le
forze sataniche offrirono al Dio Uno nel secolo XIX, in quel remoto paese di America del
Sud, dove comunque, si manifestò la Presenza trasmutatrice del Gral di Kristos Lucifer.
Bartolomé Mitre Mariscal
Francisco Solano López
Ventitreesimo Giorno
Circulus Domini Canis
È ora già che mi riferisca a San Domenico e all’Ordine dei Predicatori. Domenico di
Guzmán nacque nel 1170 nella villa di Caleruega, Castilla la Vieja, che si trovava sotto la
giurisdizione del vescovo di Osma. Prima della nascita, sua madre fece un sogno nel
quale vide il suo futuro figlio come un cane che portava tra le fauci un labris ardiente, vale
a dire, un’ascia fiammeggiante a doppia lama. Quel simbolo interessò moltissimo ai
Signori di Tharsis poiché lo consideravano segnale che Domingo era predestinato per il
Culto del Fuoco Freddo. Da lì lo vigilarono attentamente durante tutta l'infanzia e, appena
conclusa l'istruzione primaria, prepararono un posto per lui all'Università di Palencia, che
allora si trovava all'apice del suo accademico. Il motivo era chiaro: a Palencia insegnava
teologia il celebre vescovo Pietro di Tharsis, più conosciuto con il soprannome di
"Petreño” (Petregno), il quale godeva di confidenza illimitata da parte del Re Alfonso VIII,
del quale era uno dei suoi principali consiglieri.
Quello che occorse cinquanta anni prima a suo cugino, il Vescovo Lupo, era
un'avvertenza che non poteva essere pascolata e per questo Petreño viveva tra le mura
dell’Università, in una cassa molto modesta che però aveva il vantaggio di essere
provvista di una piccola cappella privata: lì custodiva, per la sua contemplazione, una
riproduzione di Nostra Signora della Grotta in quella cappella, Petreño iniziò Domenico di
Guzmán al Mistero del Fuoco Freddo e fu talmente grande la trasmutazione avvenuta in
lui, che subito si convertì in un Uomo di Pietra, in un Iniziato I tale Iperboreo dotato di
enormi poteri taumaturgici e immensa Accetta: tanto profonda era la deposizione di
Domenico di Guzmán per Nostra Signora della Grotta che, si diceva, la stessa Santa
Vergine rispondeva al monaco nelle sue preghiere. Fu lui che comunicò a Petreño che
aveva visto Nostra Signora della Grotta con un collare di rose. Allora Petreño indicò che
quell'ornamento equivaleva al collare di teschi di Frya Kalibur: Frya Kalibur, da fuori di Sé
Stesso, appariva vestita di Morte e mostrava il collare con i teschi dei suoi amanti
assassinati; i teschi erano i conti con le Parole dell’Inganno; in cambio Frya vista nel
profondo di Sé Stesso, al di là del Suo Velo di Morte che la rappresenta Terribile per
l'Anima, rappresentava la Nuda Verità dello Spirito Eterno, la Vergine di Agartha di una
Bellezza Assoluta e Immacolata; sarebbe naturale che essa mostrasse un collare di rose
nel quale ogni porticciolo rappresentava i cuori di coloro che l'avevano Amata con il Fuoco
Freddo. Domenico rimase intensamente colpito da questa visione e non si fermò fino a
inventare il Rosario, che consisteva in un cordone dove si trovavano inseriti, però fissi, tre
giochi di sedici palline composte di petali di rosa, le sedici palline, tredici + tre serie
(poste), corrispondevano ai "Misteri della Vergine". Il Rosario di San Domenico, si utilizza
per pronunciare ordinatamente le preghiere, o mantras, che producono uno stato mistico
nel devoto della Vergine e finiscono con l'accendere il Fuoco Freddo nel Cuore.
Non deve sorprendere che io menzioni sedici Misteri della Vergine e oggi se ne contino
quindici, né che cambi il numero di poste del Rosario, né che oggi si associ il Rosario con i
Misteri di Gesù Cristo e si siano nascosti i Misteri di Nostra Signora del Bambino di Pietra,
poiché tutta l’opera di San Domenico è stata sistematicamente deformata e distorta, tanto
dai nemici dell’Ordine, come dai traditori che sono esistiti in quantità ed esistono, in
quantità ancora maggiore, dentro di quest’ultima.
Domenico giunse fino a dettare cattedra de Scrittura Sacra all’Università di Palencia, ma la
sua naturale vocazione per la predicazione e il suo desiderio di divulgare l’uso del
Rosario, lo condussero a diffondere la Dottrina Cristiana e il culto di nostra Signora del
Rosario nelle regioni più remote della Castilla e Aragona. Con questa azione si mise in
luce quel tanto che convinse i Signori di Tharsis che si trovavano di fronte all’uomo
indicato per fondare il primo Ordine antiGolen della Storia della Chiesa. Domenico era
capace di vivere in estrema povertà, sapeva predicare e risvegliare la fede in Cristo e la
Vergine, dava mostra di vera santità e sorprendeva con la sua inspirata Saggezza: a lui
sarebbe stato difficile negare il diritto di congregare coloro che credevano nella sua opera.
Inoltre, per fare in modo che tale diritto non potesse essere negato dai Golen, era
necessario che Domenico si facesse conoscere fuori dalla Spagna, che desse al popolo
l’esempio della sua umiltà e della sua santità. Il Vescovo di Osma, Diego d’Acebo, che
condivideva segretamente le idee dei Signori di Tharsis, decise che il luogo migliore per
inviare Domenico era il sud della Francia, la regione che in quel momento ara agitata da
uno scontro con la Chiesa: la maggior parte della popolazione occitana si era convertita
alla religione catara, che secondo la Chiesa costituiva “un’abominevole eresia” e senza
che i benedettini di Cluny e del Cister, tanto influenti nel resto della Francia, avessero
potuto impedirlo. Con questo fine il Vescovo Diego ottenne la rappresentanza dell’Infante
Don Fernando per organizzare il matrimonio con la figlia del Conte della Marca, cosa che
gli offriva la possibilità di viaggiare in Francia portando con sé Domenico di Guzmán, al
quale aveva nominato Presbitero. Questo viaggio gli permise di rendersi conto “dell’eresia
catara” e di proiettare un piano. Durante un secondo viaggio in Francia, alla morte della
figlia del Conte e decisa la missione di Domenico, entrambi i clerici si dirigono a Roma: lì il
Vescovo Diego, gestisce di fronte al terribile Papa Golen Innocenzo III, l’autorizzazione a
ricorrere la Linguadoca predicando il Vangelo e insegnando l’uso del Rosario.
Ottenuta l’autorizzazione i due partono da Montpellier a predicare nelle città del
Mezzogiorno; lo fanno scalzi e mendicando il necessario per vivere, senza differenziarsi
tanto degli uomini Puri che transitavano abbondantemente sugli stessi cammini. L’umiltà e
l’austerità che mostravano contrastavano notevolmente con il lusso e lo sfarzo degli inviati
papali che in quei giorni ricorrevano il paese cercando di mettere a freno il catarismo e
contrastavano anche con la finta ricchezza degli Arcivescovi e Vescovi. Tuttavia,
incontrano mostre di ostilità in molte città e villaggi, non per i loro atti, che gli Uomini Puri
rispettano, e neanche per le loro prediche, ma per quello che rappresentano: la Chiesa di
Jehovà Satanàs. Ma quei risultati erano stati previsti da Petreño e Diego di Osma, che
avevano impartito a Domenico istruzioni precise sulla Strategia da seguire.
Il punto di vista dei Signori di Tharsis era il seguente: osservando dalla Spagna l'attitudine
apertamente combattiva assunta dal Popolo di Oc verso i Sacerdoti di Jehovà Satanàs e
considerando l'esperienza che la Casa di Tharsis aveva a proposito di situazioni simili, la
conclusione è evidente indicava che la conseguenza sarebbe stata la distruzione, la
rovina e lo sterminio. Secondo l'opinione degli Signori di Tharsis, il suicidio collettivo non
era necessario e, al contrario, solo avrebbe beneficiato il Nemico; però hanno un'azione
ma, era anche chiaro, che i Catari non si rendevano completamente conto della
situazione, forse per il fatto di non conoscere la diabolica malvagità dei Golen, che
costituivano il Governo Segreto del Chiesa di Roma e a causa del fatto di percepire
solamente l'aspetto superficiale e più scandaloso dell’organizzazione cattolica. In più,
sebbene i Catari non supponevano che i Golen, dal disprezzare Collegio di Costruttori di
Templi del Cister, avevano decretato l'ordine di sterminio degli Uomini Puri e la distruzione
della civiltà di Oc e che avrebbero compiuto questa sentenza fino ai suoi ultimi dettagli,
non era meno certo che tale possibilità non li preoccupava in assoluto: come toccati da
una pazzia mistica, gli Uomini Puri avevano i loro occhi fissati nell’Origine, nel Gral ed
erano indifferenti al divenire del mondo. E già abbiamo visto quanto fu effettiva quella
tenacità, che permise la manifestazione del Gral e dell’Imperatore Universale che causò il
Fracasso dei Piani della Fraternità Bianca.
Di fronte all'intransigenza dei Catari, Domenico e Diego ricorrono a un procedimento
estremo, che non poteva essere disapprovato dalla Chiesa: avvertono, a coloro che
desiderano ascoltarli, sulla sicura distruzione a cui li condurrà a sostenere dichiaratamente
l'eresia. Ma non sono ascoltati. Ai credenti, che costituiscono la maggior parte della
popolazione occitana e che, come ogni massa religiosa, non domina le sottigliezze
filosofiche, diventa impossibile credere che possa trionfare il Male sopra il Bene, vale a
dire, che la Chiesa di Roma possa distruggere effettivamente la Chiesa Catara. E ai
Catari, che sapevano che il Male può trionfare sull'Bene sulla Terra, la corsa non
importa poiché in ogni caso si tratta di variazioni dell'illusione: per gli Uomini Puri, l'unica
realtà è lo Spirito; e questa Verità significa il definitivo e assoluto trionfo del Bene sulla
Male, cioè, la Permanenza Eterna della Realtà dello Spirito e la Dissoluzione Finale
dell'illusione del Mondo Materiale. Corre l'anno 1208 e, mentre il popolo si trova fermo su
questa posizione, il Papa Innocenzo III annuncia la Crociata in rappresaglia alla morte di
un suo mandato Pietro di Castelnaux. È tardi ormai perché la predicazione di San
Domenico abbia alcun effetto. Tuttavia, l'obiettivo principale della missione, che era
imporre la figura Santa di Domenico e far conoscere le sue capacità come organizzatore e
fondatore di comunità religiose, si stava raggiungendo. In quell'anno, mentre succedeva la
strage di Bezier e di altre atrocità Golen, San Domenico realizzava la sua prima
fondazione a Fanjeaux, vicino a Carcassone. Aveva compreso con anticipo che le dame
occitani presentavano una speciale predisposizione per l'A-mort spirituale e per questo
stabilisce il monastero di Prouille, le cui monache si dedicheranno a l'attenzione di bambini
e al Culto della Vergine del Rosario: la prima Abbadessa fu Maiella di Tharsis, grande
iniziata nel Culto del Fuoco Freddo, inviata dalla Spagna per questa funzione.E applicare
allora uno dei principi strategici segnalati da Petreño: per scappare al controllo dei Golen,
in una misura, era imprescindibile la Regula Monachorum di San Benito. Da lì viene fatto
che San Domenico abbia dato alle monache di Prouille la Regola di Sant’Agostino.
Naturalmente, San Domenico e Diego di Osma non agivano soli: li appoggiavano alcuni
Nobili e clerici che professavano segretamente il Culto del Fuoco Freddo e ricevevano
assistenza spirituale dai Signori di Tharsis.Tra essi si contavano l'Arcivescovo di Narbona
e il Vescovo di Tolosa, i quali contribuivano a questa opera con importanti somme di
denaro.Quest'ultimo, era un Iniziato genovese di nome Fulco, infiltrato dai Signori di
Tharsis nel Cister e che non sarebbe stato scoperto fino alla fine: in quei giorni il Vescovo
Fulco passava per un nemico giurato dei Catari, difensori dell'ortodossia cattolica e
approfittava di questo prestigio per promuovere di fronte agli inviati papali e ai suoi
superiori del Cister l'opera monastica di Domenico e la sua santità personale.
Durante gli anni seguenti, San Domenico cerca di portare a termine il piano di Petreño e
fonda una Fratellanza semi laica, sul tipo degli Ordini di cavalleria, chiamata " Militia
Christi", dalla quale sarebbe uscita la Tertius ordo de paenitentia Sancti Dominici, i cui
membri furono conosciuti come "monaci Terziari"; ma presto quest'organizzazione si
dimostrò inefficace per gli obiettivi ricercati e si cercò di pensare in qualcosa di più perfetto
e di maggior influenza. Durante vari anni si pianificò il nuovo Ordine, prendendo in
considerazione l'esperienza raccolta e il formidabile compito che si proponeva portare a
termine, cioè, lottare contro la strategia dei Golen: collaboravano con San Domenico in tali
progetti un gruppo di 16 Iniziati, provenienti da distinti luoghi del la Linguadoca che si
riuniva periodicamente a Tolosa, tre quali si contava il Vescovo Fulco. Come frutto di
quelle speculazioni si decise che la cosa più conveniente era creare un "Circolo Iperboreo"
camuffato da un Ordine cattolico: il "Circolo" sarebbe stato un Società super-segreta
diretta dai Signori di Tharsis, che avrebbe funzionato dentro del nuovo descrizione ordine
monastico. Solo così, conclusero, sarebbe conciliato l'obbiettivo ricercato con il principio
della sicurezza.
Quel gruppo segreto, integrato all'inizio solo dai 16 Iniziati che ho menzionato, si
denominò Circulus Domini Canis, vale a dire Circolo dei Signori del Cane. Tale nome si
spiega ricordando il sogno premonitore della madre di Domenico di Guzmán, nel quale il
suo futuro figlio appariva come un cane che portava un ascia fiammeggiante e
considerando che per gli Iniziati nel Fuoco Freddo il "Cane" era una rappresentazione
dell’Anima e il "Signori", per eccellenza, era lo Spirito: per ogni Iniziato Iperboreo lo Spirito
doveva dominare l’Anima e assumere la funzione di "Signore del Cane"; galli la
denominazione adottata dalla Circolo di Iniziati, che inoltre aveva il vantaggio di con
fondersi con il nome di dominicani, vale a dire, domenicani, che il popolo tappa a i
monaci di Domenico di Guzmán.Bisogna aggiungere che essere "Signore pelle Cane"
nella Mistica del Fuoco Freddo è analogo a essere Signore del Rapallo, ossia, "A partire",
nella Mistica della Cavalleria, dove l'Anima è simbolizzata dal "Cavallo".
Uno degli Iniziati, Pietro Cellari, aveva donato varie case a Tolosa: alcune furono destinate
a pochi segreti di riunione del Circolo e altre si adottarono per lusso del futuro Ordine.
Quando tutto fu pronto, si cercò di ottenere l'autorizzazione di Innocenzo III per la
fondazione di un Ordine di Predicatori mendicanti, somigliante a quella formata da San
Francesco d'Assisi nel 1210: quell’Ordine Innocenzo III la testa rapata immediatamente,
ma la nuova richiesta proveniva adesso da Tolosa, un paese in Guerra Santa nella quale
ognuno era sospettato di eresia; e si doveva procedere con cautela; il piano era ambizioso
ma suolo la personalità impressionabile di San Domenico avrebbe accennato tutte le
difficoltà, esattamente come lo aveva fatto il proprio San Francesco; non bisogna
dimenticare che i Golen controllavano tutto il monache atto occidentale dall’Ordine
benedettino ed erano ostili alla creazione di nuovi Ordini indipendenti. L'opportunità si
presentò nell'anno 1215, quando il Vescovo Fulco fu convocato al IV Concilio Lateranense
e portò con sé San Domenico.
Lì si scontrarono con la chiusura negativa di Innocenzo III che, come è risaputo, cedette
solamente dopo aver sognato che la Basilica di Laterano, minacciando di crollare, era
sostenuta dalle spalle di Domenico di Guzmán. Anche se, la sua autorizzazione fu
semplicemente verbale, anche se perfettamente legale e si limitò ad accettare la Regola di
Sant'Agostino riformata proposta da Domenico e a raccomandare la missione di lottare
contro l'eresia. Dopo la morte di Innocenzo III, nel 1216, Onorio III da l'approvazione
definitiva “all'Ordine dei Predicatori" o Ordo Praedicatorum che permette sua
espansione, visto che allora solo possedeva i monasteri di Prouille e Tolosa. Al principio
entrano nell'Ordine tutti i clerici della Casta di Tharsis che, come ho detto, erano in gran
maggioranza professori universitari, trascinando con loro molti altri saggi ed eruditi del
Epoca. In poco tempo, infatti, l'Ordine si trasformò in un'organizzazione idonea per
l'insegnamento di alto livello, nonostante il fatto che il primo Capitolo Generale riunito a B,
nel 1220, dichiarò che si trattava di un “Ordine mendicante", con minor rigore nella povertà
che quello di San Francesco. San Domenico morì nel 1221, lasciando il controllo
dell’Ordine nelle mani di un Iniziato di Sangue Puro, il Beato Giordano di Sassonia.
Tuttavia: in quel momento i Golen stavano spingendo per ottenere l’istituzionalizzazione di
un'inquisizione sistematica dell’eresia che gli permettesse interrogare qualunque
sospettato e ottenere l'informazione che conduceva alla localizzazione del Gral; se tale
istituzione era affidata ai benedettini, come si pretendeva, la fine della Strategia catara
sarebbe stata più rapida del previsto, non dando il tempo a Federico II per realizzare i suoi
piani di rovinare il papato Golen. Di lì l'insistenza e l'eloquenza mostrata dai domenicani
per presentarsi come l’Ordine più adeguata per svolgere quella sinistra funzione; inoltre i
domenicani avevano alcuni vantaggi reali sui benedettini: costituivano non solo un Ordine
locale, autoctono della Linguadoca dove i benedettini avevano perso influenza da tempo,
se non che disponevano anche che i monaci con grande istruzione teologica, adeguati per
analizzare le dichiarazioni che l'inquisizione della fede richiedeva.I domenicani
disponevano di indubbia capacità di mobilitazione nella Linguadoca e quando i Golen si
convinsero che il nuovo Ordine sarebbe stato sotto il loro controllo e avrebbe permesso
l'ingresso dei loro propri inquisitori, approvarono anche loro la concessione. Nel 1224
l'Imperatore Federico II, che nonostante il fatto di trovarsi già affrontando il papato, aveva
ben presente la situazione della Linguadoca e la necessità di appoggiare l'Ordine dei
Predicatori, rinnova mediante una legge imperiale l'antica legislazione romana che
considerava ai Culti non ufficiali "crimine di lesa maestà", vale a dire, passibili della pena
di morte: in questo caso la legge si sarebbe applicata alla repressione dell'eresia. Nel
1231, stante il fatto che già stavano funzionando, il Papa Gregorio IX istituisce i "tribunali
speciali dell'Inquisizione" e confida il suo ufficio agli Ordini di Santo Domingo e San
Francesco, quest'ultimo su richiesta di frate Elia, un agente segreto di Federico II
nell'Ordine francescana, che sarebbe stato ministro generale dal 1232 al 1239 e che al
finale, scoperto dai Golen, sarebbe passato apertamente dalla parte ghibellina. Dunque,
dopo poco tempo sarebbero rimasti solamente i domenicani a carico dell’Inquisizione.
Devono rimanere ben chiari i fatti al valutare il passo dato dall'Ordine di San Domenico al
accettare la responsabilità dell’Inquisizione. Uno è che esso rappresentava il male minore
per i Country, visto che la repressione è seguita direttamente dai Golen sarebbe stata
terribilmente più effettiva, come si evidenziò a Bezier e che in questo si sarebbe riusciti,
almeno, a sabotare la ricerca del Gral e ritardare la caduta di Montsegur, obiettivo che si
raggiunse in gran parte. L'altro fatto era che i Signori di Tharsis erano perfettamente
coscienti che l’Ordine sarebbe stata infiltrata dai Golen e che questi avrebbero aperto le
porte ai personaggi più crudeli e fanatici dell'ortodossia cattolica, i quali avrebbero distrutto
senza pietà né rimorso i Catari e la loro Opera: ed anche così il bilancio indicava che
sarebbe stato preferibile correre questo rischio al permettere che i Golen sbrigassero il
compito per loro conto.
Non si poteva ostacolare apertamente gli inquisitori più fanatici, che presto avrebbero
agito dentro dell’Ordine, poiché esso avrebbe allertato i Golen. La tattica, infatti, nel
deviare sottilmente l'attenzione verso piste false o altre forme di essa sia. Nel primo caso,
in effetti, i Signori del Cane riuscirono a liquidare, con l'accusa di “eresia”, per i criminali,
ladri, degenerati e prostitute dell'Linguadoca: questi, naturalmente, non fornirono mai
alcuna informazione che servisse ai Golen, anche se gli si fece confessare l’eresia sotto
tortura. Nel secondo caso, l'Inquisizione domenicana produsse un effetto non desiderato
per i Golen benedettini, che quelli non furono capaci di contrastare: giustamente, per le
stesse ragioni per cui i Signori del Cane non potevano impedire che i Golen sterminassero
i Catari, cioè, per non rimanere in contraddizione con le leggi vigenti, i Golen non
potevano impedire che si reprimesse i membri del Popolo Eletto, facilmente inquadrati
sotto l'accusa di eresia. I Signori di Tharsis, che non avevano dimenticato i conti che con
essi avevano pendenti fin dall'Epoca del Regno Visigoto di Spagna e la partecipazione
nell'invasione araba, così come gli intrighi posteriori per distruggere la Casa di Tharsis,
avevano adesso nelle loro mani, con l'Inquisizione, un'arma formidabile per restituire colpo
su colpo. Fu così come i Golen scoprirono con sgradevole sorpresa che la repressione
dell’eresia derivava in molte occasioni nella sistematica persecuzione degli ebrei, ai quali
si inviava al rogo con uguale o maggiore accanimento che ai Catari. Questo era,
naturalmente, l'effetto dell'opera occulta dei Signori del Cane, che purtroppo non fu del
tutto effettiva come essi desideravano, perché, uguale che ai Catari, agli eretici ebrei
bisognava offrire la possibilità di convertirsi al cattolicesimo, gesto con il quale si
salvavano la vita e al quale solevano accedere senza problemi trasformandosi in marrani,
vale a dire, conservando la loro religione in segreto e simulando essere cristiani,
contrariamente agli Uomini Puri, i quali preferivano morirepiuttosto che perdere l’Onore e
mentire sulle loro credenze religiose.
In sintesi, il tempo passò, l’eresia catara iniziò a cedere il passo alla più tranquillizzante
religione cattolica, i furori iniziali dell’Inquisizione cominciarono a calmarsi e l'Ordine dei
Predicatori iniziò a complementare la sua ingiustificata celebrità di organizzazione
repressiva con un'altra fama più d’accordo con lo Spirito se i suoi fondatori: quella di
Ordine dedicato allo studio e all'insegnamento e alla predicazione della fede cattolica. Il
grande sistema teologico della Scolastica si deve in alto grado all'opera di notabili
pensatori e scrittori domenicani, che in quasi tutti i casi non erano Iniziati ma erano guidati
segretamente da essi. Per sviluppare questa attività che l'Ordine si concentrò su due
università prestigiose, quella di Oxford e quella di Parigi: basterà con il ricordare che
professori come il tedesco San Alberto Magno o San Tommaso d’Aquino furono
domenicani, per comprendere che la fama acquisita dall’Ordine era qui sì, pienamente
giustificata. Furono domenicani inoltre Rolando di Cremona, che insegnò a Parigi fra il
1229 e il 1231; Pietro di Tarantasia, che lo fece dal 1258 al 1256 e giunse a essere Papa
con il nome di Innocenzo V nel 1276; Ruggero Bacone, Riccardo di Fischare, Vincent de
Beauvais, a Oxford, ecc.
Bisogna tener presente, dottor Siegnagel, che i Signori di Tharsis possedevano la
Saggezza Iperborea e, di conseguenza, operavano d'accordo a una prospettiva storica
millenaria; consideravano per esempio che quei decenni di influenza dei Golen erano
inevitabili però che, finalmente, sarebbero passati: e sarebbe giunto allora il momento di
spurgare l'Ordine. Perché questo era lo strategicamente importante: preservare il
controllo dell’Ordine e dell'istituzione dell’Inquisizione per un'opportunità futura; quando
questa si fosse presentata, tutta la forza dell'orrore e la repressione scatenata dai Golen
cistercensi, come un colpo di Jiu-Jitsu, poteva essere rivolta contro i suoi generatori; e
nessuno si sarebbe sentito offeso per quello, specialmente in Linguadoca. Il peso della
Strategia, come si avverte, riposava nella capacità del Circolo dei Signori del Cane di
mantenere in segreto la loro esistenza e di conservare il controllo dell’Ordine; esso non
sarebbe stato facile poiché i Golen finirono per sospettare che una strana volontà
frustrava i loro piani da dentro della stessa Organizzazione inquisitoria, in più, ogni volta
che qualcuno si avvicinava alla verità, quelli del Domini Canis lo perseguitavano
occultamente e attribuivano la morte a prevedibili vendette degli eretici occitani.
A queste motivazioni puramente strategiche che animavano i Signori di Tharsis per
operare occultamente nel Circulus Domini Canis, si sarebbe raggiunta molto presto la
pura necessità di sopravvivere, a causa degli avvenimenti che successero in Spagna e
che comincerò a esporre da domani. Come si vedrà, la distruzione dell’Ordine Templario e
con quello l'effettivo fracasso dei piani sinarchici della Fraternità Bianca, si sarebbe
convertita in una questione di vita o morte per la Casa di Tharsis. L'ultima Strategia del
Circulus ci porterà a quella causa esoterica del fracasso dei piani nemici, che fu Filippo IV
e alla quale mi sono riferita quattro giorni fa.
Ventiquattresimo Giorno
Mentre l’Ordine dei Predicatori si sviluppava d'accordo ai piani dei Signori di Tharsis,
qualcosa di terribile stava per succedere in Spagna: il ritorno di Bera e Birsa. E ci mancò
poco, dottor Siegnagel, perché quell'avvenimento non significasse la fine della Casa di
Tharsis. A continuazione, svelerò come successero i fatti.
Ricordate, Dottore, che la antica Onuba, città maggiore della Turdetania, si trovava fin dal
secolo VIII sotto la dominazione degli arabi, i quali la denominavano "Uelva”. Nell'anno
1011 era la testa di uno dei Regni di Taifa, Abu-Zaíd-Mohammed-ben-Aiyub, seguito da
Abul Mozab Abdalaziz; ma nel 1051 fu e così rimase fino al 1248. Come ho già spiegato,
durante questi secoli di occupazione araba la Capo di Tharsis senza problemi e raggiunse
un'invidiabile potere economico; la Villa di Turdes, la cui esistenza dipendeva
essenzialmente dallo sfruttamento delle proprietà dei Signori di Tharsis nella regione, era
cresciuta e aveva prosperato abbastanza, contando allora con circa 3500 abitanti; a parte
del nucleo diretto della famiglia Tharsis-Valter, che abitava la residenza Signorile ed era
composta da 50 membri, vivevano nella Villa di Turdes varie famiglie del lignaggio della
Casa di Tharsis ma di linee sanguigne collaterali. Così, infatti, nell'anno 1128, quando
Bera e Birsa celebrano il Concilio Golen di Monzón, il Regno di Huelva si trovava
subordinato al Taifa di Siviglia.
Il Re di Castiglia e Leon, Fernando III il Santo, Riconquista Siviglia nel 1248 però muore
sul luogo nel 1252; suo figlio Alfonso X il Saggio, con veletta la campagna conquistando
nel 1258 l’Algarve e i centri di Niebla e Huelva.Il Re che dette in questa regione come dote
a sua figlia naturale Beatrice, che la unì alla corona di Portogallo al matrimonio con
Alfonso III. Siccome tale annessione sezionava i diritti antichissimi che la Casa di Tharsis
aveva sulla regione, la Corona di Portogallo compenso il Cavaliere Odielón di Tharsis
Valter con il titolo di "Conte di Terseval”. In verità, sullo Stemma che Portogallo consegnò
alla Casa di Tharsis, si trova scritto a modo di leggenda: "Con. Tar. Et Val.”, con la quale
si abbreviava il titolo "Conte di Tharsis e Valter"; la posteriore lettura diretta della leggenda
finì per agglutinare le sillabe della trebbiatura e formare quella parola "Terseval” che
identificò la Casa di Tharsis durante i secoli successivi. Il disegno di quel blasone fu il
prodotto di un'ardua negoziazione fra Odielón e gli Araldiportoghesi, nella quale il nuovo
Conte di imposte il suo punto di vista afferrando si alla differenza di lingua e a una
spiegazione fantasiosa degli emblemi sollecitati.Supponendo che nell'antica Lusitania non
ricordavano già niente sulla Casa di Tharsis, reclamaronol'incisione di molti dei Simboli
familiari nello Stemma: ed essi iniziarono ad accettare, così, di galli come
"rappresentazione dello Spirito Santo a destra e a sinistra delle Armi di Tharsis"; il barbo
unicorno, animale chimerico, come "il simbolo del Demonio che circonda l'ombelico della
Casa di Tharsis"; la fortezza nell'ombelico come "equivalente all'antica Proprietà della
Casa di Tharsis"; i fiumi Odiel e Tinto come "propri del paese e necessari per definire la
scena"; ecc; e, finalmente, incluso l'immagine della Spada Saggia "come espressione
della Dama, a quel tempo la Vergine della Grotta, alla quale i Cavalieri di Tharsis erano
consacrati"; gli Araldi incisero sulla lamina il Grido di Guerra dei Signori di Tharsis: “Honor
et Mortis”. Il seguente Re di Castiglia e Leon, Sancho IV, integrò nuovamente la regione di
Huelva alla Corona di Castiglia e vi installò come Signore Juan Mathé de Luna, però
assimilò il titolo e le Armi della Casa di Tharsis a detto Regno. Come vedremo in seguito,
la Contea di Terseval, vittima di grande mortalità anni prima, si trovava allora asservito da
un Cavaliere catalano, che aveva ceduto i diritti della sua fiorente Contea mediterranea in
cambio di quelle lontane regioni andaluse.
Era passato più di un secolo da quando Bera e Birsa avevano ordinato ai Golen di
eseguire due missioni: compiere la sentenza di sterminio che pesava sui Catari e edificare
un Castello Templario ad Aracena. La prima "missione", come abbiamo visto, fu portata a
termine con cura dai Golen Cistercensi; sulla seconda pensione, in cambio, ancora non
erano avanzati per niente. Mentre Fernando III il Santo Riconquista Siviglia nel 1248 e suo
figlio Alfonso X il Saggio si impossessa nel 1258 del Algarve e di Huelva, il Re Sancho II di
Portogallo, poco prima di morire nel 1248, conquista Aracena, piazza che passa a
integrare la Corona di Castiglia nel 1252. È da supporre allora la premura con la quale
agirono i Templari dal momento stesso in cui si riconquistò la piazza di Huelva. Già nel
1259 avevano ottenuto una parcella da Alfonso X che li autorizzava "nell'occupare un
terreno sulle montagne di Aracena e di fortificarlo convenientemente, agli effetti di ospitare
e difendere una guarnigione di 200 Cavalieri". Tuttavia, anni prima che tale permesso
fosse messo, i Templari avevano localizzato la Grotta di Odiel, tracciando i piani e
scavando le fondamenta del Castello. Tutta la Catena montuosa di Aracena rimase per
vari anni sotto il controllo dei Templari, inclusa la città di Aracena e vari villaggi minori. Ma
i membri del Popolo Eletto che accompagnavano i Templari nell'impresa, non giungevano
a un luogo sconosciuto: il nome di Aracena, in effetti procede dalla radice ebrea Arai che
significa montagne, ed essendo Arunda, la montagnosa, sinonimo di Aracena. Questa
curiosa etimologia non ha niente di misterioso se si pensa che il villaggio fu fondato da
commercianti ebrei che viaggiavano con i Fenici durante l'occupazione di Tarshish, 1000
anni prima dell’Era attuale; in seguito fu chiamata Arcilasis da Tolomeo; Arcena dai greci;
Viriato, che esisti in testa alle legioni romane, la nominava Erisane. Per gli arabi fu Dar
Hazen e, a causa dell’orribile cibo che i saraceni prepararono quando i cristiani presero di
sorpresa la villa, la Caracena dei mori.
A partire dal 1259, si inviarono truppe verso Aracena da molte regioni della Spagna e
anche della Francia, in modo che durante la costruzione del Castello rimasero accampati
2000 Cavalieri assistiti da frati servitori. Quelle forze si distribuirono intorno alle Colline ed
esercitarono una rigorosa vigilanza per impedire che la popolazione vicina, di Cortegana,
Almonaster la Real, Zalamea la Real, o altre città, potessero avvicinarsi e osservare le
opere di costruzione. I Compagni di Salomone, la setta massonica controllata dal Cister,
concordò il lavoro su richiesta del Gran Maestro poiché, anche se Ordine dei Templari
contava con una sua propria divisione specializzata in costruzioni militari, "questa"
fortezza avrebbe avuto qualcosa di differente. In primo luogo, doveva possedere una
grande inchiesta; in secondo termine, questa chiesa avrebbe dovuto avere un'entrata
segreta che comunicasse le sue navi con la Grotta sotterranea: era così imprescindibile il
concorso del Collegio di Costruttori di Templi.
Il collegio raccomandò l'edificazione della chiesa all'Maestro Pedro Millán. Questi fu
autorizzato dal feroce Papa Golen Alessandro IV, lo stesso che in questi momenti
scomunicava Manfredi di Suabia e si occupava dello sterminio degli Hohenstaufen e la
rovina del partito ghibellino, a consacrare la Chiesa al culto della Vergine Dolorosa. Tale
dedica, naturalmente, non era casuale ma ubbidiva al piano dei Golen di sostituire la
Vergine di Agartha, la Divina Madre Atlante di Navutan, con una Vergine Maria Ebrea, che
piangeva, tremando nel suo Cuore di Fuoco per il dolore della crocifissione di suo figlio
Gesù: la Vergine di Agartha, al contrario, non sperimentò nessun dolore nel suo
Cuore di Ghiaccio quando suo Figlio di Pietra si auto crocifisse all’Albero del
Terrore e morì, ma si rallegrò e sparse la Sua Grazia sugli Spiriti incatenati, perché
suo figlio era morto come il più coraggioso Guerriero Bianco che fronteggia
l'illusione delle Potenze della Materia. La celebrazione del Culto alla Vergine del Dolore
fu istituita, come potrebbe essere altrimenti, dall'ineffabile Papa Golen Innocenzo III
all'introdurre la sequenza Stabat Maternella Messa dei Dolori, del Venerdì della Passione
di Gesù Cristo. Il Maestro Pedro Millán eresse, infatti, vedere i Templari, la chiesa di
Nostra Signora del Dolore, padrona da quel giorno di Aracena, dedica che contrastava
apertamente con la Vergine della Grazia e l’Allegria, Nostra Signora della Grotta, che si
venerava nella vicinaSignoria di Tharsis, o Turdes. Quando il Tempio fu terminato, si
depositò sull'altare l'immagine di Nostra Signora del sale dolore Maggiore, che ancora si
conserva e che ricevette da Urbano IV la gerarchia di Priorato dell’Ordine del Tempio.
Parallelamente, si lavorava febbrilmente nella costruzione del Castello, innalzato insieme
alla Chiesa, a 700 m di altezza, circondando con mura e fossato una piazza adiacente a
una torre mudéjar.Cinque anni dopo, la Chiesa e il Castello erano terminati e le truppe in
eccesso, così come i fratelli Costruttori di Salomoneone, si ritirarono tranquillamente dalla
zona; nonostante questo, sarebbero passati molti anni prima che gli abitanti del luogo si
azzardassero ad avvicinarsi alla Collina del Castello di Aracena.
Ma questo compito non fu tutto quello che realizzarono i Templari contro la Casa di
Tharsis in questi anni: il Castello di Aracena era un obbligo imposto dagli Immortali, al
quale avevano dato fedele compimento; adesso avrebbero aspettato pazienti il ritorno di
Bera e Birsa per fare in modo che Essi lo passero nei loro piani. Ma questa pazienza non
significava immobilità; al contrario appena furono riconquistate le regioni il potere degli
arabi, l'Ordine cominciò una campagna di occupazioni in tutta la regione di Huelva, sia
stabilendo guarnigioni nelle fortezze e nelle città riscattate, sia costruendo nuove chiese e
fortificando i punti importanti. La distribuzione di quei occupazioni non succedeva a caso
ma ubbidiva a una rigorosa pianificazione, i cui obiettivi non perdevano mai di vista la
necessità di circondare la Cassa di Tharsis e cospirare contro il Patto di Sangue. Per
ricordare solo i più importanti luoghi di questi sviluppi vale la pena menzionare la cessione
ottenuta del Convento di Santa Maria della Rabida, a Palos de la Frontera, di fronte a
Huelva, della quale ritornerò a parlare. Ho la possessione completa di Lepe, l’antica Leptia
dei romani, situata a 6 km da Cartaya,con lo scopo dichiarato di controllare la foce del
Fiume Piedras, da dove supponevano che avrebbero potuto navigare segretamente i
Signori di Tharsis. O il sospettoso interesse nel risiedere nella insignificante Trigueros, a
25 km da Valverde del Camino, molto vicino a Turdes, dove costruirono la chiesa
parrocchiale che ancora esiste: è che Trigueros, antica popolazione romana, si trova
incassata nel mezzo di una fertile ed estesa campagna che costituiva in tempi remoti il
cuore della Tartesside iberica; nei suoi campi, si trovano disseminati saggiamente decine
di dolmen e menhir, l'eredità del Patto di Sangue, che i Templari si dedicarono in quei
giorni a distruggere accuratamente: solo si salvò un Dolmen a Villa de Soto, che è
possibile visitare oggi giorno, poiché i Signori Moyano de la Cera, del Sangue di Tharsis e
tradizionali fabbricanti di dolci e di miele, impedirono ai Cavalieri di Satanàs concretizzare
la loro infame missione: Villa de Soto si trova a 5 km da Trigueros e il Dolmen si trova
nella "Grotta del Zancarrón deSoto".
Nella Cassa di Tharsis, come è logico, quei movimenti non passarono inosservati e
obbligarono i Signori di Tharsis apprendere alcune precauzioni: fortificarono anche la Villa
di Turdes e la Presidenza Signorile, poiché credevano che i Golen si cingevano a lanciare
una Crociata contro di loro con il pretesto di alcuna eresia, chissà denunciando il Culto alla
Vergine della Grotta; stabiliscono nella roccaforte una forza di 500 almogaveri e 500
Cavalieri, che era il massimo che si poteva armare il Conte di Tarseval per altri fini che
non fossero quelli della Riconquista. Penosamente niente di tutto questo sarebbe stato
necessario, infatti i Signori di Tharsis non indovinarono, ancora una volta, come prevenire i
piani diabolici di Bera e Birsa.
In tutto questo, vi starete chiedendo, dottor Siegnagel, che successe alla Spada Saggia
dal giorno in cui cadde Tartesso e le Vraya la nascosero nella Caverna Segreta. La
risposta è semplice: rimaste nella Caverna per tutto il tempo, vale a dire, durante 1700
anni fino a quel momento. Si portò a termine, così, il giuramento che fecero allora gli
Uomini di Pietra: la Spada Saggia non sarebbe stata esposta nuovamente alla luce del
giorno fino a che non fosse giunta la possibilità di partire, fino a che i futuri Uomini di Pietra
non avessero visto riflesso nella Pietra di Venus il Segnale Litico di K’Taagar. Per quello, i
Signori di Tharsis stabilirono che una Guardia doveva rimanere perpetuamente vicino alla
Spada Saggia, cosa che non sempre fu possibile dovuto al fatto che solo alcuni Iniziati
erano capaci di entrare nella Caverna Segreta. Come ricorderete Dottore, l'entrata segreta
era sigillata con le Vrune di Navutan fin dall’Epoca degli Atlanti bianchi e risultava
impossibile localizzarla a tutti coloro che non fossero un Iniziato Iperboreo: le Vrune erano
Segni Increati e solo potevano essere percepiti e compresi da coloro che disponessero
della Saggezza dello Spirito Increato, vale a dire dagli Iniziati nel Mistero del Sangue Puro,
dagli Uomini di Pietra, dai Guerrieri Saggi. Tuttavia, tranne alcuni brevi e oscuri periodi, la
Casa di Tharsis non smise mai di produrre Iniziati adatti a esercitare la Guardia della
Spada Saggia.
Anche se non erano già tanto numerosi come ai tempi di Tartesso, quando il Culto del
Fuoco Freddo si praticava alla luce della Luna ed esisteva un Collegio di Gerofanti; nei
secoli seguenti, bisognò occultare la Verità del Fuoco Freddo ai romani, i visigoti, arabi e
cattolici, riducendo la celebrazione del Culto all'ambito strettamente familiare: incluso,
dentro quell'ambito familiare riservato, si doveva convocare solamente coloro i quali
dimostravano una conveniente predisposizione gnostica per affrontare la Prova del
Fuoco Freddo, che in niente era cambiata e continuava a essere i terrificante e letale
come prima. A parte quei periodi che ho menzionato, durante i quali non ci fu nessun
membro della Casa di Tharsis capace di entrare nella Caverna segreta, la normalità era la
formazione minima di due Iniziati ogni secolo, nelle peggiori Epoche e di cinque o sei nelle
più prolifiche.Se l’Iniziato era una Dama di Tharsis, gli si dava il titolo di "Vraya", in ricordo
alle Guardiani iberiche. Se si trattava di un Cavaliere, si denominava Noyo, che era stato il
nome, secondo gli Atlanti bianchi, dei Pontefici Iperborei che ad Atlantide custodivano
l’Ark, cioè, la Pietra Basale, della Scala Infinita che Essi sapevano costruire e che
conduceva verso l’Origine. È ovvio che, per compiere il giuramento degli Uomini di Pietra, i
Noyo e le Vraya dovevano convertirsi in eremiti, vale a dire, dovevano stabilirsi nella
Caverna Segreta e rimanere tutto il tempo possibile vicino alla Spada Saggia: e nessuno
poteva servirli perché nessuno, a parte essi, poteva entrare nella loro dimora. Ma quella
solitudine non aveva importanza che gli Iniziati: la rinuncia e il sacrificio che esigeva la
funzione di Guardiano della Spada Saggia era considerato un Alto Onore per i Signori di
Tharsis.
Spagna – La regione di Huelva
D'accordo con quello riferito da coloro che erano entrati e usciti dalla Caverna Segreta, il
lavoro realizzato durante secoli dagli Iniziati che dimoravano li, aveva adottato il luogo di
alcune comodità. In effetti, anche se fin dal principio si convenne nel non introdurre oggetti
culturali, la verità è che Noyo e Vraya s'colpirono pazientemente la pietra della Caverna e
modellarono sedie, tavoli, letti, un altare e una rappresentazione del Dea del Fuoco
Freddo. E di fronte al Volto di Pyrena, ardeva ancora una volta la Fiamma della Lampada
Perenne.
Questa volta il Volto della Dea non sorgeva da un menhir ma era scolpito su una
gigantesca stalagmite verde. Non esisteva neanche un meccanismo che facesse aprire gli
Occhi poiché questi erano stati profondamente scavati che stavano sempre aperti, pronti a
rivelare agli Iniziati l’Oscurità Infinita di Se Stesso. Di fronte alla Volto, giaceva l'altare, che
consisteva in una colonna cubica sormontata da due scalini: la superficie dello scalino
superiore arrivava a livello del mento della Che e, sopra di essa, c'era un foro verticale nel
quale si introduceva l'impugnatura della Spada Saggia fino alla guardia, in modo tale che
la stessa maniera in piedi e allineata con il Naso della Dea, come se fosse una di
simmetria del Volto; in questo modo, la Pietra di Venus che è incastonata nella croce del
impugnatura, appariva nel centro della scena, disposta per la contemplazione. Sulla
superficie dello scalino inferiore, sotto il livello del impugnatura, e si provava depositata la
Lampada Perenne. Quel settore della Caverna Segreta aveva la forma di una nave semi
sferica, sfruttando la stalagmite con il Volto di Pyrena in un estremo vicino alla parete di
pietra; questa sembrava schizzata di lava e sali, mentre il tetto è ispido di verdose stalattiti;
il pavimento al contrario, era stato attentamente pulito da protuberanze e livellato, in modo
tale che era possibile sedersi comodamente di fronte al Volto di Pyrena e contemplare,
allo stesso tempo, la Lampada Perenne e la Spada Saggia con la Pietra di Venus.
Gli alimenti necessari per sussistere rifornivano di Signori di Tharsis mantenendo sempre
piena la dispensa di una Cappella che esisteva ai piedi del Monte Candelaria. Tale
Cappella, che era stata costruita per i fini segnalati, che rimaneva chiusa la maggior parte
dell'anno e solo era visitata dai Signori di Tharsis che andavano lì a pregare nella
solitudine totale: approfittavano allora per depositare i viveri in una piccola stanza sul
retro, la cui unica porta dava sul pendio del Monte. Fino a lì scendevano furtivamente,
preferibilmente di notte, varie volte all'anno gli Iniziati della Cavernaper rifornirsi di
alimenti. Normalmente trovavano un asino in un recinto adiacente, con il quale caricavano
i pacchetti fino all'entrata segreta e che poi lasciavano libero, visto che l'animale ritornava
docilmente al suo recinto. Ma in altre occasioni di Signori di Tharsis tendevano nella
Cappella settimane intere fino a coincidere con alcune di quelle visite notturne: allora, nel
mezzo dell'allegria dell'incontro, i Noyo e le Vraya ricevevano notizie della famiglia, se
alcuni di essi si preparavano seriamente per la Prova del Fuoco Freddo che se c'erano
possibilità che potesse superarla. Niente preoccupava di più gli Uomini di Pietra e le Dame
Kalibur del fatto che al non essere rimpiazzati da altri Iniziati, la Spada Saggia rimanesse
senza Custodia. I Signori di Tharsis, da parte loro, si informavano con i Noyo e le Vraya
sulle loro visioni mistiche: non si era ancora manifestato il Segnale Litico di K’Taagar?
Avevano ricevuto alcun messaggio dagli Dei Liberatori? Quando, oh Dei, che sarebbe
giunto il giorno del Battaglia Finale? Quando la Guerra Totale contro le Potenze della
Materia? Quando avrebbero abbandonato l’Universo Infernale? Quando l’Origine?
Sempre era successo nello stesso modo. Fino ad allora. Perché da quando terminarono il
Castello di Aracena, a una dozzina di kilometri dalla Monte Candelaria, un alone di
minaccia sembrò estendersi per tutta la regione. Bisognò, infatti, estremizzare le misure di
precauzione per rifornire la Caverna Segreta e si ridussero al minimo gli incontri con gli
Iniziati eremiti. A quel tempo abitavano la Caverna Segreta tre Iniziati: una anziana Vraya,
una donna di più di settant'anni, che durante cinquant'anni non abbandonò mai la Guardia;
un Noyo di 50 anni, Noso di Tharsis, che fino ai trent'anni fu Presbitero nella Chiesa di
Nostra Signora della Grotta e adesso era ufficialmente morto; e un giovane Noyo di 32
anni, Godo di Tharsis, che compieva la funzione di approvvigionare la Caverna Segreta.
Godo, figlio del conte Odielón di Tarseval, non era un improvvisato in questione di rischi:
portato da lì in Sicilia da uno dei Cavalieri aragonesi che servivano la corte di Federico II,
fu paggio nel palazzo di Palermo e in seguito scudiere di un Cavaliere Teutonico in Terra
Santa; nominato a sua volta Cavaliere, a 20 anni, entrò nell’Ordine dei Cavalieri di
Teutonici e lottò cinque anni nella conquista di Prussia; da sette anni rimaneva di Guardia
nella Caverna Segreta, anche se passava per star ancora combattendo nel Nord della
Germania. Si trattava, perciò, di un guerriero esperto, che sapeva muoversi con precisione
nel campo di battaglia: le sue incursioni alla Cappella erano attente e studiate, cercando di
evitare la possibilità di essere sorpreso dal Nemico. Questo lo chiarisco per scartare il
caso che una disattenzione fosse responsabile di quello che successe in seguito.
La verità è che il Nemico conosceva quel luogo e questo non lo ignoravano i membri della
Casa di Tharsis: secondo la saga familiare, in effetti nel luogo dove si ergeva la iniziale
Cappella del Monte Candelaria, gli Immortali Bera e Birsa avevano assassinato le Vraya
1700 anni prima. Per quello i Signori di Tharsis spezzarono ricambiare il punto di
approvvigionamento; ma l'intensa vigilanza che mantenevano su Aracena non rivelava
alcun movimento in direzione del Cappella e le cose seguirono così durante i seguenti
quattro anni ogni tre o quattro mesi del Noyo Godo scendeva dalla montagna di sorpresa
e di forma imprevedibile e procedeva a trasportare dalle provvigioni alla Caverna Segreta;
e solamente una volta all'anno stabiliva contatto con qualcuno dei Signori di Tharsis. Però
le notizie erano invariabilmente le stesse: i templari non effettuavano nessun movimento in
quella direzione. Inoltre, anche se non agivano, adesso stavano lì, troppo vicino, della loro
presenza costituiva una minaccia che si percepiva nell'ambiente.
Naturalmente, i Templari non agivano perché stavano aspettando gli Immortali. E quelli,
finalmente arrivarono, 140 anni dopo la assassinato di Lupo di Tharsis nella Fortezza di
Monzon. Una nave dell'armata templaria, proveniente dalla Normandia, li fece sbarcare a
Lisbona nel 1268 insieme al Abate di Claravalle, il Gran Maestro del Tempio e una
custodia di 15 Cavalieri. Il Gran Maestro spiegò alla Regina Beatrice che la spedizione
aveva come destino il Castello di Aracena, dove si sarebbe nominato un Provinciale,
ottenendo tutto il suo appoggio e la conseguente autorizzazione del Re Alfonso III; la
presenza di Bera e Birsa non fu notata lì perché simulavano di essere frati servitori e
vestivano come tali. Giorni dopo i viaggiatori prendevano l'antica strada romana che
andava da Olisipo (Lisbona) a Hispalis (Siviglia) e passava per Corticata (Cortegana) a
pochi kilometri da Aracena.
Ad Aracena, gli Immortali approvarono tutto il lavoro fatto dai templari in quanto
all'edificazione del Castello. All'interno della chiesa, nel pavimento dell'abside, c'era la
porta botola che comunicava con la Grotta di Odiel: in verità,la Grotta non si trovava
esattamente sotto la chiesa ma bisognava arrivare a essa attraverso la rampa di un
tunnel, al quale si accedeva con una scala di legno dall'abside. Bera e Birsa trascurarono i
dettagli della costruzione poiché il loro interesse maggiore radicava nella Grotta. La
esplorarono palmo a palmo, durante ore, parlando fra di loro con un linguaggio strano che
i quattro accompagnanti non osavano interrompere; questi erano l’Abate di Claravalle, il
Gran Maestro del Tempio, entrambi i Golen e due recettori Templari "esperti in lingua
ebrea", vale a dire, due Rabbini, rappresentanti del Popolo Eletto. Quanto pareva,
l'ispezione aveva dato risultati positivi; questo lo capivano dalle espressioni degli Immortali
poiché essi erano sommamente parchi in tutto quello che si riferiva alla Grotta e alla loro
presenza lì. In tutti i casi, solo fecero una richiesta: che si adattasse a certa forma
simbolica, che descrissero con precisione, lo specchio di un piccolo lago sotterraneo, che
era alimentato da un filo d'acqua di poca quantità. Bisognava anche interrompere
momentaneamente quel piccolo affluente, deviando l’eroso canale di alimentazione. Che
bisognava distribuire in determinati punti, intorno al lago, candelabri Menorah.
Venticinquesimo Giorno
Il Dorché
Gli Immortali esposero la situazione attuale al cistercense, al Templario e ai Rabbini: il
Supremo Signore della Fraternità Bianca, “Ruge Guiepo” e il Supremo Sacerdote,
Melchisedec, avevano ricevuto con disgusto il tradimento di Federico II e la sua pretesa di
erigersi a Imperatore Universale. Quegli atti gridarono il potere del papato e impedirono
fino al presente concretizzare i piani tracciati durante secoli dai Golen: è ancora possibile il
trionfo, però si doveva operare con mano dura; eliminare alla radice ogni possibilità di
opposizione. La Crociata contro i Catari era stata un successo, però era arrivata tardi per
impedire la nefasta influenza del Gral. Per queste ragioni, Ruge Guiepo ordinava, in primo
luogo, di sterminare il lignaggio maledetto degli Hohenstaufen ed espellere la Casa di
Suavia dai Regni siciliani: tali direttive erano già state comunicate al Papa Clemente IV. In
secondo termine, il Benedetto Signore mandava a eseguire immediatamente l'antica
sentenza che pendeva sulla Casa di Tharsis: nella Fraternità Bianca non si dimenticava
che la Pietra di Venus dei tartessi non era ancora stata ritrovata fino ad allora; e adesso
non era possibile correre il rischio di una nuova improvvisa apparizione di un nuovo Gral.
La soluzione consisteva in eliminare ipsofactoai suoi proprietari e possibili operatori.
L’Amato dall’Uno desiderava che questa volta la missione degli Immortali si approssimarsi
alla perfezione e per questo gli confidò, con un gesto straordinario, il Dorché, il Suo
Scettro Divino: con il quale, secondo quello che spiegavano con eccitazione gli Immortali,
tutto era possibile. Quello Scettro, il metallo è di Pietra, che formavano parte di un insieme
di strumenti che gli Dei Traditori fabbricarono per i Supremi Sacerdoti, quando milioni di
anni prima fondarono la Fraternità Bianca e si compromisero a lavorare per mantenere lo
Spirito Increato incatenato nell'animale uomo e a favorire l'evoluzione dell'Anima Creata.
Con il Dorchè la parola acquista il Potere della Parola e la voce diventail Verbo; tutte le
cose create e nominate dall’Uno erano sensibili al Logos del detentore del Dorché; solo
l'increato, o trasmutato dallo Spirito, non era danneggiato dal Potere dello Scettro.
Ovviamente, il nome che gli Immortali davano allo strumento era un altro, però i francesi lo
traducevano come meglio potevano con la parola “Dorché”. Riassumendo, l’Anziano dei
Giorni voleva che non ci fossero errori nel nuovo tentativo degli Immortali per distruggere i
Signori di Tharsis che li avevano dotati di un’arma terribile: gli aveva trasferito il Suo
Potere.
Che avrebbero fatto di Immortali con il Dorché? Avrebbero procurato di disintegrare i
fondamenti della Stirpe agendo sul sangue, sul messaggio contenuto nel sangue. E per
questo avevano bisogno di una mostra di quel sangue, un rappresentante del lignaggio
maledetto dall’Uno: a contenere questa mostra sarebbero andati gli Immortali impersona
poiché, chiarirono, i Signori di Tharsis erano esseri terribili, i quali, i Templari non potevano
lontanamente sognare di fermare. Con grande sorpresa dei Golen, poiché il Monte
Candelaria distava vari kilometri da Aracena, manifestarono la loro intenzione di viaggiare
a piedi; ma lo stupore fu maiuscolo quando osservarono i seguenti dati di Bera e Birsa: si
fermarono uno di fronte all'altro, separati dalla distanza di cinque o sei passi e si
guardarono fissamente negli occhi senza battere le ciglia; allora cominciarono a
pronunciare in contrappunto una serie di parole in una lingua sconosciuta, alle quali
davano una particolare cadenza ritmica; un momento dopo, entrambi davano un
prodigioso salto che li elevava in cima delle Mura del Castello. Si trovavano allora nel
cortile delle armi e, sparati fuori, di quella delle mura e si persero nella notte.In Golen
corsero per le scale fino ai merli e aguzzarono la vista in direzione dell'orizzonte; e
osservarono sotto la luce della luna, a una enorme distanza, due punti che si
allontanavano a grandi salti: erano Bera e Birsaavanzando verso la Cappella del Monte
Candelaria.
A partire dall'arrivo di Bera e Birsa i fatti si successero in maniera vertiginosa, lasciando
praticamente senza capacità di reazione di Signori di Tharsis. Gli Immortali dovettero
aspettare solamente 15 giorni nelle vicinanze della Cappella del Monte Candelaria:
passato questo tempo, Godo, che inspiegabilmente non aveva notato la presenza dei suoi
nemici, si trovava di fronte ad Essi. Al rendersi conto che a pochi passi da lui si trovavano
quei due personaggi vestiti con abiti da monaco cistercense, un impulso istintivo gli fece
impugnare la sua spada; ma riuscì a realizzare nient'altro che il gesto: con grande rapidità
Bera alzò il Dorché, pronunciò una parola che un raggio di colore arancione colpì nel petto
il giovane Noyo, lanciandolo a vari metri di distanza. Gli Immortali presero allora per i
gomiti il corpo senza coscienza di Godo di Tharsis e, dopo aver ripetuto la serie di parole
in contrappunto mentre si fissavano negli occhi, abbandonarono il luogo realizzando quei
grandi salti, che permisero loro attraversare i chilometri in questione di minuti.
Bera e Birsa avrebbero perso qualche tempo cercando di ottenere la confessione di Godo
sulla Chiave dell’entrata segreta. Con questo proposito non lo assassinarono d’immediato
e si dedicarono a tentare quello che avevano provato altre volte senza successo: ma
questa volta, con più calma si concentrarono sulla sua struttura psichica, cercando di
leggere in alcuna memoria il registro sul modo di entrare e uscire dalla Caverna Segreta.
Tuttavia, fu nuovamente tutto inutile; né la Chiave sembrava essere registrata nella sua
mente; né la più raffinata tecnica di tortura riusciva a sciogliere la lingua del Noyo. Durante
questo tempo, i Signori di Tharsis ricevevano il triste annuncio della scomparsa di Godo.
Erano appena trascorse dodici ore da quando era uscito dalla caverna, il Noyo Noso
comprese che Godo non sarebbe tornato e decise di avvisare il Conte di Terseval; si
congedò allora dalla Vraya, discese dal Monte Candelaria e si diresse verso le rive
dell’Odiel, dove i Signori di Tharsis mantenevano una piccola barca per casi del genere:
un’ora dopo scendeva a terra a due chilometri dalla Residenza Signorile. Così il Conte di
Terseval venne a sapere del rapimento di suo figlio Godo da parte dei Golen.
Se qualche volta decide di visitare Huelva, egregio Dottor Siegnagel, sicuramente vorrà
conoscere la Caverna delle Meraviglie e le Rovine del Castello Templario, *******.Per farlo
prenderà la strada che passa per Valverde del Camino, molto vicino dell'antica posizione
della Casa di Tharsis e arriva sino a Zalamea la Real; dal lì è necessario deviare per una
strada secondaria che va salendo fino alle Miniere del Río Tinto, sfruttate in tempi remoti
dagli iberici e 20 km dopo arriva ad Aracena. Naturalmente, non c'è nessuna ragione
turistica che giustifichi il prendere un altro cammino, a meno che non si desideri viaggiare
per strade migliori e si continui a Zalamea la Real verso Jabugo, dove il cammino si unisce
con l'ampia strada che va da Lisbona a Siviglia e segue l'antico tracciato romano dal quale
arrivarono Bera e Birsa. Ma, se questo non è il motivo e uno desidera mettersi in
complicazioni in necessarie, allora può seguire per quest'ultimo cammino e prepararsi per
prendere una piccola stradina di, la cui entrata si trova circa 2 km dopo il ponte sulla
Fiume Odiel.Da quel momento è meglio condurre con cautela poiché il sentiero
abitualmente è trascurato, quando non completamente intransitabile; si succedono un paio
di comuni dal nome incerto e alcune fattorie poco prospere, abitate da gente ostile agli
stranieri: se a qualcuno viene in mente di entrare da quelle parti dovrebbe farlo disposto a
tutto poiché nessun aiuto potrebbe aspettarsi dai suoi abitanti; sembra una menzogna, ma
700 anni dopo ancora perdura il timore per i fatti successi nei momenti che sto riferendo!
Non è un'esagerazione, in tutta la regione percepisce un clima lugubre, minaccioso, che si
accentua nella misura in cui si avanza verso Nord; gli abitanti dei villaggi, ogni volta più
ostili o francamente aggressivi, conservano numerose leggende familiari sui fatti occorsi
nei giorni della Casa de Tharsis, anche se si guardano bene di farle conoscere agli
estranei. Il timore è pratica nella possibilità che la storia di rete, che torni a cadere sul
paese il terribile castigo di quei giorni. Per questo non bisogna iniziare la conversazione
con loro e molto meno fare domande concrete sul passato: dopo aver sentito un brivido
d'orrore per l'interrogatorio, scoppierebbe su tutte le furie e attirerebbe con le sue grida
altri contadini; allora chi non riuscisse a scappare in tempo, sarebbe attaccato da tutti e
avrebbe molto fortuna se riuscisse a salvare la vita.
Dopo aver percorso altri 18 km, molto vicino già ad Aracena, si arriva a una minuscola
valle elevata, situata nel cuore della Catena di Aracena. Li esiste un villaggio che bisogna
attraversare rapidamente per evitare le pietre che lanciano i bambini o qualcosa di peggio;
è un villaggio del secolo XV che non sembra essersi evoluto molto da allora: la maggior
parte delle case sono di pietra, con le aperture mascherate con legno lavorato con accetta
e tetti in ardesia irregolari; molte di queste abitazioni si trovano disabitate, alcuni
totalmente distrutte, mostrando che una crescente decadenza e popolazione affetta il
villaggio e che solo la tenacità delle famiglie più antiche ha impedito la sua estinzione. Il
suo nome, "Catrame", gli fu imposto in quell'Epoca e costituisce una specie di maledizione
per i suoi abitanti, che non sono mai riusciti a sostituirlo con un altro dovuto alla
persistenza che ha tra gli abitanti dei villaggi vicini. L'origine del nome si trova 2 km più
avanti, quasi alla fine della valle, dove uno scolorito cartello mostra in latino e castigliano
"Campus pix picis", "Campo de la pez", "Campo della Pece".
In sostanza, è inutile cercare la pece lì perché tale denominazione procede dal secolo XIII,
quando veramente in quel campo ci fu molta pece, o perlomeno qualcosa che le
somigliava molto: da lì il nome del vicino villaggio di minatori, i quali, al fondarlo nel XV
secolo dovettero sopportare il tenebroso nome che gli imposero i loro vicini e finirono per
accertarlo con rassegnazione. Inoltre da dove era uscita la pece che caratterizzava quella
valle perduta tra le montagne deserte? È la pece, quel catrame, Dott. Siegnagel, è tutto
quello che rimase dell'esercito che il Conte di Terseval aveva messo insieme per attaccare
il Castello di Aracena e riscattare suo figlio Godo.
In quella valle, in effetti, il Conte Odielón con le sue truppe che accendevano più di 1000
effettivi, cinquanta cavalieri,500 almogaveri e 500 uomini della Villa. Più che sufficiente per
attaccare e distruggere il Castello Templario che solo puntava con una guarnizione di 200
Cavalieri; anche se i Templari avevano la fama di lottare tre contro uno, non potevano fare
niente con forze che li superavano di cinque volte. Tutto quello che si richiedeva per
terminare con la minaccia Templaria e riscattare Godo se è ancora vivo, era evitare che il
Castello ricevesse rinforzi e per questo sarebbe stato fondamentale dominare il fattore
sorpresa. Per quello il Conte Odielón decise di marciare verso Aracena per un sentiero
secondario che solo conoscevano i Signori di Tharsis e che passava per quella piccola
valle nella quale si sarebbero accampati durante le ore notturne per poi attaccare di
sorpresa all'alba. Ma l'alba non sarebbe mai arrivata per quei Signori di Tharsis.
Erano le undici della notte quando Bera e Birsa si apprestavano a consumare il Rituale
satanico. Il Noyo giaceva vicino al bordo del lago sotterraneo, ancora vivo ma svenuto a
causa della tortura ricevuta e delle multiple mutilazioni sofferte: a questo punto aveva
perduto le unghie delle mani e dei piedi, gli occhi, le orecchie e il nastro; e, come ultimo
atto di fanatismo e crudeltà, gli avevano appena tagliato la lingua "come premio alla sua
fedeltà alla Casa di Tharsis e agli Atlanti bianchi". Curiosamente non lo torturarono agli
organi genitali, chissà dovuto alla devozione che quei Sacerdoti sodomiti professavano
per il fallo.
Anche se le quarantanove candele, dei sette candelieri, illuminavano abbastanza la Grotta
di Odiel, l'aspetto dei sei personaggi che si trovavano presenti era oscuro e sinistro:
l'Abate di Claravalle, il Gran Maestro del Tempio e i due Precettori Templari, erano avvolti
in un'aria taciturna e funebre; la loro immobilità era talmente assoluta che sarebbero
passati per statue di pietra, se non fosse stato per la brillantezza maligna degli occhi che
tradiva la vita latente.Ma chi realmente avrebbe infuso terrore in qualunque persona non
avvisata che avesse avuto l'opportunità di presenziare la scena, erano gli Immortali Bera e
Birsa: erano vestiti con una tunica di lino in questo momento spaventosamente macchiata
dal sangue del Noyo e avevano messo dei pettorali d'oro tempestati con dodici file di
pietre di diverso tipo; ma quello che impressionerebbe il testimone non sarebbero i vestiti
ma la fierezza dei loro volti, l'odio che fuoriusciva da loro, si diffondeva tutto intorno come
una radiazione mortifera; che l'odio contraeva o creava spasmi sul volto degli Immortali: al
contrario l'odio era naturale per loro; non si sarebbe potuto distinguere nei volti di Bera e
Birsa né sul gesto che indicasse da solo l'odio atroce e inestinguibile che sperimentavano
verso lo Spirito Increato e terzo tutto quello che si opponeva ai piani dell'Uno, infatti i loro
erano, integri, completi nella loro espressione, i Volti dell'Odio. Che adesso avrebbe
raccolto le sue vittime sacrificali, l'offerta che Jehovà Satanàs reclamava.
Il Rituale, se si giudicava dagli atti di Bera e Birsa, fu piuttosto semplice; ma se si
considerano gli effetti catastrofici prodotti sulla Casa di Tharsis, bisognerà convenire che
tali atti erano il termine di cause profonde e complesse, la manifestazione sconosciuta del
potere di "Ruge Guiepo". Il Rituale si svolse così: mentre Bera sosteneva il Dorché con la
mano sinistra e il braccio stirato all'altezza degli occhi, Birsa alzava la testa del Noyo
prendendo un pugno di capelli con la mano destra e collocando un coltello d'argento sopra
al suo orecchio con la mano sinistra; la scena del rituale era disposta in questo modo: la
testa di Godo di Tharsis era sospesa a pochi centimetri dallo specchio d'acqua; fu allora,
che con un'azione simultanea, evidentemente convenuta in precedenza, Bera pronunciò
una parola e Birsa sgozzò il Noyo con un abile taglio sulla gola; en verità la punta del
coltello era stata appena appoggiata sull'orecchio sinistro del Noyo e al sentire la parola di
Bera, descrisse una curva perfetta che sezionò la gola e si concluse nell’orecchio destro:
letteralmente il Noyo fu sgozzato "da orecchio a orecchio"; il sangue uscì a schizzi e
cominciò a mischiarsi con l'acqua intanto che Bera seguiva recitando altre parole senza
muovere il Dorché; poco a poco occorse il primo miracolo: l'acqua, che appena si stava
tingendo con il sangue, cominciò a diventare rossa e molto più spessa fino a che tutto il
lago sembrò essere un immenso coagulo; da quel momento, una luminosità rossiccia era
rilasciata dall'acqua in forma di vapore, un bagliore intenso, somigliante a quello che
emetterebbe un forno incandescente; quando tutta l'acqua si convertì in sangue, ossia,
quando già non rimaneva neanche una goccia di sangue nel corpo esangue di Godo di
Tharsis, Bera abbassò il Dorché e lo punto verso il lago nello stesso momento in cui emise
un urlo agghiacciante: allora il colore del lago cambiò dal rosso al nero e la sua sostanza
si trasformò in una specie di pece o di catrame scuro; e lì concluse il Rituale.Bisogna
aggiungere che tale sostanza, somigliante alla pece, non era altro che una sintesi
organica di un cadavere umano, come si sarebbe ottenuto dopo un periodo di evoluzione
geologica di milioni di anni, ma accelerato in un istante con il Potere meraviglioso del
Dorché. Quella pece nera, era dunque l'essenza della morte fisica, l'ultimo estremo di
quello che era stata la vita e che si trova scritto potenzialmente nel messaggio del sangue.
Ma il sangue è unico per ogni Stirpe. Per questo la conseguenza cercata dagli Immortali
attraverso la magia nera consisteva nella propagazione di quella trasmutazione ai restanti
membri della Stirpe, a quelli che appartenevano a questo sangue maledetto, vale a dire, ai
Signori di Tharsis.Ripetendo quello che ho detto prima, se si deve giudicare il Rituale degli
Immortali Golen per i catastrofici effetti prodotti sulla Casa di Tharsis, bisogna convenire
che celava un grande segreto relativo al potere del suono, delle parole e alla funzione del
Dorché.Perché, nello stesso momento in cui il lago di sangue cambiò di colore e si
trasmutò in pece nera, il novantanove per cento dei membri della casa di Tharsis esalò il
suo ultimo sospiro: solo sopravvissero gli Uomini di Pietra, vale a dire, coloro che avevano
trasmutato la loro natura umana con il Potere dello Spirito. Naturalmente tra essi si
trovavano il Noyo e la Vraya, ma entrambi molto vecchi per procreare nuovi membri della
Stirpe. Tuttavia, a centinaia di chilometri da lì, altri Uomini di Pietra erano ancora vivi e si
sarebbero presi l'incarico di compiere la missione familiare. Del resto della Casa di Tharsis
non rimase nessuno vivo per raccontarlo.
Gli almogaveri di sentinella che custodivano il bivacco del Conte di Terseval cominciarono
a preoccuparsi non appena percepirono il ronzio; non avrebbero potuto affermare quando
iniziò, ma di certo stava crescendo e adesso riempiva tutta la valle; al diventare udibile, i
rudi guerrieri credevano di riconoscere, insolitamente, quel suono: era il tono esatto, il
suono oscillante di uno sciame di api, ma tremendamente amplificato per qualche causa
spaventosa e sconosciuta. Ma il ronzio, nonostante fosse sorprendentemente anormale e
di aver guadagnato un'intensità capace di generare stordimento, fu prontamente
dimenticato. Le sentinelle, en effetti, avvertirono che qualcosa di grave stava succedendo
poiché un grido allucinante ruppe la continuità di quell'impressionate vibrazione; ma tale
grido non proveniva non proveniva da fuori ma da dentro del bivacco e non consisteva in
uno ma in una moltitudine di lamenti che avevano coinciso all'istante: l'instante in cui
l'acqua del lago sotterraneo si trasmutò nel sangue dei Signori di Tharsis. Allora tutti i
membri della Stirpe sperimentarono un calore ardente mille volte più potente del Fuoco
Caldo della Passione Animale: e gridarono all'unisono. Ma nessuno sarebbe riuscito a
soccorrerli giacché pochi minuti dopo sarebbero morti "nello stesso momento in cui l'acqua
del lago si trasformò in pece nera".
In questione di minuti cessò completamente il ronzio e un silenzio sepolcrale si
impossessò della valle.E allora cominciò la pazzia per gli scarsi duecento sopravvissuti
dell'esercito del Conte di Terseval: erano tutti almogaveri oriundi della regione di Braga,
vale a dire, di Razza celta. Al principio lo spavento li aveva paralizzati, ma quei temibili
guerrieri non erano propensi a fuggire in nessuna circostanza; l'alba, in cambio, li colse
deliberando aggruppati nel centro dell'accampamento: secondo i costumi, di fronte
all'assenza di Signori o Cavalieri, avrebbero eletto Comandante uno di loro. Tale carica
cadde su un soggetto che era tanto coraggioso in guerra come poco intelligente fuori di
essa, noto come Lugo di Braga.Quel comandate si sentiva veramente perplesso come il
resto dei soldati per la mortalità improvvisa e, in seguito a un'ispezione di tutte le tende e i
luoghi in cui erano morti i guerrieri, dedusse che la causa del male era una peste
sconosciuta: i cadaveri, in effetti, non presentavano fino a quel momento nessun segnale
che rivelasse che tipo di peste aveva causato la morte; ma cosa faceva pensare che si
trattasse di una peste? Solo una peste, d'accordo al criterio dell'epoca, era capace di
uccidere in questa maniera! Naturalmente, nel medioevo la peste era temuta come il
peggior nemico, al di fuori di quelli che i Signori di Tharsis indicavano come tali e
bisognava affrontare.
I soldati sarebbero scappati allora, ma non lo fecero per la compromettente presenza di
tanti Nobili morti; non potevano abbandonare impunemente il Conte di Terseval perché
sarebbero stati perseguitati per tutta la Spagna; ma non potevano neanche trasportare un
cadavere contaminato di peste; la cosa corretta, spiegò Lugo, era vincere il timore e dare
sepoltura cristiana ai morti. Così, dominando la paura al contagio che li avvolgeva, i forti
almogaveri allinearono gli ottocento cinquanta cadaveri che avrebbero sotterrato;
pianificavano di scavare tre tipi di tombe: una fossa comune per gli almogaveri, un'altra
uguale per gli abitanti della villa e tombe individuali per i Cavalieri. Erano totalmente
compromessi con questo compito, a confezionare croci e a impaccare quello che
conveniva riportare al quartier generale, quando qualcuno scoprì la liquefazione dei
cadaveri e lancio il primo grido di terrore: pix picis!Pix picis! Vale a dire, la pece, la pece!
In pochi secondi corsero tutti vicino ai cadaveri e si resero conto che un incredibile
processo di disintegrazione organica li stava riducendo a un liquido nero e viscoso, simile
al bitume, ma dal quale usciva un liquido nero più leggero simile alla liscivia: da lì la
leggera identificazione con la pece, fatta da un annebbiato almogavero.Ma un processo
così brusco di decomposizione di un cadavere era molto al di sopra di quello che
potevano sopportare quelle menti superstiziose senza relazionarlo con la magia nera o la
stregoneria. Per questo al correre, questa volta con molta fretta, verso i cavalli, molti che
erano caduti in presa al panico esclamavano:bruttia! bruttia!Vale a dire, pece, pece!
Altri:Lixivía! Lixivía!Ossia liscivia! liscivia! E altri ancora pix picis! pix picis!Pece!
Catrame!
Al giungere alla Villa di Turdes, Lugo di Braga si trovò di fronte all'incredibile spettacolo
della pestilenza che l'aveva anticipato. Ma lì la distruzione della piaga era tremenda: dei
tremila cinquecento abitanti della Villa, cinquecento morirono nella valle, vicino al Conte di
Terseval e dei tremila restanti solo rimanevano in vita cinquecento, tutti procedenti da
regioni e Razze diverse dagli iberici di Tartesso. Quello che era successo era stato
analogo ai fatti successi nell'accampamento notturno del Conte: prima il ronzio, poi il
grido, emesso all'unisono da tutte le vittime e per ultima l'orribile morte simultanea. A
quanto sembrava, lì la trasformazione in bitume era più lenta, ma già si avvertivano i
sintomi nei cadaveri esposti. E nessuna sapeva se quella peste era contagiosa né ne
conosceva i primi sintomi. Lugo di Braga decise allora di fuggire dalla regione per sempre;
ma prima, fece la cosa più ragionevole, reazione propria dell'Epoca: si lasciò andare al
saccheggio con i suoi duecento compagni.
Non esistevano in quel momento Signori di Tharsis, né Cavalieri o Nobili, che
difendessero quel patrimonio. Lugo di Braga si diresse alla Residenza Signorile e la
saccheggiò a coscienza, ma non si azzardò a incendiarla come reclamavano i suoi uomini.
Dopo si ritirò in direzione del suo paese, portandosi dietro moltissimi cavalli caricati con il
bottino. Naturalmente, tutti sarebbero stati perseguitati anni dopo per questo crimine e
molti sarebbero finiti sulla forca. Anche se nessuno poteva immaginarlo in quel momento,
mentre la peste si appropriava della Casa di Tharsis, rimanevano alcuni di essi vivi e in
seguito avrebbero reclamato il suo. Con questa eccezione, la maggior parte dei membri
della Casa di Tharsis erano morti per la stessa causa e nella stessa nefasta notte, in
luoghi talmente distanti come Siviglia, Cordova, Toledo o Saragozza.
Ventiseiesimo Giorno
La Peste
Dottor Siegnagel, sarà d'accordo con me che gli Immortali quasi avevano eseguito
con successo la sentenza di sterminio contro la Casa di Tharsis. Almeno così lo
credevano Bera e Birsa, che se ne vantavano di fronte ai Golden e i Rabbini.
Si trovavano ancora nella grotta di Odiel. Il lago traboccante di bitume, ancora
ribolliva rilasciando odori nauseabondi. In primo luogo, si evidenziava la fiera figura di
Bera, l’Immortale che i Golen denominavano Bafoel e i TemplariBafomet, e in
realizzavano come espressione del perfetto androgino.Senza lasciare ilDorché, disse in
un latino eccellente:
- Finalmente si è estinto il lignaggio maledetto di Tharsis. Questo rallegrerà il
Supremo Sacerdote.
- Avete contemplato un grande prodigio, avete visto in azione il Potere di YHVH
Sebaoth -affermò Birsa nello stesso idioma.
- L'asfalto, il bitume, la Morte e la Peste, sono la stessa cosa, siamo Noi - rispose
Bera con sicurezza.
- Riconoscete questa sostanza? - interrogò a sua volta Birsa, dirigendosi al Rabbino
Nasi.
- Si, affermò questi. È “Bitume della Giudea” lo stesso che contamina il lago
Asfaltide, che noi chiamiamo Mar Morto.
I Golen e i Rabbini sapevano che Bera e Birsa erano stati gli ultimi Re di Sodoma e
Gomorra. E sapevano anche come avevano raggiunto una gerarchia tanto alta nella
Fraternità Bianca: durante il loro regno, in un momento di meravigliosa illuminazione, Essi
scoprirono il Segreto del Supremo Olocausto di Fuoco. In seguito cadde il Fuoco del Cielo
che ridusse in cenere quelle popolazioni e Bera e Birsa partirono per Chung Shambalá,
una delle Mansioni di Jehovà Satanàs e i suoi Ministri, i Seraphim Nephilim. Così, infatti,
molto prima che Israele esistesse, quando il suo seme si trovava ancora dentro di Abramo
e nessuno sacrificava al Dio Uno, Essi furono capaci di offrire i loro rispettivi popoli in
Olocausto per la Gloria di Jehovà Satanàs. Il bitume della Giudea, evidente residuo
dell’annichilazione dei loro popoli, giunse per causa Loro alla regione del Mar Morto. Tale
sacrificio valse loro l'essere ricevuti da Melchisedec, il Supremo Sacerdote della Fraternità
Bianca, che li consacrò al Grado Più Alto del suo Ordine. Quale Sacerdote del Patto
Culturale non vorrebbe imitare Bera e Birsa? - Oh; pensavano i quattro presenti, che non
dare ebbe un sacerdote per disporre un giorno di una popolazione intera da sacrificare,
come avevano fatto senza dubitare Bera e Birsa? Questo sarebbe un Olocausto degno di
Jehovà Satanàs s!
-Qual è la Maledizione di Jehovà Satanàs s per colui che non compie la Legge?
Chiese in questo momento Bera al Rabbino Beniamino.
- “Lancerò contro di voi bestie selvagge. Dica spiegherò sette volte per i vostri
peccati. Porterò la spada sopra di voi; vi fuggirete nelle vostre città, però Io invierò la sua
iniziale peste in mezzo a voi. E vi ritirerò il sostentamento del pane”.- sintetizzò Beniamino,
ripetendo Isaia.
- Così è Scritto! - confermò con ferocia Birsa -. Questo sarebbe il castigo per la
nostra debolezza ma può anche essere la nostra Forza! Dovete riflettere su questa cosa
come facemmo Bera e Io millenni fa, quando ancora la Legge non era Scritta nella forma
in cui l'avete espressa. Allora fummo capaci di comprendere il Segreto della Supremo
Olocausto e di portarlo a termine a Sodoma e Gomorra: per questo e per la Volontà del
Dio Jehovà, adesso Noi siamo la Peste. Dovete riflettere sulla Maledizione con serenità,
ve lo consigliamo. Perché solamente coloro che abbiano la calma per contemplare il
Principio e la Fine del Tempo, potranno comprendere il Segreto del Supremo Olocausto di
Fuoco, il finale dell'Umanità. Inoltre il premio di questa conoscenza significa l'immortalità
dell'Anima, l'Alto Sacerdozio e i Poteri che ci avete visto applicare. Riflettete su questo,
Sacerdoti: Noi sei siamo la Manifestazione di Jehovà e non dobbiamo infrangere la legge.
Però possiamo indurre Gentili a farlo in modo che li raggiunga la Maledizione, in modo che
la Peste si stabilisca in mezzo a loro: allora sarà possibile il Supremo Olocausto di Fuoco!
- E in che consiste?! - Ruggì l'Abate di Claravalle senza potersi contenere.
- La risposta è lì - disse Bera, segnalando con il Dorché il lago di bitume -. Però
questo lo comprenderà solamente chi copre che la nostra è una guerra fra la Pietra e la
Liscivia. La Pietra, situata alla Principio del Tempo, rappresenta il Nemico; mentre
l'Umanità, situata al Finale del Tempo, è la Liscivia, il Supremo Olocausto, la Purificazione
attraverso il Fuoco Bollente che e si c'è il Sacerdozio di Melchisedec.
Nonostante l'insistenza degli Immortali, nessuno dei quattro compresse che gli
avevano appena rivelato il Segreto del Supremo Olocausto. Il concetto della guerra fra la
Pietra e la Liscivia era per loro estremamente misterioso. Solamente Nasi si azzardò a
chiedere:
Vi riferite alla Morte del Giudizio Finale, la Morte Ardente dei condannati?
No! È scritto che la carne non morirà realmente, anche se il corpo si disintegri nella tomba,
poiché tutti gli uomini resciteranno per essere giudicati d'accordo ai loro peccati. Questo
sarà possibile perché l'uomo esiste in molti mondi alla volta, mondi che sono stati i monti
che non sono stati: in alcuni di questi mondi è ancora vivo e in altri potrebbe essere già
morto; ma da qui mondi sarà estratto il corpo che vivrà nuovamente, chissà per 1000 anni,
chissà per molto di più; alcuni saranno condannati, sì, e moriranno definitivamente; però
altri diverranno di nuovo sulla Terra. Non è, allora, a quella Morte alla quale ci riferiamo. In
verità parliamo di qualcosa di molto posteriore e conclusivo: dell’estinzione della
conoscenza umana. Il Finale del Umanità arriverà quando il Il Fuoco Bollente abbracci
tutti i mondi dove esiste l'uomo e l’Anima dell'uomo e solo rimanga la Liscivia come
testimone. In quel momento noi, la Manifestazione di Jehovà Satanàs, avremmo raggiunto
la Perfezione dell’Anima, la Divina Finalità proiettata dal Principio. Ma non sarà così per i
Gentili, che già non avranno ragione di esistere all'interno dei mondi, poiché l'oggetto della
loro creazione non fu favorire la nostra perfezione: sarà la Volontà dell’Altissimo che le
loro ceneri coprano la Terra in modo che l'Acqua Salata del Cielo li converta fiumi di
Liscivia. Ascoltate bene, Sacerdoti dell’Altissimo: quanto prima si interferisca l'Umanità,
più presto si avvicinerà la Perfezione per voi! Convertite l'uomo in Liscivia e consumerete il
Supremo Olocausto che aspetta il Creatore alla Fine dei Tempi! - Spiegò Bera, mostrando
notevole pazienza.
E continuò parlando, poiché i quattro Sacerdoti erano rimasti ammutoliti.- È la Fede
nella Perfezione Finale che raggiungeranno i credenti in Jehovà Satanàs mediante il
Sacerdozio della Suo Culto, quella che opererà i miracoli più grandi.Se siete capaci di
vedere il Finale sarete andati avanti fino al Finale, la Perfezione sarà in voi e il momento
della Supremo Olocausto sarà arrivato: la vostra Fede indistruttibile nella Perfezione
Finale e la Comprensione del Finale, porterà al Presente il Fuoco Bollente del Finale, che
incenerirà l'uomo imperfetto; e sulle sue ceneri pioverà in seguito l'Acqua e il Sale del
creatore; allora il Segno Abominevole che sta nella Pietra di Fuoco sarà lavato con
Liscivia.Così successe a Sodoma e Gomorra; e in altre dieci città della Valle del Siddim,
quando io e Birsa raggiungemmo la Perfezione Finale e stabilimmo la differenzia con
l'imperfezione dei suoi popoli, ottenendo che esibissero pubblicamente la loro
degradazione: allora discese la Shekhinah di Dio e gli Angeli di Dio e cadde il Fuoco del
Cielo che ridusse in cenere quei popoli insensati; e cadde in seguito l'acqua e il Sale di
Dio; e nacque il Lago Asfaltide, il Mare di Bitume della Giudeo, il Mar Morto; in verità il
Mare della Liscivia. Quello fu, Sacerdoti, il nostro Olocausto al Dio Jehovà.Però quel
Mare di Liscivia non fu sufficiente per lavare il Segno della Pietra: questa missione è
riservata al Popolo Eletto di Jehovà Satanàs, alla Sua Razza Sacra; quando Essi saranno
sul trono di tutti i popoli Gentili della Terra, quando l’intera Umanità sarà soggetta al loro
Governo Mondiale, allora sarà arrivato il momento dell’Olocausto Supremo. Per questo
dovette lavorare senza riposo, con la Fede fissa nella Perfezione Finale e lo sforzo
applicato nel raggiungere la Sinarchia Universale del Popolo Eletto! Solo il Supremo
Olocausto di tutta l'Umanità eseguito per mano dei Sacerdoti del Popolo Eletto produrrà la
Liscivia che laverà il Segno Abominevole nella Pietra di Fuoco!
Tutti i nostri sostenitori, i Grandi Sacerdoti, conoscono questo Segreto e hanno
consacrato i loro popoli con il Segnale della Cenere! Perfino i Sacerdoti Brahminici hanno
unto gli ariani con il Segnale della Cenere, sforzandosi di coprire il Segno Abominevole e
aspettando che la Grazia del Cielo gli conceda l'acqua che forme la liscivia e lavi la Pietra
di Fuoco! Per questo la cenere è sempre stata segnale di dolore e afflizione, segno del
pentimento e della penitenza: l'uomo unto con cenere è colui che chiede
misericordia Divina, chi s’inginocchia davanti al Creatore e sollecita Perdono per i
suoi peccati, specialmente il più grande peccato, quello di Essere IO di fronte
all’Uno che è tutto, peccato che può essere lavato solamente con la liscivia!I membri
del Popolo Eletto ungono le loro teste con cenere in segno di penitenza, ma i Sacerdoti
dell’Agnello aggiungono acqua benedetta alla cenere per creare la Liscivia del perdono di
Jehovà. Più niente salverà l'uomo dall’Olocausto di Fuoco e dalla Cenere e la Liscivia del
Giudizio Finale! Jehovà avvertì millenni fa contro i falsi Sacerdoti che impiegano la cenere
dell’incenso per concedere un falso perdono: solo la cenere umana costituisce la
Liscivia che lava il Segno Abominevole e Jehovà ha promesso di convertire in
cenere i falsi Sacerdoti che non rispettano il necessario Olocausto di Fuoco!
Ripetete, Cohens di Israele, le parole di Jehovà!
Il Rabbino Beniamino ripeté immediatamente.
-"Un Profeta, per comando di Jehovà, arrivò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo
stava per bruciare incenso sull'altare. Per comando di Jehovà, iniziò a gridare verso
l'altare: «Altare, altare, così parlaJehovà: Ecco nascerà un figlio nella casa di Davide,
chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i falsi sacerdoti delle alture, che ti hanno
usatopero offrire incenso. Su di te brucerà ossa umane e le ossa dei falsi sacerdoti. E ne
diede una prova quello stesso giorno, dicendo: «Questa è la prova che Jehovà parla: ecco
l'altare si spaccherà e si spanderà la cenere che vi è sopra”.[I Re, 13,1 ].
-Così è scritto! Solo con la cenere umana si compone la liscivia che reclama
la Giustizia di Jehovà! E questa è la cenere della vera penitenza quella che impiega
Giobbe quando confessa le sue colpe di fronte a Jehovà!
Beniamino, non ebbe bisogno di altro che di un gesto per chiarire la citazione:
-“Allora Giobbe rispose a Jehovà e disse: comprendo che puoi tutto e che
nessuna cosa è impossibile per te. Chi è colui che, senza aver scienza, può
oscurare il tuo consiglio? Sono io quello che oscura i tuoi piani con ragioni carenti
di significato, ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me,
che io non comprendo. Ascoltami ed io parlerò, io t'interrogherò e tu istruiscimi. Io ti
conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Perciò mi riconosco
colpevole e mi pento con la polvere e la cenere”.[Giobbe, 42].
- La Giovenca Rossa è il Simbolo dell'Umanità consacrata a Jehovà per il
Sacrificio Rituale della cenere e la liscivia, per l'elaborazione dell'acqua lustrale!
- Jehovà parlòcon Mosè e il Supremo Sacerdote Aronne e gli impose il dovere di
sacrificare la Giovenca Rossa dell’Umanità per purificare il Popolo Eletto, dovere che
sarebbe stato legge perpetua d’Israele! Ricordatelo Cohens!
-Jehovà disse a Mosè e ad Aronne "Colui che avrà bruciato la Giovenca Rossa si
laverà le vesti nell'acqua, farà un bagno al suo corpo nell'acqua e sarà impuro fino alla
sera. Un israelita puro raccoglierà le ceneri della Giovenca Rossa e le depositerà fuori
del campo in luogo puro, dove saranno conservate per la comunità d’Israel per la
preparazionedell'acqua di lustrale purificazione: è un rito espiatorio. Colui che avrà
raccolto le ceneri della Giovenca Rossa si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera.
Questa sarà una legge perenne per gli Israeliti e per lo straniero che soggiornerà presso di
loro”.[Numeri, 19,9]. – Ricordò senza errori Beniamino.
- Jehovà parlò con Mosè e Aronne e gli disse: “Per l’israelita impuro si prenderà la
cenere della vittima bruciata per l'espiazione e vi si verserà sopra l'acqua viva, in un
vaso; poi un Israelitapuro prenderà unissopo, lo intingerà nell'acqua lustrale e spruzzerà il
Santuario di Jehovà, tutti i mobili e tutte le persone presenti”. [Numeri, 19,17]. Declamò
Beniamino senza dubitare.
-E come si purifica Tamar, dopo che era stata violentata da suo fratello
Ammon?
-“Tamar si pose quindi cenere sulla testa”[II Samuele 13,19]. Replicò
velocemente Beniamino.
-Solamente la liscivia laverà il Segno Abominevole! Per questo peccato non c'è
perdono né redenzione possibile al di fuori della liscivia: non bastano il pentimento e la
penitenza o la mortificazione del vestito di sacco! Solo dopo aver spruzzato acqua lustrale
sulla cenere, il penitente indosserà il vestito di sacco! Come Ha fatto il Popolo Eletto
quando fu attaccato dall'assiro Oloferne, la cui testa fu tagliata dalla divina Giuditta!
Beniamino riferì la citazione:
-“Tutti gli israeliti invocarono con fervore Jehovà e si umiliarono devotamente di
fronte a lui. Tutti gli uomini di Israele e le donne e i bambini, coloro che abitavano a
Gerusalemme, si prostrarono di fronte al santuario, coprirono di cenere le loro teste e si
presentarono vestiti di sacco di fronte a Jehovà. Anche l'Altare fu coperto di cenere e
alzarono le mani tutti insieme con fervore a Jehovà”.[Giuditta, 4,9].
Adesso comprenderete il significato di quest’antica legge! I Savi di Sion, disse
Geremia, hanno coperto la sua testa con cenere come segno di penitenza! E in seguito, il
Profeta, con parole di Jehovà, parla a sua Moglie,Israel Shekhinah, e la avverte che non
sarà facile togliersi la macchia dell’Infedeltà!
Immediatamente, Beniamino recitò la metafora di Geremia:
-"La parola di Jehovà mi è stata diretta in questi termini.Va e grida nelle orecchie di
Gerusalemme quanto segue: poiché già da qualche tempo hai infranto il tuo giogo, hai
spezzato i tuoi legami e hai detto: Non ti servirò! Infatti sopra ogni colle elevato e sotto
ogni albero verde ti sei prostituita. Io ti avevo piantato come vigna scelta, tutta di vitigni
genuini;ora, come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda? Anche se ti
lavassi con la soda e usassi molta liscivia, davanti a me resterebbe la macchia della
tua iniquità.Oracolo di Jehovà Sabahoth” [Geremia, 2,20].
-L'Agnello comandò anche al popolo eletto di pentirsi nelle ceneri e vestendosi di
sacco, ma i Gentili hanno preso la prevenzione alla lettera e hanno assunto che è
veramente facile rimuovere il Segno Abominevole; ma, per la sua impurità, non ci sarà
altra purificazione che trasformare quei popoli in liscivia, come abbiamo fatto per lavare la
macchia di Sodoma e Gomorra! Anche quello ha predetto l'Agnello! Ripeti, Sacerdote
dell'Agnello!:
-“Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati
compiuti gli stessi miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da qualche tempo
avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere”. “Ebbene io ve lo dico: La
terra di Sodoma, nel giorno del Giudizio Finale, avrà una sorte meno dura della
vostra”![Matteo, 11,21].
Sacrificato l'Agnello, i suoi stessi discepoli si pentano con l'acqua lustrale!
-Sì,affermò l'Abate di Claravalle.Durante la Quaresima, prima della Resurrezione, i
penitenti ricevono la cenere, l'acqua benedetta e si pentono dei loro peccati, si confessano
e aspettano la salvazione durante il Giudizio Finale, però essi non capiscono che il Segno
Abominevole non può essere lavato in questo modo, nonostante il Sacerdote aperte
virgolette dica loro: “Ricordati che polvere sei e in polvere ti convertirai“
A questo punto tacque Bera ma Birsa aggiunse: - il momento del trionfo del Creato
sull’Increato, dell’Essere sul Niente, della Luce sulle Tenebre dell’Anima, è ormai
prossimo!Molto presto la Sinarchia sarà una realtà e l'Umanità rimarrà in ginocchio di
fronte al Potere del Popolo Eletto!Sarà arrivato allora il tempo di ammorbidire l'uomo per
obbligarlo a esibire la sua imperfezione e la sua bestialità, quella cattiveria primordiale che
nasconde nel fondo della sua Anima. Sarà il tempo di rimpiazzare il Serpente del
Paradiso con il Drago di Sodoma.Ricordate Sacerdoti che la Tentazione del Serpente
fa sprofondare l'uomo nel peccato, ma lascia intatta la sua funzione virile; e che
l'uomo di lire può sempre elevarsi dalla miseria morale mediante la guerra e
l'eroismo e cadere in potere dei Nemici della Creazione!L'uomo virile, il Guerriero,
l’Eroe, ritarderà la concretizzazione dell'Olocausto Finale: non basterà per impedirlo, la
massificazione e il pareggiamento a cui sarà sottomessa l’Umanità da parte del Popolo
Eletto; i vizi e le perversioni che in essa prospereranno a causa della Tentazione del
Serpente, se l'uomo conserva la sua virilità e riesce a convertirsi in Guerriero e in Eroe, se
ha la volontà per ribellarsi ai piani della Fraternità Bianca, che è la Gerarchia di Jehovà
Elohim.
La Tentazione del Serpente del Paradiso non può nulla contro questa Lucifer e
ricca determinazione di Essere ed Esistere più in là degli Esseri Creati dal Dio Uno:
solamente il Drago di Sodoma ha il Potere di togliere all'uomo la sua virilità; e
solamente Noi, la Teste, sappiamo convocarlo! Rispondete, Cohens: qual è l'Emblema
di Israele!?!
Di fronte all'inaspettata domanda, Beniamino si affrettò a rispondere:
- È scritto, dai Profeti, che l'Emblema di Israele è la Colomba."I figli d'Israele
seguiranno Jehovà : ruggirà come un leone, ed essi verranno come una colomba", disse
Osea [Os. 7 e 11] perché Jehovà aveva comandato, attraverso la bocca di Geremia:
"Israele, sii come la Colomba che nidifica sul bordo dell'abisso. [Geremia. 48].
Birsa continuò, soddisfatto dalla risposta di Beniamino:
Non dimenticate mai, Sacerdoti, che l’Emblema di Israele è la Colomba, perché
questo simbolo segnalerà la Fine dei Tempi! Ho detto prima che il momento del trionfo è
vicino, che la Sinarchia del Popolo Eletto molto presto sarà instaurata: allora l’Emblema di
Israele sarà imposto agli uomini e giungerà l'opportunità per il Nostro intervento. Così sarà
fatto, così l’ha deciso la Fraternità Bianca e l’ha approvato Melquisedec, il Supremo
Sacerdote: in tutto il mondo, migliaia e migliaia di Sacerdoti e sostenitori della Causa di
Israele, ed esporranno bandiere con il suo Emblema; solamente gli uomini virili
resisteranno e cercheranno scappare alla massificazione sociale per mezzo della
ribellione e la guerra: cercheranno di fondare un Nuovo Ordine Morale basato
sull’Aristocrazia del Sangue, però saranno affogati nel loro stesso sangue; e Noi
risponderemo al clamore di quelli che portano come segnale l’Emblema di Israele;
lasceremo andare in mezzo agli uomini il Drago di Sodoma; e l'uomo perderà la sua
virilità e si ammorbidirà, diventerà come una donna; anche quando possa procreare, la
sua volontà di combattere sarà debilitata da un’effeminatezza crescente che si estenderà
a tutta l'Umanità; perplessi, molti confonderanno la morale sodomita con un prodotto di
alta civilizzazione, ma in verità succederà che il Cuore dominerà sulla Mente e indebolirà
la Volontà; alla Fine, tutti finiranno accettando il modo di vita sinarchico; e l'uomo sostituirà
l’Aquila con la Colomba, la Guerra con la Pace, il Rischio eroico con la Comodità passiva.
Ma questa Pace della Colomba, di cui godranno con la Sinarchia del Popolo Eletto, sarà il
cammino più corto verso l’Olocausto Finale nel quale saranno sacrificati a Jehovà
Satanàs, versol'Oceano di Liscivia nel quale saranno convertiti terra lavare il Segno
Abominevole nella Pietra di Fuoco! Questa è la "Peste" che la Maledizione dell’Altissimo
garantisce a quelli rimangono al di fuori della Legge!
Immediatamente, come se le loro menti fossero stranamente sincronizzate, riprese
la parola Bera:
Sì, Sacerdoti! Che sopravvenga la Sinarchia del Popolo Eletto, che
l'Umanitàesponga la bandiera con l’Emblema della Colomba e Noi riporteremo la Peste
della Morte Finale, il Fuoco Bollente, l'Acqua e il Sale del Cielo! Ma saremo preceduti dal
Drago di Sodoma, che annuncerà il nostro arrivo!Voi avete visto gli estremi del processo
in questa Grotta: il sangue, degradato con l'acqua; e l'acqua, trasformata in sangue; e
dopo il lago di sangue, la Peste della Morte Finale, il bitume della Giudea, la Liscivia Nera.
Ditemi, Sacerdoti di Israele!Qual è stata la prima piaga che Jehovà ha mandato in
Egitto per imporre la Causa di Israele?
- L'acqua si è trasformata in sangue! Affermò Beniamino.
- E quale fu l'ultima piaga, con la quale fu assicurato il trionfo del Popolo Eletto?
-La Peste in mezzo ai Gentili! La Peste offrì la vita dei gentili a Jehovà come
Olocausto per la prossima Gloria di Israele! Solamente quelli che erano macchiati con il
Sangue dell'Agnello non furono toccati dalla Peste!
-E ora, voi Sacerdoti dell'Agnello! Quale sarà la piaga che porterà il Terzo Cavaliere
alla Fine dei Tempi?
- L'acqua diventerà Sangue! Rispose l'abate di Claravalle.
"E quale sarà, la piaga del Quarto Cavaliere?"
-La Peste in mezzo ai Gentili! Il Fuoco Bollente li brucerà e la Peste offrirà le loro
vite come un olocausto a Jehovà per la prossima Gloria del Nuovo Israele e l’avvento della
Nuova Gerusalemme! Solo coloro che espongono il sangue dell'Agnello e l’Emblema della
Colomba non saranno toccati dalla Peste!
-E cosa succederà dopo la peste, quale sarà l'ultima piaga?
-La distruzione completa e totale dell'Umanità in un mare di Zolfo e Fuoco! Solo il
Nuovo Israele e la Gerusalemme Celeste sopravvivranno al Supremo Olocausto Finale! –
sostenne categoricamente l'Abate di Claravalle, chiaramente ispirato dal discorso degli
Immortali.
Bera chiarìil significato che dovrebbe essere attribuito a quelle risposte tratte
dall'Apocalisse di San Juan.
Riflettete, Sacerdoti, su quelle Profezie e ciò che ci avete visto fare in questa
Grotta: da lì emergerà il Segreto dell'Olocausto Supremo. L'Acqua, il Sangue, il Fuoco
Bollente, la Morte, la Liscivia, la Peste, Noi: ecco il Mistero. Di come la maledizione del
Dio Jehovà, che è la nostra debolezza, può essere la nostra Forza. Ecco come è stato e
sarà. Se ci avete compreso, renderete Vostre le parole con le quali Geremia condanna
coloro che si allontanano dalla Legge: rappresentano la nostra Forza sui Gentili!
- "Jehovà disse; coloro che sono al di fuori della Legge saranno toccati: la
schiavitù,la fame, la spada,la Peste "[Ger. 15]. - Il volto del rabbino Beniamino brillava
mentre ripeteva le quattro forme della Maledizione di Jehovà, poiché ora trovava le parole
del Profeta piene di un nuovo significato.
"E allora saprete," continuò Bera imperturbabile, "qual è in verità la nostra
debolezza, un Mistero che i Gentili non devono capire mai.
E Beniaminoaggiunse le seguenti parole di Geremia:
- "Jehovàavvertì il popolo di Israele di quattro tipi di mali, di fronte ai quali sarebbero
stati deboli: Fai attenzionealla Spada, perché Essa può ucciderti; Prenditi cura dei Cani,
perché Essi possono farti a pezzi; Prenditi cura degli Uccelli del cielo, perché Essi
possono divorarti; Attenti alle Bestie, perché vi annienteranno "[Ger. 15].
- È così che è scritto! -Approvò Bera.
-E contro quella debolezza abbiamo quattro rimedi, che i Gentili non dovrebbero
mai sapere ", completò Birsa:
Contro la Spada, la Pace dell'Oro
Contro i Cani, l’illusionedella Rabbia
Contro gli Uccelli, l'illusione della Terra
Contro le Bestie, l'illusione del Cielo.
Era tutto più che misterioso, e i Sacerdoti rimaseromomentaneamente sommessi in
profonde riflessioni. Il Gran Maestro del Tempio, tuttavia, che fino a quel momento era
rimasto in silenzio, pensava a qualcos'altro:
-Oh, Tzadikim! Disse. Le vostre spiegazioni costituiscono la Luce più Brillante per
la nostra comprensione e siamo molto grati per il privilegio di ascoltarle. Non voglio
abusare del favore che ci avetefatto, chiedendo chiarimenti che forse non dovreste dare;
ma non posso fare a meno di dire che il nostro cuore sarebbe pieno di gioia se voi poteste
dirci qualcosa di più sulla Pietra del Fuoco.
-Dici bene, Sacerdote; la Pietra del Fuoco racchiude un Mistero molto grande. Ve
ne parleremo, ma saremo brevi, perché è ora di tornare in Oriente. Era evidente che
Birsa si esprimeva in chiave allegorica, dal momento che gli Immortali non se ne
sarebbero andati prima del giorno successivo.- Ma prima di partire vi parleremo anche
della tua prossima missione, ora che il Seme Maledettodi Tharsis è morto, e sarà utile
farlo nell’ambito di quel Mistero. Avete portato il libro che abbiamo richiesto?
"Come avete richiesto, il libro è stato trasportato-disse l'Abate di Claravalle. Si trova
nella biblioteca del Castello sotto la custodia permanente dei tre Cavalieri che uccideranno
chiunque tenti di avvicinarsi. Abbiamo anche portato da Claravalle un maestro scultore
veggente, che si trova nella sua cella in attesa di una nostra chiamata.
- Andiamo, allora, alla biblioteca! -Ordinò Bera,- nascondendo il temibile Dorché
sotto la sua tunica.
Salirono dalla botola che conduce alla Chiesa di Nostra Signora della Sofferenza e
pochi istanti dopo si trovarono,tutti e sei, in una stanza i cui mobili consistevanoin scaffali e
tavoli coperti di libri e rotoli; diversi leggii esposti, aperti, alcuni libri enormi, illustrati in
maniera squisita dai monaci benedettini e costruiti con piani incrostati in oro e argento. Da
un baule rinforzato con ferro battuto e un voluminoso lucchetto, l’Abate di Claravalle
estrasseil Sepher Icheh e lo depositòsu un tavolo grande, con doppio piano inclinato ma
ben illuminato da un candeliere centrale. A un segnale di Birsa, i quattro sacerdoti si
sedetterodi fronte al libro, mentre gli Immortali rimanevano in piedi, uno a
ciascun’estremità del gruppo.
- Apritelo a pagina 12, Lamed! - chiese Birsa.
Il libro conteneva solo immagini, cioè mancava qualsiasi tipo di testo, ad eccezione
delle parole distribuite nei disegni. Sulla pagina richiesta è stata esposta la
rappresentanza delle dieci Sephiroth del Creatore in forma diArbor Philosophica. Tutti
stavano guardando Bera, che immediatamente prese la parola.
Ventisettesimo Giorno
La Shekhinah
Come è risaputo, dottor Siegnagel, il "libro sacro" per eccellenza, per gli ebrei è la
Torà, che essenzialmente è composta dai cinque libri del Pentateuco come furono
presentati dallo Scriba Esdras nel V secolo A.C.Ma questa è la Torà scritta, Torà
Shebikhtab, che deve essere considerata una Dottrina profana ed essoterica, poiché la
sua vera "Saggezza Divina", Hokhmah, è codificata nella Scrittura e non può essere
interpretata senza conoscere le chiavi crittografiche della Kabbalah.C'è anche, poi, una
Torà orale, Torà Shebalpeh, che tratta di queste chiavi e costituisce la dottrina esoterica
nota ai membri della "catena kabbalistica", shalsheleth haqabbalah.Il tema principale
della Torà è la rivelazione del Sinai, cioè la Hokhmah che Jehovah, YHVH, rivela a Mosè
sul Monte Sinai e che è sintetizzata nel Decalogo delle Tavole della Legge.Ora, Mosè
ricevette le Tavole, Mocheh Qibbel Thorah Mi Sinai, sul monte Sinai, e da questo fatto
deve necessariamente iniziare la catena cabalistica visto che Cabbala deriva dal verbo
qabbel che significa ricevere. Tuttavia, se lo shaquahlah haquabbalah inizia con Mosè,
bisogna ricordare che ricevette due Tavole della Legge: solo la prima conteneva la
rivelazione della "Saggezza Divina", Hokhmah, oggetto della dottrina esoterica della
Kabbalah; le seconde erano una sintesi essoterica di quelle rivelazioni e furono criptate,
come tutta la Torà scritta. Secondo la Kabbalah, le prime Tavole provenivano
dall'Albero della Vita, cioè dall'Intelligenza dell'Uno, Binah, mentre le seconde
vennero prese da un lato dell'Albero del Bene e del Male.
L'albero della Scienza del Bene e del Male, di cui aveva mangiato i frutti, fu la
causa dell'espulsione di Adamo dal Paradiso: - "Allora il Signore Jehová disse: ecco
qui che l'Uomo è diventato come uno di noi, avendo conosciuto il Bene e il Male. E
non sia che adesso allunghi la sua mano e prenda anche dall'Albero della Vita, ne
mangi e diventi Immortale. E il Signore Jehová lo gettò fuori dal giardino dell'Eden
per coltivare la terra con cui era stato creato. Quindi scacciò l'Uomo e appostò
all'Est del Giardino dell'Eden, cherubini armati con Spade di Fuoco, per mantenere
sicuro il Sentiero all'Albero della Vita "(Genesi, 3).Pertanto, le seconde tavole sono
destinate a coloro che desiderano redimersi dal peccato di Adamo ma che rimangono
ancora soggetti ad esso; le prime, invece, rivelano la Hokmah a coloro che hanno
superato la condizione umana, lo "stato adamico" e meritano di vincere l'immortalità che
viene da Binah, l'Intelligenza dell'Albero della Vita: questi possono essere solo,
naturalmente, i Più Alti Sacerdoti del Popolo Eletto. Per questo Mosè ha nascosto la
Hokhmah al popolo e la ha comunicata solo a Giosuè; Giosuè la trasmise agli Anziani
d'Israele e questi ai Profeti. Salomone nascose le prime Tavole nel Tempio e sigillò
magicamente il nascondiglio, in modo tale che potessero essere trovate solo nel XII secolo
D.C. dai Templari, che la trasportarono a Claravalle. Altri profeti, tuttavia, comunicarono
verbalmente la Hokhmah ai Sacerdoti della Grande Sinagoga, che continuarono la catena
Kabbalistica. Dopo la prigionia di Babilonia non ci furono più Profeti in Israele ed Esdra, lo
Scriba, presentò al popolo ebraico la Dottrina essoterica della Torà scritta, basata sulle
seconde Tavole della Legge.Tale dottrina fu sostenuta dai Sacerdoti della Grande
Sinagoga, che furono poi chiamati Scriba, Sofrim, fino ad arrivare ai Tanaiti, Tannaim, dal
I al III secolo D.C. I grandi cabalisti di quel periodo, tra cui spicca Simeon Ben Yohaí,
chiamato "La Lampada Sacra", riuscirono a trascendere la Torà scritta e ad ottenere di
nuovo la Hokhmah. Più tardi, la Torà orale fu trasmessa dagli Amoraítas, Amoraim e
Rabbis, Rabbí, fino al Medioevo.
Oltre alla Torà scritta, tre libri possono essere considerati i più importanti per i
cabalisti ebrei: il Sepher Ha Zohar, il Sepher Yetsirah e il Sepher Icheh. Il Sepher Ha
Zohar, o Libro dello Splendore, fu scritto da Simeon Ben Yohaí nel II secolo D.C., ma
l'unica versione esistente dal XIII secolo è la traduzione in aramaico fatta dal cabalista
spagnolo Moisés de León. Il Sepher Yetsirah, o Libro della Formazione, è più antico e la
tradizionale catena Kabbalistica riconduce la sua origine ad Abramo. Ma, di gran lunga, il
libro più segreto e misterioso, nonché il più ambito dai cabalisti, è il Sepher Icheh, o Libro
dell'Olocausto di Fuoco, che dovrebbe essere contemporaneo con Adamo e provenire,
come il primo uomo, dal Giardino dell'Eden.In verità, il libro originale sarebbe stato scritto
in Paradiso dall'AngeloRaziel per l'istruzione di Adamo, e il suo contenuto sarebbe la
stessa Hokhmah; non si deve confondere quel libro mistico, con il "Libro di Raziel", scritto
nel dodicesimo secolo dal cabalista Eleazar Ben Judah, di Worms, e basato su notizie di
seconda mano sulle Tavole di Zaffiro.
Secondo la tradizione rabbinica, il vero Libro di Raziel, inciso in Tavole di Zaffiro,
sarebbe stato rubato dal Paradiso da Rahab, il Re del Mare, e gettato nell'Oceano; quindi,
sarebbe stato trovato dagli egiziani e sarebbe rimasto per millenni in potere dei faraoni.
Mosè l'avrebbe portato con sé nell'esodo e l'avrebbe lasciato in eredità a Giosuè, dal
quale, seguendo la catena cabalistica, avrebbe raggiunto il re Salomone. Quest'ultimo
avrebbe ottenuto la msua famosa Sapienza, Hokhmah, dall'interpretazione delle Tavole di
Zafiro del Libro di Raziel, ma, realizzato il suo enorme potere, lo avrebbe nascosto nel
tempio in modo che solo i Templari Golen lo avrebbero trovato, tra le sue rovine, venti
secoli dopo. È chiaro, dott. Siegnagel, alla luce di quanto già affermato in questa lettera,
che le Tavole di Zaffiro e le Tavole della Legge sono la stessa cosa; Vale a dire, che le
prime Tavole, con la Hokhmah proveniente dall'Albero della Vita, non sono altro che il
Libro di Raziel ceduto a Mosè in Egitto dai Sacerdoti del Patto Culturale.La spiegazione è
questa: se spogliamo il mito ebraico dal suo costume culturale, si scopre che Rahab non è
altro che Poseidone, "Re del Mare" e leggendario Sovrano di Atlantide. Arriviamo così ad
Atlantide, il "Giardino dell'Eden", patria del "primo uomo": da quel "Paradiso Perduto"
arrivavano gli Atlanti scuri, fondatori della gerarchia sacerdotale egiziana. Dopo il
cataclisma, Essi avrebbero trasportato in Egitto uno dei "Libri di Cristallo" che esisteva
nella Biblioteca di Atlantide, che conteneva la documentazione della Costruzione
dell'Universo da parte del Dio Uno, YHVH Elohim. Quel Libro di Cristallo sarebbe stato il
Libro di Raziel, nel quale sono state registrate le trentadue operazioni eseguite dal
Creatore per costruire l'Universo: dieci Sephiroth e ventidue Lettere. In altre parole, le
Tavole insegnano, mediante segni, ventidue suoni e misure dell'alfabeto sacro "impiegato
dal Creatore l'Uno, YHVH Elohim", dal quale deriva l'alfabeto ebraico, e la Forma Cosmica
presa da LUI per creare e sostenere l'universo, vale a dire, le dieci Sephiroth: è ciò che si
conosce come "il Segreto del Serpente".
Nell'Epoca di Mosè, i Sacerdoti egiziani ignoravano il modo di interpretare le
Tavole, ma ricordavano che gli Atlanti scuri li avevano lasciati lì per essere consegnati al
"Popolo Eletto dall'Uno" come fondamento di un'Alleanza Divina. Mosè riceve
segretamente, quindi, le Tavole di Pietra e parte con il suo popolo verso il Monte Sion,
dove Jehová celebra con la sua Stirpe l'Alleanza del Fuoco, Berith Esch, e rivela la
Hokhmah delle Tavole della Legge: la retribuzione richiesta da Jehová al Popolo Eletto
sarebbe costituito, come risulta dalle dichiarazioni di Bera e Birsa, nel supremo Olocausto
del Fuoco, Icheh, da cui prende il nome il libro che gli Immortali richiesero ai quattro
Sacerdoti nel Castello di Aracena.
In breve, i Templari trovarono le prime Tavole della Legge, il Libro di Raziel, che
permise alla Chiesa Golen di ottenere la Hokhmah per il Collegio dei Costruttori di Templi
e di lanciare la rivoluzione Architettonica dell'arte gotico o gaulico. Ma, anche se la
decifrazione matematica cabalistica, geomatica, del Libro di Raziel permetteva di
conoscere i segreti della Costruzione del Cosmo, alcune immagini presenti, rimasero
incomprensibili per i Golen cistercensi: furono quelle figure, rappresentate simbolicamente
dai Rabbini e Sacerdoti Golen, quelle che costituirono il Libro Sepher Icheh. Le figure,
riferite in gran parte al Supremo Olocausto del Fuoco e intitolate in ebraico e latino,
stavano appena cominciando a essere comprese dai Golen dopo le spiegazioni di Bera e
Birsa.
Oggi, Dr. Siegnagel, si ritiene che ci sia solo una copia del Sepher Icheh, che è
custodito in una sinagoga segreta di Israele, a cui hanno accesso solo i Saggi di Sion: non
permettono che ne siano fatte copie e autorizzano solo i Rabbini e gli iniziati della
Kabbalah più elevati a stabilire un contatto visivo, essendo condannata con la morte
rituale qualsiasi rappresentazione o successiva riproduzione di quello che si è osservato.
Tuttavia, al di fuori quella copia in Israele, esiste un'altra copia del Sepher Icheh: è
quella che sequestrò nella Grande Sinagoga di Granada l'Inquisitore Riccardo "Il Crudele",
Riccardo di Tarseval, vale a dire, il padre di Lito di Tharsis, e che ha portato in America nel
1534. Si tratta di una replica abbastanza precisa del libro Templario, datata a Granada nel
1333, vale a dire, dopo lo scioglimento dell'Ordine, e probabilmente copiato dal libro
originale che i Golen e i Rabbini portarono con loro quando fuggirono dalla Francia.
Questa edizione di Granada, che per secoli è stata in un baule della nostra casa a
Tucumán, è il fac-simile della pagina 12 che accludo per una migliore comprensione delle
descrizioni di Bera e Birsa.
-Molto bene, Sacerdoti! -Esclamò Bera, esaminando attentamente la figura che era
stata esposta a pagina 12 del Sepher Icheh. -Il nostro Ordine ha fatto una Grande Opera
rappresentando nelle immagini la Sapienza del Libro di Raziel. Ma il pericolo che tale
Hokhmah cada nel potere dei Gentili è enorme: dovete quindi evitare copie superflue di
questo libro e sottoporlo al controllo più rigoroso. Che sarebbero dei nostri piani, che sono
i Piani di YHVH, se i Gentili ricordassero il Segreto del Melograno, dell'Albero Rimmon,
praticamente svelato da questo disegno? Cosa risponderemmo se sapessero di nuovo
che un Melograno era l'Albero della Vita, l'Albero del Paradiso a cui non fu permesso di
raggiungere ad Adamo per impedirgli di conoscere il Segreto della Vita e della Morte?I
Gentili sanno già che l'Albero della Scienza del Bene e del Male era un Albero di Mele e lo
hanno riferito alla Rosa, capendo che si tratta di una famiglia di piante tra le quali c'è
anche l'Albero di Mandorlo; Loro sanno, bene, che in tutte queste piante ci sono diverse
parti di un Messaggio unico, di un'idea plasmata dal Creatore l'Uno. Tuttavia, non
saranno mai in grado di collegare il Granado con nessun altro Albero per formare una
famiglia poiché Rimmon è Archetipo della Creazione: in esso scopriranno elementi simili a
quelli di tutte le altre specie, ma esso stesso non può essere derivato da nessun altro;
come YHVH, che contiene tutti con la sua Forma, ma non è contenuto da nessuno. La
missione che ti affidiamo ha a che fare con il Melograno della Vida, ma in particolare si
riferisce a uno dei suoi Frutti, al Sephirha Binah, nel quale vi dovrete ispirare per
combattere l'atroce eresia della Casa di Tharsis .
-Sì, sacerdoti! Sebbene la Stirpe di Tharsis sia morta, sussiste ancora
l'effetto dei suoi atti luciferici, dei quali non è minore il Culto della Vergine della
Grotta. Contro questa impostura inizierete a combattere immediatamente, sviluppando
l'attacco secondo le istruzioni che vi daremo ora! In questo momento la Storia, che il
Santissimo ha progettato per il Popolo Eletto, ci sorride: presto la Sinarchia Universale
sarà fondata in Europa; allora sorgerà il Governo Mondiale del Popolo Eletto, durante il
quale si manifesterà sull'umanità Gentile l'irresistibile potenza del Messia , a cui sarà
offerto l'Olocausto di Fuoco. Ma molto prima che questo meraviglioso atto si realizzi, direi
che in questi giorni, se possibile, l'Ordine di Melchisedek solleverà nella Sefard di
Spagna un uomo della Casa d'Israele dotato della Parola di Metatron; egli
possederà la necessaria Hokma per chiudere le Porte che hanno aperto i Demoni
Iperborei e per aprire le Porte dei Palazzi Celesti, Hekhaloth, dell'Eden; il nome
cabalistico di questo Sommo Sacerdote è "Quiblòn". Quiblòn sarà dotato di un
grande Potere: sorgerà dal nulla e trascinerà tutta la Spagna dopo l'Oro che offrirà
loro in abbondanza. Cieca, come Perseo, la Spagna alzerà la sua Spada e taglierà
Tre Teste di Medusa in una tana, oltre il Mare Tenebroso, in un nuovo Tartaro, di cui
lui insegnerà il percorso.
- Prestate attenzione, Sacerdoti, perché vi stiamo profetizzando! È la parola di
YHVH che scaturisce dalle nostre labbra! Ve lo ripetiamo: Quiblòn sarà un inviato dal
Cielo, un ambasciatore di YHVH. E dovete sapere che questa regione di Huelva è
stata designata da Melquisedec come sede dell'Ambasciata di Quiblòn, come porto
e scogliera dei suoi viaggi magici. Sì; la terra dove si commise il più grande
sacrificio dopo l'Atlantide, la terra in cui gli Atlanti Bianchi iniziarono il loro piano
luciferico destinato a predisporre lo Spirito Increato a condurre una Battaglia Finale
contro la Bontà del Creatore l'Uno; questa terra, Sacerdoti, sarà redenta dal suo
peccato, benedetta e santificata, dal Triplice Olocausto di Quiblòn. Ecco perché vi
comunicammo, a suo tempo, che dovevate occupare il Picco di Saturno: lo avete fatto?
-Infatti, o divino Aralim! -Confermò il Gran Maestro del Tempio,
che ancora aspettava la spiegazione sul mistero della Pietra di Fuoco -.
Non appena abbiamo ricevuto il Vostro messaggio, abbiamo chiesto l'autorizzazione
papale e abbiamo preso possesso del Convento della Rábida, con il fine di stabilirci sul
sito del Picco di Saturno.
- Beh, dovresti sapere, anche, che Rus Baal, o Picco di Saturno, è un luogo
consacrato a Binah, l'Aspetto con cui YHVH è si manifesta come Grande Madre:
quando il Quiblòn arrivi in quel luogo sacro, YHVH rifletterà in Lui la Shekhinah e lo
doterà della Parola di Metatron. Quante volte la Shekhinah è scesa sulla Terra?
- Dieci volte davanti a Israele! Il rabbino Nasi rispose rapidamente:
Prima volta: nel Giardino dell'Eden: "E hanno sentito la voce delle orme di
YHVH Elohim, che stava camminando nel Giardino della brezza del giorno, e l'uomo e la
sua donna si nascosero dalla presenza di YHVH Elohim tra gli alberi del Giardino
"[Genesi, 3,8].
Seconda: per osservare la Torre di Babele: "Scese YHVH per vedere la città e la
torre che stavano costruendo i figli degli uomini" [Genesi 11,5].
Terza: a Sodoma: "YHVH disse: - devo andare giù e vedere se proprio hanno fatto
tutto secondo il clamore che mi ha raggiunto; e se no, lo saprò "[Genesi, 18.21].
Quarta: il Roveto Ardente: "YHVH apparve in una Fiamma di Fuoco in un
cespuglio; e Mosè vide che il cespuglio ardeva nel fuoco, ma non si consumava "[Esodo,
3,2].
Quinta: in Egitto: "Sono sceso in Egitto, per liberare il mio popolo dalle mani degli
Egiziani e portarlo in una terra bella e spaziosa, un paese dove scorre latte e miele, dove
vivono i Cananei, gli Hittiti, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Gebusei "[Esodo 3.8].
Sesta: sul Monte Sinai: "YHVH scese sul monte Sinai, sulla cima della montagna.
E YHVH chiamò Mosè sulla cima del monte "[Esodo, 19,20].
Settima: circa gli Anziani: "YHVH discese nella nuvola e gli parlò; e prese dello
Spirito che era in Lui e lo mise sui settanta Anziani. Non appena lo Spirito si posò su di
loro iniziarono a profetizzare; ma poi non poterono più farlo "[Numeri, 11.25].
Ottava: sul Mar Rosso: "Il Signore inclinò i Cieli e discese, c'erano nuvole fitte sotto
i suoi piedi "[II Samuele, 22.10].
Nona: nel Santuario del Tempio: "YHVH mi ha detto: Questa porta rimarrà chiusa.
Non sarà aperta, così che nessuno vi entri, perché YHVH, Dio d'Israele, è entrato
attraverso di lei; per questo rimarrà chiuso "[Ezechiele,44.2].
Decima: Egli arriverà nell'era di Gog e Magog: "Uscirà allora YHVH e combatterà
contro quelle Nazioni, come in passato ha combattuto nei giorni della Battaglia (di
Atlantide). I suoi piedi si poseranno sul Monte degli Ulivi, che si affaccia su Gerusalemme,
a est; e il Monte degli Ulivi si dividerà a metà verso est e verso ovest, formando
un'immensa valle: metà della montagna si sposterà verso nord e l'altra metà verso sud. E
YHVH sarà Re su tutta la Terra. In quel giorno YHVH sarà unico e unico sarà il suo nome.
L'intero paese diventerá una pianura, da Geba a Rimmon, cioè Granada, nel Negeb. Ma
prevarrà Gerusalemme "[Zaccaria, 14,3].
-E una volta tra il Popolo Eletto! Aggiunse l'abate di Claravalle.
Undicesima: riguardo al Messia: "Appena battezzato Gesù, se ne andò
subito lontano dall'acqua; ed ecco, si aprirono i Cieli ed egli vide lo Spirito di YHVH
scendere come una Colomba e venire su di lui, mentre dal cielo si udiva una voce che
diceva: "Questo è mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto '" [Matteo,
3.16].
"Prendete nota, quindi, delle altre due volte in cui la Shekhinah scenderà sulla
Terra!" Consigliò Bera. L'undicesima, di cui parlava l'abate, è segnata dalla lettera
Aleph(1), che governa l'essenza dell'Aria: fu una discesa pneumatica, simboleggiata
dall'uccello dello Stendardo di Israele. Ciò significa che il cristianesimo è un Olocausto
d'Aria per YHVH Shaddai.
La dodicesima, oggi ha annunciato, avrà luogo sul Picco di Saturno, in Rus
Baal, di fronte a Quiblòn, quando Quiblòn cercherà là l'intelligenza della Grande
Madre Binah: sarà questa discesa contrassegnata dalla lettera Mem (13), che
esprime l'essenza dell'Acqua. Ciò significa che la Scoperta di Quiblòn costituirà un
Olocausto d'Acqua per YHVH Shaddai.
E laTredicesima accadrà durante il governo mondiale del Popolo Eletto, allora
la Shekhinah scenderà sul Messia, davanti a Israele; e il Messia sarà Uno con
Israele; e Israele sarà Uno con la Shekhinah; e Israele sarà Uno con YHVH; e Israele
sarà YHVH. Benedetto sia il Mistero di Israele !; e Israele Shekhinah terminerà per
sempre con tutti i Gentili e con due terzi del suo stesso sangue, propiziando il giudizio
di Elohim Gibor Din, il rigoroso giudizio di Geburah; e Israele Shekhinah compierà
la Sentenza di YHVH Sabaoth, che è stata pronunciata nei Cieli: questa discesa sarà
caratterizzata dalla lettera Sin (21), che definisce l'essenza del Fuoco. Ciò significa
che la Sentenza del Giudizio di Din, del Giudizio Finale, costituirà un Olocausto di
Fuoco per YHVH Shaddai.
I quattro sacerdoti assistevano con immenso interesse alle parole degli Immortali,
ma il più colpito era il Gran Maestro del Tempio, direttamente responsabile
dell'occupazione di Rus Baal dal Convento di Nostra Signora della Rábida.
Ventottesiomo Giorno
Il Mito Greco
Rus Baal, il Picco di Saturno, che si trova a cinque chilometri da Onuba, l'attuale
città di Huelva, su un'elevazione di 37 metri di altezza che domina il distretto di Palos, cioè
sulla riva sinistra della confluenza dei fiumi Tinto e Odiel. Nel momento in cui i Fenici
conquistarono Onuba, costruirono il Tempio di Rus Baal per soddisfare, in particolare, la
richiesta dei mercanti ebrei, che erano quelli che noleggiavano le navi in quei porti lontani.
Quelli erano i giorni di Salomone, quando la ricchezza di Israele poteva affittare la flotta
fenicia. "Tutti i bicchieri utilizzati per bere dal Re Salomone erano d'oro, e tutti gli
utensili della casa del bosco del Libano erano d'oro puro.No non c'era l'argento,
non aveva nessun apprezzamento al tempo di Re Salomone, perché il Re aveva in
mare una flotta di Tharsis, insieme con quella di Hiram;e ogni tre anni arrivava la
flotta di Tharsis, portando oro, argento, avorio, scimmie e pavoni "[I Re 10:21].
Come si legge in altri capitoli del Libro dei Re, Salomone, che possedeva realmente
la Hokhmah, scoprì che YHVH si manifestava anche sotto altri Aspetti, generalmente
identificabili con Dei stranieri, e gli rendeva Culto, o consentiva ai Sacerdoti di farlo,
innalzando altari e templi. Con le "flotte di Tharsis", viaggiarono i Sacerdoti che costruirono
il Tempio di Rus Baal nella lontana Tartesside. Duecento anni dopo Salomone e
cinquecento anni prima della caduta di Tharsis per mano di Cartagine, la colonia di
Tiro.Isaia, che possedeva anche la Hokhmah e quindi conosceva il piano dei Golen, fu in
grado di "profetizzare" con precisione matematica la sua prossima fine: "Gemete, navi di
Tharsis; che il vostro porto è devastato". "Chi l'ha pianificato?""YHVH Sebaoth lo
progettò per profanare l'orgoglio, per svilire la gloria di tutti i Signori di quel paese"
[Isaia, 23,1].
Ma ai tempi di Salomone la più importante colonia fenicia, oltre a Tiro, era Sidone,
dal cui porto arrivavano e partivano le "flotte di Tharsis": inoltre, "Sidone" non è un nome
fenicio ma greco, paese con il qualegli uomini punici erano alleati contro i medi oi
persiani.Che cosa significa questo nome, qual è la sua origine? Bene, né più né meno,
significa"Grande Albero di Melograno", poiché Melograno (granado), in greco, si
pronuncia Side; Per quanto riguarda l'origine, i Greci glielo dettero a causa di un culto
ebraico che lìera praticato sotto gli auspici del Re Salomone, cioè il Culto della Divina
Madre d'Egitto, Side, la Grande Melagrana Saggia; Rimmon Binah, in ebraico. Side,
come Anchinoe, era la moglie di Belo nei Miti Greci.
I sacerdoti ebrei trasportarono in questo modoil Culto della Grande Madre Rimmon
Binah alle colonie fenicie e assegnaronoil nome, tra l’altro, all'attuale città andalusa di
Granada. I Fenici, infatti, fondarono una fabbrica fortificata chiamata Rimmon, in onore del
Culto praticato dai suoi principali clienti, tuttavia i nativi iberici, che erano Pelasgi come gli
Etruschi, chiamavano il frutto con il terminegrana, che ha la stessa radice del romano
etrusco malum granatum, cioè "frutto dai molti grani". Quella cittadella dei mercanti
semitici, Rimmon, era localmente chiamata Granata, Granad e Granada.In verità, il sito
scelto dai Fenici per installare la sua fabbrica era un crocevia di strade iberiche già
occupate dagli stessi iberici e dai greci, come più tardi sarebbero state occupate dai
Turduli, i Tartessi e i Celti; Ma, essendo l'obiettivo principale del commercio, si comprende
che ciascuna città fortificò la sua particolare base urbana e, quindi, sorsero numerose
cittadelle molto vicine, in modo tale che la sua unità più recente costituisse la moderna
città di Granada.C'era, per esempio, davanti a Granada, un'antica città contemporanea di
Tharsis, chiamata Vira o Virya, nella lingua indoeuropea, com’è pronunciata in sanscrito o
iraniano, e ciò significa Uomo Semi-divino, Eroe, Uomo che partecipa alla divinità,
Guerriero, Saggio, ecc. Entrambe le città, una popolata da sostenitori del Patto di
Sangue, cioè Vira, e l'altra da strenui difensori e propagatori del Patto Culturale, Granada,
non potevano che vivere in un conflitto permanente. Tuttavia, il tempo avrebbe dimostrato
che, almeno in questo caso, il Dio di Granada era più forte del Dio di Vira, e Granada finì
col dominare Vira e le altre Città, e assorbendole tra le sue mura. Questo fu preso dagli
Ebrei come un segno inequivocabile del loro destino messianico e non lo avrebbero mai
dimenticato.
Non confondere Vira con Iliberi, Iliberri, o Elíberi, l'Eliberge che ha menzionato il
greco Ecatone di Rodi, perché erano diverse città. Durante la dominazione romana le città
erano ancora separate, e tale situazione rimase anche con i Visigoti. Gli arabi, in cambio
dei favori dati per la loro invasione, accordano agli ebrei il controllo della città di Granada,
o Garnatha secondo la nuova denominazione; che da quel momento in poi l’avrebbero
chiamata "il castello degli ebrei". Ma fanno di più: dopo aver distrutto Iliberri, installano la
loro cascina nel cuore di Castala, Cazala o Gacela, più comunemente conosciuto come
Casthilla, una città adiacente, e promuovono l'espansione economica della Medinat
Garnata, il "Palazzo degli Ebrei". È la fine di El-Vira, o Elvira, i cui abitanti devono
capitolare dopo migliaia di anni di resistenza, lasciare la collina con lo stesso nome e
trasferirsi a Garnata. Lo stesso accadrà con Medinat Alhambra e Medinat Casthilla: tutto
finirà per cadere sotto il controllo degli "ebrei di Granada".Nel 13 ° secolo, quando si
verificarono gli eventi narrati, sopravvisse solo il regno arabo di Granada, essendo la città
composta dall'influente "quartiere ebraico" situato nella primitiva posizione del castello di
Granada, il quartiere arabo dell'Alahambra, il quartiere mozarabico di Castiglia, di primitiva
radice gallo-romana, e la spopolata Elvira. Infine, aggiungerò che se gli Ebrei chiamano al
melograno(granata) "Rimmon", gli arabi la conoscono come "Román", il che spiega perché
per qualche tempo la città fu chiamata Hizn-Ar-Román, che significa "Castillo de
Granada". Ma, in una lingua o in un'altra, è provato che il significato del nome non è
cambiato in migliaia di anni.
È alla luce di quell'attività missionaria dei sacerdoti ebrei, che viaggiavano con le
"flotte di Tharsis", che devono essere osservate le fondamenta del Tempio di Rus Baal o
delPicco di Baal. I Fenici consacrarono ciascuna città a Baal e designarono l'Oriente con
un nome particolare: così, il Baal dei Sidoni fu chiamato Baal-Sidon, quello del Tiro di
Baal-Tsur e quello degli abitanti del Tharshish, Baal-Tars. . Dei tre aspetti principali di
Baal, che è, Baal Chon, il Produttore, Baal Tammuz, il Conservatore, e Baal Moloch, il
Distruttore, gli ebrei accettavano quest'ultima come una personificazione di YHVH
Sabaoth, l'aspetto Netsah di "YHVH degli Eserciti"che porta alla Vittoriaper la distruzione
dei nemici del Popolo Eletto o Shekhinah. Il tempio di Rus Baal era dedicato, però, al
culto di Baal Tammuz o Jehovà Adonai. Quando la Casa di Tharsis si prese cura di quella
Signoria iberica, ora libera dei Fenici dopo una sanguinosa guerra, impedì la
continuazione del culto di Baal Tammuz-Jehovà e dedicò il luogo, in un primo momento, al
Culto del Fuoco, e in una seconda istanza culturale, il Culto di Fuoco Freddo
Dopo l'invasione di Amilcare Barca e la distruzione dell'Impero dei Tartessi, i Golen
stabilirono il Culto di Baal Moloch a Rus Baal, fino alla riconquista romana. Furono questi,
che riconobbero in Baal Moloch e Jehovà il Dio Saturno, che chiamò "Picco di Saturno"
Rus Baal. Ma Saturno non era altri che il dio greco Kronos o Xronos, che allora era attivo
nel pantheon romano; I Sacerdoti di Saturno, come si vedrà, sostituirono soltanto il Culto
di Saturno, con quello di sua nipote, Proserpina o Persefone. È facile da dimostrare,
confrontando il mito ebraico con il greco, che Jehovà è equivalente a Kronos e,
naturalmente, a Tammuz, a Moloch ea Saturno. Per cominciare, Kronos è il figlio di Urano,
il Cielo Supremo, come YHVH Elohimlo è di Ehyeh: ed entrambi Kronos e YHVH Elohim,
sono Dei del Tempo immanente del Mondo, Xronos o Berechit. E, la cosa più importante:
entrambi sono nemici dei Ciclopi, cioè degli AtlantiBianchi. A questo proposito, dobbiamo
ricordare ciò che i Miti greci raccontano su Urano, Crono, Zeus, Demetra e Persefone, e
chiarire queste leggende attraverso la SapienzaIperborea.
Urano è ilCielo Supremo, Padre dei Titani e delle Titanidi, i Ciclopi e gli Ecatonchiri,
Generazioni di divinità da cui discendono tutte le altre divinità greche e il genere umana.
Vale a dire che Urano, è un'altra rappresentazione dell'Origine, da cui ha raggiunto
l'Universo il suo proprio Creatore, Jehovà Satanàs e iSuccessivi Spiriti Iperborei, i primi
"Dei", tanto i "traditori" che incatenarono i loroCameratiall'animale uomo, quanto i "Leali" o
"Liberatori", che procurano il loro Orientamento e Ritorno all'Origine. Però uno dei Figli di
Urano, Kronos-Jehovà, castrasuo padre edichiara guerra ai Ciclopi, ai quali impedisce di
vivere nella loro solita dimora e lifa precipitare nel Tartaro Infernale. Ciò significa che
Kronos-Jehovà chiude l'accesso all'Origine, il punto di precedenza e di ritorno di Tutti gli
Spiriti Increaticome lo èJehovàStesso, "castrando" il principio generatore degli Dei,
evitando la loronascitadivina. È coinvolto, quindi, in una guerra con i Ciclopi. Ma chi erano
i Ciclopi? Bene, Gli AtlantiBianchi, i Costruttori di Armi di Atlantide: secondo le leggende
greche, i Ciclopi fabbricarono l'arco e le frecce di Apollo, l’Iperboreo, e quelli di sua sorella
Artemide, la Dea Orsa; in precedenza, durante la guerra di Jehovà Kronos, Zeus fu munito
delle armi dei Lampi, deiFulmini e del Tuono; a Poseidone, Re di Atlantide, l'Arma del
Tridente; e ad Ade, o Vides, il famoso Elmo dell'Invisibilità.Dopo la Battaglia di Atlantide e
del Cataclisma che sommerse il continente, gli Atlanti Bianchi dovettero marciare verso le
terre infernali, dove solo abitava l’animale uomo e le razze Ibride più degradatedella Terra:
è allora quando nasce la leggenda che rappresenta i Ciclopi, Divini Costruttori, vagando
per le regioni Infernali. E durante il loro transito per quelle terre di follia, lo abbiamo già
visto, erano seguiti da vicino dagli Atlantioscuri, gli scagnozzi di Kronos-Jehovà.
Ma Kronos, nonostante tutti i suoi sforzi, non può impedire la nascita di Zeus, un
altro Figlio dell’Origine. L'immagine di Zeus è stata atrocemente degradata dai Sacerdoti
del Patto Culturale, inoltre, tornando alle versioni più antiche del Mito, è possibile
riconoscere in Lui Kristos Lucifer, il Signore di Venere che discese ad Atlantide per
portare il Gral che avrebbe permesso l'orientamento e la liberazione dello Spirito
incatenato alla Materia, il risveglio dello Spirito dell'Uomo. Ecco perché Zeus è un
alleato naturale dei Ciclopi, che gli forniscono le Armi con cui sconfigge Kronos-Jehovà e
rafforza il suo potere nella regione olimpica della Terra, cioè in K'Taagar (Agartha), dove
inizia il Cammino verso Venere. Zeus-Lucifer combatte contro Kronos-Jehovà in
compagnia di Poseidone e Ade e con il supporto tecnico dei Ciclopi.Una volta vincitori, in
una versione primitiva della Battaglia di Atlantide, gli Dei si sistemano in certe parti
dell'Universo: Zeus-Lucifer va verso l'Olimpo, cioè a K'Taagar, ma, attraverso la sua Porta,
la sua vera dimora la costituisce "in Cielo", cioè su Venere; Poseidone in Atlantide, come
Re, e anche come Dio del Mare; e Ade va ugualmente a K'Taagar, ma senza tornare su
Venere, come fece Zeus-Lucifer, ma rimanendo come Signore della Dimora Terrestre
degli Dei Liberatori dello Spirito dell'Uomo, un luogo che i Sacerdoti del Patto Culturale,
come ho spiegato il decimo giorno avrebbero identificato con il Tartaro infernale: Ade è,
quindi, Vides, il Signore di K'Taagar.
Con Demetra, una Figlia dell’Origine, Zeus genera Persefone, cioè Proserpina, la
Dea che i sacerdoti romani di Saturno-Crono-Jehovà, evocarono in Rus Baal, per il suo
Culto e alla quale dedicarono il tempio cartaginese di Baal Moloch-Jehovà. Questa era
una Dea Crudele, che viveva nel Tartaro infernale insieme a Ade e conciliava
perfettamente con quella remota regione della Tartesside, famosa per le antiche leggende
che la contrassegnarono come residenza di Medusa. Demetra era la Dea del Grano, che
ha dato agli uomini per la prima volta quel cereale, e viveva con Zeus sull’Olimpo. Non
aveva altri figli, tranne Persefone, che fu rapita da Ade e condotta nel Tartaro in un
palazzo che richiedeva attraversare la Terra dei Morti per raggiungerlo. Racconta il Mito
greco che allora, rattristata per la sua assenza, Demetra abbandona l'Olimpo e scende
sulla Terra per cercarla, perché ignorava il suo luogo di permanenza infernale. Scopre
così che Zeus è stato complice di Adenel rapimento. Durantenove notti Demetra cerca
invano Persefone, portando una torcia in ogni mano; infine, guidata da Ecate, la Dea della
Stregoneria, che incontra all'incrocio di alcune strade, scopre che Persefone si trova
nella Terra dei Morti. Discende laggiù da sola, per scoprire che il ritorno finale di sua figliaè
impossibile: Persefone ha mangiato un chicco di Melograno e non può più tornare nel
mondo dei vivi, infatti, tutti coloro che provanoil cibo nella Terra dei Morti, rimangono
prigionieri per sempre: negli inferni è necessario digiunare per evitare la morte. Alla
fine, Demetra ritorna all'Olimpo con Persefone, che tuttavia deve periodicamente tornare
all'Inferno per eseguire la Morte. Il Mito di Persefone era parte dei Misteri di Eleusi, dove
era spiegato a livello esoterico agli Iniziati. Gli attributi di Demetra, d'altra parte, erano la
Spiga di Grano e la Gru.
Fino a qui il mito greco; ma cosa si nasconde dietro la leggenda di Demetra e
Persefone o Proserpina:? Ho spiegato che Ade è il nome degradato di Vides, il Signore di
K'Taagar, che la congiura del Patto Culturale equiparò a un Dio che è il Signore
dell'Inferno o Tartaro.Allo stesso modo, i Sacerdoti hanno gettatolì anche Persefone,
antica Dea Atlante Bianca; a chi mi riferisco?Ebbene a Frya, la moglie di Navutan . Per
scoprire la verità dei fatti dietro la storia di Persefone e interpretare il motivo di calunnia, di
tenere presente che per gli Atlanti Bianchi, come per ogni membro della Razza Iperborea,
la "Sposa" è anche la "Sorella" identità che va oltre la semplice associazione simbolica, e
si riferisce al Mistero della Coppia Originale degli Spiriti Increati. Frya, oltre che moglie, è
anche "sorella" Navutan e, di conseguenza, Figlia come luidi Ama, la Vergine di Agartha
o K'Taagar, che i sacerdoti greci del Patto Culturale abbinavano con Demetra, la Dea che
ha dato agli uomini per la prima volta la pianta di grano, la portatrice di semi. Quindi
non si èmai parlato di un Figlio di Demetra, che sarebbe statoconcepito essendo ancora
Vergine su Venere, cioè, sull'Olimpo, come ho riferito il Dodicesimo Giorno. SuoFiglio
spirituale, Navutan , si auto-crocifisse sull’Albero del Terrore, il Melograno della Vita, per
scoprire il segreto della Morte, e sarebbe stata sua moglie Frya che lo avrebbe fatto
risorgere al rivelargli con la sua danza il Segreto della Vita e della Morte. Ecco perché le
leggende citano solo Frya-Persefone la cui memoria è profondamente radicata nei popoli
del Patto di Sangue, e gettano il mantello di un tabù sull’Impresa di Navutan : gli
atlantioscuri, e i Sacerdoti del Patto Culturale, volevano nascondere con tutti i mezzi, la
successiva eredità che il risorto Gran Capo Bianco lasciò agliuomini, vale a dire, il Mistero
del Labirinto.
Navutan fu, in effetti, il vero ispiratore del Mistero del Labirinto, nel corso del
qualeera presentatoall'Iniziato Iperboreo un segno chiamato Tirodinguiburr, formato con
VruneIncreate. Tale segno permetteva allo Spirito Incatenato di risvegliarsi e orientarsi
verso l'Origine, trovando l'uscita dal Labirintodell'Illusione in cui si era perduto. Tuttavia,
come nel caso della Prodezza di Navutan , l'uscita non può mai essere trovata se l'Eroe
non ha il sostegno della sua Coppia Originale (altra metà spirituale): altrimenti può morire,
spiritualmente, dopo nove notti di crocifissione all'Albero del Terrore. È cosìche lo scherzo
culturale dei Sacerdoti vuole che Ama-Demetra, cerchi Frya-Persefone per nove notti.
Chi la guida, infine, è Ecate, con cui coincide a un bivio, cioè all'interno di un Labirinto:
Ecate è, quindi, una rappresentazione generale di ciò che sarebbe individualmente Frya
per Navutan : la Coppia Originale. Per gli antichi greci, a tutti i crocevia delle strade c'era
Ecate, pronta a guidare il viaggiatore perduto verso la sua destinazionemigliore, un
simbolo che, come visto, arrivava da molto lontano. Tuttavia, a questa meravigliosa Dea,
per la quale erano statue a tre teste che indicavano la triplice natura dell'uomo bianco,
Corpo fisico, Anima e Spirito increato, alla fine divenne la Dea della Stregoneria e Strega,
conseguenza, naturalmente, del Patto Culturale.
Naturalmente, il "rapimento" di Frya-Persefone è un rapimento spirituale, realizzato
da sola di far risorgere suoMarito, vale a dire, è l’impulso di un'estasi sacra. Zeus-Lucifer,
presumibilmente padre di Navutan stesso, e Ade-Vides, il Signore di K'Taagar, sono i
"Saggi Iperborei" che Lei consulta sul modo di salvare Navutan . E il consiglio che riceve
da Loro è quello che la fa decidere di scendere nell'Inferno dell'Illusione, nel Paese degli
”spiritualmente Morti", cioè, sulla Terra, nel Mondo degli Uomini Addormentati. Edè
saputo, che chi si "nutre" dell’illusione, chilascia entrare in se stesso il Grande Inganno
dell’Uno, rimane incatenato per sempre alla Materia e non può tornare all’Origine, si perde
nel Labirinto Incantatodella Vita Calda. Ma Frya non aveva assaggiato il Frutto Proibito,
era libera di tornare, se voleva, all'Origine, portatrice delSegreto della Morte:fu sua la
decisione di resuscitareNavutan , rivelandogli attraverso la danza, la conoscenza della
chiave Kalachakra. Ma per questo, dovette credere nella Mortee dovette mangiare un
chicco di Melograno e diventare una Pernice, dovettetrascendere la Maschera della
Morte e arrivare al fondo di Se Stesso di Navutan . E Navutan , vedendo la Morte di
Fronte, si svegliò e comprese la Morte, resuscitando poi e svelandoagli Uomini Dormenti il
Segreto del Labirinto. Ma in questa eredità, Navutan ha compromisela sua Sposa Divina,
che accettò di rimanere regolarmente nel Tartaroinfernale, cioè, nel mondo degliUomini
Addormentati e mostrarsidi fronte a loro, con l'immagine della Morte: in modo che essi
possano trascendere il Mistero del Fuoco Freddo e possano resuscitare, inoltre, come
Uomini di Pietra, come Iniziati Iperborei, come Guerrieri Saggi.
Un pallido riflesso di questa parte della storia è conservata nella leggenda della
giovane Perdix, "Sorella" e quindi Moglie, di Dedalo, l'"inventore" del Labirinto, cioè di
Navutan : quando Perdix stava cadendo in un Abisso, la Dea della Saggezza, Atena ebbe
pietà di lei e la trasformò in una Pernice, da dove nacque la convinzione greca che la
danza della pernice risolve l'enigma del Labirinto, si alzò, e portò la creazione di un
collegio di sacerdotesse impegnate in riprodurre quella danza.Ho già spiegato che
Kronos-Saturno-Jehovà"chiude l'accesso all'Origine, punto di provenienza e ritorno di
tutti gli Spiriti Increati", cioè,taglia il Cammino verso l'Uscita del Labirinto.Nel Mito di
Creta, l'inventore del Mistero del Labirinto è Dedalo-Navutan , e chi chiude l'Uscita, è il
Minotauro, un essere metà uomo e metà toro. Ma il Dio che aveva anche i piedi di toro era
Dioniso, un difetto che lo costringeva a indossare stivali o coturni; e Dionisio, il Dio del
Vino, eraclassicamente assimilato a Jehovàdagli antichi ebrei, che videro in entrambi il Dio
dell’Orzo. Questo chiude cosìun cerchio tracciato dai Sacerdoti del Patto Culturale in cui si
uniscono, in Epoche e luoghi diversi, le rappresentazioni di Kronos, Saturno, Jehovà,
Dioniso e il Minotauro o Guardiano dell'Uscita.
Infine, dirò che già al tempo del profeta Amos, VIII secolo A.C., era stabilita l'identità
di Jehovà e Saturno; e accettata dai Sacerdoti: “Voi avete portato al Santuario a Sacut,
Saturno, l'idolo del Vostro Dio; ma Io Vi deporterò oltre Damasco ", dice YHVH, il cui
nome è Adonai Sebaoth" [Amos 5,26].Ma la situazione non cambiò dopo la prigionia,
dal momento che al tempo del profeta Ezechiele, VI secolo A.C., si
adoravaindistintamente sia Jehovà,sia Tammuz Adonis, cioè, Adonai: "Poi mi portò
all'ingresso della porta del Tempio di YHVH che guarda a nord, e ho visto che
c'erano alcune donne sedute a piangere la morte di Adonis (Rimmon) Tammuz
"[Ezechiele, VIII, 14]
Ventinovesimo Giorno
Il Melograno e ilMandorlo
Per capire ora il perché del culto di Proserpina in Rus Baal, bisogna andare abbastanza
avanti nel tempo storico, e arrivare a un momento in cui i Sacerdoti del Patto Culturale
avevano ottenuto di confondere profondamente le caratteristiche individuali di DemetraAma e Persefone-Frya, che furono semplicemente chiamate "le Dee". Lo scopo dei
Sacerdoti era quello di sostituire le Dee Iperboree Atlanti con l'immagine della Grande
Madre Binah, uno degli aspetti di YHVH, il Creatore, l’Uno. Qui è dove dovrebbe essere
situata l'origine del mito di Adone, nome greco di Adonai Signor YHVH. Secondo il mito
greco, la madre era Mirra, che gli dei trasformarono in albero quando era incinta di Adone;
Mirra, lo stesso vegetale di uno dei Magi d'Oriente, inviato dalla Fratellanza Bianca, offrìal
piccolo Gesù. Dopo dieci mesi, l'Albero della Mirra da alla Luce e nasce Adone, un
bambino che rappresenta la bellezza, che non è altro che un modo simbolico per dire che
Tiphereth, la bellezza nel cuore di YHVH, uno dei Dieci Aspetti , nasce dall'albero di
Melograno. Segue il Mito affermando che Afrodite, la Dea del Fuoco dell'Amore, cioè
l'Archetipo del Fuoco Caldo nel Cuore, si innamora del bambino e lo affida alle cure
diPersefone-Proserpina. Abbiamo già in mente, quindi, la Grande Madre Binah, l'Aspetto
"Intelligenza" di YHVH.
Le due Dee, Afrodite e Persefone, finiscono in lizza per conquistare l'amore di
Adone-Adonai, il che significa che nell'uomo naturale o uomo comune, immagine di
Adamo, è normale che entrino in conflitto il Fuoco Caldo nel Cuore, Tipheret, e
l’Intelligenza che infonde Binah nel Cervello. Questa ambivalenza si nota nell’irresoluzione
del Mito: Adone-Adonai deve accontentarsi di stare alternativamente con ciascuna delle
Dee, anche se i Sacerdoti concedono un maggior risalto al Cuore come sede dell'Anim e
questo volle che il Dio Bello "passasse più tempo con Afrodite che con Persefone". Al
Cuore è legato il simbolo della rosa, ed è così che la morte di Adone-Adonai porta le rose
rosse al mondo, nate dalle gocce di sangue dalla sua ferita: è Artemide, la dea Orsa, che
causa che un cinghiale ferisca mortalmente il Dio. L'opposizione tra Cinghiale, una delle
manifestazioni di Vishnu, e l’Orsa è un tema classico della Sapienza Iperborea. Mi limiterò
a dire qui che il Cinghiale è legato al Mistero dei Golen, come si è visto durante l'omicidio
delle Vraya di Tharsis;inoltre il Mito indica allegoricamente un Grado raggiunto da Loro, un
livello gerarchico che consentirà loro di portare avanti la bandiera di Israele quando lo
stesso Popolo Elettonon sia in grado di farlo, quando Adone-Adonai sanguinerà
momentaneamente nel Pardes Rimmonim per creare le rose che fioriscano durante la
Sinarchia Universale.
In Frigia, i Golen officiavano come sacerdoti di Cibele e
adottarono la pratica della Sodomia rituale, un vizio che esiste ancora negli alti gradi della
Massoneria creati da Loro. Il mito frigio di Adone-Adonai era quello di Attis, nel cui Culto i
Golen avrebbero sviluppato un ruolo fondamentale. Lì la Grande Madre Binah era
chiamata Cibele, Dea che propiziava scandalose orge ed esigeva che i suoi "Sacerdoti del
Cane" fossero eunuchi: nel corso del Culto era comune che, spinti dalla frenesia
orgiastica, molti partecipanti si castrassero volontariamente, come l'Archetipo Attis,
passando a integrare più tardi, se sopravvivevano alla mutilazione, la corte di sodomiti che
adoravano e servivano la Dea.
Secondo la leggenda frigia, Cibele era adorata come una Pietra di Fuoco;
desideroso di copulare con lei, Zeus-Hokhmah depone il suo sperma sulla Pietra, un atto
che lascia incinta la Dea. Nasce Agdistis, un essere ermafrodita che Dioniso-Jehovah
inebria e castra, al fine di individualizzare il suo sesso. Dalla ferita di Agdistis scorre
abbondante sangue, che si trasforma nell'Albero di Melograno, motivo per cui Attis, così
come Adone, era chiamato Rimmon, Granado. Tuttavia, il fallo mutilato di Agdistis,
lanciato sulla Terra, viene trasformato a sua volta in un Albero di Mandorlo, della famiglia
delle rose. Una Melagrana, frutto del Melograno di Agdistis, lascia incinta Nana, figlia del
Dio fluviale Sangario. Attis, nato da quella gravidanza, è bello come un Dio somigliante ad
Adone; e come per Adone, anche per Attis combatteranno la Grande Madre Binah e la
Dea del Fuoco Caldo nel Cuore, Thifereth: Agdistis, ora convertito in una donna, si
innamora di Attis, come Cibele, con la quale deve disputarsi i faori del Dio Bello.
Ovviamente, Attis è un Adone frigio, un rappresentante della Bellezza di YHVH nel Cuore,
preteso allo stesso tempo dalla Grande Madre Binah-Cibele e da Tipheret AgdistisAfrodite.
Ma il mito frigio contiene maggiori dettagli. Attis, impazzito per colpa di Agdistis, si
castra e muore, a causa della mutilazione, durante il Culto di Cibele. La Dea lo seppellisce
e pianta un Albero di Mandorle sulla sua tomba. Attis era, quindi, un eunuco e una
sodomita, contrassegnati dai simboli del Melograno e del Mandorlo, che dimostra
chiaramente che l'origine del Mito è ebraico. Ricordate, Dottor Siegnagel, d'altra parte, che
i Giacobini che hanno prodotto la Rivoluzione Francese, i cui Capi erano ebrei e Golen, si
identificavano con il berretto frigio, cioè con il cappello dei Sacerdoti di Frigia, che ha la
forma diprepuzio tagliato per indicare il carattere sodomita dei Sacerdoti della Grande
Madre
Cibele-Binah,
la
"
Dea
Ragione
"
degli
enciclopedisti.
Non deve sorprendere, a questo punto, che sia stato Dioniso, un Dio dell’orzo come
Jehovà, chi abbia castrato Agdistis dopo averlo ubriacatocon vino d'orzo. Jehovà aveva
santificato il Sabato, giorno che in tutto il Mediterraneo era dedicato al culto di Saturno a
cui era dedicato il Melograno. Saul, il primo Re di Israele, consacrò il Regno, Malkhouth,
al Melograno che rappresentava YHVH. Dioniso,quello con i piedi di toro e le ghette, era
un Dio zoppo, come il Minotauro,cosi come zoppicante era la Danza del Labirinto che
ballavano, e ancora ballano, le pernici maschio. Questa danza era eseguita dai Sacerdoti
ebrei di Baal Tammuz Adonis ai tempi di Elia, nel secolo IX A.C.: "Sollevarono i Sacerdoti
il torello che era stato portato e, dopo averlo preparato, invocarono il nome di Baal
Tammuz Adonis dalla mattina fino a mezzogiorno, dicendo: Baal, rispondici! Ma non ci fu
né voce né risposta. Nel frattempo, ballavano zoppicando vicino all'altare che avevano
preparato "[I Re, 18, 26]. La parola ebraica di Pesach, che designa la Pasqua, significa
semplicemente " danza zoppicante ", dovuto al fatto che quella festaera la stessa di quella
di Baal Adonis, il Dio Rimmon che era stato ucciso da un cinghiale: questa identità è la
fonte del divieto ebraico di mangiare carne di maiale il giorno sabato. Inoltre, la tradizione
levitica decretava che l'agnello pasquale, la vittima dell'olocausto della Pasqua, fosse
servita su un piatto di legno di Melograno.
Il melograno era l'unico frutto che poteva essere introdotto nel Sancta Sanctorum e
il Sommo Sacerdote, quando faceva l'ingresso annuale al Tempio, aveva piccole nappe a
forma di un melograno cucite nel suo efod. Il rotolo della Thora era avvolto attorno ad un
bastone chiamato Es Chajim, che significava l'Albero della Vita, che era sormontato da
due melagrane intagliate alle estremità. E il lampadario ottuplo, Chanukah, possiede una
granata che incorona ogni braccio, su cui brilla Yod, l'Occhio di YHVH. Il settuplo
candelabro, Menorah, ha sette calici di Flore diMandorlo, che ricordano l'istituzione del
Sacerdozio di Aronne, quando fiorì il bastone di Mandorlo che Mosè gli aveva dato: "E
avvenne che il giorno dopo Mosè entrò nella tenda del testimone, il bastone di
Aronne, quello della casa di Levi, aveva germogliato fiori e boccioli e prodotto mandorle
"[Numeri, 17,23].
Per perpetuare la memoria di questo miracolo, YHVH dice: "Farai un candelabro
di oro puro, sia la sua base che il suo gambo. I suoi calici, i suoi boccioli e i suoi
fiori formeranno un corpo con esso. Sei braccia usciranno dai suoi lati, tre braccia
su un lato del candelabro e tre braccia sull'altro. Tre calici come il fiore di mandorlo
avrà il primo braccio, con i suoi boccioli e i suoi fiori; allo stesso modo il secondo;
ecc. "[Esodo, 25,31]. E, secondo la visione del profeta Zaccaria, "Queste sette lampade
sono gli occhi di YHVH che coprono tutta la Terra" [Zaccaria, 4:10], cioè una
rappresentazione della Shekhinah.
I Culti di Rus Baal, l'antichissimo Baal Tammuz Adonis, praticato dai Sacerdoti
ebrei e quello di Baal Moloch, officiato dai Golen, furono interpretati dai romani come
forme di adorazione a Kronos-Saturno, Dio equivalente a Jehovà Adonai o Rimmon-AttisAdone-Dioniso. Dal III secolo A.C., i Sacerdoti del Patto Culturale, che proliferarono a
Roma, dedicarono Rus Baal al culto di Proserpina o Persefone, l'amante infernale di
Adone; nella stessa epoca, a breve distanza, i Signori di Tharsis si consacravano al Culto
di Vesta, la Dea del Fuoco della Casa, dietro alla quale nascondevano la loro concezione
del Culto del Fuoco Freddo. I due Culti opposti, quello del Fuoco Freddo di Vesta a
Tharsis e quello del Fuoco Caldo di Proserpina a Palos,si sviluppano
contemporaneamente senza che nessuno cercasse di superare l'altro. E vale la pena
ripetere che quella versione di Proserpina era equivalente a una Persefone recente, più
vicina alla Grande Madre Cibele Binah che all'antica Persefone, o Frya, la Moglie di
Navután.
Nel II secolo D.C., sempre furtivamente, Bera e Birsa arrivano a Huelva; ma questa
volta non attaccano la Casa di Tharsis ma vanno a Rus Baal, "per supervisionare il
Culto di Proserpina per ordine di Melchisedek", un Sacerdote Supremo della
Fratellanza Bianca. Dopo la partenza degli Immortali, il Tempio della regione di Palos
inizia a farsi conoscere per i miracoli che la Dea esegue, il principale dei quali consiste
nella cura dell'idrofobia: da tutte le regioni della penisola, e anche da oltreoceano,
arrivavano allora quelli morsi o infettati dai morsi di cane per recuperare la salute perduta.
Solo ora, quando sentirono Birsa dire "contro i cani, l'illusione della rabbia", i quattro
Sacerdoti compresero che quegli antichi miracoli erano legati ai poteri di Bera e Birsa.
Un secolo più tardi, nel corso dell'anno 159, il missionario Ciriaco coverte il culto di
Baal Rus in cristiano per il semplice processo di identificazione di Proserpina con la
Vergine Maria, chiamata da allora "Nuestra Señora de la Rabida", dal momento che la
Dea continuò a curarel’idrofobia. Ma allora, come Maria "Madre di Dio", ProserpinaPersefone era già l'immagine finale della Grande Madre Ebrea Binah. Il nome "de la
Rabida" era, quindi, di cinquecento anni anteriorealla denominazione, Rapta o Rapita con
cui gli arabi indicavano l'eremo costruito a Rus Baal, sulle fondamenta dell'antica Cappella
della Madonna del Rabida. Prodotta la Reconquista, l'eremo passò in mano ai monaci
solitari di San Francesco, che costruirono il convento con le sue dimensioni attuali, ma
presto fu concesso dal Papa ai Templari, che lo occuparono fino alla dissoluzione
dell’Ordine. Il Vescovo. San Macario, per celebrare la liberazione del convento, donò al
soldato Costantino Daniele una scultura che la tradizione attribuiva all'apostolo San Luca
e che rappresentava la Vergine Maria.
Nel momento che sto evocando, quando gli Immortali di Bera e Birsa si sono riuniti con i
quattro Sacerdoti del Castillo de Aracena, quella scultura si trovava ancora nel Convento
della Rabida, a Rus Baal, di fronte a il distretto di Palos.
Convento de La Rábida
Trentesimo Giorno
La Vergine viva – Le Sephiroth
I quattro sacerdoti di Jehovà Satanàs riflettevano sull'Annuncio degli Immortali:
presto la dodicesima manifestazione della Shekhinah sarebbe avvenuta, molto vicino a lì,
in Rus Baal; ed Essi sarebbero stati protagonisti di quel portento straordinario: solo un
altro Sacerdote d'Israele poteva capire l'estasi che i quattro sperimentavano di fronte a
una tale possibilità! Perché solo l'Anima di un ebreo è capace di comprendere la
Shekhinah! Il più eccitato era il Gran Maestro del Tempio: "Oh, che grande onore,
pensava rabbrividendo, che al mio Ordine è stata affidata la custodia di un luogo così
sacro! Dio stesso scenderà ora, in mezzo a noi! "-. E così, ognuno dava libero sfogo alle
loro fantasie rabbiniche e di Golen.
-Infatti, Sacerdoti! - Approvò Birsa, indovinando il pensiero dei presenti - Voi
contribuirete come nessun altro a realizzare i Piani di Dio! Migliaia di monaci Golen e
Dottori ebrei lavorano per stabilire la Sinarchia universale: godono tutti del favore di
Elohim e saranno ricompensati magnificamente! Ma solo voi quattro conoscete oggi
l'Annuncio della Shekhinah: e solo Voi e coloro che chiamerete a collaborare, YHVH
Sebaoth sarete considerati responsabili dell'Olocausto d'Acqua che Quiblòn gli offrirà
quando saranno i tempi! Rallegratevi, allora, Sacerdoti perché il Triplice Olocausto di
Quiblòn, uno dei più sanguinosi della Storia, vi sarà attribuito se adempirete la Missione
che vi affidiamo! Da essa dipende che si realizziil piano di YHVH; su di essa riposa,
Sacerdoti, uno dei pilastri della Storia!
"Ora che il Male è stato estirpato a Huelva", continuò Bera, "ora che il Sangue di
Tharsis si è trasformato in liscivia, vi affideremo una Missione molto semplice, che è
quella di affermare il Bene sulla Terra! E il bene è YHVH! E YHVH può discendere solo in
Terra Santa! Spetta a voi, Sacerdoti di YHVH, purificare la Terra! Lo sguardo di Bera era
interrogativo.
"Sì, " esclamarono Nasi e Benjamin all'unisono. Purificare la Terra è il compito
dei Sacerdoti! Santificarla è la facoltà di YHVH!
D’accordoSacerdoti! Noi, i rappresentanti di Melchisedek, vi ordiniamo: purificate
questa terra di Huelva, cancellate tutte le tracce del Mistero del Fuoco Freddo, pulite la
Macchia del Culto della Madonna della Grotta! Soprattutto: eliminate il ricordo di questa
Divinità tenebrosa! Perché non ci sarà pace, né sulla Terra né in Cielo, e Rus Baal non
sarà Terra Santa, finché perdura la Presenza inquietante della Vergine di Agartha,
portando con sé il suo Seme Maledetto.
"Naturalmente," disse Bera, "una talespiazione sarà efficace solo se un Culto
viene sostituito da un altro.Di conseguenza, vi ordiniamo anche, di impiantare in tutti i
luoghi necessari,il Nuovo Culto della Vergine dei Miracoli: Lei illuminerà con il suo
fuoco caldo l'oscurità che l'Intrusa ha versato! Quando i Gentili le concederanno il
loro Cuore senza riserve, l'Intrusa sarà dimenticata, il ricordo del suo abominio sarà
estinto, e la Terra sarà purificata: allora, e solo allora, la Shekhinah scenderà a Rus
Baal!
-Ma questo Culto esiste già! Interruppe il Gran Maestro del Tempio. Proprio nella
Rabida è adorata la Vergine dei Miracoli, l'antica Proserpina de Palos, Signora della
Rabbia!
-Vi sbagliate, Sacerdoti! Assicurò Bera, sorridendo orribilmente. Mi riferisco a un
Nuovo Culto che sostituirà anche quello che menzionate: il Culto della Grande Madre
Binah, che invocherete come Vergine dei Miracoli per impedire ai Gentili di
sospettare la sostituzione, ma che riceverà diversi Nomi Sacri, conosciuti solo dai
Sacerdoti Iniziati, Golen e Rabbini.
Mi riferisco, quindi, alla Verginedel Melograno,
o alla Vergine del Nastro,
o alla Vergine della Barca,
o alla Vergine del Bambino diArgilla,
o alla Vergine del Fuoco Caldo.
"Cercate Sacerdoti eportate il monaco scultore che avetefatto venire dalla Francia!
L'Abate di Claravalle uscì di corsa dalla Biblioteca e un attimo dopo ritornò, seguito
dall'umile monaco cistercense, che teneva tra le mani un rotolo di pergamena e un pezzo
di carbone. Il monaco si fermò davanti a Bera, seguito dall'Abate, e fissò terrorizzato la
faccia diabolica dell'Immortale. - Ascoltate bene, miserabile! Scattò Bera con gli occhi
fiammeggianti di odio. Vi farò un avvertimento: di quello che vedrete in questo posto, non
ne parlerete mai con nessuno. Completerete il vostro lavoro e vi rinchiuderete a vita in un
Monastero di clausura. E non pensate nemmeno di disobbedire al nostro mandato perché
la Terra sarà piccola per nascondere il vostro tradimento! Tuttavia, non ci fidiamo di voi e
saretevigilato giorno e notte fin da ora. Ma dovete sapere, creatura mortale, che nemmeno
la Morte vi può liberare da Noi, perché negli inferni stessi verremo a punirti!Avete
compreso i rischi che correte?
Il povero monaco si era gettato a terra ai piedi di Bera e tremava come un cane
spaventato. - "N ... no….non ... oserei tradirvi" balbettò, senza alzare lo sguardo dai piedi
di Bera, non osando rivedere la minaccia mortale dei suoi occhi.
"È meglio che tu dica la verità", disse ironicamente il Re della Menzogna, che era
Bera. Alzati, cane! - Ordinò duramente- e guarda la pagina di questo libro aperto.
Che cosa vedi in esso?
I quattro sacerdoti si guardarono l'un l'altro, meravigliati che gli Immortali mostrassero al
monaco scultore, che non era né un Teologo né un Cabalista, per non dire Iniziato, un
disegno segreto di Sepher Icheh.
Cercando di calmarsi, il creatore di immagini si appoggiò con entrambe le mani sul
bordo del tavolo e osservò il foglio indicato. Ciò che vide, presto gli fece dimenticare gli
amari minuti anteriori e, se lo sarebbe ripetutoper tutta la vita,lo ricompensò delle
sofferenze patite fino ad allora. Per la prima volta si sentiva libero di colpe e senza
peccato,perdonato da una Pietà proveniente da dentro l'Anima, come se l'Anima
partecipasse a un Giubileo Divino: e chi ispirava quella sensazione di libertà mentale, la
sicurezza di essere approvato da Dio e amato da Cristo, era l'immagine più Bella e
Maestosa della Madre di Dio che il monaco avesse mai visto; perché, senza dubbio, quella
Signora,era viva; mentre sosteneva il bambino in braccio, la Madre lo guardò di sfuggita,
e fu in quel momento che egli si sentì perdonato, in pace, come se lei gli aveva detto - Vai,
figlio di Dio, io intercederòin modo che il Rigore della Sua Legge, non sia recalcitrante con
te. Compi la tua missione e ritrai la mia immagine come mi vedi, nella Pienezza della Mia
Santità, così che anche gli uomini vedano il Miracolo che tu vedi; realizza tutto il tuo
talento e il Grande Volto di Dio ti sorriderà.
-E 'così bella! Lo scultore gridò, completamente sbalordito. Solo le mani guidate
dalla Grazia di Dio e una pietra benedetta dall'Altissimo possono eseguire l'Opera che mi
viene richiesta. Ma metterò le mie mani al servizio di Dio, e voi, che siete potenti, mi
fornirete la migliore pietra di alabastro del mondo!
E aprendo la pergamena accanto al libro, cominciò a disegnare febbrilmente il
ritratto di una Vergine con il Bambino di caratteristiche nuove. I quattro sacerdoti lo
guardarono sorpresi, perché era evidente che la sua visione non proveniva dal libro
Sepher Icheh, almeno dalla foglia che era in vista, ma da un'altra realtà, da un Mondo
Celeste che si era aperto davanti ai suoi occhi e la Signora della sua ispirazione aveva
rivelato.
Con insolita pazienza, gli Immortali attesero una lunga ora prima che il monaco
sembrasse tornare alla realtà: sul tavolo, la sintesi grafica della visione soprannaturale era
completa.
"Eminenze: ora capisco le vostre riserve", disse l'intagliatore, ancora eccitato.
- Voi indubbiamente, con l'autorizzazione del Signore, mi avete permesso di
guardare in Cielo e contemplare la Santissima Madre. Siate certi che, anche se lo
ricorderò sempre, e la mia Opera rimane una testimonianza di questa visione, la sua
origine non uscirà mai dalla mia bocca. Come mi avete avvertito all'inizio, ne rispondo con
la mia vita! Ma - eccolo socchiudere e riflettere ad alta voce, con se stesso - cos'è la
Morte, di fronte alla possibilità ancora più spaventosa di perdere il favore della Madre di
Dio, di mancarle? Io compirò!
-Continuava adesso gridando- Oh, sì. Io rispetterò Per lei compirò! - Pensi di poter
scolpire la statua di cui abbiamo bisogno? Birsa chiese, senza molta considerazione per lo
stato mistico del monaco scultore.
-Oh sì! Metterò tutta la mia Arte e la Divina Ispirazione che ora mi invade, per dare il
tocco più perfetto a questa immagine! E indicò gli schizzi delineati a carboncino sulla pelle
pregiata della pergamena.
In quella era esposta una Madre Sublime, dotata di un bel volto di tratti israelitici e
vestiti di eguale nazionalità, che copriva la testa con una lunga manta, fino al di sotto della
vita, tenendo il Bambino con la mano sinistra, mentre nella destra Portava uno scettro
coronato da un Melograno. Il corpo della Madre dava l'impressione di essere
leggermente inclinato a sinistra, forse per lasciare che il Bambino Divino occupasse il
centro della scena. Il Bambino, d'altra parte, guardava dritto davanti a sé e benedivaquello
che stava osservando con un gesto della mano destra, mentre nella sinistra sosteneva
uno sphaera orbis terrae.Sia la Madre,sia il Bambino erano incoronati: la Madre
indossava la Corona della Regina, che il disegnatore appuntò, doveva essere costruita in
oro puro; e il Bambino aveva un’aureola fatta con un anello d'argento, tre fiori di
mandorlo separati in proporzione: dal sesto petalo di ogni fiore, sorgevano nove raggi,
simbolo dei Nove Poteri del Messia. Ai piedi della Vergine, vari simboli, come conchiglie e
pesci, indicavano la natura marina della vocazione: lei stessa era appoggiata sulle onde.
"Fino a un certo punto ci fidiamo di te, ma sarai comunque osservato", disse Birsa,
dopo aver esaminato lo schizzo. Ci piace quello che hai visto e quello che pensi di fare.
Sei fortunato, Servo di Dio! Ora ritirati nella tua cella, hai molto da pregare e meditare.
Qualche istante dopo i sei si riunirono nuovamente di fronte al Sepher Icheh.
- Che cosa ha visto il monaco, oh Immortali? Certamente non questa figura della
pagina Lamed, - chiese l'Abate di Claravalle.
"Certamente no, " rispose Birsa "Bera ha fatto mangiare allo scultore un grano di
quel frutto" e indicò il MelogranoBinah.
- In effetti; -Confermò Bera- abbiamo permesso al monaco di vedere il Settimo
Cielo, il Palazzo dove dimora il Messia, tra le braccia amorevoli di sua Madre Binah. E ha
visto la Madre e il Messia, la Divina Coppia di Aspetti YHVH che governano il Settimo
Cielo: Madre Binah, liberando l'Intelligenza Creativa di YHVH Elohim con il Fuoco Caldo
del Suo Amore; e il Respiro del YHVHche è l'Anima del Messia, il Bambino la cui Forma è
quella di Metatron, il cui destriero è Araboth, le nuvole, la cui ronda viene compiuta sulle
acque dell’Avir, l’Etere, e la cui Manifestazione è la Shekhinah, la Discesa di YHVH nel
Regno. Lo abbiamo fatto perché abbiamo bisogno di rappresentare quella visione su una
prima pietra, edesporla nella Rabida, in sostituzione della statua del vescovo Macario che
custodiscono i Templari. La scultura sarà realizzata in segreto e, quando sarà pronta, la
sostituirete con la massima discrezione. Poi affermerete, con più enfasi che mai, che è
opera dello stesso Evangelista, che proprio San Lucala scolpì nel primo secolo.È
importante che questo sia fatto in questo modo perché Quiblòn, un giorno arriveràa Rus
Baal per confermare la chiave, che è S.A.M., cioè Shekhinah, Avir, Metatron, la chiave
universale del Messia: a causa della nuova immagine della Vergine dei Miracoli, egli saprà
che si lì su manifesterà la Shekhinahper dotarlodella Parola di Metatron attraverso Avir,
l’Etere.
Come sapete, questa immagine dell'Albero Sefirotico Rimmon simboleggia Adam
Ilaah, l'Uomo Superiore, chiamato anche Adam Kadmon, l'Uomo Primordiale, cioè la
Forma Umana di YHVH, che si riproduce in Adam Harishón, l'uomo terrestre. Nei frutti
del Divino Melograno della Vita ci sono i Dieci Nomi-Numero (Nomi Archetipici) con cui
Egli ha adottato questa Forma e ha dato l’esistenza a tutte le entità create. Questi NomiNumeri chiamateSephiroth sono il nesso tra l'Unità di YHVH e la pluralità delle entità: per
YHVH, le Sephiroth sono identiche e uno con L'Uno; per il Mondo, leSephiroth sono
diverse e danno vita al molteplice che costituisce la realtà. Visto dal Mondo, da Noi, dal
nostro punto di vista, degli Esseri Creati, le Dieci Sephirothemanano successivamente
dall'Uno senza dividerlo, ed emergono dall'Albero Rimmon.
Il primo frutto è Kether, la Corona di Ehyeh, l'Aspetto essenziale di YHVH: sotto
Kether c'è il Trono di Dio, il Più Alto della Creazione. Kether è il Santo Anziano, attiká
kadisha, o ancor più, l’Anziano degli Anziani, attiká deatikim. Egli si siede sul Trono e
solo Metatron giunge fino a Lui, che a volte discende fino agli uomini, quando parlò con
Mosè sul Sinai, e lo condusse davanti all'Anziano dei Giorni. È colui che disse a Mosè: "Io
sono quello che sono", Ehyeh Asher Ehyeh [Esodo, 3,14]. Il potere di Ehyeh si
estende direttamente sui Seraphim o Serafini, Haioth Hakadosch, cioè Anime Sante,
AngeliCostruttori dell’Universo.
Da Kether arriva la seconda delle Sephiroth, la SephirahHokhmah, la Sapienza di
Yah, il Dio Padre. L'Hokhmah è il Pensiero Divino di tutte le entità: non c'è nulla che sia
esistito, esiste o esisterà, che anteriormente non esisteva in potenza nella Hokhmah; Molti
sono i grani di questo Frutto, Padre di tutti i frutti della Terra. Questa stessa
immagine dell'albero Rimmon è il prodotto della Sephirah Hokhmah, che in questo caso si
rivela a se stessa. È Raziel, l'Angelo che ha scritto per Adamo il Primo Libro della Legge,
che si rende presente nella Hokhmah e introduce gli uomini nella sfera del Padre.
Ma la Saggezza del Padre attraversa il canale Dahat e si riflette in Binah, la terza
Sephirah, la cui Intelligenza Divina è necessaria per la creazione delle entità da realizzare.
Binah è la Grande Madre Universale: da Lei la Saggezza del Padre produce i frutti dei
Mondi e il contenuto dei Mondi. Il Fuoco Caldo del suo Amore Universale inonda
l'EtereAvir e trasmette a tutti i Mondi l'Intelligenza di YHVH Elohim, il terzo Aspetto
dell'Uno. Sotto il suo Potere ci sono gli energici Angeli Aralim, che agiscono nella sfera di
Saturno, ma l'Angelo principale, colui che comunica l'uomo con la Divina Madre, è
Zaphkiel (Zerachiel o Zachariel) colui che fu la guida di Noè, il grande navigatore: Binah
è, quindi, la Signora dei Marinai.
-Kether, Hokmah e Binah sono ilGrande Volto del Vecchio, Arikh Anpin: le sette
Sephiroth di Costruzione rimanenti sono, a loro volta, il PiccoloVolto di Dio, un riflesso del
Grande Volto e primo accesso all’Uno che l’uomo può ottenere a partire da qualunque
cosa creata.
-Le seguenti Sephiroth sono Numerazioni emanate dalla Trinità essenziale Kether,
Hokhmah e Binah: Hoesed e Netsah, che sono alla destra dell'Albero Rimmon, sono
maschili come il Padre; Din e Hod, femminili come la Madre, danno frutto alla sinistra del
Melograno. Nella colonna centrale di un tronco crescono i frutti neutri, che sintetizzano gli
opposti delle due trinità successive: Din, Tiphereth, Hoesed, creativa e produttrice, e
Hod, Yesod, Netsah, esecutrice e realizzatrice delle entità. Infine, c’è il centro Malkhouth,
il Regno, che riflette Kether, la Corona, ed è la sintesi manifesta della Forma dell'Anziano
dei Giorni: per il Regno discende la Shekhinah sulla Terra e il Regno di Dio si
materializzerà sulla Terra quando la Shekhinah assumerà la forma del Popolo eletto,
governato dal Re Messia.
La quarta Sephiroth è, quindi, Hoesed, la grazia di Elohai, la sua Misericordia e la
sua Pietà. È La Mano Destradi YHVH e sotto il suo Potere si trovano quelle creature dei
Cieli chiamate Dominazioni o Hasmalim, che agiscono nella sfera di Giove. L'angelo
principale è Zaphkiel (Zadkiel), che fu la guida di Abramo. La quinta Sephiroth è Din, il
Rigore di Elohim Gibor. Da questo frutto deriva la Legge di Dio, ei suoi grani sono le
Sentenze del Suo Tribunale: ogni atto umano, e ogni essere della Creazione, deve
sottomettersi al Giudizio, di Geburah, di Elohim Gibor. È la Mano sinistra di YHVH e
sotto il suo potere ci sono le Potenze chiamate Serafini, che influenzano la sfera di Marte.
Il suo angelo principale è Camael, il protettore di Sansone. La sesta Sephiroth è
Tiphereth, la Bellezza di YHVH. Unita alle Sephiroth Hoesed e Din compone la triade
produttrice delle entità create, Din, Tiphereth, Hoesed, ma in realtà Tiphereth è il Cuore
di YHVH, la sede del Fuoco Caldo della Grande Madre Binah. In Tiphereth, le Forme
acquisiscono la perfezione archetipica della Bellezza Suprema: gli atti degli uomini, ispirati
a Tiphereth, possono essere solo atti d'amore; e gli esseri creati sono ricollegati insieme
dall'Amore Universale che irradia il Cuore di YHVH.
In Tiphereth tutto è Bello e Perfetto, perché la Saggezza di Hokhmah delle cose
pensate in forma perfetta e l'Intelligenza Binah della sua concezione, prodotte dalla Grazia
Hoesed e adattate al Rigore Din della Legge, risplendono nel suo Frutto.Inoltre Tiphereth
non è un Melograno ma una Fragola, cioè una Rosa, un'altra parte del Messaggio Uno
dell'Amore di YHVH verso l'Uomo Animico. La Fragola Tiphereth viene trasformata in
Rosa quando il Cuore dell'Uomo Terrestre ospita il Fuoco Caldo della Passione Animale.
Sotto la Sua Potenza ci sono gli Angeli che operano attraverso la sfera del Sole, le Virtù
chiamate Malachim. Qui ci sono due potenti Angeli: uno, Raffaele, che fu la guida di
Isacco; e un altro, Peliel (o Peniel), che diresse il destino di Giacobbe. E agiscono qui
anche alcuni Angeli che dovrebbero stare più in alto: sono i Seraphim Nephilim che
gli Atlanti bianchi accusano di "Angeli Traditori", ma che in realtà servono YHVH
con dedizione energica, portando avanti i suoi Piani di progresso umano e
favorendo la creazione del Sinarchia Universale del Popolo Eletto. Essi fondarono
la Fratellanza Bianca e stabilirono lo loro residenza nel cuore di YHVH; e da loro
dipende la Gerarchia Occultadi Sacerdoti della Terra.
La settimo Sephiroth, Netsah, rivela la vittoria di YHVH Sebaoth, il Dio degli
Eserciti Celesti. È La Colonna Destra Del Tempio, Jaquim, e sotto il Suo Potere ci sono
i Principati o Elohim, gli Angeli che influenzano dalla sfera di Venere. Cerviel, l'angelo
direttore di Davide, la presiede.
L’ottava Sephiroth è Hod, la gloria di Elohim Sebaoth, la Colonna Sinistra Del
Tempio, Boaz. Domina gli Arcangeli Ben Elohim, che hanno espressionenella sfera di
Mercurio: Michele, l'ispiratore di Salomone, è qui l'angelo principale.
La nona Sephiroth è Yesod, la Fondazione della Creazione di YHVH Saddai,
l'Onnipotente. È l'organo riproduttivo di YHVH e, insieme a Netsah e Hod, compone
l'ultima triade costruttiva o esecutiva: Hod, Yesod, Netsah. Il Suo Potere comprende gli
Angeli noti come Cherubini, che si manifestano dalla sfera della Luna, e il loro Angelo
principale è Gabriele, protettore di Daniele.
Ladecima Sephiroth è Malkhouth, il Regno di Adonai Melekh, il Signore Re della
Creazione, il riflesso finale del Anzianodegli Anziani. Per questo sotto il Suo Potere ci
sono tutti i membri della Gerarchia Occulta e della Fratellanza Bianca, gliIssim del Popolo
eletto. Ed è per questo che il suo Angelo principale è Metatron, l'anima del Messia.
Malkhouth è la Madre Inferiore, come Binah è la Madre Superiore, inoltre, se la discesa
della Madre Inferiore viene materializzata nel Popolo eletto, diventa la Shekhinah, la
Mistica Sposa di YHVH.
Trentunesimo Giorno
La Pietra Fredda e la Pietra di Fuoco
Tutto questo, lo sai bene ", aggiunse Bera, che stava descrivendo il disegno di
Sepher Icheh," ma ho ripetuto l'essenziale per evitare incomprensioni, perché adesso
spiegheremo il Mistero della Pietra del Fuoco. Tale spiegazione, richiesta dal Gran
Maestro del Tempio, richiede una comprensione preliminare ed esatta dell'Opera dell'Uno,
della Creazione di YHVH, della Sua Manifestazione nel CreatocomoAlbero Rimmon dei
Principi immanenti e assoluti, del suo triplice principio di azione immanente, Shekhinah,
Avir, Metatron.
Sospirò, sollevato, il Gran Maestro, che già temeva che la spiegazione richiesta non
arrivasse mai.
- Osserva le radici del Melograno della Vita: sorgono dal decimo Sephiroth, il
Regno, che ritrae nel suo tronco il Segno della Mandorla. Come il candelabro Menorah, le
radici sono sette e culminano nei calici di fiori di Mandorlo, dove si affacciano al mondo
terrestre gli Occhi diYHVH, gli Occhi che non dormono mai, gli Occhi che vedono tutto, gli
Occhi che vedevano il Profeta Zaccaria.
Queste radici ottiche dell’Albero di YHVH rappresentano Israele Shekhinah, il
Popolo Eletto, essendo Uno con l'Uno, cioè, mostrano la realizzazione del Piano,
mostrano il Popolo Eletto realizzando ilGoverno Mondiale per conto di L’Uno: infatti,
sarà l’ineffabile Uno che si presenterà nella Shekhinah di Israele alla Fine dei Tempi.
Il Profeta disse: - continuò Birsa -Così dice YHVH:. Il cielo è il mio trono, e la
Terra la Pietra di Fuoco sotto i miei piedi". YHVH fa riposare, i suoi piedi, le radici
dell’albero Rimmon, su unaPietra di Fuoco, che non è altro che l'anima del Messia, che si
manifesta nella Shekhinah: questa Pietraterrestre, è una replica di Metatron, Uomo
Celeste, Archetipo di tutti gli uomini di calda argilla. Perché quella Pietra di Fuoco, che
esisteva dall'inizio della Creazione, ma non fu utilizzato dai Costruttori, si
adatteràperfettamente alla del Tempo, quando il Tempo sia finito e diventi Pietra Angolare,
Chiave di Volta dell'intera costruzione: "La pietra che lo Scultore ha scartato, è
diventata una Pietra Angolare" [Salmo, 118,22].E dove si posa questa Pietra di Fuoco,
l'Anima del Messia, Metatron, che è il modello di tutti gli uomini di calda argilla? Secondo il
Profeta: "Così dice Adonai YHVH: Ecco Io sto ponendo in Sion una Pietra, una pietra
provata, una pietra angolare preziosa, fondamentale, messa a terra; chiunque creda,
non si muoverà da quella fondazione "[Isaia, 28,16]. Gli uomini mortali, Pietre di
Fango, diventerebbero alla fine come la Pietra del Fuoco, come Metatron, l'Uomo Celeste;
diventerebberocosì quando il Tempio fosse pronto, e ognuno di loroavesse preso il suo
posto nella costruzione, secondo il modello del Messia; sarebbero così nei giorni in cui il
Regno di YHVH si materializzasse sulla Terra; e regnasse il Re Messia; e la Shekhinah si
manifestasse comePopolo Eletto. Perché solo per Israele YHVHha creato il Regno e il Re:
nessunpopolotra i Gentiliè mai stato un veroRegno, anche lo poteva sembrare, né è mai
esistito un vero Re, al di fuori del Popolo Eletto: per questo il nome di Melchisedec, il
Sommo Sacerdote del nostro Ordine, in realtà significa "Colui che detronizza iRe" e non
"il Re di Sedec", come abbiamo fatto credere ai Gentili. Melchisedec, e coloro che
appartengono al nostro Ordine, dobbiamo distruggere ogni falso Regno e ogni falso Re,
prima di riprodurre sulla Terra il vero Regno di YHVH, Malkhouth, con il Governo Mondiale
del Popolo Eletto.
Tuttavia, Sacerdoti, il Piano di Dio è stata disturbato e ora sarà necessario
sacrificare gli uomini di argilla in un Olocausto di Fuoco, alla Fine del Tempo, proprio
quando il Tempio siaeretto e il Regno si realizzi nella Shekhinah di Israele: come Vi
assicuriamo, la Pietra del Fuoco dovrà essere lavata con la liscivia per cancellare il Segno
Abominevole. La Pietra di Fuoco, che era un Archetipo Puro al Principiodel Tempo, si
moltiplicò, senza perdere la sua unicità nell’Uno che caratterizza tutte le Sephiroth: ed
ogni Pietra di Fuoco, identica a quella del principio, era un'Anima che avrebbe raggiunto la
perfezione alla Fine, all’essere come tutte Una con l'Uno; l'uomo di argilla diventerebbe
così Pietra di Fuoco, simile a Metatron: per questo avrebbe dovuto solo adempiere alla
Legge e muoversi nel Tempo fino in direzione del Finale, dove c’era la Perfezione. Ma un
giono, Loro, i Seraphim Nephilim, creatori della Fratellanza Bianca, inciseroil Segno
Abominevole sulla Pietra di Fuoco su cui si trova ogni Anima degli uomini di argilla. E il
Segno Abominevole raffreddò la Pietra del Fuoco, Aben Esch, e la rimosse dalla Fine del
Tempo. Allora, Sacerdoti, la Pietra che deve essere lavata con liscivia alla Fine del
tempo, è la Pietra Fredda che non dovrebbe essere dove si trova, perché non è stata
messa al Principo del Creatore Uno.
Pietra Maledetta, Pietra dello Scandalo, Seme di Pietra: Essi la incisero dopo il
Principio nell'Anima dell'uomo di argilla e ora si trova nelPrincipio.Il tempo è il costante
fluire della coscienza dell’Uno: tra il Principio e la Fine del Tempoc’è la Creazione; e alla
Fine del Tempo c’è la Perfezione dell'Anima come Pietra di Fuoco. È la volontà di YHVH
che l'anima raggiungaLa Perfezione Finale secondo il modello di Metatron. Ma ora l'Anima
non può vedere la Pietra Fredda che è nascosta nel suo petto. Non la percepisce fino a
quando essa attraversa il suo cammino e diventa una Pietra dell’Ostacolo per l'Anima, un
Ostacolo insuperabile per realizzare il Bene della Perfezione Finale. Senza ilSeme di
Pietra nell'Anima dell'uomo d'argilla non sarebbe esistito il Male né l'Odio per laCreazione,
l'evoluzione si sarebbe realizzataattraverso la Forza dell'Amore al Creatore, la Perfezione
Finalesarebbe stata assicurata per tutte leAnime Create: ora questo Piano di YHVH sarà
impossibile da realizzare, e il Giudizio Din dell'Anziano dei Giorni determina che solo
coloro che raggiungono il Bene della Perfezione Finale, in qualsiasi Tempo, arrivino vivi
alla Fine del Tempo; Invece i contaminatidal Male, gliuomini d’argilanelle cui anime risieda,
anche se inconsapevolmente, il Semedi Pietra, saranno dissolti e trasformati in liscivia per
lavare con essa il Segno Abominevolee nella Pietra di Fuoco.
-Sì, Sacerdoti: -continuòBirsa - Ehyeh creò tutti gli esseri, inclusa la Pietra. La
estrasse dal Fuoco Caldo ed è per questo che la designò come "Pietra di Fuoco". E mise
tutti gli Esseri creati nel Divenire del Tempo, che è il Flusso della Sua Coscienza: perché
prima del Principio non c'era nulla di creato eccetto l'Ineffabile Essere Supremo. Lo Spirito
dell'Uno uscì al Principio dall’Ein Sof, l'Infinito Presente, che rappresenta il nulla per tutte
le Anime create. Così l'Uno, che anche lui emerseda questo nulla, tirò fuori da esso gli
EsseriCreati, il primo dei quali fu il Fuoco Caldo, creato il primo Giorno: in tal modo ha
dato Principio alTempo.L’Anima dell’uomo di argilla, creatain seguito,cominciò a evolversi
da allora, verso la Perfezione Finale. Ma quell'evoluzione era molto lenta. Per
accelerarlavennero i Seraphim Nephilim col consenso dell'Uno; emersero anche loro da
Ein Sof: a tali Angeli, i nostri nemici li chiamano "Dei Traditori". La cosa certa è che Essi
estrassero dal nulla il Segno Abominevole Non creato (Increato) e lo inciserosullaPietra
Calda: e quella fu l'Origine del Male.La Pietra Segnalatasi trasformò a causa di quel
Segno in "Pietra Fredda" e si trasferìimmediatamente al Principio del Tempo, retrocedette
al nulla iniziale per sostenere un'esistenza abominevole al di fuori del Tempo. Tra gli
Esseri Creati, tra le Pietre Create, la Pietra Fredde respinse l'Ordine della Creazione, si
ribellò alla volontà dell’Uno e si dichiaròNemica della Creazione. Coloro che avevano
introdotto il Segno Non Creato nel Mondo, introdussero la Pietra Fredda nell'Anima
dell'Uomo come Seme di Pietra, per fare in modo che crescesse, maturasse e
fruttificasse, in modo che la forza del suo sviluppo elevassel’Anima rapidamente verso
laPerfezione Finale. Ma quel seme, come abbiamo detto, avrebbe prodotto un Frutto
estremamente ostile versoil Dio Uno e la Sua Creazione: un Frutto che accetterebbe di
esistere solo al di fuori del tempo, prima del Principio, un frutto che solo avrebbe il
desiderio diabbandonare il mondo degli Esseri Creati e perdersi nel nulla originale; un
Frutto che non poteva essere previsto dall'Anima perché il suo Seme sarebbe rimasto
invisibile fin dal Principio; un frutto sarebbe denominato "l'Io". E la causa di quel Frutto non
sarebbe la Pietra Fredda, né il Seme di Pietra, ma quegli abitanti dell'Abisso che
conoscete come Spiriti Iperborei. Sono i nostri veri nemici, ma, fortunatamente, possono
manifestarsi solo nell'Anima dell'uomo attraverso la Pietra Fredda; capirete che ciò che
liincatena all'Anima dell'uomo, senza che Essi se ne accorgano, è la Pietra Fredda messa
nel Principio. Tuttavia, se la Pietra Calda fu estratto da Fuoco Caldo, il Fuoco Freddo, al
contrario, scaturì dalla Pietra Fredda: per questo Fuoco Increato,la Stirpe Maledettadi
Tharsis, che abbiamo appena sterminato, sfuggìdurante secoli al nostro controllo e infettò
il mondo con Uomini di Pietra che pretesero di distruggere le basi del Culto.
..
Apparentemente, i Seraphim Nephilim non contano col fatto che il Fuoco Freddo
sarebbe sorto dalla Pietra Fredda e avrebbe rivelato agli uomini luciferici ciò che Essi
chiamano "L’Oscurità Infinita di Se Stesso"; quindi ènecessario, dal momento in cui tale
odioso Mistero fu possibile, evitare in Futuro che il Seme di Pietra maturi e dia i suoi frutti,
che il Bambino di Pietra che riceverà la rivelazione del Fuoco Freddo e spegnerà il Fuoco
Caldo del Cuore; è necessario lavare la Pietra Fredda con la liscivia per fare in modo
che recuperi il Fuoco Caldo, il Fuoco che non deve mai lasciare il Cuore dell'uomo. In
effetti, Sacerdoti, anche se Loroincolpano l'Uno e i suoi rappresentanti terreni della
disgrazia che li affligge,furono i SeraphimIperborei, quelli che abitano nel cuore di YHVH,
Tiphereth, che conservanol’incatenamento spirituale; è vero che essi operarono con il
consenso dell’Uno e nessuno sa quando o perché li creò, né perché gli concesse, inoltre,
il Potere di estrarre esseri dal nulla. A meno che non si conceda credito a ciò che Essi
stessi affermano: che non sono Esseri Creati dall’Uno ma procedono, come Ehyeh,
da un Mondo esistente oltre l'Ein Sof; e che la loro natura spirituale è uguale a
quella dell’Uno.Ma credere loro sarebbe come commettere la più grande eresia
control’Hokhmah del Maestro di Tutto, infatti, per caso non ha dichiarato l’Uno stesso la
sua Unità Assoluta ed Esclusiva?Tutto, quindi, il Sé non ha dichiarato il suo Assoluto e
Compreso l'Unità?"A chi mi paragonerai che mi somigli?", Dice il Santo Anziano. Alza
gli occhi in alto e guardate: chi ha creato tutto questo? "[Isaia, 40.25] "Così dice
YHVH, Re d'Israele, il suo Redentore, YHVH Sebaoth: Io sono il Primo e l'Ultimo, e
non c'è nessun Dio al di fuori di Me. Voi siete i miei Testimoni. C'è alcun Dio al di
fuori di me? Non c'è un’altra Pietra; Io non la conosco "[Isaia, 44,6]. "Voi siete il mio
testimone, dice YHVH, poiché voi siete il Popolo Eletto da Me in modo che possiate
sapere e capire che Io Sono, Ehyeh. Prima di Me, nessun Dio è esistito, e non lo farà
dopo di Me. Io, io sono YHVH, e al di fuori di me non c'è Salvatore. Io sono Dio da
sempre e anche oggi sono lo stesso e non c'è nessuno che possa scappare dalla
mia mano: farò ciò che voglio e chi lo cambierà? "[Isaia, 43,10]. Sì, Sacerdoti; non
dobbiamo dubitare dell’Uno. Ma non dobbiamo neanche dimenticare che i Serafini
Iperborei hanno fondato la Fratellanza Bianca a cui apparteniamo tutti e nella cui
Gerarchia abbiamo raggiunto il Sommo Sacerdozio.
In sintesi, secondo i piani dei Seraphim Nephilim, mentre si sviluppava il Seme di
Pietra, l'Anima dell'uomo di argilla si sarebbe evoluta in modo acceleratoin direzione della
Perfezione Finale. Ma la realtà contraddissequei piani: quel Seme del Male, al dare frutto,
lungi dall’impulsare l'Anima a elevarsi verso la Perfezione Finale, l’avrebbe fatta
sprofondare nel Terrore di Abissi Senza Nome,nell’Eternità di un’Oscurità Infinita.Alla fine,
il Seme di Pietra avrebbe finito per dominare l'Anima dell'uomo di argilla e trasformarlo in
un Nemico del Creatore e della Creazione, indurendo il suo Cuore e trasformandolo in un
essere privo di Amore, trasformandolo in un Uomo di Pietra. Questo è il motivo per cui
Noi, i SacerdotiPerfetti, dobbiamo propiziare l'Olocausto di Fuoco, per lavare con liscivia
alla Fine il Segnale Abominevole nella Pietra-che-è-piantata-nell'Anima-dell’Uomo–
d’Argilla. - concluse Birsa.
Trentaduesimo Giorno
L’Intrusa, Lucifer. La Vergine del Melograno
Immediatamente, Bera aggiunse quanto segue:
'Per millenni, nel Continente sommerso di Atlantide, che i Gentili non devono mai sapere
che è esistito, i Sacerdoti dell’Uno combatterono contro l'effetto ostile che la Pietra Fredda
causava nell'Anima degli uomini di argilla. Si cercava, con vari mezzi, di fare in modo che
lo Spirito increato, incatenato all’Anima dalla Pietra Fredda, dimenticassela sua Origine,
al di là dell’Ein Sof. E i risultati furono incoraggianti perché alla fine il sangue degliuomini
d’argillasi eradegenerato in modo tale, che lo Spirito increato era incapace di orientasiin
direzione dellaPietra Fredda che gli avrebbe rivelato la sua Origine Divina. Poi ci fu un’Età
dell’Oro Culturale, in cui un altro Popolo Eletto, simile a Israele, instaurò la Sinarchia
Universale e si preparava per il Regno della Shekhinah. Fu allora che alcuni Uomini di
Pietra, che sfuggirono dallo sterminio al quale li sommettevano i Sacerdoti e i“Serafini
Nephilim”, riuscironoa chiamare in suo aiuto altri Serafini, chiamati "Iperborei", ci quali
entraronoall'Universo Creato attraverso la sfera di Venere (La Porta di Venus). Il più
terribile di questi Serafini era conosciuto come Lucifer, Lucifero, Phosphoro o Espero,
dal momento che, affrontando tutte leLegioni Celesti di YHVH Sabaoth, si precipitò sulla
Terra per lasciare in eredità la sua Corona allo Spirito, incatenatonegli uomini d’argilla.
Lasciò qui, infatti, laGemmaMaledettadel Gral, che ha il potere di impedire che lo
Spirito dimentichi la sua Origine. Fatto questo, ritornò da dove era venuto, però
lasciando dietro di sé i germogli fecondatidelle StirpiLuciferich conto cui ancora
combattiamo,in tutto simili alla Casa di Tharsis,che abbiamo appena finito di sterminare.
E sarebbero state quelle Stirpi, condannate da YHVH, in particolare quelle derivanti
dalla Razza Bianca, quelleche non avrebbero più dimenticato l'Origine, quelle che si
proposero di germinare il Seme di Pietra in tutti gli uomini di argilla, quelle che evrebbero
innescato la ribellione contro la Legge di YHVH e l’odio per la Creazione. E fu così che
inevitabilmente si giunsealla Battaglia di Atlantide, che si concluse con una catastrofe
planetaria. Tuttavia, il Male più grande non era ancora avvenuto: questo giunse a causa di
Lucifer e di quella Donna, L’Intrusa Ama, che fu in grado di entrare nella sfera di Venere
e ottenere il Segreto del Seme di Pietra. Sì Sacerdoti: il Seraphim Lucifer consegnò a
L’Intrusa la Spiga dei Semi di Pietra, che fino ad allora possedevano solo i Seraphim
Nephilim. E al suo ritorno il Male Superiore colpì gli uomini di argilla, infattiL’Intrusa scelse
l più coraggiosi e cominciò a piantare nei loro cuori il Seme diPietra che spegne ilFuoco
Caldo della Passione Animale, l'Amore della Grande Madre Binah: ogni Seme di Pietra
sarebbe diventato un GuerreroSaggio, un Uomo di Pietra collocato al di fuori della legge di
YHVH, al posto dell’uomo identico a Metatron che era destinato a essere alla Fine del
Tempo. Con il suo atto inqualificabile, L'Intrusa, La Vergine di Agartha, offese
profondamente la Grande Madre Binah, a cui strappò l'amore di molti Figli: per
questo bisogna purificare questa terra di Huelva, che per tanti secoli è stata
dedicata al suo Culto Empio. Solo così la Shekhinah scenderà a Rus Baal.
Lei,Sacerdoti, è il Nostro Più Potente Nemico, il suo Male è al di sopra di tutti i mali;
la sua Ostilità verso la Creazione supera quella di qualsiasi Uomo di Pietra; il suo
Coraggio nell’affrontare l'Uno supera quello del Guerriero Saggio più coraggioso: davanti a
Lei e al suo Mistero Infinito, tutti tremano di Terrore; e dopo il Terrore e la Morte
sopravvivono solo gli Spiriti Increati, che sono della sua stessa essenza Iperborea. Lei
ritornò da Venere, portando la Spiga dei Semi di Pietra e portando nel suo grembo il
Demone della Guerra, Navután, suo Figlio Increato. Tutto fu una cospirazione del Serafino
Lucifer: Egli voleva che Ama avesse un Figlio di Pietra, un Figlio che si mettesse alla testa
della Razza Bianca e fondasse peri suoi membri un Mistero;e che gli Iniziati in quel
Mistero acquisissero l'Immortalità e ricevessero nel loro Cuore il Seme di Pietra della
Vergine di Agartha.
Guardate il Sepher Icheh! Ordinò Bera, a cui questa parte della Storia produceva
una strana mistura di Odio e Terrore. Qui Navután si auto-crocifisse, - indicò i rami che
andavano dal tronco alle Granate Hoesed e Din. L'Ase (Nella mitologia nordica gli Asi,
maschile singolare Ase, femminile singolare Asinia, sono gli abitanti di Asgard – Agartha
N.D.T.)fu soggettattodal Braccio Destro e dal Braccio Sinistro al Santo Aziano, sotto al suo
Grande Volto e senza notare che la Pietra di Fuoco, Aben Esch, pendeva sopra la sua
testa. Per Nove Notti agonizzò sulla Croce di Rimmon fino a che Frya, un demone
femminiletanto terribile come Ama, uscìdal suo occhio e scoprì il Segreto della Morte. Ma
per poterlo rivelare a Navután, che era appena morto, dovetteingerire un chicco del
melogranoHokhmahe diventare una pernice: poi iniziò a ballare per Navután la Danza
Zoppicate chepermette di uscire dalLabirinto diIllusione della Morte; ma, quel cibo la
incatenòall'Illusione, come Persefone, e non potetteritornare all'Origine da cui era venuta
per salvare il suo Sposo. Ècosì che Frya, un nuovo Nemico della Creazione, rimase
insieme a Vides, il Signore della Agartha, il rifugio dei Demoni Increati, e insieme a
Navután,suo Marito, per combatterela Guerra Essenziale contro l’Uno. Navután, nel
frattempo, resuscitò e rivelò ai membri della sua Razza ilSegretodella Morte attraverso il
Mistero del labirinto, nel corso del quale gli Iniziati ricevono nel loro cuore il Seme di Pietra
della Vergine di Agartha e possono diventare Uomini di Pietra. I discepoli di Navután
furono gli AtlantiBianchi, che seminarono il Mondo di Pietre empie, quelli che aprirono le
porte delle Dimore Celesti per prenderle d'assalto.
Per questo, non dimenticate, Sacerdoti, le condizioni del Patto Culturale! Gli Uomini
di Pietra sono i nostri più terribili Nemici perché si sono proposti di impedire la
realizzazione dei piani che YHVH ha disposto per l'umanità: ma lo sono anche le Pietre
degli Uomini di Pietra. Non dimenticate che è necessario distruggere le loroPietre
maledette perché in esse potrebbero esserciSemi di Pietra, germogli di esseri inconcepibili
che potrebbero dare i suoi frutti e nascere in certi momenti della Storia. Non dimenticate
che la Pietra Fredda è sempre al di fuori del Tempo, al di là del Principio degli Esseri
Creati, invisibile alla nostra anima, ma pronta a manifestare la suaostilità essenziale
quando l’opportunità, vale a dire, il kairos, lo permetta: ignoriamo, infatti, se da questo o
quel Menir sorgerà un Uomo di Pietra, ma in ogni caso dobbiamo distruggerlo. Non
dimenticate che combatiamo la Guerra Essenziale contro il Nemico della Creazione, che
la nostra è la guerra tra la Liscivia e la Pietra Fredda, tra il Fuoco Caldo e il Fuoco Freddo,
tra il Creato e l'Increato, tra l’Essere e il Nulla.
Birsa riprese la parola per riferirsi esclusivamente alla missione che gli Immortali
lasciavano ai Sacerdoti. La riunione stava per finire e sarebbero passati molti anni prima
che Essi avessero fatto ritorno: forse, allora, come anticamente, come sempre, ci
sarebbero stati altri Sacerdoti a riceverli. Non dovevano, infatti, perdere nessuna parola di
quelle che Essi pronunciavano, dal momento che nessuno avrebbe potuto ripeterle in
seguito. E l'errore, nell'Ordine di Melchisedek, si pagava a caro prezzo. "Conoscete già, in
parte, la vostra missione", - concesse Birsa -. Dedicherete tutti i vostri poteri e le vostre
influenze per purificare questa regione di Huelva. La Casa di Tharsis è stata distrutta e,
sebbene non abbiamo recuperato la Pietra di Venere, non sarà nemmeno usata contro di
noi.
Questaera
uno
delle
ultimePietre
di
Lucifer,
che
permettevano
agliIniziatiIperboreiorientarsi nelLabirinto dell’Illusione della Vita; senza di esse nelle
vicinanze, tranquillo potràstare il guardiano del Labirinto, YHVH Adonai: solo i Sacerdoti
di Israele conoscono la danza zoppicante che segnala l'Uscita. Sacerdoti: il nemico è
quasi sconfitto! La Sinarchia del Popolo Elettofra non molto sarà una realtà, presto
discenderà la Shekhinah, presto regnerà il Re Messia! L'Olocausto di Fuoco già
s'intravede!Quiblònverrà a Rus Baal a cercare la Grande Madre Binah ed esibiràil suo
nome S.A.M., Shekhinah, Avir, Metatron; e Lei amorevolmente pianterà nel suo cuore il
Seme di Argilla del Pardes Rimmonim Barro, il Germoglio di Metatron sarà al Finale
laPietra di Fuoco, AnimaPerfetta delPopolo Eletto!
Abbattete senza rispetto gli Altari dell'Impostora! Togliete dalla sua mano
l'abominevole Spigadell’Odio! Che nessuno ricordi il suo Sacrilegio Essenziale, i suoi Semi
di Pietra condannati da YHVH! Distruggete i loro luoghi di Culto e le loro Immagini,
uccideteperfino la loro memoria e, naturalmente, bruciatefino alla cenere, e fatecon essa
la liscivia, tutti coloro che credano nella Vergine di Agartha e abbiano l'ambizione di
ricevere il Seme di Pietra! Siate duri, Sacerdoti, perché il Nemico lo merita!
Alzate invece gli altari per la dolce Madre Binah! Collocatenella sua mano il
magnificoMelograno dell'amore di YHVH! Che tutti conoscano il suo Sacrificio Essenziale,
essere depositaria dei Semi di Argilla benedetti da YHVH! Costruite luoghi per la
suaAdorazione e invocate le sueImmagini, generate nella gente memoria di Essa e,
naturalmente, ricompensate con i più grandi benefici per tutti coloro che credano nella
Vergine dei Miracoli, o della Rabida, o delMelograno, o del Nastro o della Barca o del
BambinodiArgilla o del Fuoco Caldo! Siate efficaci, Sacerdoti, perché i Piani di YHVH lo
richiedono!
In breve, inizierete sostituendo la statua del Vescovo Macario con la nuova scultura
di Nostra Signora dei Miracoli, che il monaco scolpirà secondo la visione del Sepher Icheh.
E questa scultura le installerete nel Convento di Nostra Signora della Rabida, ma subito
dopo vi dedicherete al compito di promuovere la costruzione nelle vicinanzedi un grande
santuario dedicato alla Vergine del Nastro: il quale ospiterà una Confraternita di marinaie i
proprietari di Naos, che chiederanno la loro protezione e si riuniranno attorno al suo Culto.
Il sito ideale sarà una collina vicino al Mare, da dove si possa vedere l'estuario dell’Odiel,
la città di Huelva, Palos, la Rabida e Moguer. E l'immagine che li sarà adorata sarà molto
simile a quella che ha visto il monaco scultore, ma dotatadi maggiori attributi sacri: la
Grande Madre Binah esibirà nella sua mano sinistra la Granata, vale a dire, il
Melogranoacido della Vita Calda, tagliato in forma di vulva e mostrando dalla sua
apertura i grani dei Semi di Argilla; con la mano destra sosterrà il Messia, che apparirà
completamente nudo tranne i suoi piedi, che si copriranno con borceguies (calzature
medioevali che coprivano fino alle ginocchia) per nascondere la zoppia di Dionisio.La
mano sinistra del Bambino Divino sarà diretta verso il Melograno, mentre la destra
sosterrà il nastro Sefirotico, il cordone con le dieci misure dell'Universo, il simbolo dei
marinai d'oltremare.Inoltre nel vestito della Madre di Dio, ben visibili e contrastate, devono
apparire le lettere ebraiche del Nome di Quiblòn, S.A.M., cioè Samekh, Aleph e Mem.
Infine, sopral'immagine della Verginedel Nastro, farete dipingere due dei Seraphim
Nephilim, sostenendo con le loro mani il Simbolo Celtico della Chiave Kalachakra.
Farete creare anche altre immagini e sculture ispirate alle recenti descrizioni. Ma
ricordate che, in ogni caso, il Bambino Messia dovrebbe essere spogliato del libro
sacrilego che ostentail Bambino di Pietra della Vergine di Agartha, il libro della Sapienza
Iperborea: invece, mettete uno sphaera orbis terrae, come simbolo del Potere Universale
che il Re Messia raggiungerà nel Regno di Israele Shekhinah. Simile a questa, quindi,
saranno le immagini e le sculture che distribuirete in tutti i luoghi che saranno necessari.
E ora attenzione, Sacerdoti, profetizzeremo per l'ultima volta. Ascoltate questo
Messaggio, che si compierà in qualsiasi momento e luogo perché rappresenta la
Parola di YHVH:
YHVH Sebaoth dice: Verranno Giorni di Gloria per il Popolo Eletto. Io scenderò,
Shekhinah, su di esso e regnerò, nel mezzo dell'Olocausto di Fuoco in cui i malvagi
saranno consumati. E in quei giorni, quando la Gloria e la Vittoria di Israele siano vicine,
invierò un segno inequivocabile che l'ora è arrivata: Quel Segno sarà la caduta di
Granada, la Casa degli Ebrei. In verità sarà sempre Granada a indicare quest’ora.
Granada, che sarà in quel momento posseduta da un Regno decadente, sarà conquistata
da un Impero emergente. Sarà offerto in seguito il Triplice Olocausto dei Popoli Gentili; e
poi Io discenderò; e inizierà la Gloria e la Vittoria di Israele. Quiblòn, la cui Voce chiude la
Porta degli Inferi e apre la Porta dei Cieli, mi offrirà il Triplice Olocausto e mi Annuncerà e
Annuncerà così l'Ora di Israele.
-Rallegratevi Sacerdoti di YHVH Sebaoth, che oggi il Lignaggio di Tharsis è stato
sterminato e Noi Vi Annunceremo la prossima Shekhinah! Rispettate, esaudite i nostri
ordini con fermezza e accuratezza, e presto Quiblòn verrà a ricevere la Parola di Metatron
e celebrerà il Triplice Olocausto atteso da YHVH! Possa la Vittoria Netsah di YHVH
Sebaoth accompagnarvi! - Salutò Birsa.
- E che la Gloria di Elohim Sebaothincoroni i vostri sforzi! - Disse Bera dicendo addio.
Il giorno dopo, gli Immortali partirono per Shambalá, lasciandoi quattro sacerdoti immersi
in cupe elucubrazioni. Certo, l'arroganza diabolica di Bera e Birsa si sarebbe placata un
poco se avessero appena sospettato che ancora esistevano Signori di Tharsis con vita e
che la Stirpe Condannata, come la Fenice, sarebbe rinata dalle sue stesse ceneri
nellaCasa di Tharsis.
Trentatreesimo Giorno
Circulus Dominis Canis, Vrunalda e Valentina
Egregio dott. Siegnagel:
Spero che voi abbiate abbastanza pazienza e tempo per continuare a leggere.
Forse questa lettera si è estesa troppo, ma non ho potuto abbreviarla di più, perché corro
il rischio di oscurare il messaggio che, giustamente, voglio rivelarvi con la sua lettura.
Certamente, mi sono limitata a menzionare solo i fatti più salienti della complessa storia
della Casa di Tharsis; con un altro criterio espositivo sarebbe stato impossibile persino
arrivare fin qui. D'ora in poi cercherò di riassumere ancora di più la parte mancante, non
perché il messaggio sia già stato rivelato, o perché ciò che segue non è importante, ma
perché il tempo sta per scadere, perché sento che Essi si stanno avvicinando e voglio che
Voi riceviate la lettera prima che i Golen eseguano la Sentenza. Vi chiedo solo Dottore,
piuttosto vi supplico, di portare a termine la lettura completa e poi giudicare: so che la mia
condizione di "malata di mente" toglie non poco credito al suo contenuto se lo stesso
fosse giudicato razionalmente; ma, non lo negherò, confido che finalmente adottereteun
altro punto di vista.
Devo abbandonare, pertanto, i satanici Immortali, che presto avrebbero fatto ritorno
al Tempio di Melchisedek, per riferirmi nuovamente ai Signori di Tharsis. Ora si capirà
come la necessità che la Casa di Tharsis aveva di sopravvivere abbia influenzato e dato
un’orientazione definitiva alla Strategia del Circolo Domini Canis; e come questa
strategia culminò quando l’ispirata gestione di Filippo IV concretizzò i suoi obiettivi.
Noso de Tharsis si stava preparando a tornare alla Caverna Segreta quando la
Peste fece la sua presenza nella Casa di Tharsis. Immediatamente capì che era l'unico
sopravvissuto e, dominando la furia bellicosa che fluiva dal suo Spirito, cercò di valutare
con calma la situazione. Trattandosi di un attacco dei Golen, non c'era speranza per i
restanti membri della famiglia, tranne che per gli Uomini di Pietra che, come lui, erano
evidentemente invulnerabili. Decise, quindi, di attendere la conferma di ciò che era
accaduto alla spedizione del conte Tarseval e durante quell’attesa, verificò con orrore che
i corpi dei suoi parenti erano stati trasformati in bitume. All’arrivo di Lugo de Braga e
all’inizio dei saccheggi, Noso non ebbe bisogno di altri dati per conoscere la sorte del
Conte e dei suoi Cavalieri: e in quel momento solo pensò alla Basilica della Madonna della
Grotta e alla sua preziosaimmagine che era stata lasciata lì, la cosa più importante per un
Uomo di Pietra. Senza meditarlo due volte, corse alla Chiesa con la spada in pugno. Un
gruppo di quindici soldati era appena arrivato, forse con l'intenzione di rubare il Calice
d'Oro e dovette affrontare la furia del Guerriero Saggio: battaglia impari per gli Almogaveri
e per qualsiasi guerriero non iniziato, costòloro la vita.
Mentre si avvicinava all'altare, Noso, che era sicuro di arrivare per primo,
verificòcon stupore una mutilazionenella statua del Bambino di Pietra,qualcuno aveva
reciso la mano di pietra che esprimeva la Vruna Bala. Ma non era quelloil momento di
risolvere l'enigma. Il Noyo avvolse i busti della Vergine e il Bambino con un mantello e
raggiunse a cavalloil lato sinistro del fiume Odiel, dove un piccolo sentiero poco
frequentato lo avrebbe portato verso la Sierra Candelaria.
La notizia lo sterminio di gran parte della famiglia commosse la dura anziana: 1700
anni prima, un’altra Vraya aveva vissuto una situazione simile. Non era possibile, disse
quasi a se stessa, che tanto sforzo fosse stato invano. Nonostante tutti gli attacchi subiti
fino allora, la Casa di Tharsis era riuscita a superare sempre i momenti difficili, anche se
nessuno così critico come il presente; ma anche i progressi erano molti: il modello
familiare era quasi compiuto; erano secoli che il Culto del Fuoco Freddo fornivaUomini di
Pietra ai Signori di Tharsis; e avevano conservato la Pietra di Venere, il trofeo più prezioso
per il Nemico; mancava solo una purificazione del sangue come ultimo sforzo, che la
famiglia producesse un Uomo di Pietra in grado di comprendere il Serpente con il Simbolo
dell’Origine, vale a dire, a uno che fosse in grado di proiettare il segno dell’Origine sulla
Pietra di Venere; Quell’Iniziato Iperboreo raggiungerebbe la Più Alta Saggezza, la
localizzazione dell’Origine, e la Pietra di Venere gli mostrerebbe il Segnale Liticodi
K'Taagar; allora i Signori di Tharsis potrebbero marciare verso il destino a loro riservato
dagli Dei Liberatori; e quel momento non sembravaessere lontano, la Casa di Tharsis era
a conoscenza dell'imminenza con cui stava per arrivare un Uomo di Pietra, un Pontefice
che avrebbe compresomaggiori segreti; Erano stati ad aspettare con ansia per anni, ma
tutti erano d'accordo sul fatto che sarebbe arrivato presto; e i segnali degli Dei
coincidevano. In che modo, allora, avvenne quel disastro?In cosa avevano fallito? Forse
per eccessiva sicurezza?Avevano ancora sottovalutato ancora una volta il nemico?
Indubbiamente questa era la risposta. Non era stata mantenuto un sufficiente stato di
allerta edera stato permesso alNemico di agire;invece,sarebbe dovuto essere attaccato
preventivamente appena arrivato nella regione di Aracena. Stando così le cose, quello che
era successo fu spiegato, almeno strategicamente, dal momento che contro la
conoscenza impiegata dagli Immortali non avevano alcun tipo di difesa al di fuori della
Purezza del Sangue.
Non era possibile, ripeteva la Vraya, che gli Dei Liberatori li avessero lasciati alla
mercé dei Golen; quel colpo non poteva significare la fine della Casa di Tharsis, non prima
di aver compiuto la missione di famiglia; sicuramente altri Signori di Tharsis erano ancora
in vita per salvare la Stirpe e consentire la generazione dell'atteso Uomo di Pietra. Era
necessario cercarli! Noso de Tharsis sarebbe dovutopartire e visitare i luoghi in cui
vivevano gli altri parenti, anche se era inutile sperare nella sopravvivenza di chiunque non
fosse stato iniziato. E questi ultimi, gli Uomini di Pietra, erano tutti incorporati nell'Ordine
dei Predicatori, lavorando in diversi monasteri e università in Francia e in Italia. Il Noyo
dovevaviaggiare immediatamente. Lei sarebbe rimasta di Guardia; razionando il più
possibile il cibo disponibile avrebbe resistito per sei mesi, quindi, naturalmente, sarebbe
morta proprio lì, se Noso non fosse tornato in tempo.
La Vraya aveva ragione: c'erano ancora Signori di Tharsis con vita e con la
possibilità di salvare la Stirpe; ed era altrettanto vero che quella sarebbe stata la
situazione più critica che avessero mai affrontato, compresa la distruzione di Tartesso.
Quella volta sopravvissero sedici membri del lignaggio: ora ne restavano solo otto,
contando la vecchia Vraya e il Noyo. In effetti, durante il suo viaggio a Siviglia, Cordoba e
Toledo, Noso trovò solo il lutto e la paura dei parenti non di sangue, ai quali nulla era
successo, e seppe che la Peste non conosceva le distanze. Solo a Toledo incontrò un
altro Uomo di Pietra, che sapeva già che stava succedendo qualcosa di terribile e stava
per recarsi a Turdes: anche lìerano morti parenti a causa della strana Peste. Dopo aver
sentito la grave notizia, decise di partire con Noso verso Saragozza e Tolosa, nella
provincia della Linguadoca, dove risiedeva il Capo deiDomini Canis. A Saragozza si
resero conto che la Morte Finale aveva trasformato in bitume alla bella famiglia di una
delle sue cugine, madre di dodici figli: i tredici morirono nello stesso momento, nella stessa
fatidica notte; il marito, un Cavaliere bizantino, talentuosoprofessoredi greco, non aveva
alcuna consolazione. Come disse agli Uomini di Pietra, la defuntagli aveva rivelato anni
prima che una setta esoterica composta di esseri terribili chiamati "Golen" perseguiva da
lungo i Signori di Tharsis; all’esalare quel grido spaventoso, prima di morire, essa si era
aggrappata a Pietro di Creta, il qualecredete di distinguere la parola "Golen", modulata
con l'ultimo respiro. Per questogiurò in seguito, sui tredici corpi, di vendicare quelle morti
se davvero fossero stateil prodotto della magia nera dei Golen, come suggerito dalla
decomposizione orrenda si poteva osservare nei corpi: la sua vita, disse Pietro, era stata
distrutta, e avrebbe accettato di morire mille volte quella notte piuttosto che sopravvivere
sopportando il dolore di ricordare coloro che amava così tanto. Avrebbe consacrato la sua
esistenza a cercare i Golen, ora i suoi nemici, e avrebbe cercato di mantenere il suo
giuramento; si sarebbe vendicato o sarebbe morto nel tentativo: era evidente, disse
innocentemente, che solo la furia che si accendeva nel sangue gli permetteva di rimanere
in vita.
Pietro di Creta non sapeva da dove iniziare la ricerca quando arrivarono i monaci,
parenti di sua moglie, che sicuramente avrebbero saputo come orientarlo. Gli Uomini di
Pietra, i cui parenti morti erano centinaia, non erano dell'umore per essere commossi dal
piccolo dramma del Cavaliere bizantino; tuttavia, ammiravano la sua nobile ingenuità, il
valore illimitato che esibiva e la meravigliosa fedeltà del suo amore. Era ovvio che non
aveva idea dei nemici che aveva di fronte e che non aveva nessuna possibilità di fronte a
Loro; ma sarebbe stato quasi impossibile per lui trovarli da solo e quell'impotenza sarebbe
stata la sua migliore protezione. Così i Signori di Tharsis si ritirarono, senza aver detto una
parola, quando furono raggiunti da Pietro di Creta: l'uomo non li aveva creduti
minimamente; Al contrario, era sicuro che gli nascondessero qualcosa e decise di
accompagnarli; offrì la protezione della sua spada ai monaci, ma, se lo avessero rifiutato, li
avrebbe seguiti a distanza. Non ci fu modo di persuaderlo a lasciar perdere. Gli Uomini di
Pietra non ebbero scelta: o gli permisero di accompagnarli o avrebbero dovuto ucciderlo.
Decisero la prima scelta, perché Pietro di Creta era, chiaramente, un uomo d'Onore.
Il comandante delDomini Canis li stava aspettando. Si chiamava Rodolfo ed era
nato a Siviglia, ma nell'Ordine lo chiamavano come "Rodolfo di Spagna". La sua saggezza
era leggendaria ma, per ragioni strategiche, non aveva mai voluto eccellere in ambienti
accademici e solo aveva accettato quel priorato alla periferia di Tolosa; dal suo monastero
gestiva il gruppo più interno Circulus Domini Canis. Proveniva dalla stessa famiglia di
Petregno, aveva un grado di parentela di zio di secondo grado con i nuovi monaci arrivati,
che erano cugini tra loro.Localizzato Pietro di Creta in un monastero che ospitava
pellegrini laici, parlò francamente:
-So tutto! La Voce del Sangue Puro me l'ha rivelato al momento di succedere. E lo
sguardo interiore mi ha permesso di osservare il Rituale dei Demoni. Ora sono tornati al
Tempio di Melchisedek con la convinzione di essere riusciti a sterminare la Casa di
Tharsis. Abbiamo, quindi, un piccolo vantaggio strategico che dobbiamo sfruttare
correttamente per salvare la Stirpe di Tharsis. Questo è il quadro della situazione: di tutta
la Spagna, solo voi due e la Vraya siete sopravvissuti; qui ci sono due suore, che sono le
mie nipoti Vrunalda e Valentina; e rimangono anche due Iniziati, uno a Parigi e uno a
Bologna:gli ho inviato messaggeri con urgenza chiedendo che si presentino di persona a
Tolosa. Signori: dobbiamo tenere un Consiglio di Famiglia!
Quindici giorni dopo i sette si riunirono in una cripta segreta, sotto la chiesa del
Monastero di Rodolfo di Tharsis. In effetti, non c'era molto da discutere, perché i rimanenti
sei avrebbero accettato qualsiasi proposta di Rodolfo, di gran lunga il più Saggio dei
Signori di Tharsis. E non avevano torto perché il suo piano, semplice ed efficace,
produsse risultati veramentecontundenti contro la Strategia nemica, e permise di salvare
la Stirpe di Tharsis. Lo spiegò in questo modo:
"Prima di tutto, devo confermare che la Casa di Tharsis si trova come mai prima di fronte
alla possibilità di estinzione; e che le possibilità di continuazione della Stirpe sono minime:
concretamente, si basano sulle due Dame presenti qui. Non vi è ignoto che in tutta la
storia della nostra discendenza gli Uomini di Pietra sono sempre nati dall'eredità materna:
il messaggio del Sangue Puro viene trasmesso da figlia a figlia, e solo dalle Dame di
Tharsis nascono gli Uomini di Pietra e le Dame Kalibur. Quindi, la principale priorità della
strategia da seguire è quella di collegare queste signore con matrimoni adatti ai nostri
scopi. Ciò significa che tali matrimoni devono essere rigorosamente sotto il nostro
controllo: tutto deve essere sacrificato a favore della missione familiare, incluso un marito
sterile!
Vrunalda e Valentina annuirono.
Rodolfo continuò a parlare:
-Il Circulus Domini Canis darà a tutti voi nuove identità perché, naturalmente, non
tornerete dove siete stati finora. I Golen non dovranno mai sospettare che siamo vivi e che
nessuno di noi appartiene al lignaggio di Tharsis. Torneremo ai nostri nomi solo il giorno in
cui riusciremo a spezzare il potere dei Golen, o distruggendo il loro Ordine satanico, o
rafforzando al massimo il Circulus Domini Canis. Nel frattempo lavoreremo
segretamente nell'Ordine dei Predicatori e faremo in modo che i matrimoni di Vrunalda e
Valentina diano i suoi frutti.
Non potremo tornare in Spagna finché esiste la possibilità di essere scoperti o riconosciuti.
Dobbiamo mantenere la finzione che la Casa di Tharsis si sia effettivamente estinta. So
che significa lasciare la Vraya abbandonata al suo destino, ma questo è preferibile davanti
al rischio di un nuovo assedio degli Immortali nella Caverna Segreta. Ricordate che molti
sono morti per preservare la Spada Saggia e che la Vraya sarà solo un’altra di coloro che
daranno la loro vita per una missione così nobile. Tuttavia, un giorno dovremo tornare alla
Caverna Segreta per ripristinare la Guardia. Dovremo prevedere in quel momento come
recuperare il patrimonio della Casa di Tharsis. Per questo nulla sembra meglio che
intraprendere le seguenti azioni: c'è un Iniziato nel Circulus Domini Canis, un giovane
Conte catalano, che sarebbe disposto a cedere i diritti di una sua riccaSignoria
mediterranea a favore di un figlio di Alfonso III, in cambio della contea di Tarseval. Vi
anticipo che il Re del Portogallo concederà questa misericordia, dati i vantaggi ottenuti in
prestigio e reddito al beneficiario della contea catalana. Tutto sarà organizzato dall'Ordine,
ma c'è qualcos'altro: ho pensato che questo Conte è ilmarito ideale per Vrunalda.
Qui la sorpresa si dipinse su tutti i volti. Vrunalda, una ragazza di quindici anni che,
da quando ne aveva tredici, era novizia a Fanjeaux, arrossì. Rodolfo spiegò il suo piano:
- Non siate sorpresi, presto ne capirete la ragione. Capisco che l'idea di mandare
Vrunalda in Spagna debba sembrareuna pazzia, dopo i pericoli che ho confermato e la
strategia che ho proposto, ma vi mostrerò come potrebbe essere possibile. Se noi agiamo
con cautela e ci prendiamo un tempo ragionevolmente prudente per regolare i dettagli, per
esempio circa quattro anni, nulla permette di anticipare maggiori pericoli o difficoltà, al
contrario, la presenza di Vrunalda nelle terre della Casa di Tharsis è necessaria per fare in
modo che il potere Il carismatico della Pietra di Venere agisca sul suo seme. Ovviamente,
non la invieremo senza protezione, perché abbiamo il potere di dotarla di una nuova
identità, il cui cambiosarà difficilmente notato dai Golen. Il fatto è che uno dei membri
tedeschi del Circulus Domini Canis è un Proprietario Terriero vassallo della Casa di
Svevia, vedovo da molti anni e consacrato alla predicazione nell'Ordine. Alla morte di sua
moglie, il Nobile ci affidò la sua piccola figlia di nove anni come novizia del monastero di
Fanjeaux, la quale morì tre anni dopo, più o meno per la data d’ingresso di Vrunalda. Ho
parlato con lui, e lui è d'accordo sul fatto che Vrunalda prenda il posto di sua figlia; è
persino disposto a giurare che essa è sua discendente legittima e di morire prima di tradire
un tale giuramento. Porterà Vrunalda al suo Castello in Austria e la presenterà come sua
figlia, che ha abbandonato la vita religiosa per essere stata promessa sposa a un Conte
catalano. Per quattro anni lo integrerà nei costumigermanici e le fornirà tutte le
informazioni sulla sua recente famiglia. Spero che alla fine di questo tempo, Vrunalda sia
in grado di passare per una damagermanica e di rispondere a tutti gli interrogatori sulla
sua discendenza. Pertanto, qui abbiamo sostituito le lapidi e adulteratoi certificati di morte
del monastero, facendo in modo che chi morì, e fu sepolto tre anni fa, in questo momento
sia Vrunalda di Palencia. Cosa ne pensate di questo piano adesso?
Il sorriso illuminò i volti degli Uomini di Pietra, mostrando piena fiducia nel piano di
Rodolfo. Approvarono quanto aveva appena proposto e rispettosamente ascoltarono la
fine della sua esposizione:
- Per quanto riguarda Valentina, devo dire che non ho ancora deciso nulla e che
bisognerà trovarle un marito che soddisfi le condizioni da noi richieste. Ma, in ogni caso,
deve scomparire definitivamente come membro della Casa di Tharsis. Pertanto, vi
annuncio che Valentina di Palencia, suora dominicana del convento di Fanjeaux, a tutti gli
effetti della legge morì quella nottein cui la Peste colpì la Casa di Tharsis: la sua morte è
statatrascritta nel verbale e risulta il suo sepolcro nel il cimitero dell'Ordine. Mentre
prepariamo il suo futuro, resterà nascosta in una fattoria che possediamo a Saint Felix di
Caraman (Saint-Felix-Lauragais NDT). Tale proprietà apparteneva ad unNobile della stirpe
dei Raimondo, che fu bruciato da Simone di Montfort durante una delle loro avanzate
verso Tolosa: l'unico erede vivente, eretico confesso, era stato costretto a entrare a vita in
uno dei monasteri di clausura dell'Ordine dei Predicatori. Dopo la sua morte, i diritti
passarono all'Ordine, che ora aveva deciso di venderli a un Cavaliere Romano disposto a
vivere in queste regioni e in possesso di molto oro per pagare. Quel Cavaliere, "Arnaldo
Tiber", non è altri che il nostro parente appena arrivato da Bologna, qui presente: la sua
missione sarà quella direalizzare la produzione agricola della fattoria e ricostruire il
Castello, ormai in rovina; dovrà anche sposare una Dama scelta tra le famiglie deiDomini
Canis. Valentina dovrà passare per sua sorella, o nipote, fino a quando la sua situazione
non sarà risolta. Momentaneamente, rimarrà a vivere lì l'Uomo di Pietra proveniente da
Toledo e asseconderà in tutto il supposto Cavaliere romano. Tenete a mente che sarete
vassallo del Conte di Tolosa e, quindi, delRe di Francia; Ma, come l'Ordine dei Predicatori
si riserva i diritti religiosi della donazione, la vostra spada sarà effettivamente al servizio
del Papa e della Chiesa. E vi consiglio sistemare nel castello, come comandante della
guarnigione o maggiordomo, il Cavaliere vedovo che vi ha accompagnato dalla Spagna:
non ho alcun dubbio che si tratta di una persona di confidenza.
Le cose si manifestarono come previsto da Rodolfo, con un'eccezione che
cambiògli obiettivi, come vedremo in seguito. Il Re del Portogallo fece spazio alla richiesta
del Cavaliere catalano, fortemente sostenuto dall'Ordine dei Predicatori, e concesse la
Contea di Tarseval. Ciò accadde un anno dopo che la Peste che causasse l'estinzione
della Casa di Tharsis e, per allora, i Golen avevano giàispezionato a fondo la Villa de
Turdes e la Residencia Signorile.Se ne sarebbero andati convinti che non rimanessero
Signori di Tharsis in vita, anche se avrebbero esteso la ricerca a tutta la Spagna e poi al
resto dell'Europa. Ma quelle indagini avrebbero dato risultato negativo; o positivo,
secondo il vostro punto di vista, perché in tutti i luoghi in cui avevano vissuto i membri
della Stirpe condannata, essi verificarono che il passaggio della Peste non aveva lasciato
superstiti. Il nuovo Conte di Tarseval ripopolò la Villa de Turdes con cinquecento famiglie
di Barcellona e organizzò una guarnigione alla Residencia Signorile di trecento soldati
catalani. Dove c’era la Cappella, ai piedi della Sierra Candelaria, ordinò la costruzione di
una piccola fortezza composta da una torre e delle mura: da quel momento in poi, quel
punto sarebbe stato sempre sotto osservazione delle sentinelle della Contea. Non
essendoci Noyo o Vraya a fare la guardia nella CavernaSecreta, la cosa migliore da fare
era sorvegliare la Sierra per allontanare i curiosi o possibili sospettosi. Tre anni dopo, il
Conte di Tarseval si recò in Austria e contrasse matrimonio con Vrunalda, ora trasformata
in una Dama germanica. La Residencia Signorile rimodernata e fortificata dai catalani,
ricevette quella timida Signora, che non aveva mai imparato la lingua di Alfonso X e
preferiva trascorrere ore a pregare nella chiesa della Grotta piuttosto che godersi le
usanze di corte.
La famiglia risultò prolifica di figli e figlie, così che la continuità del lignaggio di
Tharsis era in certa misura assicurata. Per il resto, la Contea godette di relativa tranquillità
negli anni seguenti, soprattutto a causa deel’attenzionecon cui il Conte fece in modo di
non lasciarsi trascinare dalle lotte d’interessi sostenute dai monarchi di Portogallo e
Castiglia. Quando il Re Sancho IV riannesse la regione di Huelva e concesse la sua
signoria a Don Juan Mate de Luna, la contea di Tarseval passò senza problemi alla
Corona di Castiglia, che confermò i diritti e le armi del Conte catalano. Un uguale rispetto
avrebbero mostrato Fernando IV ei successivi proprietari e Signori del paese di Huelva. In
breve, la famiglia che si sviluppò in Spagna, nei vecchi domini della Casa di Tharsis,
avrebbe più che soddisfatto gli obiettivi proposti da Rodolfo e dai Signori del Cane, anche
se avrebbe preservato fino alla metà del XIV secolo il segreto della suo lignaggio.
Ma non tutto accadde come previsto da Rodolfo: ci fu un'eccezione, ma, come ho
detto prima, non cambiò gli obiettivi della strategia. Il problema fu sollevato da Valentina,
che era una giovane donna piena di doni ma estremamente appassionata. Rodolfo aveva
pattuito con un Signore delle Fiandre, sostenitore, lui e la sua famiglia, del Domini Canis,
l'impegno di matrimonio tra suo figlio e Valentina: il fidanzato, un capitano sotto gli ordini
del Duca delle Fiandre, era certamente conforme con il matrimonio. Ma non Valentina.
Perché? Quello che nessuno immaginava in quel Consiglio di Famiglia, era successo a
San Felixde Caraman; Valentina si era perdutamente innamorata di Pietro di Creta.
Naturalmente, c'era qualcosa di speciale nel Cavaliere bizantino in quanto era già stato
amato da un altraDama di Tharsis, la sua defunta moglie. Però questa volta la passione
risvegliata nel Cuore Freddo di Valentina, superò tutti gli argomenti Rodolfo e ogni
ragionamento o consiglio degli Uomini di Pietra; la Dama non sentiva ragioni: o si
sposatva con Pietro di Creta o la Strategia di sopravvivenza del Lignaggio non l’avrebbe
vista come partecipante. E cosa dicevaPietro diCreta di tutto questo? Non c'è dubbio che
anche lui era innamorato, però, affermava, che il giuramento contratto di fronte alla sua
famiglia assassinata lo inibiva a formalizzare un altro matrimonio: prima avrebbe dovuto
vendicarsi, in qualche modo punire i dannati Golen. Con questo scopo era arrivato fino a lì
e aspettava ancora di essere orientato verso la tana dei Demoni. Ma la sua pazienza si
stava esaurendo e se non avesse ottenuto presto la direzione desiderata, sarebbe partito
da solo, prendendo una direzione, come un cavaliere errante nelle mani di Dio.
Come potete vedere, la situazione era intricata ma non impossibile da risolvere. Il
dilemma che Pietro diCreta avrebbe potuto presentare, sul fatto di essere o meno degno
di sposare una Dama di Tharsis, era già stato chiarito grazie al suo precedente
matrimonio. La sua famiglia apparteneva alla nobiltà bizantina; nella distribuzione di
un'eredità, era rimasto in una brutta situazione grazie agli intrighi di alcuni parenti e, infine,
era stato costretto a fuggire. Uno dei Signori di Tharsis lo conobbe a Costantinopoli e gli
offrì quella posizione in Spagna. Aveva adesso trentotto anni; e ho già spiegato le
circostanze della sua vedovanza. In linea di principio, quindi, non c'era alcun impedimento
insormontabile alla realizzazione del desiderio di Valentina: tutto era ridotto a convincere il
Cavaliere dell'importanza di quell'unione. Ma non sarebbe stato nemmeno questo un
compito facile, dal momento che avrebbe dovuto fornire spiegazioni; e molte. Un nuovo
Consiglio di Famiglia decise alla fine di annullare l'impegno con il Signore delle Fiandre e
di parlare chiaramente con Pietro diCreta.
Gli fu detta la verità. Gli fu fatto capire che il terribile potere dei Golen non poteva
essere affrontato da nessun uomo se contava solo sul sangue e la spada: anche la
Saggezza era necessaria; e la poteva trovare tra i Domini Canis, con i quali gli offrivano
di integrarsi. Ma non gli nascondevano il pericolo mortale che avrebbe affrontato se fosse
stato scoperto il suo matrimonio con Valentina de Tharsis: doveva esserte consapevole,
dolorosamente consapevole, che in tal caso la sua famiglia sarebbe stata nuovamente
sterminata dai Golen. Pietro di Creta capì che il maggior danno possibile al Nemico
sarebbe stato causato dalla costituzione di una famiglia dal sangue di Tharsis che
perpetuasse in segreto l'eredità del lignaggio. E allora sì, si domostrò disposto a seguire il
piano di Rodolfodi Spagna!
La presenza di Pietro di Creta fu giustificata dall'amicizia che aveva con il Barone di
San Felix, cioè con il "Cavaliere romano" che rappresentava l'Uomo di Pietra, e poi dal
matrimonio con la "sorella" di quest'ultimo, unagiovane castigliana di nome Valentina. La
coppia trascorse gran parte della loro vita nel Castello, così come la famiglia di Arnaldo
Tíber, senza mai risvegliare i sospetti del Nemico sulla loro vera origine. Per lo
sfruttamento della proprietà e per coprire tutti i possibili sospetti tra gli abitanti del villaggio,
i castigliani contavano sull'aiuto inestimabile di una famiglia di contadini a cui la fattoria era
stata affidata. I Nogaret, come venivano chiamati, provenivano da un vecchio lignaggio
occitano profondamente devoto “all'eresia catara”, cioè alla saggezza iperborea. Molti dei
suoi membri furono bruciati da Simone di Montfort durante l'assedio di Albi; il resto della
famiglia avrebbe avuto la stessa sorte se il Domini Canis non l’avesse protetta,
accettando nei tribunali d’inquisizione, che controllavano, la loro conversione al
cattolicesimo e spostandoli a San Felix de Caraman. Questi Catari coraggiosi, fedeli fino
alla morte, e velenti per temerarietà, erano uniti ai Signori del Cane dallo stesso odio verso
la Chiesa Golen e il suo Dio Creatore Jehovà Satanàs s, solo aspettavanoun'opportunità
per contribuire alla lotta contro i piani della Fraternità Bianca. E quell'opportunità i Signori
del perro la offrirono, trent'anni dopo, a Guglielmo di Nogaret.
Pietro di Creta e Valentina di Tharsis procrearono quattro figli, che vissero tutta la vita a
San Felix. Furono sei nipoti loro, insieme ad altri dieci parenti di Arnaldo Tiber, quelli che
ritornarono in Spagna dal 1315: tra questi c'era Enrico Cretez, antenato diretto di Lito
di Tharsis. È chiaro, dottor Siegnagel, perché mi sono detenuta così tanto a parlarne:
discendo direttamente da quella coppia formata da Pietro e Valentina.
Trentaquattresimo Giorno
Domini Canis, Pietro III il Grande.
All'inizio del tredicesimo secolo, i piani della Fratellanza Bianca sembravano
compiersi inesorabilmente: e tuttavia fallirono. Cosa successe, allora? " Questa era, Dr.
Siegnagel, la domanda posta il diciottesimo giorno. La risposta, che ora sarà in grado di
comprendere in modo più approfondito, affermava che due cause essoteriche e una
esoterica, e fondamentale, spiegavano il fallimento; sinteticamente, le cause essoteriche
erano centrate su due uomini della Storia, Federico II di Germania e Filippo IV di Francia;
Tuttavia, essi solo esprimevano l'azione di certe forze occulte, che ho chiamato
"opposizione della Saggezza Iperborea". La prima causa essoterica e l'opposizione della
Saggezza Iperborea sono già state esposte. Sarebbe ora necessario, per completare la
spiegazione, mostrare come il Circolo Domini Canis applica il Colpo di grazia alla
strategia nemica, dirigendo contro i suoi piani gli atti di Filippo IV di Francia, la seconda
causa essoterica.
Nel 1223 morì Filippo II Augusto, Re anestetizzato dai Golen, che rimase
indifferente durante la Crociata contro i Catari e permise il consolidamento dell’Ordine dei
Cavalieri Templari in Francia. Gli successe Luigi VIII il Leone, monarca fisicamente e
spiritualmente debole, che avrebbe partecipato nel 1226 della seconda Crociata contro i
Catari e sarebbe morto quello stesso anno. Da allora fino al 1279, governa Luigi IX il
Santo, che lascia definitivamente risolta la questione della Linguadoca, incorporando tutti i
territori alla Corona di Francia per matrimonio, forzato, dell'unica figlia del Conte di Tolosa
con suo fratello Alfonso di Poitiers. Più tardi, il Re guelfo Giacomo I d'Aragona avrebbe
confermato a Luigi IX conquiste territoriali occitane cedendo, con il trattato di Corbeil nel
1257, i diritti di Aragona su: Carcassonne, Rodes, Lussac, Bezier, Albi, Narbona, Nîmes,
Tolosa, etc., tradendo così la causa per la quale il padre, Pietro II, era morto nella
battaglia di Muret lottando contro Simone di Montfort; concesse anche sua figlia Isabella
come moglie di Filippo III, figlio di Luigi IX. È che questo Giacomo I era quel bambino che
Pietro II aveva dato in ostaggio a Simone di Montfort "per la sua educazione": una volta
morto Pietro II, una delegazione di Nobili catalani richiese ufficialmente a Innocenzo III il
ritorno del minore, ciò che il Papa Golen accettò a condizione che fosse educato dai
Templari in Spagna, vale a dire, nella Fortezza di Monzon, la stessa in cui Bera e Birsa
assassinarono Lupo di Tharsis, Lamia e Rabaz. Aveva sei anni Giacomo I, quando fu
consegnato nelle mani dei Templari, i quali dedicarono diversi anni a lavargli lentamente il
cervello e a trasformarlo in uno strumento della loro politica Sinarchica: non deve
sorprendere, infatti, il suo comportamento poco solidale con la Causa della morte di suo
padre, né le critiche sui suoi atti riversate nel suo libro di memorie. Del tutto opposto alla
politica guelfa di Giacomo I sarebbe stato, in cambio, il comportamento di suo figlio Pietro
III il Grande, che avrebbe fatto la sua parte per intero di fronte alla teocrazia papale.
Così, quando morì Luigi IX il Santo, nel 1270, suo figlio, Filippo III, salì al trono,
accompagnato dalla Regina Isabella d'Aragona, sorella di Pietro III. In quel tempo
accaddero gli eventi che ho narrato ieri, cioè il Conte catalano ricostruisce la Contea di
Tarseval e Valentina s’innamora di Pietro di Creta. Filippo III governò fino al 1285, data in
cui Filippo IV salì al trono, il braccio 'esecutore dei Domini Canis. Ma cosa succede nel
frattempo al vertice del Potere Golen, cioè nel papato? Per rispondere dobbiamo ritornare
alla morte di Federico II, quando stava affrontando con successo una guerra contro
Innocenzo IV, una guerra che minacciava di porre fine per sempre ai privilegi papali: in
quelle circostanze, i Golen lo avevano avvelenato nel 1250. Ma l'Imperatore aveva già
causato danni irreparabili all'unità politica europea e lasciato in Italia un partito ghibellino
fortemente consolidato che non si sarebbe sottomesso facilmente all'autorità papale.
Bisogna notare che l'odio che i Golen stavano provando in quel momento per la Casa di
Svevia era superato solo dall'odio che avevano sentito per millenni nei confronti della
Casa di Tharsis: quella Stirpe, come questa, avevano giurato di distruggerla senza pietà.
Innocenzo III e i seguenti Papi decisero di privare gli Hohenstaufen di tutti i loro
diritti sull'Italia, cioè su Roma, Napoli e Sicilia, e impediscono a qualsiasi membro di quella
Casa di accedere al trono imperiale. A Federico II succede il figlio Corrado IV,
prontamente scomunicato da Innocenzo IV, morì nel 1253, lasciando come erede il suo
unico figlio, il piccolo Corradino, nato nel 1252. Come tutore del bambino, governa la
Sicilia Manfredi, figlio naturale di Federico II. Eccellente generale, questo Re continuò la
guerra condotta da suo padre contro il papato Golen: ricevette tre scomuniche da Urbano
IV, un'arma terribile del tempo ma che non intaccò il potente esercito saraceno che si era
formato. Manfredi vince ovunque e minaccia di concludere l'opera di purificazione di
Federico II; e per la disgrazia di Urbano IV, fa sposare sua figlia Costanza con il piccolo
Pietro di Aragona, cioè con il futuro Re Pietro III il Grande. È in questo momento che i
Golen decidono di effettuare una manovra ambiziosa, che inizialmente avrebbe avuto
successo, ma che alla fine, avrebbe provocatola rovina dei loro piani: cercano di sostituire
la Casa di Svevia di Germania con la Casa dei Capeto di Francia nel ruolo di esecutore
dei piani Fratellanza Blanca.
Nonostante ciò che si dica, il piano non era assurdo perché, particolarmente
rafforzati, ma a sua volta divisi dal carattere feudale dei loro Stati, i Nobili Signori
germanici potevano essere facilmente indeboliti nelle loro aspirazioni imperiali; infatti
l'Interregno, l'attuale periodo in cui non esisteva un accordo per eleggere il Re di
Germania, poteva essere mantenuto indefinitamente. Sarebbe stata questa, quindi,
l'occasione per sostenere il Re di Francia e assegnargli il ruolo che una volta era stato
affidato a Federico II. Ma i Golen non pensavano in questo Re Luigi IX, dalla personalità
forte e ingombrante, ma nel suo successore Filippo III, debole e facilmente influenzabile
dai chierici della sua corte. Quando Urbano IV offre il trono di Sicilia a Luigi IX, il Re di
Francia non lo accetta perché considera legittimi i diritti della Casa di Svevia a: chi sì
accetta è suo fratello Carlo d'Angiò, Conte di Provenza. Questo Cavaliere, eroe delle
Crociate, vuole essere Re come i suoi fratelli e accetta di diventare un boia della Casa di
Svevia. Con il suo intervento negli affari d'Italia, i Golen riescono a coinvolgere la Francia
nella sua politica teocratica e si preparano a ripristinare il potere del papato secondo la
concezione di Gregorio VII e Innocenzo III: in seguito verrà, suppongono, il Governo
Mondiale e la Sinarchia del Popolo Eletto.
Secondo l'organizzazione feudale dei Provenzali, i Signori potevano cedere le loro
truppe solo per quaranta giorni, e a condizione di non trasportarle troppo lontano. Non
potendo ricevere aiuto da quella parte, l'Ordine cistercense finanzia a Carlo d'Angiò un
esercito mercenario di trentamila uomini. Quell’armata di avventurieri senza legge penetrò
in Italia nel 1264 e sconfisse completamente Manfredi nella battaglia di Benevento: poi si
dedicarono a massacri e saccheggi senza precedenti, paragonabili solo alle invasioni
barbariche. Nella battaglia sopra menzionata, oltre a Manfredi, persero la vita molti
Cavalieri del lato ghibellino, tra cui il padre di Ruggero di Lauria, un ragazzo cresciuto
nelle camere del Re di Aragona, Pietro III, poiché sua madre era una Dama di Compagnia
della Regina di Costanza; Ruggero de Lauria fu, certamente, il brillante ammiraglio
dell'esercito catalano, la più potente della sua Epoca, con la quale Pietro III conquistò il
regno di Sicilia anni dopo.
Morto Manfredi, e distrutto il partito ghibellino, rimane solo il bambino Corradino di
Svevia come ultimo rampollo virile dei ribelli Hohenstaufen. Carlo d'Angiòconcorda con
Urbano IV l'usurpazione dei suoi diritti: si fa proclamare Re di Napoli e si impossessa della
Sicilia. Stabilisce immediatamente un regime di terrore, orientato principalmente contro la
fazione ghibellina; l'espropriazione di beni e titoli, le esecuzioni e deportazioni, continuano
senza sosta; in breve tempo i francesi sono odiati tanto come i saraceni di Terra Santa.
Una delle vittime più illustri è Giovanni da Procida, il Saggio delle Corte di Federico II e
Manfredi: membro di una nobile famiglia ghibellina, il Signore de Salerno, dell'isola di
Procida, e di diverse Contee, non solo fu spogliato dei suoi titoli e beni, se non che Carlo
d'Angiò violentò vigliaccamente sua moglie e sua figlia; solo riuscì a salvare la sua vita
grazie all'ammirevole prudenza con cui seppe trattare il Papa Golen Urbano IV.
Un grande clamore cresce negli anni seguenti contro la dominazione francese. Nel
1268 Corradino, che all'epoca aveva sedici anni, scese in Italia alla testa di un esercito di
diecimila uomini, fiducioso che al giungere alla penisola si sarebbero aggiunte altre truppe.
Carlo lo annienta a Tagliacozzo, rendendo orribile la sofferenza dei Cavalieri che riesce a
catturare. Corradino, l'ultimo Hohenstaufen, tenta di imbarcarsi per fuggire dall'Italia ma
viene tradito e portato di fronte al potere da Carlo d'Angiò. Una richiesta unanime viene
fatta per il nipote di Federico II al fine di essere perdonato, ma Clemente IV è inflessibile:
"La morte di Corradino è la vita di Carlo d'Angiò"; i Golen non erano disposti a sospendere
lo sterminio della Stirpe che causò così tanto male ai piani della Fratellanza Bianca.
Dopo un finto processo, Corradino viene condannato a morte a Napoli. Prima di
consegnare la testa al carnefice, il bambino mostra la sua galanteria con un gesto che
significherà nel breve periodo, la sconfitta virtuale di Carlo d'Angiò: si toglie un guanto e lo
getta in mezzo alla folla che è venuta a vedere l'esecuzione, mentre urla: sfido un vero
Cavaliere di Cristo a vendicare la mia morte per mano dell'Anticristo! Un attimo dopo viene
decapitato in presenza di Carlo d'Angiò, il legato pontificio, numerosi cardinali e vescovi e
decine di Golen che non riescono a nascondere la loro gioia per l'estinzione della stirpe
degli Hohenstaufen: in quel momento rimaneva vivo solo il Re di Sardegna Enzo, figlio di
Federico II, ma prigioniero a vita in un Castello di Bologna dal 1249, il quale sarebbe stato
rapidamente avvelenato per sicurezza. Tuttavia, il gesto di Corradino non sarebbe stato
vano, perché c'erano ancora Cavalieri disposti a combattere contro le forze sataniche: il
guanto viene raccolto da Giovanni da Procida nel nome di Pietro III d'Aragona, marito di
Costanza di Svevia. La figlia di Manfredi, cugina di primo grado di Corradino, era adesso
l'erede legittima dei diritti che la Casa di Svevia aveva sul trono delle due Sicilie e l'unica
speranza del partito ghibellino.
Bisogna vedere nell'azione svolta da allora da Giovanni da Procida, un altro aspetto
dell'opposizione della Saggezza Iperborea ai piani della Fratellanza Bianca, cioè della
causa esoterica del fallimento di questi piani. In effetti, quel grande Iniziato Iperboreo si
rifugiò ad Aragona, insieme ad altri illustri perseguitati da Carlo d'Angiò e dai Golen, e fu
incorporato nella nobiltà aragonese. Il Re gli concesse diverse Signorie a Valencia, da
dove prese contatto con il Circulus Domini Canis e si integrò nella sua Strategia. A lui,
più di ogni altro, corrisponde il merito di aver persuaso Pietro III sulla giustizia della Causa
Ghibellina. Per anni questo Signore del Cane consiglia il Re d'Aragona sugli affari d'Italia e
pianifica il modo per conquistarla; Lo assecondano con animo entusiasta, Costanza, che
desidera vendicare suo padre Manfredi e la distruzione della sua famiglia, Ruggero di
Lauria, Corrado Lancia e altri Cavalieri siciliani non iniziati. Nel 1278 Pietro III si sente
abbastanza forte per mettere in pratica il suo progetto siciliano. Invia allora Giovanni da
Procida in missione segreta in Italia e nel Medio Oriente.
Il Cavaliere siciliano viaggia indossando l'abito dominicano. Incontra i principali
rappresentanti del partito ghibellino italiano e siciliano, che promettono di aiutare il Re
d'Aragona, e nel 1279 arriva a Costantinopoli per accordarsi con l'imperatore Michele
Paleologo, che stava per essere attaccato con una flotta da Carlo d'Angiò. Tuttavia, il fatto
che Carlo d'Angiò non sospetta, è che non esiste in quel momento nel mondo una flotta
più potente dell'armata catalana del re d'Aragona. Il bizantino contribuisce con trentamila
once d'oro a sostenere la campagna e Giovanni intraprende il cammino di ritorno, dopo
aver attraversato l'isola della Sicilia; lì raccoglie l'impegno del nobile Alaimo da Leutini e di
altri per preparare una rivolta contro i francesi; Tutti questi sforzi sono in linea con la
strategia di Pietro III, che vuole evitare uno scontro diretto tra Francia e Aragona e
preferisce che il cambiamento debba sorgere da un complotto locale contro Carlo d'Angiò.
Nel 1281 tutto è pronto per la rivolta quando una manovra dei Golen costringe a
sospendere i movimenti. Carlo d'Angiò forza a Viterbo l'elezione di Simon de Brieu, un
cardinale francese molto informato sui piani della Fratellanza Bianca, che professa un odio
feroce verso la Casa di Svevia e la Causa di Ghibellina. Prende il nome di Martino IV e
immediatamente scatena una terribile persecuzione contro i ghibellini di tutta Italia:
evidentemente i Golen sospettano che qualcosa venga tramato contro Carlo e cercano di
fermarlo. Martino IV è un tipico esponente della mentalità del Golen, la quale allora si
chiamava impropriamente "Guelfa": dell’indole fanatica di Gregorio VII e Innocenzo III,
possiede anche la crudeltà di Arnaldo Amalrico; per suo ordine gli omicidi, gli stupri e i
saccheggi si ripetono senza sosta, sottoponendo i siciliani a un regime di terrore
insopportabile: alla fine Roma stessa finirà per ribellarsi a lui. Ma nel 1282 questo stato di
cose arriva alla sua fine in Sicilia. Durante la celebrazione della Pasqua, il 30 marzo, un
soldato francese tenta di abusare di una giovane siciliana a Palermo e, gridando "morte ai
Francesi", scoppia l'insurrezione generale: i francesi sono sterminati a Palermo, Trapani,
Corleone, Siracusa e Agrigento; in un giorno ottomila muoiono e il resto deve fuggire
precipitosamente dall'isola. Entro un mese, non si poteva trovare nessun francese vivo in
tutta la Sicilia.
Quelle rivolte popolari furono i famosi "Vespri Siciliani", che non accadddero
casualmente poiché in quei giorni Pietro III aveva lasciato Barcellona con il suo potente
esercito ed era in Africa, a poca distanza dalla Sicilia. I suoi progetti a lungo termine erano
stati eseguiti con grande precisione; a giugno avvista diverse navi siciliane: sono
ambasciatori di Palermo che vengono a offrire la Corona di Sicilia al Re d'Aragona e alla
Regina Costanza. Poco dopo sbarca sull'isola nel mezzo del giubilo generale del popolo,
che si vedeva con quell'atto di sovranità finalmente libero dalla dominazione francese e da
quella Guelfa. Non fu, quindi, un'invasione, ma una scelta legittima reale: il popolo
siciliano, liberatosi con mezzi propri dall'occupazione francese, si diede i suoi propri re,
ripristinando così gli antichi diritti della Casa di Svevia nella persona della nipotina di
Federico II. Ma i Golen non abboccano all’amo
Osservate, Dr. Siegnagel, che sembrava ancora una volta che i Golen avessero
vinto la partenza: non esistevano già né Catari eretici, né si lasciava percepire la presenza
del Gral, né c’era un preteso Imperatore Universale come Federico II che disputasse al
Papa il Potere Spirituale, neanche esisteva un Re in Germania, ma sì un Re di Francia,
Filippo III, completamente controllato dalla Chiesa; e una Sinarchia Finanziaria Templaria
in pieno svolgimento, e un Re francese, Carlo d'Angiò, occupando le due Sicilie e
mantenendo a bada i luciferici ghibellini. Ma all'improvviso il Colpo di Pietro III, che essi
non potevano prevedere perché era un prodotto dell’Alta Strategia Domini Canis, fece
riemergere il pericolo di ghibellinismo e minacciava con il fallimento dei piani della
Fratellanza Bianca. I Golen non l'avrebbero permesso impunemente. Nel novembre dello
stesso anno Martino IV scomunica Pedro III e lo invita a ritirarsi dalla Sicilia e adamare
Carlo d'Angiò, fedele vassallo del Papa. Di fronte all'indifferenza dell’aragonese ripete
la scomunica nel gennaio e marzo 1283, preparando la mano per assestargli una
pugnalata alla schiena: nell'ultima Bolla Pontificia afferma, infatti, che il Regno di Aragona
è vassallo del Papa per un impegno di Pietro II, il nonno di Pietro III che morì nella
battaglia di Muret, e che il Pontefice ha la facoltà di nominare Re chi gli sembra migliore;
toglie quindi la Corona allo scomunicato aragonese e priva dei sacramenti della Chiesa le
città e i luoghi che gli obbediscono. Il piano di Golen consisteva nel liberare un
combattimento amorte nei confronti di Pietro III e ampliare il Dominio della Francia a
scapito di Aragona: sarebbe stato il primo passo perché un Re della Chiesa fosse
elevato al trono di un Governo Mondiale, sostenuto dalla Sinarchia Finanziaria
Templaria, e preparasse i mezzi per stabilire la Sinarchia Universale.
In quel piano, ovviamente, i Golen sottovalutano Pietro III. in verità, tutti si sbagliano
con l’Aragonese perché ignorano la forza spirituale che ha sviluppato sotto l'influenza di
Giovanni da Procida e del Domini Canis. Inoltre questi dimostra molto presto il segno di
avere un valore infallibile; un'intrepidità senza limiti; un'incondizionata lealtà ai principi
della Sapienza Iperborea, cioè, all'eredità del Sangue Puro della sua Stirpe, che gli
conferisce il diritto divino di regnare senza rendere conto a nessuno tranne che a Se
Stesso; e un monolitico senso dell'onore, dettato dal suo Spirito, e che lo spinge a
combattere fino alla morte per il suo ideale, senza mai arrendersi. Un nemico formidabile
hanno sfidato questa volta i Golen.
La pugnalata alla schiena significava compromettere il regno di Aragona in una
guerra con la Francia, quello che Pietro III giustamente stava cercando di evitare. I Golen
ritengono che la presenza di Pietro III in Aragona lascerà libera la piazza di Sicilia a Carlo
d'Angiò,per consumare una nuova occupazione. Ma l'isola, protetta dalla marina catalana,
è diventata una fortezza inespugnabile: Pietro III si ritira tranquillamente ad Aragona nel
1283 lasciando la difesa nelle mani del temerario e fortunato ammiraglio Ruggero di
Lauria. Carlo d'Angiò possiede la seconda maggiore flotta del Mediterraneo, finanziato
dall’Ordine Cistercense della Provenza, dal Regno di Napoli, e dal Papa, ma non riesce a
trovare una tattica coerente per affrontare Ruggero di Lauria, che in seguito a scontri
successivi lo distruggerà inesorabilmente. Dopo aver affondato alcune navi e averne
catturate altre, si impossessa delle isole di Malta, Gozo e Lipari; poi va a Napoli e tende
una trappola ai francesi mostrando solo una parte della sua flotta. Carlo d'Angiò è assente
e suo figlio, Carlo lo Zoppo, principe di Salerno, decide di rispondere alla sfida pensando
in una vittoria facile: si lancia allora all'inseguimento dei catalani con tutte le navi a
disposizione, scontrandosi in poco tempo con il resto della flotta nemica. Quella fu la più
importante battaglia navale dell'Epoca,nella quale Ruggero di Lauria affondò un gran
numero di galere francesi, ne catturò molte altre, e solo pochissime riuscirono a sfuggire.
Destino che non toccò alla nave ammiraglia, che fu catturata da Ruggero in persona e
sulla quale si trovavano Carlo lo Zoppo, Jacobo di Bruson, Guglielmo Stendaro, e altri
valorosi cavalieri provenzali e italiani. Il figlio di Carlo d'Angiò viene portato prigioniero in
Sicilia, dove tutti rivendicano la sua esecuzione come vendetta per la morte di Corradino;
Tuttavia, oh mistero della nobiltà spirituale iperborea, è la regina Costanza che lo salva e
ordina che lo confinino a Barcellona.
Giorni dopo la sconfitta di suo figlio, Carlos Carlo d'Angiò arriva a Gaeta ma non
osa attaccare gli spagnoli; l'indecisione è sfruttata da Ruggero per devastare la
guarnigione di Calabria e conquistare altri punti all’interno; in breve tempo la Sicilia
dispone di un governatore in Calabria che minaccia, ora via terra, il dominio francese di
Napoli. Ma quando Carlo d'Angiò si decide a inviare il resto della sua flotta al largo della
costa della Provenza, per sostenere l'avanzata del Re di Francia, le sue navi sono prese
tra due fuochi di fronte a Saint Pol e completamente sconfitte da Ruggero di Lauria: quel
disastro, che costò settemila vite francesi, rappresentò la fine del potere navale
napoletano di Carlo d'Angiò.
In tutto questo, il papa Martino IV nel 1284 scaglia il colpo che, pensa, sarà fatale
per l'aragonese: mediante una Bolla offre l'investitura di Aragona, Catalogna e Valencia al
Re di Francia per uno dei suoi figli non primogenito. Accetta Felipe III in nome di suo figlio
Carlo di Valois e si prepara a invadere Aragona. La gigantesca impresa guerriera sarà
finanziata questa volta da tutta la Chiesa di Francia. E, come al tempo dei Catari, Martino
IV convoca una Crociata contro lo scomunicato Re d'Aragona: gli ordini benedettini,
cluniacense, cistercense e dei Templari, agitano l'Europa intera chiedendo di lottare per
Cristo, a unirsi contro l'abominevole eresia ghibellina di Pietro III il Grande. Presto Filippo
III, che è anche re di Navarra, riunisce nel paese un esercito integrato da duecento
cinquanta mila fanti e cinquantamila cavalieri, formato principalmente da francesi,
piccardi, tolosani, longobardi, bretoni, fiamminghi, borgognoni, provenzali, germanici,
inglesi ecc.
Con il concorso di quattro monaci di Tolosa che rivelano a Filippo III un passaggio
segreto attraverso i Pirenei, i Crociati invadono Catalogna nel 1285. Circondando il Re e
incoraggiandolo in modo permanente, troviamo i principali Golen Cistercensi, che
considerano la guerra una questione di vita o di morte per i loro piani di dominazione del
mondo: difficilmente quel Re, che in nessun modo meritava il soprannome "l’Audace" si
sarebbe lanciato in quest’avventura della crociata, senza l'insistenza sostenuta da Martino
IV e la pressione dei Golen francesi. Il legato pontificio avverte Pietro III "che deve
obbedire al Papa e consegnare i Suoi Regni al Re di Francia", a cui risponde
l'Aragonese, "è facile prendere e dare Regni che nulla sono costati. Il mio, acquisito
con il sangue dei miei nonni, dovrà essere pagato allo stesso prezzo. " In Catalogna
la resistenza diventa feroce; tutte le classi sociali supportano Pietro III in quella che viene
percepita come una Guerra Totale. I Cavalieri Aragonesi, gli infallibili balestrieri catalani, i
feroci guerrieri almogaveri, i servi e i soldati del popolo, fermano, bloccano e infliggono
sconfitte permanenti ai Crociati. Infine, un'epidemia finisce per demoralizzarli e scelgono di
ritirarsi sui Pirenei. Ma sulle colline di Paniza li sta aspettando Pietro III, che li ha anticipati
per tagliargli la strada, e scoppia per due giorni la grande battaglia. L'esercito francese
viene annientato: dei trecentomila Crociati solo quarantamila tornano indietro vivi; Il Re
Filippo III muore nella campagna e la Francia non sarà più in grado di conquistare
Aragona. È in queste circostanze che accede al trono di Francia Filippo IV, il Bello.
Trentacinquesimo Giorno
Il 7 gennaio 1285, muore Carlo d'Angiò, malato e disperato. Nel marzo del 1285
muore il Papa Golen Martino IV. Filippo III, Re di Francia, muore il 5 ottobre del 1285. E
alla fine di quell'anno fatidico,l’11 novembre del 1285, espira Pietro III d'Aragona, il Re che
riuscì a sconfiggere la forza combinata dei tre precedenti e vanificare in larga misura i
piani della Fratellanza Bianca. Alla sua morte, il suo Regno viene diviso tra i suoi figli,
sostenendo Alfonso la Triplice Corona di Aragona, Catalogna e Valencia, e Giacomo della
Sicilia, in seguito da Federico I. Ma Giovanni da Procida ei Signori del Cane (Domini
Canis) continuano la consulenza del Re d'Aragona.
Così, con la morte di Filippo III, i Golen presumono che i loro piani siano
momentaneamente rimandati. Ma solo momentaneamente ritardati o i loro piani erano
definitivamente frustrati, senza che loro se ne fossero resi conto in tempo? Come
vedremo in seguito, i Golen si renderanno conto troppo tardi che qualcosa di molto strano
è accaduto al successore di Filippo III. In effetti, che il Re, la cui formazione era stata
affidata ai monaci più eruditi di Francia, vale a dire, i Domenicani, era diventato un
Iniziato Iperboreo, un potenziale nemico dei piani Fratellanza Bianca. Come avvenne tal
eresia? Chi lo iniziò alla Saggezza Iperborea? La risposta, l'unica risposta possibile
sarebbe l'incredibile possibilità che all'interno della Chiesa, nell'Ordine dei Predicatori,
esistesse un complotto di sostenitori Patto di Sangue, un gruppo di Iniziati nella Saggezza
degli Atlanti Bianchi. Non sospettano, naturalmente, dei Signori di Tharsis, che
considerano definitivamente estinti, non riescono a scoprire tempestivamente i colpevoli
del disastro: il colpo sarà troppo scioccante per essere assimilato con la velocità
necessaria. E questa perplessità inevitabile e questa sorpresa paralizzante causata
dall’alta strategia dei Signori di Tharsis e del Circulus Domini Canis, segnano l'inizio
della fine della Strategia nemica: da allora in poi, dopo che Filippo IV svolse brillantemente
la sua missione, i Golen e la Fratellanza Bianca avrebbe dovuto aspettare fino al
ventesimo secolo prima di avere un'altra opportunità storica per stabilire il Governo
Mondiale e la Sinarchia del Popolo Eletto.
Come ho detto, i Golen non sarebbero stati in grado di contrastare le conseguenze
della nuova situazione. Avevano manovrato per diversi anni per rafforzare in Europa la
Casa di Francia, e dal suo seno sorgeva un Re ostile all'egemonia papale. Avevano
ceduto il campo dell’insegnamento accademico ai frati domenicani e sarebbe risultato che
tra loro si erano infiltrati i nemici del Dio Uno. E, quel che era peggio, a quell'Ordine di
Predicatori erano stato affidato il Tribunale del Sant'Uffizio, responsabile della ricerca sulla
fede. Fino ad allora, l'Inquisizione aveva permesso loro di eliminare o neutralizzare
l'opposizione sotto la minaccia dell’accusa di eresia, ma, e questo era assunto in modo
chiaro, i più grandi eretici erano loro: da quel momento in poi, avrebbero dovuto essere
molto prudenti perché altrimenti, come il Jujitsu, la forza propria dell'attaccante potrebbe
essere rivolta contro.
Incapaci di sottometterlo all'autorità pontificia, i Golen avrebbero cercato inutilmente
di eliminare Filippo IV, fallimento che fu dovuto al Recinto di sicurezza che formarono i
Domini Canis intorno al Re; quando finalmente riuscirono ad avvelenarlo, nel 1314,
Filippo IV aveva regnato ventinove anni e compiuto con onore la missione affidata: e di
fronte alla grandezza della sua opera, niente contano le calunnie di una Chiesa Golen
sconfitta e di un Popolo Eletto che vide perdersi la sua occasione storica, anche se sono
state ripetute infondatamente per oltre settecento anni.
Ma, durante i ventinove anni del suo regno, non avrebbero avuto alcuna personalità
politica equivalente per sostituirlo o opporsi a lui. Il Re d'Inghilterra, Edoardo I, anche se
interviene negli affari europei, lo fa solo indirettamente ai tempi di Filippo il Bello,
specialmente attraverso i suoi alleati, il Conte delle Fiandre e il Duca di Guyenne: la sua
feroce guerra contro gli scozzesi lo tiene impegnato sull'isola britannica. E in Germania, il
guelfo Rodolfo d'Asburgo, eletto nel 1273 per terminare l'interregno, muore nel 1291
dedicandosi alla guerra contro i ghibellini e ad aumentare la ricchezza della sua Casa; gli
succede Adolfo di Nassau, che regna solo sei anni bloccato in battaglia con i figli di
Rodolfo; e segue Alberto I, che si sarebbe inteso pacificamente con Filippo IV e si sarebbe
accordato con questo che il corso del Reno sarebbe stato il confine tra Francia e
Germania. I Golen non potevano fare nulla con questi sovrani per affrontare una
personalità come quella di Filippo il Bello; e sappiamo già cosa potevano aspettarsi dai Re
d'Aragona e dalla Sicilia. Voglio mostrarvi con questo, dottor Siegnagel, che perdendo il
controllo sul Re di Francia, la Strategia del Golen si vedeva seriamente compromessa.
Per cinquanta anni il Circulus Domini Canis attese la sua opportunità. Questa si
presentò con Filippo IV, su cui esercitarono una grande influenza fin dall'infanzia, dato
l'elevato numero di istruttori infantili che si trovavano tra le loro fila. Quando Filippo III
morì, suo figlio aveva diciassette anni ed era stato segretamente iniziato alla Saggezza
Iperborea. È possibile affermare, infatti, che quando cominciò a regnare, disponeva già di
un progetto chiaro sulla sua missione storica; e aveva anche al suo fianco gli uomini che
lo avrebbero consigliato e gli avrebbero permesso di eseguire le sue idee. Bisogna infatti
distinguere chiaramente tra due strategie, complementari, che diventano in quel momento
l’obiettivo: una è proposta dal Circulus Domini Canis, come ho spiegato, che cercava di
fermare semplicemente la strategia nemica e impedire ai Golen in termini concreti di
realizzare la Sinarchia del Popolo Eletto; un’altra era un obiettivo, che allora nasceva dal
Sangue Puro di Filippo IV, che consisteva, come nel caso di Federico II, nell'esprimere al
suo massimo grado la funzione Regia. Per quanto riguarda il secondo, non va dimenticato
che in tutto il lignaggio dei Capetingi, come in tutte le Stirpi Iperboree, esisteva una
missione familiare plasmata dai loro lontani antenati al momento della caduta nel Patto
Culturale; e la Stirpe di Filippo IV era di Sangue molto Pura, anche se le ultime
generazioni erano state dominate dai Sacerdoti del Patto Culturale, vale a dire da monaci
e vescovi Golen: quella dinastia, in effetti, ebbe inizio nel 987 con il primo Re di Francia,
Ugo Capeto, figlio di Ugo il Grande e nipote del Conte di Parigi e Duca di Francia,
Roberto; questo era, a sua volta, figlio di Roberto il Forte, membro della casa reale
sassone, nominato da Carlo il Calvo, nipote di Carlo Magno, con il titolo di Conte d'Angiò,
per fare in modo che con le sue truppe germaniche fermasse gli attacchi dei Normanni.
Con Filippo IV rinasceva così, come era accaduto con Federico II, un frutto che veniva
dalla stessa radice razziale sassone e che si era sviluppato segretamente nel campo
fertile di Sangue Puro.
Si vedrà come entrambi gli obiettivi vengono raggiunti insieme; come la Funzione
Reale, assunta interamente da Filippo IV, deposita nella società il seme della nazionalità;
e come le misure prese dal suo governo, misure basate sulla Saggezza Iperborea,
avrebbero causato il fallimento dei piani della Fratellanza Bianca. Sfortunatamente, Filippo
IV non sarebbe giunto a vedere i suoi desideri pienamente realizzati per la stessa ragione
per cui non li raggiunse completamente neanche Federico II: l'Epoca non era propizia per
l'applicazione integrale di una Strategia che poteva finire solamente con la Battaglia Finale
contro le Potenze della Materia; un’Epoca tale sta ancora in sospeso nella storia e forse
stiamo già entrando in essa; in tutti i casi Filippo IV si avvicinò abbastanza, per gli quanto
fu possibile, al suo obiettivo; e in questo fatto innegabile sta la sua Gloria.
In primo luogo di importanza gli istruttori Domini Canis rivelarono al giovane in che
consisteva la Funzione Regia del Patto di Sangue, concetto che Federico II, settant'anni
prima, aveva capito chiaramente: se esiste un popolo razziale, una comunità di
sangue, sempre, sempre , si conformerà al suo interno un’Aristocrazia dello Spirito,
da dove sorgerà il Re Sovrano: il Re sarà colui che ostenti il grado più alto
dell’Aristocrazia, il Sangue più Puro; chiunque possieda tale valore, sarà
riconosciuto carismaticamente dal popolo e governerà per Diritto Divino dello
Spirito. La sua Sovranità non potrà essere messa in discussione o argomentata e,
pertanto, il suo potere dovrà essere Assoluto. Non c'è niente di più alto dello Spirito
e il Re di Sangue esprime lo Spirito; e nel Sangue Puro del Popolo si trova lo
Spirito; e per questo il Re di Sangue Puro, che esprime lo Spirito, è anche la Voce
del Popolo, la sua Volontà individualizzata di tendere verso lo Spirito. In modo che
niente di materiale si può interporre tra il Re di Sangue e il Popolo, d'altra parte, il
Sangue Puro li unisce carismaticamente, in un contatto che avviene al di fuori del
Tempo e dello Spazio, in quell’istanza assoluta oltre la materia creata che si chiama
L'Origine comune della Razza dello Spirito. E quindi tutto ciò che si conforma
materialmente al popolo deve essere subordinato al Re di Sangue: tutte le volontà
devono unirsi o piegarsi alla sua Volontà; tutti i poteri devono essere subordinati al
suo Potere. Anche il potere religioso, che solo raggiunge i limiti del Culto, deve
inchinarsi sotto la Volontà dello Spirito che il Re di Sangue manifesta.
In secondo luogo, a Filippo IV viene spiegata la caduta che i popoli del Patto di
Sangue soffrono a causa della "fatica della guerra" e dei modi usati dai Sacerdoti del Patto
Culturale per distorcere, deformare e corrompere la Funzione Reale. Nel caso dell'Impero
Romano, i concetti precedenti, ereditati dagli Etruschi, erano contemplati nel Diritto
Romano antico e in molti aspetti sarebbero stati presenti fino all'Epoca degli Imperatori
Cristiani. Concretamente sarebbe stato Costantino ad aprire la porta ai più strenui
sostenitori del Patto Culturale, quando autorizza con l'Editto di Milano la pratica del Culto
Giudeo-Cristiano; ma il maggior danno alla Funzione Regia sarebbe stato causato da
Teodosio I settanta anni dopo, formalizzando il Giudeo-Cristianesimo come unica
religione di stato.Sarebbe iniziato allora il lungo ma fruttuoso processo in cui il Diritto
Romano sarebbe diventato Diritto Canonico; vale a dire, tutto ciòche del Diritto Romano
era conveniente per dare fondamento alla supremazia del papato sarebbe stato
conservato nel Diritto Canonico, e il resto saggiamente espurgato o ignorato. Quel
processo avrebbe fornitola giustificazione legale per il Cesaropapismo, il tentativo del
Papa di imporre un assolutismo religioso sui Re di Sangue, i cui esponenti più ferventi
erano Gregorio VII, Innocenzo III e Bonifacio VIII.
Prima del declino dell'Impero, i Re e gli Imperatori Romani si attribuivano origine
divina e questo era incluso anche nel Diritto Romano. Il compito di canonici cattolici era,
se si vuole, molto semplice: consistette nel sostituire "gli Dei Pagani", fonte della sovranità
reale, con il "Vero Dio"; e nello scambiare il massimo rappresentante del Potere, Re o
Imperatore, con la figura del "Pietro" il Vicario di Gesù Cristo. Anche se è ovvio, devo
chiarire che, dopo queste sostituzioni ogni origine divino fu bandito dal Diritto Canonico,
che d'ora in poi sarebbe stato la Legge ufficiale del mondo cristiano: Gesù Cristo era
apparso solo una volta e aveva detto: - "Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia
Chiesa". Il diritto Divino a governare la Chiesa, e tutte la sue congregazioni, ricchi o
poveri, nobili o plebei, corrispondevano quindi unicamente a Pietro; e, naturalmente, ai
suoi successori, i Sommi Sacerdoti del Signore. Pietro era stato scelto da Gesù Cristo
come suo rappresentante ed esprimere il suo Potere; e Gesù Cristo era il Figlio di Dio; e il
Dio Uno nel mistero della Trinità, il Dio Creatore di Tutto ciò che Esiste: non vi era nulla,
quindi, nel mondo che potesse essere considerato superiore al rappresentante di Dio
Creatore. Di conseguenza, se qualcuno osasse opporsi a Pietro, se pretendesse di
esercitare un Potere o una Volontà opposta a quella del Vicario di Gesù Cristo, se si
arrogasse un Diritto Divino, per quello, sarebbe chiaramente un eretico, un uomo
maledetto da Dio, un essere che per sua stessa insolenza si è posizionato al di fuori della
Chiesa e che bisogna, in tutta onestà, sopprimere dal mondo.
Il Diritto Canonico non lasciò, quindi, alcuna possibilità per i Re di Sangue di
esercitare la Funzione Reale: la Sovranità reale proveniva ora dal culto cristiano; e i Re
dovevano essere investiti dai successori di Pietro, i Sacerdoti maximus. E se la sovranità
reale doveva essere confermata, il principio dell’Aristocrazia del Sangue Purofu
cancellato, come era conveniente al Patto Culturale. Naturalmente, come tante altre volte,
i popoli si sarebbero sottomessi all'incantesimo dei Sacerdoti e sarebbero arrivati i tempi
oscuri dell'assenza di un Re, in cui la Funzione Reale sarebbe stata usurpata dalle
Potenze della Materia. I Re del Diritto Canonico non sono Re di Sangue ma semplici
governatori, agenti del Potere di Stato, secondo la definizione di Papa Gelasio I: "oltre al
Potere di Stato c'è l'Autorità della Chiesa, da cui procede la sovranità dell'uno" . Da questa
idea gelasiana deriva la teoria delle Due Spade, formulata da San Bernardo Golen: il
Potere di Stato è analogo alla "Spada Temporale", mentre l'Autorità della Chiesa è
equivalente alla "Spada Spirituale"; Pietro e i suoi successori, quindi, brandirebbero la
"Spada Spirituale", davanti alla quale dovrebbe inchinarsi la "Spada Temporale" dei Re e
degli Imperatori.
Ma nulla di tutto questo è vero, sebbene sia codificato nel Diritto Canonico. La
cosiddetta "Spada Spirituale" della Chiesa del Golen è solo una Spada sacerdotale. E il
Potere che un Re di Sangue è autorizzato a esercitare per il Diritto Divino dello Spirito
Eterno, non è esattamente analogo a una "Spada temporale", ma a una Spada dalla
Volontà Assoluta, una Spada la cui impugnatura si trova nell’Origine, al di là del tempo e
dello spazio, ma la cui lama può attraversare il Tempo e lo Spazio e manifestarsi al
popolo.In ogni caso, il Re di Sangue brandisce la Spada Volitiva, la cui azione si chiama
Onore, e plasma con i suoi tocchi le forme del Regno: di questi colpi di Volontà reale, da
questi atti di Onore, germoglierà la Legislazione, la Giustizia, e la saggia Amministrazione
dello Stato Carismatico.
Se Filippo IV vuole presentarsi come Re di Sangue, chiariscono i Domini Canis,
sarà necessario innanzitutto ripristinare la Funzione Regia, sarànecessario abbandonare
l'illusoria "Spada temporale," che fu imposta ai suoi antenati dai Sacerdoti del Patto
Culturale, e impugnare la vera Spada Volitiva dei Signori del Patto di Sangue, la Spada
che manifesta la Potenza Assoluta dello Spirito. Tuttavia, il Diritto Canonico, in vigore in
quel momento, legalizza la gerarchia delle Spade secondo le regole del Patto Culturale:
per prima la Spada sacerdotale, papale; per seconda la Spada "temporale", regale. È
necessario, quindi, modificare l'ordine giuridico esistente, circoscrivere il Diritto Canonico
alla sfera esclusivamente religiosa e stabilire un Diritto civile separato: la Funzione Reale
richiede inevitabilmente la separazione tra Chiesa e Stato.
Ora, di fronte a questa esigenza, Filippo IV non era nella situazione per iniziare
qualcosa di nuovo, una sorta di "rivoluzione legale"; al contrario, il Circulus Domini Canis
stava preparando il terreno per questa situazione sin dal tempo di Luigi IX, il nonno di
Filippo IV. Iniziando in quel periodo, infatti, i Signori del Cane cominciavano a influire
sottilmente nella Corte Francese per favorire la formazione di una intera classe di giuristi
laici, la cui missione segreta sarebbe stata quella di rivedere e aggiornare il Diritto
Romano. Filippo III, figlio di Luigi IX, fu un Re completamente dominato dai Golen
cistercensi, che lo mantenevano in una tale ignoranza che raccontano, per esempio, che
non gli fu mai insegnato a leggere e scrivere; la sua struttura mentale, sapientemente
modellata dagli istruttori Golen, corrispondeva più al monaco che al guerriero. I Signori del
Cane non cercarono mai di modificare questo controllo perché la loro Strategia non
includeva lui, ma il figlio Filippo IV; tuttavia, in un determinato momento riuscirono a
influenzare Filippo III perché approvasse una legge, apparentemente proficua per la
Corona, nella quale si riservava il diritto di concedere titoli nobiliari ai giuristi laici; questo
strumento giuridico si fece valere in seguito per promuovere molti e importanti Domini
Canis alle più alte cariche e magistrature della Corte, fino ad allora chiusa a tutte le classi
plebee. Quei giuristi laici, appartenenti al Circulus Domini Canis, si dedicarono con
grande impegno alla loro specifica missione e, per 1285, avevano già sviluppato i
fondamenti che avrebbero permesso di costituire uno Stato nel quale la Funzione Regia
fosse al di sopra di qualsiasi altro Potere. Filippo IV avrebbe contatto all’inizio, con una
squadra di consulenti e funzionari altamente qualificati nel Diritto Romano, colori i quali lo
avrebbero assecondato fedelmente nel suo scontro con il papato Golen. Dalle più
prestigiose università francesi, in particolare da Parigi, Tolosa e Montpellier, ma anche
dall'Ordine dei Predicatori, e anche dalla nuova borghesia istruita, usciranno gli avvocati e
i giuristi che daranno supporto intellettuale a Filippo IV: tra i principali vale la pena
ricordare: i Cavalieri Pierre Flotte, Roberto d'Artois e il Conte di Saint Pol; Enguerrando di
Marigny, dalla borghesia normanna e suo fratello, il vescovo Filippo de Marigny; Guglielmo
di Plasian, Cavaliere di Tolosa e fervente Cataro; e Guglielmo di Nogaret, un membro di
una famiglia di contadini che vivevano nelle terre di Pietro di Creta e Valentina, a San
Felix de Caraman: i suoi nonni erano stati bruciati ad Albi da Simone di Montfort, ma lui
professava segretamente il catarismo ed era membro del Circulus Domini Canis; fu
professore di diritto a Montpellier e Nimes, prima di essere chiamato alla corte di Filippo il
Bello.
Trentaseiesimo Giorno
Dai concetti precedenti, inculcati a Filippo IV dagli istruttori Domini Canis, viene
disegnata la sua futura Strategia: prima di tutto, dovrà ripristinare la Funzione Regia; per
questo, cercherà di separare la Chiesa dallo Stato; e tale separazione sarà basata su
precisi argomenti legali del Diritto Romano. Inoltre la partecipazione della Chiesa si
manifestava nei tre principali poteri dello Stato: nel legislativo, per la supremazia del
Diritto Canonico sulla giurisdizione civile; nel giudiziale, per la supremazia dei Tribunali
ecclesiastici per giudicare tutti i casi, indipendentemente e al di sopra della giustizia civile;
e nell'amministrativo, per l'assorbimento di grandi rendite dal Regno, senza che lo Stato
potesse esercitare alcun controllo su di esse. Le misure che Filippo IV adotterà per
cambiare quest'ultimo punto saranno quelle che provocheranno la reazione più violenta
della Chiesa dei Golen.
Quando Filippo IV sale al trono, la Chiesa era politicamente ed economicamente
potente, ed era invischiata nello Stato. Suo padre, Filippo III, aveva compromesso il
Regno in una crociata contro Aragona che era costata una terribile sconfitta all’esercito
francese. La monarchia era debole di fronte alla nobiltà terriera: i Signori feudatari, al
cadere nel Patto Culturale, iniziarono a dare un valore superlativo alla proprietà della
terra, abbandonando o dimenticando il vecchio concetto strategico di occupazione che
sostenevano i popoli del Patto di Sangue; pertanto, ai tempi di Filippo IV, si accettava che
una relazione assurda esisteva tra la nobiltà di un lignaggio e la superficie delle terre di
sua proprietà, in modo che il Signore che più terra possedeva, pretendeva di essere il più
nobile e potente, arrivando a disputare la sovranità allo stesso Re. Prima di Filippo
Augusto (1180-1223), per esempio, il Duca di Guyenne, il Conte di Tolosa o il Duca di
Normandia, possedevano individualmente più terre che la Casa regnante di Capetingi. Il
Re d'Inghilterra, in teoria, era un vassallo del Re di Francia, ma in più di un'occasione il
suo controllo territoriale lo rendeva un pericoloso rivale; questo si vide chiaramente
durante il regno di Enrico II Plantageneto, che, oltre ad essere Re d'Inghilterra, era anche
governatore di gran parte della Francia: Normandia, Maine, Angiò, Touraine, Aquitania,
Alvernia, Annis, Saintonge, Angoumois, Marche e Perigord. Solo quando Giovanni
Senzaterra commise gli errori che si conoscono, il Re Filippo Augusto recuperò per la sua
Casa la Normandia, l'Angiò, il Maine, la Touraine e il Poitou. Tuttavia, Luigi IX, compagno
di Crociata di Eduardo I, avrebbe restituito a questo Re inglese i feudi francesi.
Dal momento della rottura dell'Impero di Carlo Magno, e fino a Filippo III, infatti, non
esisteva niente si simile alla coscienza nazionalenei Re di Francia, ma un'ambizione di
dominio territoriale finalizzato a sostenere il potere feudale: la nobiltà era allora puramente
culturale, era basato sui titoli diproprietà e non sul sanguecome corrisponderebbe a
un'autentica Aristocrazia dello Spirito. In modo che l'espansione territoriale degli
antenati di Filippo IV non aveva altro scopo che ottenere potere e prestigio nella società
feudale: in alcun modo quei possedimenti avrebbero condotto all'unità politica della
Francia, alla monarchia assoluta, a un’amministrazione centralizzata e razionale, e alla
coscienza nazionale. Questi risultati furono opera esclusiva della Strategia di Filippo IV.
Pertanto una "Strategia Iperborea" non è una mera serie di misure, ma la struttura
dinamica di un'azione finalmente efficace. La Strategia di Filippo IV, era basata sul
seguente concetto di Saggezza Iperborea: se un popolo si organizza d’accordo al Patto di
Sangue, allora la Funzione Reale richiede un modo di vita strategico. Ciò significa che il
Re del Patto di Sangue deve guidare il suo popolo applicando i principi strategici
dell'Occupazione, del Recinto e delle Mura Strategiche; completato con il principio della
Coltivazione Magica, cioè con il patrimonio Atlante bianco dell'Agricoltura e del bestiame.
A questo concetto, di cui ho parlato il terzo giorno, dobbiamo fare riferimento a
comprendere strutturalmente il cambiamento della politica francese dopo l'avvento di
Filippo il Bello.
In termini pratici, la strategia che Filippo IV intendeva implementare
consisteva nell'esecuzione dei tre principi citati attraverso tre eventi politicicorrispondenti.
Spiegherò ora, in ordine, come Filippo IV aveva compreso tali principi, legati alla Funzione
Reale, e poi mostrerò come i suoi atti politici rispondevano fedelmente alla strategia
Iperborea del Domini Canis.
Primo: occupazione dello spazio reale. Questo principio ammette diversi gradi di
comprensione; ovviamente, nel caso della Funzione Reale, l'occupazione deve
essenzialmente includere il territorio del Regno. Ma chi dovrebbe occupare le terre del
Regno? Il Re di Sangue e la Casa regnante, in nome della comunità razziale, cioè dello
Spirito, che questo è un popolo del Patto di Sangue. Perché il Re è, secondo quanto si
disse, "la Voce del popolo", "la sua Volontà individualizzata"; il Re deve occupare il
territorio del Regno in modo che si realizzi la sovranità popolare. Il sistema feudale
patrimoniale, prodotto del Patto Culturale, attentava contro la Funzione Reale perché
manteneva il Re separato dal popolo: il popolo medievale, infatti, doveva obbedienza
diretta ai Signori Territoriali, e questi al Re; e il Re poteva rivolgersi al popolo solo
attraverso i Signori feudali. Ecco perché Filippo IV avrebbe sancito una legge che
obbligava tutto il popolo di Francia a giurare fedeltà al Re, senza intermediari di alcun tipo:
"Nulla di materiale si può interporre tra il Re di Sangue e il Popolo". In breve,
l'Occupazione del Regno, da parte del Re, "è" la Sovranità.
Secondo: applica il principio del Recinto nello spazio reale occupato. Nel grado
più superficiale del significato, si riferisce anche all'area territoriale: l'area propria deve
essere isolata strategicamente dal dominio nemico per mezzo del principio della Recinto;
questo suppone, in ogni caso, la definizione di un confine di stato. Ma questa seconda
fase strategica è quella che fa diventare reale il concetto di "Nazione": secondo il Patto di
Sangue, unpopolo di Origine, Sangue e Razza in comune, organizzato come uno
Stato Sovrano, occupando e recintando le terre del suo Regno,costituisce
unaNazione. All'interno del recinto c'è la Nazione; fuori, il Nemico. Tuttavia, una tale
separazione ideale può essere alterata da diversi fattori e non è senza una lotta che si
arriva a realizzare il principio del Recintoe a far nascere la nazionalità: può accadere,
come si vedrà in seguito, che l'area di Recinto ecceda, in certi strati dello spazio reale,
l'area territoriale, e invada lo spazio di altre nazioni; ma può accadere, anche, che il
Nemico esterno penetri nell'area Statale stessa e minacci internamente la nazione.
Quest'ultimo non è difficile a causa della natura culturale del Nemico, cioè procedente dal
Patto Culturale: il "Nemico Esterno" è anche il "Nemico Interno", perché il Nemico è
Uno, è l'Uno e i suoi rappresentanti, vale a dire il Nemico manca di nazionalità o,
piuttosto, è "internazionale"; il nemico non conosce l'inizio del Recinto e non
rispetta i confini di nessun tipo perché tutto il mondo è per lui il suo campus belli: e
in questo campo di guerra universale, dove cerca di imporre la sua volontà, sono
incluse le Nazioni e i popoli, le città e i chiostri, le Culture che danno senso all'uomo
e il campo fertile della sua Anima. Resta inteso, quindi, che il principio del Recinto è un
concetto più ampio di quello suggerito a prima vista e che solo la sua esatta definizione e
applicazione consentono di scoprire il Nemico.
Il principio si riferisce, in verità, a un Recinto strategico, la cui esistenza dipende
solo dalla Volontà di coloro che la applichino e la sostengano. Ecco perché il Recinto
racchiude molteplici campi, a parte quello meramente territoriale: un'area occupata può
essere efficacemente recintata, ma tale area geografica non è altro che
“l’applicazione" del principio del Recinto; Non è il Recinto strategico in sé. Il
Recintostrategico non descrive mai un'area geografica, nemmeno geometrica, ma
carismatica. Questo è chiaramente dimostrato nel caso della Nazione. I membri di una
nazione ammettono molti confini nazionali oltre che geografici: i confini territoriali di
Babilonia erano forse segnati dai fiumi Tigri ed Eufrate, ma le frontiere della paura ispirate
dal loro esercito nazionale si estendevano all'intero Mondo Antico; e lo stesso principio
può essere usato per indicare qualsiasi altro aspetto della Cultura di una Nazione, che
presenterà sempre un'area d'influenza nazionale diversa dallo spazio geografico dello
stato. Ma, e questa è la cosa importante: solo i membri di una Nazione sanno dove
iniziano e finiscono i suoi confini; coloro che ne sono estranei potranno intuire le
regioni in cui si manifesta la nazione, ma la definizione precisa la conoscono solo
coloro che appartengono alla Nazione. E questa percezione, che non è né razionale
né irrazionale, si dice che sia carismatica.
La Sapienza Iperborea afferma che il principio del Recinto determina una forma
e un contenuto: alla forma, si chiama "Mistica"; e al contenuto, "Carisma". I membri di
una Nazione, d'altra parte, sono soggetti strategici. Una nazione, perché prodotto di un
Recintostrategico, determina la propria forma mistica, che viene percepita
carismaticamente dai soggetti strategici che le appartengono. Ogni Mistica, nazionale o
qualsiasi altra, è indipendente dal tempo e dallo spazio fisico: la sua manifestazione è
puramente carismatica. Quindi, tutti coloro che percepiscono la Mistica, cioè coloro che si
trovano sotto lo stessoRecintostrategico, acquisiscono una conoscenza identica della
sua forma, senza differenze di prospettiva: tale unità è possibile perché tutti i soggetti
strategici hanno una connessione a priori, che è l'Origine Comune del Sangue Puro; sotto
forma di una Mistica, i soggetti strategici sperimentano un Vincolo Carismatico, che
li unisce nell'Origine e gli rivela la stessa identica Verità.S'intende così il concetto di
centralità dellaMistica: ogni soggetto strategico è il Centro dellaMistica; ma, poiché
la percezione è carismatica, non temporale o spaziale, è chiaro che lo stesso centro
agisce simultaneamente in tutti i soggetti strategici. Per quanto riguarda la Nazione
Mistica, per esempio, esiste un Centro che radica simultaneamente in tutti i membri della
sua gente, i soggetti strategici: ognuno di essi proietta il principio del Recintoin qualsiasi
campo, sia esso geografico o culturale, e riceve carismaticamente la Mistica nazionale; e
la Nazione è una e la stessa per tutti.
E ora dottor Siegnagel sarà compreso meglio, il carattere carismatico della
Funzione Regia: secondo la Sapienza Iperborea, se il Centro di una Mistica nazionale è
incarnato in un uomo, lui, senza dubbio, è il Re del Sangue Puro, guida razziale,
comandante carismatico, ecc. di quel popolo.Il Re di Sangue, infatti, rappresenta il
Centro fondamentale della Mistica del Regno, che è lo stesso centro che si trova
contemporaneamente in tutti i suoi sudditi, "in modo che nulla di materiale può
frapporsi tra il Re di Sangue e il popolo" perché tra loro c'è il Vincolo Carismatico
nella Comune Origine del Sangue Puro.
All’applicare il principio del Recintoal suo Regno, Filippo IV percepisce la Mistica
della Nazione francese e osserva inoltre, come per contrasto, il Nemico, esterno e interno.
Chi è il nemico? Ci sono diversi gradi da considerare. In primo luogo, il Nemico è chiunque
si opponga alla creazione delRecinto strategico: chi riconosce un confine nazionale ma
non lo accetta; chi preme contro uno qualsiasi dei confini nazionali. Ecco, per esempio,
un'altra nazione, vicina o no, ma che esercita il potere indiscusso di espandere il proprio
Recinto nazionale, sulla base del Diritto Divinodello Spirito a Regnare sui popoli
razzialmente inferiori e di occupare il loro territorio: la controversia sarà deciso dalla
guerra, il mezzo con cui si determina in modo inequivocabile quale nazione abbia la
migliore Strategia Iperborea e, di conseguenza, qual è il Popolo con il Sangue più Puro e
chi è il Re con il Sangue più spirituale. Però questo è un Nemico degno, in quanto
riconosce l'esistenza della Nazione avversaria, anche se non rispetta i limiti del suo
Recinto : con un Nemico tale, è sempre possibile negoziare un accordo di convivenza
nazionale, il che non significa, naturalmente, la pace definitiva perché non è possibile
sospendere l'effetto carismatico dell’Aristocrazia del Sangue Puro: sia in una come in
un'altra nazione, sorgeranno capi che cercheranno di risolvere il problema. La pace
permanente non è concepita nella Strategia nazionale dei popoli del Patto di Sangue, ma
un concetto completamente diverso, conosciuti come Mistica nazionale, che sarà
raggiunta da entrambi i popolo lì alla fine della guerra: il primo obiettivo della guerra
nazionale non è quindi la semplice occupazione del territorio nemico o l'imposizione di una
Culturastraniera, né l'annientamento del popolo affrontato; tutti questi obiettivi, messi in
primo termine, obbediscono alle deviazioni strategiche introdotte dai Sacerdoti del Patto
Culturale; l'obiettivo principale è l'incorporazione della Nazione nemica alla propria Mistica
Nazionale, il Vincolo Carismatico tra i due popoli e la coincidenza con il Re di Sangue,
qualunque essa fosse; e se questo significava la distruzione di una Casa Reale,
l'estinzione di una Voce del Popolo, la Mistica trionfale si manifesterà, per tutti i soggetti
strategici in competizione, in un altra Voce del Popolo di carattere carismatico superiore
che rappresenterà tutti allo stesso modo .
Ma in secondo grado, bisogna considerare al Nemico che non ammette neppure il
diritto di esistere delle Nazioni Mistiche. Con questo Nemico non sono possibili
conciliazioni di nessun tipo. Naturalmente neppure lui le richiede, dal momento che non
dichiara mai guerra apertamente, che dice di rinnegare, preferendo operare in segreto
dall'interno del Recintostrategico. Si propone quindi di corrompere e distruggere le basi
carismatiche dello Stato mistico e causare l'indebolimento ed eventuale eliminazione dei
limiti del Recinto nazionale, cioè, causare la deformazione e disintegrazione della forma
mistica. Questo Nemico, che deve essere qualificato come sinarchico,conta in tutte le
Nazioni e in tutti i livelli delle strutture statali, con organizzazioni di agenti indottrinati alle
finalità del Patto Culturale: tali
internazionali sataniche cospirano contro l'esistenza
stessa della Nazione mistica; e quindi contro l’applicazione del principio del Recintoe il
Vincolo Carismatico tra il Re e il Popolo, che mette la nazione fuori del loro controllo, vale
a dire al di fuori del Controllo della Fratellanza Bianca, che è chi incoraggia, nutre e
vivifica, l'internazionalismo sinarchico. I piani della Fratellanza Bianca, ho già spiegato
abbondantemente, mirano a stabilire la Sinarchia Universale del Popolo Eletto.
Per questoquelleinternazionali, coincidevano tuttenel sostenere i principi del Patto
Culturale, volti astutamente a indebolire le fondamenta strategiche iperboree dei popoli del
Patto di Sangue: per togliere base etica alla realtà dell’Aristocrazia dello Spirito, fondata
sull’eredità razziale del Simbolo dell'Origine tra i popoli di Sangue Puro, affermavano
l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti al Creatore Jehovà Satanàs. Per dimostrare
che il Recintostrategico, e la Nazione definita da lui, era solo un'idea meschina, sviluppata
da uomini mediocri, ristretti mentalmente ed egoisti, che non avrebbe mai accettato il "Alto
Ideale dell’Universalismo", impiegavano il cristianesimo come strumento per rendere
culturalmente uguali i popoli e li condizionavano e per identificare il Principio Universale
Del Potere con il Papa di Roma, il quale, senza dubbio impugnava la Spada sacerdotale
che dominava le Spade temporali dei Re: il Papa era un vero Sovrano Universale, che
governava sui popoli e le nazioni; di fronte alla sua "Grandezza e Potere", l'opera dei Re di
Sangue doveva apparire agli uomini addormentati evidentemente priva di carattere
mistico; e l'Aristocrazia dello Spirito e il Sangue, sarebbe apparsa, per quei fanatici
egualitari, come una creazione artificiale della Nobiltà, un prodotto dei privilegi della
società feudale.
E per screditare la guerra come mezzo di affermazione della Mistica nazionale,
proponevano l'utopia della pace: una pace perpetua che si sarebbe ottenuta in ogni caso,
se l'umanità fosse entrata nella fase di universalismo religioso, se tutti i poteri secolari, le
Spade temporali si fossero inchinati davanti alla Spada sacerdotale del Sommo Pontefice
cattolico; allora sarebbero finite tutte le guerre e cristiani sarebbero vissuti per sempre in
pace, lontano dalle armi e dai campi di battaglia, e dal capriccio dei Signori, concentrati
nel lavoro e nella preghiera, protetti dalla giustizia assoluta dei rappresentanti di Dio e
dalla sua Legge; un soloGoverno Mondiale manterrebbe il potere, e potrebbe perfino
essere possibile che le due Spade fossero nelle mani di un Papa imperiale; e la pace
porterebbe ricchezza per tutti allo stesso modo; ma questa ricchezza sarebbe
amministrata equamente e giustamente da una Banca unica, prodotto di una
concentrazione bancaria, o Sinarchia finanziaria, dipendente esclusivamente dal Sommo
Sacerdote che deterrebbe il Potere Universale. Il Popolo cristiano non doveva avere dubbi
su chi realmente rappresentava i suoi interessi e a chi doveva essere concessa senza
esitare la Sovranità Universale: l'occupante del Trono di San Pietro, il propulsore
dellauniversalis pax, il sovrano della Colomba di Israele.
Contro questa civiltà cristiana di Amore e Pace, di cultura ugualitaria, si
opponevano:le frontiere nazionali; e i Re di Sangue; e la civiltà pagana dell’Odio e la
Guerra, che si produceva invariabilmente all'interno dei recinti mistici; e l'Aristocrazia dello
Spirito; e i soggetti strategiche che carismaticamente percepivano e conoscevano i limiti
delle frontiere nazionali: contro di loro avrebbe combattuto senza dichiarare guerra, in
modo sovversivo, il Nemico interno ed esterno della Nazione, sostenuto dalle sue forze di
quinta colonna, dalle sue organizzazioni internazionali, che tendevano tutte
all’instaurazione del Governo Mondiale e la Sinarchia Universale del Popolo Eletto.
E chi era, quindi, il Nemico della Nazione francese? Con il consiglio deiDomini
Canis, Filippo IV determina rigorosamente l'identità del Nemico, che si schiera in diverse
aree tattiche. In ordine di pericolosità, le diverse linee di azione erano portate avanti dalle
seguenti organizzazioni: I) la Chiesa dei Golen. Erano secoli, che i Golen controllavano le
elezioni papali e, da Roma, dirigevano il mondo cristiano. Sebbene il nemico principale
erano proprio i Golen, si sarebbero opposti a Filippo IV come Nemico esterno attraverso il
Papa e come Nemico interno attraverso i loro Ordini monastici, guerrieri e finanziari. II) Gli
Ordini Golen Benedettini: la Congregazione di Cluny, l'Ordine Cistercense e l'Ordine dei
Templari, che usavano il Regno di Francia come base operativa. III) Il Popolo Eletto, con il
suo compito permanente di corruzione e destabilizzazione. IV) La Banca lombarda,
proprietà delle Case Guelfe d'Italia. V) La Casa Reale Inglese, controllata dai Golen
anglosassoni e proprietaria di grandi feudi nel Regno di Francia. VI) Alcuni Signori feudali
vassalli del Re di Francia, come ad esempio il Conte delle Fiandre, che tradiva il Re in
favore della Casa Reale Inglese, motivati da interessi commerciali e finanziari, cui non
erano estranei i numerosi e ricchi membri del Popolo Elettoche infettavano le città
fiamminghe e inglesi, e per l'influenza di anti-francese dei Golenanglosassoni.
Terzo: costruire le Mura strategiche. È inutile chiarire che Felipe IV non
raggiunse il terzo obiettivo del modo di vita strategico perché, se fosse accaduta una cosa
del genere, la storia dell'umanità avrebbe preso una strada completamente opposta e non
si troverebbe oggi, di nuovo, nei momenti precedenti all'istituzione del Governo Mondiale e
la Sinarchia del Popolo Eletto. L'applicazione del Principio del Recinto, brillantemente
eseguita da Filippo il Bello, gli costò la vita per mano del Nemico interno, ma servì a
segnalare il totale fallimento dei piani della Fratellanza Bianca per quell'Epoca. E gli
Uomini di Pietra e i Pontefici Iperborei, che all'interno del Circulus Domini
Canisattendevano l’occasione di applicare la Saggezza Litica per costruire le Mura
Strategiche, dovettero sospendere il progetto a causa della mancanza di attitudine
iniziaticanei successivi Re, che immerseroil Regno , ormai diventatoNazione Sovrana, in
molteplici difficoltà, una delle quali fu la Guerra dei Cent'anni.
Trentasettesimo Giorno
Filippo IV il Bello, Celestino V
Ci avviciniamo, caro dottor Siegnagel, alla svolta nella storia di Filippo IV, cioè, al
momento in cui i piani della Fratellanza Bianca, sviluppati durante i precedenti settecento
anni dai Golen, falliscono. Avevo già indicato dove avrebbe dovuto iniziare la Strategia del
Re iniziato: Occupazione dello spazio reale e Recinto. Quindi il nemico interno doveva
essere eliminato per salvaguardare il misticismo nazionale, che è il campo d'azione
effettivo della Funzione Reale. I concetti di Sapienza Iperboreache ho esposto negli ultimi
giorni,e che, allo stesso modo furono assimilati da Felipe IV nel XIII secolo, permettevano
l'accesso a una diversa visione strategica, dal quale punto di vista gli atti del suo regno
acquisivano il suo vero significato. Filippo IV riceve la Corona di Francia nel 1285: ed
eredita da Filippo III, in quel momento, il disastro militare della Crociata contro Aragona e
l'obbligo del Regno di investir suo fratello Carlo con le Corone di Pietro III. Ma Filippo IV
non è interessato a continuare il combattimento e si limita a fermare i colpi d’audacia degli
Aragonesi, i quali, incoraggiati dai loro trionfi, fanno incursioni periodiche e sbarchi in
territorio francese. La Pace di Tarascon, conclusa nel 1291, e il trattato di Anagni del
1295, misero fine alla sfortunata campagna, eclissando la speranza del Papa Golen di
porre fine all'influenza delle Case di Svevia e Aragona sulle questioni d'Italia.
Quale fu la ragione del cambiamento politico nella Casa di Francia? L'applicazione
del principio del Recintoe la comprensione della vera natura del Nemico: Filippo IV, anche
se gli Aragonesi, come tuttial suo tempo, ci avessero messo troppo tempoa rendersene
conto, era più ghibellinodi Pietro III; Aragona non potrebbe essere mai il nemico
essenziale di un Re di Sangue Puro come Filippo il Bello: al massimo sarebbe un
avversario cavalleresco, un'altra Nazione lottando per imporre la sua Mistica. Ecco perché
Aragona non era nella lista dei sei principali nemici del Regno di Francia.
Applicando il principio del Recinto, Filippo IV determina immediatamente i confini
strategici della Francia: verso est, il paese finisce sulla riva del Reno; a nord, nell'Oceano
Atlantico e nel Canale della Manica; e verso ovest, i Pirenei segnavano il limite del regno
di Aragona. Per Filippo IV, e i suoi istruttori del Domini Canis, era strategicamente
sbagliato cercare di espandersi a scapito di Aragona, una nazione con unaMistica potente,
senza aver applicato preventivamente il principio dell’Occupazionesul proprio territorio: da
lì veniva il fallimento della Crociata. Pertanto avrebbe dedicato un grande sforzo
diplomatico per fare la pace con Aragona, che raggiunse in modo efficace, come
anticipato, in un Congresso celebrato ad Anagni nel 1295. Con le mani libere, il Re
avrebbe compiuto l'impresa per espellere gli inglesi dal territorio francese.
La Guyenne era la più grande provincia della Francia dopo la Linguadoca; dalla sua
capitale, Bordeaux, proveniva Bertrand de Got, un Signore del Cane che fu Papa sotto il
nome di Clemente V e del quale parleremo più tardi. Ma l'enorme Ducato si trovava sotto il
controllo di Edoardo I Plantageneto fin dal 1252, anche se circondato dalle Contee
francesi di Poitou, Guyenne e Guascogna e il Regno di Navarra, il cui Re era sempre
Filippo IV. L'opportunità di occupare le posizioni inglesi nella Guyana sarebbe stata offerta
da un conflitto tra marinai inglesi e normanni nel porto di Bayonne nel 1292. I Corsari
inglesi sequestrarono uno squadrone francese e saccheggiarono La Rochelle: di
nient'altro aveva bisogno il franceseper prendere possesso di molteroccaforti e castelli; e
prova a chiudere il recinto. Due anni dopo, l'Inghilterra e la Francia erano bloccate in una
feroce guerra navale.
La guerra contro il Nemico esteriore inglese non solo significava un cambiamento di
fronte della politica francese, ma fornivaanche una buona scusa per avviare la riforma
amministrativa del Regno. Questa riforma, pianificata da tempo dai giuristi delDomini
Canis, doveva necessariamente iniziare con la separazione finanziaria tra Chiesa e
Stato: in sostanza, si dovevanocontrollare le rendite ecclesiastiche, che di solito si
giravano a Roma al di fuori di ogni controllo fiscale. Parallelamente, sarebbe stato
stabilitoun sistema fiscale che garantisse la continuità del reddito reale. Il pretesto fu
l'autorizzazione che i papi avevano concesso a Filippo III e Filippo IV di imporre un decimo
di tasse sulle rendite della Chiesa di Francia, al fine di finanziare la Crociata contro
Aragona: mentre nel 1295 la pace con Aragona era stato concordato, un anno prima era
scoppiata la guerra con l'Inghilterra, dando a Filippo l'opportunità di continuare con le
esazioni. Non era legale; ma presto lo sarebbe stato grazie a una legge reale di fine 1295
che impose al clero di Francia la contribuzione forzata di una "tassa di guerra" sulle
rendite della chiesa.
Prima di vedere la reazione della Chiesa Golen, merita un commento particolare,
l’atteggiamento che aveva assunto il papa Martino IV Golen quando mise in discussione i
Regni di Pietro III: si apprezza chiaramente il grande odio che alimentava verso la Casa di
Svevia. Il fatto è chequell’imponente esercito, che Filippo III portò in Catalogna, non solo
era stato finanziato dalle decime della Chiesa in Francia: Martino IV sospese la Crociata
che in quel momento stava pianificando Edoardo I d'Inghilterra in Terra Santa, per dirigere
contro Aragona la decima del clero inglese.Inoltre spese completamente tutte le somme di
denaro che la Sardegna, l'Ungheria, la Svezia, la Danimarca, la Slavonia e la Polonia,
avevano versato per contribuire ad aiutare i cristiani in Palestina.Sperando vanamente nel
soccorsodell’Europa, le piazze d'Oriente sarebbero presto cadute nelle mani dei Saraceni:
nel 1291, San Giovanni d'Acri, l'ultima roccaforte cristiana, cedeva di fronte all’Emiro
d'Egitto Al-Ashraf Khalil. Così, due secoli dopo la prima Crociata, lasciando fiumi di
sangue dietro di se, terminò l'esistenza del Regno Cristiano di Gerusalemme. L'Ordine dei
Templari, senza la necessità e di simulare il sostegno “dell’Esercito d'Oriente", era libero di
seguire la sua vera missione: affermarsi come il principale potere finanziario in Europa,
mantenere una milizia di Cavalieri come base per un futuro esercito europeo unico e
promuovere la distruzione delle monarchie a favore del Governo Mondiale e della
Sinarchia del Popolo Eletto.
Dopo le morti di Martino IV e Filippo III, il Papa Onorio IV continuò a concedere la
decima a Filippo il Bello nella speranza che portasse a termine la Crociata contro
Aragona. Lo stesso criterio sarebbe stato adottato da Nicola IV, dal 1288 al 1292, che era
un sostenitore degli Angioini nonostante appartenesse a una famiglia ghibellina; tuttavia,
favorì la famiglia Colonna, nominando cardinale Pietro Colonna; fondò l'Università di
Montpellier, dove Guglielmo di Nogaret insegnava legge; e mise sotto la diretta
giurisdizione del Trono di San Pietro, l'Ordine dei Francescani Minori; la caduta di San
Giovanni d'Acrigli provocò grande costernazione e pubblicò una Crociata per inviare aiuto
ai cristiani e cercare di riconquistare Terra Santa; stava preparando quei piani quando
morì a causa di un'epidemia che decimò la città di Roma.Alla morte di quel Papa, che
rappresentava una promessa incoraggiante nei progetti del Re di Francia, i cardinali
fuggirono in gran parte a Rieti e a Perugia, lasciando abbandonata la Santa Sede per più
di due anni: durante tale intervallo al soglio pontificio rimase vacante. A quanto pare,
idodici cardinali, sei romani, quattro italiani e due francesi, non erano stati in grado di
concordare per eleggere un nuovo Papa, ma in realtà, il ritardo era dovuto a una manovra
intelligente di Filippo IV ei Signori del Cane.
I Golen avevano favorito la presenza francese in Italia perché pensavano che la
casa di Francia fosse incondizionatamente Guelfa: non previdero mai che dal suo seno
sarebbe nato un Re ghibellino. Tale fiducia fu ricompensata in principio dalla terribile
repressione che di Carlo d'Angiòscatenò sul partito ghibellino e sui membri della Casa di
Svevia. E questi "servizi" avevano avuto l'effetto di aumentare l'influenza francese negli
affari di Roma. Filippo IV avrebbe saputo approfittare di questa situazione per preparare
segretamente la risurrezione del partito ghibellino. I suoi principali alleati sarebbero stati i
membri della famiglia Colonna, e il cardinale Ugo Aicilin che comunicava con lui attraverso
Pierre Paroi, Priore di Chaise, che era Signore del Cane e agente segreto francese: a tutti
erano state offerte ricche Contee francesi in cambio di sostegno nel Sacro Collegio. Il
sostegno consisteva, ovviamente, nel prevenire l'elezione di un papa Golen o, nel migliore
dei casi, nella nomina di un dominicano.
Quella dei Colonna era una famiglia di nobili romani che per molti secoli ebbe un
grande peso nel governo di Roma e nella Chiesa cattolica. Avevano una serie di Signorie
nella regione montuosa che va da Roma a Napoli, così che quasi tutte le strade dirette
verso il Sud dell'Italia passavano attraverso le loro terre. A quei tempi c'erano due Colonna
Cardinali: il maggiore Giacomo Colonna, patrono dell'Ordine dei Francescani Spirituali, e
suo nipote, Pietro Colonna. Il fratello maggiore di Pietro, Giovanni Colonna, nello stesso
periodo, fu senatore e governatore di Roma. È inutile dire che questa famiglia costituiva
un Clan potente, che formava partito con altri Signori, Cavalieri e Vescovi; tale partito si
affrontava, con molta forza, con il secondo Clan importante, quello degli Orsini, che erano
decisamente guelfi e controllati dai Golen. Entrambi i gruppi dominavano i rimanenti
Cardinali che dovevano decidere nell’elezione papale; fino a quel momento, le posizioni
erano pari, con i Colonna che cercavano per bloccare tutti i tentativi dei Golen e di
proporre, a loro volta, membri del proprio Clan.
Ma la Chiesa Cattolica era a quel tempo un'organizzazione diffusa in tutto il Globo,
che possedeva migliaia di chiese,Signoriee vassalli che canalizzavano a Roma ingenti
somme di denaro e merci preziose; la sua amministrazione non poteva rimanere alla
deriva. Quindi, dopo due anni e tre mesi di discussioni, la situazione divenne
sufficientemente insostenibile da esigereun'elezione senza ulteriori ritardi. Quindi, dato
che non ci sarebbe stato un accordo per nominare uno dei Cardinali presenti, si decide di
designare un non cardinale. I due gruppi pensano a un uomo di facciata, un Papa debole
la cui volontà possa essere diretta in segreto. E quindi, il 5 luglio 1294, si raggiunge
l'unanimità dei voti, decidendo tutti per Pietro da Morrone, un santo eremita
ottantacinquenne che viveva in una caverna in Abruzzo.
I Francescani Spirituali, guidati da Giacomo Colonna, avevano ripreso l'antica
tradizione monastica ispirata alla Regola di San Francesco e la visione apocalittica di
Gioacchino da Fiore. Trent'anni prima, Pietro era la guida di varie comunità di
FrancescaniSpirituali, ma non era ancora soddisfatto con il rigore dell'Ordine e ne
avevafondato uno suo, che in seguito sarebbe stato ricordato come "l’Ordine dei
Celestini". Tuttavia, anche se i monasteri Celestinisi estendevano concentratinella regione
Abruzzo e nel sud dell’Italia, Pietro si era ritirato in una grotta sul monte Morrone per
dedicarsi alla vita contemplativa; Si trovava in quel ritiro quando ebbe la notizia della sua
nomina alla carica di Papa: esitò se accettare, ma fu convinto da Carlo II lo Zoppo, figlio di
Carlo d'Angiò, che, liberato dalla prigione catalana, regnavasu Napoli. Infine, Pietroaccettò
l'investitura papale e prese il nome di Celestino V: tutta la cristianità accolse festante
l’ascesa al trono del Santo, che tutti speravano, avrebbe messo un freno al materialismo e
all'immoralità imperante nella gerarchia ecclesiastica e aperto la Chiesa a una riforma
spirituale. Si puòcapire che per i Colonna e per Filippo IV quelle elezioni avessero il
sapore del trionfo.
Ma a Pietro da Morrone mancavano tutte le istruzioni e le conoscenze necessarie
per amministrare un'istituzione delle dimensioni della Chiesa cattolica; la sua unica
esperienza governativa derivava dalla gestione delle piccole comunità di Frati. Inoltre, il
Santo non era interessato in questi temi mondani ma solo alle questioni riguardanti
lareligione pratica: l'evangelizzazione, la preghiera, la salvezza dell'anima. Per questo
delegò ai Cardinali e a un gruppo di Vescovi giuristi, le questioni temporali, formando un
ambiente corrotto e interessatoche in quattro mesi immerse la Chiesa in una grande crisi
economica.
I Golen, naturalmente, si aspettavano di controllare anche Pietro da Morrone;
avevano fiducia soprattutto nel Re di Napoli, per il quale Pietro professava un particolare
affetto: presumevano che Carlo II non avrebbe sostenuto gli intrighi di suo cugino Filippo il
Bello e avrebbe continuato la politica guelfa di Carlo d'Angiò; Con l'aiuto del Re, sarebbe
stato facile convincere il Papa ad autorizzare le misure proposte da loro come proprie. E
contavano a parte, con un segreto sorprendente: un cardinale, Benedetto Gaetani,
proveniente da una famiglia ghibellina e apertamente arruolato per la causa della Francia,
era uno di loro. Questo Golen, Dottore in Diritto Canonico, teologo ed esperto di
diplomazia, si sarebbe situato nei pressi del Santo senza destare i sospetti dei Colonna,
contro cui nutriva con al suo interioredesideri omicidi.
Vale la pena evidenziare ora due delle modifiche introdotte da Celestino V su
richiesta di Carlo II. Aumentò il numero di cardinali nominandone altri dodici, per lo più
italiani e francesi, e ristabilìla legge del Conclave, che obbligava a rimpiazzare i membri
vacanti del Sacro Collegio. E conferì ai Francescani Spirituali l'autorizzazione a operare
indipendentemente dall'Ordine dei Frati Minori. Tali disposizioni favorirono l'influenza
francese nella Chiesa e nel partito dei Colonna.
I Golen non sarebbero giuntia controllare Celestino V. E con il passare dei mesi, si
resero conto che la guerra tra la Francia e l'Inghilterra non solo rafforzava Filippo IV, ma
minacciava di paralizzare i piani della Fratellanza Bianca.Non c'era tempo per sottigliezze:
era urgente porre fine al Santo e mettere al suo posto un papa Golen, un uomo capace di
imporre a questo Re senza barba che osava sfidare le Potenze della Materia: dal Trono di
San Pietro, di cui Essi avevano esercitato il dominio quasi ininterrottamente per settecento
anni, avrebbero presentato a Filippo IV un’opposizione che non si vedeva dai tempi di
Enrico IV, Federico I e Federico II. Tuttavia, essi avevano il coraggio di uccidere Celestino
per l'impatto che tale circostanza poteva avere sul popolo d'Italia, che
eraimpressionatodalle virtù spirituali del Papa. Nacque così l'idea di convincere il Santo
che il suo Pontificato non si addiceva alla Chiesa, bisognosa di un Papa che si prendesse
cura di altre questioni importanti oltre a quelle religiose, come quelle amministrative,
legislative, legali e diplomatiche. Il portavoce di quest’idea, e chi offrivaassistenza legale
per concretizzare la rinuncia, era il cardinale Benedetto Gaetani.
Quelle pressioni fecero dubitare Celestino, ma il consiglio di chi gli chiedeva di
rimanere nella sua posizione aveva più importanza, poiché la Chiesa richiedeva la Santità
della sua presenza. Dopo circa cinque mesi del suo regno, Benedetto Gaetani arriva a
compiere la bassezza di comprare il suo cameriere e far installare, dal piano superiore, un
tubo per trasportare la voce fino alla parte posterioredel Cristo dell'altare, in una Cappella
alla quale Celestino si recava ogni giorno per pregare: la voce che sorgeva da "Gesù"
diceva: "Celestino, scarica dalle tue spalle il feudo del papato, perché è un peso superiore
alla tua forza". In linea di principio, il Santo lo presecome un avvertimento del Cielo, ma
poi fu avvisato della beffa. Tuttavia, la festa di Natale si stava avvicinando e Celestino si
stava preparando per ritirarsi in un solitario monastero abruzzese per pregare in solitudine,
com’era sua abitudine da tutta la vita. Su consiglio del Re di Napoli, decide di nominare tre
Cardinali abilitati con ampi poteri ad agire per suo conto durante le quattro settimane di
assenza: fu allora che un cardinale Golen accusò il Papa di compiere un'azione illegale.
La Chiesa, disse, non poteva avere quattro mariti (sposi), la dignità papale non era
delegabile fino a quel punto. Ciò fece decidere il Santo a rinunciare, più disgustato dagli
intrighi che sviluppavano intorno a lui che dal peso degli argomenti avanzati.
Ma rinunciare all'investitura papale non equivale ad abdicare un’investitura reale.
Nel Diritto Canonico in vigore fino a quel momento, la possibilità era contemplata e non si
era mai presentato il caso dal momento in cui San Pietro nominòil suo successore San
Lino, nel I secolo.Invece, il Diritto Canonico affermava che l'investitura era per tutta la vita
poiché la sua accettazione aveva il carattere di un vincolo matrimoniale tra il Papa e la
Chiesa, che era dogmaticamente indissolubile. Per superare questa difficoltà
insormontabile, i Cardinali canonisti Bianchi e Gaetani si rivolsero a un ragionamento
logico infantile: il Diritto Canonico governa e formalizza la condotta dei Papi, ma al di
sopradel Diritto Canonico, c’è il Papa stesso, il Vicario di Gesù Cristo; a lui corrisponde
l'evidente diritto di modificare con la sua parola “infallibile” ogni legge e ogni dogma;
compresa la questione della rinuncia all'investitura papale. Il 13 dicembre 1294, cinque
mesi e nove giorni dopo essere salito al trono, Celestino V firmava la Bolla, redatta dai
canonisti di Benedetto Gaetani, in cui siconfermavail diritto del Papa di dimettersi se
profonde e ben fondate pene di coscienza, come ad esempio,il credere che il suo modo di
guidare la Chiesa possa causarle gravi danni o semplicemente la convinzione non essere
adatti per la posizione, lo giustificava. Immediatamente dopo,si tolse il diadema, i sandali
di San Pedro e l’anello, e si dimise dalla sua alta carica.
Al 29 dicembre 1294 il conclave elesse il cardinale Benedetto Gaetani, originario di
Anagni e membro delle famiglie nobili che avevano dato alla Chiesa il Papa Alessandro
IV, Innocenzo IV e Gregorio IX e prese il nome di Bonifacio VIII. Pietro daMorrone, oltre
che come santo era noto anche per possedere il dono della profezia, prima di partire gli
fece la seguente avvertenza: "Vi siete insinuato come una volpe, regnerete come un
leone, e morirete come un cane".
Sulla legittimità del suo atteggiamento si suscitarono le più aspre polemiche tra i
canonisti, che durarono per secoli, poiché l’opinione generalefin dai tempi antichi
sosteneva che l'investitura papale non potesse essere oggetto di rinuncia da nessun
decreto. Questo punto di vista, condiviso da molti teologi e canonisti in Italia e Francia, era
sostenuto anche dal popolo, che continuava considerando Celestino V come il legittimo
papa. Temendo uno scisma, i Golen decidono di eliminare Pietro daMorrone: Bonifacio
VIII lo fa catturare in una grotta nelle montagne di Sant’Angelo, in Puglia, dove si era
ritirato, e lo fa confinare nella Fortezza di Fumona in Campania; nel maggio del 1296
sarebbe stato ucciso e il suo corpo seppellito a cinque metri di profondità.
Trentottesimo Giorno
La famosa lotta per le investiture, iniziata tra Gregorio VII ed Enrico IV, trala
Spada sacerdotale e la Spada volitiva, sarebbe stata rinnovata ora da Bonifacio VIII e
Filippo IV: ma dove in principio aveva vinto,aveva trionfato la prima, ora si sarebbe
imposta la seconda, con tutto il peso che può scaricare la Verità Assoluta sulla menzogna
essenziale. I tempi erano cambiati e non si trattava già di unoscontro tra il Sacerdote del
Culto e il Re di Sangue, in cui il primo aveva il sopravvento perché dominava la Cultura
attraverso la Religione e la Chiesa organizzata, mentre al secondo mancava
l’orientazione strategica necessaria per far valere il potere carismatico del Sangue
Puro. Con Filippo IV i Golen stavano affrontando un Re Iniziato che si opponeva sul piano
delle Strategie, cioè, nel contesto della Guerra Essenziale: il Sacerdote del Culto e il Patto
Culturale, contro il Re di Sangue e il Patto di Sangue; la Cultura sinarchica contro il modo
di vita strategico; il Papa Golen Bonifacio VIII e il concetto teocratico del Governo
Mondiale, contro il Re di Sangue Puro Filippo IV e il concetto di Nazione Mistica; i piani
della Fratellanza Bianca contro la Saggezza Iperborea.
Sì, dottor Siegnagel, questa volta poserola lottasul piano di due Strategie Totali e la
sua risoluzione sarebbe significata la sconfitta totale di uno dei due avversari, vale a dire,
l'impossibilità di raggiungere i suoi obiettivi strategici. Siccome si trattava della Strategia
delle Potenze della Materia contro la Strategia dello Spirito Eterno, rappresentate da
Bonifacio VIII e Filippo IV, non sarebbe stato difficile prevedere il vincitore. Questo fu
riassunto al meglio da Pierre Flotte, un Signore del Cane che era ministro di Filippo il
Bello: quando Bonifacio VIIIaffermò: "Io, per essere il Papa, impugnole due spade".- Egli
rispose: "Èvero, Santo Padre; peròlìdove le vostre spade sono solo una teoria, quelle del
mio Re sono una realtà."
Già nell’Ottobre del 1294 si riuniscono numerosi sinodi provinciali francesiper
discutere sull’aiuto che il re reclamava al fine disostenere la guerra contro l'Inghilterra
soddisfare. Molti approvano il trasferimento, durante due anni, di una decima straordinaria,
ma la maggior parte degli Ordini fanno arrivare la loro protesta in Vaticano. E qui
possiamo dire che inizia una delle divisioni più prolifichein seno alla Chiesa: i Vescovi
francesi, in gran numero, cominciano a essere vinti dallaMistica nazionale, e si sentono
carismaticamenteinclinati a sostenere Filippo il Bello; inoltre, la Chiesa Golen,
rappresentata in Francia dagli Ordini Benedettini, cioè, la Congregazione di Cluny, l'Ordine
Cistercense e l'Ordine dei Templari, si opponevano furiosamente alle pretese di Filippo IV:
è l'abate di Citeaux che porta a Bonifacio VIII le rivendicazioni più virulente, dopo
l'Assemblea Generale del 1296 in cui si paragonano i "Vescovi servili" che accettano di
pagare le tasse, con i "cani muti" delleSacre Scritture, mentre il Re è equiparato al
Faraone.Quella differenza, che in quel momento era abbastanza accentuata, stava
cominciando a dividere la Chiesa di Francia in due fazioni. Dal lato del Re, si allineavano i
Vescovi nazionalisti, alcuni dei quali erano Signori delCane, anche se la maggior parte era
costituita da semplici patrioti che temevano nel profondo un confronto con la Santa Sede:
di loro si sarebbe preso cura Filippo IV , assicurando in tutti i casi protezione reale contro
qualunque rappresaglia che la sua condotta gli potessecausare; anche l'Università di
Parigi, la più prestigiosa scuola di Diritto Canonico d'Europa era divisa: lì, a parte la
questione della riforma fiscale, si stava ancora discutendo la legittimità dell´elezione di
Bonifacio VIII, essendo molti i canonisti che consideravano Celestino V come il vero Papa.
Le seguenti misure di Filippo IV e le mosse strategiche deiDomini Canis, avrebbero teso
a rafforzare l'unità di questa fazione e di raggrupparli intorno al Re di Sangue, e metterli in
opposizione a Bonifacio VIII.
Dall’altra parte, quella della Chiesa Golen propriamente detta, guidata da Bonifacio
VIII, si raggruppavano i nemici della Nazione Mistica, vale a dire, i sostenitori del "Nemico
esterno e interno", gli Ordini Golen e il suo nucleo segreto: il Collegio di Costruttori di
Templi.Per Filippo IV, e così si esposedurante il processo ai Templari, da taliSocietà
segrete si ordiva uncomplotto destinato a indebolirele monarchie in favore di un Governo
Mondiale. Contro questafazione satanica, ancora abbastanza potente da provare
l’ultimadifesa dei piani della Fratellanza Bianca, Filippo IV doveva colpire con tutta la forza
della sua Spadavolitiva, cercando allo stesso tempo che il colpo rispondesseAlla Più
AltaStrategia Iperborea.
Bonifacio VIII non perde altro tempo. Decide di applicare sul Re di Francia, e in
forma estesa a chiunque osasse imitarlo, il prestigio universale della Chiesa Cattolica. Da
questo prestigio nasceil principio di obbedienza all’autorità del Papa,alla quale fino ad
allora nessuno aveva osato disobbedire senza subire sanzioni severe nel loro stato
religioso, quando non castighi di tipo più concreto. L'appello a una crociata per
salvaguardare la Religione Cattolica trovava le più fervide adesioni, metteva in movimento
migliaia di fedeli; ed era solo un mandato papale, un ordine obbedito per rispetto alla
Santa Investitura del suo emittente. Non era forse il momento giusto per applicare tale
prestigio contro questo piccolo reribelle, che osava interferire nei piani centenari della
Chiesa Golen? Peraltro Bonifacio VIII non prendeva in considerazione, nel valutare la
forza di quel prestigio, di quella reputazione, né la recente perdita di Terra Santa, né la
Crociata fallita contro Aragona, né la presenza Aragonese in Sicilia, nél’estrema
debolezza che la guerra contro la Casa di Svevia aveva prodotto nel Regno Germanico,
né la quasi assenza dell'Impero, ad eccezione del titolo che ancora si concedeva ai
Regermanici, etc. Nulla di tutto ciò prese in considerazione quando decise di mettere alla
prova Filippo IV attraverso la Bolla Clericis Laicos del 24 Febbraio del 1296.
In essa si proibiva, sotto la pena di scomunica, che tutti i principi secolari
chiedessero o ricevessero sovvenzioni straordinarie dal clero; ai chierici, per parte loro, fu
vietato di pagarli, se non autorizzato diversamente dalla Santa Sede, sotto la stessa
pena di scomunica. Si correva cosìl’assurdo rischio che un vescovo fosse scomunicato,
non solo per cadere nell'eresia, ma anche per pagare una tassa. Non vi scapperanno,
dottor Siegnagel, le connotazioniebraicheche esistono dietro a tale mentalità avida e
avara.
La reazione di Felipe IV fu conseguente. Riunì in Francia un'assemblea di Vescovi
per discutere la BollaClericis Laicos, nella quale accusò coloro che la obbedivano di non
contribuire alla difesa del Regno e quindi di essere soggetti all'accusa di tradimento: il
DirittoRomano era in opposizione, ormai, al Diritto Canonico. Mandò alcunivescovileali e
ministri a Roma per discutere la questione con il Papa, mentre incoraggiava segretamente
i Colonna a rafforzare il partito ghibellino. Tuttavia, oltre a prendere queste misure, fece
qualcosa di molto più efficace: il 17 agosto emise un editto che proibiva l'esportazione di
oro e argento dal Regno di Francia; un altro editto reale proibiva ai banchieri italiani che
operavano in Francia di accettare fondi destinati al Papa.In questo modo per il Papa fu
impossibile ricevere le rendite ecclesiastiche dalla Chiesa di Francia, inclusi dai suoi stessi
feudi.
Bonifacio VIII, ovviamente, non si aspettava un simile colpo dal Re francese. Filippo
IV aveva esposto la nuova situazione al popolo per mezzo di bandi, libelli e assemblee
convocati in tal senso; e l’aveva esposta abilmente, in modo che la Chiesa di Roma
apparisse come indifferente alla necessità della Nazione francese, come
interessataegoisticamente solo nellesue rendite: mentre la nazione doveva mobilitare tutte
le sue risorse per far fronte a una guerra esterna, si pretendeva che accettasse
passivamente, "sotto la pena di scomunica", che il clero inviasseforti somme a Roma.
Questi argomenti giustificavano di fronte al popolo e ai proprietari terrieril’editto reale, e
predisponeva tutti contro la bolla papale: all'unanimità si richiedeva a Filippo IV di
disobbedire la Clericis Laicos, il cui contenuto, secondo i giuristi laici, era
manifestamente perversa perché costringeva il Re a non rispettare le leggi del suo Regno.
Per Bonifacio VIII, il cui amore per l'oro era parial suo fanatismo per la causa Golen, la
privazione di quelle rendite significava poco meno di una mutilazione fisica, soprattutto
quando si aveva la notizia che il Re inglese Edoardo I stava imitando le azioni di Filippo in
quanto alla riscossione delle decime ecclesiastiche e ora si preparava a disobbedire
anche alla Clericis Laicos e a sequestrare tutte le entrate della Chiesa. Sarà capito
meglio il dolore di Bonifacio VIII, se guardiamo alle quantità di reddito in questione: l'Italia
contribuiva con 500.000 fiorini d'oro in decime papali; Inghilterra 600.000; e la Francia, che
aveva conservato una parte destinata alla crociata contro Aragona, 200.000. Era un fonte
alla quale non si poteva rinunciare per nulla al mondo.
Perché Bonifacio VIII aveva bisogno di tali quantità? In parte per finanziare la
guerra con cui progettava di rompere l’accerchiamento ghibellino che si stava sviluppando
in Italia, dove la questione siciliana era ancora in sospeso; e in parte per arricchire se
stesso e la sua famiglia, giacché Benedetto Gaetani era perfettamente dotato delle
caratteristiche di illimitata ambizione, di scalatore senza scrupoli,di tiranno corrotto; valga
come esempio: quando accedetteal papato annullò immediatamente le leggi ei decreti di
Niccolò IV e Celestino V che beneficiavanoi Colonna, trasferendo i titoli in favore della
propria famiglia; dal Re Carlo II ottenne per suo nipote il titolo di Conte di Caserta e vari
feudi; per i figli di quest’ultimo, quelli di Conte di Palazzo e Conte di Fondi; per se stesso,
si appropriòdell'antico palazzo dell'imperatore Ottaviano, convertito all’epocanella Fortezza
militare di Roma, che restaurò e ricostruì magnificamente, impiegando il denaro della
Chiesa; la stessa procedura fu seguita con altri castelli e fortezze della Campania e della
Maremma, che diventarono suo patrimonio personale; possedeva palazzi, uno più bello
dell’altro, a Roma, Rieti e Orvieto, le sue residenze abituali, anche seil più bello e
lussuosoera senza dubbio quello della sua città natale di Anagni, dove trascorreva la
maggior parte dell'anno; viveva infatti in un ambiente di lusso e splendore che nulla aveva
a che vedere con il suo status di pontefice di una Chiesa che esalta la salvezza dell’Anima
attraverso la pratica dell'umiltà e della povertà; non aveva scrupoli per concedere cariche
e favori in cambio di denaro, cioè, era simoniaco; metteva i soldi, suoi o quelli della
Chiesa, sia nelle mani dei banchieri lombardi o Templari per essere a interessed’usura;
non aveva alcuna pietà quando si trattava di raggiungere i suoi obiettivi, qualità che
dimostrò di possedere all’assassinare Celestino V, e poi confermata con le sanguinose
persecuzioni di ghibellini scatenate in Italia; e per completare questo quadro della sua
sinistra personalità, forse un ultimo esempio è sufficiente: come tutti i Golen, Bonifacio VIII
si dedicavaalla sodomia rituale.
Naturalmente, così come i Golen non avevanodisposto un Re del calibro di Filippo
IV per opporsia questi, né possedeva di un San Bernardo da far sedere sul trono
pontificio: Benedetto Gaetani era il migliore che avevano e a lui confidaronol’esecuzione
della loro Strategia E la migliore strategia di fronte alla durezza e il coraggio di Filippo IV
sembrava essere quella di dare un passo indietro e prepararsi per avanzarne due. In altre
parole, avrebbe cercato di calmare il Re addolcendo il senso della bollaClericisLaicos,
con un altrabolla, Ineffabilis amor, del 21 settembre 1296, e avrebbe dedicato tutti i mezzi
disponibili dalla Chiesa per porre fine alla minaccia Ghibellina in Italia e Sicilia; e in quanto
al pretesto della guerra con l'Inghilterra, esercitato dal Re di Francia per giustificare i sue
esazioni, sarebbe stato neutralizzato costringendo le parti a fare la pace; logica pura:
senza guerra, il Re non avrebbe avuto motivo di chiedere tasse o contributi al clero.
AIneffabilis amor seguono le bolleRomana Mater Ecclesiae Novertis,nelle
qualiora minaccia il Redi scomunica, ora gli manifesta la sua piena approvazione delle
decime, a condizione che il Regno si trovasse realmente in pericolo; ma ciò che risalta in
tuttele bolle è la superbiacon cui si dirige al Re, che considera un mero suddito. Queste
bolle avrebbero sollevato un'ondata di indignazione in Francia, dal momento che erano
lette pubblicamente per ordine del Re, e avrebbero predisposto ancora di più i Vescovi
francesi contro l'intransigenza papale. Sono loro che si riuniscono in un'assemblea a
Parigi e sollecitano al Papa, il 1° febbraio 1297, l'autorizzazione per sovvenzionare Filippo
IV, che affronta in quel momento il tradimento del Conte delle Fiandre. Questo, infatti, si
era alleatocon ilRe d'Inghilterra, che cercava di recuperarela Guyenne, e minacciava la
Francia settentrionale. Bonifacio VIII deve cedere ai fatti e autorizzare i contributi,
lasciando inascoltata laClericis Laicos. Nel mese di Aprile 1297, Bonifacio invia a Parigi i
Cardinali Albano e Preneste portando una nuova bolla: nella quale si ordinaai monarchi in
conflitto di stabilire una tregua di un anno, mentre si accordail trattato di pace definitivo; la
trattativa sarebbe stata affidata al Papa. Filippola riceve, ma prima di consentire di leggere
lo scritto fa la seguente avvertenza: - "Dite al Papa che è nostra convinzione che solo al
Re corrisponde governare il Regno. Che Noi siamo il Re di Francia e non riconosciamola
competenzadi nessuno al di sopra della nostra per intervenire negli affari del Regno. Che
il Re d'Inghilterra e il Conte delle Fiandre sono vassalli del Re di Francia e che Noi non
accettiamo altro consiglioche la Voce dell’Onore per trattare i nostri sudditi."
La bolla fu letta, ma Filippo non rispose fino a Giugno del 1298, quando le sorti
della guerra erano contro di lui di frontealle forze unite di Inghilterra e Fiandre. Accettò
allora l'arbitrato di Bonifacio VIII, non come Papa, ma solo come "Benedetto Gaetani"
evitando così di ammettere la giurisdizione papale sulle questioni del Regno.
Durante tutto questo, la polemica sulla legittimità di Bonifacio VIII continuava più
viva che mai. In Francia, i Signori di Cane s’incaricavano aggiornare del dibattito, mentre
in Italia l'agitazione era eseguitadai Colonna: la preferenza per Bonifacio VIII o Celestino
V era diventata sinonimo di guelfo o ghibellino. I Colonna, ricevendo sostegno segreto da
Filippo IV, e alleati ora con il Re Federico di Sicilia, figlio di Pietro III d'Aragona e Costanza
di Svevia, si presentavano nell'ottica del Papa come i candidati perfetti per una vendetta
Golen. Avevano solo bisogno di un'opportunità, e questa si presentò quando il rancore di
Stefano Colonna lo portò ad assaltare un convoglio papale che trasportava il tesoro
pontificio da Anagni a Roma. Stefano Colonna, detto il Vecchio, non aveva agito con
l'intenzione di rapina ma con la certezza di salvare i beni della Chiesa dalle mani di un
usurpatore; per questo condusse il tesoro alla luce del giorno nel suo castello di
Palestrina.
La lezione che Bonifacio VIII avrebbe applicato ai Colonna e ai ghibellini sarebbe
stata esemplare, sebbene caratteristica della mentalità dei Golen. In primo luogo presentò
al popolo di Roma, l'atto di Stefano Colonna come un delitto abominevole, per il quale
dette la responsabilità alla sua intera Stirpe: - "Il Cardinale Pietro è il Capo dei ghibellini e
tanto lui quanto il cardinale Giacomo furono i colpevoli che le elezioni papalifossero
rimandate per due anni a Perugia. Ora, un altro membro della famiglia osa ribellarsi contro
l'autorità del Papa, la più altadell'Universo, e osa rubare il suo tesoro:questolignaggio
maledetto deve essere bandito dalla Chiesa."Fu Invano che i cardinali Colonna
proclamassero l'illegalità di Bonifacio VIII, che portassero in favore delle loro accuse i
dubbi che l'Università di Parigi sosteneva sulle dimissioni di Celestino V, o che richiedesse
la formazione di un Consiglio Generale della Chiesa da discutere sul caso: in meno di un
mese, e con l'approvazione del CollegioSacro, i cardinali Giacomo e Pietro sono
scomunicati e deposti, come Giovanni Colonna e i suoi figli, Agapito, Giacomo Sciarra e
Stefano. Oltre a separarli dalla Chiesa e dal Cristianesimo, in un’altra bolla si ordina di
confiscare ibeni, le proprietà e i titoli. Naturalmente, i Colonna resistono e Bonifacio
risponde pubblicando una Crociata: coloro che vi partecipano otterranno le stesse
dispense come se fossero andati in Terra Santa.
Al passaggio dei crociati le uccisioni di ghibellini si rinnovano in tutta Italia. Il
Castello di Sciarra, a Palestrina, è preso e, per ordine di Bonifacio, ridotto in macerie, il
terreno arato e coperto di sale. Sciarra e il resto dei Colonna devono fuggire in Francia,
completamente rovinati. Poco dopo, fu il turno dei Francescani Spirituali: attraverso
un´altrabolla, il Sant'Uffizio credevache le sue dottrine fossero eretiche e ordinava lo
scioglimento dell'Ordine.
Trentanovesimo Giorno
Solo nel 1299 Filippo il Bello avrebbe concluso la guerra con l'Inghilterra. La tregua
concordata da Benedetto Gaetani si stava lentamente svolgendo senza che le Nazioni in
conflitto rinunciassero alle loro intenzioni di riprendere la battaglia. Finalmente, attraverso
il trattato di Montreuil, fu terminato grazie a condizioni proprie dell’epoca: Edoardo I, Re
d'Inghilterra, avrebbe sposato Margherita, sorella di Filippo IV, mentre Edoardo II, figlio
dell'inglese, si sarebbe fidanzato con Isabella, una bambina di quattro anni che era l'unica
figlia del francese; Isabella avrebbe preso in dote il ducato della Guyana ma gli inglesi non
avrebbero calpestato per il momento il territorio francese. L'anno seguente, Filippo occupa
con le sue truppe la Contea delle Fiandre e chiude il Recintostrategico.
Corre l'anno 1300, pertanto, quando Filippo il Bello completa i primi due passaggi
del modo di vita strategico dalla Funzione Reale: ha realizzato il principio
dell'Occupazione del territorio del Regno e ha applicato il principio delRecinto; e i campi
sono preparati per lo sfruttamento razionale dell'agricoltura e dell'allevamento. La
Strategia Iperborea raggiunge quindi il suo grado più alto di sviluppo e non c'è quasi
nessun potere sulla Terra capace di opporsi al Re di Sangue e alla Nazione Mistica. L'ora
dello Stato carismatico è suonata, in cui il Re e il popolo sono una sola Voce e una sola
Volontà. L'arresto del Vescovo di Pamiers, che scatenerà la reazione finale di Bonifacio
VIII, mostrerà chiaramente la reale esistenza dello Stato Carismatico.
Bernard Saisset, Vescovo di Pamiers era in realtà una spia dei Golen. Gli era stata
affidata la missione di investigare in Linguadoca l'esistenza di una società segreta a cui
presumibilmente appartenevano i consiglieri di Filippo il Bello. Dopo un paziente lavoro,
arrivò a una conclusione stupefacente: "In effetti, c'era una cospirazione empia contro la
Chiesa dei Golen; in essa confluivano i Catari, che riapparvero sorprendentemente
organizzati, i Francescani Spirituali, recentemente scomunicati, e alcuni membri
dell'Ordine dei Predicatori, specialmente spagnoli; le dispute tra inquisitori ed eretici erano
chiaramente simulate e si notava facilmente che dietro la trama c'era la mano di Filippo il
Bello, che proteggeva personalmente tutti gli imputati. " Prima di essere scoperto dai
Signori del Cane e di essere arrestato e accusato di Alto tradimento, il vescovo di Pamiers
riuscì a inviare un rapporto a Bonifacio VIII, che chiese al Re di Francia la sua libertà
immediata. Ciò non era possibile senza correre il rischio che si conoscessero maggiori
dettagli sul Domini Canis, così che fu formalmente accusato di essere coinvolto in un
piano sedizioso al servizio della Corona d'Aragona. Sarebbe stato processato da un
tribunale civile, che era in totale contraddizione con il Diritto Canonico, che vietava ai
Vescovi di comparire in tribunale Laico.
La necessità di contare con il Vescovo di Pamiers per ottenere un testimonianza
contro Filippo il Bello e la sfida che significava in quell’Epocail processo civile di un
Vescovo, provocò l'ira di Bonifacio VIII. La sua risposta sarebbe stata la bolla Ausculta
Fili, spedita in Francia nel dicembre 1301, insieme ad altre di minore importanza. In essa,
Bonifacio criticava violentemente la riforma giuridica e amministrativa al Re: "Ritornate,
figlio mio amato, al sentiero che conduce a Dio e dal quale voi vi siete allontanato,
sia per colpa vostra o sia per istigazione di cattivi consiglieri. Soprattutto, non vi
lasciate convincere di non avere superiore, e che voi non siete soggetto al Papa,
che è il capo della gerarchia ecclesiastica. Un parere simile è insensato e chiunque
lo incoraggi è un infedele già segregato dal gregge del Buon Pastore." Quei
"consiglieri malevoli", ovviamente, non erano altri che i Domini Canis. Inoltre Bonifacio
affermò che, al fine di prendere in considerazione i disturbi causati dalla cattiva condotta di
Filippo e trovare il giusto rimedio, convocava tutti i Vescovi a un Concilio nel
novembre del 1302 a Roma: nel corso del quale, il Re, chi fu invitato a comparire,
sarebbe stato giudicato per i suoi "crimini" e chiamatoalla correzione. Filippo IV,
naturalmente, non solo che non si sarebbe presentato, ma avrebbe vietato ai Vescovi di
lasciare la Francia senza il suo consenso.
I "crimini" che si addebitarono al Re nell’Ausculta Filioggi ci sembrerebbero
perfettamente sovrani: fu accusato di aver "cambiato il sistema monetario"; di "creare
tasse fino a quel momento sconosciute"; di "tassare le rendite che la Chiesa di Francia
inviava a Roma"; "di imporre confini nazionali ai suoi sudditi"; eccetera. Copie di
questebollefurono lette e bruciate pubblicamente in tutta la Francia, generando un
movimento popolare di indignazione contro il dispotismo teocratico del Papa.
Come ho anticipato,Dott. Siegnagel, con l’Ausculta Filisi presentò l'opportunità di
esibire la Nazione Mistica, con quella nuova struttura dello Stato che avevano
pazientemente creato i giuristidel Domini Canis. Questa dimostrazione ebbe luogo
esattamente il 10 aprile 1302, nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi, e può essere
considerata la prima Costituzione del moderno Stato francese. I rappresentanti di tutte le
province francesi si riunirono lì, per questo motivo il congresso fu chiamato "degli Stati
Generali". Ma ciò che era veramente nuovo consisteva nei Tre Ordiniche componevano
l'Assemblea; cioè i rappresentanti della Nobiltà, del Clero e delle Città. Quest'ultimo,
presente per la prima volta in un Consiglio presieduto dal Re. Dobbiamo situarci in quel
momento del XIV secolo per apprezzare, nella sua vera dimensione, l'innovazione che
significavariunire rappresentanti della classe plebea insieme a Nobili ed Ecclesiastici; e
questo non come un "diritto democratico", strappato con la forza a Tiranni sanguinari o Re
deboli, ma come vero riconoscimento reale che il popolo partecipa alla sovranità, come
afferma la Sapienza Iperborea. Naturalmente, nel terzo Ordine, erano rappresentati i
diversi strati che costituivano il popolo della Nazione Mistica: principalmente la nuova e
fiorente borghesia, composta da commercianti, mercanti e piccoli proprietari terrieri; le
corporazioni di artigiani e costruttori; i contadini liberi, ecc.
Il merito speciale nell'organizzazione di quella prima Assemblea dei Tre Ordini era
da attribuireai Signori del Cane, in particolare ai tre nominati, Pierre Flotte, Robert de
Artois e il Conte di San Pol. Pierre Flotte parlò al Parlamento in nome del Re, e le sue
parole ancora si ricordano: - "Il Papa ci ha inviato lettere in cui si dichiara che
dobbiamo sommetterci a lui in quantoal governo temporale del nostro Regno si
riferisce, e che dobbiamo rispettare non solo la corona di Dio, come sempre si è
creduto, ma anche quella della Sede Apostolica. Secondo questa dichiarazione, il
Pontefice convoca i prelati di questo Regno a un Concilio a Roma, per riformare gli
abusi che dice siano stati commessi da noi e dai nostri funzionari
nell'amministrazione dei nostri Stati. Voi sapete, d'altra parte, come il Papa
impoverisce la Chiesa di Francia al concedere a sua discrezione benefici i cui
proventi passano in mani straniere. Voi non ignorate che le chiese sono sopraffatte
da richieste di decime; che i metropoliti non hanno più autorità sui loro suffraganei;
né i Vescovi sul suo clero; che, in una parola, la corte di Roma, riducendo
l'episcopato al nulla, attira tutto a sé; potere e soldi. Dobbiamo porre fine a questi
eccessi. Vi chiediamo, quindi, come Signori e come Amici, di aiutarci a difendere le
libertà del Regno e quelle della Chiesa. Per quanto ci riguarda, non esiteremo, se
necessario, a sacrificare per questo doppio motivo i nostri beni, la nostra vita e, se
le circostanze lo richiedono, quella dei nostri figli ". La posizione di Filippo il
Bellofuappoggiata collettivamente dagli Stati Generali.
I Nobili e le Città inviarono e firmarono due lettere in cui essi respingevanocon
termini forti le accuse contro il Re e denunciavano, a loro volta, l'intenzione del Papa di
convertire il Regno in un feudo ecclesiastico; le lettere furono inviate, non al Papa, ma al
Sacro Collegio. Inoltre, giurarono di difendere con il loro sangue l'indipendenza della
Francia e dichiararono che, in relazione agli affari del Regno, nessuno era più alto del Re,
né l'Imperatore né il Papa. I Cardinali, naturalmente, rifiutarono di considerare le accuse
"per il modo scortese di riferirsi al Papa"; ma i rapporti si stavano avvelenando sempre di
più. Durante l'Assemblea, erano stati resi pubblici i crimini più efferati attribuiti a Bonifacio
VIII: l'usurpazione di investitura papale, l'omicidio, la simonia, eresia, sodomia, ecc; e
quella mancanza di autorità morale, di chi voleva erigersi come Sovrano Supremo, fu
divulgata in tutti gli angoli del Regno dai pubblicisti di Filippo il Bello. La gente stava allora
con il suoRe e non avrebbe reagito negativamente a qualsiasi iniziativa che intendesse
limitare le ambizioni di Bonifacio VIII.
Per quanto riguarda i Vescovi, si trovavano con il seguente dilemma: se fossero
andati al Concilio, sarebbero stati considerati "nemici personali" del Re ed essere accusati
di tradimento e, come successe al vescovo di Pamier, essere processati da tribunali civili.
Ma se non si fossero presentati, sarebbero stati scomunicati da Bonifacio VIII. Tuttavia,
nonostante le rappresaglie terribili che aveva promesso il papa a coloro che non fossero
venuti a Roma, la maggior parte dei vescovi stavano con ilRe, che consideravano come
un più degno rappresentante della Religione Cattolica: solo i Golen e le spie di Filippo IV
sarebbero andatial Consiglio a novembre; cioè, solo 36 su un totale di 78 Vescovi
francesi.Ma prima del Consiglio, l’11 luglio 1302 un evento sfortunato venne a portare un
lutto alla Corte Mistica di Filippo il Bello: per sedare la rivolta generale scoppiata nelle
Fiandre, Filippo manda un potente esercito di Cavalieri, che viene annientato quel giorno
nella battaglia di Kortrijk (La Battaglia degli Speroni d'Oro N.d.T.); e sul campo di battaglia
rimase per sempre l’inestimabile Pierre Flotte, Roberto d'Artois, e il conte di Saint Pol, tre
Signori delCane la cui adempimento fu il fattore principale per il successo della strategia di
Filippo IV.Immediatamente sono promossi altri Domini Canis ancora più temibili dei tre
defunti: Guglielmo di Nogaret, Enguerrando di Marigny e Guglielmo di Plasian.
Durante il Consiglio non fu presa alcuna decisione contro Filippo IV perché, come
nella favola, non ci sarebbe stato nessun topo disposto a mettere il campanello al gatto.
Tuttavia, la furia di Bonifacio non ha limiti quando viene informato che in Francia i beni dei
vescovi presenti sono stati confiscati e che è stato promosso un processo per alto
tradimento. Così, il 18 novembre pubblicò la bolla Unam Sanctam, che sarebbe stata
considerata la più completa esposizione legale mai fatta a favore dell'assolutismo papale e
sacerdotale. Incapaci di adottare altre misure più efficaci contro Filippo il Bello, i Golen
tentano di impegnarsi in una controversia legale sul tema del "potere spirituale" e del
"potere temporale"; per questo Bonifacio insiste ancora sull'analogia delle Due Spade: la
tattica è ottenere l'accettazione, come un sillogismo, della verità che la Spada Spirituale è
al di sopra della Spada Temporale; ammesso questo, è seguito con l'identificazione del
Papa con la Spada spirituale e il Re con la Spada temporale: la conclusione, ovvia e
logica, è che il Re deve sottomettersi al Papa perché con esso si realizza la "Volontà di
Dio". L'idea non era nuova, ma ora era elevata al Dogma ufficiale della Chiesa e il suo
esplicito rifiuto avrebbe implicato il peccato di eresia.
Ricordiamo, Dott. Siegnagel, le principali conclusioni della bolla.Per cominciare,
afferma l'esistenza di una sola Chiesa, negando la recente accusa dei Domini Canis
che, all'interno della Chiesa Cattolica, esiste una Chiesa Golen, eretica e satanica, di cui
Bonifacio VIII sarebbe stato uno dei capi; da qui il nome della bolla: Unam Sanctam
Ecclesiam ... In quest’unica Chiesa "siamo costretti a credere perché al di fuori di
essa non c'è salvezza o perdono dei peccati". E questa Chiesa è analoga a un corpo
organico, in cui la testa rappresenta Gesù Cristo e, anche, il Papa, il Vicario di Gesù
Cristo: "Perciò, in questa sola e unica Chiesa c'è un solo corpo, una sola testa, e
non due teste come quelle che ha un mostro; vale a dire: Gesù Cristo e il Vicario di
Gesù Cristo, Pietro e i successori di Pietro, sono la testa della Chiesa ". "Per questo
motivo, le Spade spirituali e temporali sono soggette al potere della Chiesa; la
secondo deve essere usataper la Chiesa e la primadalla Chiesa; la prima, dal
Sacerdote; la seconda, per mano dei Re e dei Cavalieri, ma per volontà e conformità
del Sacerdote." "Una spada, tuttavia, deve essere subordinata all'altra, e l'autorità
temporale al potere spirituale." Il Re non deve interferire negli affari della Chiesa, anche
se si tratta delle sue rendite, perché commette un grave errore, interferisce con il "potere
spirituale", e il Papa è obbligato a giudicarlo e richiamarlo all'ordine, senza che, al
contrario, esista nessuno sulla terra che possa giudicare il Papa: "Lo vediamo
chiaramente nel contributo delle decime, sia nella glorificazione sia nella
santificazione, nella ricezione di quel potere e nel governo delle cose. Perché, come
testimonia la verità, il potere spirituale deve istituire e giudicare il potere terreno, se
questo non è adeguatamente esercitato". "Pertanto, se il potere terreno sbaglia, può
essere giudicato dal potere superiore; ma se, in verità,il potere supremo fallisce,
può essere giudicato solo da Dio, non da uomoalcuno."
Vale a dire, che tutte le accuse contro Bonifacio VIII presentate durante
l'Assemblea degli Stati Generali, e trascritte nelle lettere ai Cardinali, sono carenti di valore
perché provengono da coloro che non hanno la capacità spirituale per giudicare le azioni
del Papa: solo Dio può farlo. E credere il contrario è eresia manifesta: "Perciò chiunque
si opponga a questo potere ordinato da Dio, resista la legge di Dio, a meno che
pretenda l'esistenza di due principi, come i manichei ... Pertanto dichiariamo,
diciamo e definiamo che è del tutto necessario per la salvezza, che tutte le creature
umane siano soggette al Sommo Pontefice Romano " (“Porro Subesse Romano
Pontifici, omni humanae creaturae declaramus, decimus et diffinimus omnino esse,
de necessitate salutis”).Il guanto fu gettato in faccia al Re di Francia; e l'intenzione di
scomunicarlo si avvertiva chiaramente nelle parole dellabolla.
Nei quattro mesi successivi, Filippo il Belloe iDomini Caniscelebrarono diversi
incontri segreti. Il prestigio di Bonifacio VIII è caduto più in basso che mai in Francia, dopo
la bolla Unam Sanctam: è il momento, propongono i Signori del Cane, di deporre il Papa;
una volta decapitato il Dragone Golen, sarà più facile massacrare il suo corpo. Tuttavia
l'argomento dell’illegittimità del suo ufficio non conta con il sostegno unanime
dell’Università di Parigi, requisito necessario per sostenere la richiesta o l'imposizione di
una nuova elezione papale. Guadagna forza, invece, l'idea di presentare un'accusa di
eresia, che, secondo il Diritto Canonico, è motivo di destituzione del Papa e ha
antecedenti storici. Certo, per dimostrare tale accusa e derivarne la sostituzione del Papa,
sarebbe stata necessaria l’autorità del Concilio generale. Felipe IV si dispone quindi a
forzare la convocazione di un Concilioper giudicare il comportamento "eretico" del Papa:
spera di far valere, lì, il numero dei suoi vescovi nazionali. I Signori del Cane lo
accompagneranno orchestrando una campagna di denunce di eresia contro Bonifacio VIII,
come un modo di influire moralmentesui Vescovi e, anche, sui Nobili e sulleCittà.
Guglielmo di Nogarete Guglielmo di Plasian, si offrono di officiare come accusatori,
essendostato eletto il primo per svolgere una missione segreta in Italia, cosa che non gli
avrebbe impedito di iniziare la campagna di accuse "pregando pubblicamente il Redi
difendere i cristiani dallamalvagità di Bonifacio VIII", e il secondo per accusare
pubblicamente il Papa.
Il 12 marzo 1303, Guglielmo di Nogaret, davanti al Consiglio dei Ministri del Re,
legge e firma un manifesto, che viene poi copiato e pubblicato in tutto il Regno. Diceva: "Il
glorioso Principe degli Apostoli, il beato Pietro, parlando in nome dello Spirito, ci ha
detto che, come in passato, cosi nei tempi a venire, sorgeranno falsi profeti, che
appannerannoil cammino della verità, e che, nella loro avidità, e attraverso le loro
parole ingannatrici, trafficheranno con noi, seguendo l'esempio di quel Balaam che
si soddisfacevacon la ricompensa dell'ingiustizia. Per imporre la sua punizione e far
udire le sue minacce, Balaam aveva una creatura bestiale dotata di linguaggio
umano, proclamando le follie del falso profeta ... Queste cose, che furono
annunciate dal Padre e il Patriarca della Chiesa, le stiamo vedendo ora con i nostri
occhi realizzate lettera per lettera. In effetti, è seduto sulla sedia del Beato Pietro
quel maestro di menzogne, che nonostante sia Malefico (Malfaisant) in ogni modo
possibile, è ancora chiamato Benefico (Bonifica). Egli non è entrato attraverso la
porta nel gregge di nostro Signore come pastore e labrador, ma piuttosto come
rapinatore e ladro ... Pur essendo vivo il vero sposo della Chiesa, Celestino V, ha
osato offendere la moglie attraverso abbracci illegittimi. Il vero marito non ha
partecipato a questo divorzio. Infatti, secondo le leggi umane, nullaè più contrario al
consenso di un errore ... Non può sposarsi chi, mentre vive il degno marito, ha
infangato il matrimonio con l'adulterio. Adesso bene; siccome tutto ciò che si
perpetua contro Dio è un affronto e un insulto commesso contro tutti, e riguardo a
un così grande crimine, la testimonianza del primo ad arrivare deve essere ricevuta,
anche se è quella della moglie, anche se è quella di una donna infame. - Io, quindi, come
la bestia che, attraverso il potere di Dio è stata dotata della Voce di un vero uomo
per rimproverare gli errori del falso profeta, che ha persino maledetto il popolo
benedetto, mi rivolgo a voi la mia supplica, al più eccellente dei principi, il nostro
Signore Filippo, per la grazia di Dio, Re di Francia, sull'esempio dell'angelo che ha
mostrato la spada sguainata a quel maldicente del Popolo Eletto, voi, che siete stato
unto per compiere la giustizia,dovrete opporre la spada a quest'altro e più fatale
Balaam e impedirgli di consumare il danno che sta preparando contro il popolo ".
Il danno consisteva nella scomunica del Re e la liberazione di tutti i cristiani francesi
di adempiere il giuramento di fedeltà, grazie al quale il Regno sarebbe stato compromesso
e avrebbe potuto essere conquistato legittimamente da colui che avesse l'autorizzazione
del Papa: tali erano i piani che preparava Bonifacio VIII a proposito dei quali le spie di
Felipe IV informavano periodicamente. Inoltre, a causa del manifestodi Nogaret, non fu
intrapresa alcuna azione ufficiale, ma presto la gente cominciòa riferirsi al Papa come
"Malefico VIII", il che spiega il motivo per cui i guasconi godono in Francia della stessa
famache in Spagna hanno gli andalusi.
Quarantesimo Giorno
La morte di Bonifacio VIII
Il 13 giugno 1303 un'assemblea degli Stati Generali si tiene al Louvre, presieduta
dal Re. Si rinnovano le accuse contro Bonifacio VIII e si pianificaformalmente la necessità
di convocare un Concilioche lo condanni e nominare un nuovo papa. I Nobili, le Città e i
Vescovi nazionalisti accettano. Guglielmo di Plasian chiede di essere l'accusatore di
Bonifacio nel futuro Consiglio; Viene accettato, e legge una dichiarazione in cui illustra i
suoi argomenti: "Io, Guglielmo di Plasian, Cavaliere, dico, anticipo e affermo che
Bonifacio, che ora occupa la Santa Sede, sarà dimostrato essere un perfetto eretico,
secondo le eresie, i fatti prodigiosi e le dottrine perverse menzionate di seguito: 1°.
non crede nell'immortalità dell'Anima; 2°. non crede nella vita eterna, perché
afferma che preferirebbe essere un cane, un asino o qualsiasi altro bruto prima che
francese; cosa che non direbbe se credesse che un francese abbia un'Anima
eterna. Non crede nella vera Presenza, poiché adorna il suo trono con maggiore
magnificenza dell'altare. Ha detto che per umiliare sua maestà e i francesi avrebbe
rovesciato l'intero universo. Ha dato la sua approvazione al libro di Arnaldo di
Villeneuve, il mago protetto dei Cistercensi, che era stato condannato dal Vescovo e
l'Università di Parigi. Ha fatto erigere statue di se stesso nelle chiese allo scopo di
essere adorato insieme al Crocifisso. Ha un Demone familiare, che egli chiama
'Bafoel' che rivela quanto si vuole sapere: perché ha detto che, anche se tutti gli
uomini si trovassero su un lato, e solo lui, dall'altro, egli non può sbagliarsi,che si
tratti di un aspetto di fatto o di diritto. Egli ha espresso nella sua predica pubblica
che il Sommo Pontefice, anche se mette un prezzo a tutti i sacramenti e gli uffici
ecclesiastici, non può commettere simonia, cosa che è eresia affermare. Come un
eretico confermato, che afferma che solo la sua è la vera fede, ha chiamato i
francesi - notoriamente uno dei popoli più cristiani - Catari. È un disgustoso
sodomita, come dimostrano numerose testimonianze. È anche un assassino: in sua
presenza fece uccidere molti chierici dicendo alle sue guardie, quando non
arrivavano a ucciderli con il primo colpo: “Colpisci, colpisci, Dai, Dai”. Ha costretto i
sacerdoti a violare i segreti del confessionale. Non osserva veglie o digiuni. Lancia
invettive contro il Collegio dei Cardinali, contro l'Ordine dei Cavalieri Teutonici
contro l'Ordine dei Predicatori Domenicani, contro i fratelli minori e Francescani
Spirituali, ripetendo in continuazione che stanno rovinando il mondo, che sono
ipocriti e falsi, e che nulla di buono succederà a chi si confessa di fronte a loro.
Cercando di distruggere la fede, egli ha concepito una vecchia avversione per il Re
di Francia, nel suo odio per la fede del vero Cristo, perché in Francia è dove si trova
ed è sempre stato lo splendore della fede, il grande sostegno e l'esempio del
cristianesimo. Ha innalzato tutti contro la casa di Francia, Inghilterra, Germania,
confermando il titolo di Imperatore al Re di Germania, e proclamando che lo faceva
per distruggere l'orgoglio dei francesi, che si vantavano di non essere soggetti
nessunoin fatto di cose temporali, che non esisteva nessuno al mondo al di sopra
del suo Re, aggiungendo che hanno mentito attraverso la sua gola, e dichiarando
che un Angelo sceso dal cielo e dicesse che i francesi non sono soggetti né a
Bonifacio né all'imperatore, sarebbe un anatema. Ha permesso che si perdesse
Terra Santa... impiegando nelle sue guerre personali e nei suoi lussi il denaro
destinato alla difesa di quel sito. È stato pubblicamente riconosciuto come
simoniaco, e ancora di più, come la fonte e la base della simonia, vendendo benefici
al miglior offerente, imponendo sulla Chiesa e i Vescovi la servitù e il vassallaggio,
al fine di arricchire la sua famiglia e i suoi amici con il patrimonio del crocifisso e
trasformarli in Marchesi, Conti, Baroni.Scioglie matrimoni per Denaro... annulla i
voti delle suore ... in breve, Signori, ha detto che presto, renderà tutti i francesi
martiri o apostati".
Impressionati dalle accuse di Plasian, tutte accompagnate da abbondanti prove, i
parlamentari accettano di invitare Bonifacio VIII a partecipare al Consiglio per esercitare la
sua difesa. Tuttavia, Filippo IV non si conforma con l'approvazione collettiva e scrive
lettere personali alle numerose diocesi di Francia; mentre Nogaret parte per Roma per
notificare al Papa, Guglielmo di Plasian, scortato da dissuasive truppe reali, visita
personalmente ogni città, paese o villaggio, e raccoglie la firma dei proprietari. Come
previsto, quasi tutti firmano leggendo la lettera del Re e ascoltando l'esposizione
dell'accusatore ufficiale; solo fanno resistenza i cistercensi e gli altri Ordinibenedettini, il
principale rifugio dei Golen: Citeaux, Cluny e il Tempio, disapprovano con rabbia la
condotta di Filippo il Bello e manifestano che non v'è nulla di riprovevole in Bonifacio VIII.
D'altra parte, l'Università di Parigi, i Domenicani di Parigi e i Francescani di Touraine si
dichiarano a favore del Re.
A metà agosto, Bonifacio VIII emette una bolla papale in cui si afferma che solo il
Papa è autorizzato a convocare un Concilio e cerca di respingere le accuse di Plasian e
Nogaret. Alla fine si chiede: come si è arrivatiall'assurdo che i Catari accusano il Papa di
essere un eretico? Ma le spie di Filippo IV lo informano che è in fase di stesura il decreto
di scomunica del Re e l’interdizione del Regno di Francia: alla bolla è stata messa in
anticipo la data di pubblicazione: 7 settembre 1303.
Filippo IV decide di dare un colpo di mano e catturare Bonifacio prima che riveli la
sua infame risoluzione. Una volta in Francia, sarebbe stato giudicato dal Concilio e
deposto formalmente, e un Vescovo francese di sua fiducia nominato al suo posto. Per
adempiere a questo piano, dà carta bianca a Guglielmo di Nogaret, al quale consegna la
propria spada e dice queste parole storiche: "L'Onore della Francia è nelle tue mani,
Signor Cavaliere".
Guglielmo di Nogaret si dirige verso l'Italia accompagnato solo da Sciarra Colonna,
il più temibile nemico personale di Bonifacio, e Charles de Saint Felix, un Domini
Canische era nipote di Pietro di Creta e Valentina di Tharsis: Nogaret conosceva Charles
fin da bambino, perché questo era il figlio di colui che era il Signore della famiglia di San
Felix di Caraman. A Firenze, il banchiere del Re di Francia consegna a Nogaret una
somma importante, poiché ha avuto l'ordine di fornire al Guascone qualsiasi cosa fosse
necessaria per la sua missione. Da lì partono diversi uomini seguaci del partito
ghibellinoper dare informazioni e avvisarei Signori alleati dei Colonna, nei pressi di
Anagni, Alatri e Ferentino. Il Papa si trova nel suo palazzo ad Anagni, sua città natale
nell'antico Stato pontificio di Frosinone; la vicina città di Ferentino, rivale ghibellina della
guelfa Anagni, è il punto d'incontro dei cospiratori; il giorno prescelto: il 6 settembre, cioè
un giorno prima dell'emissione della Bolla che avrebbe scomunicato Filippo IV.
Il giorno stabilito, nella massima segretezza, giungono una dozzina di Signori,
nemici giurati di Bonifacio VIII, che aspettavanoda anni una tale opportunità per
vendicarsi: tutti intimamente bramano la possibilità di compiere l’esecuzione di Bonifacio,
credendo inutile il suo trasferimento in Francia; ironia della sorte, Guglielmo di Nogaret
dovrà fare appello a tutta la sua autorità per proteggerlo e quindi adempiere alla strategia
di Filippo il Bello. Ogni Cavaliere aveva viaggiato separatamente, accompagnato da una
piccola scorta che non destava sospetti; a queste truppe si aggiunsero i mercenari forniti
dal capitano Reinaldo Supino, una guardia Ferentina che si vendette a Nogaret per 1.000
fiorini. In totale si uniscono 300 cavalieri e 1000 fanti: quelle truppesarebbero state
davvero esigue per l'impresa che intendevano condurre, se non fosse che avevano a loro
favore con il principio della sorpresa, dal momento che né Bonifacio VIII, né i sui
scagnozzi Golen, immaginavano remotamente che sarebbe stato attaccato ad Anagni.
Formato a pochi chilometri di distanza, il battaglione di Nogaret sembrava uscito dal nulla;
e nessuno in Italia venne a sapere in anticipo della sua esistenza per avvertire i Golen.
Uno dei Cavalieri Ghibellini era Nicola, della potente famiglia dei Conti, il cui fratello
Adenolfo, residente in Anagni, avrebbe fornito agli invasori una collaborazione vitale.
Grazie al suo intervento, fu possibile comprare il comandante della guardia pontificia,
Goffredo Busso, con una buona borsa d'oro, mentre lo stesso Adenolfo si sarebbe
occupato di ingannare gli abitanti di Anagni durante l'attacco.
A mezzanotte i guerrieri di Kristos Lúcifer arrivano di fronte all'antica capitale degli
Ernici; due cavalieri portano gli stendardi della Francia e della Chiesa. NicolaConti li guida
verso una porta nelle mura che è stata aperta dall'interno e in tutta fretta al grido di "Morte
a Bonifacio, Viva il Re di Francia!". I cavalieri, seguiti dalla fanteria, si schierano in diversi
gruppi lungo le strade strette e ripide. Vanno dritti dove sorgono i sontuosi palazzi,
appartenenti ai Cardinali e al Papa, e diverse chiese dagli splendidi ornamenti. Il
comandante della guardia pontificia si unisce, insieme ad alcuni dei suoi soldati, alle forze
di intrusione e inizia l’assedio del palazzo di Bonifacio VIII, che ha solo un paio di uomini
per resistere. Per una volta, la storia si inverte: la trama è la stessa, i personaggi sono
simili; è la lotta dello Spirito contro le Potenze della Materia, del Re di Sangue contro i
Sacerdoti Golen, dei rappresentanti del Patto di Sangue contro quelli del Patto Culturale;
ma questa volta è il Re di Sangue che trionfa sul Sacerdote Golen, sugli sterminatori del
Sangue Puro, suiproclamatori delle Crociate contro la Saggezza Iperborea. All'interno
della sontuosa residenza, l'orgoglio di Bonifacio crolla. Guardalo là, tremando e piangendo
come una donna, il Demonio Golen che pretendeva di imperare sul carisma del Re di
Sangue! Forse non piange per la tragedia del momento, ma per la punizione futura che il
suo Signore, il Sommo Sacerdote Melchisedek e i Maestri della Fratellanza Bianca
imporranno su di lui.
Gli abitanti di Anagni, in tutto ciò, si svegliano con la sorpresa che la loro città è
occupata dalle truppe del Re di Francia. Qualcuno suona le campane chiamando a
riunione e tutte le famiglie corrono verso la piazza del mercato; le notiziesono travolgenti:
Sciarra Colonna è giunto con un battaglione fornito dal Re di Francia e sicuramente
ucciderà il Papa. Goffredo Busso è passato dalla parte del nemico e la città è rimasta
incustodita. Rapidamente, nel bel mezzo di una grande confusione, nominano Adenolfo
Conti come loro capo. Questo, accompagnato da alcuni vicini, precedentemente scelti tra i
sostenitori dei Colonna e dei Conti, va a parlamentare con gli assalitori. Parla con
Reinaldo Supino e torna immediatamente; insiste con veemenza sul fatto che sarà
impossibile resistere ai "francesi", che stanno già saccheggiando i palazzi dei Cardinali:
c'è solo la possibilità di unirsi a loro e condividere il bottino. Disperati, i guelfi si lasciano
andare al saccheggio, rubandofianco a fianco con i ghibellini nei palazzi dei cardinali e del
papa. Così scompariranno opere d'arte di valore incalcolabile, i tesori dell'antichità e
vasellame d'oro e d'argento; ognuno prende tutto ciò che vuole e può caricare. Alcuni
scoprono le cantine, responsabili di soddisfare i palati squisiti dei cardinali e di lenire la
loro sete inestinguibile, e presto le bottiglie circolano di mano in mano. Durante quel
giorno, pochi furono gli anagnesi che non avevano rubato qualcosa o cheerano ubriachi;
nessuno si avventurava per le strade e la città rimase sotto il controllo totale dei pochi
uomini di Nogaret.
Mentre il saccheggio ha luogodurante la notte e la popolazione è intrattenuta in
questo compito barbaro, una febbrile attività guerriera si sviluppa intorno al palazzo di
Bonifacio, il quale, consapevole che la sua ridotta guardia non può resistere a lungo, cerca
di raggiungere un accordo con gli assedianti; la sua richiesta riceve le condizioni:
arrendersi a discrezione, sollevare la scomunica a Filippo il Bello, riabilitare i Colonna e
concorrere prigioniero in Francia per essere processato dal Concilio. Al conoscerle,
Bonifacio si rifiuta di accettarle esi immerge nella disperazione: riesce solo a indossare le
vesti sacerdotali Golen e ad aspettare i suoi nemici seduto sul Trono. Tra singhiozzi di
amarezza, prega con fervore il Dio Creatore di compiere il miracolo di salvarlo e salvare i
piani della Fratellanza Bianca. È possibile, grida, che i Signori della Guerra trionfino su di
lui, che è un rappresentante del Creatore dell'Universo? Se lui, nel quale avevano
confidato per frenare i Re temporali, falliva, quali nuove disgrazie si sarebbero abbattutein
seguito sugliOrdini Golen, che per tanti secoli avevano sviluppato i piani della Fratellanza
Bianca? Dopo ognuna di queste domande ebbe convulsioni ed era evidente che presto
avrebbe perso la ragione.
Con l'eccezione di due Vescovi, uno spagnolo e uno italiano, tutti fuggono dalla sua
parte come meglio possono; alcuni sono catturati e uccisi dagli uomini di Sciarra Colonna,
mentre altri sono tenuti in ostaggio visto che si arrendono volontariamente, incluso suo
nipote. Queste notizie finiscono per deprimere Bonifacio. Infine, cede una finestra e
riescono a entrare Guglielmo di Nogaret e Charles de Saint Felix, seguito da una mezza
dozzina di soldati di Ferentino che rimangono a distanza di sicurezza in modo da non
essere riconosciuti dal Papa. Nogaret e Charles si avvicinano al Trono: indossando la
Tiara Papale, replica della corona egizia dei Sacerdoti Atlantioscuri; indossando la tunica
bianca dei Sacerdoti Leviti di Israele, in cui è ricamato il Quadrifoglio dei Sacerdoti Golen,
stilizzato come croce celtica; nella mano destra tiene la Croce, simbolo dell’incatenamento
Spirituale, e nella sinistra le Chiavi di San Pietro, simbolo della chiave Kalachakra con
cuigli Dei Traditori dello Spirito dell'Uomo consumarono il loro tradimento originale; lì stava
seduto, con i suoi occhi che ardevano di odio e terrore, uno degli uomini più malvagi sulla
Terra.
- Cataro, figlio di Cataro! Esclamò con aria di sfida, riconoscendo Nogaret.Il tuo
padrone, il Re di Francia, non può contro la legge del DioJehovà!
Sono cavaliere del Re di Francia - risposeil guascone - e vi posso assicurare,
detestabile Sacerdote,che il mio Signore solo conosce e rispetta la Legge dell’Onore, che
è la legge dello Spirito Santo, della volontà del Vero Dio; solo il tuo Dio, Jehovà, che è un
Diavolo chiamato Satanàs s, a cui ubbidisci servilmente, può opporsi a questa Legge.
-Maledetto Golen! Ora era Charles de Saint Felix, o Charles di Tharsis Valter, o
Charles di Tarseval, che parlava. Siate certo che il Re di Francia la farà finta con voi e con
gli Ordini diabolici che vi seguono! Non potrete mai dominare il mondo mentre ci saranno
Iniziati come lui o Federico II! Ma siate ancora più sicuro che Noi, i Guerrieri Eterni di
Kristos Lucifer, uccideremo un giorno i Capi dei tuoi Capi, la Gerarchia Occulta dei Sommi
Sacerdoti che mantengono lo Spirito Increato nella schiavitù della materia creata!
Bonifacio impallidì e rabbrividì di terrore nel sentire l'uomo di Pietra.
Come unalone di ostilità essenziale veniva fuori da quel Cavaliere con un'intensità
impressionante: cheera la morte dellaVita Caldadi frontea quest’altra morte che si
percepiva attraverso la sua presenza? Che era la perdita della Vita, delle gioie e della
ricchezza effimera, del Potere in questo Mondo o il Castigo del Sommo Sacerdote nell’
altro mondo, che tanto lo spaventava fino a quel momento, di fronte all’abisso della Morte
eterna nel quale lo sommergevano gli Occhi di Ghiaccio del gentiluomo francese?
-Eretici! Gridò fuori di sé,nel momento in cui una porta saltava frantumi ed entrava
di corsa una moltitudine preceduta da Sciarra Colonna.- Rispettare colui che, per
disposizione del Dio Unico, deve governare in tutto il Mondo!
Sciarra, quel nemico mortale di Bonifacio, riuscìa sentire le sue ultime parole e gli
diede un colpo violento con il guanto di ferro, facendogli uscire il sangue dalla guancia.
Nogaret dovette trattenerlo in modo che non lo trafiggesse proprio lì con la sua spada. Nel
frattempo, le persone e i soldati stavano rubando qualsiasi oggetto prezioso che avevano
a portata di mano.
Con il palazzo preso, Bonifacio fatto prigioniero e la città sotto controllo, la
situazione non sembrava, tuttavia, promettente. Una cosa era entrare segretamente in
Italia, preparare un attacco di sorpresa e un altro prendere prigioniero il Papa. Neanche ad
Anagni potevano rimanere a lungo se gli abitanti del villaggio scoprivano quanto fosse
piccolo il numero delle truppe d'occupazione. Nel porto di Ostia stavano aspettando una
barca della famiglia degli Annibaldi, alleati dei Colonna, ma, per arrivarci, avrebbero avuto
bisogno di un rinforzo importante. I fratelli di Sciarra erano d’accordo di partecipare con
5.000 uomini, peròeranoin ritardo e il 7 settembre trascorsein una calma con molta
tensione, mentre gli anagnesi si stavanorisvegliando dalla sorpresa. L'8, tutto rimase
uguale, ma cominciarono a circolare voci tra i cittadini che erano stati vittime di tradimento
e di un colpo di stato da parte di pochi attaccanti. L'ostilità cominciò a farsi sentire sotto
forma di molteplici provocazioni ai soldati di Nogaret e immediatamente si comprese che
Anagni doveva essere lasciata il prima possibile. Guglielmo di Nogaret, Charles de Saint
Felix e Sciarra Colonna deliberavano sull'opportunità di uccidere Bonifacio o il rischio di
portarlo con loro quando vengono a sapere che Goffredo Busso è passato nuovamente
dalla partedel Papa e ha tagliato l'ingresso al Palazzo. La battaglia si riavvia
immediatamente, adesso sanguinosa, e i tre inviati di Filippo IV furono costretti a fuggire
lasciando Bonifacio VIII nelle mani dei Guelfi. Alcuni giorni dopo sono in Francia, essendo
stato approvato dal Gran Re quanto accaduto in Anagni.
Éche la vita di Bonifacio già non sarebbe servita agli interessi Golen per aver
irrimediabilmente perso la ragione: un mese dopo gli eventi di Anagni, in data 11 ottobre
1303, sarebbe morto a Roma, concludendo con lui l'Era del dominio Golen medievale
della Santa Sede, e fallendo l'imminente realizzazione dei piani della Fratellanza Bianca,
cioè, il Governo Mondiale e la Sinarchia del Popolo Eletto. L’Alta Strategia dei Signori di
Tharsis e del Circulus Domini Canisstavano trionfando sulle Potenze della Materia:
Filippo IV, che appariva come la causa essotericadel fallimento Golen, era un Iniziato
Iperboreo che compiva perfettamente le linee guida esoteriche della Saggezza Iperborea.
Ma la morte di Bonifacio, Dottor Siegnagel, segnò solo l'inizio della fine. Era ancora
necessario smantellare l'infrastruttura finanziaria dei Templari, il germe della Sinarchia del
Popolo Eletto.
La crisi che distrusse l’Anima di Bonifacio si produsse quando il suo orgoglio
diabolico fu stato terribilmente umiliato dalle azioni dei suoi nemici: in primo luogo il cataro
Nogaret, trattandolo come un suddito del Re di Francia e facendolo prigioniero in suo
nome. Poi il misterioso Charles de Saint Felix, trasmettendo la sua forza terrificante e
predicando il fallimento dei piani segreti degli Ordini Golen: cosa che confermava i sospetti
di Bernard de Soisset, il Vescovo di Pamiers, che intorno a Filippo il Bello esisteva una
cospirazione dei Figli delle Tenebre; circondato da nemici, catturato nel suo palazzo di
Anagni, in un bagno di sudore freddo, Bonifacio comprendeva tardiquanto aveva
sottovalutato Filippo il Bello e quanto non aveva preso abbastanza sul serio i messaggi
frequenti di allarme che inviati dai monaci cistercensi e dai Templari. Preda allora di un
misto di odio e terrore, sentiva che la sua anima si stava deprimendo senza rimedio. Poi il
Bandito Sciarra, osando colpirlo e ancora minacciandolo di morte, mentre i suoi uomini lo
coprivano di insulti. E, infine, il tradimento della sua città natale, saccheggiando
spudoratamente il suo palazzo, alleandosi con i suoi nemici che erano i nemici della
Chiesa Golen, la Chiesa del Dio Uno, Creatore dell'Universo, del Dio di cui lui, il Sacerdote
Massimo, era una manifestazione vivente: Oh Dio Uno, che ingratitudine quella del suo
popolo! Forse quell'aggressione dei suoi, che era meno importante ma più emotiva, faceva
più male delle precedenti offese. E, naturalmente, dentro quel dolore, spiccava
maggiormentel’angoscia di essere stato spogliato di oro e argento, i suoi tesori d'arte di
incomparabile bellezza riuniti in una vita di acquisizioni, molti dei quali ereditati o
appartenenti alla Famiglia Gaetani. Il peso del fallimento precipitava senza attenuanti,
schiacciando in poche ore Bonifacio VIII. Troppe emozioni insieme, anche per un Golen di
leggendaria crudeltà, erano quelle che affliggevano il Papa di 69 anni.
Quando fu salvato dal popolo di Anagni la sua coscienza era ormai al di fuori della
realtà e, anche se in molti promisero di restituire quello che avevano rubato, Bonifacio non
era in grado di comprenderlo. Meccanicamente chiese di essere portato al palazzo del
Laterano. Lì, i Cardinali Orsini, al costatare il suo stato demenziale, lo mantennero lontano
dai Romani. Esclamava con gli occhi spalancati: Bafoel! Bafoel! Aliquem ad astra fero!In
alcuni momenti di lucidità scoppiava in richieste di vendetta contro i suoi nemici eaugurava
la rovina di coloro che lo avevano tradito.Ma poi la sua mente si oscurava e soffriva di
continui attacchi di rabbia nei quali si metteva a ululare, con la bava alla bocca, cercava di
mordere i suoi custodi. Alla fine il 13 Ottobre 1303, morìconvertito in una bestia furiosa,
realizzando così la profezia di Celestino V. Il santo aveva detto: - "Sei asceso come una
volpe, regnerai come un leone, e morirai come un cane".
Quarantunesimo Giorno
Il modo in cui morì Bonifacio VIII, e la certezza che il Re Carlo II rimase indifferente
di fronte alla sua caduta, causò grande paura tra i Cardinali guelfi. Dal momento che
nessuno voleva correre la stessa sorte, o anche peggio, nove giorni dopo il Sacro Collegio
concorda sull’identità del nuovo Papa: il 22 Ottobre 1303 eletto il Cardinale Nicolas
Boccasini, prendendo il nome di Benedetto XI ed era Generale dei Domenicani. Il
fiammante Pontefice, anche se non era Domini Canis, era fortemente influenzato dagli
Iniziati del suo Ordine, cerca di perseguire una politica conciliante con il Re di Francia e di
avviare la riforma delle scandalose abitudini Golen che regnavanonell'alto clero, ma è
avvelenato con alcuni fichi prima di compiereun anno di carica. Come nel caso di
Celestino V, il defunto era stato una soluzione di convenienza tra gli inconciliabili partiti
ecclesiastici: entrambe le parti confidavano intimamente di dominare il Papa. La sua morte
farà precipitare i cardinali in una lunga discussione di dieci mesi sotto la pressione, ormai
inevitabile, di Filippo il Bello.
Il Re di Francia offre oro e protezione contro la vendetta dei Golen, e sta
convincendo molti cardinali guelfi a vendere il proprio voto. Finalmente, si giunge a un
accordo: un chierico non appartenente al Sacro Collegio sarà investito. Filippo il Bello
incontra Bertrand de Got, Arcivescovo di Bordeaux, a Saint Jean d'Angely. L'Arcivescovo
è un Signore del Cane e ilRe di Francia richiede la sua collaborazione: vuole che accetti
l'investitura papale e prenda otto misure cautelari per garantire la strategia del Regno; non
nasconde il fatto che la missione sarà estremamente pericolosa perché i Golen
cercheranno di assassinarlo con ogni mezzo. Tuttavia, Bertrand de Got accetta. Adempirà
anche ciò che era stato promesso: la prova di ciò sono le innumerevoli calunnie che gli
storici della Sinarchia hanno affermato sulla sua memoria; tuttavia, come nel caso di
Filippo il Bello, tutte le calunnie perdono consistenza e si disintegrano quando si conosce
la strategia che seguiva e dava significato alle sue azioni. Comunque sia, l'Arcivescovo
accetta di adempiere alla missione proposta dal Re: in primo luogo, condannare l'opera di
Bonifacio VIII; secondo, sollevare la scomunica di Filippo IV; terzo, che la Chiesa non
riceva per cinque anni, per grazia, le sue entrate dalla Francia, al fine di ripulire l'economia
del Regno; quarto, riabilitare i Cardinali Colonna e la loro famiglia; quinto, nominare
Cardinali a certi Domini Canis che sarebbero stati indicati a tempo debito; sesto,
approvare le determinazioni che il Regno adotti contro il Popolo Eletto; settimo,
sequestrare l'oro accumulato clandestinamente dagli Ordini benedettini cluniacense e
cistercense; ottava, contribuire efficacemente a raggiungere l'estinzione dell'Ordine del
Tempio e lo smembramento della sua infrastruttura finanziaria.
Il 5 giugno 1305, i Cardinali eleggono Bertrand de Got, che prende il nome di
Clemente V. Chiede immediatamente di essere incoronato a Lione, capitale della contea
di Provenza. Perché lì? È un'altra lunga storia, Dottor Siegnagel, che non posso narrare
qui; ma ti darò una risposta sintetica. Lione, è una città costruita su un sito conosciuto
nell'Antichità come Lugdunum, che in gallo-celta significava collina di Lug; il nome
nacque perché su quella collina c'era un tempio dedicato al culto del Dio Lug. Ora, un tale
Culto era, in effetti, molto antico, del tempo degli Atlanti oscuri, ma rimase attivo anche
migliaia di anni dopo che gli Atlanti avevano lasciato l'Europa; Come? Perché i loro
discendenti viaggiarono dall'Egitto in modo che non mancassero mai i sacerdoti nella
Collina di Lug o Lyg, cioè a Lione. Quando i Golen vennero ad accompagnare l'invasione
celtica del V secolo A.C., decisero di fare di Lione il loro santuario principale. Lì
soggiornarono durante la dominazione romana, borgognone e francese, fino ai giorni di
Filippo il Bello. Allora l Golen praticamente occupavano la regione con centinaia di
monasteri benedettini, cluniacensi e cistercensi, e grandi latifondi Templari: il Culto,
naturalmente, non era scomparsa, ma era parte dei riti segretiTemplari, poiché i Cavalieri
erano quelli che custodivano il sito esatto dell'antico Tempio. Per fare solo un esempio
illuminante, vi dico che non è una coincidenza che il Papa Golen Innocenzo IV convocò il
XIII Concilio Ecumenico nella città di Lione, nel giugno 1245: egli aveva intenzione di
dichiarare la scomunica dell'imperatore Federico II, che si materializzò dopo il violento
discorso del Papa che parlava delle "cinque piaghe del cristianesimo", di cui la quinta era
l'imperatore. Cioè, per condannare colui che rappresentava l'Imperatore Universale del
Patto di Sangue, i Golen si erano riuniti nel Tempio più sacro del Patto Culturale.
Così, l'incoronazione di Clemente V aveva il carattere di una sfida pianificata nel
cuore stesso del Nemico. E il Nemico non lasciò passare un’azione così imprudente: un
sabotaggio su una piattaforma piena di gente, nei momenti in cui la processione reale
passava, ne causò il collasso; Filippo IV e Clemente V ebbero salva la vita per volontà
degli Dei, ma la stessa sorte non ebbero dodici principi che morirono sul posto, mentre
molti altri rimasero gravemente feriti, tra cui Carlo di Valois, fratello del Re; giorni dopo,
Gaillard de Got, fratello del Papa, moriva assassinato. Filippo IV giurò quindi di ottenere
Lione per la sua Casa, cosa che fece nel 1307, e di liberarla dai Golen. Clemente V, nel
frattempo, annunciò che sarebbe andato a Bordeaux per riordinare e consegnare
l'Arcivescovato, ma giunse di sorpresa a Cluny, dove procedette a sequestrare l'oro; per
valutare il dolore, che quell'improvvisa vendetta avrebbe causato ai Golen, basti pensare
che la raccolta dell'oro richiese cinque giorni a causa della sua straordinaria
quantità.Tuttavia, Clemente V non fuggì da Lione, ma,tornato, impostò lì la sua residenza,
dove rimase fino al 1309, quando si trasferì al Palazzo fortificato di Avignone, di proprietà
della Chiesa.
In conclusione, Dr. Siegnagel, la Saggezza Iperborea suggerisce di prestare
attenzione aLione, soprattutto oggi, così come Il Popolo Eletto si propone di far sentire la
sua voce da Gerusalemme, quando l'opera nefasta della Sinarchia sia compiuta, allo
stesso modo i Golensi proposeroin quel momento di far sentire la loro voce da Lione.
Logicamente, Clemente V dovette simulare una sorta di indipendenza iniziale dal
Re di Francia per evitare una reazione disperata dei Golen. A tal fine egli finse di essere
affezionato ai lussi e ai piaceri mondani e visse anche in concubinato con la Contessa di
Perigord, figlia del Conte di Foix, che non era altri che un’Iniziata catara che faceva da
collegamento conilDomini Canis de Tolosa. L'esibizione di tali presunte debolezze
rassicurò, fino a che non fu troppo tardi, i Golen. Tuttavia, la fedeltà di Clemente V
alCirculus Domini Canis, e il suo Onore indistruttibile, possono essere verificati
osservando, non la sua condotta personale, ma il modo in cui realizzò la missione. Per
citare alcuni dei suoi decreti più importanti cominciamo ricordando, ad esempio, che nel
1306 confermò la legge di Filippo IV con la quale, in un giorno, furono espropriati tutti i
beni degli ebrei e obbligasti questi, pena l'esecuzione, a lasciare la Francia in pochissimo
tempo. Secondo una bolla, i Colonna tornavano a essere cattolici e i loro titoli e proprietà
gli furono restituiti; secondo un'altra bolla, la Chiesa si impegnava a non ricevere un
soloLuis (moneta francese) dal Regno di Francia negli anni seguenti.Per richiesta di
Filippo il Belloi suoi legali gestirono un processo ecclesiasticopost-mortema Bonifacio
VIII, che fu approvato da Clemente V; alla fine del processo, il Papa emise la bolla Rex
Gloriae nel mese di Aprile del 1311, dove se ne riassumonole conclusioni: nella bolla, res
visenda, si ordina che tutte le bolle di Bonifacio VIII contro Filippo IV siano pubblicamente
bruciate; Filippo IV era innocente e "cattolico fedelissimo"; comeerano innocenti anche
Nogaret, Sciarra e Charles dell'attacco diAnagni; Bonifacio VIII, d'altra parte, non fu
dichiarato eretico ma colpevole di obstinatio extrema. E aggiungiamo che nel corso del
suo pontificato aveva finito per impossessarsi della maggior parte dell'oro accumulato
dagli Ordini Benedettini, fingendo sempre un insaziabile ambizione, e fece orecchie da
mercante alle richieste dei banchieri lombardi, vittime di una legge di espropriazione
confiscava le loro proprietà in Francia.
È evidente, quindi, che Clemente V realizzò tutti gli obiettivi della sua missione o
fornìi mezzi legali per la loro realizzazione. Proprio in un'intervista a Poitiers, nel 1306, con
Filippo il Bello, i due Iniziati accordarono il modo di sciogliere l'Ordine del Tempio: per
Clemente V, Signore del Cane, quello rappresentava l'ottavo obiettivo della missione e
sarebbe risultato l'atto strategico il più importante del suo pontificato; per Filippo IV,
significava neutralizzare la "II linea tattica"del nemico, come spiegato nel trentesimo
giorno. Naturalmente non si capirà perché un Repotente come Felipe IV, e un papa che
era il Superiore Generale dell'Ordine, dovevanoconcepire un piano segreto per
estinguerlo, se non si realizza lo sforzo di immaginare in che consisteva l'Ordine dei
Templari nel XIV secolo, la grandezza del suo potere economico, finanziario e militare.
Inoltre se si ragiona su questo, sarà chiaro che l'Ordine era in grado di presentare i vari tipi
di risposte, militari o economiche, che avrebbero potuto causare gravi difficoltà a Filippo
IV. Bisogna tenere a mente che i piani della Fratellanza Bianca si appoggiavano, in gran
misura,su questo Ordine, e che la Strategia del Circulus Domini Canisesigeva la sua
distruzione per garantire il fallimento di questi piani: il colpo , allora, avrebbe dovuto essere
contundente e di sorpresa.
L'Ordine, infatti, aveva più di 90.000 concessioni distribuite nei paesi che ora sono
chiamati Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Ungheria, Austria, Italia
e Inghilterra. Nella Francia, dei primi anni del secolo XIV, tra Auvergne, Provenza,
Normandia, Aquitania, Contea di Borgogna, ecc, dove c’erano leproprietà più estese,
esistevano circa 10.000 proprietà dei Templari: di queste, 3.000 erano appezzamenti di
1.000 ettari di media ciascuno. In totale, quelle proprietà ammontavano a 3.500.000 ettari,
che rappresentavano il 10% dell'area della Francia. Ma questa cifra non riflette il
potenziale del latifondo se non nota che il 10% della superficie totale della Francia, vale a
dire, compresi fiumi, montagne, foreste, e ogni sorta di terreni inutili per l’agricoltura,
costituivail 10% della terra migliore, scelta durante due secoli con la pazienza di un
monaco benedettino e ottenuta attraverso donazioni emessa dalla Chiesa.E c'era di più:
quelle concessioni, che erano composte da migliaia di aziende agricole in pieno sviluppo
agricolo, erano esenti da ogni tipo di imposta poiché l'Ordine dipendeva direttamente dal
Papa, privilegio che, fino a Bonifacio VIII, le convertivain proprietà inviolabili da
qualunqueSignore temporale.Cambiare questa situazione era, appunto, uno degli obiettivi
strategici di Filippo il Bello, che lo aveva portato a confrontarsi con Bonifacio VIII e a
opporreil Diritto Civile nazionale al Diritto Canonico.
Inoltre non si trattava solo di tasse: i Templari, dopo l'avvento di Filippo IV, avevano
sviluppato un piano per spezzare l'economia del Regno attraverso l'impoverimento della
nobiltà feudale e lo spopolamento delle campagne. I loro prodotti alimentari, offerti nelle
città a prezzo di dumping (inferiore al mercato) o semplicemente regalati nei monasteri,
rendevano inutile ogni tentativo di pianificazione economica statale e lo sfruttamento
razionale delle risorse nazionali; di conseguenza, i Signori Feudali, che avevano solola
terra come una fonte di reddito, si stavano impoverendo sempre di più a causa della
svalutazione dei frutti del campo, mentre accettavano come una soluzione che i contadini,
aggravati dalle tasse e i quali non poteva più alimentare, emigrassero nelle città.
Naturalmente un compito così sovversivo era in linea con la strategia Golen:
questarichiedeva la distruzione della nobiltà e l'indebolimento della monarchia come un
preludio alla costituzione del Governo Mondiale teocratico, che sarebbe stato una tappa
anteriore alla Sinarchia del Popolo Eletto . Di fronte all’atteggiamento ghibellino di Filippo
IV, l’Ordine dei Templari non aveva fatto altro che intensificare una politica che era al
centro della loro ragione d'essere. Tuttavia, come vediamo, questa politica avrebbe avuto
una fine sorprendente.
Bisogna aggiungere che l'economia antinazionale dei Templari,era complementare,
nella sua capacità distruttiva,con l’offensiva commerciale lanciata sulla Francia da parte
delle città italiane. Ma questo ha un'altra spiegazione. Quando Filippo IV ricevette il
Regno, era quasi un'avventura inoltrarsiper le strade della Francia per praticare il
commercio; il pericolo era nel viaggio, di solito passando attraverso numerosi feudi i cui
signori, impoveriti per cause elencate, erano soliti imporre pesanti e arbitrarie tasse alle
merci in transito:questo nel migliore dei casi, perché il più delle volte qualche Signore,
troppo geloso dei suoi diritti, procedeva a spogliare i mercanti di tutto il loro carico. Ma se
ciò non accadeva, il negozio era ugualmente rischioso a causa dell'accumulo di tasse che
si accumulavano alla fine del tragitto. Inutile dire che i Signori Feudali, oltre a controllare le
strade, avevano i loro eserciti con i quali combattevano tra loro e imponevano la propria
legge in ogni regione. Filippo IV, al costituire la Nazione Mistica, si propose di risolvere
questo problema immediatamente. In suo nome, Enguerrando di Marigny, diede la
soluzione: il Re non dovrà mai ricorrere, tranne che in caso di Guerra esterna, alle truppe
dei Signori. Emerse così,dalla Scuola dei legalilaiciDomini Canis, il concetto di sicurezza
interna, definito praticamente sulla base dell'ipotesi di conflitto interno. La soluzione di
Marigny consisteva nel creare una sorta di corpo di polizia reale, la milizia del Re,
incaricato di pattugliare tutte le strade e far rispettare le leggi del Regno: accanto a loro
sarebbero andati, in seguito, gli esattori delle tasse. Le truppe reali, di solito mercenari,
presto fecero entrare in ragione i Signori e in breve tempo le strade, non solo erano
diventate sicure per il commercio, ma una singola tassa veniva riscossa in qualsiasi
regione del Regno.
Fu questa situazione di sicurezza e ordine che attirò l'avidità dei commercianti
stranieri. Le città italiane, in particolare, disponevano di flotte che ricorrevano il mondo
acquisendo articoli più svariati ed esotici, contro le quali non c'era alcuna possibilità di fare
concorrenza. Le città francesi si videro così invase da prodotti importati che contribuivano
giorno dopo giorno a distruggere ulteriormente l'economia del Regno: mentre i
commercianti e i mercanti stranieri si arricchivano, spesso vendendo merci di
contrabbando, il Regno doveva affrontare l'enorme spesa che rappresentavagarantire
militarmente quella sicurezza interna. Per questo la valuta perdeva valore e sorgeva
l'inflazione; e le corporazioni degli artigiani, incapaci di competere con i prodotti stranieri,
cadevano in miseria e trascinando l'industria nazionale nella peggiore depressione. A
parte il dumping Templario, una rigorosa analisi dei Domini Canis, dimostròa Filippo IV
chi erano i colpevoli occulti di quella situazione: i banchieri lombardi e i membri del Popolo
Eletto. I banchieri lombardi finanziavano le compagnie italiane che operavano in Francia,
cosa che faceva anche la Banca dei Templari. E i membri del Popolo Eletto si contavano
tra i principali sostenitori all’interno delle compagnie e dei capitali stranieri: molti di loro
avevano legami familiari con i banchieri ebrei di Venezia o Milano, o con i proprietari di
grandi imprese, mentre altri tradivano la Nazione francese per puro amore del profitto.
Filippo IV sarebbe stato inflessibile con tali parassiti: alcuni, li colpìcon la semplice
espropriazione, perché abitavano in altri paesi; ma ad altri,dopo l’esproprio,li espulse dal
Regno, poiché mancavano delle virtù etiche necessarie per meritare il diritto di soggiorno.
Tornando ai Templari, spero che ora, alla luce dellorosmisurato patrimonio
territoriale e produttivo, si abbia una visione più realistica circa il perché il Re di Francia e
Clemente V dovevano trattare con molta cautela la questione dell'Ordine deiTemplari.
Quelle 90.000 concessioni, per continuare con l'esempio, erano amministrate da 30.000
monaci, tremila Cavalieri e duecentosettantamila laici, che rappresentavano una
potenziale forza di combattimento ben al di sopra dell'esercito nazionale di Filippo il Bello:
una reazione militare dei Templari difficilmente sarebbe stata contenuta in Francia se non
al prezzo di pesanti perdite nell'esercito nazionale, un fatto che avrebbe potuto
determinare la fine della Strategia Iperborea della Nazione Mistica e la rinascita della
teocrazia papale; avrebbero potuto, allora, nonostante tutto, trionfare i piani della
Fratellanza Bianca.Inoltre, basti ricordare quanto è stato detto il Diciottesimo Giorno sul
potere finanziario dell'Ordine per capire che se in ciascuna delle 90.000 concessioni si
potevano ottenere soldi in prestito, depositarlo, o girarloa una qualunque delle altre, si era
in presenza della più formidabile rete bancaria del mondo, paragonabile solo, ma non
superata in volume di infrastrutture,alle moderne corporazioni finanziarie ebraichedi
Roquefeller, Rotschild, Kuhn Loeb, o di altri benefattori del genere umano.Sarà facile
dedurre che tale organizzazione doveva contare con una fitta rete di spie, dedicata a
ottenere le informazioni economiche e politiche necessarie per dirigere la gestione degli
affari.Si comprenderà, così, che la più piccola filtrazione dei progetti disegnati da Filippo il
Bello e Clemente V poteva raggiungere in breve tempo le orecchie del Gran Maestro e lo
Stato Maggiore Golen e quindi causare allarme. Una strategia migliore sarebbe stata
quella di esporre altre preoccupazioni come argomenti dell'intervista: una discussione
sulla questione delle rendite ecclesiastiche, per esempio; o la situazione del cristianesimo
in Oriente; o l'atteggiamento del Re d'Inghilterra, ecc. Ma il vero e segreto motivo
dell'intervista di Poitiers, come la storia si incaricò di dimostrare,fu di proiettare la strategia
che avrebbe permesso di estinguere l’Ordine dei Cavalieri Templari e smantellare la
lorogigantesca infrastruttura.
Quarantaduesimo Giorno
Tutti i presenti a Poitiers, i Signori del Cane Guglielmo Plasian, Guglielmo di
Nogaret, Guglielmo Imbert di Parigi, e Clemente V, l'Uomo Di Pietra Charles de Tharsis, e
l'Iniziato Iperboreo e Re di Francia, Filippo il Bello, si trovano d'accordo che le maggiori
possibilità di trionfare sul Nemico dipendono dall'uso di un'arma segreta: l'astuzia.
L'astuzia è il risultato evolutivo di un istinto animale e caratterizza il comportamento
dell'uomo animale o uomo animico, cioè l'uomo dotato di corpo e Anima creata. Però ci
sono anche uomini che hanno uno Spirito increato, anche se nella maggior parte dei casi
questo è sommesso all'anima creata e per questo si dice che questi uomini sono
spiritualmente addormentati: anche loro possono manifestare l'astuzia mentale, poiché lo
Spirito dormiente o strategicamente confuso non è in grado di impedirlo.Ma qualcosa di
molto diverso accade quando l'uomo è davvero spirituale, cosa che può essere affermata
solo se si tratta di un Iniziato alla Sapienza Iperborea: in questo caso il suo
comportamento è regolato dall’Onore e, non solo è privo di astuzia, ma di qualsiasi altra
caratteristica dell’uomo animale, come la vigliaccheria, la calunnia, l’infedeltà, la
menzogna, l’invidia, la calunnia, l’insidia, il tradimento, ecc. Ma cos’è l'Onore dell'Iniziato
Iperboreo?L’'atto della sua Volontà Graziosa, cioè l'atto del suo Spirito Eterno, che è
pura Grazia. Nessuno dei presenti, ad esempio, possedeva astuzia nella personalità
perché l’Onore li aveva guidati durantetutta la vita; e ora dimostravano un Atto di Altissimo
Onore combattendo con tutte le loro forze per il trionfo del Patto di Sangue.
Ma i Golen lo sapevano e contavano sull'ingenuità degli Iniziati Iperborei per
sconfiggerli; Loro, al contrario, erano pura astuzia e la loro arma principale era chiamata
inganno, un pallido riflesso del Grande Inganno con cui il Dio Uno camuffò la sua
miserabile Creazione. Quindi, non si aspettavano mai una reazione astuta dagli Iniziati,
che credevano sempre disposti a essere ingannati e traditi. - "Sono già stati traditi una
volta, al Principio - prendevano in giro, storcendo la bocca - e lo saranno sempre. Fingono
di essere dei Galli e sono solo stupide galline di pollaio! Con il loro Onore di un altro
mondo, prima o poi ci daranno le spalle; e allora i nostri pugnali di questo mondo li
finiranno". Senza dubbio, i Golen commisero un errore di valutazione al confidare
nell'Onore degliIniziatiIperborei: secondo i principi della guerra, le credenze del nemico
sono punti deboli che possono essere sfruttati a proprio vantaggio. Gli Iniziati
Iperboreierano privi di astuzia ma sapevano cosa fosse l'astuzia; e avrebbero potuto
usarla come arma strategica per sorprendere il Nemico. Ecco il concetto che fu definito a
Poitiers: se i Golen credevano che i loro nemici avrebbero agito con Onore, e questi erano
avvisati, allora gli ingenui sarebbero stati loro; in seguito, potevano essere ingannati per
mezzo dell'astuzia, che Essi non si aspettavano e condotti a una trappola mortale. E
l'Onore degli Iniziati sarebbe stato al sicuro, perché nulla nei loro spiriti sarebbe cambiato
o avrebbe influenzato il loro orientamento strategico verso l'Origine: nel bel mezzo di un
atto di guerra, gli Iniziati avrebbero giocato con l'illusione del mondo creato, facendo finta
di essere quello che non erano; Se i Golen, maestri nell’arte di manipolare l’illusione del
Mondo Creato, cadevano nel semplice incantesimo degli Iniziati, questo si poteva
qualificare solamente come sfruttamento dell’errore del Nemico, qualcosa di perfettamente
legittimo secondo le leggi della guerra.
Se i Templari venissero attaccati da tutti i lati contemporaneamente, si
difenderebbero sicuramente, con risultati imprevedibili; d'altra parte, se l'attacco proveniva
evidentemente dal campo del Re di Francia, mentre dal lato del Papa, del qualeavrebbero
dovuto fidarsi, trovavano protezione,avrebbero trascurato quel lato e sarebberostati
fatalmente sconfitti: l'astuzia strategica sarebbe stata quella di ottenere quella fiducia nel
Papa affinché esso potesse consegnarli, disarmati, al Re di Francia. In altre parole, la
Strategia avrebbe richiesto l'allestimento di una scena con un realismo sufficiente per
ingannare i Golen: in un primo momento, non avrebbero dovuto sospettare l'argomento
della commedia; dopo l'esito, non avrebbe più avuto importanza. Gli attori principali
sarebbero stati il Papa e il Re di Francia: il Papa avrebbe finto di agire in buona fede, ma
mostrando il timore delle rappresaglie reali; avrebbe fatto promesse e cercato di ottenere
la fiducia del Nemico, che lo avrebbe creduto un amico; Filippo il Bello, nel frattempo,
rappresentando il sovrano intollerante e ambizioso, cercando di attirare su di sé
l'attenzione del nemico: questo avrebbe aiutato il ruolo di Clemente V. Quando tutto fu
pronto a Poitiers, il sipario si alzò e cominciò il primo atto del dramma: questo iniziò con la
pubblicazione di una Crociata contro Andronico Paleologo, imperatore di Costantinopoli,
che era stato accusato di mantenere lo scisma della Chiesa greca. Dalla caduta di San
Giovanni d'Acri, l'Ordine del Tempio si era ritirato a Cipro, dove deteneva una regolare
guarnigione, mentre l'Ordine Ospitaliero faceva lo stesso sull'isola di Rodi. Per stabilire la
sua partecipazione alla Crociata, Clemente V citò in Francia il Gran Maestro del Tempio
Jaques de Molay. Una volta in sua presenza, con assoluta ingenuità, il Papa espresse la
sua intenzione di realizzare la vecchia idea di Gregorio IX,quella di unire tutti gli ordini
militari: una simile idea, naturalmente, provocava orrore nei Templari poiché l'integrazione
con un Ordine essoterico avrebbe messo i loro segreti allo scoperto. Senza sospettare
l'agguato, il Gran Maestro avrebbe cercato di convincere il Papa su quanto era
inconveniente tale misura: secondo il suo criterio, non sarebbe stata difficile da ingannare
una mente semplice come quella di Clemente V.
Dopo la demenziale caduta del Golen Bonifacio VIII, i Golen erano allertati circa
l'offensiva del Domini Canis, e sapevano cosa aspettarsi per quanto riguarda l'elezione di
Clemente V. Tuttavia, lo ritenevano solo uno strumento di Filippo il Bello e la sua cerchia
di "figli delle tenebre": l'impressione del Gran Golen Jaques de Molay lo confermava; il
Papa era permeabile all'influenza affettiva. Il Gran Maestro si sarebbe divertito, quindi, a
conquistare l'amicizia del Pontefice, senza immaginare che a Parigi Nogaret e Guglielmo
Imbert preparavano la sua rovina. E in pochi mesi, Clemente V avrebbe ottenuto che il
Capo dei Golen non diffidasse della sua buona fede.
Enguerrando di Marigny e Guglielmo di Nogaret furono eletti ai due posti più
importanti in Francia: Coadiutore del Regno e Guarda-Sigilli del Re, rispettivamente.
Con questo potere, misero in pratica un'operazione segreta che mirava ad attuare
un'azione simultanea ed efficace in tutto il Regno: tale azione si concretizzò il Venerdì 13
ottobre 1307, quando tutti i Cavalieri Templari in Francia, tra cui il Gran Maestro,
furono arrestati con l'accusa di eresia.In effetti, le accuse accumulate da Nogaret erano
molte e varie, ma sottolienavano l'eresia per ottener l'intervento del Tribunale
dell'Inquisizione che in Francia era presieduto da William Imbert di Parigi. Si vide ben
presto il successo strategico deiDomini Canis: mentre il Gran Maestro ricevevale richieste
dei Cavalieri di resistere all'arresto, ed era in dubbio sull'atteggiamento da prendere,
Guglielmo di Plasian gli recapitava un messaggio in cui il Papa garantiva il suo aiuto e gli
consigliavadi rinunciare a difendere l'Ordine e di sottomettersi alla sua volontà. E fu così
che il Gran Maestro dette l’ordine di arrendersi a tutti i Cavalieri, e lui stesso si affidò
all'intervento papale. Inoltre, secondo quanto credevano i Golen, aveva ancora
abbastanza peso dentro l’Ordine dei Predicatori Domenicani.
Filippo il Bello non perde tempo: senza resistenza, le sue truppe occupano tutte le
proprietà dei Templari. Il terrore si diffonde nell'Ordine nemico; centinaia di cavalieri e
monaci sono imprigionati. Per questa ferma procedura, nessuno mette in dubbio la gravità
dell'accusa e ben presto sono raccolti sufficientitestimoni e prove per assicurarne la
liquidazione. Oltre all'Inquisizione, Filippo il Bello chiama i Consigli Provinciali, l'Università
di Parigi e gli Stati Generali per giudicare l'Ordine. Così, con l’emergere dal buio della sua
diabolica fondazione, tutto il popolo di Francia avrebbero assistito alla mostra della
filosofia segreta dei Templari e avrebbe conosciutoi loro costumi depravati. Questo è
quello che successe durante i tre anni del processo pubblico, quando lo stupore, il
disgusto e l'orrore dei francesi non conobbe limiti. Ma la cosa più sorprendente fu che
durante quel periodo i Templari continuarono a credere che un atto salvatore del Papa li
avrebbe liberati dalla condanna.
Nel processo si riesce a dimostrare che i Templari professavano le seguenti idee e
costumi: I –Gli alti dignitari dell'Ordine ritenevano che Cristo, che misteriosamente
chiamato Navutan , era un impostore e non il vero Dio; II- Cristo non fu crocefisso per la
redenzione della razza umana; III - La croce non sarebbe, quindi, lo strumento della sua
passione, ma una creazione di Cristo Navutan stesso, che avrebbe chiamato Vruna; IVTutti i cavalieri, qualunque fosse il loro stato o grado, dovevano sputare periodicamente su
quel simbolo del male, al fine di fare ammenda con il Dio creatore: quindi si riuscì a
provareche, almeno una volta, tutti i Templari aveva sputato sul crocefisso.V- Di
conseguenza, rinnegavano la Santa Vergine; VI - Officiavano la messa secondo un
canone proprio e in una lingua strana, che in seguito si rivelò essere l’ebraico; VII Adoravano un idolo ermafrodita con fazioni spaventoseal quale si riferivano con il
soprannome di Baphomet o Bafoel ma il cui nome, che mai pronunciavano senza
impallidire, era Bera; VIII - Pretendevano che quell’idolo rappresentasse un Dio più
potente di Cristo, il quale, a differenza del Messia, si manifestava più frequentemente tra
gli uomini; IX- Sostenevano che quell’abominevole Demoniogli aveva imposto, fin dai
tempi di San Bernardo, l'obbligo di praticare la sodomia, vizio al quale si erano abituati e
costituiva un'abitudine naturale tra i superiori dell'Ordine; X- Il Gran Maestro e i Gran Priori
o Precettori, realizzavano una cerimonia segreta in cui offrivano sacrifici umani a
Baphomet, soprattutto bambini; XI- Il rituale richiedeva l'incenerimento della vittima in una
fornace preparata a tale scopo; XII - Con le ceneri calcinate i Templari elaboravano una
liscivia umana e la custodivano segretamente come il bene più prezioso; XIII- Credevano
fermamente che la liscivia aveva il potere di lavare l'unzione dei sacramenti cristiani:
secondo quanto confessavano, mediante quellaliscivia avrebbe annullato gli effetti del
battesimo e della comunione, che consideravano "congiuri della Croce", etc.
Fin dall'inizio i Domini Canisdecisero di distinguere tra "Templario" e "Golen". Nel
Medioevo era normale che un imputato fosse assolto in un processo per eresia se
confessava spontaneamente, si pentiva e accettava i sacramenti cristiani; nel processo ai
Templari questa possibilità fu offerta ripetutamente e molti accettarono di confessare ciò
che sapevano. Tuttavia, i Domini Canis non erano disposti a permettere ai Golen di
liberarsi della trappola: per Loro, che non avevano mai perdonato, non ci sarebbe stato
alcun perdono; solo i "Templari", cioè i Cavalieri non iniziati nel Culto di Baphomet,
avrebbero avuto l'opportunità di salvare le loro vite in cambio della loro testimonianza.
Così fu possibile raccogliere una quantità schiacciante di prove contro i Golen dell'Ordine,
con il contributo dei loro stessi membri, eretici confessi e pentiti. E allora il processo
divenne irreversibile, dal momento che né il Papa né nessun altro avrebbe potuto salvare
l'Ordine una volta il popolo e la Chiesa avessero conosciuto le loro eresie e aberrazioni: la
Strategia di Filippo il Bello e il Circulus Domini Canis aveva trionfato, ora
definitivamente, sui piani della Fratellanza Bianca; i Golen non sospettarono la
commedia rappresentata da Clemente V finché non fu troppo tardi; l'Ordine del
Tempio, responsabile della fondazione della Sinarchia Universale, sarebbe stato
distrutto.
Così, i Golen dell’Ordine dei Templari furono sterminati senza pietà, ricevendosulla
propria carne la medicina così in tante occasioniamministrarono ai sostenitori del Patto di
Sangue: ironia della sorte, il Tribunale dell'Inquisizione, che usarono per giustiziare i
Catari, ora li condannava senza appello a morire sul rogo: come l'arte marziale del jujitsu, il Nemico aveva usato la loro stessa forza per sconfiggerli.
I Golen non avrebbero mai dimenticato il processo ai Templari. Soprattutto a essere
ricordata sarebbe stata la data del 10 maggio 1310: quel giorno, in occasione del
Consiglio di Senz, la cui sede vescovile era guidata da Philippe de Marigny, fratello di
Enguerrandofurono bruciati a fuoco lento 56 Cavalieri Templari, il fiore e la crema della
Gerarchia Golen. Dal giorno in cui i Signori della Tharsis incendiarono il Bosco Sacro,
facendo perire i 20 di Cartagine, il Golen non avevano avuto un giorno tanto fatidico come
quel 10 di maggio. Ognuno ammanettato di spalle a un palo robusto, i cinquanta Golen di
Senz formavano una lunga fila di condannati, una processione di spettri marciandoverso
l’inferno; ai piedi di ogni palo, legna accatastata auguravala prossima fine dei Sacerdoti
del Dio Uno. Prima che i fratelli minorilanciassero la torcia accesa, un cavaliere del Re
Filippo, un monaco guerriero di alcunaOrdine sconosciuta,si avvicinò agli eretici e
pronunciò a bassa voce alcune parole, che i presenti presero come una pietosa preghiera.
Tuttavia, sentendola, il volto dei Golen si decomponeva dall’odio, e alcuni scoppiavano
gridando atroci maledizioni: quelle parole dicevano semplicemente: -PerNavutan e il
Sangue di Tharsis!
Completando la fila, mentre i Golen elevavano la loro anima al JehovàSatanàs s e
chiedevano una pena indescrivibile per gliUomini di Pietra, quel Cavaliere, che altri non
era che Charles de Tharsis, con un cenno ai carnefici, e i roghi iniziarono a bruciare.
Presto i Golen e i loro sogni sinarchici non furono altro che cenere; una manciata di vile
cenere che non sarebbe stata sufficiente per lavare i danni causati alla Casa di Tharsis e
a molti altri che vennero uccisi per opporsia quei sogni demenziali.
Per completare il lavoro si richiedeva di legalizzare il risultato della Strategia di
Filippoil Bello. A tal fine il Papa aveva convocato il Consiglio Ecumenico di Vienna,
dall’Ottobre 1311 a Maggio 1312. Anche se sconfitti su tutti i fronti, il Golen avevano
ancora la forza di fare pressione e cercare di prevenire che si accordassero per
l'estinzione dell'Ordine. Ci fu una conferenza segreta tra cinque Cardinali fedeli a Filippo il
Bello e sei delegati del Consiglio, nella quale si informarono questi ultimi sulle terribili
conseguenze che avrebbe portato opporsi al Re di Francia e di assolvere l'Ordine,
nonostante le prove inconfutabili raccolte contro. Ma il terrore scatenato era molto grande
e, tra la punizione del Re e la vendetta dei Golen, molti rimasero indecisi. I rappresentanti
del Re di fronte al Consiglio, Guglielmo de Nogaret, Guglielmo Plasian, Charles de
Tharsis, Enguerrando di Marigny, ecc, fecero mostra della loro eloquenza per convincere i
Vescovi sulla necessità della Chiesa e il cristianesimo di sopprimere quel focolaio di
eresia. Ci fu anche un momento, nel mese di marzo 1312, in cui il Re minacciò di
avanzare con le sue truppe su Vienna e regolare i conti proprio lì con i sostenitori dei
Golen: nel momento in cui giunse a Lione con il fratello Carlos, i suoi figli e un potente
reggimento di Cavalieri. Infine, il 22 marzo 1312, si votò l'estinzione dell'Ordine e la
confisca di tutti i suoi a favore dell'Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni, della Chiesa e
del Regno di Francia. Tuttavia, esistevanotanti dubbi circa l'accordo del Consiglio,
soprattutto perché chi aveva votato in segreto, negavano pubblicamente di averlo fatto,
che il papa fu costretto a chiarirela questione con un decreto: nella bollaConsiderantes
Dudum abolisce l'Ordine di Tempio "provvisoriamente" fino a quando non fosse stato fatto
definitivamente dal Tribunale del Sant'Uffizio: "non per modum definitivae sententiae,
sed per modum provisionis ... apostolicae".
La bolla e il decreto del Consiglio di Vienna vennero rimessi a tutti i paesi cristiani
per l'esecuzione: l'Ordine locale doveva essere estinto, i suoi membri fatti prigionieri e
processati per eresia. In Aragona, i Cavalieri sifortificarono e fecero resistenza e dovettero
esseresottomessi da Giacomo II con varie campagne militari. Quelli della Navarra, dove
regnava Filippo il Bello, si arresero senza parlare, come quelli di Castiglia e Portogallo. In
tutti i casi, coloro che furono assolti, così come le proprietà dell'Ordine, che erano molte,
passavano a far parte dell'Ordine dei Cavalieri Ospitalieri o di altri Ordini creati a tale
scopo. A Huelva, il castello di Aracena è svuotato e la sua guarnigione sostituita con le
truppe portoghesi, ma in seguito sarebbe stata data all'Ordine di Santiago; prima di partire,
il Golen sigilla l'ingresso della Caverna di Dedalo, dove un lago di bitume avrebbe
ricordato per secoli i poteri infernali di Bera e Birsa.
Il Convento dellaRabida passò quindi all'Ordine di San Francisco. Però ciò, non
impedì ai Golen di continuare a preparare la venuta del Quiblòn, secondo gli Ordini di
Bera e Birsa. Al contrario, i Golen, che consideravano Rus Baal il Santuario più sacro in
Spagna, disposero che il Convento fosse un luogo di ritiro e chiusura per i membri di alto
grado. Il culto della Madonna dei Miracoli era già stato imposto in una vasta regione
dell'Andalusia, ma quello che più fervore suscitavanei fedeli, era il culto della Vergine del
Nastro, protettrice dei marinai e proprietari di barche, che era considerata la patrona di
Huelva. Quest’affermazione popolare della Grande Madre Binah era dovuta
principalmente al compito instancabile di "pulizia" effettuata dai Templari, che ora sarebbe
proseguita con non meno dedizione dai frati di San Francisco.Quello su cui si doveva
cedere, tuttavia, era la lotta aperta contro la Vergine di Agartha, dato che la momentanea
perdita del Potere dei Golenavrebbe impedito loro di sostenerla adeguatamente.
Questi cambiamenti, come è naturale, portarono tranquillità ai discendenti di
Vrunalda, perché la Caverna Segreta era libera, per il momento, dalle imboscate dei
Golen. Già nel 1312, un Noyo si era stabilito permanentemente davanti alla Spada
Saggia.
I principali capi Templari, il Gran Maestro Jaques de Molay e altri tre Golen,
rimasero prigionieri nella Casa del Tempio di Parigi. Durante tre anni si applicò
sistematicamente il tormento allo scopo di fargli confessare certi aspetti sottili
dell'organizzazione Templare; due dati erano di particolare interesse per i Domini Canis:
volevano conoscere i legami con l'Oriente, con la Fraternità Bianca, se c'era una via sicura
per la Dimora degli Immortali; e per sapere se c’erano attualmente in Francia, o altrove in
Europa, agenti delle Potenze della Materia, Maestri della Fratellanza Bianca, Immortali
Golen, ecc. che sarebbero stati catturati immediatamente. Tuttavia, per quanto terribili che
possano essere considerati, quei tormenti erano semplici carezze di fronte alle raffinate
torture che i Golen applicavano in più di un'occasione ai Signori di Tharsis. In ogni caso,
un gruppo di Nogaret annunciò che il 23 marzo 1314 gli eretici sarebbero stati giustiziati
sull'isola dei Giudei, un'isola di fronte al palazzo reale dove i Domenicani usavano bruciare
i figli del Popolo Eletto.
Facciata della Torre del Tempio, in Parigi
Nel giorno stabilito, Jaques de Molay, Goffredo de Charnay, Hugo de Payrand e
Godfrey de Gonneville, sacerdoti che avevano padroneggiato la conoscenza più segreta
del Patto Culturale, erano legati a un palo di legno e affidati alla purificazione del fuoco.
Filippo il Bello, il Circulus Domini Canisal completo, e molti Signori di Tharsis provenienti
dal Sud della Francia per l'occasione, contemplarono la scena ignea che chiudeva un
palcoscenico storico, un periodo caratterizzato dagli ignobili attacchi contro il Sangue Puro
e lo Spirito Eterno: la cospirazione dei demoni si consumava in quei quattro roghi,
sull'isola dei Giudei, nella città di Parigi, il 23 marzo 1314.
Il trionfo della Strategia Iperborea fu assicurato; i piani della Fraternità Bianca per
stabilire la Sinarchia Universale, impossibili da realizzare per i seguenti sette secoli; e
l’arrivo in Spagna di Quiblòn, sarebbe stato ritardato di 180 anni.
Quarantatreesimo Giorno
Sintesi generale della Saggezza Iperborea:
La possibilità di stabilire la Sinarchia Universale nel Medioevo era svanita nei Falò
dell'Inquisizione. Il nemico avrebbe perso settecento anni prima di colpire, nell'Epoca
attuale, con un'altra possibilità simile. Qui, quindi, sarebbe il momento di abbandonare il
tema della Sinarquia Medievale e continuare con la storia della Casa di Tharsis che, come
ho anticipato ripetutamente, si sarebbe trasferita in parte in America e dove sarebbe nato
il lignaggio dal quale Io discendo. Tuttavia, caro e attento dott. Siegnagel, è un mio
desidero farvi capire il più profondamente possibile la Saggezza Iperborea, perché è la
vera causa del dramma della Casa di Tharsis. So che in molti punti nella narrativa della
storia della Casa di Tharsis sono risultati oscuri per l'assenza di dettagli, a causa dello
sconosciuto che risulta al profano la Saggezza Iperborea. Pertanto, prima di continuare
con la storia, mi ci vorranno alcuni giorni, per presentare una "Sintesi generale" di ciò che
è già stato visto come Saggezza Iperborea: fondamentalmente, cercherò di chiarire al
principio idee menzioniate o riferite finora. Penso che il modo migliore per raggiungere
quest’obiettivo sia quello di descrivere quattro concetti della Saggezza Iperborea e definirli
attraverso un linguaggio accessibile. Tali concetti sono: "La cultura è un'arma strategica
del nemico", "l’IO, nell'Uomo Creato, è un prodotto dello Spirito Increato", "L'allegoria
dell’IO prigioniero" e "La Strategia Odal degli Dei Liberatori". Mentre durano questi
argomenti, sottotitolerò i capitoli: "Sintesi generale della Saggezza Iperborea".
Naturalmente, tale sintesi causerà la naturale interruzione della storia della Casa di
Tharsis. Ecco perché, se siete molto interessato, continuate con la narrazione di base, vi
suggerisco di saltare al giorno quarantanove. In quel giorno la storia continua e le vostre
aspettative saranno soddisfatte, ma vi avverto che è indispensabile che alla fine legga i
giorni trascurati, per completare la vostra conoscenza generale sulla Saggezza Iperborea.
Nella lettera che ho scritto il terzo giorno, ho spiegato che "il principio per stabilire
l'affiliazione di un popolo alleato con gli Atlanti consiste nell’opposizione tra il Culto e la
Saggezza: il mantenimento di un culto alle Potenze della Materia, a Dei che si pongono al
di sopra dell'uomo e approvano la sua miserabile esistenza terrena, a Dei Creatori o
Determinanti del Destino dell'uomo, colloca automaticamente i suoi cultori nel quadro di
Patto Culturale, siano o no i Sacerdoti alla vista". Il primo concetto è facile capire come
conseguenza di questa definizione. Per il nemico dell'Alleanza di sangue, cioè i membri
del Patto Culturale, "La cultura è un'arma strategica". In tutta la mia lettera, ho già
ampiamente dimostrato questa verità in molteplici esempi in cui abbiamo visto i membri
del Patto Culturale dominando le società umane controllando le principali variabili
sociali. Tuttavia, la Saggezza Iperborea afferma che l'obiettivo del nemico è più sottile e la
sua Strategia mira a controllare lo Spirito dell'Uomo, nell'uomo, cioè, intende controllare il
suo
IO.
Quando si realizza una critica della moderna cultura urbana dell'"Occidente"
Cristiano”, si tende a dettagliare i" mali "che questa provoca in alcuni individui:
l’alienazione; disumanizzazione; schiavitù al consumo; la nevrosi depressiva e la sua
reazione: la dipendenza da vari vizi, dalla narcosi alla perversione del sesso; la
competizione spietata, motivata da oscuri sentimenti di avidità e ambizione per il
potere; ecc. La lista è infinita, ma tutte le accuse omettono deliberatamente l'essenziale,
sottolineando, mali "esterni" all'anima dell'uomo, originati dalle "imperfezioni della
società". A complemento di questo errore, si sostiene che la soluzione, il rimedio per tutti i
mali, è "il miglioramento della società", la sua "Evoluzione " verso forme più giuste, più
umane di organizzazione, ecc. L'omissione è che il male, l'unico male, non è esterno
all'uomo, non proviene dal mondo ma si trova al suo interiore, nella struttura di una mente
condizionata dalle preminenze e delle premesse culturali che sostengono la logica e che
deformano la sua visione della realtà. La società attuale, dall'altra parte, è riuscita a
giudaizzare in tal modo l'uomo comune che l’ha trasformato - miracolo che non può
nemmeno sognare la biologia genetica - in un miserabile ebreo, avido di profitto, felice di
applicare interesse composto e felice di vivere un Mondo che glorifica l'usura. Inutile dire
che questa società, con i suoi milioni di ebrei biologici e psicologici, è per la Saggezza
Iperborea solo un brutto incubo, che sarà definitivamente spazzato via alla fine del Kaly
Yuga dal Wildes Heer.
Nelle tradizioni germaniche Wildes Heer è chiamato "l’Esercito Furioso di
Wothan". Secondo la Saggezza Iperborea, l'esercito di Navutan sarà presente durante la
Battaglia Finale, insieme al Gran Capo della Razza Bianca. È conveniente riassumere,
ora, diversi concetti complementari della Saggezza Iperborea, alcuni di essi già
spiegati. Per la Saggezza Iperborea, l'uomo-animale, creato dall’Uno, è un essere
composto da corpo fisico e anima. Come prodotto di un tradimento originale, perpetrato
dagli Dei Traditori, lo Spirito Increato, appartenente a una Razza Extracosmica, fu
incatenato alla Materia e perse la sua vera Origine. Il legame spirituale con l'animale uomo
causa l'apparizione storica dell'IO, un principio di Volontà intelligente: privo dello Spirito
eterno, l'animale uomo possedeva solo un soggetto psichico che gli permetteva di
acquisire una certa coscienza ed eseguire atti psicologici meccanici primitivi, a causa del
contenuto puramente archetipico di tali atti mentali. Ma improvvisamente nella Storia, a
causa del Tradimento Originale, appare l’IO nel mezzo del soggetto psichico, sommerso
in esso. Così, "l'IO", espressione dello Spirito, emerge affondando nelle viscere dell’Anima
senza avere alcuna possibilità di orientarsi verso l'Origine, poiché Egli non sa di trovarsi
in una tale situazione, che esiste un possibile ritorno verso la Patria dello Spirito:
l’IO s’incontra normalmente perdutosenza sapere che lo è; e cerca l'Origine senza
sapere cosa stia cercando. Gli Dei Traditori lo incatenarono all'anima dell'uomo
animale così che la forza di volontà della sua inutile ricerca è usata dall'Anima per
evolvere verso la perfezione Finale. Sommerso nel soggetto animico, l'IO non è in grado
di acquisire il controllo del microcosmo, a meno che non passi attraverso l'iniziazione
Iperborea, che produce l'effetto di isolare l'IO, dall'Anima, per mezzo delle Vrune
Increate, rivelate all'uomo da Navutan . Ecco perché la Saggezza Iperborea distingue
tra due classi di IO: l'IO risvegliato, proprio dell'Iniziato Iperboreo o Uomo di Pietra; e l’Io
dormiente, caratteristico dell'uomo addormentato o uomo "normale", comune e corrente,
dei
nostri
giorni.
Riferendosi all'uomo normale, si può dire che il soggetto animico, con il suo Io
perduto incorporato, s’impadronisce della sfera psichica, che può essere considerata,
pressappoco, come composta da due regioni chiaramente differenziabili e distinguibili: la
sfera d'ombra e la sfera di luce; entrambe regioni sono separate da una barriera
chiamata soglia della coscienza. La sfera d'ombra ha una stretta relazione concettuale
con la regione della psiche chiamata Inconscio che definisce la Psicologia Analitica del
Dr. CG Jung. La sfera di luce è fondamentalmente la sfera della coscienza, dove scorre
l'attività del soggetto animico cosciente durante la veglia. L’IO, che è essenzialmente una
forza volitiva, non ha nulla a che fare con la natura temporale del soggetto animico,
nonostante ciò rimane immerso in esso, confuso nella sua storia, artificialmente
introdotto nel tempo, in una parola, addormentato. Ecco perché la Saggezza Iperborea
distingue chiaramente tra due forme dell’IO: l’IO perduto e l’IO sveglio. L’IO perduto è
caratteristico dell'uomo addormentato, dell'uomo perduto nel Labirinto dell'Illusione del
Grande Inganno: l'uomo addormentato è quell'uomo animale nella cui anima è
incatenato, senza saperlo, uno Spirito Increato.
L'IO risvegliato è caratteristico dell'uomo risvegliato, cioè dell'animale uomo il cui
Spirito incatenato ha scoperto l'Inganno e cerca di trovare il cammino per l'Origine, l'uscita
del labirinto. L'uomo risvegliato, l'Iniziato Iperboreo è quello capace di agire secondo il
"modo strategico di vita" che richiede il patto di sangue. Cioè, quello capace di applicare i
principi dell'Occupazione, del Recinto e delle Mura Strategiche. Con Riguardo al
secondo principio, per quanto riguarda la Funzione Reale, ho detto il giorno Sedicesimo:
Filippo IV dovrà "applicare il Principio del Recinto nello spazio reale occupato". Visto
in questo modo, sembrerebbe che il principio del Recinto radicasse esclusivamente
nell'uomo risvegliato, che dovrebbe "applicare" o "proiettare" un tale principio nell'area
occupata; Tuttavia, secondo il principio ermetico: "Il microcosmo riflette il
macrocosmo", un principio che, come visto nell’esposizione di Bera e Birsa, è anche
cabalistico: Adam Harishon è il riflesso da Adam Kadmon; ciò significa che il principio del
Recinto deve essere presente anche nel macrocosmo, ad esempio come una legge della
natura? Se così fosse, forse potrebbe, almeno in teoria, essere rilevata in qualche
fenomeno caratteristico una certa funzione di accerchiamento, che ci rivelasse in un
altro modo, questa volta esterna, il principio strategico menzionato. Anche se posso
anticipare che il risultato sarà negativo, è conveniente esaminare tale possibilità di ricerca
esterna perché la sua analisi permetterà di comprendere diversi aspetti gnoseologici e
culturali che affettano l'uomo.
Se accettiamo il principio ermetico dell'equivalenza tra macrocosmo e microcosmo,
ci risulterà evidente che tutte le leggi del macrocosmo si riflettono in leggi analoghe del
microcosmo. Ma tale corrispondenza è lontana da essere una semplice riflessione passiva
tra strutture. L’Uomo, dopo aver scoperto e formulato leggi, sbilancia quella relazione e
assume un ruolo preminente. Come conseguenza di quell'attitudine dominante appare
ora, separando l'Io dal macrocosmo, un modello culturale sviluppato da un soggetto
culturale basato su principi e concetti di una struttura culturale. Nella Saggezza Iperborea,
Dott. Siegnagel, questi tre elementi sono definiti e studiati; sinteticamente, vi dirò che il
"soggetto culturale" è solo il soggetto animico agendo dinamicamente su una "struttura
culturale" costituita nella "sfera d’ombra" della psiche; allo stesso modo, quando il
soggetto psichico agisce nella "sfera razionale", è denominato "soggetto razionale"; e se si
manifesta nella "sfera della coscienza", "soggetto" cosciente"; ma sempre, l'Io è immerso
nel soggetto animico o Anima, che sia razionale, culturale o cosciente il suo campo
d'azione. Quindi, è il "modello culturale" il principale responsabile della visione distorta che
l'uomo ha di se stesso e del mondo, poiché s’interpone tra il macrocosmo e il microcosmo.
Il modello culturale è un contenuto della struttura culturale di natura collettiva o
socioculturale; quindi, consiste di un insieme sistematico di concetti, proposto dal soggetto
culturale e tradotto in uno o due linguaggi abituali, ad esempio, matematico e linguistico.
In sintesi, il modello culturale è solitamente composto da principi matematica e premesse
culturali. L'Io dell'uomo quando è confuso con il soggetto cosciente, accetta solidariamente
come rappresentazioni di entità esterne, come sue verità, gli oggetti culturali che
provengono dal modello culturale intermedio, oggetti culturali il cui significato è stato
proposto dal soggetto culturale come premessa nel linguaggio abituale.
Esaminiamo ora ciò che l'uomo intende per "legge della natura". Senza entrare in
complicazioni si può dire che una legge della natura è la quantificazione matematica di
una relazione significativa tra aspetti o magnitudo di un fenomeno. Chiariamo questa
definizione. Dato un fenomeno è possibile che l'osservazione e la sperimentazione
empirica possano condurre a differenziare alcuni "aspetti" di esso. Se tra i vari aspetti che
si evidenziano, alcuni di loro risultano essere "significativamente correlati tra loro", e se
tale relazione ha probabilità statistica, cioè, si ripete un gran numero di volte o è
permanente, allora si può enunciare una "legge della natura". Per questo è necessario che
gli "aspetti" del fenomeno possano essere ridotti a magnitudo in modo tale che la
"relazione significativa" sia ridotta a "relazione tra magnitudo" cioè alla funzione
matematica. Le "leggi" della fisica sono state dedotte in modo simile.
Il concetto di "legge della natura" che ho esposto è moderno e mira a "controllare" il
fenomeno prima di spiegarlo, seguendo la tendenza corrente che subordina lo scientifico
al tecnologico. Ci sono quindi fenomeni "governati" da leggi eminenti che non solo sono
accettate come determinanti ma sono indissolubilmente incorporate al fenomeno stesso,
dimenticando, o semplicemente ignorando, che si tratta di quantificazioni razionali. È
quello che succede, ad esempio, quando si nota il fenomeno di un oggetto che cade e si
afferma che una cosa del genere è accaduta perché "ha agito la legge di gravità". Qui la
"legge della gravità "è eminente, e anche se" è noto che esistono altre leggi" “che
intervengono ma con meno intensità", si crede ciecamente che l’oggetto nella sua caduta
obbedisca alla legge di Newton e che questa "legge della natura" sia stata la causa del
suo spostamento. Tuttavia, il fatto concreto è che il fenomeno non obbedisce a nessuna
legge eminente. Il fenomeno accade semplicemente e non c'è nulla in esso che punti
intenzionalmente verso una legge della natura, e ancor meno una legge eminente. Il
fenomeno è una parte inseparabile di una totalità che si chiama "realtà" o "il mondo", e
che include, in quel carattere, tutti i fenomeni, quelli che si sono già verificati e quelli che si
verificheranno. Ecco perché nella realtà i fenomeni semplicemente accadono,
succedendo, forse, per alcuni si sono già verificati, o contemporaneamente con altri simili
a esso. Il fenomeno è solo una parte di quella "realtà fenomenica" che non perde mai il
suo carattere di totalità: di una realtà che non si espressa in termini di causa ed effetto per
sostenere il fenomeno; infine, di una realtà in cui il fenomeno accade indipendentemente
dal fatto che la sua manifestazione sia significativa o meno per un osservatore e rispetti o
no leggi eminenti.
Prima di affrontare il problema della "preminenza delle premesse culturali" nella
valutazione razionale di un fenomeno, è conveniente spogliarlo da qualunque possibilità
che lo separi dalla pura determinazione meccanica o evolutiva, secondo "l'ordine
naturale". Per questo stabilirò, dopo un breve analisi, la differenza tra fenomeno di "primo"
o "secondo" grado di determinazione, chiarimento indispensabile, poiché le leggi eminenti,
corrispondono sempre a fenomeni di primo grado.
Per lo gnostico "il mondo" che ci circonda non è altro che la disposizione della
materia fatta dal Dio Creatore, l'Uno, in un principio e che noi percepiamo nella sua
attualità temporale. La Saggezza Iperborea, madre del pensiero gnostico, va oltre
affermando lo spazio, e tutto ciò che esso contenga, è costituito da associazioni multiple di
un singolo elemento chiamato "quantum archetipico di energia", che costituisce un termine
fisico della monade archetipica, cioè dell'unità formativa assoluta del piano archetipico.
Questi quantum, che sono veri atomi archetipici, che non conformano o strutturano
le forme, possiedono, ognuno, un punto indiscernibile per mezzo del quale si realizza la
diffusione panteistica del Creatore. Vale a dire che, grazie a un sistema puntuale di
contatto multidimensionale, rende affettiva la presenza del Demiurgo in ogni porzione
ponderabile della materia, qualunque sia la sua qualità. Questa penetrazione universale,
all’essere comprovata da persone in vari gradi di confusione, ha portato alla credenza
errata che "la materia" è la stessa essenza dell'Uno. Queste sono le concezioni volgari dei
sistemi panteistici o di quelli che alludono a uno "spirito del mondo" o "Anima Mundi", ecc.
In realtà la materia è stata "disposta" dal Creatore e "Spinta" verso uno sviluppo legale nel
tempo dalla cui forza evolutiva non sfugge nemmeno la particella più piccola (e della quale
partecipa, ovviamente, il "corpo umano").
Ho realizzato questa esposizione sintetica di "Fisica Iperborea" perché è
necessario distinguere tra due gradi di determinismo. Il mondo, come l'ho descritto, si
sviluppa, meccanicamente, orientato verso uno scopo; questo è il primo grado di
determinismo. In altre parole: c'è un Piano a cui i modelli si adattano e verso il quale tende
il disegno, “l’ordine" del mondo; la materia lasciata alla meccanica di detto "ordine" è
determinata in primo grado. Siccome quel piano, è sostenuto dalla Volontà del Creatore e
La Sua Presenza è effettiva in ogni porzione della materia, come abbiamo visto, potrebbe
accadere che Lui, in modo anomalo, influenzasse in un’altra maniera alcune parti della
realtà, sia per modificare teologicamente il suo Piano o per esprimere la sua intenzione
semitonicamente, o per ragioni strategiche; in tal caso ci troviamo di fronte al secondo
grado di determinismo. Per "ragioni strategiche" intendiamo il seguente: quando l'uomo
risvegliato intraprende il Ritorno all'Origine nel quadro di una Strategia Iperborea utilizza
tecniche segrete che consentono di opporsi efficacemente al Piano.
In queste circostanze il Creatore, in modo anomalo, interviene con tutto il Suo
Potere di punire l'intrepido. Possiamo ora distinguere tra un fenomeno di primo grado e
un fenomeno di secondo grado, secondo il grado di determinazione che implica la sua
manifestazione. Deve essere ben chiaro che in questa distinzione l'accento è posto sui
diversi modi in cui il Demiurgo può agire su uno stesso fenomeno. Ad esempio, nel
fenomeno di un vaso di fiori cadendo da un balcone al marciapiede, non possiamo vedere
altro che una determinazione di primo grado; diciamo: "La legge di gravità ha agito". Ma,
se detto vaso di fiori cade sulla testa di un uomo risvegliato, possiamo supporre una
seconda determinazione o, in senso stretto, una "seconda intenzione"; noi diciamo: "È
successo per Volontà del Creatore ".
Il primo e secondo grado di determinazione di un fenomeno viene anche definito,
da un altro punto di vista, Prima e Seconda intenzione del Creatore.
In generale, qualsiasi fenomeno ha la possibilità che si manifesti in primo e
secondo grado di determinazione. Considerando questa possibilità, saremo d'accordo sul
seguente: quando non si indichi il contrario, per "fenomeno", deve essere inteso quello la
cui determinazione è puramente meccanica, cioè di primo grado; nel caso contrario si
specificherà, "secondo grado".
Manca solo, ora che distinguiamo tra "i due gradi del fenomeno", chiarire
l’affermazione fatta all'inizio di questa analisi che ogni legge della natura, comprese quelle
eminenti, descrive il comportamento causale di fenomeni di primo grado di
determinazione. È facile capire e accettare questo visto che quando in un fenomeno
interviene una determinazione di secondo grado, il senso naturale del sistema meccanico
viene alterato temporaneamente a favore di una Volontà irresistibile. In questo caso, il
fenomeno non sarà "naturale" anche se sembrerà esserlo, ma sarà dotato di una
intenzionalità sovrapposta di netto carattere malvagio per l'uomo.
D'altra parte, il fenomeno di primo grado si manifesta sempre completo nella sua
funzionalità, che è un'espressione diretta della sua essenza, e che sarà sempre possibile
ridurre matematicamente a un numero infinito di "leggi" della natura. Quando il fenomeno
di primo grado è apprezzato soprattutto per una legge della natura, che è eminente
perché evidenzia alcuni aspetti interessanti, è chiaro che non si ha a che fare con il
fenomeno completo ma con detto "aspetto" dello stesso. In tal caso si deve accettare il
triste fatto che del fenomeno sarà percepita solo un'illusione. Sensibilmente mutilato,
deformato in forma gnostica, mascherato con epistemologia, non dovrebbe sorprendere
che gli indoariani qualifichino come maya, Illusione, alla normale percezione di un
fenomeno di primo grado.
Porrò ora una domanda, la cui risposta ci permetterà di affrontare il problema della
"preminenza delle premesse culturali", basato sulle ultime conclusioni: "Se ogni fenomeno
di primo grado appare necessariamente completo (ad esempio: alle 6 AM 'sorge il sole') ",
qual è la ragione specifica per cui la sua comprensione attraverso il "modello scientifico o
culturale" impedisce trattare con il fenomeno nella sua integrità e circoscrive attorno ad
aspetti parziali dello stesso? (Per esempio quando diciamo: "La rotazione terrestre è la
causa che ha prodotto l'effetto che alle 6 del mattino il sole sia diventato visibile
nell’orizzonte a Oriente"). In quest'ultimo esempio è evidente che nello spiegare il
fenomeno con una "legge eminente" non si fa altro che riferirsi a certi aspetti parziali (la
"rotazione terrestre") lasciando da parte - non vedendolo - il fenomeno stesso ("il Sole").
La risposta alla domanda sollevata porta a toccare un principio fondamentale della teoria
epistemologica strutturale: la relazione che si nota tra gli aspetti di un fenomeno,
quantificabile matematicamente come "legge della natura", nasce dalla preminenza
delle premesse culturali a causa delle quali la ragione modifica la percezione del
fenomeno stesso.
Inutile dire che questo si verifica a causa dell'effetto "mascherante" che la ragione
causa in ogni immagine riflessa dal soggetto cosciente: la ragione "risponde
all'interrogazione", cioè alle inflessioni del soggetto cosciente, nel quale si trova
sommerso l'IO perduto. Come se fosse una fantasia, la ragione interpreta e plasma uno
schema razionale della rappresentazione dell'entità fenomenica, uno schema la cui
immagine si sovrappone alla rappresentazione e la maschera, dotandola del significato
proposizionale che determinano le premesse culturali preminenti.
Quando si compie un'osservazione "scientifica" di un fenomeno, le funzioni razionali
diventano preminenti a qualsiasi percezione, "evidenziando" con eminenza quegli aspetti
interessanti o utili e "togliendo importanza" al resto (del fenomeno). In questo modo la
ragione opera come se mascherasse il fenomeno, precedentemente strappato dalla
totalità del reale, e presentasse del fenomeno un aspetto "ragionevole" e sempre
comprensibile nel campo della cultura umana. Certo, a nessuno interessa i fenomeni
rimangono, iniziando da lì, nascosti dietro la loro apparenza ragionevole; non se è
possibile usarli, controllarli, sfruttare la loro energia e dirigere le loro forze. Dopotutto una
civiltà scientifico-tecnologica è costruita sui fenomeni e anche contro di essi; che importa
se una visione razionale del mondo riduce i fenomeni percepiti e ci confronta con una
realtà culturale, tanto più artificiale quanto più ciechi siamo? Che importa, ripeto, quando
tale cecità gnostica è il prezzo che deve essere pagato per godersi le infinite varianti che,
in termini di divertimento e comodità, offre la civiltà scientifica? C'è qualche pericolo in
agguato che non possiamo congiurare tecnicamente, noi che abbiamo eliminato molte
antiche malattie, che abbiamo prolungato vita umana e abbiamo creato un habitat urbano
con un lusso mai visto?
Il pericolo esiste, è reale e minaccia tutti i membri del l'umanità che hanno antenati
iperborei; la Saggezza Iperborea lo denomina fagocitazione psichica. È un pericolo di
genere psichico e di ordine trascendente che consiste nell'annientamento metafisico della
coscienza, possibilità che può essere realizzata in questo o in un altro Mondo, e in
qualsiasi tempo. La distruzione della coscienza avviene per fagocitazione satanica, vale
a dire per assimilazione del soggetto animico alla sostanza di JehovàSatanàs s. Quando
si verifica una simile catastrofe, si perdono tutte le possibilità di trasmutazione e ritorno
all'Origine.
Tuttavia, conviene ripetere che è la confusione il principale impedimento per la
trasmutazione dell'uomo addormentato in Uomo di Pietra. E, alla confusione permanente,
contribuisce la cecità gnostica che ho menzionato prima, prodotto della moderna mentalità
razionalista. Si vive secondo le linee guida della "Cultura" occidentale, che è materialista,
razionalista, scientifica, tecnologica e amorale; il pensiero parte da premesse culturali
preminenti e condiziona la visione del mondo rendendola pura apparenza, senza che sia
notato o senza averne un'idea. La Cultura, quindi, mantiene in confusione e impedisce
orientarsi e marciare verso il centro della reintegrazione psichica, trasmutando l'uomo
addormentato in Uomo di Pietra. È per caso che una cosa del genere succede? L’ho ha
detto molte volte: la Cultura è un'arma strategica, abilmente impiegata da coloro che
desiderano la predizione dell’Eredità Iperborea.
Si comprova, quindi, che il "modello culturale intermediario", tra l'IO e il
macrocosmo, ostacola enormemente la possibilità di incontrare il principio del recinto nel
mondo, come una legge della natura.
Quarantaquattresimo giorno
Sintesi generale della Saggezza Iperborea:
I concetti complementari precedenti hanno rivelato il fatto che una "legge della
natura" ha origine in certe relazioni che il giudizio razionale stabilisce tra aspetti
significativi. Il mio scopo è di andarmene È chiaro che sebbene questi aspetti
appartengano veramente al fenomeno, la relazione che ha dato origine alla legge
eminente è stata creata dalla ragione e in nessun modo può essere attribuirsi al fenomeno
stesso. La ragione , supportata da premesse culturali preminenti, usa il mondo come
modello proiettivo o di rappresentazione in modo tale che ogni fenomeno esprima
corrispondenza con una concezione intellettuale equivalente. In questo modo l'uomo si
serve di concetti razionali del fenomeno che mantengono un debole vincolo con il
fenomeno stesso, con la sua verità.
Ragionando e analizzando sulla base di tali concetti, si somma l'errore e il risultato
non
può
essere
diverso
dall'immersione
graduale
nel
irrealtà
e
la
confusione. Quest'effetto, ripeto, è ricercato dal Nemico. Si vedrà in seguito qual è il modo
di evitarlo insegnato dalla Saggezza Iperborea.
Al menzionare, anteriormente, il principio ermetico, ho detto che tutte le leggi del
macrocosmo si riflettono in leggi equivalenti del microcosmo. Ma "le leggi della natura" del
macrocosmo non sono altro che rappresentazioni di un modello matematico originato nella
mente umana, cioè nel microcosmo, come ho appena espresso. Nel processo che dà
origine “all'idea scientifica" di un fenomeno concorrono elementi di due fonti principali: i
"principi matematici" e le "premesse culturali preminenti". I "principi matematici" sono
archetipici, provengono da strutture psicologiche ereditarie: quando "impariamo la
matematica", ad esempio, solo aggiorniamo consapevolmente un numero finito di sistemi
formali che appartengono all’ambito della cultura, ma i "principi matematici" non sono
realmente "appresi" ma "scoperti" perché sono matrici fondamentali della struttura del
cervello. Le "premesse culturali preminenti" derivano dalla totalità degli elementi culturali,
appresi durante tutta la vita, che agiscono come contenuto dei sistemi della struttura
culturale e a cui accudisce il soggetto culturale per formulare i giudizi.
La distinzione che ho fatto tra "principi matematici" e "premesse" culturali
preminenti ", come due fonti principali coinvolte nell'atto mentale di formulare una "legge
della natura", permetterà di esporre una delle tattiche più efficaci che il Creatore usa per
mantenere gli uomini in stato di confusione e il modo in cui gli Dei leali la neutralizzano,
inducendo carismaticamente questi a scoprire e applicare la "legge del recinto". Ecco
perché ho insistito tanto sull'analisi: perché ci troviamo di fronte a uno dei principi più
importanti della Saggezza Iperborea e, inoltre, a uno dei segreti nascosti in modo migliore
dal Nemico.
Quando si conosce il principio che dice "per la Sinarchia, la Cultura è un’arma
strategica" si pensa subito che ci si sta riferendo alla "Cultura" come a qualcosa di
"esterno", tipico del comportamento dell'uomo nella società e dell'influenza che essa
esercita su di lui. Questo errore deriva da una comprensione errata della Sinarchia, che si
suppone sia una mera "organizzazione politica" e del ruolo che essa interpreta nel Piano
del Demiurgo terreste JehovàSatanàs s. La verità è che l'uomo cerca di orientarsi verso
l'Origine e non ci riesce a causa dello stato di confusione nel quale si trova; a mantenerlo
in quello stato contribuisce la Cultura come arma strategica del nemico; ma se questo
attacco provenisse solo dall'esterno, cioè dalla società, sarebbe sufficiente allontanarsene,
diventare un eremita, per neutralizzare i suoi effetti. Tuttavia, è sufficientemente provato
che la solitudine non è sufficiente per evitare la confusione e che, al contrario, questa di
solito aumenta durante il ritiro più ermetico, essendo molto probabile che in questo modo
si perde la ragione ancora prima di trovare l’Origine. Sono gli elementi culturali interiori
che confondono, deviano, e accompagnano l'uomo in ogni momento. Ecco l’IO risvegliato
deve liberarsi previamente dell'ostacolo che impongono gli elementi culturali se pretende
recuperare la distanza che lo separa dall'Origine.
Un IO spogliato da ogni morale, da ogni dogma, indifferente agli inganni del mondo
ma aperto alla memoria del sangue, potrà marciare cavallerescamente verso l'Origine e
non ci sarà forza nell'universo capace di fermarlo.
È una bella immagine quella dell'uomo che avanza coraggiosamente, avvolto nel
furore del guerriero, senza che i Demoni riescano a fermarlo. Sempre la
presenteremo; ma voi vi chiederete: come è possibile acquisire un tale grado di
purezza? Perché lo stato normale dell'uomo, in questa fase del Kaly Yuga, è il
confusione. Ora spiegherò, in risposta a una domanda così ragionevole, la tattica degli Dei
Leali per orientare gli uomini spirituali e neutralizzare l'effetto di la Cultura sinarchica.
Nell'uomo addormentato, l'IO si trova soggetto alla ragione. Lei è il timone guida il
corso dei suoi pensieri da cui non si allontanerebbe per niente al mondo; fuori dalla
ragione ci sono la paura e la follia. Ma la ragione funziona usando elementi
culturali; abbiamo già visto in che modo "le premesse culturali preminenti" partecipano alla
formulazione di una "legge della natura".In modo che il giogo che il Nemico ha teso attorno
all’IO è formidabile. Si potrebbe dire, in senso figurato, che l'IO si trova prigioniero della
ragione e i suoi alleati, le premesse culturali; e tutti capirebbero il significato di questo
esempio. Questo si deve al fatto che esiste una chiara corrispondenza analogica tra l’IO,
nell'uomo addormentato, e il concetto di "prigionia". Per questo motivo svilupperò
continuazione un'allegoria, nella quale sarà evidente la corrispondenza indicata, che
permetterà in seguito, di comprendere la strategia segreta che gli Dei Leali praticano per
contrastare l'arma culturale della Sinarchia.
Inizierò a presentare l'allegoria fissando l'attenzione su un uomo, che hanno fatto
prigioniero e condannato, in modo inappellabile, alla reclusione a vita. Non conosce
questa sentenza, così come ogni altra informazione successiva alla sua cattura
procedente dal mondo esterno, poiché è stato deciso di tenerlo indefinitamente in
isolamento. Per questo è stato rinchiuso in una torre inaccessibile che è circondata da
mura, precipizi e fossati, e da dove risulta apparentemente impossibile qualsiasi tentativo
di fuga. Una guarnigione di soldati nemici, ai quali non è possibile dirigersi senza ricevere
qualche punizione, hanno il compito di vigilare permanentemente la torre; sono spietati e
crudeli, ma terribilmente efficienti e leali: impossibile pensare di comprarli o ingannarli. In
queste condizioni non sembrano esserci molte speranze che il prigioniero recuperi un
giorno la libertà. E, tuttavia, la situazione reale è molto diversa. Mentre verso l’esterno
dalla Torre l'uscita è bloccata da muri, fossati e soldati, dall'interno è possibile uscire
direttamente all'esterno, senza incappare in nessuno ostacolo. Come? Attraverso
un'uscita segreta ilcui accesso è stato abilmente dissimulato sul pavimento della
cella. Naturalmente, il prigioniero ignora l'esistenza di questo passaggio così come non lo
conoscono neanche i suoi carcerieri.
Supponiamo ora, sia perché è stato convinto che è impossibile scappare, sia
perché è ignaro del suo stato di prigioniero, o per qualsiasi altra ragione, il prigioniero non
mostra predisposizione per la fuga: non manifesta né valore né coraggio e, naturalmente,
non cerca l'uscita segreta; si è semplicemente rassegnato alla sua situazione
precaria. Indubbiamente è il suo atteggiamento negativo il peggior nemico giacché, al
mantenere vivo il desiderio di fuggire, o anche, se sperimentasse la nostalgia per la
libertà perduta, si contorcerebbe nella sua cella dove esiste, almeno, una possibilità su un
milione di trovare l'uscita segreta per puro caso. Ma questo non è il caso e il prigioniero,
nella sua confusione, ha adottato un comportamento gentile che, con il passare dei mesi
e degli anni, diventa sempre più pusillanime e idiota.
Essendosi arreso al suo destino, solo ci si potrebbe aspettare per il prigioniero un
aiuto esterno, che solo può consistere nella rivelazione dell'uscita segreta. Ma non è
così semplice esporre il problema dal momento che il prigioniero non lo desidera o non sa
che può fuggire, come ho detto. Pertanto, due cose devono essere soddisfatte: 1° fargli
comprendere il suo stato di prigioniero, di qualcuno che è stato privato della libertà e, se
possibile, fargli ricordare i giorni dorati in cui non esistevano celle o catene. Deve essere
consapevole della sua situazione miserabile e desiderare urgentemente uscire,
previamente a: 2° rivelare l'esistenza dell'unica possibilità di fuggire. Perché sarebbe
sufficiente, ora che il prigioniero vuole fuggire, solo conoscere l'esistenza dell'uscita
segreta; questa la cercherà e troverà da solo.
Detto così, il problema sembra molto difficile da risolvere: è necessario farlo uscire
dal sonno, svegliarlo dal suo letargo, orientarlo e poi rivelargli il segreto. Ecco perché è
ora di chiedersi: c'è qualcuno disposto ad aiutare il miserabile prigioniero? E se ci fosse,
come farà a soddisfare le due condizioni del problema?
Devo dire che, fortunatamente, ci sono altre persone che amano e cercano di
aiutare il prigioniero. Sono quelli che partecipano al suo gruppo etnico e vivono un paese
molto, molto lontano, che è in guerra con la Nazione che lo ha imprigionato. Ma non
possono tentare alcuna azione militare per liberarlo dovuto alle rappresaglie che il Nemico
potrebbe prendere contro innumerevoli prigionieri che, oltre alla torre, mantengono nelle
loro terribili prigioni. Si tratta quindi di dirigere l'aiuto nel modo previsto: risvegliarlo,
orientarlo e rivelargli il segreto.
Per questo è necessario raggiungerlo, ma come farlo se è stato chiuso nel cuore di
una cittadella fortificata, satura di nemici in allerta permanente? Dobbiamo escludere la
possibilità di infiltrare una spia a causa di differenze etniche insormontabili: un tedesco
non può infiltrarsi come spia nell'esercito cinese nello stesso modo in cui un cinese non
poteva spiare nelle caserme delle SS. Senza poter entrare nel carcere e senza la
possibilità di comprare o imbrogliare i guardiani, l'unico modo che rimane è quello far
arrivare un messaggio al prigioniero.
Tuttavia, l'invio di un messaggio sembra tanto difficile quanto l'introduzione di una
spia. In effetti; nell'improbabile caso che la gestione diplomatica ottenesse l'autorizzazione
a presentare il messaggio e la promessa che questo sarebbe stato consegnato al
prigioniero, non sarebbe servito a nulla perché il semplice fatto di dover passare attraverso
sette livelli di sicurezza, dove verrebbe censurato e mutilato, rende questa possibilità
completamente inutile. Inoltre, con tale via legale (previa autorizzazione) si imporrebbe la
condizione che il messaggio fosse scritto in un linguaggio chiaro accessibile al Nemico,
che in seguito avrebbe censurato una parte del suo contenuto e mescolerebbe i termini
per evitare un eventuale secondo messaggio cifrato. E non dimentichiamo che il segreto
dell'uscita occulta ci interessa tanto che il prigioniero lo conosca, come che lo ignori il
Nemico. E dunque: cosa dire in un semplice messaggio che riesca a far svegliare il
prigioniero, a orientarlo, e a fargli capire che deve fuggire? Per quanto ci pensiamo,
diventerà chiaro al finale che il messaggio deve essere clandestino e che non può
essere scritto. Né può essere ottico perché la piccola finestra della sua cella permette di
osservare solo uno dei cortili interni, fino a dove non sono soliti giungere segnali
dall’esterno della prigione.
Nelle condizioni che ho esposto, non risulta evidente, senza dubbio, in che modo i
suoi Kameraden possano risolvere il problema e aiutare il prigioniero scappare. Forse si
farà luce se si tiene a mente che, nonostante tutto il precauzioni prese dal Nemico per
mantenere il prigioniero isolato dal mondo esterno, non sono riusciti a isolarlo
acusticamente. (Per questo avrebbero dovuto tenerlo, come Kaspar Hauser, in una cella
insonorizzata).
Mostrerò ora, come epilogo, la modalità scelta dai Kameraden per fornire un aiuto
efficace; un tale aiuto come 1°: possa svegliare e 2°: possa rivelare il segreto, al
prigioniero, orientandolo verso la libertà.
Al decidersi per una via acustica per far passare il messaggio, i Kameraden
compresero che avevano un grande vantaggio: il Nemico ignora la lingua originale del
prigioniero. È quindi possibile trasmettere il messaggio semplicemente, senza doppio
significato, approfittando che non sarà compreso dal Nemico. Con questa convinzione i
Kameraden realizzarono la strategia: molti di loro scalarono una montagna vicina e armati
di una enorme conchiglia, che permette di amplificare molto il suono della voce, e
iniziarono a inviare il messaggio. Lo fecero ininterrottamente, per anni, poiché avevano
giurato di non smettere di tentare finché il prigioniero no fosse stato di nuovo libero. E il
messaggio discese dalla montagna, attraversato i campi e i fiumi, attraversò le mura e
invase fino all'ultimo angolo della prigione. All'inizio i nemici rimasero sorpresi, ma, visto
che quel linguaggio per loro non aveva alcun significato, lo presero quel musicale suono
per la canzone di un uccello favoloso e distante, e alla fine ci si abituarono e finirono per
dimenticarlo. Però, cosa diceva il messaggio?
Consisteva di due parti. Nella prima i Kameraden cantavano una canzone
infantile. Era una canzone che il prigioniero aveva sentito molte volte durante la sua
infanzia, lì, nella patria dorata, quando i giorni neri della guerra erano ancora lontani e la
prigionia perpetua poteva essere solo un incubo impossibile da sognare. Oh, che dolci
ricordi evocava quella melodia! Quale spirito, per addormentato che sia, non si
sveglierebbe, sentendosi eternamente giovane, ascoltando di nuovo le canzoni
primordiali, quelle che ascoltava affascinato nei giorni felici dell'infanzia, e che, senza
sapere come, si sono trasformati in un vecchio e misterioso sogno? Sì; il prigioniero, non
importa quanto addormentato fosse il suo Spirito, anche se l'oblio avesse chiuso i suoi
sensi, avrebbe finito per svegliarsi e ricordare! Sentirebbe la nostalgia della patria lontana,
si renderebbe conto della sua situazione umiliante e capirebbe che solo chi conta con un
valore infinito, con una intrepidezza senza limiti, potrebbe realizzare l'impresa di fuggire.
Se tali fossero i sentimenti del prigioniero, allora la seconda parte del messaggio
gli darà la chiave per trovare l'uscita segreta.
Notate Dottore che ho detto la chiave e non l'uscita segreta. Perché succede che
attraverso la chiave il prigioniero dovrà cercare l'uscita segreta, un compito che non deve
essere così difficile considerando le piccole dimensioni della cella. Ma, dopo averla
incontrata, completerà la sua impresa discendendo fino a incredibili profondità,
attraversando corridoi immersi nell'oscurità impenetrabile e ascendendo, finalmente, fino
a vette remote: così complicato è il tragitto dell'enigmatica uscita segreta. Tuttavia, già è
salvato, nel nello stesso momento in cui inizia il ritorno, e niente e nessuno sarà in grado
di fermarlo.
Dobbiamo solo dire una parola, per completare l'epilogo dell'allegoria, sulla
seconda parte del messaggio acustico, quella che conteneva la chiave segreta. Era una
canzone. Una canzone curiosa che raccontava la storia di un amore proibito e sublime tra
un Cavaliere e una Dama già sposata. Consumato da una passione senza speranza il
Cavaliere aveva intrapreso un lungo e pericoloso viaggio attraverso paesi lontani e
sconosciuti, durante il quale era diventato esperto nell'Arte della Guerra. All'inizio cercò di
dimenticare la sua amata ma, passati molti anni, e avendo verificato che la memoria era
sempre viva nel suo cuore, capì che avrebbe vissuto eternamente schiavo di quell'amore
impossibile. Allora si fece una promessa: non sarebbero importate le avventure che
avrebbe dovuto correre sulla sua lunga strada, né le gioie né le disgrazie che esse
implicavano; interiormente sarebbe rimasto fedele al suo amore senza speranza con
devozione religiosa, e nessuna circostanza lo avrebbe deviato dalla sua ferma
determinazione.
E così finisce la canzone: ricordando che da qualche parte sulla Terra, ora
diventato un monaco guerriero, marcia il coraggioso Cavaliere, provvisto di una potente
spada e un brioso destriero, ma con una borsa appesa al collo che contiene la prova del
suo dramma, la chiave del suo segreto d'amore: la Fede Nuziale che non sarà mai
indossata dalla sua Dama.
Contrariamente alla canzone infantile della prima parte del messaggio, questa non
provocava una nostalgia immediata ma un sentimento di modesta curiosità nel
prigioniero. All’ascoltare, arrivando da chissà dove, nella sua antica lingua natale, la storia
del galante Cavaliere, così forte e coraggioso, così completo in battaglia, eppure così
dolce e malinconico, così lacerato interiormente dal Ricordo dell’A-mort, si sentiva il
prigioniero preda di quella pudica curiosità che i bambini sperimentano quando
percepiscono le promesse del sesso o intuiscono i misteri dell'amore. Possiamo
immaginare il prigioniero che medita, perplesso dall’enigma della canzone evocativa! E
possiamo anche supporre che finalmente troverà una chiave in quella Fede Nuziale ...
che secondo la canzone non sarebbe mai stata usata in nessun matrimonio. Per
induzione, l'idea dell'anello, lo porterà a cercare e trova l'uscita segreta.
Fino a qui l'allegoria. Ora dobbiamo evidenziare le relazioni analogiche che legano
il prigioniero con “l’IO” dell'uomo addormentato.
Quarantacinquesimo Giorno
Sintesi generale della Saggezza Iperborea:
Affinché la relazione analogica sia chiaramente evidenziata procederò secondo il
seguente metodo: per prima cosa, affermerò una sentenza con riguardo alla storia
allegorica del "prigioniero"; in secondo luogo, affermerò una sentenza riferita a una
situazione analoga all’uomo addormentato; in terzo luogo, confronterò entrambe le
sentenze e trarrò la conclusione, cioè, dimostrerò l’analogia. Resta inteso che non
posso esporre la totalità delle corrispondenze senza il rischio di estendermi
all'infinito. Quindi solo evidenzierò quelle relazioni che sono indispensabili per la mia
esposizione e lascerò, come esercizio di immaginazione, dottor Siegnagel, la possibilità di
stabilirne molte altre.
Ricordate solamente che nell'uomo addormentato, l’IO perduto si trova immerso nel
soggetto animico cosciente, cioè, confuso con il soggetto animico evolutivo o Anima. Qui
ho preferito considerare l’IO perduto legato direttamente alla ragione, cioè al soggetto
animico razionale, in virtù di essere, questo soggetto, chi più vicino si trova al Mondo e
che per primo riceve le impressioni degli enti esterni. Per "ragione", in ogni caso, deve
intendersi, il “soggetto animico evolutivo" proprio dell'animale uomo, che si evolve
attraverso l’azione confusa dell'IO, quella manifestazione dello Spirito incatenato.
-1a - Il prigioniero è in balia dei suoi guardiani, che lo tengono in perpetua prigionia.
b – “L'IO" dell'uomo addormentato è prigioniero perpetuo della "ragione ", vale a dire, del
soggetto animico evolutivo.
c - Il "prigioniero" e “l’IO" sono analoghi.
-2a - I "guardiani" sono gli intermediari dinamici, certamente insignificanti, tra il "prigioniero"
e il "mondo esterno".
b - "La ragione" è un intermediario dinamico, molto povero, tra l’IO e il "Mondo esterno"
(nell'uomo addormentato).
c - I "guardiani" e la "ragione " sono analoghi (ricordate che quando la ragione elabora una
"legge della natura" intervengono i "principi matematici" e "le premesse culturali
preminenti").
-3–
a - I "guardiani" usano un "linguaggio proprio", diverso dal linguaggio del prigioniero, che
questi ha dimenticato.
b - "La ragione" utilizza modalità logiche diverse dalla "Lingua Primordiale Iperborea"
originale dell'uomo addormentato che ha dimenticato a causa della sua confusione
strategica.
c - Il "linguaggio proprio" dei guardiani è analogo alle modalità logiche della struttura
culturale. La "lingua natale" del prigioniero è analoga alla "lingua iperborea" dell’uomo
addormentato.
-4-
a – L’ambiente del "prigioniero" è la sua "cella" nella torre, che lo contiene quasi
completamente ad eccezione delle aperture (la porta e la piccola finestra) dove molto
debolmente possono estendersi solo i sensi.
b – L’ambiente dell’IO è la "sfera d'ombra", che lo contiene quasi completamente.
c - La "cella" della torre è analoga alla sfera d'ombra dell'uomo addormentato.
-5a - Nella "cella" c'è una "finestra con le sbarre" attraverso la quale il prigioniero ha
un'immagine precaria ma "diretta" del mondo esterno.
b – A stabilire un contatto permanente con l’IO è la "sfera sensoriale", mediante la quale
ottiene un'immagine precaria ma "diretta" del mondo esterno.
c - La "finestra le sbarre" è analoga alla "sfera sensoriale" (o "i sensi ") nell'uomo
addormentato.
-6a - Nella cella c'è una "porta con le sbarre" attraverso la quale entrano i guardiani, e con
loro le notizie censurate, cioè, da dove il prigioniero ottiene un'immagine "indiretta" del
mondo esterno.
b – L’IO può formare un'immagine "indiretta" del mondo esterno attraverso la "riflessione",
cioè l'atto mediante il quale si riceve l'informazione "ragionata".
c - La "porta con le sbarre" è analoga all'atto di riflettere o rendersi conto.
-7–
a - La cella del "prigioniero" si trova in una "torre" e questa in un "cortile circondato da
mura". Intorno alle pareti ci sono "fossati profondi", e poi altre mura e altri fossati; e così
via fino al completamento di sette giri di mura e fossati. I sette cerchi di sicurezza di
questa formidabile "prigione" sono collegati l'un l'altro da "ponti levatoi", "corridoi",
"cancelli", "porte sbarrate", ecc. Oltre le ultime mura si estende il "mondo esterno", il
Paese nemico. In sintesi: la "prigione" è una struttura statica che si interpone tra il
prigioniero e il mondo esterno.
b - Tra l’IO e il mondo esterno si interpone una complessa struttura statica chiamata
"culturale". La "ragione ", per rendere "ragionevole" l'informazione del mondo esterno, si
basa su determinati elementi di detta struttura statica o “culturale”, ad esempio "le
premesse culturali preminenti", che significano concetti sulle percezioni degli enti o oggetti
culturali esterni.
c - La "prigione" è analoga alla "struttura culturale". Inoltre: certe parti della "prigione",
mura, pozzi, ponti, ecc. sono analoghe a certe parti della "struttura culturale", cioè "le
premesse culturali preminenti".
Tenete presente, dott. Siegnagel, che, nell'allegoria, tanto i "guardiani" come "la
prigione" sono intermediari tra il prigioniero e il mondo esterno. Ma i "guardiani" sono
intermediari "dinamici" (analogamente alla "ragione" nell'uomo addormentato) mentre il
"carcere" è un intermediario "statico" (analogo alla "struttura culturale" dell'uomo
addormentato).
-8–
a - Oltre l'ultimo muro della prigione si estende il "mondo esterno", "quella realtà che non
potrà mai essere vista dal "prigioniero" a causa del fatto che la struttura della "prigione"
limita il suo movimento e che una "guardia" permanente si occupa di mantenere questa
situazione.
b – L’IO, nell'uomo addormentato, di solito è immerso nel profondità della struttura
culturale, fluttuando perduto tra i suoi elementi artificiali e statici e in balia dell’implacabile
tirannia esercitata dalla ragione. La struttura culturale circonda completamente l’IO, tranne
che per alcune fessure, da dove la "sfera sensoriale" si affaccia debolmente. Oltre la
struttura culturale, come oggetto delle sfere istintiva e sensoriale, si estende il "mondo
esterno", la realtà che non potrà mai essere "vista" (in verità, "così com'è") dall’IO perduto.
c - Il "mondo esterno" oltre la prigione è analogo al "mondo esterno" oltre la "struttura
culturale" che soggetta l’IO nell'uomo addormentato.
-9–
a - Su una montagna vicina, i Kameraden cercano di aiutare il "prigioniero" a fuggire dalla
"prigione". Per questo mandano un messaggio, nella sua lingua natale, usando un mezzo
acustico. In detto messaggio c'è una "canzone infantile", per "risvegliare" il prigioniero e
una "canzone d'amore", con la "chiave dell'anello", per farlo cercare l'uscita segreta e
fuggire.
b - In un "centro" occulto chiamato Agartha, gli Dei Leali cercano di aiutare gli uomini
addormentati a spezzare le catene che li mantengono soggetti al mondo materiale del
Demiurgo. Per questo mandano carismaticamente un messaggio nella "lingua degli
uccelli", usando le Vrune di Navutan . In detto messaggio c'è un "ricordo primordiale", per
risvegliare e orientare l'uomo, e una "Canzone d’A-mort", con la "chiave dell'anello", per
trovare il centro, ritornare all’origine e abbandonare, come un Dio, l'inferno materiale di
Jehovà Satanàs s.
c - È possibile stabilire molte analogie tra "a" e "b". Sottolineerò solamente la più
importante: i Kameraden sono analoghi agli Dei Liberatori.
Credo che i nove argomenti precedenti siano un’efficace dimostrazione della
corrispondenza analogica esistente tra “l’allegoria" e la situazione dell'uomo
addormentato. Ma questo non è tutto. Ho riservato tre componenti dell'allegoria, la
canzone infantile, la canzone d’A-mort e l’uscita segreta, per fare un'ultima corrispondenza
analogica ed estrarre la conclusione finale.
Visto che la validità della relazione analogica esistente è stata dimostrata negli
argomenti precedenti, non sarà necessario ricorrere allo stesso metodo nel prossimo
commento: considererò dimostrate le analogie che ho citato fin ora.
Ora ricorderò le ragioni che mi hanno portato a sviluppare l'allegoria. Mi sono
riproposta di mostrare, in modo analogico, il metodo usato dagli Dei Leali per contrastare
l'azione della "Cultura", arma strategica della Sinarchia. In precedenza ho chiarito che
sono gli "elementi culturali interiori" il vero strumento che la Sinarchia usa per mantenere
l'uomo "addormentato", cioè, in confusione. In quello stato l'IO è soggetto alla ragione per
mezzo della struttura culturale, della cui fonte si nutre, infine, tutta l'attività
mentale. Succede così che l’IO, cioè, la coscienza presente nell'uomo, risulta "diretta
verso" il mondo attraverso la struttura culturale "dalla" la ragione; il risultato, l’ho ripetuto
più volte, è un'immagine distorta del mondo e uno stato di confusione psichica che rende
difficile il "riorientamento strategico" dell'uomo. Contro questa situazione gli Dei Leali,
proprio come i Kameraden dell’allegoria, sono pronti a venire in soccorso "mandando un
messaggio".
L'obiettivo principale è "aggirare tutte le mura" e arrivare al prigioniero, “l’IO", con un
messaggio dal doppio significato: 1° risvegliare, 2° orientare. Per questo gli Dei Leali
"trasmettono il messaggio", carismaticamente, da molti millenni; alcuni lo ascoltano, si
svegliano e partono; altri, la maggior parte, continuano nella confusione. Certo, non è
facile riconoscere il messaggio perché è stato emesso nella lingua degli uccelli ... e la sua
fonetica può solo essere percepita con il Sangue Puro.
E chiaro allora? Il messaggio degli Dei Leali risuona permanentemente nel sangue
degli uomini addormentati. Chi non lo sente è perché soffre di confusione strategica o non
è consapevole della sua esistenza, che è la stessa cosa. Ma come dovrebbe svolgere la
sua funzione il messaggio carismatico? In due passi. Prima di tutto gli Dei parlano, nel
sangue dell'uomo, di un ricordo primordiale, di qualcosa che si è verificato all'inizio del
Tempo quando lo spirito non era ancora stato catturato dagli Dei della
Materia. Come gli Dei riuscirono a farlo è un Mistero molto grande, a cui solo loro possono
rispondere. Questa "ricordo primordiale", la "canzone infantile" dell'allegoria, è stata
indotto allo scopo di "attivare" il Ricordo del Sangue proprio dell’uomo addormentato.
Se succede una cosa del genere, allora l'uomo addormentato sentirà un'improvvisa
"nostalgia di un altro mondo", un desiderio di "lasciare tutto e partire". Tecnicamente
significa che la Memoria del Sangue è arrivata "lì dove l'IO perduto si trovava": sul
soggetto cosciente. Un tale contatto, tra il IO e la Memoria del Sangue, si realizza
indipendentemente dalla struttura culturale e dalla ragione; e questo è l'obiettivo cercato
dagli Dei Leali. È stato possibile raggiungere il midollo dell’IO, attraverso la via del
sangue; sarà allora, in quel momento fugace quando "la Canzone d’A-mort" si lascerà
ascoltare.
Parlerò ora della seconda parte del messaggio, che ho chiamato allegoricamente,
"Canzone d’A-mort". Prima di tutto dirò che un tale nome non è capriccioso poiché la
Saggezza Iperborea insegna che, fin dalla sua Origine nell'universo fisico, cioè dalla
sua sincronizzazione con il Tempo, lo Spirito rimane incatenato alla Materia a causa di
un Mistero di A-mort. Quando il Ricordo del Sangue, attivato dalla prima parte del
messaggio, apre un percorso (non razionale, non culturale) verso l’IO, allora gli Dei Leali
cantano la Canzone d’A-mort, fanno partecipare l'uomo al Mistero. Se il suo sangue è
sufficientemente pura perché possa essere coscienzializzato il messaggio carismatico
allora l'uomo ha la possibilità di "orientarsi" in direzione dell’Origine e mantenersi
definitivamente "sveglio".
Il Mistero dell’A-mort può essere rivelato solo dal Sangue Puro, interiormente, in un
contatto trascendente con l’IO che si realizza senza intervento di categorie culturali o
razionali. È, quindi, un’esperienza assolutamente individuale, unica per ogni uomo. Chi
conosce i segreti del Mistero dell’A-mort è un Iniziato Iperboreo trasmutato, cioè, un
Uomo di Pietra Immortale.
Il Mistero dell’A-mort è una scoperta personale, ripeto, unica per ogni uomo sulla
Verità della propria Caduta. Nessuno può conoscere questo segreto e continuare
uguale. E nessuno, tanto meno, oserebbe parlarne una volta che l'Esperienza Suprema
abbia luogo. Al contrario, molte volte le labbra rimangono sigillate per sempre, gli occhi
accecati e le orecchie tappate. Non sono pochi i capelli che diventano bianchi né meno
menti che affondano nell'oscurità della follia. Perché solo un valore infinito può sostenere,
vivo e sano, colui che ha visto l'Inganno delle Origini e ha capito, finalmente, la Verità della
sua Caduta. Essendo il peso del segreto così terribile si comprende perché dico che non
ci potrà mai essere nel mondo un indizio del Mistero dell’A-mort e solo qualcuno
irresponsabile o pazzo affermerebbe il contrario. La Saggezza Iperborea contribuisce con
le tecniche di purificazione sanguinea che hanno come fine approssimare al
Mistero. Ma il Mistero, in sé, si scopre interiormente, è unico per ogni uomo e non è
conveniente parlarne. Al massimo si possono offrire alcuni suggerimenti, come quelli che
ho presentato nell'Ottavo e Nono giorno narrando il Rituale del Fuoco Freddo.
La storia allegorica del prigioniero ha permesso di esporre in modo semplice il
metodo usato dagli Dei Leali per guidare gli uomini addormentati. Il messaggio carismatico
riesce, se ascoltato, a "risvegliare" l'uomo mettendolo in contatto con la sua Memoria del
Sangue (Minne). Quindi lo fa partecipare al Mistero dell’A-mort, Esperienza Suprema che
annulla, secondo abbiamo detto, la Strategia culturale della Sinarchia. Ma non è
possibile sapere in cosa consiste il Mistero dell’A-mort fino ad averlo vissuto
individualmente. Solo si hanno a disposizione gli indizi generali lasciate da coloro che
hanno trasmutato e sono partiti. Sulla base di tali indizi si può affermare che il Mistero
dell’A-mort è sperimentato in sette modi diversi dall'uomo e che, giustamente, questa è
la ragione per cui la Saggezza Iperborea prevede sette vie iniziatiche di liberazione.
Secondo il modo in cui il Mistero dell’A-mort sia percepito in forma gnostica, così
sarà la Via di Liberazione adottata ed è per questo che di solito si parla di un "Via della
Mutazione" o "del Fulmine"; di una "Via Secca" o "Cammino della Mano Destra"; di una
"Via Umida" o "Cammino della Mano Sinistra"; di un "Via dell’Opposizione Strategica" o
"Cammino della Gnosi Guerriera per la Orientazione Assoluta "; eccetera.
Naturalmente non parlerò di tutte le vie di liberazione ma di quella che ha una
relazione speciale con questa storia, cioè la "Via dell'Opposizione Strategica", che era
quella seguita dalla Casa di Tharsis. Ma la Via dell’Opposizione Strategica è l'ultima
interpretazione dell'antico Mistero del Labirinto, fondato da Navutan dopo l’inabissamento
di Atlantide: alla Casa di Tharsis, la seconda parte della Canzone d’A-mort, che era
"ascoltata" durante il Rituale del Fuoco Freddo, aveva rivelato il Mistero del Labirinto
come via di liberazione individuale. Bisogna dire che i Signori di Tharsis compresero,
sempre, il Mistero del Labirinto al momento della trasmutazione in Uomini di Pietra. Per
quanto riguarda l'allegoria dell’IO prigioniero, dobbiamo comprendere che la soluzione di
Navutan al Mistero del Labirinto, al Mistero dell’incatenamento spirituale, al Mistero
della Morte, è analoga alla soluzione della Canzone d’A-mort: essa consiste in un modo
per: primo, risvegliarsi; secondo, orientarsi. Tale modo è quello che viene recentemente
chiamato "Via dell'Opposizione Strategica" e questo include, necessariamente, l'uso delle
Vrune e il principio del recinto.
Nell'allegoria, la seconda parte del messaggio era piuttosto estesa perché si riferiva
anche alle "altre vie" di liberazione che possono "aprire" il Mistero dell’A-mort. Ma il
prigioniero ha trovato la chiave nell'Anello Nuziale e questo significa, analogicamente,
che ha deciso per la Via dell'Opposizione Strategica. Il messaggio lo ha raggiunto "per via
acustica", cioè, in forma gnostica, e, prendendo coscienza del suo contenuto, attraverso la
chiave rivelata, trova nella cella un anello, che consente di aprire l'uscita segreta.
La "cella", secondo l'argomento 4, è analoga alla sfera d'ombra. Ma, come
substrato della sfera d'ombra, esiste la struttura culturale: un anello "dissimulato" sul
pavimento della cella corrisponde senza dubbio a un principio matematico, a un simbolo
archetipico integrato, "mascherato", nello schema di una Relazione.
L'allegoria ci consente di capire, quindi, che gli Dei Liberatori con il loro messaggio
carismatico, scoprono un principio matematico rimasto incosciente nella struttura
culturale,
che
denominiamo
"Principio
del
Recinto". Quindi:
- 10 –
c – "L’Anello" nella cella del prigioniero è analogo "al Principio del Recinto", principio
matematico, o Archetipo collettivo che era rimasto incosciente nell’uomo addormentato e
che il messaggio degli Dei Liberatori rivela.
Ho dimostrato, giorni fa, che nel processo mentale che dà origine "all'idea
scientifica" di un fenomeno concorrono elementi da due fonti principali: "i principi
matematici" e "le premesse culturali preminenti". Questo si verifica principalmente quando
si formula una "legge della natura", che spiega il comportamento di un fenomeno che
stabilisce relazioni causali tra aspetti dello stesso. Farò un esempio semplice: si vuole
"misurare" il lato di un poliedro regolare. Qui il fenomeno è un corpo con una forma
regolare di poliedro, cioè, un "ente fenomenico". Per questo scopo si prende il "righello
graduato", cioè, una superficie piana su cui sono registrate le unità di lunghezza e di cui
siamo sicuri che uno dei suoi lati è perfettamente retto. Si fa corrisponde lo zero del
righello con il "principio" del lato che stiamo per misurare. Si osserva ora che la "fine" del
lato coincide con il numero cinque del righello e si potrà affermare senza dubbio che "nel
poliedro, il lato misura cinque centimetri". Ha eseguito, come si vedrà, una serie di
operazioni soggettive le cui conclusioni, tuttavia, possono essere confermate da altri
osservatori; questa possibilità di verificazione è ciò che dà il peso di "legge della natura" al
fatto menzionato.
Ma succede che nel righello, che si crede numerato, ci sono in realtà segni incisi
che rappresentano numeri, non numeri in se stessi. I numeri sono principi matematici
propri della struttura culturale, cioè elementi soggettivi, che intervengono nell'atto di
"riconoscere che il limite del lato coincide con il segno 5 ". Se si dice "misura cinque
centimetri" si sta realizzando l’affermazione di una qualità empirica: "c'è una proporzione
(cioè, una relazione matematica) tra la lunghezza del lato del poliedro e la lunghezza del
meridiano terrestre". Questa proporzione è fissa o costante (= 5 cm.) e costituisce una
"relazione tra aspetti di un fenomeno", cioè una "legge della natura".
Il centimetro equivale alla centesima parte di un metro e questo alla dieci
milionesima parte di un quarto del meridiano terrestre. L'ente fenomenico apparve
completo, integro nella sua manifestazione. Tuttavia, non è possibile apprenderlo nella
sua totalità; al poco tempo di osservarlo una parte di esso diventa eminente, emergendo
e distinguendosi sopra altri aspetti. L'unità del fenomeno è stata spezzata a favore di la
pluralità di qualità che si è in grado di attribuire a esso. Si distinguono due facce quadrate
e su ogni faccia, quattro spigoli e quattro angoli, ecc. Quindi si esegue la misura di uno
spigolo o di un lato e si stabilisce una "legge della natura": "la lunghezza del lato è
proporzionale alla lunghezza del meridiano terrestre e il suo rapporto è di 5 cm".
In
questa operazione che è stata appena descritta, sono intervenuti i "principi" matematici"
(quando si distinguono due facce, quattro lati, ecc.) e il "le premesse culturali preminenti"
(quando diventa "eminente" il volto, il lato, o qualsiasi altra qualità). Le due fonti
concorrono nell'atto razionale di "correlare" (misurare) aspetti del fenomeno e postulare
una "legge della natura" (misura 5 cm.) che può essere universalmente verificata.
Spero di aver chiarito che i principi matematici (l'uno, il due, il quadrato, ecc.),
poiché sono proprietà intrinseche della struttura mentale, intervengono a priori nella
formulazione di una legge della natura. Per quanto riguarda i "numeri" del mondo, quelli
che appaiono incisi nella riga graduata, sono solo segni culturali di rappresentazione
che si distinguono grazie all’apprendimento convenzionale. Ci furono popoli antichi che
rappresentavano numeri con nodi o ideogrammi; è presumibile che uno strumento di
misura composto da un bastone sul quale sono stati incisi dei geroglifici, non
significherebbe nulla per noi, in principio, se non riusciamo a "leggere" i segni, cioè, a
realizzare le rappresentazioni numeriche.
L'analisi epistemologica del modo in cui l'uomo stabilisce una legge della natura
porta inevitabilmente alla conclusione che sarebbe impossibile che il principio del recinto
fosse localizzato nel mondo come proprietà degli enti e potesse essere formulato in un
linguaggio socioculturale. Al contrario, quello che può accadere, in ogni caso, è che il
principio del recinto sia proiettato, consapevolmente o inconsciamente, su un fenomeno e
sia poi essere scoperto in esso come una relazione eminente tra qualità; naturalmente,
dipenderà dal tipo di fenomeno rappresentato la complessità con cui il principio del recinto
sia empiricamente riconosciuto e proiettato nella struttura psichica.
Riassumendo, "il principio del recinto", scoperto dalla coscienza per il messaggio
degli Dei Leali, è anche un principio matematico e in quanto tale interverrà "a priori" in
tutte le percezioni fenomeniche. I numeri naturali (che sono nella mente) permettono di
"contare" (uno, due) gli spicchi di quella mela (chi è nel mondo). Il principio del recinto (che
è nella mente) permette di applicare la "legge del recinto" su quel fenomeno (che è nel
mondo). Io percorso un lungo cammino per arrivare a questa conclusione. Lo esprimerò
ora modo generale: il principio del recinto renderà possibile la determinazione della
legge del recinto in tutti i fenomeni e in qualunque relazione tra i fenomeni.
Ma il principio del recinto è, generalmente, inconsapevole e solo quelli che possono
ascoltare il messaggio degli Dei Leali possono incorporarlo nella sfera cosciente. E solo
loro, gli uomini risvegliati, saranno in grado di applicare la legge del recinto in una
strategia guerriera che assicuri il Ritorno all'Origine.
Prima ho menzionato la soluzione di Navutan al Mistero del Labirinto e ho detto
che include l'uso delle Vrune e il principio del recinto. Ora aggiungerò che detta soluzione,
chiamata Tirodinguiburr, si traduce nella tecnica archemonica della Saggezza
Iperborea. Tale tecnica, che è essenziale dominare nel "modo di vita strategico", permette
di definire nell'Universo un "Recinto strategico", a cui ho fatto riferimento nel Terzo e al
Trentaseiesimo Giorno. Dunque, secondo la Saggezza Iperborea, ogni Recinto
strategico è tecnicamente "un’Archèmona" o "Recinto infinito". In altre parole, l'uomo
risvegliato scopre il principio del recinto e lo proietta nel Mondo: ma questo non è
sufficiente per costituire un Recinto strategico; il principio del recinto è un principio
matematico e, quindi, è un elemento archetipico, cioè creato dall’Uno: potrebbe essere
sbagliato usare un elemento creato dall’Uno per provare a isolarsi dalla Strategia
dell’Uno; bisogna modificare, quindi, la legge del recinto per ottenere l'effetto isolante
desiderato; in che modo? Non determinando o convertendo in infinito il recinto
reale; Questo si ottiene attraverso l'uso delle Vrune increate: l'inclusione della Vruna
increata nella legge del recinto produce il "Recinto Strategico", il recinto infinito
dentro il quale è possibile praticare il modo di vita strategico e sviluppare una
Strategia di Ritorno all'Origine.
La Via dell'Opposizione Strategica è applicabile per ogni uomo risvegliato che
disponga di un Recinto Strategico e un di lapis oppositionis. Quest’ultimo elemento è
solo una Pietra di Opposizione, cioè, una pietra che rappresenta l'Uno e contro la quale
si realizza l'opposizione strategica che permette avvicinarsi, inversamente,
all'Origine. Il lapis oppositionis si posiziona al di fuori dell’Archèmona, di fronte al
punto infinito del Recinto Strategico: quando l'Iniziato Iperboreo effettua l'opposizione
strategica, l'interiore dell'Archèmona diventa una piazza liberata, con uno Spazio e un
Tempo proprio, indipendente dallo spazIo-tempo dell'Universo Creato; così isolato, senza
abbandonare l'opposizione strategica in nessun momento, l'Iniziato avanza senza
ostacolo verso l’Origine, esce dal labirinto, si libera dalla prigione materiale.
Chiarirò il significato etimologico della parola Archèmona e il significato filosofico
che denota nella Saggezza Iperborea. Archèmona, prima di tutto, è una parola composta
da due parole greche, arke, principio e monas, unità. L'iniziazione con la tecnica
archemonica permette di arrivare a un principio unico della psiche, cioè,
all'individuazione egoica del Selbst, da dove è possibile sperimentare la possibilità
assoluta dello Spirito nell'Origine: questo è il significato Iperboreo dell'Archèmona.
Per gli Uomini di Pietra, Iniziati Iperborei della Casa di Tharsis, il "mondo" in cui
avviene la vita di tutti i giorni è semplicemente un "campo di battaglia ", una Palestra
occupata da nemici mortali con cui si deve combattere senza tregua perché "bloccano il
cammino di Ritorno all’Origine", "ostacolano la ritirata" e pretendono di "ridurre l'uomo alla
schiavitù più vile" qual è "la sottomissione dello Spirito Eterno alla materia", la sua
"incatenamento al Piano Evolutivo dell'Universo, creato dal Demiurgo e dalla sua corte dei
Demoni". Il mondo è, quindi, per gli Uomini di Pietra, il Valplads.
Nella mitologia nordica e negli Edda, il Valplads è il campo di battaglia dove
Wothan elegge quelli che cadono lottando per l'Onore, la Verità, infine, per le Virtù dello
Spirito. La casa di Tharsis, basandosi sulla Saggezza Iperborea, estendeva il concetto di
Valplads all'intero "mondo". Ma il "mondo" è il macrocosmo, all'interno del quale sussiste il
microcosmo potenziale dell’uomo risvegliato; la realtà di quel "mondo", che circonda come
Valplads l’uomo risvegliato, è Maya, l'illusione del Grande Inganno. Quando l'uomo
risvegliato si è posizionato dentro la sua Archèmona e libera la piazza interna attraverso
l’Opposizione Strategica, non determinando o trasformando in infinito il recinto reale, il
lapis oppositionis che si trova nel Valplads, si dice che la sua posizione costituisce la
fenestra infernalis dell'Archèmona, il punto infinito del Recinto Strategico: la fenestra
infernalis è il punto di maggiore approssimazione tra la piazza liberata e il Valplads, e
davanti a essa si affrontano l'uomo risvegliato e il Demiurgo Faccia a Faccia, si
confrontano due Strategie Totali, l'Iperborea e la Satanica.
Come ultima riflessione riguardo all'allegoria, dirò che quando il prigioniero "muove
l'anello" e scopre che l'uscita segreta sta effettuando un’azione analoga a quando "l'uomo
risvegliato" applica la legge del recinto, secondo il tecnica archemonica e "apre" in modo
univoco e irreversibile un cammino verso l’Origine.
È stato spiegato quindi il metodo utilizzato dagli Dei Leali per contrastare "la
Cultura", arma strategica nemica. Essi inviano il Loro messaggio che ha come fine
risvegliare nell'uomo la Memoria del Sangue e orientarlo verso l'origine, la sua "uscita
segreta". Per realizzare quest'ultimo atto, lo inducono a scoprire "il principio del recinto" e
ad applicare, in seguito, la "tecnica archemonica".
Il principio del recinto è infallibile per gli scopi strategici proposti e può essere
applicato tanto individualmente quanto collettivamente. La Storia abbonda di esempi di
uomini che hanno applicato tecniche basate sulla Saggezza Iperborea per immortalarsi
come Dei o per guidare un popolo di Sangue Puro verso la mutazione collettiva; come
prova di quelle gloriose azioni sono rimaste numerose costruzioni di pietra che nessuno
comprende ai nostri giorni perché per quello bisognerebbe avere una visione fondato sul
principio del recinto. Per l'uomo risvegliato, conoscitore della tecnica archemonica, basta
un solo sguardo sulle costruzioni megalitiche, o su Montsegur, o sui K.Z., per interpretare
correttamente la Strategia Iperborea su cui si basava la sua costruzione.
Il castello di Montsegur, degno di essere chiarito, fu costruito dai Catari secondo la
tecnica archemonica, così come i K.Z. o il konzentrationslager, "Campi di
Concentramento" dell'Ordine Nero tedesco, che non erano sinistre carceri come sostiene
la propaganda sinarchica ma meravigliose "macchine magiche" per accelerare la
mutazione collettiva e razziale, basata sulla Tecnica archemonica della Saggezza
Iperborea: all'interno dell'area isolata dei K.Z., i più nefandi elementi razziali della società,
cioè, i degenerati, delinquenti, i viziosi e persino gli ebrei, potevano essere trasmutati e
riorientarsi in favore della Strategia Nazionale.
Dirò infine che chiunque sia a conoscenza del principio del perimetro ha superato
la Strategia culturale del nemico e può eseguire il doppio isolamento, dell’IO e del
microcosmo.
Il principio del recinto permetterà di fissare i limiti del soggetto cosciente, isolando
l’IO dalle premesse culturali preminenti e trascinandolo verso il "centro" o Selbst.
La tecnica archemonica permetterà, quindi, di isolare il microcosmo dal
macrocosmo, guadagnando un tempo e uno spazio proprio, cioè, l'immortalità: il
microcosmo o corpo fisico si sarà tramutato in vajra la materia incorruttibile.
Quarantaseiesimo giorno
Sintesi generale della Saggezza Iperborea:
Nel giorno precedente ho menzionato "una Strategia che gli Dei Leali" usano per
contrastare ‘la cultura’, arma strategica del nemico" e ho spiegato lo stesso, per mezzo di
un'allegoria, come fosse costituito da un messaggio carismatico. Questo messaggio
perseguiva due obiettivi: 1°: risvegliare; 2°: orientare verso "l’uscita segreta", "centro" o
"Origine"; e, in quel particolare esempio, "l'uscita" si incontrava dopo aver scoperto
"l'anello", cioè dopo aver reso cosciente il principio del recinto. Tuttavia, la seconda
parte del messaggio, la Canzone d’A-mort offriva, all'ascoltatore, la possibilità di "trovare
la via d'uscita", attraverso altre sei diverse vie diverse dall'Opposizione Strategica, che si
basa sul principio del recinto. In ogni caso questa Strategia tal come l'ho descritta, con le
sue sette possibili vie di liberazione, risponde a obiettivi puramente individuali, cioè, è
diretta esclusivamente verso l'uomo addormentato. Per questo adesso mi tocca dichiarare
che essa forma parte, la parte "individuale", di una concezione maggiore, che si chiama
Strategia Odal.
La Strategia Odal è diretta principalmente a ottenere la liberazione individuale
dell'uomo, ma, in certe occasioni storiche favorevoli, gli Dei cercano di "orientare" la
Razza nel suo complesso per forzare la mutazione collettiva. In quel caso i "capi", molte
volte "inviati" dagli Dei Leali e altre volte "ispirati" da Essi, sono responsabili di proiettare
carismaticamente nel popolo le linee guida strategiche, cercando di reintegrarlo alla
guerra essenziale. Affinché questo compito venga eseguito con probabilità di successo, è
necessario che i "Capi" dispongano di un elemento esterno, situato nel mondo, che
rappresenti inconfutabilmente l'origine Divina della Razza. Questo elemento esterno deve
anche dimostrare l'impegno assunto dagli Dei "all’indurre" gli uomini a riprendere la guerra
contro il Creatore e la loro risoluzione di "aspettare" i Kalpa che siano necessari mentre
essi guadagnano la libertà. Per queste condizioni si può capire che detto "elemento"
esterno" dovrà essere una vera Pietra dello Scandalo per il Creatore e il suo esercito di
demoni; e che tutto il Suo Potere, ossia il Grande Inganno, sia diretto a raggiungere la sua
distruzione o, non riuscendoci, a tenerlo al di fuori della portata dell'uomo. Ma, nonostante
la contrarietà che tale azione avrebbe causato nel Nemico, gli Dei hanno adempiuto la loro
parte del Patto Primordiale e, con ammirevole disprezzo verso il Potere delle Potenze
della Materia, lo hanno depositato nel Mondo e lo hanno protetto da qualsiasi attacco in
modo che gli uomini o i loro capi carismatici lo scoprano e si avvalgano del suo
significato.
La Strategia Odal degli Dei è, quindi, diretta verso l'interiore di tutti gli uomini attraverso i
"canti carismatici", cercando di risvegliare in loro il Ricordo di Sangue e indurli a seguire
una delle sette vie di liberazione. Ma cerca anche di impulsare la Razza, nel suo insieme,
in modo tale da farla cessare di marciare nel senso "evolutivo" o "progressivo" della Storia
e, ribellandosi contro il Piano dell'Uno, in un salto inverso, farle trasmutare le "tendenze"
animali "dell'uomo e recuperare la sua natura Divina Iperborea. Per riuscire in questo
secondo proposito, non più individuale ma razziale, ho detto che si dispone di un
"elemento esterno". Che sarà, concretamente, questo "elemento esterno", questa "cosa",
a cui ho attribuito proprietà così meravigliose? Si tratta di qualcosa la cui sola descrizione
richiederebbe diversi volumi e che, in Giorni precedenti, ho chiamato "Gral". Essendo
impossibile rivelare qui un Mistero che è rimasto impenetrabile per milioni di persone,
cercherò, come al solito, di "approssimare" allo stesso per mezzo di alcuni commenti.
Vi starete chiedendo che sarà concretamente questa cosa meravigliosa chiamata
Gral. Inizierò da lì. Concretamente, il Gral è una Pietra, un Cristallo, una Gemma; su
questo non c'è dubbio. Ma non è una Pietra terrestre; di questo neanche ci sono dubbi. Se
non è una pietra terrestre, qual è la sua origine? La Saggezza Iperborea afferma che
proviene da Venere ma non assicura che quella sia la sua origine. Si può presumere,
quindi, per mancanza di altra precisione, che i Signori di Venere la portarono sulla Terra,
da quel pianeta verde. Ma i "Signori di Venere" non sono originari di Venere ma di
Iperborea, un "centro originale" che non appartiene all'Universo materiale e il cui "Ricordo
di Sangue" ha portato molti addormentati a identificarlo erroneamente con un continente
"nordico" o "polare" "scomparso". Secondo la Saggezza Iperborea, il Gral fu portato nel
Sistema Solare dagli Dei immediatamente dopo che irruppero attraverso la Porta di
Venere per stabilirsi a K'Taagar, ossia nel Valhalla. Sia come sia, c'è un altro aspetto
concreto che dovrebbe essere preso in considerazione: il Gral è una Gemma che riveste
la massima importanza per gli Dei, a tal punto che Essi non sono disposti ad
abbandonarlo o a perderlo. Per cameratismo e la solidarietà verso gli uomini addormentati
lo hanno collocato nel Mondo; ma alla fine del Tempo, il Gral sarà recuperato e restituito al
suo luogo di Origine.
A cosa si deve questo interesse smisurato per preservare la misteriosa Gemma? Al
fatto che la stessa è stata momentaneamente rimossa dal Più Bel Gioiello che sia mai
stata vista nell'Universo dell'Uno, da quel gioiello che nessuno sarebbe in grado di imitare
né in questo né in altri mondi: né i Maestri Orafi né i Deva Costruttori né gli Angeli
Planetari, Solari o Galattici, ecc. Perché il Gral è una Gemma della Corona di Kristos
Lùcifer, colui che è di più Puro che il più Puro degli Dei Leali, l'unico che può parlare
Faccia a Faccia con l'Inconoscibile. Kristos Lùcifer è colui che stando nell'Inferno sta oltre
l'Inferno. Pur potendo rimanere in Iperborea, alla luce di Inconoscibile, Kristos Lùcifer è
voluto venire in soccorso degli Spiriti prigionieri mettendo in scena l'incomprensibile
sacrificio della sua auto-prigionia. Si è installato come un Sole Nero dello Spirito,
"illuminando" carismaticamente, da "dietro" a Venere, attraverso il Paràklito, direttamente
nel sangue degli uomini addormentati.
Come è possibile che una Gemma del Gagliardo Signore si è infangata cadendo
qui, sulla Terra, una delle cloache più ripugnanti dei Sette Inferni? Perché Egli così l’ha
disposto. Kristos Lùcifer ha consegnato il Gral agli uomini come garanzia del suo
compromesso, del suo sacrificio e come prova materiale irrefutabile dell’Origine Divina
dello Spirito.
Il Gral è, in questo senso, un riflesso dell’Origine Divina, il quale sarà la guida come
un faro per il percorso esitante degli Spiriti Ribelli che decidono abbandonare la schiavitù
di Jehovà Satanàs.
Avete già visto cos’è il Gral: una Gemma della corona di Kristos Lùcifer; Ora
vedrete cosa rappresenta il Gral per gli Spiriti prigionieri. Prima di tutto il Gral è legato
all'incarnazione degli Spiriti e il suo significato per prima cosa deve essere cercato in
relazione con tale mistero. Questo si spiega se prendiamo in considerazione che milioni di
anni fa, quando i Siddha Traditori si allearono con il Demiurgo Jehovà Satanàs per dare
corpo agli Spiriti Iperborei, Kristos Lucifer consegnò la sua Gemma in modo che la Verità
dell’Origine Divina potesse essere vista con occhi mortali. Ecco perché il Gral, collocato
nel Mondo come prova dell’Origine Divina dello Spirito, dà significato a tutti i lignaggi
iperborei della Terra. A causa del Gral, il sangue degli uomini, anche se sommesso nella
più tremenda confusione, reclamerà sempre la sua eredità extraterrestre.
La presenza del Gral, in linea di principio, impedisce al Nemico di negare
l’esistenza degli antenati iperborei. Ma così come il Gral dà un senso cosmico alla Storia
dell'uomo, collegandolo alla Razza eterna delle origini e divinizza i lignaggi iperborei sulla
Terra, così anche per il Demiurgo, a causa della presenza del Gral, detti lignaggi
diventano "motivo di scandalo" e oggetto di persecuzione e derisione, di castigo e dolore. I
Divini lignaggi Iperborei saranno, dopo il Gral, lignaggi eretici "condannati per sempre" (un
manvantara) da Jehovà Satanàs s. Il Gral è venuto a risvegliare ricordi indesiderati, a
valorizzare il passato dell'uomo; sarà quindi il ricordo e il passato quello che più verrà
attaccato e a cancellare la sua influenza punterà in gran misura la Strategia Sinarchica.
Se si è capaci di avvertire questo attacco, che è evidente per lo sguardo gnostico, si
comprenderà con maggiore profondità la funzione storica del Gral. A metterla in evidenza,
dedicherò i seguenti paragrafi.
Il principale crimine dell'uomo è stato negare la supremazia di "Dio", cioè, del
Demiurgo terrestre Jehovà Satanàs s e ribellarsi alla sua schiavitù. Ma l'uomo è un
essere miserabile, immerso in un inferno di illusione in cui si sente follemente "a suo agio",
senza possibilità di rompere l'incantesimo da solo. Se ha rinnegato il Demiurgo e si è
"ribellato" è stato in virtù di un agente esterno, ma: che "cosa" nel mondo può essere in
grado di risvegliare l'uomo, di aprire i suoi occhi verso alla divinità dimenticata? "Se esiste
una cosa del genere, diranno i Demoni, è l'oggetto più abominevole della Creazione
materiale". Però quella "cosa", "quell'oggetto abominevole", non è di questo Mondo e da
esso si è "nutrito" l'uomo-Spirito-prigioniero. Quel "frutto verde", che più tardi sarà
chiamato Gral, è un alimento che nutre con la gnosi primordiale, cioè, con la conoscenza
sulla Verità delle origini. A causa del Gral, frutto proibito per eccellenza, l'uomo saprà che
è Eterno, che possiede uno Spirito Divino incatenato alla materia, che proviene da un
Mondo impossibile da immaginare dall'inferno terrestre ma per il quale sente nostalgia e al
quale desidera ritornare.
A causa del Gral l'uomo ha ricordato!
Ecco il suo primo crimine. Ricordare l'Origine Divina sarà, d'ora in poi, un peccato
terribile e chi lo ha commesso dovrà pagar per quello; questa è la Volontà del Demiurgo,
la "Legge di Jehovà Satanàs s". Saranno i suoi Ministri, i Demoni di Chang Shambalá,
che si incaricheranno dell'esecuzione della sentenza facendo pagare il castigo con una
moneta chiamata: dolore e sofferenza. Lo strumento, naturalmente, sarà l'incarnazione,
ripetuta mille volte in trasmigrazioni "controllate" dalla "Legge" del Karma, dichiarando
cinicamente che il dolore e la sofferenza sono "per il bene" degli Spiriti, "per favorire la loro
evoluzione ". Se "il male" risiede nel sangue, allora sarà indebolito favorendo la miscela
razziale e diventerà impura avvelenandola con la paura del peccato. Il risultato sarà la
confusione strategica dello Spirito e la completa oscurità sul passato dell'uomo. "Nel
passato non c'è nulla che meriti di essere salvato", affermeranno per millenni le persone
sensate, in coro con i Demoni della Fraternità. La Teologia e persino la Mitologia,
parleranno del male dell'uomo con il linguaggio del Demiurgo: il "peccato", la "caduta" e il
"castigo". La "Scienza", d'altra parte, ci mostrerà un panorama più scoraggiante:
"dimostrerà", mettendo mano a immondizia fossile, che l'uomo discende da una protoscimmia chiamata "Ominide", ossia, di quel miserabile e spregevole animale uomo che fu
l’antenato dell'uomo addormentato. "La scienza" ha portato il passato dell'uomo alla sua
degenerazione più drammatica collegandolo "dal punto di vista evolutivo" con rettili e
vermi. Per l'uomo moderno non ci saranno più antenati Divini ma scimmie e trilobiti.
Bisogna davvero avere un odio sovrumano per desiderare che l'uomo si umili così
tristemente.
Ma lasciamo le cose tristi, cerchiamo di essere ottimisti; perché guardare al
passato, dirà la Sinarchia con la Voce della Scienza e Teologia, se l'uomo è "qualcosa" di
proiettato verso il futuro"? Nel passato non c'è nulla degno di rispetto: alcuni primitivi
crostacei marini, immersi nel fango, cercando di conquistare l’ambiente terrestre, guidati
"dall’evoluzione "; milioni di anni dopo, alcune scimmie decidono di diventare uomini:
spinte di nuovo dalla miracolosa "legge dell’evoluzione " diventano bipedi, fabbricano
strumenti, comunicano parlando, perdono il pelo ed entrano nella Storia; e poi arriva la
Storia dell'uomo: il documenti, la Civilizzazione, la Cultura. E nella Storia continua
implacabile "l’evoluzione ", convertita ora in una legge più inflessibile chiamata dialettica:
gli errori dell’umanità, le guerre, l’intolleranza, il fascismo, sono "errori"; la pace, la
democrazia, l'O.N.U., il vaccino Sabin, sono "successi". Dalla pugna tra successi ed errori
sorge sempre uno stadio superiore, un beneficio per l'Umanità futura, confermandone la
tendenza evolutiva o progressista. Non è per caso quella tendenza progressista della
Storia tutto ciò che possiamo aspettarci di buono dal passato?
Ecco perché siamo ottimisti; guardiamo al futuro; lì ci sono tutti i beni, tutte le
realizzazioni; il teologo assicura che dopo un giudizio futuro ai buoni saranno aperte le
porte del paradiso, i rosacroce, i massoni e altri teosofi, localizzano nel futuro il momento
in cui, conclusa parzialmente "l’evoluzione spirituale", l'uomo si identifichi con la sua
monade, cioè, con il suo "Archetipo Divino" e si incorpori alle Gerarchie Cosmiche
dipendenti dal Demiurgo; e persino i materialisti, atei o scientisti, presentano un'immagine
felice del futuro: ci mostrano una società perfetta, senza fame o malattie, dove un uomo,
tecnocrate e disumanizzato, regna felice su legioni di androidi e robot.
Non approfondirò i dettagli di un fatto ovvio: si è cercato di cancellare il passato
dell'uomo scollegandolo dalle sue radici iperboree; non è stato possibile cancellare
completamente detto passato, ma, in compenso, è stato possibile creare una frattura
metafisica tra l’uomo e suoi antenati Divini, in modo che, allo stato attuale, un abisso lo
separa dai ricordi primordiali; un abisso che ha un nome: confusione. Parallelamente a
questo sinistro scopo, "l'uomo è stato proiettato verso futuro", eufemismo usato per
qualificare l'illusione del progresso che soffrono i membri delle Civiltà moderne. Tale
"illusione " è generata culturalmente da potenti "idee forza" impiegate abilmente come
arma strategica: il "senso della Storia", "l’accelerazione storica", il "progresso" scientifico",
"l’educazione", "la civiltà contro le barbarie", ecc. Gli uomini, condizionati in questo modo,
credono ciecamente nel futuro, guardano solo verso di esso, e anche i fatalisti, che
immaginano un "futuro nero", ammettono che se un'eccezione imprevedibile o un miracolo
offrisse "una salvezza" alla civiltà, questa si troverebbe, comunque, nel "futuro"; il passato
è in ogni caso motivo d’indifferenza generale.
Questo "fatto evidente" rappresenta indubbiamente un importante trionfo per il
Sinarchia; ma un trionfo che non è definitivo. In effetti, Dottore, voi avete visto che la
massima pressione della Strategia Sinarchica, viene applicata per cancellare il passato,
per oscurare il ricordo dell’Origine Divina e che tale attacco si verifica come reazione
all'azione gnostica del Gral. Ma il Gral non è solo un frutto proibito, consumato dall'uomo
in tempi remoti, immediati alla sua schiavizzazione.
Il Gral è una realtà che rimarrà nel mondo fino a che l'ultimo spirito iperboreo
continui prigioniero. A causa del Gral sempre è possibile che l'uomo si svegli e ricordi.
Ma per godere della sua gnosi, è essenziale capire che il Gral, come riflesso
dell'Origine, illumina il sangue dal passato. La sua luce viene al contrario del senso
del tempo