Marianna Tamburini

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Marianna Tamburini
“YA NO SOY NIÑA,
YA SOY UNA MUJER HASTA SOY MADRE”
Sessualità e salute riproduttiva. Una ricerca tra le donne Sutiaba
(León–Nicaragua)
Laurea specialistica
“Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
INDICE
Introduzione
Capitolo Primo - Il Nicaragua
1.1 Terra di laghi e vulcani
1.2 Cenni storici
1.2.1 La Dinastia Somoza
1.2.2 Il Governo sandinista (1979–1990)
1.2.3 Sedici anni di neoliberismo
1.2.4 Il secondo governo del Comandante Daniel Ortega Saavedra
1.3 Il Sistema sanitario nicaraguense
1.3.1 Brevi appunti sulla regolamentazione del Sistema sanitario nella
Costituzione Nicaraguense
1.3.2 Lo sviluppo del Sistema sanitario
1.3.3 La penalizzazione dell’aborto terapeutico
Capitolo Secondo - Nascita della ricerca
2.1 Tra i due oceani
2.2 León e la comunità indigena Sutiaba
2.3 La Casa Quemada
2.4 Dentro le case nicaraguensi
Capitolo Terzo - I Sutiaba
3.1 La comunità Sutiaba
3.2 Le origini
3.2.1 El cacique Adiact y Xochil Acal, tra mito e storia
3.3 Le terre comunitarie e le leyes indigenistas
3.4 La costruzione dell’identità Sutiaba
Capitolo quarto - Metodologia della ricerca ed indicatori generali
4.1 Scolarità e occupazione
4.2 Modalità abitative
4.3 Come informarsi su sessualità e salute riproduttiva
4.4 Svolgimento e selezione delle interviste
Capitolo quinto - La maternità
329
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5.1 Come e quando diventare madre: tra progetti e realtà
5.2 Il controllo della procreazione
5.3 Mettere in atto la pianificazione familiare
5.4 Affrontare la gravidanza e il parto
Capitolo sesto - Sessualità e rapporti di genere
6.1 Lo sviluppo del corpo: il primo ciclo mestruale
6.2 La prima esperienza sessuale tra timori e cambiamenti
6.3 La sessualità nel rapporto di coppia
6.4 Promiscuità sessuale e malattie sessualmente trasmissibili
6.5 Pratiche di dominio
6.6 Le differenze di genere nella ripartizione dei ruoli sociali
Conclusioni
Appendice A
Appendice B
“Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
331
Sintesi della tesi
Questa ricerca analizza e discute gli strumenti e le dinamiche culturali attraverso
cui il paradigma femminile nicaraguense si afferma e si riproduce, prestando
particolare attenzione ai due elementi fondanti dello stereotipo di riferimento: la
sessualità e la salute riproduttiva. In Nicaragua l’identità della donna, difatti, si
costruisce attraverso due elementi centrali che delineano precisamente il ruolo
che la società le attribuisce: essere la fidata compagna di un uomo ed essere
madre.
Attraverso le voci delle donne Sutiaba vengono presi in considerazione i diversi
attori che partecipano al processo di costruzione dell’identità femminile e lo
scenario in cui questa vive; le cento interviste ed i numerosi colloqui che hanno
avuto luogo durante la ricerca su campo nella città di León ci raccontano le
esperienze di queste sutiabeñas cercando di disegnare un quadro più fedele
possibile del loro vissuto e della loro visione della realtà. I primi capitoli
della tesi illustrano le dinamiche storico-politiche del paese ed il paesaggio
culturale della comunità indígena Sutiaba; la seconda parte, invece, prende in
considerazione i tasselli che danno forma alla definizione del femminile. A partire
dai sogni di gioventù e dalle esperienze dell’infanzia, viene tracciato un percorso
che attraversa le strutture scolastiche, le istituzioni ecclesiastiche, ponendo
particolare attenzione sul ruolo giocato da queste nella recente penalizzazione
dell’aborto terapeutico, passando per il rapporto con il sistema sanitario, sino
ad arrivare al dialogo con la propria realtà e all’esperienza di maternità. Si
è voluto, quindi, analizzare la problematica e la responsabilità del controllo
della riproduzione, senza dimenticare la presenza e la capacità di azione della
sfera maschile. Viene infine illustrato come durante l’esperienza di gravidanza
la nicaraguense si trova ad essere l’unica agente e protagonista, muovendosi
tra pratiche tradizionali e sistemi medici istituzionali, per poi diventare madre,
realizzazione di un sogno che l’accompagna dall’infanzia.
La rappresentazione dei rapporti di genere, altro importante elemento del
paradigma femminile, viene ampiamente discusso. Inizialmente questo prende
vita tramite un ideale che focalizza le aspettative di realizzazione personale sulla
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Marianna Tamburini
relazione sentimentale, vissuta in maniera fortemente passionale e possessiva
tanto dagli uomini quanto dalle donne, sino a poter diventare la causa di veri e
propri atti di violenza. La disparità nei rapporti tra donna e uomo si concretizza
tanto nel pensiero collettivo quanto nelle pratiche reali di dominio e prevaricazione
attuate nella vita di coppia. In verità la divisione e la differenziazione dei ruoli tra
i generi vanno a formare un’unica rappresentazione della realtà che comporta
una posizione subordinata per la donna, la quale, durante tutto il suo percorso di
vita, fa proprio questo modello interiorizzandolo sino a partecipare attivamente
alla sua realizzazione e perpetuazione. Attraverso il corpo femminile, quindi, si
articolano la maggior parte delle dinamiche che caratterizzano la realtà della
donna nicaraguense, questo infatti diviene il luogo in cui si scontrano la volontà
riproduttiva maschile, una moralità socialmente imposta e le espressioni di
decisione della donna, attraverso dinamiche di contrasto ed affermazione della
scelta.
ANNO ACCADEMICO: 2007-2008 Sessione autunnale
RELATRICE: Prof.ssa Donatella Cozzi
CORRELATORI: Prof. Gianluca Bonesso e Prof.ssa Franca Tamisari
“Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
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CAPITOLO SESTO – SESSUALITÀ E RAPPORTI DI GENERE
La cultura nicaraguense è pregna di riferimenti alla sessualità, dai frequenti commenti che puoi sentire camminando per strada, ai continui rimandi all’atto sessuale di molte canzoni in voga tra i giovani. Nonostante questo, proprio per la
malizia con cui sempre si gestisce il discorso sessuale, è difficile affrontarne le
problematiche, tanto per le donne quanto per gli uomini, come succede in molti
paesi1 in cui i riferimenti alla sensualità rientrano nella normale quotidianità dei
rapporti. Infatti la sessualità continua a transitare dalla sfera dei tabù e delle
interdizioni, quando intesa nella sua pratica reale, allo scherzo giocoso sempre
presente nelle conversazioni e nei più naturali scambi di battute.
In questo contesto l’effettiva conoscenza che le donne hanno del proprio corpo
e del discorso sessuale in genere è abbastanza carente. Il discorso sul corpo che
comprende sessualità, rapporti affettivi e di potere, capacità riproduttiva e malattie sessualmente trasmissibili non viene mai considerato nella sua interezza.
Il corpo femminile spesso diventa il luogo dove si incontrano e si scontrano i
conflitti di genere. Il machismo nicaraguense si esplicita nell’insieme di espressioni della volontà di supremazia maschile che si manifestano in una prassi tangibile di dominio di cui la donna stessa si fa complice.
6.1 Lo sviluppo del corpo: il primo ciclo mestruale
Già nell’infanzia le nicaraguensi imparano a conoscere il proprio corpo attraverso mistificazioni e silenzi. Tutte ricordano dettagliatamente la comparsa del primo sangue mestruale, se non la data esatta dell’evento, il giorno della settimana
e ciò che stavano facendo in quel determinato momento. Serbare questa memoria
RIBEIRO COROSSACZ, Valeria, “Sapere medico, contraccezione e Sessualità – I corsi di
pianificazione familiare in due ospedali pubblici di Rio de Janeiro”, in Glauca Sanga (direttore),
Erreffe. La ricerca folklorica – Contributo allo studio della cultura delle classi popolari, numero
monografico Antropologia della salute - Temi, problemi, ricerche, n° 50 ottobre 2004, ed. Grafo,
Brescia 2004 (b); p. 50.
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per parecchio tempo è comune alle donne di molti paesi, ma la maggior parte
delle bambine nicaraguensi non era certo a conoscenza delle dinamiche dello
sviluppo del proprio corpo prima di averle esperite sulla propria persona.
Alcune donne con cui ho parlato affermano di aver ricevuto informazioni sul
ciclo mestruale tramite televisione e corsi scolastici di educazione sessuale, ma
questo può avvenire solo quando lo sviluppo è successivo ai quattordici anni di
età. Negli altri casi si è visto come l’informazione tra donne si sia dimostrata
abbastanza carente. Non sapendo quindi di cosa si tratti effettivamente, le bambine spesso si spaventano alla vista del primo sangue mestruale e non sanno
come reagire all’evento. In questi casi la prima persona con cui ci si confronta è
solitamente la madre.
«… estaba asustada porque me acuerdo que estaba sentada viendo la televisión y cuando me levanté
yo me sentí como mojada y mi mamá me dijo: «Chavala venís para acá» y me mandó a bañarme y
ya me dio unos trapitos para ponerme. No sabía yo, lloraba y lloraba entonces ella me comenzó a
decir que esto era normal, que cada mes me iba a bajar y que así es durante toda mi vida hasta que
lleve una edad y me va quitar. Pero se asusta uno cuando no sabe esto, se asusta.»2.
Quando la figura materna manca si fa riferimento alla persona che riveste il ruolo più affine, che sia una parente o una coabitante che negli anni si è presa cura
dell’adolescente. Data l’ampia diffusione di molestie sessuali a danno di giovani
e giovanissime, il primo flusso mestruale può anche essere frainteso ed interpretato come la conseguenza di una violenza: infatti le donne adulte si preoccupano
spesso di chiedere se vi sia stato qualcosa che ha provocato la fuoriuscita di
sangue.
«… cuando yo le dije eso a mi abuelita, pues que yo andaba sangrando allí de mis partes, ella ya
me puso a decir que si era que yo había traveseado o me habían tocado o qué. Yo le dije que no,
entonces ella me dijo: «Entonces esta es tu regla». Ya me dijo que tenía que ponerme y cuantos
días me va a dilatar.»3.
In alcune circostanze, a causa della scarsa conoscenza delle dinamiche dello
sviluppo femminile, le giovani stesse temono di venire accusate di attività “immorali”.
«Fijase que cuando yo reglé yo no sabía que era regla, y cuando me vino esto empecé a llorar: «Mi
mama va a pensar que algún hombre me fregó» y era la regla.»4.
Però, le madri o le persone adulte di riferimento non riescono a superare l’imbarazzo causato dall’affrontare tematiche ritenute sconvenienti per bambine ed
Intervista a Paula, n° 38[83]; Appendice B.
Intervista a Norma, n° 14[33]; Appendice B.
4 Intervista a Miriam, n° 11[26]; Appendice B.
2 3 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
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adolescenti, allo stesso modo queste ultime si vergognano di sostenere discussioni sui propri cambiamenti fisici coi propri familiari. A causa di questo alcune
giovani crescono senza sapere minimamente niente delle dinamiche concernenti
il proprio corpo, né sono consce del collegamento tra il ciclo mestruale e la capacità riproduttiva della donna.
«Fijase que no me habían explicado nada, tuve un gran susto allí. Mi mamá para estas ocasiones
ella no comentaba el hecho porque dicen que a uno le despierta la mente. Cuando la miraba
embarazada yo me asustaba porque esto ella no lo decía, de que como se hacían los niños ni nada
de esto. Me sorprendí bastante yo. En la primera ocasión una se siente toda rara porque no está
acostumbrada, pero con el tiempo uno ya se va adaptando que ya es mes a mes la cosa.»5.
Nei casi in cui nessun familiare fornisca adeguate informazioni, le ragazze si
rivolgono alle coetanee, che spesso non ne sanno molto di più. L’istituzione
scolastica, per quanto carente, può rappresentare in questi momenti un’altra
fonte di conoscenze, per quanto spesso forniscano un’istruzione incompleta su
sessualità e corpo femminile come luogo della riproduzione. In questi momenti
entra in gioco il rapporto personale che le studentesse instaurano con le proprie
insegnanti, per supplire alle carenze dell’educazione familiare.
«No sabía ni me habían explicado, simplemente se lo comunicaba a mis amigas del grupo. Me
asusté, cuando me vino yo me asusté mucho. Yo les dije a mis amigas lo que me estaba sucediendo
entonces ellas lo dijeron a la profesora, porque como todas éramos de la misma edad y no todas
habíamos desarrollado, entonces ellas dijeron a la profesora que pasaba a mí y la profesora me
explicó y me dijo que le contara a mi mamá pero yo no se lo hice, a saber, tenía pena. Mi mama se
dio cuenta como a los ocho meses que ya me había venido, que ya estaba menstruada.»6.
Molte donne che non hanno ricevuto alcuna informazione non vogliono che le
proprie figlie provino le stesse paure ed affrontino lo sviluppo con egual incoscienza. Queste madri si preoccupano, quindi, di informare e preparare le bambine ai cambiamenti, facendo loro conoscere le dinamiche del corpo femminile attraverso la compartecipazione ai piccoli gesti quotidiani legati al ciclo mestruale
e rendendo noto il legame esistente tra sviluppo femminile e procreazione.
«… yo hablo con mi hija. Mi niña ya tiene catorce años, antes que a ella le bajara su primera
menstruación yo le decía que le iba a llegar la regla y como cuando se me bajaba yo decía: «Pasáme
la toalla sanitaria», entonces ella me decía: «¿Mama y a mí?», «A vos te va a bajar, vas a haber
una edad que te va a bajar». Entonces yo le comencé a hablar, «Es que va a usar esto y que…».
Y ahora con la cuestión de los embarazos yo le digo, porque ya tiene catorce años, ya que regle
ya hay peligro. Entonces yo le digo: «No te hacer tocar ni allí ni acá…». Mire la noticia de las
muchachitas de doce, catorce años que están teniendo hijos, entonces yo le comienzo a hablar
también ya de esto, que se cuide.»7.
Intervista a Lidia, n° 30[74]; Appendice B.
Intervista a Carmen, n° 28[72]; Appendice B.
7 Intervista a Julia, n° 5[10]; Appendice B.
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In questa maniera le madri tentano di evitare alle figlie i timori e l’imbarazzo
provato in gioventù, oltre a metterle in guardia sulla possibilità di incorrere in
gravidanze indesiderate.
Persino i cambiamenti fisici propri della crescita intimoriscono alcune giovani,
ma presto all’imbarazzo si sussegue la consapevolezza della propria femminilità,
si diventa donne e si inizia a truccarsi e a vestirsi come tali.
«También como dicen le comienza a salir las chichitas a una y todo me sentía más bella, ya una
anda así, ya una no camina sucia, porque cambia uno, ya una apena desarrolla y se mira bonita ya
no camina sucia, ya hacer peine, pintarse y todo.»8.
Le giovani nicaraguensi iniziano ad esprimere la propria sessualità già dalla pubertà. La cura dell’aspetto fisico assume un ruolo centrale nella quotidianità,
infatti anche le ragazze appartenenti ai ceti meno abbienti spesso hanno le unghie
di mani e piedi colorate con vivaci smalti ed adornate da minuscoli disegni, anche i denti vengono decorati con sagome in metallo o colorate, l’abbigliamento
per uscire di casa viene accuratamente scelto e si presta molta attenzione ad
acconciature e trucco.
Inizia così a fiorire la femminilità ed il passaggio tra essere adolescenti e giovani
donne si svela attraverso una trasformazione alquanto rapida.
6.2 La prima esperienza sessuale tra timori e cambiamenti
Le donne con cui ho parlato hanno iniziato la loro vita sessuale prevalentemente
tra i quattordici ed i sedici anni, seguendo abbastanza l’andamento indicato negli
studi9 sulla sessualità adolescenziale a León. Questi dati si pongono in contrasto
con il debutto sessuale desiderato, che le intervistate hanno indicato attorno ai
vent’anni.
Nelle aree rurali ed in quelle suburbane l’iniziazione sessuale femminile è precoce rispetto alle zone urbane centrali, come anche educazione10 e classe sociale
influenzano l’età a cui avviene il primo rapporto.
Nella prima adolescenza non c’è una grande differenza tra il debutto sessuale
di uomini e donne, ma cambia invece nella tarda adolescenza, dove troviamo
un gruppo abbastanza consistente di ragazzi che hanno già attraversato la prima
esperienza sessuale, affiancato da un numero di ragazze decisamente più esiguo.
Intervista a Paula, n° 38[83]; Appendice B.
PEÑA, R., ZELAYA BLANDÓN, Elmer, LILJESTRAND, Jerker, DAHLBLOM, K. e
PERSSON, Lars Å., Salud reproductiva e infantil en León. Un estudio comunitario en Nicaragua,
Octubre-Diciembre 1993, Departamento de Medicina Preventiva UNAN - León, Departamento de
Epidemiologia y Salud Pública, Universidad de Umeå, Suecia 1995; p. 11.
10 ZELAYA BLANDÓN, Elmer, Teenage sexuality and reproduction in Nicaragua – Gender and
social differences, Department of Epidemiology and public Health, Umeå University, Svezia 1996;
p. 20.
8 9 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
337
La prima relazione sessuale ha determinato un cambio nella vita delle donne che
ho conosciuto, difatti ventisette affermano di essersi sentite «más mujerona»11,
altrettante hanno notato cambi fisici, mentre venticinque sostengono di essersi
sentite molto “strane”.
«Me sentí muy diferente, ya no es igual, más mujer... cambió mi cuerpo, cambió ya la forma de
pensar también. Ya éramos dos.»12.
Quasi la metà delle intervistate ha affrontato il primo rapporto con paura e vergogna, proprio a causa di tabù e scarse conoscenze sulle dinamiche della sessualità.
«Tuve miedo, como nunca a uno le hablan en la casa de esto o sea, en esto tiempo no se entera
uno por sus padres sino que en los colegios, en la televisión ya saben.»13.
Oltre a questo persiste il timore, comune a molte donne nel mondo, che viene
associato alla rottura dell’imene, al sangue ed al dolore.
«Tenía un poco de miedo, es normal, uno sangra.»14
e ancora,
«Fue dolorosa, tenía mucho miedo.»15.
Nella società nicaraguense viene attribuito un valore considerevole16 alla
verginità femminile, qualcosa di prezioso da preservare, mentre per gli uomini le
numerose relazioni sessuali sono simbolo di virilità.
Ciò che a volte spaventa nell’intraprendere la prima esperienza sessuale è la possibilità di essere abbandonate ed aver scelto di iniziare la propria vita sessuale
con un uomo che non rimarrà al tuo fianco.
«… la primera vez siempre una va con miedo porque tal vez uno se mete con su pareja sin conocerla
suficiente entonces este es el miedo, que lo dejen a uno.»17.
La gran parte delle mie interlocutrici ha affrontato la prima relazione sessuale
prima di convivere o sposarsi, nonostante quasi tutte sostengano che avrebbero
preferito attendere la stabilità della coppia.
Intervista a Lucía, n° 27[71]; Appendice B.
Intervista a Sabina, n° 45[98]; Appendice B.
13 Intervista a Patricia, n° 43[92]; Appendice B.
14 Intervista a Ángela, n° 29[73]; Appendice B.
15 Intervista a Ernestina, n° 13[32]; Appendice B.
16 ZELAYA BLANDÓN, Elmer 1996; p. 19.
17 Intervista a Diana, n° 33[78]; Appendice B.
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Marianna Tamburini
«… ahora no hay esperanza por el casamiento, sería mejor casarse y tener su primera relación
cuando una se casa.»18.
La società, quindi, non approva le relazioni tra adolescenti e può arrivare a osservare anche un semplice scambio di battute tra giovani finendo per mal giudicare
la ragazza e mai l’uomo, poiché è questa che dovrà presto imparare a tutelarsi ed
il non farlo significa non essere una donna rispettabile.
«Mejor si la gente no te mira, a mí me gusta estar aquí, vivir más sola, porque la gente no te mira.
Porque a veces hay gente que son chismosas, a una no la pueden ver que está platicando con un
varón, que sea un primo, que ya van diciendo: «¡Mira! ¿Quién es esto? Es un primo, es algo, es un
novio, es su querido…», porque a veces la gente piensa mal. Una vez estaba platicando aquí nomás
con un chavalo y una chavala dijo que era mi querido, una otra que era mi novio, después me daban
bromas que yo le gustaba… y yo estaba sólo platicando. Van diciendo que una hace locura, que va
con chavalos, todas estas mentiras. Esta gente me cae mal.»19.
Ci sono altri due importanti fattori che vengono chiamati in causa nell’individuare il momento più appropriato per iniziare la propria vita sessuale: la maturità
della ragazza e il compimento di almeno parte dei suoi sogni di gioventù.
«Hoy yo pienso y analizo que la edad correcta es después de haberte preparado en tu estudio,
de haberse realizado como mujer. Digo yo que es bonito cuando una muchacha ya por lo menos
realiza los sueños de la juventud: estudiar, prepararte, graduarte… yo digo después ya tener, pues,
las relaciones sexuales.»20.
Il motivo per il quale viene sottolineata l’importanza di aver già raggiunto una
buona educazione scolastica ed un adeguato livello di maturità per intraprendere
il primo rapporto è il breve21 lasso di tempo che intercorre tra il debutto sessuale
e la prima gravidanza. Difatti la prima maternità segue di poco la prima relazione
sessuale, similmente il periodo in cui due giovani si frequentano22 prima di
decidere di formare una famiglia è decisamente breve.
Non a caso la gravidanza è annoverata tra i cambiamenti che la prima esperienza
sessuale comporta.
Intervista a María, n° 21[62]; Appendice B.
Intervista a Alma, n° 24[67]; Appendice B.
20 Intervista a Sandra, n° 34[79]; Appendice B.
21 PEÑA, R., ZELAYA BLANDÓN, Elmer, LILJESTRAND, Jerker, DAHLBLOM, K. e
PERSSON, Lars Å. 1995; p. 15.
22 MENDOZA GUEVARA, Eleazar José, OROZCO GONZÁLEZ, Roberto Carlos, PACHECO
TÉLLEZ, Claudia Verónica e PEREIRA BÁRCENAS, Lucía Yaneth, Razón del no uso de
anticonceptivos entre adolescentes con un embarazo actual non planificado, V año de medicina,
informe final, Universidad Nacional Autónoma de Nicaragua, UNAN - León, Facultad de Ciencias
Médicas, León, Nicaragua 2002; p. 16.
18 19 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
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«Cambió bastante... me quedé embarazada.»23.
La maggior parte delle mie interlocutrici ha affermato di non aver adoperato
sistemi di pianificazione familiare durante il primo rapporto, le poche volte in
cui invece è stato usato un contraccettivo è stato l’uomo a proporlo ed il metodo
prescelto è sempre il profilattico.
Il mancato utilizzo di sistemi di controllo della fecondità evidenzia l’insufficienza delle informazioni che le giovani nicaraguensi ricevono sui metodi anticoncezionali, una carenza di conoscenze legata ad una generale inconsapevolezza
reale o socialmente imposta della pratica sessuale e della complessità del proprio
corpo.
«… no utilicé nada, todavía no estaba muy claro esto.»24.
Oltre a questo il giudizio della gente, e soprattutto quello dei familiari, porta ad
intraprendere le prime esperienze sessuali di nascosto, rendendo così più difficile
accedere ai metodi contraccettivi. Difatti non è raro che in una piccola comunità
tutti si conoscano e sia difficile per un adolescente rivolgersi ai centri di attenzione sanitaria o recarsi in farmacia senza imbattersi in conoscenti che presto
informeranno la famiglia.
«Estaba con un tremendo miedo porque mis padres no se daban cuenta, andábamos escondidos,
entonces andaba con miedo porque decía: «Si se da cuenta mi mama dios nos guarde…». Tenía
bastante miedo.»25.
Non vengono utilizzati nemmeno sistemi naturali di controllo della fertilità, che
possono evitare l’imbarazzo della breve sospensione dell’attività sessuale comportata dall’utilizzo del preservativo.
Anche alcune donne adulte, infatti, non hanno ben chiari i giorni di maggior
fertilità durante il proprio ciclo mensile. Più di quaranta intervistate affermano
di non aver la minima idea di quale sia il periodo in cui è più probabile incorrere in una gravidanza, venti sostengano questo sia subito dopo il termine del
flusso mestruale, mentre la maggior parte delle restanti dichiara di non saperlo
con precisione, di averne solo sentito parlare, indicando svariati lassi di tempo
discordanti tra loro.
23 24 25 Intervista a Ernestina, n° 13[32]; Appendice B.
Intervista a Carmen, n° 28[72]; Appendice B.
Intervista a Sandra, n° 34[79]; Appendice B.
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Marianna Tamburini
6.3 La sessualità nel rapporto di coppia
Quasi tutte le donne con cui ho parlato trovano piacere nella relazione sessuale,
mentre i significati attribuiti all’atto in sé sono molteplici. Per settantadue delle
intervistate l’amore ed il piacere della coppia sono i primi motori della sessualità. Nel corso del tempo, però, il significato attribuito all’atto sessuale può cambiare.
«En ese momento era para tener hijos… ahora es por deseo.»26
Alcune delle mie interlocutrici annoverano tra le motivazioni del calo di desiderio sessuale l’utilizzo di metodi anticoncezionali a base ormonale, questi difatti
possono alterare il piacere femminile. A sostegno di ciò, oltre che all’esperienza
di molte donne, possiamo trovare anche numerosi studi scientifici che attribuiscono un legame tra pillola e sessualità femminile.
«Poco, fijase que yo antes, al principio, a mí me gustaba bastante pero ahora yo digo será la
inyección… a mí me dijo el doctor, la vez pasada cuando me fui me dijo que es la inyección que
hace que las mujeres, así casi no. […] deseo del varón porque… yo pienso que… o será que como
yo casi no... »27.
Per altre ventisei intervistate, invece, il fine della relazione sessuale è la procreazione, soprattutto per quanto concerne i primi anni di attività sessuale.
«… primeramente porque yo quería como le digo tener hijos, pero después ¡yay! a veces
porque el compañero, si lo tenés el compañero, si el compañero quiere… ya. Con las últimas
relaciones ya no quería más chavalos, pero las tenía lo mismo.»28.
Alcune donne hanno asserito che a volte decidono di avere una relazione sessuale per soddisfare il proprio compagno: il desiderio di sessualità nella coppia
rimane frequentemente prerogativa dell’uomo ed il non appagarlo può essere
causa di separazione.
«Para serle sincera a veces para hacer satisfacción a él.»29.
L’infedeltà maschile è molto diffusa in Nicaragua, mentre per le donne continua
a perdurare l’ideale di un unico compagno per tutta la vita con cui costruire il
proprio futuro e la propria vita familiare. Molte donne cercano di creare una
famiglia con ogni uomo con cui intraprendono una relazione sentimentale e la
26 27 28 29 Intervista a Julia, n° 5[10]; Appendice B.
Intervista a Rosa, n° [14]; Appendice B.
Intervista a Celia, n° 3[8]; Appendice B.
Intervista a Yolanda, n° 20[70]; Appendice B.
“Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
341
paura di essere lasciate sole a dover provvedere alla prole è parte integrante di
questa dinamica.
6.4 Promiscuità sessuale e malattie sessualmente trasmissibili
La frequente promiscuità sessuale maschile, congiuntamente ad altri fattori,
ha portato un aumento dell’incidenza delle malattie sessualmente trasmissibili
all’interno dei nuclei familiari. Difatti una delle rappresentazioni tangibili del
machismo nicaraguense è l’effettiva pratica poligamica30 maschile, in contrapposizione ad una propensione monogamica femminile.
«… cuando ellos se van y le ponen a la mujer en frente su cabeza, en frente su cara, otra mujer allí
no pasa nada porque es el hombre.»31.
Questo comporta un forte squilibrio in gran parte dei rapporti di genere, il corpo
stesso diviene uno dei tanti luoghi di potere in cui questo divario si fa tangibile,
tramite la pratica sessuale e la responsabilità del controllo della procreazione. Le
nicaraguensi sono ben consapevoli dell’abituale promiscuità sessuale di molti
uomini e della responsabilità dell’infedeltà maschile nell’aumento di malattie e
infezioni a trasmissione sessuale.
«… hay hombres que no les gusta, pero es importante que lo usen porque hay hombres que tienen
sus esposas y ya andan con otras parejas y transmiten infecciones a sus esposas.»32.
Molto spesso le professioniste del sesso si tutelano più delle mogli o delle compagne di uomini infedeli e di questo le donne con cui ho parlato sono ben consce.
«No me cuido, tengo confianza en mi nueva pareja. Le dije a mi pareja que tenía ganas de usar
condones por el SIDA. La mayoría la cogen las mujeres, por culpa de los hombres que van con
todas. Las prostitutas son las únicas que se cuidan, ¡las mujeres no! Me gustaría evitarlo.»33.
All’interno della coppia, infatti, il preservativo non viene utilizzato soprattutto
perché percepito come simbolo di malafede, una rappresentazione tangibile della
poca fiducia riposta nell’affetto del compagno e nella sua fedeltà, come succede
30 BERGLUND, Staffan, LILJESTRAND, Jerker, MARÍN, Flor de María, SALGADO, Norma
e ZELAYA BLANDÓN, Elmer, “The background of adolescent pregnancies in Nicaragua: a
qualitative approach”, in Elmer Zelaya Blandón, Teenage sexuality and reproduction in Nicaragua
– Gender and social differences, Department of Epidemiology and public Health, Umeå University,
Svezia, paper I 1996; p. 7.
31 Intervista a Doña Marina Isabel Maradiaga Pérez; Appendice A.
32 Intervista a María, n° 21[62]; Appendice B.
33 Intervista a Ofelia, n° 18[46]; Appendice B.
342
Marianna Tamburini
anche in Brasile34 ed altri paesi latinoamericani. La moralità religiosa propria
della Chiesa evangelica, però, proibisce la poligamia ed è vista da molti nicaraguensi come un vero e proprio dogma, tanto da rendere certa la fedeltà dell’uomo
agli occhi della compagna.
«Es útil cuidarse contra las enfermedades que hay, pero yo gracias a dios no utilizo condones
porque mi marido es evangélico y en la iglesia que nosotros estamos no lo permiten que ellos como
hombres tengan otras mujeres porque si no lo ponen en disciplina. Entonces yo digamos no tengo
porque dudar de él.»35.
Alcune donne, però, si rendono conto dell’esigenza di proteggersi dovuta alla
diffusione dell’infedeltà coniugale, ma spesso gli uomini non vogliono utilizzare
il profilattico soprattutto per motivi di sensibilità e scomodità.
«Porque él no quería usar esto. Nunca he tenido confianza en él, ha sido bastante bandido.»36.
Difatti più di cinquanta delle mie interlocutrici hanno concluso che ad il proprio
compagno non piaccia il profilattico principalmente per una questione di perdita
della sensibilità e di piacere fisico.
«Ponerse el preservativo no les gusta, algunos dicen: «Porque es este hule que es feo que… no sé
cuanto», estos hombres.»37.
Diciotto, invece, reputano il rifiuto maschile un sintomo dell’ideologia machista
diffusa in Nicaragua.
«… a veces con el papá del niño le preguntaba, pero a él no le gustaba utilizar condones, aquí en la
farmacia le venden, no le gusta comprar nada a estos chavalos que son así vagos.»38.
Anche svariate intervistate affermano di trovare scomodo il preservativo, anche
se continuano a ritenerlo indispensabile nel momento in cui viene messa in dubbio la fedeltà coniugale.
«… a mi marido no le gusta porque siente diferente al contacto piel con piel y el plástico no
le gusta. A mí también no me gusta pero si veo que hace algo malo yo lo uso y él tiene que
comprender también.»39.
RIBEIRO COROSSACZ, Valeria, Il corpo della nazione – Classificazione razziale e gestione
sociale della riproduzione in Brasile, Centro d’Informazione e Stampa Universitaria – CISU,
Roma 2004 (a); p. 170.
35 Intervista a Miriam, n° 11[26]; Appendice B.
36 Intervista a Carmen, n° 28[72]; Appendice B.
37 Intervista a Julia, n° 5[10]; Appendice B.
38 Intervista a Alma, n° 24[67]; Appendice B.
39 Intervista a Martha, n° 10[25]; Appendice B.
34 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
343
Molte nicaraguensi riconoscono e criticano l’atteggiamento maschile di totale
disinteresse verso il controllo della fertilità e la tutela della salute femminile.
«... porque son machistas, ellos piensan que sólo nosotras, ellos no, sólo nosotras tenemos que
planificar y cuidarnos.»40.
Alcune donne quindi tentano di tutelarsi mettendo in atto altre pratiche che non
comportino la collaborazione attiva del compagno, ma questi sistemi sono per
lo più inefficaci.
«Yo sabía que si él andaba con otra tenía que abstenerse así a mí no me iba a pasar nada. Él tenía
sus aventuras pero no estando conmigo.»41.
L’astinenza periodica viene spesso utilizzata come método di salvaguardia della
salute, ma è assolutamente inutile per la maggior parte delle malattie sessualmente trasmissibili.
«No me cuido, yo tengo confianza en mi marido y después antes yo sabía que él era muy mujerero,
muy pícaro, entonces cuando salía así a la calle yo no tenía relaciones con él hasta el siguiente
día.»42.
Questo indica che, nonostante le numerose campagne che gli operatori sanitari
dichiarano di aver messo in atto sul territorio, le informazioni a cui ha accesso la
popolazione femminile si sono dimostrate decisamente scarse.
Numerose intervistate dichiarano di non aver molta fiducia nell’utilizzo del
preservativo, sia come metodo anticoncezionale che come protezione. In ogni
caso, anche le poche che hanno deciso di tutelarsi facendo uso del profilattico, lo
hanno adoperato in maniera discontinua, come succede in quasi tutto il paese43,
limitandone, così, notevolmente l’efficacia.
«… uno sería ideal sólo estar con su pareja, verdad, pero no sólo la mujer sino también el hombre
y esto es muy difícil. Lo más que dicen para evitar las enfermedades es el condón pero yo no creo
en esto porque han salidos muchos enfermos utilizando el condón, entonces no es tan efectivos
como dicen.»44.
Anche i brigadistas de salud, nei loro corsi di formazione, approcciano le problematiche di salute sessuale collegandole alla promiscuità ed all’infedeltà. In queIntervista a Dora, 41[90]; Appendice B.
Intervista a Ángela, n° 29[73]; Appendice B.
42 Intervista a Johana, n° 17[45]; Appendice B.
43 PEÑA, R., ZELAYA BLANDÓN, Elmer, LILJESTRAND, Jerker, DAHLBLOM, K. e
PERSSON, Lars Å. 1995; p. 14.
44 Intervista a Teresa, n° 46[99]; Appendice B.
40 41 344
Marianna Tamburini
sto modo non viene sicuramente agevolata la scelta dell’utilizzo del preservativo
che quindi presuppone il mettere in discussione la fedeltà coniugale. Molte donne non sono realmente disposte ad accettare questa visione del proprio rapporto
di coppia, dato che implicherebbe inevitabilmente sofferenza e crisi della relazione. A fronte di questo si preferisce porre fiducia nel proprio compagno, come
per altro succede in molti altri paesi.
Le donne con cui ho parlato hanno una conoscenza decisamente approssimativa
su come si possa trasmettere l’HIV. Difatti, oltre i rapporti sessuali e le trasfusioni, le intervistate elencano numerose pratiche considerate non sicure, come lo
scambio di saliva, la condivisione dello spazzolino da denti o il semplice contatto fisico.
«… dicen que el SIDA se pasa tocando la persona y empiezas a tener inquietudes y entonces
preguntas y te informas.»45.
Allo stesso modo sedici sono convinte di poter capire solo guardando una persona se è sieropositiva, prevalentemente da magrezza, calvizie, epidermide escoriata e febbre. Oltre a questo nessuna è al corrente della differenza tra HIV e
sindrome di immunodeficienza acquisita, accostandoli in una stessa spaventosa
entità. Nonostante tutte ritengano che i test di sieropositività siano una pratica
da adottare, solo ventiquattro vi si sono sottoposte, con grande timore, durante i
controlli prenatali.
«Me atendieron bien, pero claro que estaba con miedo, porque por mí casi no, verdad, pero usted
sabe que los hombres son bien mujereros y tuve miedo un poquito.»46.
Anche nell’eseguire il test, quindi, entra in atto la paura della promiscuità del
compagno.
Il timore dell’infedeltà coniugale, assieme a quello dell’abbandono, rimane per
le nicaraguensi una caratteristica intrinseca della sessualità: provocante, maliziosa, quanto a volte distante dai reali desideri della donna. La pratica sessuale e la
sensualità si trasfigurano, muovendosi dal piacere alla capacità di procreare, sino
a divenire occasionalmente uno strumento per assicurarsi la presenza dell’uomo
al proprio fianco o un dovere a cui ottemperare anche quando non lo si desideri.
«Con el primero vivíamos juntos pero algunas veces me sentía mal porque me obligaba, me sentía
mal, como violada. Y él con otras. Me sentía muy mal en ese particular.»47.
45 46 47 Intervista a Ofelia, n° 18[46]; Appendice B.
Intervista a Paula, n° 38[83]; Appendice B.
Intervista a Ofelia, n° 18[46]; Appendice B.
“Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
345
6.5 Pratiche di dominio
Il machismo è parte integrante della cultura nicaraguense e si manifesta nella
maggior parte delle sue rappresentazioni della realtà e delle prassi quotidiane. Il
corpo femminile diviene, quindi, il luogo in cui le pratiche di dominio prendono
forma e diventano tangibili attraverso differenti strutture di potere.
A partire dai sistemi di coercizioni della volontà, come il desiderio di controllo
sulla fecondità femminile proprio dell’uomo messo in atto tramite l’imposizione
della propria volontà di prole o il ruolo circoscritto di madre e moglie assegnato
alla donna dalla società, ci si può spingere sino a vere e proprie azioni di brutale
prevaricazione fisica.
La Costituzione nicaraguense sancisce l’uguaglianza tra uomini e donne e dovrebbe tutelare la persona da ogni forma di discriminazione.
«Todas las personas son iguales ante la ley y tienen derecho a igual protección. No habrá
discriminación por motivos de nacimiento, nacionalidad, credo político, raza, sexo, idioma,
religión, opinión, origen, posición económica o condición social.»48.
Il Nicaragua ha inoltre aderito49 nel 1981 alla Convención sobre la Eliminación
de todas las Formas de Discriminación contra la Mujer (CEDAW) ed alla
Convención Interamericana para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia
contra las Mujeres nel 1995.
Nonostante questo la violenza e le percosse fanno parte delle dinamiche relazionali di numerose coppie, tanto che dieci delle donne con cui ho parlato hanno
annoverato i maltrattamenti tra i fattori difficili da affrontare in una gravidanza,
come è già stato illustrato.
«… a veces los maltratos físicos, psicológico que son lo más difíciles de borrar, muchas veces esto
puede provocar problemas.»50.
Altre intervistate hanno addotto la violenza domestica come causa possibile della propria sterilità, dato che, vista la frequente prossimità tra prime relazioni
sessuali e prima gravidanza, se il concepimento non avviene nei primi anni di
rapporto è abbastanza comune dubitare della capacità di procreazione femminile, senza mai mettere in dubbio la fecondità maschile.
Constitución Política de Nicaragua, art. 27.
OROZCO ANDRADE, Patricia, “Femicidio en Nicaragua”, in Comité de América Latina y
el Caribe para la defensa de los Derechos de la Mujer (CLADEM), Investigación feminicidio Monitoreo sobre femicidio/feminicidio en El Salvador, Guatemala, Honduras, México, Nicaragua
y Panamá 2007; p. 126.
50 Intervista a Sandra, n° 34[79]; Appendice B.
48 49 346
Marianna Tamburini
«… en mi primera relación fue espontáneo, verdad, entonces no hubo tiempo de comprar
anticonceptivos. Cuando yo me fui con él seguimos así sin planificar, ya no salía embarazada, yo
cumplí un años de estar junto con él y salí embarazada, verdad, pero tenía debilidad, tenía esto,
tenía el otro y de dos meses y medio de ese me cayó, después de esto cuando yo salí del hospital me
dieron pastillas anticonceptivas para planificar pero ni él quiso ni yo quise tampoco, porque nunca
antes lo había hecho, me parecía que me iba a engordar o que esto, ya. Pero un año más estuve
con él y no volví a salir embarazada. Yo creo que es por la situación que yo vivía porque yo tenía
muchos problemas con él, él me golpeaba entonces a veces esto no deja uno que funcione normal,
verdad, porque cuando después conocí al papa de ellas es que fue rápido, yo salí embarazada
rápido.»51.
In una ricerca del 1998 il 35%52 delle donne interpellate avevano subito violenza
e percosse nell’anno precedente. A quasi un decennio di distanza la situazione è
sicuramente cambiata, anche se non quanto ci si sarebbe aspettati: in uno studio53
del 2007 il 27% delle intervistate afferma di avere subito maltrattamenti fisici nel
corso della loro vita, l’8% nei precedenti dodici mesi, il 21,2% è stata oggetto
di violenza verbale e psicologica nel corso dell’anno precedente e nello stesso
lasso di tempo il 9% ha subito abusi sessuali. La gran parte degli atti di violenza
vengono commessi dal compagno della vittima o da un ex-partner.
I maltrattamenti diventano, quindi, parte di una quotidianità relazionale ed anche
gli agenti di pubblica sicurezza affrontano la violenza domestica come una questione meramente privata54.
«... el mío varias veces me dio mis toques»55.
La violenza carnale non è poi trattata con modalità molto differenti, basti pensare
che il consenso della vittima ad un matrimonio riparatore può garantire l’immunità
allo stupratore, come succedeva anche in Italia sino al 1981. Il Codice Penale del
Nicaragua è stato riformato solo nel 199256, eliminando i requisiti di pudore,
buona fama, onorabilità e docilità sino a quel momento necessari alla donna
per poter ricorrere alla giustizia. È utile ricordare che anche nel nostro paese lo
stupro era considerato dalla legge un reato contro la moralità pubblica ed il buon
costume, diventando crimine contro la persona solamente nel 1996.
Le vittime di abusi sessuali sono prevalentemente57 casalinghe, studentesse,
Intervista a Dora, n° 41[90]; Appendice B.
OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 129.
53 INSTITUTO NACIONAL DE INFORMACIÓN DE DESARROLLO (INIDE), Informe
Preliminar. Encuesta Nicaraguense de Demografía y Salud ENDESA 2006/07, Proyecto ENDESA,
Instituto Nacional de Información de Desarrollo (INIDE) e Ministerio de Salud (MINSA),
Managua, Nicaragua 2007; p. 51.
54 OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 123.
55 Intervista a Miriam, n° 11[26]; Appendice B.
56 OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 127
57 OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 139.
51 52 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
347
bambine e adolescenti, per lo più di età58 compresa tra i diciannove ed i ventiquattro anni, sappiamo anche che la maggior parte delle donne subisce violenza
tra le mura domestiche.
La presenza di un compagno della madre differente dal padre o quella di altri
uomini estranei al nucleo familiare comporta un aumento59 del rischio di violenza per le giovanissime, soprattutto in età preadolescenziale ed adolescenziale.
In questo caso raramente la giovane si rivolge ai genitori o alle istituzioni pubbliche, ma è probabile che cerchi il sostegno di altre parenti di sesso femminile,
esterne al nucleo domestico.
«Si ella se siente violada, si el padrastro la viola, puede buscar la abuela. Si el padrastro la viola
la primera vez después el padrastro puede rehacerlo, entonces tiene que buscar alguien que la
ayude.»60.
Giovani e giovanissime sono più soggette a provocazioni e molestie, anche al di
fuori della propria dimora.
«Me caen mal los muchachos que me dan broma, una vez el chavalo de la esquina me tocó la nalga,
«Calmáte vos, no me tocar», pero como me tocó, tenía la esquina para acá, le di una pedada y él
hice como para agarrarme a la fuerza, me quería arrinconar aquí por hacerme algo pero yo le di
una pedada en las patas, un garrotazo le di. Hay muchos muchachos que molestan. Lo único es no
hacerles caso, no hablarles, también se te ofrecen algo o te quieren regalar algo.»61.
A volte, però, anche se si tenta di evitare situazioni di rischio, non si riesce a
sottrarsi alla violenza, soprattutto in un paese dove questa è così largamente
diffusa.
«... pero estuve andando en León, donde mi papá, allá en León me violaron. Un muchacho de allí
del colegio, pues, al salir de la escuela, mi papá me sacó porque un chavalo de allí me agarró a la
fuerza, me tapó la boca, me rompió el vestido y no me soltaba y cuando él me violó, mi papá me
sacó de la escuela.»62.
Alma parla con distacco della sua esperienza, nonostante questa abbia inciso
pesantemente sulla sua vita e sulla sua emotività. Ora ha lasciato León e vive
con una zia nella Ciudadela Primera Calle, insediamento abitativo costruito nei
pressi del pueblo costiero de Las Peñitas dopo che quest’ultimo è stato distrutto
dal maremoto.
Come molte altre giovani nicaraguensi Alma ha deciso di non denunciare lo
58 59 60 61 62 INSTITUTO NACIONAL DE INFORMACIÓN DE DESARROLLO (INIDE) 2007; p. 30.
ZELAYA BLANDÓN, Elmer 1996; p. 24.
Intervista a Margarita, n° 4[9]; Appendice B.
Intervista a Alma, n° 24[67]; Appendice B.
Intervista a Alma, n° 24[67]; Appendice B.
348
Marianna Tamburini
stupratore per timore di essere discreditata e di doversi esporre ulteriormente
all’opinione della gente ed alla vergogna pubblica.
«… tiene otra mujer, no lo denuncié porque como me dijo ella que yo no lo denunciara porque
como ya me había agarrado y me había violado, entonces no lo denuncié ni nada, allí lo dejamos.
No queríamos que lo echaron prenso porque tenía miedo porque si va a decir que tenía la culpa por
andarlo buscando a él... si paso por la calle me da broma pero yo no le hablo, ahorita lo miré y me
da broma, ni caso le hago.»63.
Le paure di Alma rientrano in un sistema di pensiero socialmente condiviso che
vede la donna come adescatrice. Secondo questa concezione la giovane conduce
l’uomo quasi “forzatamente” a compiere l’atto di violenza, essendo questo
impossibilitato a trattenersi per la sua natura maschile ed il bisogno di affermare
la propria virilità. La visione della donna tentatrice è rafforzata anche dal potere
ecclesiastico nicaraguense64, il quale, nonostante condanni lo stupro, sostiene che
la maggior parte degli abusi sessuali siano dovuti all’immoralità della vittima.
I movimenti di donne del Nicaragua si stanno adoperando proprio per fare emergere i casi di violenza, promuovendone la denuncia legale65 e tentando di avviare
un processo che indebolisca la discriminazione di genere La stessa Fundación
para el Desarrollo Integral de la Mujer Indígena de Sutiaba si è occupata e si
occupa tuttora della tutela di donne vittime di percosse e maltrattamenti.
«Entonces fuimos organizando mujeres. Después, como en el ’85-’87, si le pegaban a una mujer,
la mujer se venía por acá a la Casa de la Mujer «Para que allí me ayuden a ir a poner la denuncia,
que me manden a una casa que me acoja» y así lo fuimos organizando.»66.
Nonostante l’ampia diffusione dei fenomeni di abuso sessuale, il governo
nicaraguense non ha ancora adottato né una reale politica di prevenzione, né
programmi67 che tutelino la donna che ha subito violenza, infatti nel 2002
troviamo in tutto il paese solo quattordici68 Comisarías de la Mujer y la Niñez,
istituzioni create per fornire un’adeguata attenzione alle denuncie di violenza
fisica e sessuale. Il sistema legale e politico del paese si uniforma quindi alla
visione comune di discriminazione femminile e finisce per aderire in numerose
sue prassi ad una costruzione di valori caratterizzata dal machismo e dalla disparità
tra uomo e donna: questa, infatti, non è percepita come un reale problema sociale,
Intervista a Alma, n° 24[67]; Appendice B.
OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 137.
65 BARAHONA, Milagros, Familias, hogares, dinámica demográfica, vulnerabilidad y pobreza
en Nicaragua, serie población y desarrollo n° 69, Comisión Económica para América Latina
(CEPAL), Naciones Unidas, Santiago del Chile, Chile 2006; p. 30.
66 Intervista a Miriam, n° 11[26]; Appendice B.
67 OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 135.
68 ESPINOZA GONZÁLEZ, Isolda, Perfil de género de la economía nicaraguense en el nuevo
contexto de la apertura comercial, ed. UNIFEM, Managua, Nicaragua 2004; p. 85.
63 64 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
349
ma più come un elemento caratteristico della cultura nicaraguense. In una società
di per sé stessa abituata all’uso della violenza nelle pratiche relazionali, la donna
nicaraguense, assieme ai bambini, diviene una delle figure più soggette all’abuso,
in un sistema di rappresentazioni costruito sullo scompenso di potere nei rapporti
di genere e su strutture di sottomissione e prevaricazione che vengono sostenute
e perpetuate dalle donne stesse.
6.6 Le differenze di genere nella ripartizione dei ruoli sociali
Nella società nicaraguense la divisione dei ruoli attribuita al genere è tuttora
decisamente netta. Il mondo della donna è prettamente quello domestico, è nella
casa infatti che passa il suo tempo e costruisce la sua socialità, mentre l’uomo
continua a mantenere una vita sociale individuale69 molto attiva. La nicaraguense
nella maggior parte dei casi è completamente dipendente70 dal punto di vista
economico dai parenti, dal compagno o dalla famiglia di questo, soprattutto in
seguito alla maternità.
Durante la rivoluzione sandinista vi sono stati numerosi tentativi di cambiare almeno in parte le dinamiche di potere che connotavano e connotano i rapporti di
genere. In questo particolare momento storico nacquero associazioni femminili
per la salvaguardia dei diritti delle donne e furono messe in atto campagne d’informazione, fornendo così alle nicaraguensi una possibilità di uscire dall’unico
mondo che sino a quel momento avevano conosciuto: la quotidianità domestica.
«... en el tiempo este del ’79 los maridos eran machistas porque a los maridos no le gustaba que
nosotros saliéramos a una reunión, no les gustaba que nosotros fuéramos a una actividad, ellos
podían ir pero nosotros como mujeres en la comunidad no. [...] Mire, a través de la revolución, en
el ’79, yo fui organizada. En el ’78 hubo una guerra en agosto, yo tenía quince días de haber parido
a mi hijo, yo no podía irme a organizar, hubo esta guerra y pasó, fue rápida. Pero en el ’79 ya mi
hijo estaba grande, ya tenía un año digamos, yo me fui a organizar allí, pues, con unos muchachos
y empecé a trabajar con ellos. Ya íbamos a recibir charlas y a mí me gustó porque yo iba a aprender
otras cosas que yo no las sabía, porque yo sólo sabía trabajo, trabajo y trabajo pero no sabía come
me va a congeniar con las personas que iba a conocer a través de los intercambios, de las reuniones,
se va a conocer personas y le doy gracias a dios de la revolución porque a través de eso yo me he
relacionado con otras personas, he ido a otras partes a tener intercambio. Entonces yo pienso que
69 MENDOZA GUEVARA, Eleazar José, OROZCO GONZÁLEZ, Roberto Carlos, PACHECO
TÉLLEZ, Claudia Verónica e PEREIRA BÁRCENAS, Lucía Yaneth, Razón del no uso de
anticonceptivos entre adolescentes con un embarazo actual non planificado, V año de medicina,
informe final, Universidad Nacional Autónoma de Nicaragua, UNAN - León, Facultad de Ciencias
Médicas, León, Nicaragua 2002; p. 18.
70 O’MALLY ALFARO, Jeannevive, Tesis para optar al título de especialista en gineco-obstetricia.
Planificación familiar y algunas perspectivas de embarazos en adolescentes. Hospital Escuela
Oscar Danilo Rosales. León, 1999 – 2000, Universidad Nacional Autónoma de Nicaragua, UNAN
- León, Facultad de Ciencias Médicas, León, Nicaragua 2001; p. 46.
350
Marianna Tamburini
a la gente también hay que hablarle de eso, decirle que si una no es organizada no vamos a tener
ningún cambio en la vida, pues.»71.
Negli anni ottanta furono create numerose cooperative lavorative che hanno rappresentato un’opportunità di autonomia ed indipendenza economica per molte
donne.
«A través de la revolución nos anduvimos y nos dieron y alcanzamos una manzana y un cuarto cada
uno, porque formamos una cooperativa, yo era la presidenta de esta cooperativa, formamos esta
cooperativa y luchamos porque siempre al más chiquito no querían darle tierra, lo daban al más
grandote, pero nosotros nos uníamos y logramos, éramos ocho. Ahora ya lo repartimos, cada quien
tiene su pedazo pero yo fui la presidenta de la cooperativa cuando nos unimos, los terratenientes no
querían dejar la tierra que nos habían regalado, entonces nosotros hacíamos este trabajo: íbamos a
dormir a la tierra para que no nos la quitaran y cuando llegaban miraban que allí estábamos. No me
da pena decir que en este particular mi marido no me apoyaba, porque era yo la que iba.»72.
Nonostante questo la situazione continua ad essere caratterizzata da una forte
disparità tra i generi.
Nel 2004 il tasso73 di partecipazione economica femminile è del 38,4%, a fronte
di quello maschile del 72,2%. Questa distribuzione dell’occupazione si può
osservare persino a livello dipartimentale, infatti le stime del censimento74 del
2005 registrano che il 69,34% delle residenti nel municipio di León con più di dieci
anni di età sono economicamente inattive, di queste il 53,8% sono casalinghe:
bisogna considerare che in queste cifre sono comprese anche le nicaraguensi che
svolgono lavori nel settore informale, come venditrici o domestiche.
La donna, però, contribuisce incisivamente alla vita familiare anche se spesso ciò
non avviene tramite il riconoscimento di un lavoro salariato.. Difatti occuparsi
dei minori, degli anziani e dei malati75, oltre che della cura della casa, è compito
prettamente femminile, sopperendo spesso alle carenze del settore terziario
statale76. Questo apporto all’economia del nucleo familiare non è minimamente
Intervista a Miriam, n° 11[26]; Appendice B.
Intervista a Miriam, n° 11[26]; Appendice B.
73 OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 131.
74 INSTITUTO NACIONAL DE ESTADÍSTICAS Y CENSOS – INEC, Cifras Oficiales - VIII
Censo de Población Y IV de Vivienda 2005, volumen IV Población –Municipios, Nicaragua 2006
(d); p. 430.
75 ZÚNIGA VALLE, César, “La coesistenza di sistemi medici in Honduras”, in Pino Schirripa
e Pietro Vulpiani (a cura di), L’ambulatorio del guaritore. Forme e pratiche del confronto tra
biomedicina e medicine tradizionali in Africa e nelle Americhe, Biblioteca di Antropologia
Medica/1, collana diretta da Tullio Sepilli, Fondazione Angelo Celli per una Cultura della Salute,
ed. Argo, Lecce 2000; p. 302.
76 MONTAÑO, Sonia, “Políticas para el empoderamiento de las mujeres como estrategia de
lucha contra la pobreza”, in Raúl Atria, Marcelo Siles, Irma Arriagada, Lindon J. Robison, Scott
Whiteford, Capital social y reducción de la pobreza en América Latina y el Caribe: en busca de un
nuevo paradigma, Comisión Económica para América Latina (CEPAL) e Universidad del Estado
de Michigan, Naciones Unidas, Santiago del Chile, Chile 2003; p. 364.
71 72 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
351
considerato e di frequente la donna viene percepita come peso dall’uomo ed essa
stessa spesso svaluta il suo operato. La situazione di dipendenza che si viene
a creare lascia ben poca autonomia alla componente femminile della coppia,
infatti, in caso di abbandono da parte del coniuge, la situazione economica della
famiglia peggiora considerevolmente.
Nella gran parte dei nuclei familiari nicaraguensi il capofamiglia è l’uomo: nel
200577 il 63% delle famiglie ha referenza maschile, mentre solo il 37% femminile. La visione patriarcale della società si sgretola78 quasi esclusivamente nei casi
in cui vi sia la separazione della coppia, dando vita ad un nuovo nucleo il cui capofamiglia riconosciuto è la donna, difatti pressoché tutte le famiglie a referenza
femminile sono monoparentali.
Quest’ultima tipologia di struttura familiare è maggiormente soggetta a povertà
e povertà estrema79. Nelle famiglie nucleari formate da entrambi i coniugi con
un uomo come capofamiglia le responsabilità vengono ripartite tra entrambi i
membri della coppia80, mentre in quelle a referenza femminile, essendo prevalentemente monoparentali, il peso del sostentamento e della cura della famiglia
ricade interamente sulla donna.
Nei casi di separazione per prima cosa vengono attivati i meccanismi di solidarietà propri della famiglia estesa nicaraguense, successivamente entra in gioco
il ruolo della nuova responsabile, la donna, che presto si organizza per cercare
una fonte di sostentamento, iniziando solitamente con piccoli impieghi nel settore informale. Una delle doti riconosciute alle nicaraguensi, infatti, è la forte
determinazione nella pratica quotidiana di lotta contro la povertà81. Questo atteggiamento si manifesta anche nella capacità adattiva che le donne dimostrano
nell’approccio alle innovazioni82, infatti tendono a riprodurre e sfruttare i nuovi
meccanismi di scambio economico molto velocemente: un esempio è l’istituzione del banco de crédito della Casa Quemada, realizzato e gestito dalle donne
Sutiaba.
«… entonces nosotros llamemos a las mujeres del campo, para saber que querían hacer de esta
donación, entonces ellas dijeron: «Préstenos para sembrar, préstenos para aserrar» y fue utilizado
para eso […] el sueño de nosotros no era solo esto, el sueño de nosotros era tener un banco de
crédito, el sueño de nosotros era tener como mujeres una autonomía [...] Era el nuestro sueño y lo
logramos, logramos hacer un banco de crédito.»83.
OROZCO ANDRADE, Patricia 2007; p. 131.
BARAHONA, Milagros 2006; p. 31.
79 ESPINOZA GONZÁLEZ, Isolda 2004; p. 95.
80 BARAHONA, Milagros 2006; p. 23.
81 MONTAÑO, Sonia 2003; p. 363.
82 MINTZ, Sidney, “I ruoli economici e la tradizione culturale”, in Roger Bastide (a cura di),
Schiava. La donna di colore in America latina, ed. Gabriele Mazzotta, Milano 1977; p. 76.
83 Intervista a Doña Marina Isabel Maradiaga Pérez; Appendice A.
77 78 352
Marianna Tamburini
La situazione di estrema difficoltà economica in cui si trovano le responsabili
di un nucleo familiare è principalmente dovuta a due fattori: la posizione di dipendenza economica persistente quando si ha un legame di coppia e la cura ed
il mantenimento esclusivo dei figli in caso di abbandono da parte del coniuge.
Difatti la donna continua ad essere il centro della vita domestica anche in caso
di separazione, trovandosi così a dover affrontare sia la cura della prole e della
casa, sia il mantenimento della famiglia. Le rare volte in cui i figli rimangono
con l’uomo vengono per lo più affidati a nonne o zie, come succede in gran parte
dell’America Latina84: l’elemento maschile della coppia difficilmente si assume
la responsabilità della prole. I figli, infatti, sono la «espressione concreta della
virilità maschile»85, ma spesso la capacità procreativa86 è ciò che interessa maggiormente all’uomo, più che una reale presa di coscienza di quali siano gli sforzi
che comporta la cura quotidiana della famiglia. A volte i padri possono addirittura scegliere di non riconoscere il frutto dei propri rapporti sessuali, accusando la
donna di infedeltà e promiscuità sessuale.
«Él sabía, pero como decía que no era de él sino que era de otro muchacho que vivía aquí por esta
calle. Los dos dijeron que no era de ninguno de ellos, pero yo creo el papá del niño es D., y él ni
lo quiere ni lo reconoce. Yo quería tener un hijo con él pero ya después cuando me di cuenta que
salí embarazada me puse a pensar: si él lo iba a querer o lo iba a mirar. Entonces me puse a pensar
que no quería pero cuando ella me llevó al hospital ya me estaba olvidando la idea… se me quitó
porque allí estuve bastante días pero no sé, me mantenía triste pensando, diciendo: «¿Qué vida
vamos a hacer cuando el niño ya va a estar más grande, como de cuatro años?».»87.
Nel caso della famiglia monoparentale, quindi, sulla donna ricadono entrambi i
diversi ruoli di genere attribuiti dalla società.
In Nicaragua esiste una legge che sancisce l’obbligo per il genitore non convivente di versare una somma in denaro per i figli, ma molte nicaraguensi preferiscono non affrontare il lungo iter burocratico che comporta la richiesta legale
di alimenti88.
«… está la ley pero es que yo no he querido, hay que andar haciendo vueltas y todo eso, entonces
si le va a dar él, que le dé.»89.
DE VASSOIGNA, Yolène, “La donna nella società delle Antille «Francesi»”, in Roger Bastide
(a cura di), Schiava. La donna di colore in America latina, ed. Gabriele Mazzotta, Milano 1977;
p. 141.
85 RIBEIRO COROSSACZ, Valeria 2004a; p. 173
86 MENDOZA GUEVARA, Eleazar José, OROZCO GONZÁLEZ, Roberto Carlos, PACHECO
TÉLLEZ, Claudia Verónica e PEREIRA BÁRCENAS, Lucía Yaneth 2002; p. 17.
87 Intervista a Alma, n° 24[67]; Appendice B.
88 BARAHONA, Milagros 2006; p. 34.
89 Intervista a Adriana, n° 23[65]; Appendice B.
84 “Ya no soy niña, ya soy una mujer hasta soy madre”
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Altre donne, d’altro canto, scelgono di non chiedere un aiuto economico poiché
considerano la prole una responsabilità unicamente loro.
Su venti intervistate separate dal padre dei loro figli nessuna ha fatto richiesta
legale per gli alimenti, mentre quattordici si sono rivolte direttamente al compagno, il più delle volte senza successo.
«… los problemas con el compañero, sólo que me hacía este… pensar diferente, por la forma
en que no me ayudaba, yo tenía que pagar quien me cuidara la tierna para seguir trabajando y
mantenerlos.»90.
Alcune, invece, ricevono il denaro per la prole solo saltuariamente, senza quindi
poter fare affidamento su un sostegno economico stabile.
«Entre veces les da. No he fijo que me va a dar. Tiene que ir ella [la figlia più grande], él vive
en León, él gana bien, pues, gana como seis mil pesos. Pero no me da siempre. No hay dinero
fijo.»91.
Per molte donne il mantenimento dei figli frutto di una relazione ormai finita
viene garantito dal nuovo compagno, che va quindi a occupare il ruolo vacante
di sostegno economico della famiglia.
«… anduve con la mayor y la menor, siempre me acerraba y siempre me decía que no tenía y
que no aguantaba, pues, yo no iba siempre sino que mi mama porque a mí no me gusta andar allí,
también porque a mi marido no le gusta que ande yo porque cree que iba a buscarlo a él. Mi mama
era la que iba con ella entonces les hicieron, pues, mal desprecio a las chavalas entonces ella me
dijo que nunca más iba a ir a decirle que le diera algo a ellas, que le iba a pedir un peso ni nada.
Entonces sería respecto a la opinión de ella y el otro ni sabe cuándo van ni nada. Sólo este que es
como su papá y lo adora porque digo yo él mira y compra para todos, el papá no es lo que genera,
le digo yo, sino él que cría, le digo yo. Entonces por esta parte no me hace falta que… bueno, falta
sí me hace porque usted sabe que el dinero nunca a uno le… peor le hace falta aún que tenga más,
pero con la pareja que tengo ahorita me ayuda con las dos grandes, van a estudios, la comida, si me
se enferman. Bueno pues, siempre está.»92.
In questo modo la donna ritorna al suo ruolo esclusivo di madre ed alla vita
all’interno delle mura domestiche, mentre l’uomo diviene nuovamente fonte di
sostentamento in una dinamica che crea una dipendenza incolmabile ed una forte
disparità dei rapporti di genere. Le nicaraguensi riconoscono la sproporzione
nelle relazioni col compagno e non sono restie a definirlo machista, ma non
riescono a comprendere il ruolo giocato da loro stesse nel perpetuarsi di questo
atteggiamento.
Intervista a Norma, n° 14[33]; Appendice B.
Intervista a Adriana, n° 23[65]; Appendice B.
92 Intervista a Paula, n° 38[83]; Appendice B.
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Marianna Tamburini
«Aunque los hombres se capaciten, ellos no cambian, no sirve para nada, siempre son
machistas.»93.
In realtà, nonostante le numerose recriminazioni volte agli errori del passato, è
proprio questo che le giovani nicaraguensi cercano: la rappresentazione sociale
della felicità femminile che giunge alla sua piena realizzazione unicamente nella
maternità e nella vita di coppia.
93 Intervista a Ofelia, n° 18[46]; Appendice B.
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